giovedì 18 luglio 2013

Sempre peggio

Ilva. Il decreto passa all’esame del Senato. Anche Rossi chiede legge nazionale per il "danno sanitario"

Il 29 luglio l’Aula del Senato inizierà la votazione del decreto-legge 61/13, recante nuove disposizioni urgenti a tutela dell'ambiente, della salute e del lavoro nell'esercizio di imprese di interesse strategico nazionale, già approvato in prima lettura e modificato dalla Camera dei deputati, che al momento è all’attenzione delle Commissioni riunite Industria e Ambiente.
Le modifiche apportate da Montecitorio, rispetto al testo uscito da Palazzo Chigi, riguardano la possibilità del Commissariamento per un solo ramo d’azienda o stabilimento in caso di “pericoli gravi e rilevanti” per l'ambiente, e non più quindi dell'intero gruppo industriale. E in più il commissario potrà intervenire solamente nei siti industriali di interesse strategico nazionale con più di mille dipendenti (cassa integrazione compresa).
Per la parte riguardante le emergenze ambientali di carattere industriale il passaggio alla Camera ha abrogato la figura del Garante per l'attuazione dell'Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale); prevedendo che sarà lo stesso commissario, d'intesa con gli enti locali, a informare cittadini sulle operazioni di risanamento.
Tra le modifiche accolte dall'Assemblea prima di consegnare il testo al Senato figura anche l'allentamento del Patto di stabilità interno della Regione Puglia per favorire le azioni di bonifica.
Sempre con gli emendamenti approvati direttamente dalla Camera arriva la qualifica agli ispettori dell'Ispra di ufficiali giudiziaria, mentre all'Istituto sono assegnati 90mila euro l'anno per le nuove attività di controllo affidate. Sono state inoltre votate alcune norme relative all'applicazione delle prescrizioni dettate dall'Autorizzazione integrata ambientale: le commissioni di merito, Ambiente Ll.Pp. e Attività produttive, avevano precisato che può essere modificata nei tempi di attuazione ma non nei contenuti, dall'Assemblea è giunto il termine di 36 mesi alla sua attuazione. E nemmeno la Valutazione del danno sanitario (Vds) potrà infine modificare le prescrizioni Aia; le Regioni potranno tuttavia chiederne il riesame.
  Proprio sulla valutazione del danno sanitario si sono scatenate le regioni in particolare la Puglia. Nichi Vendola ha scritto infatti due lettere inviate al Presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, e a tutti i Presidenti di Regione, oltre che al Presidente della Conferenza delle Regioni per chiedere in sostanza: una normativa nazionale che generalizzi il concetto di Valutazione del Danno Sanitario, una richiesta di partecipazione delle grandi industrie italiane a giocare la partita del cambiamento per praticare un nuovo rapporto con il territorio e una richiesta al Senato di ripristino della figura del Garante dell'Autorizzazione Integrata Ambientale per l'Ilva di Taranto.
  Alle parole di Vendola ha fatto eco il presidente della Toscana Enrico Rossi ritendendo condivisibile la proposta sul danno sanitario “la questione posta dal presidente Vendola è condivisibile e noi siamo interessati a sostenerla”, ha detto Rossi  che ha poi aggiunto “Riteniamo che la sede migliore per discuterne e per dare uno sbocco operativo a questa iniziativa sia la Conferenza delle Regioni, che, tra l'altro, si riunisce proprio domani”. Ovvero oggi. (Quotidianosanita)

Scuole pitturate di verde e di azzurro?

Pavel Constantin - Cartoon Movement
Come prendere in giro i fessi?
Facile, basta un po' di green washing, qualche pacco di euro sventolati sulle pagine dei giornali ed ecco che il gioco è fatto!
Cos'è il green washing? E' il termine inglese per indicare una vera e propria pennellata di verde passata sul marcio per farlo sembrare ecologico e sano! L'equivalente dei sepolcri imbiancati di biblica memoria!

Insomma, ci vuole tanto al giornalista che ha redatto questo trafiletto per chiedersi che c'entra la scuola ad impatto zero (che vuol dire che ha bassissimi consumi energetici) passata come intervento per i problemi del quartiere Tamburi.
Ammesso anche che il terreno verrà bonificato (ci crediamo poco vista la magrezza delle banconote sventolate...), ammesso che i migliori esperti di CasaKlima riedifichino dalle fondamenta tutte le scuole in Classe AAA, resterebbe sempre l'unico e solo problema autentico di quelle scuole: quello di trovarsi a ridosso di un impianto che tra decreti ad hoc e melina statale continua a riversare ogni giorno tonnellate di sostanze tossiche nell'aria!!
Le scuole, in una città civile, andrebbero NORMALMENTE periodicamente riqualificate. E' un diritto di tutti che non c'entra con il diritto alla salute che viene ancora calpestato sui Tamburi e in tutta la provincia!
Anzi, ad onor del vero, queste operazioni di accaparramento di consenso facile, fin dai tempi delle company town, le faceva l'industriale a sue spese. Qui Riva se l'è cavata con la facciata di una chiesa e un paio di fontanelle!

