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domenica 15 settembre 2013

Una settimana fuori dal comune

Taranto: diario #fuoridalcomune – 7° giorno: “Da grande resto qui”


Diario di un presidio – Parte 1 - Claudio D’Ingeo (un papà)
Oggi è il settimo giorno di presidio sotto Palazzo di Città, in una bella giornata di sole, ed ho pensato di portare con me mia figlia Alessia, che ha 4 anni, per farle conoscere questo posto di cui ha sentito parlare dal suo papà. Questa settimana, quando mi vedeva uscire di casa, mi chiedeva sempre “Papà dove vai?” . “Vado dai cittadini fuori dal Comune”, “E che cosa sono?”, “Sono miei amici che non vogliono più vedere bambini con la bua come te”. Bene. La piccola deve aver fatto un po’ di confusione perché appena siamo arrivati in Piazza Castello mi ha chiesto: “Papà siamo arrivati a Genova?”. È comprensibile perché i 40.000 chilometri percorsi in macchina, nei suoi pochi anni di vita, lascerebbero il segno in qualunque bambino soprattutto, poi, se non si tratta di viaggi di piacere. “Chi ci sarà stamattina al presidio?”, è il pensiero che accompagna sempre un po’ tutti, nel tratto di strada tra il parcheggio e le tende. “Uè. ciao Marco!”, “Ciao Mirko, come va?”,  ”Christian tutto bene?”. Sempre tanti saluti, tanti abbracci con tutti forse perché c’è davvero la consapevolezza di essere dei “cittadini fuori dal Comune” ed un senso di appartenenza a questa piccola comunità all’interno della città. Questi cittadini nel corso delle loro giornate cercano sempre qualcuno con cui parlare di inquinamento e di alternative di lavoro ma non sempre i loro interlocutori sono interessati a questi discorsi. Invece al presidio sanno già di poter parlare di certe cose e di essere capiti al volo! E chiacchierando e confrontandosi con tutti il tempo passa senza neanche rendersene conto. Anche stamattina abbiamo dato un piccolo contributo alla causa, con la nostra presenza al presidio, e con la speranza di rivedersi al più presto. Poi i soliti saluti, strette di mano e abbracci. “Ciao Giovanni, ci vediamo!”. Detto fra noi non credo che Alessia abbia ben capito cosa facevano quelle persone sotto la tenda, anche perché ha preferito passeggiare con la Mamma in città vecchia, mentre il Papà parlava con i suoi amici! Ma non importa, quando sarà grande capirà chi erano quei cittadini #fuoridalcomune.

Diario di un presidio – Parte 2 -  Simona Fersini (una mamma)
Spiegare ad un bambino di 7 anni perché ci sono dei “signori” che vivono #fuoridalcomune non è semplice perché gli devi raccontare che c’è qualcuno che ha deciso di sacrificare un’intera città ed i suoi abitanti in nome del profitto. Allora ti viene in aiuto la favola delle “sirene e del mostro d’acciaio” e gli spieghi che quei “signori” sono lì perché amano la nostra città e la vogliono rendere più bella, più a dimensione di bambino, vogliono che i bambini una volta diventati “grandi” non vadano via. Capisci che il messaggio è stato compreso quando la mattina dopo, appena aperti gli occhi, ti dice dopo il buongiorno “mamma andiamo dai “signori” di ieri così “da grande” rimango a Taranto?” Un figlio davvero #fuoridalcomune. (Inchiostroverde)


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martedì 10 settembre 2013

Taranto “fuori dal Comune”

Da ieri il presidio davanti a Palazzo di Città

Da ieri sera un gruppo di cittadini di Taranto ha iniziato un presidio permanente nella piazza antistante il Palazzo di Città (Piazza Castello). Una iniziativa che nasce spontaneamente dalla rabbia di chi non è più disposto a rassegnarsi alla morte causata dall’inquinamento e ad assecondare questo sistema pluridecennale di potere responsabile di malattie, morte e disoccupazione.
Pretendiamo che le istituzioni tutte, a cominciare da quelle locali, accolgano le seguenti richieste, discutendole ed attuandole insieme alla cittadinanza:

1. Immediato e concreto recepimento e conseguente attuazione, da parte del consiglio comunale, delle richieste espresse attraverso la campagna di raccolta firme R.S.T. (Rischio Sanitario Taranto), per garantire a tutti i cittadini sani l’esenzione totale del ticket sanitario per le patologie legate all’inquinamento;
2. Revoca dell’AIA all’Ilva S.p.A. di Taranto;
3. Blocco delle autorizzazioni all’uso della discarica interna allo stabilimento Ilva S.p.A. denominata Mater Gratiae;
4. Istituzione immediata, con sede a Taranto, di un tavolo permanente sul problema del lavoro e dello sviluppo del territorio; un organismo dedicato a valutare e finanziare i tanti progetti e le numerose idee che provengono dal basso, alternative alla morente industria inquinante;
5. Chiusura delle fonti inquinanti e successiva bonifica del territorio con reimpiego di tutta la forza lavoro. Esprimiamo peraltro piena solidarietà nei confronti di tutti quei lavoratori che vengono (da anni) vessati all’interno dell’azienda per le loro battaglie in difesa della salute e della sicurezza sul lavoro (ultimo dei quali, ma solo in ordine cronologico, Marco Zanframundo operaio Ilva).

Chiediamo a tutti i 110.000 disoccupati del territorio, a tutti i lavoratori del mare, agli agricoltori, agli allevatori, ai lavoratori tutti in generale, agli studenti e a tutte le forze sane del territorio la partecipazione attiva al presidio, per difendere e riappropriarsi del proprio diritto alla salute e al lavoro.

