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domenica 13 dicembre 2015

Una boccata d'aria?

Taranto-Ilva: finestre chiuse

Un ordine delle autorità Sanitarie Locali di Taranto, suggerisce la chiusura delle finestre dopo le 08:00 sino alle ore 12:00 e dopo le ore 18:00. Il “consiglio” dell’ASL è anche di evitare attività fisica all’aperto perché ci sono sforamenti di idrocarburi policlici aromatici (IPA). La relazione di tale situazione è stata inviata al Sindaco di Taranto perchè prenda provvedimenti.

Il rapporto ASL parla di programmare le attività  sportive all’aperto nelle ore in cui i livelli di inquinamento sono inferiori, di cambiare l’aria quando la concentrazione dei Pm10 è tra 26 e 50 microgrammo a metro cubo. I dati delle ultime rilevazioni ARPA relative al 06/12/2015, dicono che la concentrazione ha probabilmente ha superato i 26 microgrammi sui Tamburi, a Taranto, ma anche a San Vito, Talsano e Statte,  zone distanti da ILVA.

Questa concentrazione preoccupante era tale anche il 5 dicembre, dunque, nei giorni in cui l’ASL ha fatto tale raccomandazione. Le istituzioni locali preposte alla salvaguardia della salute pubblica, dovrebbero tener conto del rischio della popolazione mettendo in atto misure cautelative relative alla qualità dell’aria nei momenti critici che si riferiscono ai picchi di Pm10 e IPA nei giorni di vento proveniente da Nord-Ovest tristemente,noti come Wid days.

Ma quali provvedimenti sono stati presi? La popolazione è a conoscenza realmente di tutto questo? quanti tarantini sono sui social network, unico mezzo di un tam tam mediatico che, per alcuni è puro allarmismo , e per altri è fonte di notizie? Che succede se le finestre sono aperte durante quelle ore? Che succede se una partita di calcio si disputa su un campetto all’aperto alle ore 18:30, e se prima delle 12:00 sul Lungomare vedremo correre qualcuno dovremo avvisarlo di tornare a casa o quantomeno di fermarsi…?

Qual è realmente il rischio e perchè nonostante anche i media nazionali ne stiano parlando, a Taranto si tace e nel silenzio solo i “pazzi ambientalisti ” sono in ansia?
Nei giorni in cui si chiede ai tarantini di chiudere le finestre il Governo approva il nono decreto salva-ILVA, l’ennesima proroga per l’applicazione delle misure ambientali. A Taranto è sospeso il diritto alla salute e  il futuro proprietario di un’ILVA in svendita potrà riscrivere un piano ambientale privilegiando il guadagno  a danno di chi ha già pagato un caro prezzo.

Chi ci governa prenda decisioni sagge perchè chiudere le finestre è un’azione priva di senso dal momento che ovunque persiste un inquinamento rischioso. Riaprirle dando un futuro diverso a questa città è la sfida a cui è chiamata la città, soprattutto nei giorni in cui è chiamata a scegliere chi deve governarla, con i fatti, quelli che hanno poche parole e che mirano alla sostanza, e la sostanza adesso è tutelare la vita di questo popolo che non si può chiudere dietro le finestre, mai. (art21)

martedì 1 dicembre 2015

E tutto si risolse con qualche bandierina...

Bandiera rossa, verde o arancione e bollettini quotidiani sullo stato dell'aria, l'idea di Asl e Arpa per combattere i Wind Days

In merito alle misure da ritenersi aggiuntive sui picchi di inquinanti, così come evidenziato nell’incontro tenutosi ieri, 30 novembre, a margine della conferenza stampa, dai rappresentanti della Asl (SISP, Dottor R. Coccioli e SPESAL, Dottor C. Scarnera) con i rappresentanti di Paeacelink, è stata elaborata una specifica relazione su tale tematica.
La relazione scaturita è la risultanza della riunione operativa tenutasi il 24 novembre scorso  a Palazzo di Città una tra il sindaco Stefàno, l'Asl e l'Arpa, "dove sono state valutate varie proposte di modalità di trasferimento - si legge in una nota stampa dell'Asl doi Taranto - con indicazioni semplici e trasparenti di tipo precauzionale per la popolazione, sulle concentrazioni di PM10 e sugli impatti della qualità dell’aria in relazione ai fenomeni di Wind Day".
"Pur considerando che negli ultimi due anni non sono stati evidenziati superamenti del PM10 di tipo significativo, - spiega la Asl - ovvero tali da proporre prescrizioni particolari, sulla scorta di un modello predittivo elaborato da Arpa per aree della città, saranno fornite utili indicazioni per attuare stili di vita, (attività fisica all’aperto intense e prolungate, adottare forme di mobilità di minore impatto ambientale, acc.) secondo le indicazioni che saranno trasferite alla popolazione con modalità facilmente fruibile (Es.:bandierina rossa, verde, arancione; bollettini quotidiani su organi stampa, ovvero sistemi semplici e facilmente fruibili)".
I dati sugli inquinanti saranno comunicati alla popolazione con le precauzioni e i consigli per ridurre la propria esposizione. Dati sicuramenti utili ed importanti particolarmente per i soggetti a rischio (asmatici, bambini, cardiopatici, anziani). (Ta7)

giovedì 12 novembre 2015

I veri rappresentanti dei cittadini!

Report dell'incontro con il sindaco Stefàno (scuole del rione tamburi).

Questa mattina abbiamo incontrato il sindaco Stefano per parlare della situazione delle scuole Tamburi interessate dai lavori di "bonifica" e riqualificazione.

Vogliamo prima di tutto ringraziare i genitori degli alunni frequentanti le scuole in questione per la loro presenza e la loro testimonianza.
Siamo rimasti molto sorpresi nel sapere che nessuno dei presenti, nè dei tecnici comunali che hanno stilato il progetto poi approvato dagli organi competenti, fosse a conoscenza dell'esistenza di una normativa
SPECIFICA in materia di edilizia scolastica da applicare nelle scuole situate in zone altamante a rischio di inquinamento.
Lo stesso sindaco ha ammeso che, in seguito alla
nostra segnalazione e quindi del servizio di Striscia La Notizia, ha convocato  Arpa, Asl e Cnr alle quali ha chiesto se effettivamente sia necessario predisporre la scuola di questi sistemi di filtraggio visto che nella relazione dell' Agenzia di Protezione Ambientale è riportato che
"i valori degli inquinanti aereo dispersi risultavano inferiori ai limiti fissati dalla normativa vigente per la protezione umana"
(cfr. lettera del Sindaco allegata del 11/01/2015).
Abbiamo rammentato al Sindaco, che i lavori in corso nelle scuole non sono lavori di BONIFICA , ma di semplice RIQUALIFICAZIONE disattendendo l'atto di intesa sottoscritto nel Luglio del 2013 con il commissario alle bonifiche
Alfio Pini.
Questo il resoconto dell'incontro odierno che avremmo voluto concludere rassicurando i genitori dei bambini e i bambini stessi ,circa la salubrità dell'aria almeno all'interno delle aule della scuole, invece possiamo solo dire che, solo dopo aver verificato la validità della normativa e aver chiesto il parere ad ASL ed ARPA, saranno, forse, installati questi sistemi di filtraggio dell'aria.

di seguito i link relativi al primo decreto  ministeriale del 1975 ,poi sostituito con la legge del 1996 
Decreto ministeriale del 1975
 Legge 11 gennaio 1996:

lunedì 9 novembre 2015

Un vuoto di strategie pieno di inquinanti

Ilva, un vuoto di strategie tra ritardi inaccettabili, promesse non mantenute e nodi ineludibili