Taranto: al via il disinquinamento delle scuole di Tamburi
Parte con 8,5 milioni dalle scuole di Tamburi il risanamento di Taranto. Il commissario straordinario per gli interventi sulla città, Alfio Pini, e il soggetto attuatore degli interventi, Antonio Strambaci, hanno infatti firmato con il sindaco Ippazio Stefàno il protocollo d’intesa con cui si dà l’avvio concreto ai lavori per risanare il quartiere di Tamburi, quello più vicino alla zona industriale, a cominciare dalle cinque scuole (tra cui la Grazia Deledda).
Questi primi interventi saranno mirati al disinquinamento, alla riqualificazione funzionale e alla riqualificazione energetica degli edifici scolastici. Saranno risanate anche le parti all’aperto, rinnovati gli impianti e gli infissi. Al termine della riqualificazione energetica le scuole saranno edifici a impatto zero.
Il commissario straordinario e il soggetto attuatore sono figure istituite dal Ministero dell’Ambiente con il decreto legge “salva Taranto” numero 129 del 2012, dedicato al risanamento della parte urbana della città.(Greencity)

Sui Tamburi leggi anche:
Ilva: un anno dopo le promesse, i Tamburi di Taranto suonano ancora a morto

Rassegnata respirazione

Reazioni a catena

Gli effetti del petrolio lucano su Taranto

Guarda l'inchiesta su BasilicataTV

mercoledì 17 luglio 2013

Ennesima figuraccia dei baffi col sindaco intorno

Non c'è che dire: è un sindaco con una grande personalità! 

Ilva: Tribunale nega accertamento danni

 Il Tribunale civile di Taranto ha rigettato la richiesta di accertamento tecnico preventivo del danno ambientale prodotto dall’Ilva e dei danni a strutture come il cimitero, le scuole e i palazzi presentato dal Comune. Il giudice Antonio Pensato ha ritenuto che non sussistono le condizioni per far valutare a pool di tecnici la situazione attuale, ma di fatto considera valenza di prova la copiosa documentazione prodotta dal Comune, che quindi verrà discussa nella causa di merito. (QI)


"La decisione del Tribunale civile di Taranto che ha rigettato la richiesta di accertamento preventivo del danno contro Ilva fatto dal sindaco di Taranto è il frutto di un clamoroso autogol del sindaco Stefano che ha fatto vincere un round ai Riva ricorrendo in sede civile e chiedendo un accertamento tecnico preventivo senza considerare che esiste una procedura penale in corso". Lo dichiara il Presidente dei Verdi e consigliere comunale di Taranto Angelo Bonelli che aggiunge: "Ma la cosa grave e' che il comune di Taranto non ha ancora richiesto il danno per il procedimento penale che ha portato alla condanna in sede di Cassazione penale della sentenza emessa il 29.9.2005 per inquinamento contro Riva". Nelle vicende giudiziarie gestite dal comune ci sono moltissimi punti su cui il sindaco deve fare immediatamente chiarezza. Vogliamo sapere: 1) se c'e stata prescrizione per la richiesta del danno rispetto alla sentenza della Cassazione contro i Riva, già passata in giudicato; 2) sulla base di quale criterio tecnico scientifico il sindaco Stefano abbia conferito l'incarico per la definizione del danno relativo a quella sentenza ad una giovane dottoressa commercialista: in base a quali criteri questo danno è stato quantificato solo in 700 milioni di euro". "Insomma sembra proprio che a pasticci si sommino pasticci fatti da un sindaco che dovrebbe essere in prima linea per difendere la salute dei tarantini - conclude Bonelli -. Ma come è possibile che 330 morti, migliaia di malati, danni irreversibili all'agricoltura e alla mitilicoltura, inquinamento della falda valgano quella cifra? E' venuto il momento che Stefano dia delle risposte alla città perché la superficialità sta facendo pagare un prezzo alto ai tarantini".(AGENPARL)

Sintesi 2.0

Non è solo questione di privati.
Si tratta di un "vizio di Stato"!


L'arte della polemica strumentale nel paese delle lobby

Dopo oltre un anno dalla presentazione nell'incidente probatorio (in cui Ilva si guardò bene dal presentare controperizie), il Bondi Show ha riaperto il dibattito sulla perizia epidemiologica che inchioda la dirigenza alle sue responsabilità sanitarie.
Da una parte i periti super partes nominati dal GIP, che dopo aver prodotto le loro analisi le hanno sottoposte al dibattito scientifico internazionale.
Dall'altra Bondi, ex amministratore delegato Ilva (!), ora diventato commissario neutrale (?) per conto dello Stato (??) messo lì a tutela dei cittadini (???) difeso dai consulenti scientifici (pagati con i soldi) dell'Ilva (????)
In mezzo la comunità scientifica e milioni di indignati da questo spettacolo ridicolo! 

Comunicato stampa dell'AIE sull'ILVA di Taranto

Sul caso ILVA si sta facendo un uso distorto e strumentale delle evidenze scientifiche

