sabato 17 agosto 2013

La corsa al treno... rotto!

Ilva-Lucchini, integrazione possibile

Perché - con la cruda sbrigatività che gli amici e i nemici gli riconoscono fin dai tempi di Mediobanca e di Montedison - Enrico Bondi non ha bollato come "impraticabile" la richiesta - pressante - del Governo di provare a inserire il (logorato) tassello della Lucchini nel (complicatissimo) mosaico del risanamento industriale e ambientale dell'Ilva di Taranto? Perché non l'ha fatta cadere nel vuoto?
Le motivazioni che il ceto politico toscano ha scaricato sul Governo sono emotive fino alla demagogia, perché sembrano nascondere la voglia di diluire nell'Ilva il problema della Lucchini, ma di fronte alla disperata situazione di Piombino non possono non risuonare come quasi comprensibili.
L'ipotesi di lavoro, che va attentamente depurata da ogni rischio di una vendita camuffata, è quella di realizzare a Piombino un centro di produzione di materia prima che alimenti la stessa Piombino e che sia di supporto all'Ilva.
Quale sarebbe il vantaggio per quest'ultima? C'è un elemento, strettamente connesso al particolare profilo giuridico-industriale in cui si trova l'Ilva, di cui bisogna tenere conto: l'Aia, l'autorizzazione integrata ambientale, ha posto un vincolo sulla produzione di ghisa liquida a Taranto.
Fra il 2007 e il 2008, prima della crisi economica internazionale e del buco nero giudiziario in cui è precipitato il gruppo siderurgico, l'impresa produceva 9,5 milioni di tonnellate di ghisa all'anno. Ora l'Aia fissa un tetto di produzione a 7 milioni di tonnellate. Gli oltre due milioni di tonnellate che mancano potrebbero essere forniti da Piombino. Questo è il vantaggio per l'Ilva.
E per Piombino? Se l'Ilva dovesse attivare una integrazione con l'acciaieria toscana, per quest'ultima vi sarebbe una prima sostanziale conseguenza: molti dei dipendenti, che oggi paiono destinati a perdere il posto di lavoro anche in caso di non definitiva liquidazione della società, potrebbero rientrare in fabbrica, dove non sarebbe spento per sempre l'altoforno.
Oggi, per la Lucchini, sono in lizza due cordate: la prima è composta da Beltrame e da Klesch; la seconda da Duferco, Acciaierie Venete e Feralpi. Entrambe le cordate, che hanno manifestato un interessamento a diversi livelli, sono portatrici di una cultura basata sul forno elettrico, che si serve del rottame. Non hanno competenze di gestione e di trasformazione del minerale. Dunque, appare difficile che possano mantenere un perimetro occupazionale che, rispetto agli attuali più di 2mila dipendenti, vada oltre 600-650 addetti.
In Italia le uniche due realtà che conoscono bene la siderurgia estrattiva - quella fondata appunto sull'estrazione del ferro dal minerale - sono l'Ilva e la Lucchini di Piombino. E, se in qualche modo l'Ilva riuscisse a inserire nel suo piano industriale una integrazione con la Lucchini, il numero di dipendenti necessario sarebbe assai maggiore. Il problema è, appunto, che cosa voglia dire "in qualche modo": l'Ilva è commissariata, dunque - anche se traesse un vantaggio industriale da questa idea - non potrebbe acquistare la Lucchini. Una ipotesi potrebbe essere l'affitto di un ramo d'azienda.
C'è, poi, il nodo della delimitazione del campo di gioco. Nel senso che l'Ilva potrebbe giocare in proprio, gestendo tutto il ciclo siderurgico di Piombino. Oppure potrebbe integrarsi con la cordata che avrà la meglio sull'altra: all'Ilva quanto serve per i prodotti piani, agli altri i forni elettrici con cui produrre prodotti lunghi. Comunque sia, a Piombino ci sarebbero già le attrezzature per fare i semilavorati da indirizzare verso il laminatoio di Taranto.
I costi di trasporto e di logistica, se sostenuti all'interno dello stesso gruppo siderurgico, non sono per definizione proibitivi: ai tragitti Cornigliano-Taranto e Novi Ligure-Taranto si aggiungerebbe Piombino-Taranto. Va sottolineato come, a Piombino, ci sia un asset - spesso trascurato - come il porto. È vero che il fondale dovrebbe essere più profondo, per ospitare le navi di grandi dimensioni che oggi servono la siderurgia internazionale. Ma è altrettanto vero che gli attracchi sul Tirreno sono più pregiati rispetto a quelli sull'Adriatico, tanto che il valore di un molo a parità di capacità varia fra il 30 e il 35% in più.
Dunque, una integrazione Ilva-Lucchini - sempre che le richieste di Roma non siano giudicate impraticabili da Bondi e dal suo staff - potrebbe anche contribuire a fare tornare in attività un porto, quello di Livorno, che oltre al turismo dei traghetti verso le isole ha una vocazione siderurgica tutt'altro che irrilevante.
Un porto il cui livello di saturazione ha una correlazione diretta con quanto succede nello stabilimento, che a regime avrebbe dovuto produrre 2,5 milioni di tonnellate di acciaio, ma che in realtà negli ultimi anni non ha mai superato gli 1,4 milioni di tonnellate. (Sole24h)

mercoledì 14 agosto 2013

Non c'è peggior sordo (o negatore) di chi non vuol sentire

La smetta con il suo “sterile approccio negazionista” e collabori con le istituzioni locali.

Lo chiede Giorgio Assennato, direttore generale di Arpa Puglia, ad Enrico Bondi, commissario straordinario dell’Ilva di Taranto ed ex amministratore delegato dell’acciaieria. Nella lettera inviata ieri anche al governatore pugliese Nichi Vendola (Sel), all’Ares Puglia e alla Als tarantina, Assennato annuncia che il 21 agosto è prevista a Basilea una sua relazione sulla valutazione del rischio per Taranto legato alla lavorazione dell’acciacio (“Risk assessment on Taranto (Italy) integrated steel works”). Il discorso si terrà durante il convegno organizzato dalla Società internazionale di epidemiologia ambientale (Isee). “Evidentemente – scrive il direttore dell’Arpa – il comitato scientifico del convegno non ha condiviso il suo giudizio sull’inattendibilità del nostro lavoro sulla valutazione del danno sanitario prodotto dall’Ilva”. Assennato si riferisce alla nota di Bondi del 27 giugno inviata alla Regione in cui appoggiava i rilievi dei consulenti dell’Ilva sul fatto che l’eccesso di tumori sia dovuto al “fumo di tabacco e alcol, nonché difficoltà nell’accesso a cure mediche e programmi di screening”. Posizione in contrasto con quanto certificato dal Ministero della Salute con il Rapporto Sentieri dello scorso ottobre che invece lega le emissioni dell’acciaieria all’aumento del 20% del tasso di mortalità nel tarantino rispetto all’intera regione. “Mi auguro – scrive Assennato – che lei comprenda il valore strategico della trasformazione di atti amministrativi in produzione scientifica per affrontare in modo adeguato la complessità dei problemi dell’area tarantina”. Poi aggiune: “Ciò è alla base del Centro Ambiente e Salute a Taranto, finalmente attivato dopo mie reiterate richieste, al quale l’azienda Ilva si è sempre rifiutata di aderire, nonostante miei pressanti inviti, come avrebbe dovuto fare seguendo i principi di una moderna responsabilità sociale d’impresa”.(Domaniandriese)

lunedì 12 agosto 2013

Pioggia ricca

Che fine fa l'acqua che cade sull'Ilva?
E l'acqua con cui vengono bagnati i parchi minerali?

In Italia persino un parcheggio per essere autorizzato deve essere dotato di un sistema di trattamento delle acque di prima pioggia. E la più grande acciaieria d'Europa possiede o no un sistema di trattamento delle acque di prima pioggia? Spinti da questo dubbio abbiamo chiesto al Garante dell'AIA se Ilva fosse in regola. Il Garante ha chiesto lumi ad Arpa. Altoforno Ilva Altoforno Ilva Chiudi E finalmente abbiamo la risposta ufficiale che alleghiamo a questo comunicato.

 Oggi giunge infatti la risposta ufficiale dell'ARPA alla richiesta di PeaceLink. Eccola: "Si comunica che attualmente la struttura del sistema fognario asservito allo stabilimento Ilva spa di Taranto non consente la raccolta delle acque di prima pioggia, le quali vengono fatte confluire insieme agli altri scarichi dello stabilimento nei canali di scarico (canali Primo e Secondo), che l'azienda considera sedimentatori longitudinali". Questo è quanto scrivono Giorgio Assennato e Massimo Blonda, rispettivamente Direttore Generale e Direttore Scientifico dell'Arpa Puglia al già Garante dell'AIA Vitaliano Esposito. L'ARPA Puglia specifica di avere chiesto gli opportuni interventi "già dalla prima AIA" del 2011.

 L'inerzia che ne è seguita a questo punto è sotto gli occhi di tutti, alla luce del lapidario comunicato dell'ARPA. E' inquietante che in tutto questo tempo un sistema indispensabile per la protezione delle acque (che tra l'altro non è una "migliore tecnologia" ma è un vero e proprio obbligo di legge) sia rimasto inattuato. E' stato proprio il dott. Vitaliano Espostito (e poi ARPA in giornata) a comunicare per email questa imbarazzante informazione all'ISPRA e all'Ilva, oltre che a PeaceLink.