Siamo ancora in attesa che il Ministro dell'Ambiente presenti alle Camere la relazione sull'attuazione dell'AIA e sulle risultanze dei controlli ambientali effettuati, prevista per i primi di settembre in base all'ultimo decreto Ilva. E' un ritardo che si aggiunge, a fronte delle disponibilità previste dalla Legge di Stabilità, all'assenza di provvedimenti volti al potenziamento degli organici del dipartimento di Taranto di ARPA Puglia e, quindi della sua attività di monitoraggio e controllo sugli stabilimenti industriali presenti nel territorio jonico, a partire dal siderurgico.
Provvedimenti promessi in sede di approvazione dell'ultimo decreto Ilva e scomparsi dall'agenda politica del governo e dei parlamentari.
E' un fatto vergognoso e inaccettabile: la garanzia che il quadro delle emissioni sia sotto controllo, importante in assoluto e irrinunciabile nella situazione in cui si trova oggi Taranto, può darla solo un'efficace azione di monitoraggio e controllo che richiede, com'è ovvio, uomini e mezzi. Che a Taranto, invece e notoriamente, non sono presenti in modo adeguato. Perché non si fa nulla? Perché le promesse non vengono mantenute? Non ci sono scuse plausibili ma solo un comportamento che legittima i sospetti sulla effettiva volontà di controllare pienamente quello che accade sul territorio jonico in termini di impatto ambientale.
Ma qual è la strategia del governo, al di là di roboanti proclami?
A vedere gli interventi messi in campo finora e i ritardi cumulati sembra esserci molta confusione e un prendere tempo che pare ignorare il punto fondamentale che ripetiamo da anni: l'Ilva, o si risana in tempi rapidi e si rende davvero compatibile con la città, o non può che, presto o tardi, chiudere. Se non si persegue concretamente una strategia industriale ecocompatibile, di fatto si continua a farla sopravvivere in modo artificiale con costi altissimi ma senza gettare nessuna base per il futuro. Ma davvero si pensa, senza avere un piano industriale, di individuare un partner siderurgico nella newco perennemente annunciata?
Davvero si pensa di poter raggiungere la produzione autorizzata di 8 milioni di tonnellate conservando l'attuale assetto produttivo, per cui, anche ad impianti risanati, come ha indicato ARPA Puglia nella sua Valutazione del Danno sanitario, si lascerebbero 12.000 abitanti del quartiere Tamburi esposti a un rischio inaccettabile per gli standard dell'Organizzazione Mondiale della Sanità? Se si vuole continuare a produrre acciaio a Taranto bisogna intraprendere altre strade: una passa dal risanamento degli attuali impianti ma con una produzione drasticamente ridotta. L'altra strada percorribile passa da un profondo ammodernamento tecnologico del processo produttivo e dall'introduzione di nuove tecnologie meno inquinanti che rendano lo stabilimento siderurgico all'avanguardia in termini di impatto ambientale. Ma la sperimentazione sul metano e sul ferro preridotto intrapresa dal precedente commissario Bondi, che avevamo visto con favore perché capace di abbattere anche del 90% le emissioni dei principali più pericolosi inquinanti, è stata accantonata.
Sono nodi ineludibili che non si sciolgono da soli e che si sovrappongono alla necessità che vengano rispettati i tempi stabiliti per la piena realizzazione degli interventi previsti dall'A.I.A. Tempi che non si può continuare a dilazionare senza, di fatto, venir meno a quanto stabilito dalla Corte Costituzionale in termini di diritto alla salute e al lavoro.
Noi siamo fortemente preoccupati
sullo stato di attuazione degli interventi e scettici sul rispetto di un termine, quello del 4 agosto 2016, che, considerata l'entità degli interventi da effettuare, ci appare sempre più difficile da rispettare visto che dallo stesso ci separano solo 9 mesi.
Per questo, di fronte alla possibilità assegnata dalla legge di Stabilità in esame al Senato ai Commissari straordinari dell'Ilva di accedere a  finanziamenti assistiti dalla garanzia dello Stato (quali anticipazioni nell'attesa che divengano effettivamente disponibili le risorse sequestrate in Svizzera ai Riva dalla magistratura milanese)  per attuare gli interventi previsti dal Piano ambientale  abbiamo scritto all'Organo Commissariale dell'Ilva chiedendo di sapere a quali specifici interventi tali finanziamenti saranno destinati, per quali singoli importi e con quali tempi di realizzazione previsti, tenuto conto  il termine previsto per la  ultimazione di quanto previsto  dell'A.I.A. è stato più volte e già ampiamente prorogato rispetto alla scadenza originaria. (Legambiente Taranto)

martedì 3 novembre 2015

La città dei "soliti" picchi

Taranto, picchi di aria cancerogena

Comunicato Stamattina una delegazione di europarlamentari doveva fare visita all'ILVA per verificare lo stato di messa a norma degli impianti. Stamattina abbiamo misurato, con la stessa attrezzatura dell'ARPA Puglia, gli IPA cancerogeni. Gli IPA sono gli idrocarburi policiclici aromatici che, secondo ARPA, provengono al 99% dall'ILVA. Il risultato è inquietante. Stamattina gli IPA cancerogeni, per via dei venti provenienti dall'area industriale (NNO), hanno superano di tre volte la media 2009-2010 nelle 100 misurazioni che PeaceLink ha effettuato. I dati PeaceLink e dati ARPA raffrontati nell'immagine sono rilevati con la medesima strumentazione (Ecochem PAS 2000). ILVA continua a inquinare. Ed è grave che per l'assenza di alcuni europarlamentari l'ispezione all'ILVA sia saltata. La situazione di forte inquinamento determinata dai venti da Nord -NordOvest (NNO) dovrebbe proseguire anche domani, come si evince dalle previsioni meteo.
Alessandro MarescottiPresidente di PeaceLink

domenica 1 novembre 2015

Emiliano fa il moralizzatore a casa di Forza Italia: è il pulpito giusto per una predica tutta da verificare?

Emiliano: «L’Arpa dirà se l’Ilva può proseguire»

Sull’Ilva la Regione Puglia adotterà la «stessa logica che utilizza la Magistratura. Non si può chiudere la fabbrica, ma c’è un organo ispettivo, l’Arpa Puglia, che è in grado di comunicare al Governo se può proseguire o no. Gli otto decreti varati finora sul siderurgico sono una cosa sconvolgente dal punto di vista giuridico». E poi i commissari dell’Ilva che sì, «sono supermanager, ma che c’entrano con l’acciaio?», «l’operazione verità» da fare dentro la fabbrica, la conferma che «non sono i magistrati a dover salvare l’Ilva», l’idea di una produzione industriale «con tecniche diverse».
Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia, del Pd, interviene a tutto campo sulla vicenda del siderurgico ospite del convegno «Ilva e sistema impresa in Puglia» organizzato a Bari da Forza italia. All’incontro sono intervenuti, come relatori, anche Francesca Franzoso consigliere regionale, Vincenzo Cesareo, presidente di Confindustria Taranto, Valerio Elia, docente di Ingegneria economica dell’Università del Salento, e Luigi Vitali commissario regionale del partito di Berlusconi. Ha moderato l’incontro il giornalista della «Gazzetta», Franco Giuliano.
«Al momento - dichiara Emiliano - non abbiamo notizie chiare di ciò che avviene dentro l’Ilva. Il presidente della Regione non sa dove andare a parare in una vicenda così complessa. Quando avremo cognizione esatta di ciò che è accaduto, quando applicheremo alla nuova fabbrica i sensori e sapremo che la pericolosità è cessata, potremo rispondere alla domanda sul futuro dell’Ilva. Se dovessimo cominciare a controllare in modo severo, così come faremo tra poco ho impressione che, allora, il re è nudo» aggiunge Emiliano, che annuncia anche le nuove nomine al vertice dell’Arpa Puglia (il mandato del dg Giorgio Assennato è in scadenza dopo dieci anni).
«L’Ilva, dal punto di vista imprenditoriale - spiega il governatore - si sta spegnendo visto che con la gestione commissariale perde 50 milioni al mese. Quando ho detto che l’azienda va subito riconsegnata a professionisti dell’acciaio è chiaro che ho fatto arrabbiare qualcuno».
Insomma, la questione è complessa ecco perché - va avanti Emiliano - bisogna «provare a fare un’operazione verità che aiuti il Governo. Ci sono dati epidemilogici pesanti e rischi che vengono dall’Unione Europea per le infrazioni ambientali. E se ci si dovesse accorgere che il miliardo e 200 milioni, quelli sequestrati ai Riva e oggi in Svizzera, non possono essere utilizzati perché sarebbero aiuti di Stato? E’ evidente che bisogna fare attenzione».
Poi Emiliano va ancora a raffica sui commissari: «Sono supermanager, ma cosa hanno a vedere con un settore strategico come l’acciaio?». «Bisogna spiegare ai commissari - incalza il governatore della Regione Puglia - che non si possono prendere gli ex direttori dei giornali e metterli a capo del personale. Mica si possono buttare dentro le persone come si buttavano dentro l’Amtab di Bari».
Quindi sul lavoro della Magistratura: «Non si può chiedere di adeguare l’azione penale all’economia. Su questo ci hanno fatto la settimana scorsa un convegno qui a Bari. Non sono i magistrati a dover salvare l’Ilva. Il loro compito è neutro. Sarebbe mostruosa una magistratura politicamente orientata».
E infine, sulla possibilità in futuro di produrre con tecniche nuove, passando al preridotto del minerale di ferro al posto del coke, Emiliano afferma: «Potrebbe essere un’idea e, a quanto mi risulta, è nella testa del Governo». Un’ipotesi di riconversione, questa, avanzata dalla Franzoso a cui Emiliano dice: «Condivido dalla prima all’ultima parola il discorso della consigliera. E so che dicendolo non ti faccio un favore».
Franzoso, nel suo intervento, richiama gli studi sul ciclo produttivo introdotti dall’ex commissario Enrico Bondi «capaci di modificare la struttura produttiva, in grado di mantenere inalterata la produzione e abbattere in modo incisivo e definitivo le emissioni industriali ben al di sotto del limiti di legge, introducendo il preridotto del minerale di ferro nel processo fusorio di altoforno e acciaieria».
«Serve subito - aggiunge Franzoso - una soluzione per il recupero dei 2 miliardi e mezzo di debiti lasciati dai commissari senza i quali molte aziende collaterali a ilva non avranno futuro».
Franzoso quindi definisce l’Ilva di oggi un «gigante senza testa» ed infine aggiunge che «è necessario che nella cabina di regia della crisi ci siano persone competenti a determinare gli obiettivi definiti dal Governo. Non supermanager prestati temporaneamente alla politica, ma persone di comprovata esperienza. Obiettivi chiari e funzionali alla salvaguardia dell’impresa pienamente ecocompatibile, così da trasferirli in un piano industriale che trovi il consenso di tutte le parti istituzionali e sociali coinvolte». (GdM)