Il Commissario Straordinario dell’ILVA Enrico Bondi ha trasmesso un documento firmato dai consulenti dei Riva nel quale si contestano i dati relativi all’impatto sanitario delle emissioni inquinanti e si sostiene che a Taranto l’aumento dell’incidenza di tumori e patologie croniche respiratorie e cardiovascolari non sarebbe da attribuire all’inquinamento ambientale prodotto da ILVA bensì agli stili di vita, in particolare che l’aumento del tumore del polmone sia da attribuire all’abitudine al fumo di sigaretta.
Eppure il legame tra inquinamento ambientale e tumore polmonare è noto da anni e indipendentemente dagli altri fattori di rischio (come la maggiore abitudine al fumo). Tale legame è stato ribadito la scorsa settimana con la pubblicazione su Lancet Oncology  dei risultati dello studio  europeo ESCAPE “European Study of Cohorts for Air Pollution Effects”, condotto  su 17 coorti europee (inclusa l’Italia) che ha evidenziano come l’esposizione prolungata all’inquinamento da polveri sottili (PM10 e PM2.5) sia associabile ad un aumento del rischio di tumore del polmone (specialmente l’adenocarcinoma) in popolazioni esposte. Per ogni incremento di 10 µg/m³ di PM10 viene stimato un aumento  del rischio di tumore al polmone pari a circa il 22 % (HR pari 1.22, 95%CI 1.03–1.45) (http://www.thelancet.com)
Tutti gli studi condotti fino ad oggi mostrano inoltre che non esiste un livello-soglia al di sotto del quale non siano evidenziabili effetti dell’inquinamento sulla salute. Proprio nei giorni scorsi l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ribadito che anche al di sotto dei limiti di legge previsti per il particolato, vi sono effetti sanitari sulle popolazioni esposte (documento “Review of evidence on health aspects of air pollution – REVIHAAP” (interim report) disponibile  sul sito www.euro.who.int)
E’ grave che nel nostro Paese possa essere sostenuta una posizione apertamente in contrasto  con le evidenze scientifiche prodotte da studi internazionali e consolidate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Posizioni pseudo-scientifiche, basate sull’opinione di singoli ricercatori che sono in chiara condizione di conflitto di interessi (periti di parte dell’ILVA).
L’Associazione Italiana di Epidemiologia sulla base dei numerosi studi condotti fino ad oggi a Taranto, ribadisce che:
  • I dati ambientali hanno dimostrato che la popolazione di Taranto  è stata esposta per decenni ad elevati livelli di  diverse sostanze chimiche con effetti cancerogeni noti e  ben documentati in letteratura.
  •  studi epidemiologici multicentrici e di impatto sanitario  hanno documentato nelle popolazioni residenti nell’area che l’inquinamento atmosferico ha determinato un aumento della mortalità e morbosità per malattie cardiache e respiratorie; 
  •  lo studio SENTIERI dell’Istituto Superiore di Sanità ha evidenziato  un eccesso di mortalità per il tumore del polmone nella popolazione di Taranto pari a circa il 30%, in entrambi i generi (Pirastu et al. 2011);
  • gli studi epidemiologici più recenti hanno documentando danni alla salute a breve e lungo termine (mortalità per cause cardiache ed eventi coronarici acuti ed un incremento significativo della mortalità per patologie respiratorie e per tumori nella popolazione 0-14 anni), con effetti più forti nei quartieri più inquinati (Tamburi e Borgo) rispetto all’intero comune di Taranto (Mataloni et al, 2012).
L’Associazione Italiana di Epidemiologia esprime una forte preoccupazione per l’uso distorto e strumentale di dati pseudo-scientifici con  l’obiettivo di  invalidare le evidenze prodotte fino ad oggi attraverso gli studi epidemiologici ed a  misconoscere l’impatto sanitario delle emissioni dell’ ILVA sulla popolazione e sui lavoratori.
L’AIE sottolinea che i risultati dei molti studi condotti nell’area di Taranto e le evidenze ben consolidate di letteratura devono costituire la base per effettuare una Valutazione di Impatto Sanitario (Health Impact Assessment), che rappresenta uno  strumento di indagine utile per caratterizzare i possibili effetti sanitari presenti e futuri di un sito, di un’opera infrastrutturale, di un  impianto industriale.
AIE sostiene infine che i dati prodotti fino ad oggi siano sufficienti a considerare urgente e non più rinviabile l’attuazione di interventi di abbattimento dei livelli di inquinamento presenti nell’area di Taranto, e di bonifica dei siti inquinati, a salvaguardia della salute della popolazione residente e di quella delle generazioni future.(dal sito AIE)