Ora o mai più!!! T A R A N T O L I B E R A
I cittadini di Taranto (comitati, associazioni, e movimenti uniti per Taranto)
NOTA BENE:  Una trentina di persone ha passato la notte nel luogo del presidio dove sono state allestite delle tende. Ringraziamo www.segnourbano.it per la foto scattata ieri sera. Di seguito le nostre foto scattate nella tarda mattinata. Da notare anche la presenza dei lavoratori della cooperativa sociale “L’Ancora”, a rischio lavoro, che hanno bloccato la strada per richiamare l’attenzione delle istituzioni sulla loro vertenza. (Inchiostroverde)

venerdì 14 dicembre 2012

Libertà libertà

MANIFESTAZIONE “TARANTO LIBERA” – sabato 15 Dicembre 2012


Il 15 Dicembre le strade di Taranto saranno protagoniste del Corteo “Taranto Libera” organizzato dal
comitato15dicembre che raccoglie cittadini di Taranto e non uniti per l’occasione.
Il corteo, che partirà da Piazza Sicilia e giungerà in Piazza della Vittoria, scenderà in strada per i diritti ineludibili della SALUTE, del LAVORO, dell’AMBIENTE, del REDDITO e della CULTURA e CONTRO il Decreto Legge “Salva-Ilva”.
Il provvedimento, firmato dal Presidente della Repubblica il 3 Dicembre, permette allo stabilimento siderurgico tarantino ILVA s.p.a. di continuare a produrre nonostante le ordinanze dell'autorità giudiziaria che ne ha sequestrato gli impianti lo scorso 26 Luglio poiché non rispondenti alle normative a tutela della salute e dell'ambiente.
Il nuovo decreto legge compromette i principi costituzionali legati al rispetto dell'ambiente e alla garanzia della salute dell'individuo e valuta il diritto alla vita dei tarantini meno importante della corsa capitalistica di un imprenditore agli arresti. A fronte di tutto ciò il comitato 15 dicembre manifesta per:

SALUTE
perché il diritto alla vita non accetta compromessi

REDDITO
per garantire un‘esistenza dignitosa ai lavoratori e ai cittadini di Taranto dopo cinquant’anni di ricatto e inquinamento

AMBIENTE
perché non permetteremo più che il nostro territorio venga sfruttato e devastato in nome del profitto

OCCUPAZIONE
perché il deserto creato attorno al colosso d’acciaio conta il 40% di disoccupazione e innumerevoli attività storiche (pescicoltura, mitilicoltura, agricoltura) distrutte a causa dello sviluppo selvaggio

CULTURA
perché da qui parta la nuova idea di sviluppo.
Il corteo terminerà in Piazza della Vittoria dove numerosi artisti si esibiranno gratuitamente in concerto per dare il proprio sostegno alla causa. Non ci saranno interventi dal palco e vi invitiamo a NON ESIBIRE simboli associativi o partitici di alcun tipo. Siete tutti invitati a decidere del vostro futuro.

TARANTO SCENDE IN PIAZZA SENZA BANDIERE
Concentramento alle ore 16:30 in Piazza Sicilia.
CHI INQUINA PAGA
TARANTO LIBERA

Non è più ammissibile che la città di Taranto venga condannata per gli sporchi interessi di pochi e che un decreto legge, ultima azione statale, sacrifichi ancora una volta le nostre esistenze.

CHIEDIAMO che lo Stato non volti nuovamente le spalle a questa città e alla sua provincia ma vigili e sostenga in ogni modo, anche finanziariamente, le bonifiche di tutto il territorio contaminato dall’inquinamento dell’industria pesante nel più breve tempo possibile.

PRETENDIAMO il risarcimento da parte di chi ha danneggiato il territorio e i suoi cittadini, con sequestro immediato e alienazione dei beni mobili e immobili.

DICHIARIAMO sdegno nei confronti dei rappresentanti istituzionali che hanno agevolato il processo di distruzione del territorio ionico e opposizione critica verso le forze politiche e partitiche che hanno approvato supinamente le ultime misure governative pro ILVA e, di conseguenza, che hanno autorizzato attività produttive altamente inquinanti.

PRETENDIAMO che qualsiasi decisione di rilevanza sociale, politica ed economica per Taranto venga presa assieme a tutte le parti sociali che la rappresentano.

PRETENDIAMO di vivere in una città in cui esistano alternative alla monocultura dell’acciaio. Le vocazioni territoriali e le tradizioni non devono più essere sacrificate in nome del profitto: l’aria, la terra, l’acqua devono essere tutelate e viste come risorse indispensabili e preziose utili alla costruzione di un reddito dignitoso e salubre.

Perché tutto questo parta dalla Cultura e dall’intero sistema di trasmissione della conoscenza unico motore endogeno di sviluppo anche economico. «Non esiste un costo, in termini di salute, sopportabile in uno Stato civile per leesigenze produttive e non è accettabile che il presente e il futuro dei bambini diTaranto sia segnato irrimediabilmente. Nessun ragionamento di carattere economico e produttivo dovrà e potrà mai mettere minimamente in dubbio questo concetto».

Il Comitato15dicembre
Per info: comitato15dicembre@gmail.com

domenica 20 novembre 2011

Non solo tumori. Una nota ai periti epidemiologi

Il Comitato “Taranto lider”, sulla base di precisi riferimenti scientifici e grazie alla collaborazione di medici esperti in problemi di fertilità, ha inviato una lettera ai tre periti epidemiologi, nominati dalla Procura, con le richieste di seguito riportate.

Alla cortese attenzione di: Prof. BIGGERI ANNIBALE Dipartimento di Statistica "Giuseppe Parenti" Prof.ssa TRIASSI MARIA Scuola di Formazione in Management Sanitario: Dr. FORASTIERE FRANCESCO A.S.L. Roma e Dipartimento di Epidemiologia