Al Commissario dell'Ilva spa
Al Direttore generale dell'Ispra
Si trasmette, per quanto di competenza, l'allegata nota dell'Arpa Puglia in risposta alla richiesta del prof. Marescotti del 26 luglio u.s. Vitaliano Esposito, già Garante dell'Aia per l'Ilva. Tale informazione era stata specificamente richiesta da PeaceLink con questa email del 4 luglio scorso: Gentile Garante, vorremmo sapere se Ilva è in regola con la normativa nazionale che prevede l'adozione di sistemi di trattamento delle acque di prima pioggia. Vorremmo sapere pertanto se i liquidi per l'irrorazione dei parchi minerali e la pioggia stessa sono raccolti e trattati per evitare che trasferiscano in mare gli inquinanti. Vorremmo sapere se l'irrorazione dei parchi minerali incontra un adeguato strato di impermeabilizzazione o se i liquidi percolano nella falda.
Con osservanza Alessandro Marescotti Presidente di PeaceLink

Ma che cosa prevede la legge a questo riguardo? L'art. 113 del Decreto Legislativo del 3 aprile 2006 n. 152 (titolo III, capo IV: Ulteriori misure per la tutela dei corpi idrici) è molto chiaro nel prevedere che "ai fini della prevenzione di rischi idraulici ed ambientali, le Regioni, previo parere del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, disciplinano e attuano le forme di controllo degli scarichi di acque meteoriche di dilavamento provenienti da reti fognarie separate".
Quindi è competenza della Regione predisporre e applicare la normativa. La Regione Puglia, con Deliberazione di Giunta del 19 giugno 2007, n. 883, ha adottato, ai sensi dell'art. 121 del D. Lgs. n. 152/2006, un "Piano di tutela delle Acque". Tale piano impone che "le acque di prima pioggia e di lavaggio delle aree esterne che dilavano dalle pertinenze di stabilimenti industriali, di cui alla definizione, devono essere raccolte in vasche a tenuta stagna e sottoposte ad un trattamento depurativo appropriato in loco tale da conseguire il rispetto dei limiti di emissione previsti dalla tab. 3 di cui all'allegato 5 del D.Lgs. 152/99, per le immissioni in fogna e nelle acque superficiali; il rispetto dei limiti di emissione previsti dalla tab. 4 di cui all'allegato 5 del D.Lgs. 152/99, nel caso di scarico sul suolo. Inoltre, le acque di dilavamento successive a quelle di prima pioggia, che dilavano dalle pertinenze di stabilimenti industriali e che non recapitano in fognatura, devono essere sottoposte, prima del loro smaltimento, ad un trattamento di grigliatura, disoleazione e dissabbiatura".

Il piano regionale prevede delle sanzioni: "Chiunque non ottempera alla disciplina dettata dalle Regioni ai sensi dell'articolo 113, comma 1, lettera b), è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da millecinquecento euro aquindicimila euro". L'art. 137, comma 9 D.Lgs. 152/06, dichiara che "chiunque non ottempera alla disciplina dettata dalle Regioni ai sensi dell'articolo 113, comma 3 (ossia chiunque apra o comunque effettui nuovi scarichi di acque reflue industriali, senza autorizzazione, oppure continui ad effettuare o mantenere detti scarichi dopo che l'autorizzazione sia stata sospesa o revocata), è punito con l'arresto da due mesi a due anni o con l'ammenda da millecinquecento euro a diecimila euro".

A questo punto la domanda è d'obbligo: chi non ha agito fino a ora per applicare la legge? Ci sono responsabilità politiche visto che l'organo tecnico aveva già segnalato il problema? La questione sarà portata all'attenzione della Procura della Repubblica.

Peacelink (Antonia Battaglia, Fulvia Gravame, Luciano Manna, Alessandro Marescotti)

venerdì 9 agosto 2013

E Registro Tumori di Puglia fu!

Con deliberazione della Giunta Regionale n. 1197 dell'1/7/2013 è stato istituito il Registro dei Tumori per la Regione Puglia. La pubblicazione è sul Bollettino Ufficiale della Regione n. 108 del 6/8/2013.


giovedì 8 agosto 2013

Sinergia: la parola preferita dai politici (e la più ambigua...)

Ilva, Zanonato in visita allo stabilimento: “Possibile sinergia con Piombino”

Il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, accompagnato dal commissario straordinario dell’Ilva Enrico Bondi, ha visitato lo stabilimento siderurgico di Taranto. Il ministro, arrivato da Roma, dal consiglio dei ministri, ha effettuato un sopralluogo nell’area dei cantieri allestiti per i lavori previsti dall’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale. ”E’ possibile una sinergia temporanea tra l’Ilva di Taranto e lo stabilimento di Piombino – ha dichiarato il ministro, come riportato dall’Ansa – siamo in una fase in cui ci sono segnali di ripresa e l’Ilva di Taranto dovra’ ridurre la produzione per i lavori dell’Aia. Questo potra’ servire per far produrre acciaio all’altoforno di Piombino, dove si sta cercando di trovare una soluzione diversa”. Zanonato ha aggiunto: ‘La salute è al primo posto, poi bisogna salvaguardare l’occupazione. Mi sono convinto che non c’e’ possibilità solo di bonificare l’impianto, ma bisogna rimetterlo in piena efficienza in base all’Autorizzazione integrata ambientale e questo servirà per tutelare la salute”. ’In base a quanto riferito dal ministro, il piano industriale è previsto per settembre. (Inchiostroverde)

L'ultima sub-roncata: "facciamolo alla tedesca!"


Ronchi promette un'Ilva alla tedesca

Sub commissario Edo Ronchi, il ministro Flavio Zanonato ha detto che la domanda di acciaio è ripartita: ciò riguarda anche l’Ilva?
«I dati sia degli ordini sia del fatturato di luglio dell’Ilva sono in significativo aumento e promettenti e anche se è presto per parlare di una ripresa stabile si può ben sperare, anche perché le produzioni dell’Ilva sembrano in grado di tenere spazi di mercato, interno ed estero».
A che punto è il piano ambientale e quali sono le sue linee guida?
«La legge 3 agosto 2013 numero 89 prevede che la stesura del Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria sia fatta entro 60 giorni dalla nomina dei tre esperti, quindi entro il 15 settembre; c’è poi un mese per le consultazioni e quindi un altro mese per la stesura finale: entro metà novembre dovrebbe esserci pronto il Piano che deve prevedere azioni e tempi necessari per garantire le prescrizioni dell'Aia. Dovrà anche "garantire il rispetto delle prescrizioni di legge" in materia non regolate dall’Aia, cioè gestione dei rifiuti, scarichi idrici e di gestione delle acque di prima pioggia, sequestri disposti dalla magistratura che richiedono interventi di messa a norma e di rischi di incidenti rilevanti. L’istruttoria delle misure è stata avviata, resta da fare alcune verifiche dei tempi che dipendono dalle soluzioni tecnologiche da adottare, prevedibilmente entro agosto».
L’Aia deve essere applicata in 36 mesi: ce la farete?
«Capisco la preoccupazione per i ritardi nell’attuazione dell’Aia ma non è ragionevole pensare che basti il decreto e la nomina del Commissario per risolvere i ritardi precedenti. Il decreto 61, trasformato nella legge 89, attribuisce alla gestione commissariale gli stessi 36 mesi che l’Aia assegnava alla gestione precedente: le misure che stiamo valutando sono realizzabili in 36 mesi, salvo ritardi non imputabili alla gestione commissariale: per esempio, i tempi delle autorizzazioni delle autorità competenti saranno rispettati? Quanto ci vorrà per avere discariche disponibili?».
A proposito di discariche recentemente ci sono state molte polemiche: come è la situazione? «Anche migliorando, come faremo, le attività di riciclo dei rifiuti, si produrrà una significativa quantità di rifiuti, destinata a crescere con le attività di bonifica e quindi serviranno nuove discariche. Continuerò a cercare un’intesa con tutti i livelli istituzionali su tre punti: sarebbe meglio smaltire questi rifiuti in discariche interne dell’Ilva per ragioni ambientali (evitare l’impatto del trasporto e quello dei traffici non sempre controllabili date le ingenti quantità di rifiuti prodotti), per ragioni di tempi ( trovare soluzioni idonee, stipulare contratti, eccetera, richiedono tempi troppo lunghi) e per ragioni economiche (stiamo parlando di una capacità di oltre 4 milioni di tonnellate di rifiuti il cui smaltimento in discariche esterne costerebbe intorno ai 400 milioni di euro). Abbiamo due discariche interne: per rifiuti pericolosi e per rifiuti non pericolosi,dalla positiva valutazione d’impatto ambientale e la cui collocazione e il cui progetto sono già stati giudicati ambientalmente idonei; noi siamo in grado di progettare e realizzare modalità di costruzione e di gestione di queste discariche perfettamente a norma. Se tutti i livelli istituzionali fossero d’accordo su questi tre punti, senza aprire conflitti sulle competenze né affidandoci a opinioni singole, si potrebbe recuperare il ritardo accumulato dal 2007».
E a che punto è il piano industriale?
«Il piano industriale comprenderà le misure di quello ambientale che regolerà in parte anche l’attività produttiva dello stabilimento e conterrà anche misure di investimento di tipo produttivo per il miglioramento impiantistico, misure di riorganizzazione aziendale e, infine, il piano finanziario che è già ad uno stadio avanzato di elaborazione e che è seguito personalmente da Bondi».
Ilva può essere davvero risanata?
«Poiché in Italia consumiamo da 27 a 30 milioni di tonnellate di acciaio, ne importiamo circa 14 e ne esportiamo 12 , dovremmo cercare di produrlo e di non mandare altrove le produzioni che richiedono maggiore impegno ambientale. In Germania - dove si producono 42 milioni di tonnellate d’acciaio - a Duisburg c’è un’acciaieria della TyssenKrupp, che produce più acciaio dell’Ilva, 8,5 milioni di tonnellate annue, con lo stesso ciclo produttivo e quell’ impianto, vicino alla città, funziona in modo sostenibile. Perché mai non dovremmo riuscirci anche noi?»

Sostenibili a colpi di regali...