Emergenza Ilva e i medici che la pensano come Bondi
“L’ipotesi che l’Ilva sia la causa di tutti i tumori evidenziati è in disaccordo con le evidenze scientifiche riportate dalle più grandi agenzie di ricerca sul cancro del mondo. La tipologia dello studio Sentieri non è idonea a investigare le cause delle malattie, ma solo a descriverne la frequenza”. E' l'idea di Umberto Tirelli, direttore del dipartimento di Oncologia medica dell'Istituto tumori di Aviano , e Diego Serraino, direttore della struttura complessa di Epidemiologia e biostatistica del medesimo istituto. Che a Panorama.it aggiungono all'unisono: “Si tratta di uno studio descrittivo che serve a formulare ipotesi sulle cause delle malattie, in questo caso dei tumori, ma non serve a stabilire relazioni. Su questo punto i ricercatori di Sentieri sono d’accordo”.
Dunque, secondo gli esperti del centro friulano, la relazione dei consulenti Ilva e le dichiarazioni del commissario Bondi potrebbero avere un fondamento, sostenute anche da una indagine presentata nel 2012, in collaborazione con l'Istituto tumori Pascale di Napoli , che evidenziava nell'aria di Taranto una mortalità per tumori uguale alla media delle altre provincie del sud Italia. Tirelli e Serraino non sembrano né sorpresi né contrari alle affermazioni del commissario Ilva. Per quali motivi? “Se per scoprire le cause dei tumori bastasse usare i tassi di incidenza o di mortalità non ci sarebbe bisogno del National Cancer institute, dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul Cancro dell'Organizzazione mondiale della sanità, l’Università di Oxford o il Karolinska Institute di Stoccolma, o il New England Journal of Medicine. Senza contare le decine di migliaia di ricercatori nel mondo che studiano i tumori e pubblicano le loro ricerche”, sottolineano.
"Purtroppo non è così. Gli studi descrittivi sono solo la prima fase di un lungo processo conoscitivo che deve necessariamente passare per gli studi di epidemiologia analitica in cui è possibile misurare le esposizioni individuali – dicono i due medici - . Questo è uno dei punti cruciali, negativi secondo noi, di Sentieri: la residenza al momento della diagnosi del tumore è usata come proxy della esposizione ai carcinogeni ambientali. Si da, cioè, per scontato, che le persone abbiano sempre abitato lì, e che siano state esposte ai vari carcinogeni nel corso di almeno tre decenni, tempo medio necessario per lo sviluppo dei carcinomi, e che questi vari carcinogeni abbiano causato il cancro e queste persone siano per il resto paragonabili a chi non abita li”.
CRITERI EPIDEMIOLOGICI
Tirelli spiega che le malattie neoplastiche sono circa 230 tipi diversi tra loro per eziologia, patogenesi, presentazione clinica, prognosi: pensare che i fattori di rischio per i tumori dell’apparato respiratorio siano gli stessi per i tumori dell’apparato digerente o urinario o riproduttivo non ha fondamento scientifico.
Per alcune sedi neoplastiche, innanzitutto l’apparato respiratorio, è più che plausibile che l’inquinamento ambientale abbia aumentato il rischio di malattia mentre per altre è, in base alle conoscenze attuali, molto poco probabile. Ma per un'analisi epidemiologica più ampia si dovrebbe, ad esempio, usare almeno la georeferenziazione degli indirizzi, che andrebbero associati ai residenti in modo uninominale per mappare le residenze nel tempo. “Bisogna partire dai dati del Rapporto Sentieri per identificare ipotesi di lavoro e procedere con studi epidemiologici analitici. Ci sono voluti 50 anni di studio e decine di migliaia di lavori scientifici per stabilire l’associazione tra fumo e tumori, tra infezione da HPV e tumore della cervice – aggiunge il direttore di Oncologia medica -. Le scorciatoie non servono allo scopo e sono dannose perché spostano l’attenzione dai veri fattori di rischio noti, accertati e accettati”.
Cosa salvare dunque del Rapporto Sentieri e cosa dire ai tarantini che combattono contro un inquinamento sempre maggiore? “E' una ottima indagine descrittiva che serve a produrre ipotesi di lavoro, ma non va oltre. Il fatto che tutti la ritengano un modello è limitato al nostro Paese e ai media. Penso che l’ideologia abbia giocato e giochi un ruolo molto negativo da questo punto di vista – conclude Serraino -. La scienza non deve essere tirata per la giacca, non è di destra o di sinistra. Le conoscenze attuali delle cause del cancro dicono che l’inquinamento ambientale ha un ruolo marginale nei tumori per l'1-2 per cento. C’è qualcuno in grado di dimostrare che a Taranto questa percentuale è del 400 per cento come pubblicato da alcuni giornali nel 2012?”. Una domanda che non tarderà di avere una risposta. (Panorama)

Il comitato scientifico di ISDE Italia stigmatizza le affermazioni del commissario Bondi

Il Commissario dell’Ilva, Enrico Bondi, è stato nominato dal Governo per rappresentare gli interessi di tutti. Tuttavia le sue recenti affermazioni, che riprendono una perizia di parte aziendale, sono lungi dall’essere imparziali. Nella sua relazione al Presidente della Regione Puglia, Bondi cita infatti una relazione dei periti aziendali (Boffetta et al), secondo cui: “E’ noto che a Taranto, città portuale, la disponibilità di sigarette era in passato più alta rispetto ad altre aree del Sud Italia dove per ragioni economiche il fumo di sigaretta era ridotto fino agli anni ’70”. La frase sottintende che non vi sarebbe un eccesso di tumori dovuti all’inquinamento ma tale eccesso sarebbe
attribuibile al consumo di sigarette.
Contestiamo questo modo di porre il problema:
(a) il Commissario non può sposare un tesi di parte, in modo peraltro superficiale;
(b) la relazione consegnata dai Periti della Procura di Taranto e degli Enti pubblici preposti (Istituto Superiore di Sanità, ISPRA, ARPA Puglia, Agenzia Regionale Sanitaria Pugliese) contiene un’analisi approfondita della mortalità per tumori a Taranto e nei suoi quartieri, e va considerata nella sua interezza.
La parzialità e la superficialità delle dichiarazioni di Bondi sono coerenti con il decennale disinteresse delle nostre classi dirigenti per i danni che l’inquinamento ambientale arreca all’ambiente e alla salute umana.
Sia il Commissario sia la perizia di parte sembrano ignorare le prove del fatto che l’inquinamento atmosferico è causa del cancro del polmone anche nei non fumatori. L’autorevole rivista Lancet Oncology pubblica in questi giorni i risultati di un grande studio epidemiologico europeo che dimostra come l’inquinamento atmosferico svolga un ruolo importante nell’aumentare il rischio di cancro del polmone anche nei non-fumatori.
Se Bondi, come sarebbe stato suo dovere, si fosse preoccupato di informarsi sulle prove scientifiche nel loro insieme, e non solo sul parere dei periti di parte, avrebbe tratto delle conclusioni diverse. In tal modo avrebbe dimostrato rispetto per i cittadini, per i lavoratori e per gli operatori sanitari anziché agire sulla base di un’agenda precostituita.
Sulla base di queste semplici riflessioni ISDE Italia chiede al Governo Italiano di provvedere a ristabilire la verità e a richiamare i suoi rappresentanti a un maggiore equilibrio e senso della giustizia.(agoramagazine)

Videlicet...