Illustri dottori, in qualità di membri del comitato cittadino, “Taranto lider”, acronimo di Libere Iniziative per la Diversificazione Economica e la Riconversione, che si pone come obiettivo la realizzazione di iniziative tese a far crescere una nuova consapevolezza nell’opinione pubblica sulla delicata questione delle alternative alla grande industria pesante e che ha sempre cercato di diffondere il principio di massima precauzione e prevenzione primaria con istituzione di mappe epidemiologiche, SCRIVIAMO la presente perché fortemente convinti che non tralascerete nella vostra indagine di considerare malattie fortemente invalidanti e diffuse, come le patologie tumorali, le neoplasie, ecc, ma al tempo stesso riteniamo di dover vigilare affinché venga data la giusta attenzione anche a malattie fortemente invalidanti, ma ancora non riconosciute ufficialmente dal Servizio Sanitario Nazionale, quali l’endomentriosi e l’MCS (Sensibilità Chimica Multipla).
Diamo in questo modo voce a tutti i cittadini che tramite “Taranto lider” hanno espresso il proprio dolore e il proprio desiderio di vedere i propri diritti rispettati, processo cominciato già tempo fa con la pubblicazione su una nota testata locale di un articolo in proposito.
All’interno di tale articolo fu citato il presidente della Sigo (Societa’ italiana di ginecologia) Giorgio Vittori che aveva affermato: “Le sostanze inquinanti presenti nell’ambiente, tra cui la diossina contribuiscono all’insorgenza dell’endometriosi, come dimostrano i dati epidemiologici del Belgio e di alcune regioni italiane.
Secondo noi, considerato l’elevato numero di soggetti colpiti ci troviamo di fronte ad un’epidemia, e l’ampiezza del fenomeno deve essere riconosciuta dalle istituzioni.” Studi epidemiologici indicano l’associazione fra l’aumentato bioaccumulo di PCB “diossina simili” e/o diossine ed un incremento del rischio di endometriosi (Rier & Foster, Toxicol Sci. 2002 70: 161-70).
Quanto dichiarato relativamente alla correlazione tra endometriosi e diossina è stato recentemente confermato da un gruppo di ricerca tutto italiano, finanziato dalla Fondazione Italiana Endometriosi, che è riuscito a identificare l’origine genetica dell’endometriosi, una malattia che colpisce oltre tre milioni di donne, solo in Italia, e la sua correlazione con gli inquinanti presenti in atmosfera e nella catena alimentare, tra cui diossina, mercurio, cadmio, piombo, plastificanti, fenoli. Gli scienziati sono riusciti a identificare con lunghe ricerche, cellule di endometrio al di fuori dell’utero, nei feti femminili già dalla sedicesima settimana di vita. L’equipe dichiara: “Lo studio ha dimostrato, per la prima volta che l’endometriosi é determinata dalla presenza di tessuto endometriale primitivo al di fuori dell’utero, derivante da un minimo difetto genetico dell’apparato genitale. Concorrono alla formazione di questa patologia, distruttori endocrini, agenti inquinanti come la diossina e altri contaminanti che causano o stabilizzano il fenomeno durante la gravidanza.”
Con questa lettera vogliamo, inoltre, porre la vostra attenzione anche al legame esistente tra l’inquinamento e la problematica della sterilità a causa delle alte temperature riscontrate all’interno degli stabilimenti siderurgici, e delle radiazioni ionizzanti, già scientificamente comprovato da studi realizzati dal Prof. Filippo Maria Boscia (luminare nel campo della cura della sterilità e, in particolare, dell’endometriosi), dal suo staff e dal altri medici competenti ed esperti nel campo.
Attualmente è in corso, a partire dal 2010, un protocollo di ricerca finanziato dalla Fondazione Cassa di risparmio di Puglia, in collaborazione con l`Università di Bari e in particolare con il dipartimento di ginecologia, ostetricia e neonatologia che potrà stabilire se, nella nostra provincia, c`è una relazione tra inquinanti ambientali e infertilità femminile. Lo studio diretto dalla dottoressa Raffaella Depalo, fisiopatologa della riproduzione umana al Policlinico di Bari, su un campione di 58 donne dell`area tarantina da confrontare con altrettante donne che risiedono nel resto della Puglia. L`emissione di diossina dell`impianto Ilva di Taranto desta, da sempre, forte preoccupazione. Lo studio è nato da un dato osservazionale retrospettivo sulla "risposta povera" alla stimolazione ovarica in cicli di Fecondazione Assistita, in una ristretta popolazione di giovani donne che avevano come comune denominatore la stessa provenienza: l’area geografica tarantina.
I dati prelimari sono relativi ad uno studio prospettico sugli effetti della diossina sulla maturazione dell’ovocita. Gli esiti definitivi saranno resi pubblici il 25 novembre a Lecce, nel XVII Week-end Clinico della Società Italiana della Riproduzione “Ambiente, fertilità e tumori” con la relazione della dottoressa Depalo: “Diossine e patologie ovariche correlate”. Secondo i rilievi effettuati dall`Arpa Puglia, i dati annui proiettati su 45 anni di funzionamento dell`impianto, fornirebbero un ammontare di oltre 7 chili e mezzo di diossine fuoriuscite, con relative problematiche sanitarie connesse all`esposizione cronica. Alla presentazione del progetto, nell`auditorium della Fondazione CrP, è intervenuto, tra gli altri, Giorgio Assennato, direttore dell`Arpa Puglia (l`Agenzia per l`ambiente) che ha sottolineato la necessità di dare risposte precise alla popolazione. Ha ricordato, inoltre, la tragedia di Seveso del 1976, con la grande quantità di diossina rilasciata nell`aria per un incidente agli impianti della Icmesa di Meda, e le gravi patologie che furono riscontrate nella popolazione contaminata.
In questo momento storico è in corso l’incidente probatorio sulle emissioni dell’Ilva e nell’ambito dello stesso ci sono 300 dipendenti Ilva da monitorare, per comprendere la correlazione tra le loro condizioni di salute e le emissioni dell’Ilva. Noi come altri comitati della città tarantina, riteniamo che monitorare solamente 300 dipendenti, su circa 11.000, senza dimenticare gli ex-dipendenti congedati dopo decenni di vita nello stabilimento, possa essere insufficiente e ribadiamo vogliamo sollecitare la considerazione non solo delle malattie riconosciute come malattie professionali. Affinché lo studio non risulti limitativo e poco rappresentativo, andrebbero ad esempio monitorati i dipendenti che sono stati costretti a ricorrere a periodi di malattia, verificando se hanno trascorso periodi in ospedali o abbiano seguito terapie antitumorali o interventi chirurgici o di autotrapianto oppure se siano deceduti.
Siamo naturalmente fiduciosi nelle Istituzioni e nel vostro operato, ma abbiamo l’obbligo, in quanto portavoce dei diritti dei cittadini, di esprimere i nostri dubbi e sollecitare il massimo impegno affinché la professionalità degli esperti prescelti sia in grado di evidenziare e sottoscrivere scientificamente la realtà e la drammatica situazione della città di Taranto già nota a tutti, ma da molti volutamente tenuta in sordina.
In attesa di un vostro gentile cenno di riscontro e di voler magari diffondere le vostre intenzioni sui nostri spazi web e tramite eventuali interviste e comunicati stampa, inviamo i nostri più cordiali saluti.