mercoledì 7 ottobre 2015

Non solo per telefonare

Monitorare l’inquinamento dell’Ilva con uno smartphone

Da qualche giorno una squadra di volontari sta usando anche a Taranto il dispositivo che si collega alla fotocamera degli iPhone per analizzare l’aria, nell’ambito di un progetto finanziato dalla Commissione europea


Lo monti sull’iPhone, lo punti al cielo e puoi subito vestire i  panni di un guardiano dell’ambiente. Contro il mostro Ilva di Taranto. Da ottobre anche in questa città sono arrivati infatti i dispositivi di monitoraggio aria Ispex, del progetto europeo iLight 2015 (lanciato dall’università olandese di Leiden) e già utilizzati a Roma, Milano e (da pochi giorni) Bari.
La partenza del progetto a Taranto è però quella più potenzialmente gravida di conseguenze, dato che la situazione dell’Ilva non ha pari in Italia (e ne ha pochissimi in Europa).
La maggiore fabbrica siderurgica d’Europa, commissariata dal 2013, funziona solo grazie a successive deroghe, concesse su decreto, al rispetto delle norme ambientali.
Finora a fare pressioni sull’Ilva, anche contro le disposizioni del Governo, sono stati i magistrati e le associazioni ambientaliste. Adesso per la prima volta è possibile passare a un monitoraggio distribuito in crowd in cui i cittadini – a cominciare da un pugno di volontari – può analizzare l’inquinamento dell’aria producendo dati complementari a quelli ufficiali, che vengono dalle centraline Arpa e della stessa Ilva.
Ispex è un accessorio che si monta sugli iPhone (purtroppo solo i modelli dal 4 al 5) e ne sfrutta la fotocamera. Rileva la presenza di particolato in aria e ne manda i dati a un’app.
A Taranto a gestire il progetto è l’associazione Peacelink:al momento abbiamo distribuito quattro Ispex a volontari e ne attendiamo altri dieci”, spiega a Wired.it Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink. I dati poi finiscono aggregati con gli altri del progetto, europei, a formare un database globale comparativo“. “Noi però - aggiunge Marescotti - abbiamo lanciato il progetto Ispex Taranto per utilizzare questi dati anche per capire la situazione reale dell’inquinamento della città e confermare ulteriormente i danni causati dall’Ilva”.
Ispex analizza l’aria che abbiamo sopra la nostra testa a centinaia di metri: troppo in alto per essere monitorata dalle centraline dell’Arpa e dell’Ilva. Le quali per altro sono mal posizionati, secondo noi”, afferma Marescotti: “Per esempio, la centralina Arpa della periferia di Taranto, lontana dall’Ilva, è posizionata nel traffico. Invece quella delle zone più vicine all’Ilva è lontana dal traffico. I risultati medi sono quindi falsati”.
Per complementare (o compensare) i dati che arrivano dalle centraline ufficiali, Peacelink utilizza da tempo un proprio rilevatore, l’Ecochem Pass 2000, il quale pure, però, riesce ad analizzare solo l’aria bassa. “L’Ecochem rileva gli idrocarburi cancerogeni dell’aria che respiriamo. Il problema è che a volte le emissioni inquinanti prodotte dall’Ilva si trovano in alto nell’atmosfera, come nuvole rosse. Che scendono solo in un secondo momento, lentamente, sfuggendo così ai nostri controlli”.
I dati Ispex saranno quindi un utile complemento per monitorare la situazione. Stiamo anche cercando di suddividerli in base all’orario e alla direzione del vento. L’inquinamento aumenta infatti quando il vento soffia dalla parte dell’Ilva verso la città e in certe ore della giornata, quando la produzione siderurgica aumenta”, ci racconta.
Il monitoraggio crowd è quindi una prima occasione in cui la cittadinanza può avere un ruolo attivo anche nell’ultimo miglio della lotta ambientale, cioè l’analisi dei dati.
Va inteso anche come un ulteriore tassello di un quadro molto complesso. “Con l’ultimo decreto Salva Ilva, il Governo ha concesso altro tempo per rispettare obblighi di adeguamento ambientale che altrimenti la fabbrica avrebbe già violato da tempo”. Come la copertura dei parchi minerari che con il vento spargono metalli pesanti in città. Oppure il convogliamento delle emissioni (come avviene in tutte le fabbriche moderne), “precondizione per poter applicare filtri davvero efficaci”, spiega Marescotti.
Tuttavia, a parte la proroga governativa che di per sé potrebbe essere tacciata di anticostituzionalità, ci sono due aspetti critici sin da subito: “l’Ilva non ha nemmeno cominciato i lavori di copertura dei parchi, quindi non potrà rispettare nemmeno la scadenza prorogata ad agosto 2016. Inoltre le ispezioni richieste dai magistrati hanno rilevato diverse violazioni in corso. Con gli attuali problemi economici c’è anche da dubitare che l’Ilva riuscirà a fare tutte le bonifiche richieste dal Governo: da due anni non presenta un bilancio. Il problema non è solo locale ma globale: perdura la crisi dell’acciaio per via della sovra produzione cinese”.
Altri tasselli in gioco sono il maxi processo Ambiente Svenduto, contro i precedenti proprietari Ilva, che partirà il 20 ottobre. Ma anche la nuova inchiesta appena avviata dalla magistratura per le responsabilità degli attuali commissari.
Marescotti tiene in particolare a un’ulteriore pedina da posizionare: “un osservatorio che confermi l’eccesso di mortalità nell’area tarantina. Ci stiamo lavorando con alcuni ricercatori dell’università di Taranto e chiedendo la collaborazione del Comune e dell’Asl. Lo studio epidemiologico già disponibile ha dati troppo vecchi. Il nuovo osservatorio, che partirà entro 15 giorni, analizzerà i nuovi dati. Le centraline e i dispositivi come Ispex sono importanti. Ma la centralina più importante è il corpo umano. E se scopriamo che a Taranto si ammala più del normale, potremo inchiodare la fabbrica e le istituzioni alle proprie responsabilità gravissime”. (Wired)