Il dono della sintesi...

da twitter

martedì 16 luglio 2013

Antonia Battaglia. Omen nomen!

Ilva Taranto. Destinati a morire di 'ambiente'. Parla Antonia Battaglia di Peacelink
 
Mentre  la lettera di Enrico Bondi inviata al governatore della Puglia fa ancora discutere a Taranto si continua ad assistere alla lenta morte di una città, il cui futuro è stato inesorabilmente segnato dall'assoluto isolamento in cui versa, grazie soprattutto alle mancate politiche.
Abbiamo incontrato Antonia Battaglia esponente di Peacelink e del Fondo Antidiossina che da anni si batte contro lo stato ambientale che, prima l'Italsider e poi l'Ilva, hanno drammaticamente provocato su questo territorio. Giovedì scorso avete per la seconda volta relazionato in Commissione Europea le ultime notizie sulla gravità della situazione dell'Ilva ...
Sì esatto, va precisato che oltre alla recente relazione siamo da qualche mese costantemente in contatto sia con la Commissione Europea che con il Parlamento Europeo, ai quali  comunichiamo tutti gli aggiornamenti sulle questioni legate all'Ilva e sulla gravità della situazione ambientale che registriamo quotidianamente nella città di Taranto. (LEGGI LA RELAZIONE)
In sostanza cosa emerge dalle ultime relazioni...
Dopo il sequestro dello scorso anno disposto dal gip Patrizia Todisco e dopo il recente  decreto 61, meglio conosciuto come “salva Ilva bis” che dopo aver incassato il sì della Camera, la situazione non solo è rimasta immutata, bensì è addirittura peggiorata. Quello che l'Aia, l'Autorizzazione integrata ambientale, ha prodotto in questi mesi in termini di prescrizioni non è mai stato rispettato proprio nei suoi punti piu' importanti. Nessun sistema di monitoraggio previsto dall'AIA, ad esempio, è ancora stato installato. E di questo ne tengono conto anche le nostre relazioni in cui si esprime lo stesso parere del garante e della magistratura.
Per quali motivi vi siete rivolti all'istituzione europea?
Quando ci siamo resi conto che questa strada alternativa poteva rappresentare una speranza. La promessa di cooperazione con il governo italiano e quindi con l'Aia, infatti,  andava nettamente contro le nostre aspettative. Insomma il cerchio si stava chiudendo attorno alla città nel disinteresse generale delle istituzioni, tant'è che la situazione sanitaria epidemiologica a Taranto non è solo peggiorata, ma con il varo dell'Ilva bis, rischiamo di perdere definitivamente anche il nostro unico interlocutore diretto, ovvero l'Aia con il suo garante, che comunque rappresenta un organo di controllo importante. Ma non solo. Anche  il sequestro avvenuto il 24 maggio pari  a 8,1 miliardi di euro sequestrati alla famiglia Riva su disposizione del gip Todisco, rischia di essere dissequestrato con un nulla di fatto.
Abbiamo già relazionato il 15 maggio e l'11 luglio scorso direttamente con il gabinetto di Janez Potočnik, il Commissario Europeo per l'ambiente e poi direttamente con Karl Falkenberg, Direttore generale della Direzione Generale Commissione Europea Ambiente. A loro trasmettiamo  tutti i dati aggiornati in tempo reale, come l'aumento dei tumori, l'incremento della malattie infantili pediatriche e non ultimo il ritrovamento di tracce di diossina anche nell'acqua e non soltanto nelle emissioni atmosferiche com'era già stato appurato.
Intanto però all'Ilva si continua a produrre...
Sì. L'ilva, nel frattempo, continua a produrre a ritmi molto più serrati di prima e sappiamo con certezza che qualsiasi controllo viene automaticamente eluso. Perfino le 94 prescrizioni di cui si parla nella relazione dell'Aia e che avrebbero dovuto porre dei successivi divieti non sono mai state osservate come quando la loro attuazione comportava un costo, un investimento, come riporta l'ultimo rapporto del garante datato 2 luglio 2013.
La cosa grave è che  gli operai,  non solo sono costretti a lavorare in un ambiente altamente inquinato e lesivo per le loro vite,    come attesta l'ordinanza del Gip Todisco, ma vivono la loro condizione come un costante ricatto in cui l'occupazione diventa l'unica fonte di sostentamento da preservare a tutti i costi visto che molti sono  padri di famiglia monoreddito.
Cosa ne pensi delle recenti dichiarazioni di Enrico Bondi, che parla di morti a Taranto causate dal fumo e dall'alcol?
Sono parole offensive e oltraggiose per la città e per i suoi abitanti. Nel quartiere Tamburi bisogna tenere le finestre sempre chiuse perchè spesso respirare quell'aria provoca malesseri continui. Forse Bondi non sa neppure che proprio nel cimitero di Taranto il sindaco ha emesso un'ordinanza che obbliga gli addetti allo scavo e alla tumulazione dei defunti di indossare delle tute integrali, poichè il terreno è talmente impregnato di inquinanti che smuoverlo può produrre gravi effetti. 
Mi sembra di capire che le speranze siano davvero poche, almeno in Italia. Esiste qualche soluzione fattiva?
Direi siamo senza speranze. Tuttavia abbiamo degli esempi dall'estero dove stabilimenti industriali sono stati messi in sicurezza dal punto di vista ambientale con investimenti importanti. Insomma se la politica agisse di conseguenza anche in Italia l'Ilva potrebbe innescare una procedura di produzione cancellando l'impatto inquinante  come accade in molti parti del mondo dove la politica ambientale è al centro delle agenda politica.
In Italia, c'è da aggiungere, che dell'ambiente interessa ben poco. E non interessa neppure quando i numeri dei morti emergono con le loro cause. E al danno ambientale, si aggiunge anche quello sanitario, sociale,  e umano che spesso vengono irrimediabilmente colpiti.
A Taranto su un raggio di 20 E PIU' chilometri da dove sorge lo stabilimento è una zona da considerarsi contaminata. Ci sono tutte le condizioni per poter parlare di un vero e proprio disastro ambientale. Insomma, la città sta morendo. E tutto ciò avviene nel silenzio assordante delle istituzioni. C'è solo da sperare, e questo è il nostro auspicio, che  la commissione europea possa continuare ad investigare e porti avanti una procedura d'infrazione contro l'Italia. (Dazebao)