ETS: 160 milioni per centrali elettriche e Ilva di Taranto


AssoRinnovabili grida allo scandalo. Le due delibere derivano da un decreto approvato dal Governo Berlusconi nel 2010, e ancor prima dal Piano Nazionale di Assegnazione delle quote di CO2 del 2006 approvato dal Governo Prodi. Nel vecchio sistema dell'Emission Trading Scheme, cioè del mercato delle emissioni di carbonio, in teoria chi emette CO2 deve comprare un "diritto di emissione" detto anche "quota".
Le quote, in larga parte, sono state regalate in forma di diritti di emissione gratuita a centrali elettriche e industrie energivore. Chi entrò nel sistema ETS successivamente, i cosiddetti "nuovi entranti", si trovò senza permessi gratuiti a disposizione e se li è dovuti comprare a differenza di chi è arrivato prima. Ecco, allora, l'arrivo dei rimborsi per 160 milioni di euro.
 "Assistiamo a una liberalità ingiustificata a favore delle fonti inquinanti - commenta Agostino Re Rebaudengo, presidente assoRinnovabili, la nuova associazione nata dalla fusione di Aper e Assosolare - perché proprio mentre si criticano le rinnovabili e i presunti costi per il loro sviluppo determinando lo stop agli incentivi e l’estensione della Robin Tax, si distribuiscono 160 milioni di euro di contributi pubblici in favore dei combustibili fossili. E’ tempo che l’Italia assuma posizioni chiare e coerenti per definire un prezzo minimo della CO2, si batta per diminuire le emissioni autorizzate e termini di dare contributi a favore delle fonti fossili".
Tra le imprese rimborsate, come detto, c'è anche l'Ilva di Taranto che riceverà 3 milioni di euro sommando tutti i rimborsi dei vari anni. Dagli allegati (qui e qui) pubblicati dall'AEEG con l'elenco delle aziende emerge che Enel percepirà 51 milioni di euro e Sorgenia 25 milioni.
Peppe Croce - greenbiz

Taranto: città di sprechi e speculazioni

NO al Piano Cimino: 10 anni dopo il suo NO al Progetto "Sircom" Legambiente ribadisce la sua netta opposizione a nuove rovinose cementificazioni 

Circa 10 anni dopo la bocciatura del progetto da parte del Consiglio Comunale ci riprovano.
  L'area intorno alla Palude Erbara è nuovamente sotto il tiro della Sircom. Come allora, Legambiente ribadisce il suo fermo NO a questa nuova rovinosa colata di cemento.
  Il progetto va ad interessare un'area, il comprensorio palude Erbara - Salina Grande, interna al bacino idrografico del Mar Piccolo e per questo dai fragili equilibri idrogeologici ed ambientali. Un'area caratterizzata da un complesso ecosistema ambientale e paesaggistico, importante anche sotto l'aspetto faunistico per il passaggio e la sosta di diverse specie protette di uccelli migratori e stanziali. Un'area che va salvaguardata a tutti i costi. Non a caso Salina Grande e secondo seno del Mar Piccolo sono stati riconosciuti siti di interesse comunitario (s.i.c.). Per garantirne la tutela, secondo Legambiente, occorre che siano accorpati in un'area destinata a riserva regionale.

Per Lunetta Franco, presidente del circolo Legambiente di Taranto "il progetto costituirebbe un'espansione urbanistica della città del tutto deleteria anche sotto l'aspetto sociale ed urbanistico. Comporterebbe, infatti, un ulteriore consumo di suolo a fini meramente speculativi in una cintura urbana sin troppo dilatata ed ormai difficilmente governabile sul piano dei servizi e del controllo sociale."
   Per Legambiente, inoltre, la realizzazione del progetto accentuerebbe i processi di spopolamento dei quartieri storici della città e la sofferenza della piccola distribuzione, a sua volta perno della vivibilità di gran parte del contesto urbano consolidato.
  "Quel che lascia particolarmente perplessi", aggiunge Leo Corvace, del direttivo del circolo "è che in questi anni non si sia ancora messo mano ad un piano regolatore distorto nelle sue previsioni di espansione urbanistica e di incremento della popolazione. Questo ha comportato che si continuasse a costruire a dismisura in periferia ed a stravolgere sempre più l'assetto edilizio originario del centro cittadino".
  Il pericolo per quest'area non viene infatti solo dalla riproposizione del progetto Sircom, ma anche dalla nuova massiccia cementificazione prevista nel piano particolareggiato attualmente all'esame negli uffici comunali.
  Legambiente ribadisce la necessità di uno stop senza deroghe all'espansione urbanistica della città e l'urgenza di una politica basata sul recupero urbanistico ed edilizio. Il patrimonio ecologico e paesaggistico va tutelato e valorizzato, non cementificato: a tal fine va allargata la riserva regionale della palude La Vela sino a comprendere la Salina Grande, Cimino e l'area intorno alla Palude Erbara.

Osservazioni di Legambiente sul PEE Ilva

Piano di Emergenza Esterno Stabilimento ILVA di Taranto: Assente l'analisi sul "rischio tornado"

Per garantire maggiore sicurezza ed efficacia è necessario integrare il PEE ILVA con quello dell'ENI e del PORTO e considerare i trasporti di sostanze pericolose all'interno dello stabilimento.
  Legambiente Taranto  ha presentato il 5 agosto le proprie Osservazioni al Piano di Emergenza esterno dello Stabilimento ILVA di Taranto
  Innanzitutto Legambiente ritiene che Taranto debba rientrare, per la complessità del suo apparato industriale ed il rischio costituito dalle sua attività, tra le aree "ad elevata concentrazione di stabilimenti " ai sensi dell'art. 13 del Dlgs 334/99 e s.m..
Nelle more dell'assunzione di tale provvedimento da parte del Ministero dell'Ambiente, per Legambiente è necessario coordinare ed integrare il PEE dell'ILVA con quello dell'ENI e del porto (ndr. "il rapporto di sicurezza") per garantire maggiore sicurezza al territorio ed efficacia al piano di intervento in caso di emergenza.
In particolare il PEE dell'Ilva dovrebbe integrarsi con quello delle due centrali termoelettriche CET/2 e CET/3, di cui la stessa azienda ha di recente rilevato la proprietà. Pur distinti sul piano societario, i processi produttivi delle due aziende sono infatti tra loro strettamente interconnessi. La necessità viene avvertita anche nelle note esplicative del PEE. Per questo Legambente richiede la formulazione di un solo PEE.
  Rispetto alla documentazione da produrre nel PEE, funzionale a garantire puntualità ed efficacia alle analisi di rischio ed agli interventi da assumere in caso di incidente rilevante, la descrizione del sito non risulta del tutto esaustiva relativamente all'aspetto "informazioni sullo stabilimento" così come previsto dal DPCM 25 febbraio 2005. Il riferimento è alla carenza di note inerenti viabilità interna dello stabilimento e mappe delle reti tecnologiche. Di particolare importanza è l'indicazione, su specifica cartografia, del tracciato relativo alle reti gas ed ossigeno, ai vari impianti di stoccaggio, al posizionamento delle torce per rilevarne il rischio in rapporto al trasporto interno di sostanze pericolose ed eventuale effetto domino per la loro vicinanza. Nella descrizione territoriale mancano citazioni riguardanti la presenza di discariche in esercizio e dismesse all'interno e fuori del perimetro Ilva. Vedi "Mater Gratiae", "Cava Due Mari", ex cava "Cementir", ex cava "Briotti", "Italcave", "Gennarini", etc
  La notevole estensione dell'area dello stabilimento siderurgico, circa 15 mln di mq con al suo interno 50 km di strade e 200 km di ferrovia, impone di superare l'attuale analisi del PEE limitato alla valutazione dei rischi di incidenti rilevanti in relazione ai soli processi produttivi. Si ritiene, infatti, che nella loro valutazione alcuni incidenti rilevanti potrebbero presentare, rispetto alla casistica del PEE, un maggiore impatto se causati da mezzi trasportanti sostanze pericolose e/o infiammabili. Ci si può riferire, ad es., alle condotte dei gas di recupero o ai serbatoi di ossigeno. Occorre quindi che il P.E.E riporti i dati riferiti al trasporto intermodale delle sostanze pericolose all'interno dello stabilimento. In particolare, le cifre in merito a quantità, tipologia e pericolosità delle merci trasportate via mare, su gomma e rotaia ed alla quantità dei vettori interessati anche in entrata ed uscita dallo stabilimento. Questi ultimi dati assumono importanza anche in relazione al rischio che incombe sulla strada per Statte, rientrante nella terza zona "di attenzione" ma sulla quale potrebbero inscenarsi incidenti di maggior rilievo se ad essere coinvolto nelle conseguenze di un incidente rilevante interno allo stabilimento Ilva fosse un mezzo con trasporto di merci pericolose.
  Mancano nel PEE analisi circa l'effetto domino conseguente ad incidente rilevante con ripercussioni nelle due centrali termoelettriche CET/2 e CET/3. .
Mancano, inoltre, dati inerenti la dispersione di emissioni diffuse di gas od ossigeno lungo le reti, su giunture e valvole o dagli impianti di stoccaggio, nonché sulla quantità di torce e camini presenti nello stabilimento e sulla temperatura, generalmente rilevante, dei fumi in uscita dagli stessi. Di conseguenza si registra l'assenza di qualsiasi riferimento al rischio determinato da emissioni diffuse di gas od ossigeno che vanno ad impattare con camini e torce.
Legambiente ritiene che l'azienda non possa esimersi dal redigere una valutazione dei rischi rapportati  ad un mancato funzionamento delle torce sulle reti dei gas siderurgici. .
  Infine Legambiente richiama l'attenzione sull'assenza di analisi in rapporto al rischio tornado. I mutamenti climatici del pianeta hanno con tutta evidenza inciso anche sulle caratteristiche atmosferiche dell'area del Mediterraneo rendendole sempre più instabili e protese alla formazione di fenomeni meteorologici dagli effetti anche devastanti. Riscontri in tal senso si sono registrati in loco il 28 novembre scorso quando un tornado ha provocato una vittima e gravi danni al territorio. L'impatto prodotto dal suo passaggio nell'area portuale ed all'interno dello stabilimento siderurgico deve necessariamente portare a considerare nel PEE anche questo tipo di rischio.

martedì 6 agosto 2013

Siamo in trappola... già!

E fa bene!