sabato 3 ottobre 2015

Inquinamento monitorato

Arriva anche in Puglia il monitoraggio ambientale dal basso. Dopo Roma e Milano, Bari diventa la terza città italiana a realizzare il progetto Ispex, con il quale i cittadini possono monitorare l’inquinamento ambientale da soli. E al gruppo si è aggiunta anche Taranto, città dell’Ilva e molto delicata sotto il fronte dell’inquinamento ambientale, specialmente dell’aria. Attraverso un piccolo dispositivo che sarà fornito gratuitamente da montare sulla fotocamera del telefono cellulare ed alla App Ispex scaricabile, sempre gratuitamente, è possibile trasformare uno smartphone in uno strumento scientifico per le misurare minuscole particelle nell’atmosfera, i famigerati PMx che impestano l’aria delle nostre città. Il progetto, promosso da Arpa Puglia, Agenzia protezione ambientale regionale, rientra nel più ampio progetto europeo Light 2015 e viene attuato in collaborazione con Regione Puglia, Comune di Bari, Università degli Studi di Bari, Irsa Cnr, Gap srl. La App del sistema, una volta fotografata una porzione di cielo priva di nuvole, invierà automaticamente il risultato delle misurazioni a una banca dati on-line che, in tutta Europa, valuterà e memorizzerà i risultati di questo monitoraggio che dovrà essere effettuato tra l’1 e il 15 ottobre 2015. Il progetto è stato presentato dal direttore dell’Arpa Giorgio Assennato: e dall’assessore all’Ambiente del Comune di Bari Pietro Petruzzelli e anche PeaceLink, la storica associazione di base attiva sul fronte ambientale, sta organizzando a Taranto un team di “ecosentinelle” per sostenere e diffondere questo progetto collaborativo. Arpa Puglia metterà a disposizione di PeaceLink una piccola attrezzatura che, collegata ad un i-Phone, consente di catturare lo spettro di luce e di ricavare informazioni sulle proprietà di polarizzazione della luce e quindi di determinare le quantità di polveri sottili presenti in atmosfera.
Nel dettaglio il particolato atmosferico influenza tutto ciò e, scattando foto al cielo con questi particolari dispositivi, si può creare una banca dati informativa che consente di comprendere il livello di inquinamento della città, in base ai punti di acquisizione delle informazioni visive. «È una scelta interessante che Arpa Puglia ha fatto e che ci sentiamo di condividere, sostenere e diffondere nella scuole. – spiega Fulvia Gravame di PeaceLink - Facciamo un appello alle scuole perché aderiscano, inserendo nel loro piano didattico la citizen science».
PeaceLink, non è nuova a iniziative del genere e partecipa al progetto assieme alla start-up EuThink, proseguendo così una forma di monitoraggio dal basso già avviato nell’ambito del controllo degli Ipa (Idrocarburi policiclici aromatici) con alcuni analizzatori portatili. (Tekneco)

venerdì 25 settembre 2015

A data da destinarsi

AIA Ilva: i documenti di Ispra fermi ad aprile

Sul sito del Ministero dell'ambiente sono di aprile gli ultimi documenti pubblicati
Non è ben chiaro ciò che accade sul sito del Ministero dell'Ambiente in merito alla documentazione su Ilva e di conseguenza relativa all'AIA. Abbiamo però una certezza, siamo alla fine del mese di settembre e la documentazione ufficiale di Ispra, in merito allo stato di attuazione delle prescrizioni a seguito dei controlli trimestrali, è ferma ad aprile. Gli ultimi documenti pubblicati che ci dicono a che punto sono i lavori dell'AIA Ilva fanno riferimento all'esito dell'ispezione effettuata da Ispra e Arpa il 14 e 15 aprile.
Ma che fine hanno fatto quindi le considerazioni di Ispra in merito al famoso 80% delle prescrizioni AIA che doveva essere realizzato entro luglio 2015? Non lo sappiamo e chissà quando lo sapremo.
Per essere sempre sicuri ed aggiornati su quanto Ispra vuole comunicarci ci premuriamo di conservare le schermate video in merito a quanto accade sul sito del Ministero, questo semplicemente perchè ci siamo accorti che alcuni documenti che sono, diciamo, "in ritardo" alcune volte vengono pubblicati con date non effettivamente corrispondenti alla data di pubblicazione, in altri casi, proprio come sta accadendo con questi ultimi documenti, si preferisce omettere la data. Succede quindi che navigando sulla pagina che elenca tutti i documenti relativi all'AIA Ilva, a piè di pagina troviamo gli ultimi pubblicati in ordine cronologico, in questo caso i documenti del gestore Ilva in merito alle relazioni trimestrali, mentre per quanto riguarda quelli di Ispra relativi alle ispezioni si deve risalire la pagina perchè questi sono pubblicati senza data e quindi non sono in ordine temporale. Nell'era dell'open source e della politica all'insegna dell'amministrazione trasparente tutto ciò non ha una spiegazione.
Se poi denunciamo anche, che la documentazione pubblicata non è in formato testo ma  vengono fornite, anche se in pdf, come immagini di documenti realizzate allo scanner, e dove pertanto non è possibile fare una ricerca nel testo di parole specifiche, cosa che semplificherebbe un lavoro se si deve consultare un documento che contiene centinaia di pagine, allora è probabile che ci appaia l'Enterprise con Mr. Spock che ci saluta dall'oblò e ci fa cenno che stiamo chiedendo davvero troppo. Pertanto torniamo sulla terra e ci rassegnamo a vivere nel medioevo digitale espresso dai siti web delle istituzioni italiane che per essere realizzati e "aggiornati" richiedono notevoli risorse economiche del contribuente.
In realtà, però, questa settimana qualcosa è accaduto. Sul sito del Ministero è comparso il verbale del sopralluogo in Ilva da parte di Ispra ed Arpa effettuato dal 28 al 31 luglio 2015. Documento inviato al Ministero solo il 14 settembre, come da timbro protocollo. Qualcosa si muove anche se in realtà con questo documento vengono verbalizzati solo gli impianti visitati e la documentazione richiesta, ma non si apprende l'esito del controllo e di conseguenza neanche lo stato di attuazione delle prescrizioni AIA.
Quando sarà possibile, quindi, prendere visione della documentazione in questione? Abbiamo scritto ad Ispra e al Ministero dell'Ambiente tramite posta elettronica certificata, ma per non sbagliare e per essere sicuri che la nostra richiesta sia presa in considerazione abbiamo anche informato la Procura della Repubblica di Taranto.
Ad oggi, con il mese di ottobre alle porte, Ispra, sull'AIA Ilva, ci informa sullo stato dei lavori aggiornati ad aprile.
Non ci rimane, quindi, che aggiornarci sullo stato dei lavori AIA Ilva per mezzo delle fotografie che gli operai ci fanno pervenire dall'interno della fabbrica e che Puglia Press (in questo articolo) ha pubblicato proprio in questi giorni.
Immagini eloquenti: le solite emissioni non convogliate a cielo aperto e nei reparti pronte per essere respirate dagli operai, cappe di aspirazione inesistenti sulle siviere dei reparti di colata continua ma che il dimenticato Ronchi ci narrava fossero esistenti, cappe mobili al GRF che nessuno ha mai visto montate, coperture dei parchi minerali ammirate solo in slide e rendering in televisione, ricordiamo le slide, abbiamo dimenticato la faccia di chi ce le mostrava.
Rimuoviamo i brutti ricordi e badiamo alla sostanza, a Taranto è una regola per la sopravvivenza. (Peacelink)

In allegato l'ultimo documento disponibile di Ispra  in merito allo stato di attuazione dell'AIA Ilva, aggiornato ad aprile, e il verbale del sopralluogo di luglio.

Allegati

domenica 20 settembre 2015

Quanto inquina l'Ilva? 280 milioni di euro all'anno!