Comitato cittadino Taranto Lider

sabato 27 novembre 2010

L'ABBATTIMENTO DEGLI INQUINANTI NON E' SUFFICIENTE

Comunicato stampa di Taranto Libera

Taranto libera con questo intervento intende rivolgersi al Presidente della regione Nichi Vendola, al Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e a tutta la stampa.
Questo comitato ha scelto di non essere presente in occasione della presentazione del rapporto Ambiente e Sicurezza 2010 tenutosi martedi 23 novembre nell’auditorium dell’azienda siderurgica. Il lavoro di Taranto libera prosegue mediante attecchimento del movimento nel tessuto sociale, affinchè si superi la protesta dei pochi e si attui un cambiamento alla radice.
Con questo intervento non intendiamo rivolgerci ad Ilva S.p.A. poiché riteniamo che questa azienda non abbia nulla da aggiungere, nulla da promettere e nulla da spiegare sulla presunta ecocompatibilità dei suoi impianti negli anni della sua permanenza a Taranto. Non possiamo fare altro che considerare ‘presunta’ questa eco compatibilità poiché l’Ilva non è disposta ad aprire i suoi blindatissimi cancelli alla società civile, costituita da professionalità in grado di fare valutazioni e osservazioni, in virtù’ di quella tanto millantata trasparenza, oggi termine alla moda, ma che solo alcuni coraggiosi rispettano.
L’Ilva, tuttavia, nonostante i suoi dichiarati sforzi per l’ambientalizzazione, emette il 98% del benzo(a)pirene rilevato. Non crediamo sia lecito, quindi, considerarci estremisti quando invitiamo le autorità competenti a provvedere al fermo degli impianti, ad avviare un processo di partnership anche con l’azienda perché si arrivi alla chiusura dell’area a caldo, riconvertendo le attività produttive e reimpiegando i dipendenti mediante un programma studiato e realizzato prima della effettiva chiusura degli impianti. Nei mesi scorsi questa azienda ha ben illustrato gli sforzi compiuti per l’ambientalizzazione degli impianti, mediante spot demagogici e pedagogici che hanno invaso le case di cittadini ignari, magari pure distratti. Le cifre elencate dall’Ingegner Buffo dell’Ilva, non danno alcuna indicazione sulla corrispondenza tra percentuale di abbattimento e sostanziale calo dell’inquinamento, non essendo chiara la produzione massima complessiva degli inquinanti stessi nel corso del ciclo produttivo. Ricordiamo, inoltre, che i dati forniti, certi e validati di cui parla l’Ilva, spesso altro non sono che il frutto di autocertificazioni fornite dall’azienda stessa che, come anche confermato da ISPRA, non vengono tecnicamente verificate mediante controlli incrociati dallo stesso ente che li raccoglie. L’ISPRA si limita a sollevare obiezioni che l’azienda può giustificare con un semplice e breve commento dai contenuti non documentati.
Al Presidente Vendola ricordiamo pero’ che il contenimento delle emissioni attraverso il controllo dei valori limite per tutti gli inquinanti, seguendo la strada dell’ambientalizzazione, non rappresenta in alcun modo una certezza rispetto alla reale tutela della salute umana. Gli aspetti tossicologici, estremamente complessi connessi agli effetti della combinazione di numerosi agenti inquinanti, impongono un atteggiamento politico di massima cautela, nel rispetto del principio fondamentale di precauzione, questo soprattutto tenuto conto della estrema vicinanza degli impianti industriali al centro abitato.
Secondo la Commissione europea, il ricorso al principio di precauzione si iscrive nel quadro generale dell’analisi del rischio e più particolarmente nel quadro della gestione del rischio che corrisponde alla presa di decisione. Il ricorso al principio di precauzione è giustificato quando riunisce tre condizioni, ossia: l’identificazione degli effetti potenzialmente negativi, la valutazione dei dati scientifici disponibili e l’ampiezza dell’incertezza scientifica. Quale decisione intende prendere il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola? La persistente assenza di un registro epidemiologico, poiché la Regione ha preferito ‘investire’ il denaro pubblico, anziché nella prevenzione, solo nella cura (con il San Raffaele del Mediterraneo), è sintomo di una maniera del tutto disallineata rispetto al resto dell’Europa, di concepire l’innovazione in ambito sanitario.
Ad Emma Marcegaglia diciamo, invece, che la riconversione industriale, la progettazione di nuovi scenari economici e lavorativi per Taranto, non solo rappresentano una necessità per questa città data l’estrema incertezza del mercato dell’acciaio, ma anche una grande opportunità per la definizione di nuove politiche di sviluppo sostenibile senza che si creino fratture nel mondo del lavoro ma allo stesso tempo rompendo col preesistente e superandolo. Si tratta di un percorso di responsabilità comune e condivisa che va nella direzione del bene collettivo, anche di quello dei futuri giovani industriali tarantini. La monocultura in generale non puo’ rappresentare una sicurezza in termini di stabilità economica. Quella dell’acciaio, poi, oltre ad essere per sua natura incerta, offre una dubbia qualità dell’occupazione che presenta forti esternalità negative. Queste si verificano quando il soggetto responsabile degli impatti negativi (Ilva) non corrisponde al danneggiato (operaio) un prezzo pari al costo del danno subito (malattie ‘professionali’).
L’opinione pubblica sta cambiando ed è per questo che andremo oltre la protesta superando la provocazione e la minaccia: anche i ‘leoni’, prima o poi, periscono.