Ecco la reazione di Vendola al vergognoso articolo dell'Espresso
Discariche Ilva. Vendola querela l'Espresso e Taranto Buonasera 
 Il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola comunica, in relazione alle notizie di stampa pubblicate negli ultimi giorni attinenti alle discariche dell’Ilva, di aver dato mandato agli avvocati per far valere, in tutte le sedi, la responsabilità degli autori.
“Gli articoli pubblicati - ha affermato Vendola - contengono molteplici affermazioni false e offensive che saranno ovviamente oggetto di azione penale e di risarcimento civile nei tribunali. Questo vale per l’Espresso, per Taranto Buonasera e per chiunque dovesse riprendere una cosa cosi manifestamente infondata, vista anche la battaglia storica della Regione Puglia nei confronti di questi signori dei rifiuti”.
 “Alla nostra battaglia – ha spiegato Vendola – combattuta anche con lo spirito di evitare una nuova infrazione comunitaria sul problema delle discariche, la lobby dell’acciaio, ben rappresentata in Parlamento, ha replicato con la seguente diffamazione: che la lotta per il rispetto delle norme comunitarie, in tema di autorizzazione di discariche Ilva, era frutto della volontà di favorire da parte mia e da parte della Regione, le discariche attualmente esistenti all’esterno della fabbrica”.
Il Presidente Vendola dunque smentisce radicalmente quanto affermato in ordine alla intenzione della Regione di impedire o rallentare il processo autorizzativo, che costituisce una pura invenzione ed integra gli estremi della calunnia penalmente perseguibile.
La posizione della Regione è chiara e coerente fin dall’inizio: il rilascio dell’autorizzazione necessaria per le discariche di ILVA spetta al Ministero dell’Ambiente, che ha omesso fino ad oggi di pronunciarsi sulla richiesta, presentata nel 2007, e che ha riconosciuto in atti formali la propria competenza.
Quanto alla Regione, essa è competente al rilascio della VIA, che difatti è intervenuta nel 2010 in base ad un articolato e approfondito procedimento.
Dunque, oggi manca il rilascio dell’AIA, imposto da norme comunitarie (a pena di infrazione contro lo Stato), e di competenza del Ministero.
In nessun modo la Regione ha inteso ingerirsi nel tema delle discariche, limitandosi, da ultimo, a prendere atto di un contributo tecnico dell’ISPRA inviato dallo stesso Ministero dell’Ambiente, che evidenzia profili di criticità sopravvenuta nello stato dei luoghi, sui quali si stanno ovviamente compiendo i necessari approfondimenti.
Ovviamente, la Regione non è favorevole all’attivazione di discariche in mancanza delle autorizzazioni prescritte a tutela di salute ed ambiente, anche perché ciò costituirebbe violazione del diritto comunitario e presterebbe il fianco a procedure di infrazione. (PressRegione)

lunedì 5 agosto 2013

E' nato il secondo mostro

IN “GAZZETTA”: Pubblicata la legge di conversione del decreto Ilva 

È stato pubblicato sulla “Gazzetta Ufficiale” del 3 agosto 2013 n. 181 il testo coordinato del decreto-legge 4 giugno 2013 n. 61 (in Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 129 del 4 giugno 2013), coordinato con la legge di conversione 3 agosto 2013 n. 89 (nella stessa Gazzetta Ufficiale), recante: «Nuove disposizioni urgenti a tutela dell'ambiente, della salute e del lavoro nell'esercizio di imprese di interesse strategico nazionale.» (Sole24)

«I rifiuti dell’Ilva finiscono nelle discariche locali»

Sos di «Vigiliamo»

Il comitato “Vigiliamo” di Grottaglie, ha lanciato l’allarme sulla possibilità che i rifiuti dell’Ilva possano essere smaltiti nelle tre discariche della provincia di Taranto e perciò invita all’unitaria mobilitazione dei «cittadini, comitati, mamme, medici e soprattutto pediatri, residenti nelle zone delle tre discariche per rifiuti speciali Ecolevante a Grottaglie, Vergine a Lizzano e Italcave tra Statte e Taranto, per la tutela dell’ambiente e della salute anche per le future generazioni».
Nel ricordare, al proposito, ai sindaci di tutti i comuni ionici «che siete responsabili della salute dei cittadini», il comitato rileva al proposito che «da quanto riportato in questi giorni dalla stampa sembra che le discariche dell’Ilva, piene tra l’altro di amianto, siano insufficienti sia per la continuazione delle attività dell’acciaieria che per le operazioni di bonifica». Ma rifacendosi al “Sole 24 Ore”, l’allarme potrebbe divenire anche una probabilità che quei terreni inquinati dello stabilimento siderurgico più grande d’Europa possano trovare degna sepoltura nelle discariche del tarantino.
Solo un allarme? Il sub commissario Edo Ronchi per la bonifica dell’Ilva, tra l’altro, ha sostenuto che, relativamente ai parchi minerali, ove sono stoccate materie prime, l’Ilva affiderà i lavori entro fine agosto subito dopo avere risolto il problema del deposito dei terreni, parecchio inquinati, che saranno smossi a seguito dei lavori stessi. «Dove saranno “depositati” questi terreni? Si tratta, come dice il sub commissario Edo Ronchi, di “terreni contaminati” – rileva il comitato Vigiliamo – e allora siamo sicuri che non siano destinati alle discariche per rifiuti speciali della provincia di Taranto, Ecolevante, Vergine e Italcave?».
Per gli ambientalisti di Grottaglie questo preoccupa per il pericolo «di inquinamento ambientale da metalli pesanti e con l’insufficienza dei controlli che Vigiliamo e gli altri comitati continuano a denunciare da un decennio. Con il grave disagio dei cattivi odori e con il pericolo che dissennati e criminali “giri bolla” pos - sano convogliare in queste discariche anche rifiuti pericolosi non inertizzati e selezionati, come dimostrano i diversi processi che si sono succeduti in questi anni ». Ma “Vigiliamo” direttamente ai primi cittadini chiede «cosa intendono fare i sindaci di Grottaglie, Alabrese, di San Marzano, Tarantino, di Statte, Miccoli, e di Lizzano, Macripò? Quali garanzie si stanno affrettando a chiedere? Quali controlli sull’aria, il terreno e le falde acquifere?». (GdM)

domenica 4 agosto 2013

Stop and go

Ilva, l'Acciaieria 1 da domani si ferma

Stop di un mese per l'acciaieria 1 dell'Ilva di Taranto. Avverrà da domani e durerà tutto agosto, periodo nel quale marcerà invece a pieno ritmo l'acciaieria 2.
La fermata sarà utilizzata per effettuare i lavori prescritti dall'Autorizzazione integrata ambientale. E' uno stop annunciato da settimane insieme a quello dell'altoforno 2, nel frattempo già fermato sempre per l'adeguamento all'Aia. La mancata produzione dell'acciaieria 1 comporterà l'inattività per i 296 addetti all'esercizio, per i quali scatteranno i contratti di solidarietà.
Regolarmente al lavoro, invece, gli addetti alla manutenzione e ai servizi dello stesso impianto. Non è da escludere, però, che il numero degli operai in solidarietà possa essere inferiore se ci saranno ferie pregresse da  smaltire. E' quanto si è già verificato con gli altri 2.200 lavoratori sospesi per fermata di altri impianti. Di questi, attualmente, solo 850 sono in solidarietà mentre tutti gli altri stanno "consumando" le ferie arretrate. Ai sindacati l'Ilva ha comunicato che qualora nell'acciaieria 2, che da domani marcerà con tre convertitori, dovessero verificarsi guasti o problemi tecnici, la fermata della 1 sarà temporaneamente rivista con l'attivazione di un convertitore e di una colata continua.(Rep)

sabato 3 agosto 2013

Fallimento

Taranto, M5S: “Ilva può fallire”. E il recupero crediti? “Solo per le banche”

Lo scenario non è così improbabile. Il rischio che l’Ilva fallisca, secondo il gruppo dei senatori del M5S, esiste realmente. “E se, come sembra, il gip di Taranto, Patrizia Todisco, ha ripreso l’attività investigativa, significa che i Riva, oltre agli 8,1 miliardi già sequestrati (provvedimento confermato dal tribunale del Riesame, ndr) potrebbe doversi accollare dell’altro”. A quel punto, per l’acciaieria Ilva sarebbe la fine.
Ma a prendere seriamente in considerazione il possibile crac del gruppo Ilva sono anche (o forse soprattutto) i partiti della maggioranza. E se l’azienda dei Riva dovesse davvero fallire, prima di ogni altro creditore, sarebbero le banche a vedersi corrispondere le somme dovute. Questo il contenuto dei tre distinti emendamenti (ma uguali nella sostanza) al decreto “salva Ilva bis” presentati nelle scorse settimane – dopo il via libera della Camera – dai senatori Luigi Perrone (Pdl), Stefano Collina (Pd) e Maria Paola Merloni (Scelta civica). Gli emendamenti sarebbero stati formulati in seguito ad alcuni incontri con il commissario straordinario dell’Ilva, Enrico Bondi. L’amministratore delegato dimissionario dell’Ilva “è il garante nei confronti delle banche” spiega a ilfattoquotidiano.it il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando. Ergo non può essere rimosso. E pazienza se c’è un conflitto d’interessi. “Ma attualmente Bondi non è più amministratore di niente – chiarisce Orlando – oggi il vero azionista è il tribunale di Taranto. Se c’è qualcun altro però che ha la stessa autorevolezza di Bondi nei confronti del mondo creditizio, ce lo propongano”.
Parole ribadite anche a Claudia Mannino e altri deputati del M5S, che il 23 luglio scorso ne avevano chiesto la revoca dopo l’invio della contro-perizia rivelata dal Fatto in cui si imputava a tabacco, alcool e povertà la principale causa di tumore a Taranto.
Con la modifica introdotta dai tre senatori, Bondi riuscirebbe ad ottenere dagli istituti di credito i finanziamenti (1,8 miliardi) che serviranno per le attività di risanamento, avendo in sostanza la possibilità di garantire ad essi la restituzione dei crediti, anche in caso di un default delle finanze aziendali. Visti però i tempi stretti per l’approvazione del decreto (entro il 4 agosto), il governo ha chiesto ai senatori della maggioranza di ritirare i loro emendamenti (una trentina, su 105 totali). Detto, fatto. Ma la contropartita, chiesta e ottenuta dai rappresentanti di Pd, Pdl e Scelta civica a Palazzo Madama, è stata di tutto rispetto. Anzi, in questo modo, il progetto per salvare i crediti delle banche (insieme ad altri) viene messo in cassaforte.
Le modifiche, che i senatori della maggioranza avevano provato a introdurre in un primo momento, sono infatti confluite in un ordine del giorno che impegna il governo a fare propri i 7 punti e “ad inserirli nel primo provvedimento utile”, sottolinea il presidente della commissione Industria, Massimo Mucchetti (Pd). Tra questi anche il provvedimento che assicura Bondi: “introdurre disposizioni idonee a far sì che i finanziamenti a favore dell’impresa commissariata (…) siano prededucibili ai sensi ed agli effetti di cui all’articolo 182-quater del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267”.
In altre parole i debiti con le banche vanno pagati con preferenza rispetto a tutti gli altri creditori. “Il ‘virus Monti’, che assicura precedenza nei pagamenti alle banche rispetto alle imprese e lavoratori, colpisce ancora”, commenta il Movimento 5 stelle. Il decreto “salva Ilva bis” è legge. Ora le banche aspettano solo il provvedimento, che il governo si è impegnato a varare, e con il quale verranno messi al sicuro i loro crediti.
In sostanza prima le banche, poi l’interesse nazionale e i Riva e infine operai e cittadini. Forse. Questi ultimi, infatti, nel caso in cui l’Ilva dovesse decidere di chiudere lo stabilimento di Taranto non avrebbero alcuna garanzia. Per ricevere l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), infatti, l’Ilva avrebbe dovuto fornire un documento fondamentale come il Piano di dismissione e bonifica degli impianti per fine esercizio. Una fideiussione bancaria, insomma, che sarebbe stata utilizzata per smantellare e bonificare l’intera zona sulla quale sorgeva il più grande stabilimento siderurgico d’Europa. Un punto così importante che l’Ilva è riuscito a evitare: il piano e la fideiussione, infatti, risultano completamente mancanti nell’Aia del 2011 firmata dall’allora ministro Stefania Prestigiacomo e risulta inesistente anche nell’Aia parziale (poiché regolamenta solo le emissioni in atmosfera e non i rifiuti e le acque che dovevano essere regolamentate entro gennaio, ma nella realtà i tarantini attendono ancora) firmata il 27 ottobre 2012 dall’ex ministro dell’Ambiente Corrado Clini.
L’assenza del piano e delle fideiussioni per la fine d’esercizio è stata duramente criticata da Arpa Puglia e dai custodi giudiziari guidati da Barbara Valenzano che nei loro pareri finali alla bozza di autorizzazione scrissero chiaramente che l’Ilva avrebbe dovuto mettere nero su bianco gli impegni nell’eventualità di abbandonare Taranto con tutti “gli obblighi di fideiussione previsti dalla legge”. ( - FQ)