Ilva e salute, i costi dell’inquinamento a Taranto in un e-book pubblicato oggi

È  stato pubblicato questa mattina  l’e-book dal titolo “Valutazione economica degli effetti sanitari dell’inquinamento atmosferico: la metodologia dell’EEA”, a cura di Giorgio Assennato, direttore generale di Arpa Puglia, contenente gli atti del workshop di approfondimento sul Report dell’Agenzia Europea per l’Ambiente Revealing the costs of air pollution from industrial facilities in Europe (EEA technical Report n .15/2011), tenutosi a Taranto il 23 e 24 luglio 2012.
Il documento, composto da oltre 170 pagine e arricchito da contributi aggiornati, dedica una sezione importante al caso Taranto, curata dalla dott.ssa Paola Biasi (Facoltà di Economia – Università degli Studi di Firenze). Riteniamo quanto mai opportuno immergersi nella lettura di questo testo per rendersi conto di quanto sia complesso il rapporto tra inquinamento, danno sanitario e costo sociale. Un tema che non dovrebbe essere affidato, come spesso accade, a semplicistiche argomentazioni. Intanto, partiamo da un dato: basandosi sul framework delineato dalla European Environmental Agency per la città di Taranto è stato possibile stimare un danno sanitario imputabile all’inquinamento atmosferico pari, in media, a oltre 280 milioni di euro annui. 
“La quantificazione monetaria del danno – si legge – è stata effettuata utilizzando dati indiretti; in particolare il riferimento è al metodo dello unit value transfer approach. Coerentemente con quanto stabilito dall’EPA, i valori utilizzati sono stati desunti da rapporti e studi riconducibili ad istituzioni internazionali. In particolare si fa riferimento al progetto ExternE per la quantificazione monetaria delle esternalità legate alla produzione di energia (Bickel e Friedrich, 2005). I valori monetari sono ovviamente stati adattati considerando la rivalutazione della moneta per adeguare il valore del danno calcolato al periodo in analisi.
La fonte principale per i dati ambientali e sanitari utilizzati nello studio è costituita da due tra i più importanti studi a livello nazionale che hanno analizzato le relazioni tra inquinamento atmosferico e salute: “Metanalisi italiana degli studi sugli effetti a breve termine dell’inquinamento atmosferico” (Biggeri et al., 2004) relativo al periodo 1996-2002; il secondo è lo studio dal titolo “Inquinamento atmosferico e salute: sorveglianza epidemiologica e interventi di prevenzione” (Berti et al., 2009), relativo al periodo 2000-2005.
biasiIl dataset relativo al capoluogo ionico include dati relativi alla concentrazione di PM10 nell’aria della città di Taranto, oltre che i dati sanitari sulla mortalità raccolti dall’Azienda Sanitaria Locale Taranto/1. In particolare, per la mortalità sono stati utilizzati coefficienti di Relative Risk (RR) mutuati dalla letteratura epidemiologica; per gli eventi sanitari sono invece state utilizzate Impact Functions (IF). Sulla base di tali dati è stato possibile effettuare il calcolo dei casi attribuibili all’inquinamento in tre scenari controfattuali. Il dato ottenuto è quindi da intendersi come danno economico potenzialmente evitabile con diverse concentrazioni di PM10 nell’aria.
Ovviamente – fa notare la Biasi – tale stima rappresenta solo una frazione del costo sociale dell’inquinamento atmosferico: l’arco temporale in cui tale valore è stato stimato è limitato (come già specificato, il periodo dal 2001 al 2005); è stato preso in considerazione un solo inquinante; l’analisi è limitata ad una sola matrice ambientale in un contesto in cui la contaminazione ambientale è molto più pervasiva e complessa. Ciò nonostante, la base informativa fornita dalla stima è di notevole importanza, sia in termini di policy making che di dibattito pubblico”. Per i soli costi di mortalità “il valore stimato supera i 170 milioni di euro, e oscilla tra un minimo di circa 70 milioni annui a un massimo di quasi 400 milioni. Il valore totale stimato sulla base del valore centrale utilizzato per singolo end-point configura un danno sociale importante a carico della collettività in analisi: in media, oltre i 284 milioni di euro all’anno”.

CONCLUSIONI

tabelle“L’uso di strumenti interdisciplinari per la valutazione del danno imputabile all’inquinamento atmosferico – conclude l’economista –  è di fondamentale importanza per chiarire entità e pervasività del danno sociale prodotto dall’inquinamento stesso. Il framework delineato dalla European Environmental Agency ha il merito di contribuire allo sviluppo di tali procedure e tecniche di valutazione. Nonostante le incertezze connesse al processo di quantificazione in termini monetari dei costi sociali dell’inquinamento, la valutazione economica consente di misurare in termini omogenei una pluralità di tipologie di danno sanitario, chiarendone entità, effetti indiretti e peso relativo sul totale dei costi sociali. La possibilità di comunicare con chiarezza i risultati di questo tipo di valutazioni è un vantaggio di non secondaria importanza: in primo luogo per la priorità che tali temi hanno assunto nel dibattito pubblico; allo stesso tempo la valutazione economica può avere un ruolo importante nel definire obiettivi e urgenza di interventi di policy making in aree caratterizzate da un pervasivo impatto ambientale di attività inquinanti, come è chiaramente il caso di Taranto analizzato in questo lavoro”.
Per chi volesse approfondire l’argomento consigliamo di scaricare gratuitamente l’e-book dal sito http://www.ledizioni.it/prodotto/valutazione-economica-degli-effetti-sanitari-dellinquinamento-atmosferico-la-metodologia-delleea/. E’ sufficiente una rapida registrazione. Nel documento troverete altri interessanti contributi da parte di esperti che hanno studiato l’argomento da più angolazioni. Tra questi, figura anche il professor Francesco Forastiere, uno degli autori della perizia epidemiologica realizzata su richiesta del gip Patrizia Todisco nell’ambito del processo sull’inquinamento prodotto dall’Ilva.

Alessandra Congedo - inchiostroverde



martedì 25 agosto 2015

A Teatro con l'ARPA!


Complimenti per l'ironia di Re Giorgio!
Certo che ha scelto proprio un finale drammaturgico per tutta questa vicenda!
Questa rappresentazione venne presentata su questo Blog più di un anno fa, auspicando che sarebbe presto approdata a Taranto. E finalmente giunse!  
Una sola nota dolente che sottolinea quanto dalle pratiche baresi emerga sempre una certa leggerezza e negligenza nei confronti della "periferia": visto che hanno, supponiamo, eloquentemente deciso di fare la prima di questo spettacolo a Taranto, almeno potevano scrivere bene l'indirizzo!
Non esiste e non è mai esistito un "lungomare Garibaldi" ma tutt'al più una via Garibaldi altrimenti detta "La Marina"!
Tra l'altro, via Garibaldi è lunga 1km... un civico, un incrocio, un riferimento non sarebbe guastato.
Ma da Bari sembra tutto piccolo piccolo..



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ARPA Puglia – Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione Ambientale della Puglia presenta:

NEMICO DEL POPOLO (di H. Ibsen)
A cura di Archivio Zeta

Drammaturgia e regia: Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti
Con: Enrica Sangiovanni, Gianluca Guidotti, Alfredo Puccetti, Luciano Ardiccioni
 
1 settembre - Taranto, Lungomare Garibaldi
2 settembre – Brindisi, Scalinata Virgiliana
3 settembre – Bari, Ex Manifattura Tabacchi
 
Seminario introduttivo “Il dilemma salute-lavoro nel teatro europeo di fine ‘800: il caso Ibsen”
31 agosto ore 17:30
Ex Palazzo delle Poste - Bari


Tutti gli spettacoli avranno inizio alle ore 19:00
Ingresso gratuitoinfotel. 3391014198


Un acido al giorno

Afo1, non era vapore innocuo ma vapore con acido solfidrico: "letale se inalato"

Oggi inviamo ad Arpa e al Presidente della Regione Michele Emiliano una seconda relazione tecnica che stima in 290 chilogrammi le emissioni di H2S (acido solfidrico) fuoriuscite dall'Altoforno 1 dell'ILVA fra le ore 14.30 del 12 agosto e le ore 9.30 del 13 agosto 2015.
In queste 19 ore di malfunzionamento del nuovo sistema di granulazione della loppa si è liberato non semplice "vapore" ma "vapore acido" contenente acido solfidrico classificato con la frase di rischio H330 ("letale se inalato").
Arpa, dopo l'ispezione del 14 e 15 agosto, nella sua relazione al Presidente della Regione Michele Emiliano non ha menzionato l'emissione di acido solfidrico fornendo ai giornalisti l'idea che Ilva emetta vapori innocui.

Tali vapori trascinano invece particolato e sono caratterizzati da un ph fortemente acido.
L'acido solfidrico non a caso è contraddistinto dal simbolo di rischio chimico del teschio.

PeaceLink auspica che Arpa svolga il suo ruolo d'ora in poi in collaborazione con i cittadini, le associazioni e le ecosentinelle.
Questa è la relazione tecnica di PeaceLink al direttore generale dell'Arpa Giorgio Assennato e al Presidente della regione Michele Emiliano:
http://tinyurl.com/pf7nxay
Per PeaceLink Antonia Battaglia Luciano Manna  Alessandro Marescotti

giovedì 20 agosto 2015

Re Giorgio, il rassicuratore!

Ma siamo sicuri che i tecnici dell'ARPA siano andati nel posto giusto? 