martedì 9 novembre 2010

Nuove prospettive

PRESENTAZIONE DEL PROGETTO ’RICONVERSIONE CULTURALE’ CURATO DA TARANTO LIBERA E RADIOATTIVI
Taranto è la nostra città. Una città che da oltre mezzo secolo subisce gli effetti di un pesante inquinamento.
Anni di denunce ci hanno dato consapevolezza inducendoci a familiarizzare con una realtà che condiziona la nostra esistenza. Taranto è condannata? Da cosa dipende la rinascita di questa città?
La classe dirigente è stata incapace di pensare ad una riconversione industriale, andando oltre l’acciaio, andando oltre le attività inquinanti. La rinascita di Taranto ora dipende dalla capacità che ognuno di noi ha di manifestare questa voglia di cambiamento, dal desiderio di mettere in atto appunto una riconversione culturale, partecipando attivamente.
‘Riconversione culturale’ è infatti un progetto nato con l’intento di aprire un dibattito sulla possibilità di pensare ad una Taranto non piu’ riconosciuta come terra di fumi e di malattie.
Una ‘Riconversione culturale’ è quanto si deve pretendere per trasformare Taranto in una terra viva, dinamica che partecipi attivamente alla propria riscossa. Così l’arte si mette al servizio della città come mezzo per arrivare ai giovani, agli interlocutori ed attori del futuro di questa città. Cosa vogliamo per la nostra città? Saranno i giovani a dirlo.
Taranto libera e Radio Attivi annunciano l’avvio del progetto attraverso la presentazione della rassegna di eventi che vedono la partecipazione di artisti che offriranno spunti di riflessione nel corso della loro performance. Il progetto prevede anche la proiezione di filmati che saranno seguiti da un dibattito. Il primo appuntamento è l’11 novembre presso Gabba Gabba Rock Club, via Tre Fontane 8, Lama, con proiezione di un video estratto dalla trasmissione ‘’Malpelo’’, seguirà un dibattito. Al progetto collaborano: Associazione Tamburi 9 luglio 1960, Taranto Ciclabile, Meetup Grilli MoVimento Taranto, Associazione Malati Infiammatori Cronici, Associazione La Fontanella, CoriTa.

venerdì 22 ottobre 2010

Si inizia dal "dopo"

FORUM PRESSO CORRIERE DEL GIORNO: 'IL DOPO ILVA'

Si invitano le seguenti associazioni e comitati a partecipare al FORUM dal titolo 'IL DOPO ILVA' organizzato dal Corriere del Giorno sulla seguente tematica: riconversione industriale, alternative all'industria pesante e sviluppo culturale per Taranto.


4 novembre 2010, ore 10.00, presso la sede del Corriere del Giorno, Piazza Maria Immacolata, 30.

Come concordato con la redazione del Corriere del Giorno, il comitato Taranto libera si è impegnato a contattare le seguenti associazioni:
Altamarea, Cicloamici Taranto, LinkTaranto, Malati Infiammatori Cronici, RadioAttivi, Taranto Futura, TarantoVola,

giovedì 15 luglio 2010

Facciamo chiarezza!

Troppe concessioni al siderurgico, si chiuda la cokeria!

COMUNICATO STAMPA DI TARANTO LIBERA

E’ ancora allarme. I superamenti registrati da ARPA Puglia nei primi mesi del 2010 sono risultati 3 volte superiori al valore obiettivo di 1 ng per metro cubo. Questi dati confermano le nostre perplessità in merito alle dichiarazioni fatte dall’Ilva secondo le quali le cokerie risponderebbero in
pieno a quanto previsto negli atti di intesa e sarebbero pertanto realizzate e funzionanti nel rispetto delle Migliori Tecnologie Disponibili.
Il Sindaco, secondo l’Ilva, avrebbe dunque emanato un’ordinanza ‘inutile’.
Ebbene, alla luce degli ultimi dati, viene da chiedersi quanto efficaci siano
davvero queste MTD e soprattutto quanto sia utile pretendere ancora monitoraggi e campionamenti in continuo da un’azienda, l’Ilva, che prima si dichiara pronta a collaborare e poi in extremis rispedisce al mittente un’ordinanza sindacale.
Il 98% del benzo(a)pirene, prodotto nell’area industriale, proviene dalle cokerie dell’Ilva. Questo quanto sentenziato dall’ARPA. L’Ilva invece con ostinazione ribadisce che le ragioni degli sforamenti del valore obiettivo di benzo(a)pirene sono da ricercarsi in altre sorgenti emissive (quali ad esempio?).
L’Ilva lo dimostri. L’Ilva dimostri che tutti gli IPA provenienti dalla zona industriale non provengono dal polo siderurgico.
L’Ilva, invece, si arroga il diritto di calpestare Taranto e l’ordinanza emanata dal Sindaco secondo la quale l’Ilva avrebbe dovuto presentare un piano di ottimizzazione degli impianti, applicando le migliori tecnologie disponibili (BAT), finalizzato alla limitazione/minimizzazione delle ricadute in ambito urbano. Nell’ordinanza non c’è alcun riferimento al rispetto del valore obiettivo di 1 nanogrammo per metro cubo né cenni sulle misure da adottare in caso di mancato rispetto dei termini di 30 giorni. Se l’Ilva dovesse poi procedere con un ricorso contro l’ordinanza sindacale si potrebbero creare i presupposti per una battaglia senza fine.
Un comportamento da parte dell’Ilva che il comitato Taranto libera aveva previsto e che l’aveva portato a definire quell’ordinanza ‘approssimativa’. Ancora una volta numerose voci si levano invocando il rispetto. Un concetto che l’Ilva ha abbondantemente dimostrato di non conoscere.
Quante volte ancora dovremo gridare all’allarme? Quando Sindaco e Giunta comunale si decideranno a salvaguardare in primis la salute dei cittadini prendendo provvedimenti drastici ma necessari? Non c’è più tempo per il dialogo e per le richieste.
E’ arrivato il momento di fare fronte unico, si ordini, quindi, la chiusura della cokeria.

lunedì 12 luglio 2010

Salute, inquinamento e informazione

L’I N I Z I AT I VA : «TARANTO LIBERA» INCONTRA LA COMMISSIONE AMBIENTE DEL COMUNE E PROPONE UNA CAMPAGNA INFORMATIVA SULLA CONTAMINAZIONE DA INQUINANTI.