Sotto le ciminiere al tabacco

COMUNICATO STAMPA DEL SINDACO DI TARANTO, DELLA ASL DI TARANTO E DI ARPA PUGLIA

A seguito della conferenza stampa tenuta stamattina presso la Direzione Generale della Asl di Taranto dal Sindaco di Taranto, dr. Ippazio Stefano, dal Direttore Generale della ASL di Taranto, dr. Fabrizio Scattaglia e dal Direttore Generale di Arpa Puglia prof. Giorgio Assennato si è convenuto di produrre il seguente comunicato in riferimento alla lettera del dr. Bondi inviata il 27 giugno u.s. ad Arpa Puglia e al Presidente della Regione Puglia e agli allegati tecnici redatti dai consulenti di ILVA.
Innanzitutto si chiarisce che il procedimento della Valutazione del Danno Sanitario (VDS) ex legge regionale n. 24 del 21 luglio 2012 prevede che la prima versione della VDS sia inviata al gestore (in questo caso ILVA) che ha 30 giorni di tempo per far pervenire le proprie osservazioni. Ricevute le quali, gli organi tecnici competenti (Arpa Puglia, Asl di Taranto e Arespuglia) provvedono a redigere la versione definitiva della VDS alla Regione Puglia per gli ulteriori provvedimenti ( eventuale riesame dell’AIA, eventuale obbligo di riduzione delle emissioni).
La bozza di VDS è stata inviata ad ILVA il 30 maggio u.s. ed il 27 giugno Il dr. Bondi ha inviato la nota di trasmissione del documento dei consulenti. Occorre innanzitutto rilevare che, facendo proprio il contenuto della consulenza tecnica, il dr. Bondi se ne è assunta personalmente la responsabilità, tanto da consentirgli di evidenziare “numerosi profili critici, sia sotto il profilo dell’attendibilità scientifica, sia sotto il profilo delle conclusioni raggiunte”. Non ha quindi alcun significato il fatto che lo stesso dr. Bondi neghi di aver personalmente affermato il ruolo primario del fumo di sigaretta nell’eccesso di tumori polmonari che ancor oggi si riscontra nella città di Taranto. Se il dr. Bondi si fosse limitato a trasmettere la consulenza senza alcun commento, forse la sua responsabilità ( comunque oggettiva) sarebbe stata minore. La sua esplicita condivisione del documento tanto da indurlo ad una critica irrituale del lavoro di tre enti pubblici non ammette ripensamenti, a meno che non ci sia un esplicito ritiro del documento tecnico allegato.
L’articolato tecnico, lungi dall’essere basato su mere osservazioni sulla bozza di VDS ricevuta, è invece caratterizzato da un approccio difensivistico, più consono al supporto tecnico proprio di un processo penale, in cui si ipotizzano addirittura presupposti psicologici tipici dell’intendimento percepito come persecutorio della magistratura inquirente che ad un atto endoprocedimentale di tipo amministrativo. Oltre ad alcune osservazioni che saranno puntualmente valutate in sede di documento finale di VDS, il documento contiene critiche aspre nei confronti della stessa legge regionale e del relativo regolamento approvato dalla giunta regionale pugliese ( totalmente fuori luogo nel contesto della procedura) ed un paragrafo di critica ancor più aspra nei confronti del progetto Sentieri, progetto scientificamente realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità, organo tecnico del Ministero della Salute. La relazione presentata dal ministro per la Salute a Taranto il 22 ottobre 2012 è largamente fondata sull’elaborazione dei dati del progetto Sentieri.
Ne consegue che, facendo proprio tale documento, formulato dai consulenti di ILVA s.p.a., il Commissario dr. Enrico Bondi non poteva non rendersi conto dell’incompatibilità tra la sua funzione di commissario nominato per l’interesse pubblico dal Governo Italiano e un documento che costituisce un attacco frontale contro il Ministero della Salute. Tali rilievi formali sono ben più gravi delle risibili conclusioni a cui pervengono i tecnici, nel tentativo di convincere una inesistente giuria popolare della innocenza di ILVA rispetto agli effetti sanitari che un ben consolidato corpo di evidenza scientifica ( e non solo) consente di attribuire specificamente alle emissioni (anche recenti) di tali impianti.
Il Sindaco di Taranto
Il Direttore generale di ARPA Puglia
Il Direttore generale della ASL

Stefano Pierrot Triste e Bondi Gran Mattatore

Che differenza di statura tra il gran giullare di stato in arte Bondi e il piccolo pierrot di provincia!
Il primo a testa alta fa volteggiare palle in successione nei cieli altissimi e non si cura dell'indignazionee dei fischi di un'intera nazione.
L'altro, il pediatrino da bancarella, se potesse, si nasconderebbe dietro i suoi stessi baffi per la paura di affrontare una quarantina di cittadini, che, durante un pubblico dibattimento, lo chiamano a difendere la salute della città e a rispondere della sua ignavia continua.
Italia, paese di navigatori, poeti e... buffoni!

Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti

Emergenza sanitaria a Taranto. Legambiente: Bondi si dimetta
 
  “Il conflitto di interessi da noi paventato è esploso prima ancora che la struttura commissariale uscisse dalla culla. Se il commissario Bondi non ha la sensibilità per dimettersi, il governo deve immediatamente revocargli la nomina”.
Così Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, interviene oggi per commentare le deliranti parole del commissario del governo per l’Ilva Enrico Bondi sui numerosi casi di tumore a Taranto causati dalle sigarette tanto diffuse in quella città negli anni ’70. 
“Con quella frase – ha continuato Cogliati Dezza - Bondi ha offeso l’intelligenza degli italiani. Cosa direbbe allora di Marghera, Priolo, Brindisi? Tutti porti con contrabbando di sigarette? Si dimetta almeno per rispetto delle vittime del siderurgico”.(Confinionline)


Ilva: su ambiente e salute sindaco taranto convoca i tecnici

Il sindaco di Taranto, Ezio Stefano, ha convocato per oggi a Palazzo di Citta' i rappresentanti di Asl Taranto, Arpa Puglia, Ares Puglia e Ispra per un punto della situazione sull'inquinamento di origine industriale nella citta' pugliese. Il sindaco chiede "aiuto" alle strutture tecniche che si occupano di tutela della salute, di protezione ambientale e di protezione sanitaria per mettere a punto un'efficace strategia di contrasto ma soprattutto un ruolo piu' attivo dell'ente locale.
  Tiene banco in queste ore la questione Ilva dopo le dichiarazioni, attribuite al commissario Enrico Bondi, relative all'incidenza del fumo e del consumo di sigarette nell'elevato numero dei tumori a Taranto. Affermazioni che hanno provocato un vespaio di polemiche, ripetute richieste di dimissioni di Bondi e l'intervento del Governo sul commissario anche se questi ieri, in una nota, ha precisato di non aver mai detto che il fumo e' piu' nocivo delle emissioni dell'Ilva. Bondi ha anche sottolineato che lo studio inviato alla Regione, relativo alla risposta sulla legge regionale sulla Valutazione del danno sanitario, e' antecedente al commissariamento, di averlo trasmesso per fornire alla Regione un "doveroso" contributo di conoscenza, e che questo studio, comunque, non incidera' sul piano di risanamento ambientale dell'Ilva che non solo e' una priorita', ha aggiunto Bondi, ma richiede anche il piu' ampio concorso istituzionale. I vari problemi ambientali di Taranto, quindi, saranno oggi al centro dell'incontro convocato dal sindaco. Sindaco che ieri pomeriggio e' stato duramente contestato al grido di "Via, via, via..." da una quarantina di ambientalisti, molti dei quali del comitato "Cittadini liberi e pensanti", mentre partecipava all'Universita' ad un incontro promosso da ateneo di Bari e Arpa Puglia. A fronte delle contestazioni il sindaco ha preferito lasciare anzitempo la sala.(AGI) .

lunedì 15 luglio 2013

Bondi e l'Ilva: tanto fumo e niente arrosto !

 Bondi smentisce. Ma oramai la sua frase è diventata una "battuta" che fa discutere e indignare


Ieri sono arrivate come una doccia fredda le dichiarazioni  dal Commissario straordinario dell'Ilva Bondi sulle cause delle morti per tumore a Taranto... (ricordate? "Tumori: dovuti alle sigarette). E non ha - per così dire -nemmeno aperto bocca che  subito le sue "uscite" sono diventate, come giusto che sia, oggetto di scherno e di provocatoria ironia!

(fonte:facaebook L'megghie)