Arpa Puglia: Ilva non inquina. Qualità dell'aria con valori nella norma

A Taranto "non solo i valori sulla qualità dell’aria sono nella norma, ma sono intrinsecamente molto bassi perchè la principale sorgente di emissioni (le cokerie, ndr), purtroppo per la produzione e per fortuna per i cittadini, è spenta. Quindi, per questo, il benzo(a)pirene è bassissimo e la situazione è accettabile". Lo ha detto Giorgio Assennato, direttore generale di Arpa Puglia, l’Agenzia regionale per la prevenzione e la protezione dell’ambiente, ribadendo i dati forniti nella relazione tecnica inviata al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano dopo l’evento emissivo del 13 agosto relativo all’altoforno 1 dell’Ilva di Taranto, segnalato dagli ambientalisti.
Assennato, in un incontro con la stampa tenuto nella sede barese dell’Arpa in videoconferenza con le sedi di Taranto e Brindisi, ha spiegato che "nella relazione abbiamo evidenziato che l’avvio del nuovo impianto di granulazione e condensazione vapori dell’Altoforno 1 è stato interrotto dalle 14.30 del 12 agosto alle 9.30 del 13 per un problema tecnico e questo ha prodotto vapori".
"Quello che però succederà quando si riattiveranno tutte le batterie di cokerie – ha detto il direttore – non possiamo dirlo. Ci auguriamo che la situazione sia tanto avanzata dal punto di vista tecnologico da determinare un rimbalzo molto modesto, altrimenti denunceremo come abbiamo fatto con la nostra valutazione del danno sanitario, in cui abbiamo chiarito che pur realizzando tutte le prescrizioni dell’Aia, con quella capacità produttiva di 8 milioni di tonnellate di acciaio, il rischio sanitario sarebbe comunque inaccettabile e sarebbe necessario fare ulteriori interventi di tipo tecnologico e di tipo gestionale per riportare il livello entro limiti accettabili".

LE POLEMICHE CON PEACELINK - Le dichiarazioni di Assennato seguono quelle rilasciate nei giorni scorsi dal presidente di Peacelink Taranto, Alessandro Marescotti, che ha denunciato emissioni anomale dall’Ilva.
"Quelle dichiarazioni – ha detto Assennato – hanno scosso la pace estiva e hanno ragionevolmente innescato delle contro reazioni che hanno poi portato a questa sequenza di eventi e di interventi. Ma noi non ci facciamo scuotere perchè il nostro compito come organo tecnico-scientifico è quello di tutelare e monitorare il territorio, informare i cittadini e aprirci a contraddittori quando richiesti".
"Non mi sento sotto attacco - ha continuato il numero uno di Arpa Puglia – sono il direttore di una organizzazione complessa con 380 dirigenti e funzionari nella quale ciascuno fa la propria attività professionale con elevato livello di qualità, sempre pronti al confronto. Dispiace viceversa che qualcuno ci neghi questa possibilità di confronto, bypassandoci e rivolgendosi direttamente al potere politico, questo è controproducente per gli interessi degli ambientalisti". (GdM)

mercoledì 19 agosto 2015

Quando le ciminiere sputarono margherite...

Dal sito dell'ARPA

Relazione Tecnica - Impatto Ambientale derivante dall'accensione dell'AFO1
Si pubblica la relazione tecnica sull'Impatto Ambientale derivante dall'accensione dell'AFO 1.

martedì 18 agosto 2015

Re Giorgio temporeggia in attesa che sfornino il coke

Assennato: "Ilva, resta tantissimo da fare"

DIRETTORE Assennato a che punto è l'ambientalizzazione dell'Ilva?
"Per la verità qualcosa è stato fatto ma tantissimo rimane da fare e bisogna ammettere che sono le cose più importanti, costose e difficili da realizzare come la copertura dei parchi minerali ed il completamento della copertura dei nastri trasportatori. Si tratta nel primo caso di coprire un'area gigantesca con piramidi di polveri ferrose alte decine di metri. Un'opera costosissima e difficile anche da progettare. Nel secondo caso va completata la copertura dei binari che trasportano le materie prime dal porto fino agli impianti del siderurgico. E' una ferrovia di diverse decine di chilometri. Secondo la prima previsione, nell'ottanta per cento rientrava poco più della metà dei lavori di copertura ma non sappiamo a che punto sono realmente ".
Quando si faranno questi lavori?
"La verità è che nessuno lo sa. La scadenza diciamo naturale, secondo l'Autorizzazione integrata ambientale sarebbe stata l'anno prossimo ma l'ultima legge ha affidato ad un decreto del presidente del Consiglio il cronoprogramma del 20 per cento rimanente di lavori dopo il completamento dell'ottanta per cento".
Lei ed il suo ufficio tempo fa avete avanzato dubbi perfino sul raggiungimento dell'ottanta per cento dei lavori Aia. La soglia di legge è stato raggiunta?
"Al momento non siamo in grado di dirlo. E' il ministero che deve dirlo dopo aver stabilito i criteri. Noi a luglio dicemmo che non c'era chiarezza nella comunicazione fra Ilva e ministero per l'Ambiente e pubblicammo le comunicazioni. Noi abbiamo fatto la nostra parte collaborando con Ispra e ministero ed abbiamo fatto l'ispezione nel siderurgico prima di fine luglio. Dai nostri calcoli mancava qualcosa ".
Veniamo all'altoforno 1, lei ha criticato fortemente la comunicazione dell'Ilva.
"E lo ribadisco. La politica della propaganda è autolesionistica. Non fa bene all'Ilva e neanche alla città di Taranto. Questi proclami sono assurdi e suicidi, generano anticorpi".
Fra i diffidenti c'è anche il presidente Emiliano.
"Certo. Sul web giravano delle foto con una nube rossastra. Siamo andati a controllare e fortunatamente possiamo dire che si è trattato di un falso allarme: era semplicemente vapore fotografato con la luce del primo mattino".
Ilva dice che l'altoforno 1 appena riaperto inquinerà di meno.
"Sicuramente ci sono stati miglioramenti perché i lavori sono stati fatti ma è presto per stime e bilanci. Come dice il presidente Emiliano, ovviamente la riapertura dell'altoforno comporta aumento di emissioni. Infatti durante i controlli di Ferragosto abbiamo trovato qualche problema sulle polveri però bisogna anche ammettere che il sistema non è calibrato, è stato appena installato e va calibrato. Peraltro gli autocontrolli non sono sanzionabili. Il monitoraggio dell'altoforno 1 e dei suoi camini è una delle nostre priorità. Fra tre mesi è prevista una nuova visita ispettiva e faremo nuovi campionamenti, questa volta più precisi e con valore legale. Significa che se ci sono sforamenti, l'Ilva subirà sanzioni ".
Quanto può incidere sull'ambiente la riapertura dell'altoforno 1.
"È molto difficile che l'apertura di un altoforno possa incidere sull'ambiente. Lo diciamo da sempre: il 99 per cento del rischio cancerogeno deriva dalle cokerie, non dagli altoforni. Quando riapriranno le batterie delle cokerie capiremo veramente come sta la situazione ". (RepBa)

Le nuvole come le macchie degli psicologi?

Emissioni anomale ILVA. L'ARPA Puglia ha fatto una relazione sulle immagini sbagliate

Le osservazioni di Peacelink sulle emissioni anomale
 
ARPA smentisce gli ambientalisti?
No. Semplicemente l'ARPA ha visto le immagini sbagliate, avrebbe dovuto vedere queste:
https://www.facebook.com/DAmatoRosa/videos/876543715767971/?pnref=story
Se avesse visto queste immagini, ARPA non avrebbe parlato di "vapore".
Nella sua relazione al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, ARPA Puglia parla infatti di "foto di nubi di vapore" con "colorazione rosata" che sarebbe "verosimilmente dovuta all'ora" (le 6.50 del mattino del 13 agosto).
Nel filmato di cui forniamo il link si vedono invece inquivocabili nubi dense di color grigio che nessun tecnico scambierebbe con vapore.
E' questo filmato di 1 minuto e 49 secondi del 13 agosto, apparso sul profilo facebook dell'europarlamentareb Rosa D'Amato, che ha suscitato scalpore, tanto da totalizzare oltre 4200 visualizzazioni.