venerdì 2 agosto 2013

Sull'Ilva o sui tarantini?

Tre spade di Damocle sull’Ilva

Richard Westall
Secondo una leggenda, sopra la testa di Damocle pendeva una spada affilata sostenuta da un esile crine di cavallo. L’Ilva ha sopra il capo ben tre di queste spade. La legge appena approvata vorrebbe salvarla dall’incubo di queste tre spade. Vi vorrei spiegare come e perché.
Partiamo con il dire che la conversione in legge del Decreto n.61 disciplina il commissariamento straordinario di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale la cui attività produttiva comporti pericoli gravi e rilevanti all’ambiente e alla salute, a causa dell’inottemperanza alle disposizioni dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).
In teoria quindi appare come il temporaneo trasferimento in mani “affidabili” (quelle dello Stato) di un’azienda privata “inaffidabile”. Ma è proprio così? No, assolutamente no. In realtà questa legge – va ricordato – nasce per scongelare i beni sequestrati alla famiglia Riva dalla magistratura di Taranto. Il GIP Patrizia Todisco aveva infatti firmato il 22 maggio 2013 un decreto di sequestro per equivalente di beni per 8,1 miliardi di euro, cifra che corrisponderebbe, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, al notevole vantaggio economico corrispondente alla mancata attuazione degli interventi per la protezione e salvaguardia dell’incolumità dell’ambiente, degli operai e dei cittadini di Taranto. Fu un atto che i politici filogovernativi non digerirono.
Il Procuratore capo di Taranto, Franco Sebastio, dichiarò: ”Se volete fermarci fate un’altra legge“.
E così è stato. Questa è quindi una ciambella di salvataggio statale per mettere nuovamente fuori gioco la magistratura. C’era già stata la legge 231/2012 per mettere fuori gioco la magistratura: fu la prima legge che venne definita “Salva Ilva“. Vi ricordate cosa prometteva quella legge? Quella legge doveva “garantire” la realizzazione dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) e, per darne la “certezza assoluta”, incorporava nella legge le prescrizioni dell’AIA stessa. Si disse che quella legge “cristallizzava” l’AIA e la imponeva con la forza della legge: dura lex sed lex. Dietro questa burbera facciata - che serviva a incassare il parere positivo della Corte Costituzionale – si nascondevano la propaganda e l’ipocrisia.
Oggi infatti – con la solerte benedizione di Napolitano – quell’AIA potrà essere modificata. Quell’AIA rigida come l’acciaio nella cosiddetta “Salva Ilva 1″ oggi diventa morbida come il burro alla luce della attuale legge, rinominata “Salva Ilva 2″.
Ma perché era così urgente fare proprio questa nuova legge? Ed ecco che torniamo alle tre spade di Damocle di cui parlavamo prima. Sulla testa dell’Ilva pende infatti la prima spada di Damocle: il decreto di sequestro “per equivalente” finalizzato alla confisca, disposto dalla magistratura.
Inoltre pende – strano a dirsi! – la seconda spada di Damocle delle sanzioni conseguenti alla mancata attuazione della “Salva Ilva 1″. Stanno infatti scattando le sanzioni di legge per inadempienza alle prescrizioni dell’AIA.(cfr. http://www.isprambiente.gov.it/it/garante_aia_ilva/aia-e-controlli/diffida-ministeriale-per-inosservanza-delle-prescrizioni-autorizzative-e-comunicazioni-conseguenziali);
L’obbligatorietà delle sanzioni contro l’Ilva era stata ricordata dal Garante dell’AIA il 18 luglio. Risultato? Il Garante nella presente legge viene rimosso perché scomodo ostacolo.
Quella che si preannuncia è la predisposizione di un Piano Industriale che non potrà rispettare la tempistica dell’AIA, come ha dichiarato più volte il commissario straordinario dell’Ilva Enrico Bondi. Questa legge annullerà a breve l’AIA “rigida come  l’acciaio” e la sostituirà con un più malleabile piano industriale che viola lo stesso “principio di equilibrio” fra diritti che era stato dichiarato inderogabile dalla Corte Costituzionale, invaghitasi delle certezze dell’AIA “rigida come l’acciaio”.
Dall’equilibrio garantito (per la Corte Costituzionale) da quell’AIA si passa in tal modo allo “squilibrio” fra diritti, a danno del diritto alla salute.
E stiamo per arrivare – tenetevi forte – alla terza spada di Damocle. A rendere infatti difficile la vita all’azienda c’è un’ordinanza di otto pagine, datata 1 giugno 2013, con cui il GIP di Taranto Patrizia Todisco aveva annunciato all’allora legale rappresentante dell’Ilva Bruno Ferrante l’esecuzione di ispezioni anche notturne da parte dei carabinieri del NOE (Nucleo Operativo Ecologico) e dei custodi giudiziari nelle aree degli impianti posti sotto sequestro al fine di verificare l’attuazione dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) e per controllare che non permanessero situazioni di pericolo per la salute e l’ambiente.
Questo provvedimento del Gip – la terza spada di Damocle – contiene delle importanti considerazioni in merito all’interpretazione che la magistratura di Taranto intende dare della sentenza della Corte Costituzionale che il 9 aprile 2013 ha sostanzialmente dichiarato che la legge 231/2012 (definita da più parti “Salva Ilva”) non violerebbe la Costituzione.> In questo atto il GIP Patrizia Todisco sottolinea come tale legge (pur dichiarata costituzionale dalla Consulta) non consente tuttavia una mera prosecuzione incondizionata della produzione ma una facoltà d’uso condizionata alla puntuale osservanza dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). Conferma quindi il sequestro degli impianti inquinanti e delle aree del parco minerali, delle cokerie, dell’agglomerato, degli altoforni, delle acciaierie e del GRF (reparto di taglio e recupero materiali ferrosi). Pertanto la legge 231/2012 – secondo l’interpretazione del GIP che cita vari passaggi della sentenza – subordina la facoltà d’uso alla “puntuale, scrupolosa e costante osservanza dell’AIA”.
In pratica alla non osservanza dell’AIA poteva seguire non solo la sanzione economica (che potrebbe arrivare fino ad un decimo del fatturato dell’Ilva) ma un nuovo sequestro degli impianti senza facoltà d’uso per violazione dell’AIA. La legge appena approvata permetterà di modificare in peggio l’AIA, con deroghe e proroghe, in modo che formalmente l’llva risulti in regola, una volta manomesse le prescrizioni.
Ossia la si mette in regola non imponendole l’obbedienza alle prescrizioni ma modificando le prescrizioni stesse.
Ci sembra assolutamente grottesco che la nuova legge, approvata perché l’AIA era stata ripetutamente violata per sei mesi, serva proprio a modificare l’AIA e non a garantire l’osservanza della legge. La nuova legge può rendere legale ciò che prima era “fuori norma”. La nuova legge ha pertanto il fine di avviare una sanatoria per mettere al riparo l’azienda da sanzioni che erano già pronte. Si veda la Diffida Ministeriale per inosservanza delle prescrizioni autorizzative.
E’ una vicenda complessa. Ma chi la sa seguire fino in fondo comprende che in questo caso la legge viene continuamente rimodellata per uno scopo primario che purtroppo non è quello di tutelare la salute e la vita ma è al contrario quello di tutelare un’azienda e i suoi lucrosi profitti messi sotto sequestro.
Nel Manifesto del Partito Comunista (1848), Marx ed Engels affermarono che ”il potere esecutivo dello stato moderno non è altro che un comitato per gestire gli affari comuni della borghesia nel suo complesso”. Giorgio Napolitano, che da giovane ha studiato con passione Marx ed Engels, oggi sembra quasi voler verificare la fondatezza di quelle analisi. Analisi che, attualmente, sarebbero considerate rozze, vecchie e ormai superate. (A. Marescotti - FQ)

Serrate i ranghi: giornalisti lavorate per i padroni!