La presenza di sostanze inquinanti al quartiere Tamburi, pericolose per la salute, è arcinota. Informare la popolazione dei rischi derivanti dalla contaminazione, accertata in alcune zone del quartiere e per la quale il Comune procederà alla bonifica, diventa una priorità «democratica». La commissione Ambiente del Comune ha accolto la proposta dell’associazione «Taranto libera» di promuovere una campagna d’informazione che diffonda la conoscenza sulle sostanze inquinanti e sui rischi per la salute dei cittadini. A muovere «Taranto libera», si legge in una nota, l’idea che «le amministrazioni pubbliche ed in particolare i servizi che si occupano di prevenzione hanno la fondamentale funzione di garantire che tale processo comunicativo avvenga senza discriminazioni senza allarmismi e secondo criteri di interesse generale. Emerge la necessità di dotarsi di una strategia di comunicazione che diventa fondamentale per campagne di informazione del pubblico sui rischi o per cercare di modificare comportamenti che possono incidere sulla salute». La commissione Ambiente tornerà a riunirsi nei prossimi giorni e tornerà ad ascoltare «Taranto libera» di cui ha apprezzato l’iniziativa e lo spirito che l’anima. A questo punto agli ambientalisti toccherà mettere a punto un progetto e presentarlo all’organismo comunale guidato da Gabriele Pugliese. Alla riunione di venerdì scorso era presente la responsabile di Arpa Taranto, Maria Spartera, che ha confermato la presenza degli inquinanti rilevati ai Tamburi. L’iniziativa di «Taranto libera» prevede il coinvolgimento delle scuole e di eventuali sponsor e c’è il sostegno e la disponibilità a collaborare al progetto dell’Associazione culturale pediatri nella persona di Anna Maria Moschetti. Gli obiettivi sono molteplici: «Informare e migliorare le conoscenze – spiegano gli ambientalisti in una nota – per dare facoltà di scelta. Promuovere la salute. Modificare o rinforzare i comportamenti non a rischio. Negoziare su questioni controverse o su punti di vista diversi. Comunicare l’incertezza e favorire la partecipazione e il processo di corre sponsabilità. Valutare il ritorno da parte del pubblico per essere sicuri che il messaggio sia stato capito, monitorare l’esito della campagna informativa». Sullo sfondo, ma in realtà è centrale, rimane la questione di quanto e come la presenza industriale possa aver contribuito all’inquinamento dei terreni. Sarebbe interessante sapere, a questo punto, cosa pensino proprio le industrie circa l’opportunità di informare la popolazione sui rischi per la salute derivanti dalle sostanze ritrovate nei terreni ai Tamburi. E se fosse poi peregrino pensare anche a un loro contributo sulla delicata questione. In fondo quando si parla di «responsabilità sociale» si allude anche a questo.

Fulvio Colucci , Gazzetta del Mezzogiorno, 12 luglio 2010.

domenica 6 giugno 2010

Ora si sa...