E' un filmato girato all'interno della fabbrica in cui emerge un quadro inaccettabile di emissioni diffuse e fuggitive, specie mentre entra in funzione il tanto declamato Altoforno 1 rifatto e "messo a norma".
Non è la prima volta che ILVA annuncia il rifacimento di impianti che all'inaugurazione risultano malfuzionanti. E' già accaduto nel gennaio 2010 con l'avvio dell'acciaieria 2. Era stata rifatta ma dalle immagini video girate da una ecosentinella risultava mal funzionante (le immagini dei fumi anomali di allora sono su http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/31005.html). Anche in quella occasione fummo criticati, ma alla fine ILVA riconobbe che c'era un malfunzionamento tecnico perché l'evidenza delle immagini delle ecosentinelle ci dava ragione.
PeaceLink in giornata invierà al Presidente Michele Emiliano una relazione di risposta alla relazione ARPA, che tuttavia per la verità ammette una "strumentazione non ancora calibrata per il monitoraggio".
Il sistema di monitoraggio dell'ILVA è infatti ancora carente e per alcuni versi non rappresentativo della realtà che si vuole controllare, tanto che in diverse giornate le rilevazioni degli inquinanti cancerogeni IPA interne all'ILVA risultano paradossalmente inferiori rispetto alle rilavazioni nel quartiere Tamburi: praticamente gli operai della cokeria potrebbero consegnare con gesto caritatevole agli abitanti dei Tamburi le loro mascherine anti-inquinamento. E' incredibile ma è così. ILVA per alcuni versi risulterebbe addirittura più sicura del quartiere Tamburi. Come emerge dai dati di monitoraggio degli IPA pubblicati sul sito dell'ARPA, nell'ILVA vi sarebbe meno inquinamento cancerogeno che nel quartiere Tamburi. Ma ARPA crede veramente a questi dati? Noi abbiamo da tempo sollevato il problema del sistema di monitoraggio ILVA, che non ci soddisfa. Le famose centraline anti-inquinamento che ILVA non voleva al suo interno (è emerso nelle intercettazioni) ora sono state piazzate e paradossalmente esse forniscono dati talmente rassicuranti che in alcuni giorni si riscontrano valori di IPA paragonabili a quelli riscontrati nel Parco Nazionale del Pollino o nella Valle d'Itria. Noi non crediamo che i lavoratori ILVA stiano vivendo in un villaggio Valtur. E vorremmo un confronto perché si avvii un vero monitoraggio dei punti critici.
Ma al di là degli aspetti tecnici specifici contingenti, l'ARPA, forte dei tranquillizzanti dati tecnici che dice di poseedere, dovrebbe dichiarare se l'area a caldo dell'ILVA è ancora pericolosa per la vita e la salute dei tarantini o se può essere dissequestrata. Se non lo dice, tutto il resto è un virtuosismo tecnico che non rassicura i cittadini e neppure noi.
Alessandro Marescotti , Presidente di PeaceLink

giovedì 6 agosto 2015

Con l'Altoforno 1 riparte la polvere, i rischi e il solito circo di rassicurazioni e ricatti

Abbiamo messo in grassetto alcune chicche che ci riportano indietro di almeno dieci anni ai "bei vecchi tempi" della buonanima di Padrone Emilio. Roba "tipo abbiamo tutte le autorizzazioni" "abbiamo completato la totalità degli adeguamenti" oppure, più esilarante di tutte: "quello della sicurezza sul lavoro e' un tema culturale per azienda e lavoratori, sul quale Ilva, da sempre, manifesta grande attenzione". Talmente tanta attenzione che ci sono più morti e feriti che in guerra! Bentornata ferriera. Tutti a testa bassa, zitti e sotto, torniamo a vivere al ritmo della sirena!

Ilva: disco rosso dei custodi giudiziari ma Afo 1 oggi riparte

Oggi e' il giorno della ripartenza dell'altoforno 1 all'Ilva di Taranto. Il riavvio dell'impianto, dopo due anni e mezzo di fermata per i lavori dell'Autorizzazione integrata ambientale, e' previsto nel pomeriggio con la prima colata di ghisa nella nottata.
  L'altola' dei custodi giudiziari del sequestro dell'area a caldo, per i quali la ripartenza dell'altoforno 1 non e' autorizzata, non dovrebbe bloccare le manovre di riaccensione.
  L'Ilva, infatti, conferma il riavvio. E si afferma inoltre che la comunicazione fatta dai custodi giudiziari Barbara Valenzano, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento e' solo informativa nei confronti dell'autorita' giudiziaria - procuratore della Repubblica di Taranto, Franco Sebastio, e gip Patrizia Todisco - e non prescrittiva. I custodi sono stati nominati dallo stesso gip Todisco a luglio 2012 quando tutta l'area a caldo fu sequestrata a causa dell'inquinamento.
  I custodi, nella comunicazione fatta all'autorita' giudiziaria per l'altoforno 1, pongono un problema relativo alla copertura della struttura che ospita l'impianto. La questione deriva dal sopralluogo nell'Ilva fatto dai tecnici di Ispra e Arpa Puglia a fine luglio per accertare la realizzazione delle prescrizioni dell'Aia. In sostanza, dicono i custodi, alcune coperture, fatte con "pannellature in materiale flessibile, se non correttamente riposizionate a seguito della loro apertura, voluta o accidentale, non garantiscono la completa chiusura dell'edificio". Aspetto, questo, che i custodi giudiziari reputano di "particolare criticita' per quelle aperture prospicienti, all'interno dell'edificio, a nastri trasportatori di materiale pulverulento non chiusi". In altri termini, i custodi - sulla base dei rilievi di Ispra e Arpa Puglia - ritengono che le coperture, cosi' come sono state installate, non assicurano il blocco delle emissioni polverose. Quindi, affermano i custodi, "le attivita' di avviamento dell'altoforno 1 non risultano attualmente autorizzate dall'autorita' competente". Sul punto specifico, l'Ilva - rendono noto i custodi traendolo dal verbale ispettivo dell'Aia - ha assicurato che terra' subito sotto controllo le coperture e "verifichera' la possibilita' di rendere le stesse piu' stabili dandone comunicazione ad Ispra ed Arpa Puglia". Mentre per quanto riguarda il fatto che le attivita' di riavvio dell'altoforno 1 non siano autorizzate, fonti Ilva dicono che le autorizzazioni sono state chieste 60 giorni fa ed ottenute in seguito e che gli stessi tecnici di Ispra e Arpa Puglia, nel corso del loro ultimo sopralluogo, preliminare anche alla riaccensione dell'impianto, hanno acquisito i verbali di collaudo.
  E' da aggiungere che martedi' sera, nel corso di un vertice in Prefettura, presenti le istituzioni locali, l'Arpa, lo Spesal dell'Asl, il comando provinciale dei Vigili del fuoco ed altre autorita' di controllo, l'Ilva ha ufficialmente comunicato che la ripartenza dell'altoforno 1 avverra' nel pomeriggio del 6 agosto, nonche' spiegato tutte le fasi tecniche successive. Nella riaccensione, ha comunicato l'azienda, potranno verificarsi anche fenomeni emissivi dal tetto dell'impianto, ma si tratta, per l'Ilva, di aspetti transitori e inevitabili e connessi proprio con la ripartenza.
  "Con il riavvio dell'altoforno 1 e il conseguente riavvio dell'acciaieria 1, la capacita' produttiva dello stabilimento Ilva di Taranto raggiungera' il 60% circa del proprio valore massimo" ribadisce il direttore generale dell'Ilva, Massimo Rosini. In particolare, si arrivera' a "circa 17 mila tonnellate al giorno e 6 milioni di tonnellate su base annua con un impatto positivo occupazionale di circa 3-400 persone".
  Questo e', infatti, il numero degli addetti che torna in produzione con la rimessa in marcia dell'impianto. "L'altoforno 1 - aggiunge Rosini - e' fermo da dicembre 2012 e riparte con la totalita' degli adeguamenti ambientali completati".
  Affrontando poi il tema della sicurezza dell'impianto, il dg Ilva sostiene che "quello della sicurezza sul lavoro e' un tema culturale per azienda e lavoratori, sul quale Ilva, da sempre, manifesta grande attenzione e sul quale si sta seguendo con impegno la strada del miglioramento delle performance". Rosini quindi chiarisce che "il riavvio dell'altoforno 1 sara' effettuato utilizzando una procedura consolidata a livello internazionale, con l'obiettivo di minimizzare gli impatti ambientali e di sicurezza che contraddistinguono l'avvio di un altoforno". "Sul tema della sicurezza - conclude il dg dell'Ilva - l'azienda si e' avvalsa della collaborazione diretta di consulenti tecnici indipendenti, a cominciare dalla societa' multinazionale Paul Wurth, e con la consulenza anche da parte di diversi docenti universitari". (AGI) .

Comunicato stampa Ilva :

Attivate le procedure per il ri-avviamento dell'Altoforno 1

L’impianto riparte con la totalità degli adeguamenti ambientali completati

Arpa risponde a Peacelink: Ilva non ha eliminato fenomeno slopping


Le missive di Peacelink e la risposta di Arpa Puglia, a mezzo posta certificata, in merito alle emissioni provenienti dallo stabilimento Ilva di Taranto:

Spett.le ARPA PUGLIA
Vi segnaliamo che il 31 maggio 2015 dalle ore 21 alle ore 22 circa, lo stabilimento Ilva di Taranto ha emesso in aria vistose emissioni non convogliate di polveri e fumi presumibilmente, analizzate le fotografie in allegato, provenienti dall'area GRF.
A causa della quasi totale assenza di vento queste emissioni hanno stazionato in aria persistendo nel cielo della città per diverse ore, sino all'alba del giorno successivo, dove con altre fotografie abbiamo documentato gli effetti conseguenti.
Ci chiediamo se ancora oggi sia concesso allo stabilimento Ilva di Taranto di eseguire pratiche, probabilmente illecite, che provocano questo tipo di emissioni sicuramente non benefiche per la salute dei tarantini e dei lavoratori dello stabilimento.
Vi chiediamo inoltre di conoscere eventuali riscontri che lo stabilimento Ilva ha inoltrato presso di Voi in merito all'evento emissivo segnalato

Spett.le Arpa Puglia in allegato le foto delle emissioni dell'AFO2 relative all'8 giugno e quelle del 4 giugno presumibilmente relativi agli impianti dell'agglomerato.
Vi chiediamo di conoscere eventuali relazioni di Ilva, a Voi inoltrate, annotate sul registro eventi incidentali.

