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giovedì 19 giugno 2014

Alchimie cinematografiche: come ti trasformo la polvere in oro!

Che lo show(ri)cominci!

Ilva,via al processo. E un film racconta la “Polvere rossa” che uccide

I giudici da giovedì mattina cominciano l’udienza preliminare del processo contro 52 imputati coinvolti nel disastro dell’Ilva di Taranto e il cinema è già pronto a raccontare drammi e veleni, inquinamento e morti atroci consumate all’ombra del Siderurgico che spande Polvere rossa.
Opposte barricate
È proprio Polvere rossa il titolo del film tratteggiato con il magistrato-scrittore Giancarlo De Cataldo da Marco Amenta, il regista ora pronto a girare in Puglia muovendosi fra “opposte barricate”, come chiama «quelle di chi difende comunque il lavoro, allarmato dal ricatto occupazionale, e quelle di chi punta a tutelare la salute di operai e cittadini, terrorizzati dall’exploit di ammalati di tumore e da tanti che non ce la fanno».

Il tumore di Stefano
È soprattutto uno di questi protagonisti della sofferenza targata Ilva ad aver toccato le corde del regista e degli autori, compresa la sceneggiatrice Heidrun Schleef. Il nome dell’operaio ammalato è Stefano. Un operaio di 39 anni del quale Amenta parla commosso al Festival del cinema di Taormina, annunciando l’iniziativa: «Da un anno lavoro ai sopralluoghi e l’ho incontrato tante volte parlando della fabbrica, delle ciminiere che sputano veleno, della città che non vuole rinunciare a migliaia di posti di lavoro, ma un tumore alla gola contratto nello stabilimento s’è portato via Stefano. E a lui dedichiamo il film».
Veleni e omissioni
Una storia, un simbolo, un filo conduttore per una vicenda ancora da definire sul piano giudiziario, anche se il giudice per l’udienza preliminare Patrizia Todisco è pronta ad esaminare la correlazione tra inquinamento e malattie gravi, in alcuni casi con esito mortale, come sostiene la Procura che chiede il rinvio a giudizio per 49 persone fisiche, compresa la famiglia Riva, e tre società: Ilva Spa, Riva Fire e Rivs Forni elettrici. Tutti accusati di una somma di reati che vanno dall’avvelenamento di sostanze alimentari all’omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, dal danneggiamento aggravato di beni pubblici al getto e allo sversamento di sostanze pericolose, fino all’inquinamento atmosferico.
I Riva nella tempesta
Di questo si parla in una palestra attrezzata come un’aula giudiziaria, considerata l’affluenza di pubblico, cronisti e cameraman. Diverse le sedute previste, a porte chiuse. Per i giornalisti è previsto uno spazio antistante la palestra. Il principale accusato, l’ex patron Emilio Riva, il 53esimo imputato, è morto all’etá di 88 anni lo scorso 30 aprile. Nella tempesta l’intera famiglia. Furono arrestati anche il figlio di Emilio Riva, Nicola, giá presidente del cda dell’Ilva, e l’altro figlio del patron, Fabio, ancora a Londra, in libertà vigilata, in attesa di estradizione.

Il mostro di Ciprì
Le responsabilità dei Riva e le compiacenti omissioni di chi avrebbe dovuto controllare si intrecciano nel film con il taglio umano e sociale impresso dalla scrittura di De Cataldo, pugliese, profondo conoscitore dell’area. Ed è l’impegno civile della storia ad avere avuto un primo riscontro nella scelta della “Apulia Film commission” di supportare l’opera sin dallo sviluppo, come sottolinea la produttrice, la sorella del regista, Simonetta Amenta, fiera perché «il film permetterà una lettura nuova, profondamente umana, senza preconcetti e stereotipi, della vicenda Ilva». Il tutto con la fotografia di un maestro della ripresa come Daniele Ciprì, pronto a inquadrare il mostro d’acciaio «quasi come un personaggio a sé, con le immense ciminiere che sputano nubi rossastre, le colate incandescenti in una dimensione dantesca e surreale». La stessa che farà da sfondo al processo nel confronto fra accusa e difesa. (CdS)

sabato 1 dicembre 2012

Polvere di legge

Giancarlo-De-Cataldo-300x199Legalità… in polveri

Immagine Incontri Presso: Teatro Tatà
  • relatori: Giancarlo De Cataldo e Maurizio Carbone
  • QUANDO
  • il 02/12/12 alle 19:00
Voci in scena. Per “Apriticielo”, il laboratorio di cittadinanza attiva del Crest, domenica 2 dicembre al TaTÀ, alle ore 19 (ingresso libero), “Legalità… in polveri”: Giancarlo De Cataldo, scrittore e magistrato, e Maurizio Carbone, pubblico ministero della Procura di Taranto, si soffermeranno sullo stato della legalità e, soprattutto, della criminalità a Taranto, la cui escalation pare essersi accompagnata alla crescita della grande acciaieria. Modererà l’incontro il giornalista Mimmo Mazza, cronista giudiziario de La Gazzetta del Mezzogiorno. A seguire, alle ore 21 (biglietto 13 euro), andrà in scena il monologo teatrale “Acido Fenico” di Giancarlo De Cataldo, regia Salvatore Tramacere, con Fabrizio Saccomanno, produzione Koreja. Domenico Carunchio, malavitoso pugliese affiliato alla Sacra Corona Unita, racconta la sua vita. Carunchio è l’eroe tragico di una strana tragedia, quella mafiosa, piena di sfaccettature grottesche, melodrammatiche. A volte si fa comica, così necessita una “spalla“ al nostro protagonista, e la spalla è il giudice che vorrebbe tanto dirla lui la battuta finale.
Info: 099 4707948 – 366 3473430.