COMUNICATO STAMPA
Taranto libera chiede la chiusura delle cokerie

Il 98% del benzo(a)pirene prodotto nell’area industriale, proviene dalle cokerie dell’Ilva. Questo quanto dichiarato dall’ARPA. Taranto libera tiene a sottolineare che il benzo(a)pirene è classificato come cancerogeno certo (CATEGORIA 1) dall’Agenzia per la Ricerca sul Cancro (IARC) e non come probabile cancerogeno (categoria 2), cosi come erroneamente riportato nella relazione tecnica dell’ARPA. Gli IPA sono classificati come potenziali cancerogeni per l’uomo (categoria 2B), in fase di studio, ma non per questo meno pericolosi. La comunità scientifica rappresentata da esperti e studiosi è concorde nel ritenere che anche la sola possibilità di rischio per la salute è condizione necessaria e sufficiente ad avviare una immediata mobilitazione per la tutela della salute pubblica. Nel caso di Taranto per il benzo(a)pirene, cancerogeno certo, per tutti gli IPA (cancerogeni potenziali) e per molti altri inquinanti altrettanto pericolosi (benzene e metalli quali Hg, As, Pb, Cd) nessuna mobilitazione seria è stata effettuata da parte del primo responsabile della tutela della salute dei cittadini: il sindaco Ippazio Stefàno.
La relazione tecnica dell’ARPA giunge alla nostra attenzione, dopo un lavoro cominciato da tempo ed i cui primi dati erano già noti almeno da giugno del 2009. Nel corso di una conferenza sulle attività di controllo di ARPA Puglia (16 giugno 2009), il Dott. Roberto Giua, Responsabile del Servizio Aria ARPA Puglia, ci comunicava che nel 2005, secondo dati ISPRA, l’Ilva emetteva in aria, il 95% degli IPA provenienti dall’area industriale. Inoltre, nel corso della stessa conferenza, l’ARPA dichiarava: ‘’Appare evidente come questi rilevanti contributi emissivi di IPA non possano non dare un altrettanto significativo contributo alle immissioni in aria nelle zone vicine all’area industriale’’. Per il monitoraggio del benzo(a)pirene nella postazione di via Machiavelli nel 2008 la media annuale era pari a 1,26 ng/m3, superiore al limite di 1 ng/m3 previsto dal D.Lgs. 152/2007. Nel 2009 si arriva a 1.31 ng/m3. Il valore medio annuale risulta essere quindi superiore a quello dell’anno precedente. Tutto era già noto, nulla di nuovo.
E se di fronte ai dati ISPRA l’Ilva nella persona dell’Ing. Buffo, sostiene di rispettare tutti i limiti di legge, noi crediamo in sostanza che se anche questo fosse vero, non sarebbe sufficiente la semplice dichiarazione. I fatti vanno documentati.
La mancanza di un campionamento in continuo per molti inquinanti, non garantisce il rispetto dei limiti di legge per tutti gli inquinanti. Inoltre, quand’anche questo fosse applicato, non conosciamo le misure adottate in caso di superamento dei limiti consentiti. Per la legge anti-diossina (n. 44/2008), ad esempio, se fosse applicato il campionamento in continuo (sospeso poiché in deroga col protocollo integrativo, 19 febbraio 2009) in caso di superamento dei valori di legge, non si ordinerebbe la chiusura dell’impianto ma un fermo temporaneo e solo dopo essersi accertati del mancato rientro dei valori di emissione entro i limiti di legge (60 giorni di tempo). Ancora una volta ci troveremmo di fronte ad una strada senza uscita.
Inoltre, i limiti di legge a livello nazionale sono molto meno rigorosi rispetto al resto dell’Europa (per le diossine 0.4 ng/m3 in Italia, 0.1 ng/m3 in Europa).
Non solo. Nel caso del benzo(a)pirene, il valore obiettivo di 1 ng/m3 è calcolato come media annuale. Cio’ vuol dire che, ammettendo l’esistenza di sistemi in grado di abbattere le emissioni riportandole al valore obiettivo, il calcolo verrebbe effettuato con un’approssimazione che non offre una misura del reale grado di esposizione degli abitanti del quartiere Tamburi. Oltre a questo, è da contestare il valore di Unit Risk dell’OMS, che l’ARPA indica per il calcolo della stima dei nuovi casi di tumori. Tale valore, infatti, non tiene conto della maggiore predisposizione alle patologie acquisita da parte della popolazione che per anni è stata esposta ad agenti inquinanti che minano in primis le loro difese immunitarie e che quindi la rendono piu’ vulnerabile nei confronti di ogni sorta di agente tumorale, anche ad una concentrazione minima.
La stima delle incidenze puo’ e deve essere studiata solo mediante la valutazione dei casi incidenti man mano che ci si avvicina al sito industriale (mappe epidemiologiche) e non tramite semplici formule matematiche.
In conclusione, riteniamo che coloro i quali hanno sempre sostenuto la chiusura dell’area a caldo dello stabilimento Ilva, solo osservando e valutando dati oggettivi sull’ abnorme mortalità per tumori e malattie correlate ad inquinamento ambientale, hanno avuto ragione. Medici (vorremmo per questo ricordare il Dott. Patrizio Mazza), ancor prima delle associazioni ambientaliste, hanno lanciato da tempo un grido d’allarme. E allora prima ancora che si ripresenti l’occasione in cui anche le associazioni e i comitati, possano dire ‘’ve lo avevamo detto’’, chiediamo alle Istituzioni di mobilitarsi quanto prima per la chiusura di tutta l’area a caldo. E’, infatti, impossibile pensare ad una compatibilità tra le cokerie ed una città che vive a ridosso dell’industria. Taranto libera ed altre associazioni e comitati, da tempo sostengono la chiusura dell’area a caldo, da tempo manifestano la loro contrarietà ad una ipotesi di eco-compatibilità. Quale puo’ essere la soluzione? La suggeriamo al sindaco Stefàno: la chiusura dell’area a caldo, prevedendo un piano di riconversione, prima che sia troppo tardi.
Coordinamento Taranto libera.

mercoledì 12 maggio 2010

L'ilva sfora? Nooooooo!

Dal blog di Taranto libera (con precisazione nostra)

Ecco i dati Ispra sull’Ilva



Rispetto alle osservazioni giustamente indignate, occorre fare una precisazione per la lettura delle soglie. Esse non sono riferite a dei limiti di legge da non superare. Ma ad un solco oltre il quale le aziende hanno l'obbligo di autodichiarare la quantità delle loro emissioni.
I limiti da rispettare in termini di concentrazione dei singoli inquinanti sono invece quelli imposti dalle leggi ai singoli impianti così come previsti nelle autorizzazioni in sede di rilascio. Ed i quali nulla hanno a che fare con il registro INES.
Ecco anche il dato precedente del registro. E' relativo al 2005 con dichiarazione del 2006 (cadenza triennale).

venerdì 16 aprile 2010

La vergogna dell'ENI e di chi glielo permette!

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO

Le Associazioni non accettano la scelta di ENI e chiedono un incontro.


Integrità e trasparenza, questi sono i principi che l'azienda ENI S.p.A ritiene di perseguire attraverso l'operato della propria Governance nei territori in cui è insediata. ENI opera anche nel territorio di Taranto, per l'esattezza a due passi dal centro abitato, ed ha dunque delle precise responsabilità ed obblighi nei confronti dei suoi cittadini. In occasione della conferenza stampa tenutasi giovedi 15 aprile, quegli stessi principi di cui ENI si fa promotrice sono stati disattesi, proprio nei confronti di quella parte di cittadinanza che, in maniera attenta e mediante l'impiego di non poche energie, segue le vicende legate alle problematiche ambientali e sanitarie della propria città. A Taranto di recente si parla di 'allarme' ed ENI si preoccupa di rassicurare la popolazione tentando di cancellare dal vocabolario la parola 'esplosione'. Se di fuga di gas idrogeno si è trattato, ricordiamo che l'idrogeno è un gas altamente infiammabile e forma con l'ossigeno (contenuto nell'aria) miscele esplosive. Ora, se cosi' non è stato, quei fumi neri li abbiamo comunque visti, l'incendio c'è stato, le automobili danneggiate non sono un' invenzione, quale differenza ci puo' essere tra esplosione o incendio? Il pericolo c'è ed è evidente. Taranto poi è in allarme ormai da decenni, ma questo sembra non interessare a nessuno e tanto meno ad ENI SpA. Questa azienda non è proprietaria della città di Taranto, pertanto non ha alcun diritto di decidere a quale rappresentanza della città rivolgersi e a quale no. Perchè escludere le associazioni e i comitati in un incontro alla presenza di istituzioni e stampa? Interpretiamo questa scelta come una volontà di chiusura da parte di ENI e chiediamo pertanto che l'azienda convochi immediatamente tutte le associazioni e i comitati liberi presenti a Taranto in presenza di stampa e istituzioni.