La risposta di Arpa Puglia (pec del 5 agosto 2015) 

In relazione alle segnalazioni di fenomeni di fumo rossastro generatosi dall'interno del perimetro dello stabilimento ILVA nelle date del 31/5/2015, 4/6/2015 e 8/6/2015, si comunica che l'esame dei dati di qualità dell'aria non ha evidenziato, in tali occasioni, incrementi che possano essere correlabili con i fenomeni segnalati.
Ciò è verosimilmente dovuto alle condizioni meteo al momento di detti fenomeni, oltre che alla distanza dai siti di monitoraggio e alla durata dei fenomeni stessi.
Tuttavia, va rimarcato come ARPA abbia, più volte, puntualizzato in occasione delle visite ispettive ILVA come la continuazione di tali eventi non appaia conforme alla prescrizione (n. 70) del decreto di riesame AIA di ILVA, che richiede di mettere a punto una procedura operativa atta ad eliminare il fenomeno del cosidetto "slopping"; appare evidente che, invece, tale fenomeno non è stato eliminato.
Cordiali saluti.
Dott. Roberto Giua, Dirigente Responsabile, Centro Regionale Aria, Direzione Scientifica ARPA PUGLIA
(Peacelink)

martedì 28 luglio 2015

Il cerchio di scienza intorno a Re Giorgio


Ecco il testo ed i firmatari della lettera di solidarietà inviata il 27 luglio da noti epidemiologi ad alcune testate giornalistiche italiane

Lettera di solidarietà


Conosciamo il direttore di ARPA Puglia, Professor Giorgio Assennato, da molti anni e abbiamo condiviso con lui la passione per la ricerca sulle malattie da lavoro,  l’interesse per le tematiche ambientali e le implicazioni per la salute, la difficoltà di coniugare ricerca e gestione dell’intervento pubblico che ha implicazioni per la tutela dell’ambiente e la sanità pubblica. Questo percorso ci ha portato ad apprezzare le grandi capacità tecniche di Assennato, le sue indubbie doti manageriali, la sua onestà e rigore morale, la sua apertura al confronto con tutti i portatori di interessi, la trasparenza negli atti pubblici e la sua profonda convinzione che i conflitti ambientali vanno governati senza mai dare spazio a interessi di parte, schematismi ed approssimazioni. Assennato è una persona con un integro senso dello Stato, un professionista che in Puglia e in Italia ha profuso le sue energie per sviluppare e consolidare il sistema delle agenzie ambientali e per tutelare diritti e salute.

Per la conoscenza e la stima che abbiamo di Giorgio Assennato, con stupore abbiamo letto la notizia del rinvio a giudizio  per l’indagine “Ambiente Svenduto” di Taranto. La sua onestà e rettitudine per noi sono fuori di dubbio e siamo sicuri che ciò emergerà nel corso del processo. Siamo amareggiati per una campagna  mediatica che pone una persona onesta e competente come Assennato  “alla sbarra” allo stesso modo di chi è accusato di aver  inquinato. Assennato  ha  tentato, tra i primi e spesso in modo isolato, sempre e testardamente con i soli strumenti tecnici, di mettere un freno  alla prepotenza e al disastro ambientale. Siamo assolutamente certi della serenità ed equilibrio della giustizia, ma vogliamo dichiarare la nostra totale solidarietà ad Assennato e raccomandiamo alla stampa di considerera con più attenzione le diverse posizioni ed evitatare analogie disinformative per il pubblico ed umilianti per l’interessato.

lettera firmata da:
Carla Ancona, epidemiologa, Dipartimento di Epidemiologia, Servizio Sanitario Regionale, Regione Lazio;
Pier Alberto Bertazzi, medico del lavoro ed epidemiologo, Università di Milano;
Giovanna Berti, epidemiologa, ARPA Piemonte;
Fabrizio Bianchi, epidemiologo, dirigente di ricerca CNR;
Ennio Cadum epidemiologo, ARPA Piemonte;
Mario Cirillo, ingegnere, ISPRA:
Pietro Comba, epidemiologo, ISS;
Liliana Cori, comunicatrice, ricercatrice CNR;
Francesco Forastiere, epidemiologo, Dipartimento di Epidemiologia, Servizio Sanitario Regionale, Regione Lazio;
Paolo Lauriola, epidemiologo,  ARPA Emilia-Romagna;
Mauro Mariottini, epidemiologo, ARPA Marche;
Paola Michelozzi, epidemiologa, Dipartimento di Epidemiologia, Servizio Sanitario Regionale Regione Lazio;
Celestino Panizza, medico del Lavoro, ASL di Brescia
Roberta Pirastu, epidemiologa, Università “ La sapienza” di Roma;
Andrea Ranzi, epidemiologo,  ARPA Emilia-Romagna;
Danila Scala, epidemiologa, ARPAT Toscana;
Luciana Sinisi, medico, ISPRA;
Salvatore Scondotto, epidemiologo, Regione Sicilia;
Giuseppe Tiberio, medico, ARPA Molise;
Stefano Zauli, epidemiologo, ARPA Emilia-Romagna.(E&P)

venerdì 17 luglio 2015

Per chi appesta e avvelena l'aria è prevista al massimo... una contravvenzione!

Taranto, le emissioni dell’Eni nel «mirino» della Procura

Getto pericoloso di cose, prescrizioni ambientali non rispettate, dati emissivi comunicati in ritardo.
Dopo l’Ilva, la Procura di Taranto decide di ricorrere allo strumento dell’incidente probatorio anche per fare definitivamente chiarezza sulla natura delle emissioni della raffineria di proprietà dell’Eni, da anni al centro di polemiche per il cattivo odore avvertito in città, come confermato peraltro di recente dal servizio Odortel avviato dall’Arpa.
Se lo strumento è lo stesso, assai diverse sono le contestazioni perché in questo caso si procede per reati contravvenzionali che difficilmente, all’esito della perizia chiesta al giudice per le indagini preliminari Martino Rosati, porteranno a provvedimenti drastici nei confronti dei responsabili, una volta accertati.
Nel registro degli indagati sono finiti tre direttori della raffineria Eni (Gaetano De Santis, Carlo Guarrata e l’attuale Luca Amoruso, eletto proprio ieri vicepresidente di Confindustria Taranto), tre responsabili operativi dello stesso impianto (Mario Betti, Fabio Cincotti e Alessandro Cao) e, inoltre, gli amministratori unici della società Hidrochemical Antonio e Francesco Costantino, in quanto tale azienda, attigua all’impianto Eni, spesso in alcuni casi è stata ritenuta responsabile delle emissioni moleste attribuite alla raffineria e dunque il pool di magistrati ha deciso di coinvolgerla nell’accertamento per sgombrare il campo da ogni dubbio.
Il procuratore capo Franco Sebastio, l’aggiunto Pietro Argentino, e i sostituti Giovanna Cannarile, Lanfranco Marazia e Mariano Buccoliero, in realtà aveva già affidato ad un proprio consulente, il direttore di Arpa Piemonte Angelo Robotto, il compito di accertare le cause e l’origine delle emissioni ad impatto fortemente odorigene ma sono giunti alla conclusione che tale consulenza ha necessità di ulteriori approfondimenti tecnici, da svolgersi nella forma dell’incidente probatorio.
La Procura chiede, in particolare di verificare se nella raffineria e nella Hidrochemical si diffondano illecitamente gas, vapori e sostanze pericolose; se siano rispettate tutte le misure di sicurezza per evitare l’eventuale dispersione di sostanze nocive per la salute; se i valori emissivi siano conformi alla normativa comunitaria, nazionale e regionale; e, in caso di non conformità quali siano le misure tecniche necessarie per eliminare la situazione di pericolo. (GdM)