Ecco un pessimo articolo che puzza di stampa appiccicata ai poteri forti e agli interessi di partito!
Il qualunquismo in cattedra per difendere i Riva e il loro ultimo delfino, Enrico Bondi, presentato come l'angelo salvatore ma dimenticando che è la rappresentazione più eclatante del conflitto d'interessi: Amministratore Delegato pagato dai padroni dell'Ilva e Commissario di Stato per tutelare i cittadini e lo stato dai danni che l'Ilva ha causato!!!
Il tutto mescolando parole come rifiuti, discariche, malavita e disfattismo con associazioni, partiti, rappresentanti amministrativi. Un vero calderone emotivo  fatto per gettare fango sulla città, sul territorio, sulla Regione che ha avuto l'ardire di opporsi (in qualche occasione) al mantenimento a tutti i costi del Mostro Necessario.
E pensare che fu proprio dall'Espresso che partì la campagna contro l'AIA della Prestigiacomo...


giovedì 1 agosto 2013

La seconda camera sepolcrale è chiusa

Nell'ignavia di SEL (ennesima), si è consumato il colpo di stato, o meglio il colpo dello stato alla giustizia e alla salute. La pira è accesa per sacrificare la città all'Utile Nazionale.
I cittadini già sepolti con la prima legge salva Ilva, ora si vedono sigillare la seconda camera sepolcrale. Bondi è la mummia designata a vigilare affinchè nessuno sfugga al suo destino di malattia e devastazione, in nome del profitto di casa Riva & friends.


Ilva, via libera al decreto sì al commissariamento

Via libera definitivo dell’Aula del Senato con 206 sì, 19 no e 10 astenuti al Dl che consente il commissariamento di imprese di interesse strategico nazionale che comportino pericolo ambientale e commissaria l’Ilva di Taranto. Maggioranza e Governo avevano deciso di 'blindarè il provvedimento a Palazzo Madama e quindi di escludere modifiche, motivando la decisione con i tempi ristretti di approvazione (la conversione del Dl doveva arrivare entro il 3 agosto) che avrebbero reso difficile una terza lettura alla Camera. Ha dichiarato il voto contrario la Lega. M5S per esprimere la propria contrarietà non ha partecipato al voto (il Movimento ha tentato di praticare l’ostruzionismo nei rigidi vincoli posti dal regolamento del Senato). Si è astenuta Sel.
Il provvedimento prevede che il Consiglio dei ministri possa deliberare il commissariamento di imprese d’interesse strategico nazionale, con almeno mille lavoratori subordinati, la cui attività produttiva comporti oggettivamente pericoli gravi per l'integrità dell’ambiente e della salute a causa dell’inosservanza reiterata dell’autorizzazione integrata ambientale. Il commissario è nominato per dodici mesi (prorogabili fino a trentasei) esercita i poteri del Cda e predispone il piano industriale, che deve conformarsi al piano ambientale predisposto da esperti nominati dal ministero dell’Ambiente.
Il Dl sancisce il commissariamento dell’Ilva. E’ stato infatti nominato Commissario, Enrico Bondi, e sub Commissario, Edo Ronchi. Tra le modifiche introdotte alla Camera e confermate dal Senato è stato introdotto l’obbligo, nella procedura di commissariamento, del parere delle Commissioni parlamentari. E' stato inoltre previsto che le norme siano applicabili anche a un singolo stabilimento o ramo d’azienda. E’ stato attribuito all’Ispra la competenza a rilevare l’inosservanza delle prescrizioni contenute nell’autorizzazione integrata ambientale.
E’ stato inoltre specificato che le somme sottoposte a sequestro penale e svincolate dal giudice debbano essere destinate a interventi di bonifica. Montecitorio ha poi deciso, e Palazzo Madama confermato, uno stanziamento di ulteriori 90mila euro per le attività ispettive dell’Ispra; una deroga per la Regione Puglia al patto di stabilità per gli interventi di risanamento ambientale e riqualificazione del territorio della città di Taranto e lo stop alla figura del Garante dell’attuazione dell’Aia di Taranto.
Durante l’esame nelle commissioni Industria e Ambiente i relatori, Salvatore Tomaselli (Pd) e Francesco Bruni (Pdl), hanno presentato un ordine del giorno accolto dal Governo nel quale sono confluite una serie di modifiche che la maggioranza avrebbe voluto introdurre ma la blindatura non lo ha consentito. L'Esecutivo si è impegnato a introdurle in un prossimo provvedimento.
Nel primo punto dell’Odg si chiede, in caso di fallimento, la priorità del rimborso dei finanziamenti concessi dalle banche dopo il commissariamento. Un secondo punto impegna il Governo a dare la possibilità al commissario di sciogliere i contratti dell’Ilva con le parti correlate (in sostanza il gruppo Riva) quando siano incompatibili con la realizzazione del piano di risanamento e del piano industriale. Infine si chiede di estendere la disciplina della responsabilità di commissario, subcommissario ed esperti del comitato anche ai soggetti da questi funzionalmente delegati.
L’Odg interviene anche sulla gestione dei rifiuti: si chiede di affidare al Governo entro tre mesi, su proposta del subcommissario e sentita la Regione, la decisione sulle modalità di gestione e smaltimento dei rifiuti del ciclo produttivo dell’Ilva. Infine si propongono: una relazione semestrale al Parlamento, una adeguata dotazione finanziaria per Ispra e Arpa Puglia ed iniziative di monitoraggio epidemiologico. (GdM)


«AMMAZZA TARANTO» - «Più che salva Ilva è il dl "Ammazza Taranto"», è stata la motivazione con cui i senatori del Movimento 5 Stelle hanno lasciato in blocco l'Aula di Palazzo Madama: «Non ci permettono di apportare alcuna modifica al dl e, quindi, abbiamo deciso di abbandonare l'Aula», ha spiegato il senatore Francesco Molinari.
PROVVEDIMENTO BLINDATO - Il decreto consente il commissariamento da parte del Consiglio dei ministri di imprese di interesse strategico nazionale che comportino pericolo ambientale, e di conseguenza commissaria le acciaierie Ilva di Taranto. Maggioranza e governo avevano deciso di blindare il provvedimento in Senato, escludendo di fatto la possibilità di apportare modifiche, motivando la decisione con i tempi ristretti di approvazione che avrebbero reso difficile una terza lettura alla Camera (la conversione in legge doveva arrivare entro sabato 3 agosto) . Le imprese oggetto del decreto devono avere almeno mille lavoratori subordinati e un'attività che comporti pericoli oggettivamente gravi per l'integrità dell'ambiente e della salute a causa dell'inosservanza reiterata dell'autorizzazione integrata ambientale.
NOMINATO BONDI - Il commissario è nominato per dodici mesi (prorogabili fino a trentasei), esercita i poteri del Consiglio d'amministrazione e predispone il piano industriale, che deve conformarsi al piano ambientale predisposto da esperti nominati dal ministero dell'Ambiente. Per quanto riguarda lo stabilimento siderurgico di Taranto il commissario è Enrico Bondi, e il sub commissario, Edo Ronchi.
LA STRAGE AMBIENTALE - Nel corso del dibattito sul decreto Ilva sono stati approvati anche due importanti ordini del giorno, proposti proprio da M5S: quello che definisce lo «stato di calamità naturale di origine antropica», cioè causata dall'uomo e non naturale, e quello che riguarda l'inasprimento delle pene verso i reati ambientali («reato di strage ambientale»). (CdS)

Giù le mani, tutti in città vecchia!

Il Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti organizza e promuove la manifestazione denominata "Giù le mani dai Due Mari" - Taranto, 2 Agosto 2013. Una giornata carica di attività che promuoveranno la partecipazione attiva dei cittadini.

TARANTO RIVIVRÀ SPAZI DETURPATI E COLONIZZATI (Mar Grande e Mar Piccolo) dalla marina militare e dagli impianti industriali altamente inquinanti.

PROGRAMMA:
- Dal mattino e per tutta la durata dell'iniziativa mostre ed installazioni;
- dalle ore 11.00 allestimento e simulazione di una spiaggia;
- Ore 17.00: raduno delle barche
- Ore 17:30: inizio attività con i bambini a cura dei PACHAMAMA
- Ore 18:00 corteo di barche nei due mari;
- Ore 20.00: dibattito "Giù le mani dai due mari: giù le mani dalla città"
- Ore 21.00/21.30: inizio concerto e video proiezioni.
SI ESIBIRANNO:
PACEFATTA, SUD FOUNDATION KRU', EMANUELE BARBATI, LE TENEBRE DI SOPHIE, MALEDERBA, PIZZICATI INT'ALLU' CORE.

IL CORTEO IN MARE SEGUIRÀ IL SEGUENTE PERCORSO:
- ore 17:00: raduno Scesa Vasto
- ore 18:00: partenza dalla banchina di San Giuseppe
- passaggio del canale navigabile
- navigazione a ridosso del Lungomare V. Emanuele II (ringhiera) fino al traverso del molo S. Eligio
- percorso inverso ed arrivo alla banchina di S. Giuseppe alle ore 20:00.

PER INFO: comitatocittadinioperaitaranto@gmail.com

Sito web: http://liberiepensanti.altervista.org/ 
IO NON DELEGO, IO PARTECIPO!

DOCUMENTO POLITICO
Il 2 Agosto dello scorso anno l'appena nato Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti costituito da un folto gruppo di tarantini -operai, disoccupati e studenti - manifestò il suo dissenso alle politiche sindacali colluse con il "sistema Ilva" sfilando al margine del corteo indetto dalla triade. Chiedemmo di poter fare un intervento dal palco per spiegare i motivi della nostra protesta; questa possibilità ci venne negata ma utilizzando un apecar come palco improvvisato, riuscimmo comunque a comunicare le nostre ragioni ad una piazza attenta. Da allora, iniziò una vera e propria disinformazione contro quegli operai e quei cittadini che avevano osato alzare la testa: venimmo definiti qualunquisti, terroristi e altro ancora, ma non siamo altro che la cassa di risonanza, il megafono di una città che urla rispetto, giustizia e dolore per quelle morti e quei malati vittime della colonizzazione della grande industria e della Marina Militare.
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mercoledì 31 luglio 2013

Uno strappo nello zoo

maialissimi
Problemi con gli animali di stato:

Quel porco del vicepresidente 
può dare dell'orango al ministro 
ma le pecore belano 
se viene materialmente strappata la costituzione 
più volte coperta metaforicamente di sterco.