Sottoscrivono le seguenti associazioni e comitati:Taranto libera, Amici di Beppe Grillo Taranto, Comitato per Taranto, Meetup - I Grilli di Taranto in MoVimento, Associazione Tamburi 9 luglio 1960, Associazione La Fontanella, Associazione Solo Cure per Guarire, Centro Culturale Filonide.

sabato 10 aprile 2010

Un manifesto per riflettere

Comunicato di associazioni:
Vi comunichiamo che il 12 aprile 2010 vi sarà l'affissione di un manifesto formato 3x6 metri recante un messaggio sociale per la città.
E' stato scelto come sito d'affissione il pannello in viale Magna Grecia angolo via Lago Trasimeno, in prossimità del semaforo.
Il poster resterà affisso per 14 giorni.

A questa iniziativa aderiscono le seguenti associazioni e comitati:
Associazione Tamburi 9 luglio 1960, Associazione Solocureperguarire, Comitato Isole Cheradi, Onda Viola Taranto, Contramianto, Associazione La Fontanella.

venerdì 9 aprile 2010

giovedì 1 aprile 2010

Buongiorno Tamburi!

Il Comitato Cittadino 'Taranto libera', insieme ad altre associazioni ambientaliste, è stato convocato per un nuovo consiglio circoscrizionale, l'8 Aprile, ore 15.30 presso la Circoscrizione Tamburi.

Il Comitato per Taranto, nel diffondere la notizia invitando tutta la cittadinanza a partecipare, informa che prenderà parte al consiglio con alcuni dei suoi membri per sostenere la popolazione martoriata del quartiere Tamburi e richiamare gli amministratori al loro dovere, fino ad oggi tragicamente omesso, di tutela della salute dei cittadini e del loro benessere.

Ecco cosa era accaduto il 19 marzo :
A seguito di una denuncia a mezzo stampa del Presidente delle Circoscrizione Tamburi-Lido Azzurro di Taranto in merito all'impossibilità del rifacimento del manto stradale, pare a causa di una contaminazione da Berillio, un consigliere di minoranza(Franco Fanelli) ha prima chiesto in maniera formale e poi ottenuto attraverso l'occupazione per mezzo di un sit-in, un consiglio circoscrizionale monotematico su questo tema. L'intento era di capire quanto di vero ci fosse in tale denuncia e che cosa si intendeva fare una volta verificata la veridicità di tale situazione(che ovviamente dimostrerebbe l'assoluta drammaticità delle condizioni del quartiere situato a 100 metri dal famigerato Camino E312 dell'Ilva di Taranto)
Al consiglio erano stati invitati il Sindaco(non pervenuto...), il vice sindaco(non pervenuto ma impegnato in campagna elettorale per le regionali 2010), l'assessore ai lavori pubblici Spalluto(giunto con un'ora e mezzo di ritardo e andato via con un coup de theatre, prima ancora di aver capito il tema del contendere, dopo le incalzanti domande di uno dei consiglieri che chiedeva tempistiche di risoluzione della situazione e risposte certe) e l'assessore all'igiene, alla sanità, allo sport e al tempo libero Romeo.



Ed ecco il documento citato da Daniela Spera, scaricato, sfogliabile, salvabile, copiabile e soprattutto stampabile!
Risanamento Tamburi 21051 All.1 Relazione

sabato 20 marzo 2010

Ilva fragile? Quella è la nostra salute!

Malattie diffuse

IL COMITATO «TARANTO LIBERA» PER UN CAMBIO DI STRATEGIA NELLA LOTTA AMBIENTALISTA
Spera: «Non basta più fermarsi ai numeri e ai valori degli agenti inquinanti»

E’ un cambio di strategia importante nella lotta all’inquinamento quello su cui insiste l’associazione «Taranto libera». Un mutamento che coincide con le notizie sulla prossima creazione del centro congiunto Arpa-Asl all’ospedale Testa per il monitoraggio dell’inquinamento. «Non basta più fermarsi ai numeri e ai valori degli inquinanti, non basta più analizzare il sangue e le urine dei cittadini per rilevare le sostanze. Occorrono mappe epidemiologiche. Le malattie possono raccontare molto sugli agenti inquinanti al punto da essere “decisive ” nel contrastare il degrado dell’ecosistema attraverso la tutela della salute pubblica. Credo sia giusto orientare le risorse a disposizione verso questi obiettivi». La portavoce di «Taranto libera», Daniela Spera, ci crede. L’associazione sta coagulando intorno ai suoi orientamenti sempre più consenso, negli incontri pubblici e sulla rete. «Le mappe epidemiologiche – spiega Daniela Spera – dovrebbero vagliare la situazione osservando tumori e altre malattie provocate da agenti inquinanti in base alla loro incidenza sul territorio così da “verificare ” i danni prodotti». L’associazione «Taranto libera» si sofferma anche sulla questione del registro tumori. «Quello ionico-salentino – sottolinea Daniela Spera – valuta l’incidenza del male, ma non tiene conto del fondamentale aspetto della sua localizzazione. Sarebbe la chiave giusta per aprire la porta alla conoscenza dei responsabili delle conseguenze sulla salute dei cittadini. Insomma,con un registro tumori tarato su questi elementi, combinando il documento con le mappe epidemiologiche e con i dati delle altre città italiane, troveremmo i “colpevoli ”. Tra gli agenti inquinanti – avverte Spera – ci sono differenze basate proprio sulle conseguenze che provocano rispetto alla salute dei cittadini. L’azione della diossina non è quella del benzene causa di leucemie. Anche l’incidenza delle polveri sottili deve far riflettere. Pensiamo, ad esempio, a molti casi di malattie cardiache apparentemente inspiegabili o ai danni cerebrali ricollegabili ai metalli pesanti. Insistere sul rapporto tra patologie e agenti inquinanti è fondamentale. Ecco perché bisogna andare oltre le analisi del sangue sugli individui sani e capire, alla fine, quanti malati e quanti morti possano esserci a causa del degrado dell’ecosistema. Raccolta dei dati per aree, avvicinamento progressivo alla conoscenza delle fonti inquinanti. Questo lavoro – conclude Spera– è fondamentale per informare la popolazione».

La Gazzetta Del Mezzogiorno – sabato 20 marzo 2010
Fulvio Colucci