Dl Ilva, Zanda (Pd): "Costituzione della Repubblica non si strappa platealmente in aula"
Roma - 31 lug (Prima Pagina News) "Chiedo alla presidenza del Senato di applicare in modo rigido il Regolamento per evitare che si ripeta quel che è accaduto questa mattina, quando l'aula ha vissuto delle tensioni di particolare violenza che hanno influenzato e, in qualche momento, anche bloccato i lavori. Questo avveniva nella parte finale della discussione di un provvedimento in materia delicata, che ha visto impegnata l'Aula del Senato per molte sedute e ha visto anche fasi di vero e proprio ostruzionismo, che è degenerato. Se un gruppo politico o un singolo senatore intende ostacolare l'approvazione di un provvedimento cui la maggioranza tiene molto e se, nel farlo, si muove all'interno del regolamento, i senatori del Partito democratico faranno tutto il possibile per difendere tale diritto. Ma se la protesta assume forme che mettono a repentaglio o offendono il sistema parlamentare o mettono in discussione le sue prerogative, come stracciare il volume con il Regolamento e la Costituzione della Repubblica, allora i senatori del Pd si oppongono e si opporranno a questo comportamento finché avranno fiato. La Costituzione della Repubblica non si strappa platealmente in aula. Ai nostri colleghi che si alzano ripetutamente indicando il numero dei voti ricevuti nelle elezioni politiche ricordo che siamo stati eletti per affrontare la crisi del Paese e per difendere la Costituzione repubblicana, non per stracciarla nell'aula del Senato". Queste le parole del presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda in merito all'ostruzionismo sul Dl occupazione portato avanti dal Movimento Cinque stelle questa mattina a Palazzo Madama. (Primapaginanews)

Nell'aula del Senato è iniziato l'ostruzionismo da parte del gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle per cercare di rallentare e bloccare la conversione del decreto legge sull'Ilva. Lo comunicano gli stessi senatori a 5 stelle ricordando che ''la scorsa settimana il Movimento aveva denunciato l'atteggiamento anti-parlamentare del governo che ha blindato il decreto ILVA imponendo il ritiro di tutti gli emendamenti da parte della maggioranza''. ''Con il decreto Ilva - proseguono - il Commissario opera in deroga e l'eventuale azione giudiziaria viene disinnescata.
Questo provvedimento apre il varco ad analoghi deleteri comportamenti in tutti gli impianti industriali, obsoleti e inquinanti, presenti in Italia. Per il Movimento 5 Stelle è necessario un contrappeso ai poteri quasi assoluti del Commissario. Questi - concludono - potrebbero essere rappresentati dal collegio dei custodi giudiziari oltre che dalle associazioni di cittadini''. (ANSA)

lunedì 29 luglio 2013

Tutto per AIA!

Ilva, l'inchiesta ora punta sull'Aia 2011

Non sarà di fuoco come quella del2012, contrassegnata da arresti, sequestri, scioperi, vertici e udienze, ma l'estate 2013 per l'inchiesta «Ambiente svenduto» si annuncia tutt'altro che all'insegna delle ferie.
Svanita la possibilità di notificare l'avviso di conclusione delle indagini preliminari e depositare la relativa richiesta di rinvio a giudizio in tempo per far proseguire per almeno un altro anno la custodia cautelare a Emilio Riva, suo figlio Nicola e l'ex direttore dello stabilimento siderurgico llva Luigi Capogrosso, il pool di magistrati coordinati dal procuratore Franco Sebastio ha delegato alla Guardia di Finanza di completare gli accertamenti riguardanti l'iter seguito per il rilascio dell'Autorizzazione integrata ambientale il 4 agosto del 2011. Quel provvedimento, frrmato dall'allora ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo, è durato lo spazio di pochi mesi, visto che nel marzo del 2012 la Regione Puglia chiese e ottenne la sua revisione, e con tiene in sè molti dubbi sulla reale efficacia delle misure previste, considerato che mentre a Roma si apparecchiavano i tavoli per la sua formulazione, a Taranto i periti nominati dal gip Patrizia Todisco effettuavano la consulenza disposta tramite incidente probatorio e il cui esito· ovvero gli impianti dell'area a caldo dell'Ilva sono fonte di malattie e morti per operai e cittadini - ha avuto le conseguenze a tutti note. Dunque, una azienda in possesso di Aia e nel proclamato rispetto della stessa, provocava malattie e morti: dov'è l'errore?
I finanzieri stanno acquisendo, e l'attività proseguirà nei prossimi giorni, tutta la documentazione riguardante quell'autorizzazione, nel tentativo di capire come si è giunti al rilascio dell'Aia, chi ha partecipato alle riunioni, quali sono stati i pareri espressi, quali tentativi -in parte già documentati dalle intercettazioni telefoniche - sono stati fatti, ed eventualmente andati a buon fme, da parte dei rappresentanti e dei lobbisti dell'Uva per non inserire prescrizioni eccessivamente penalizzanti dal punto di vista economico.
 L'Aia fu rilasciata il 4 agosto del 2011 dal ministro Prestigiacomo, con il consenso della Regione Puglia e degli enti locali, dopo un'istruttoria di 5 anni e con la previsione di 462 prescrizioni, contro molte delle quali peraltro l'il va propose ricorso al Tar di Lecce. Ma quell'Aia era utile per limitare le emissioni inquinanti dell'Ilva oppure si trattava di un provvedimento sin troppo accondiscendente? Saranno i finanzieri a tentare di trovare una risposta. Intanto, però, un giudizio per molti versi disinteressato giunge dall'ex ministrodell'Ambiente, Corrado Clini, che, a udito nei giorni scorsi
al Senato, ha dichiarato senza mezzi termini che «l'autorizzazione rilasciata il4 agosto 2011 è in larga misura distante, se non in contrasto, con la direttiva europea 2008/ 1/ CE ed il decreto legislativo 128/ 2010 che regolamentano l'Aia. lnfatti le prescrizioni non assicurano una valutazione integrata degli impatti delle attività produttive dello stabilimento e non tengono conto dell'aggiornamento Bat e i dati di base relativi allo stato dell'ambiente (inclusi i dati epidemiologici) nel quale gli impianti
industriali operano, risultano almeno incompleti, e pertanto non sono completamente rispettate le condizioni della direttiva europea 200/1 all'art.6 che richiede come condizione preliminare alla autorizzazione la conoscenza dello stato del sito su cui l'impianto sorge». (GdM - pag.7 - Mimmo Mazza)

52 alla Corte d'Europa

Ilva: 52 tarantini, violato diritto vita

Un ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo è stato presentato da 52 cittadini di Taranto - tra i 19 e i 67 anni, alcuni dei quali ammalati - che lamentano la violazione del diritto alla vita da parte dello Stato Italiano per la vicenda Ilva. Secondo i ricorrenti, l'emergenza sanitaria in atto a Taranto non è stata tenuta in considerazione dalle autorità italiane che, anziché tutelare la salute pubblica, hanno scelto di assecondare le ragioni del privato, l'Ilva Spa. (ANSA)

L'ilva di Tarantino

Pulp-Fiction
di Alessandra Daniele

I due delegati entrano nell’ufficio. Il commissario straordinario gli dà un’occhiata distratta
- Perché siete in divisa da beccamorti?
- Perché viviamo a Cancerland.
Il commissario li guarda.
- Fumate di meno.
Il primo delegato estrae una pistola di plastica, e gli pianta una pallottola in testa.
- Che cazzo hai fatto? – Chiede il secondo delegato.
- Ho fregato il metal detector.
- Ma non le telecamere! – Indica il soffitto. Poi comincia a trascinare uno schedario davanti alla porta – Adesso non ci salva più neanche Nat Kazinsky.
- Chi è Nat Kazinsky? – Chiede l’altro, aiutandolo a barricare l’entrata.
- L’avvocato ex-galeotto creato e interpretato da Ron Leibman nel 1979. La prima, e per anni unica serie USA con la polizia nel ruolo del villain. E’ durata una sola stagione, ma Leibman ci ha vinto un Emmy.
I due tolgono il cadavere a faccia in giù dalla scrivania, e la spingono davanti alla porta.
- Ma Ron Leibman non era il padre di Rachel in Friends?
- Era anche Lazzaro nel Mattatoio 5 del 1972 diretto da George Roy Hill.
Il primo delegato spara alle due telecamere sul soffitto.
- Anche Taranto sta bruciando.
L’altro annuisce.
- Sta bruciando a fuoco lento.
Da dietro la porta arriva una voce distorta dal megafono
- Venite fuori, ecoterroristi! Arrendetevi al progresso, il tunnel dell’ILVA si deve scavare!
- Quella è la TAV, coglione! – Grida il primo delegato. Poi ribalta la scrivania con un calcio, stacca da sotto un fucile a pompa, e lo tira al collega.
- Come sapevi che c’era?
- Qui sono pronti a tutto – estrae un altro fucile a pompa dallo schedario, e lo punta verso la porta
- Diamogli un po’ d’inquinamento da piombo.

Il girotondo di uffici e cariche: complicare per perseverare

All'Ilva di Taranto nasce Dipartimento lavori Aia

E' operativo da oggi il Dipartimento che si occuperà all'interno dello stabilimento di Taranto dell'Ilva di gestire i lavori per l'Aia (Autorizzazione integrata ambientale). La direzione è stata affidata dal commissario Enrico Bondi all'ingegner Erder Mingoli che in passato è stato, tra l'altro, anche amministratore delegato del gruppo Lucchini Rs e ha ricoperto incarichi nel gruppo Montedison, nel gruppo Fiat e in Snia-Bpd.
Lo ha reso noto l'Ilva, sottolineando che ''del dipartimento, che lavorerà in stretta collaborazione con il sub commissario Edo Ronchi, faranno parte anche dieci ingegneri che saranno formati attraverso un progetto di apprendistato di Alta Formazione e Ricerca che l'Ilva sta avviando con importanti atenei pugliesi e nazionali''. Lo scopo ''del programma di formazione - fa sapere ancora l'azienda - è di creare un team composto da professionisti che facciano dell'attenzione per i temi ambientali un caposaldo della propria cultura professionale''.
A seguito ''delle prescrizioni Aia e delle necessità derivanti da impegni già previsti dall'azienda per quanto concerne acqua e rifiuti - informa ancora l'Ilva - è stato stimato un impegno economico di circa 1,8 miliardi di euro sul triennio 2013-2015''. Per il 2013, ''l'impegno economico consuntivo derivante dall'esecuzione di tali interventi ammonta a circa 168 milioni di euro (ovvero il 52% dell'impegno previsto per il 2013)''. Sono state avviate ''misure per il contenimento immediato dell'impatto ambientale, sia per le emissioni convogliate sia per quelle diffuse: si è installata una rete di rilevamento e monitoraggio delle emissioni, (ad esempio, rete di rilevazione, rete idranti dei parchi, sistemi di nebulizzazione) e sono stati emessi i primi ordini per i lavori nelle cokerie, altiforni, acciaierie e per la copertura dei parchi secondari''. (ANSA)

domenica 28 luglio 2013

Nelle piazze, nei castelli, lontano dalle camere...

“Siamo tutti tarantini” – Ieri la conclusione della Festa di Cinema del reale

Pulsava anche il cuore di Taranto, ieri sera, nell’atrio del Castello Risolo,  durante la serata conclusiva della Festa di Cinema del Reale. Sul palco, insieme al regista Paolo Pisanelli, l’attore Michele Riondino, noto testimonial della battaglia contro l’inquinamento e il ricatto occupazionale, e artisti tarantini come Ezia Mitolo, Patrizia Emma Scialpi, Isabella Mongelli e Gianluca Marinelli, che con la loro creatività hanno riempito di impegno civile e suggestioni le Taranto Rooms, spazi espositivi che hanno catalizzato l’attenzione dei numerosi visitatori.
Per una singolare coincidenza, nella stessa serata in cui la rotonda del Lungomare di Taranto ospitava  un’anteprima della  “Notte della Taranta”, calata dall’alto e in maniera inopportuna (ma qui ci sarebbe da versare litri di inchiostro), nel borgo antico di Specchia, una platea formata in gran parte da non tarantini è entrata in contatto con il dramma di una realtà martoriata dai veleni, ma non ancora adeguatamente conosciuta.
Quella stessa platea ha seguito con attenzione e coinvolgimento emotivo la proiezione del trailer di “Buongiorno Taranto”, il docu-film di Pisanelli, che narra l’anno più intenso vissuto dalla città ionica: dalla storica irruzione dell’Apecar del comitato “Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti” in piazza della Vittoria che mise in fuga i vertici sindacali (2 agosto 2012) fino ai giorni nostri, segnati dall’incertezza sul futuro dell’Ilva e da una terribile consapevolezza: per gran parte del mondo politico e istituzionale la salute e l’ambiente non valgono quanto il lavoro e gli interessi economici.
Eppure, c’è una parte di Taranto che rinuncia alla rassegnazione ed usa le armi (pacifiche) a sua disposizione per esprimere il proprio dissenso,  rivendicare la sacralità del diritto alla vita e proporre ipotesi di sviluppo alternativo. C’è chi lo ha fatto anche ieri esponendo sulla rotonda del lungomare ionico lo striscione: “Lecce e Taranto, due realtà: una turismo, l’altra disoccupazione e alto tasso di mortalità. Taranto libera!”, e chi (come Ezia Mitolo e altri artisti), a oltre cento chilometri di distanza,  ha dedicato quattro giorni della sua vita alle Taranto Rooms del Castello Risolo di Specchia. Il loro atto d’amore per la città dei veleni ha lasciato un’impronta profonda anche nel cuore del Salento. L’auspicio, ora, è di poter bissare l’iniziativa in riva allo Jonio nel prossimo autunno. Una proposta, quella lanciata sul palco da Paolo Pisanelli, che va assolutamente realizzata perché è soprattutto a Taranto che deve pulsare il cuore dei tarantini.
(Alessandra Congedo Inchiostroverde)



Intanto a Taranto compariva questo striscione:

Cittadini e lavoratori liberi e pensanti
Notte della taranta a Taranto - 27 luglio 2013. "LECCE E TARANTO, DUE REALTÀ: UNA TURISMO, L'ALTRA DISOCCUPAZIONE E ALTO TASSO DI MORTALITÀ. TARANTO LIBERA!

Sottomissione e prigionia. La parola all'arte

Il Giro dell'Ilva in Burka - Manifestazione Attorno al Tempio Della Diossina

Partenza ore 6.00 del 29 luglio 2013, seguendo il primo turno di lavoro degli operai.
Percorso: portineria Ilva, ingresso via Statte (SP49), Acquedotto romano, Tamburi.

L'azione comportamentale è concepita come un invito a partecipare, rivolto dagli artisti a ciascuno la incontrasse: un asse di dialogo diretta che l'uomo usa per arrivare ai suoi simili. Un progetto che lancia la sfida al territorio: una nuova economia alternativa per Taranto e la necessità di un rilancio della Cultura, per un accrescimento sociale.
L’interesse al burka, come massima icona della sottomissione umana, è metafora di una popolazione imprigionata, murata viva sotto un velo di cemento e omertà.
Allo scopo di portare nel mondo il valore del dialogo e del rispetto dei diritti umani, inizia un percorso oltre le trincee ideologiche.
Il burka della croce rossa islamica Super Doctor Burka "Palestine red crescent society", insieme al burka dell'Amore, un burka ricamato di cuori, incontreranno i cittadini di Taranto in un viaggio nel tempo, per rivivere la storia di un territorio ricco di segreti. Nella culla della Magna Grecia, l'aedo canta alla sua musa l'inno alla libertà. Qualche chilometro più in là, i latini sono all'opera nell'Acquedotto romano, nel segno dell'uguaglianza fra le genti: l'acqua è un bene comune, in ogni tempo e in ogni spazio. Lungo la via per la roccaforte, i burka salutano il principe medioevale che accompagna la sua dama. Infine, nel quartiere dei Tamburi, terra di scontro e di rinascita, le anime incappucciate si rispecchiano nella confraternita dei Perdoni scalzi, in camice bianco, con rosario e crocifisso.
Tappe di un pellegrinaggio sulle orme dei nostri avi, per riscoprire e riprendere possesso di un territorio che appartiene per diritto ai propri cittadini e che, oggi più che mai, si vede impegnato nella lotta per il diritto alla vita.
La manifestazione è il proseguimento di un impegno di solidarietà, che artisti internazionali pongono in difesa dei diritti dei cittadini di Taranto, iniziato con la collettiva di manifesti d'artista dal titolo "Frate Sole, Sor'Acqua", che ha visto come sua prima tappa la città di Bari, nella storica cornice di Santa Teresa dei Maschi dal 20 al 28 luglio 2013, e che proseguirà in altre città europee, portando avanti un'interrogazione sul futuro della Città dei due Mari.
Il progetto "Il giro dell'Ilva in Burka", ispirato dall'artista Grace Zanotto e affidato alla regia di Luigi Pignatelli, è messo in atto dalle associazioni tarantine Hermes Academy, Making & Playing, in collaborazione con Famiglia Margini. Verrà tratto un video documentario, che sarà proiettato durante la manifestazione "L'Isola che vogliamo".

credits: "Anime Incappucciate" foto di Giuliano Doro
info: Grace Zanotto 328 7141308; Luigi Pignatelli 346 6226998
www.famigliamargini.com    www.hermesacademy.fan-club.it

venerdì 26 luglio 2013

Bambino o vecchio?

L'Ilva, un bambino che dice le bugie con le mani sporche di minerale difeso dai genitori complici al Governo
La gestione dei minerali Ilva fa acqua da tutte le parti: le prescrizioni AIA non rispettate, i fog cannon made in tarock, lo scarico del minerale dalle navi, i nastri trasportatori e il trattamento delle acque.
Il tempo delle bacchette sulle mani come punizione subita a scuola da un maestro autoritario è finito da molto, anche se non è una leggenda, rimane una storia vera raccontata ancora da molti genitori mentre oggi quando accade che una maestra precaria trascrive una nota sul registro di classe alle scuole medie si trova richiamata dalla preside che a sua volta ha subito le lamentele dei genitori dell'alunno discolo. La maestrina precaria, in bilico tra un affitto e il ritorno da bambocciona a casa dei genitori, viene rimproverata e per "tirare a campare" rimane senza strumenti per educare i suoi alunni che nel frattempo sono stati legittimati a comportarsi in maniera più arrogante e maleducata di quanto abbiano potuto imparare dai loro genitori.
Accade la stessa cosa a questo biricchino stabilimento Ilva di Taranto, tutte le volte che è stato richiamato dai cattivoni che volevano semplicemente fargli rispettare la Legge, con le mani sporche e le finte lacrime, è andato di corsa dai suoi genitori che abitano in un lussuoso feudo romano. Una famiglia allargata e numerosa con mamma e papà, zii e nonni pronti a difendere gli affari di famiglia. Il capo famiglia, un nonno oramai senza memoria, e se ce ne fosse andrebbe distrutta, assicura che tutto proceda per il verso giusto firmando carte e palesando l'illecito del bambino.
Ma è davvero così bugiardo e cattivo questo piccolo di nome Ilva che con le sue marachelle arricchisce la sua famiglia e gente di cui forse non conosciamo neanche il nome anche se questo profitto provoca un disastro ambientale in una terra dove la gente è destinata a morire in silenzio?
Si poteva scegliere un nome differente per questo bambino? Almeno si sarebbe evitato di accostare uno scenario apocalittico, quale è lo stabilimento tarantino, ad un'isola meravigliosa come l'isola d'Elba. Allora vediamo cosa succede.
In questi ultimi giorni si è parlato molto degli strumenti utilizzati nello stabilimento Ilva di Taranto per ottemperare alle prescrizioni AIA che obbligano l'azienda ad utilizzare, ed in alcuni casi migliorare ed intensificare, sistemi di bagnatura e filmatura nelle zone interessate dai cumuli di minerale. Prima di entrare nello specifico degli strumenti utilizzati, ed il modo in cui si utlizzano, ci soffermiamo su una domanda legata all'elemento principale che caratterizza queste operazioni e cioè l'elemento ACQUA
Dove vanno a finire le migliaia di litri di acqua utilizzati per la bagnatura nel parco minerali? In caso di pioggia, invece, come vengono trattate le acque?  
Nell'attesa di capire quale possa essere la giusta risposta e dopo aver inoltrato la domanda  per i canali istituzionali leggiamo quanto segue:
L’art. 113 del Decreto Legislativo del 3 aprile 2006 n. 152 (titolo III, capo IV: Ulteriori misure per la tutela dei corpi idrici) afferma che
“ai fini della prevenzione di rischi idraulici ed ambientali, le Regioni, previo parere del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, disciplinano e attuano le forme di controllo degli scarichi di acque meteoriche di dilavamento provenienti da reti fognarie separate; i casi in cui può essere richiesto che le immissioni delle acque meteoriche di dilavamento, effettuate tramite altre condotte separate, siano sottoposte a particolari prescrizioni, ivi compresa l’eventuale autorizzazione”.
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