Dai  social network twitter e FACEBOOK abbiamo raccolto  le frasi più incisive e anche quelle più toccanti:
  • Federico 4 anni ricoverato a Parma per un Medulloblastoma;Stefano 8 anni con un sarcoma del rene in continuo viaggio da Taranto a Genova;Antonella 4 anni ha scoperto di avere un sarcoma di edwing e sa che gli resterà poco...;Piergiorgio 12 anni in casa con una leucemia acuta linfoblastica in attesa di trapianto;Loredana appena nata, con tiroide e reni compromessi;Riccardo 9 anni perennemente stanco; Luca 13 anni in continua corsa da un medico all'altro per comprendere da cosa deriva la sua tosse congenita; Marco 3 anni che non riesce ancora a camminare.... Angela 6 anni appena partita per il Gaslini... A loro e a tutti i BAMBINI di Taranto è stata strappato il DIRITTO di VIVERE... il DIRITTO di ESSERE BAMBINI... eppure NESSUNO di loro ha "MAI FUMATO".... a Bondi auguro d'incrociare per soli 5 minuti lo sguardo di uno di loro e poi di sentirsi una merda! (e scusate il francesismo!)
  •  Bondi, ai tempi del recupero di Parmalat,sembrava una persona seria e preparata.Con la battuta su ILVA e Taranto ha chiesto il pensionamento
  •   fuma, e per dire certe cose non credo siano sigarette.
  • non può continuare a fare il commissario all' dopo la dichiarazione dei tumori causati dalle troppe sigarette. DIMISSIONI SUBITO
  • Mia madre non fumava nè beveva...ha solo vissuto ai Tamburi...
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E come volevasi dimostrare:  eccoci qua... Bondi smentisce! Insomma tanto fumo, caro Bondi e niente arrosto!
LA SMENTITA La smentita del commissario Bondi arriva a un giorno di distanza: «Non ho mai detto, nè scritto che il tabacco fa più male delle emissioni dell'Ilva», si difende. Il ministro dell'Ambiente Andrea Orlando a breve incontrerà il commissario, soprattutto per verificare il contenuto del documento su cui si sarebbero basate le affermazioni di Bondi. «Non l'ho ancora visto. Oggi pomeriggio vi comunicherò quando ci sarà questo incontro». Sia il ministro, sia il leader di Sinistra e Libertà Nichi Vendola commentano l'accaduto parlando di «arretratezza culturale». (FONTE CORRIERE.IT)

e qui la pronta risposta su twitter:

Sul caso Ilva,Bondi: Non ho mai detto che il tabacco faccia+ male delle emissioni. Riecco il sn stato frainteso da me stesso

Ecco il testo della smentita:


"Non ho mai detto, né scritto che " il tabacco fa più male delle emissioni dell'Ilva ". Così il commissario straordinario Enrico Bondi precisando che "le emissioni inquinanti dello stabilimento hanno, come risulta da indagini scientifiche e dagli accertamenti disposti della magistratura, avuto rilevanti impatti anche sanitari ".
"Del resto - scrive Bondi in una nota - sono stato chiamato, con un decreto legge che non ha precedenti in Italia, ad assicurare l'attuazione delle prescrizioni dell'Autorizzazione ambientale integrata e di altre misure di risanamento ambientale perché la preoccupazione per tale stabilimento rimane alta. Non ho mai detto, né scritto che 'il tabacco fa più male delle emissioni dell'Ilva ', come risulta precisato solo da alcuni giornali ''. Bondi spiega che "in un procedimento, avviato ben prima del commissariamento, è stato richiesto dalla Regione Puglia un parere all'Ilva su un'ipotesi di valutazione del danno sanitario. L'Ilva ha affidato l'elaborazione di tale parere a quattro docenti universitari. Ho ritenuto doveroso inoltrare tale parere, nel testo che mi era stato trasmesso, come contributo al procedimento avviato dalla Regione Puglia: tale parere tecnico - prosegue Bondi - non ha ovviamente alcuna incidenza né sulle iniziative ambientali in corso, né sul Piano di risanamento ambientale dell'Ilva che è in elaborazione e che terrà conto sia dei rischi ambientali che di quelli sanitari. Tale Piano è già impegnativo e richiede un quadro di riferimento certo e, possibilmente, un clima di lavoro e di collaborazione fra tutti i livelli istituzionali, indispensabile - conclude Bondi - per fare dell'Ilva di Taranto uno degli stabilimenti più rispettosi dell'ambiente d'Europa". (ANSA)


Bondi ha citato alla lettera la controperizia Ilva fatta preparare per l'incidente probatorio dell'anno scorso a degli epidemiologi "amici". Già in quella sede non ebbero il coraggio di presentarla in tribunale ma la spacciarono tramite i media babbioni, dove i validi giornalettisti copincollisti ne pubblicarono ampi stralci senza verificare se fosse stata accreditata o messa agli atti nel corso del dibattimento. E' un cetriolo mediatico che continua a stare pronto nel cassetto. E fa comodo a chi lo usa perchè si scarica le responsabilità delle interpretazioni fantasiose, proprio come ha fatto Bondi!

Le infrazioni di Bruxelles sono efficaci come l'ambulanza ad Hiroshima...


Ilva: Bruxelles chiede nuovi documenti all'Italia
L'Ilva di Taranto resta sotto la lente di Bruxelles. Mentre la Commissione Ue sta finendo di valutare i documenti ricevuti a metà giugno da Roma (nel contesto di una procedura di informazione), l'8 luglio ha inviato all'Italia nuove richieste, col termine di tre settimane per rispondere. Lo riferiscono fonti europee all'ANSA.

A piedi o in bici... la civiltà non viaggia sugli incrociatori

Dopo i container, le petroliere e tante navi da guerra, a Taranto arrivano i ciclisti e i pellegrini.
Siamo diventati la metafora della devastazione.
Il tumulo delle vergogne nazionali dove ogni passaggio si carica di un'espiazione sacra.
Potremmo proporre ai tour operators dei viaggi catartici o una nuova forma di turismo penitenziale.
Venite tutti a fare il mea culpa sulla carcassa di Taranto!
Un piatto di cozze del primo seno non lo si nega a nessuno!

Comunicato di Peacelink:

OGGI A TARANTO DUE CICLISTI PORTANO L'ARIA PULITA DELLE ALPI

Sono partiti da Candelo, in Piemonte, in bici e hanno attraversato quasi tutta l'Italia per portare l'aria ossigenata delle montagne biellesi nella città di Taranto. Sono agli ultimi chilometri e fra un'ora saranno a Taranto.
Troviamo che sia un'idea bellissima.
Pasquale Miccoli di 58 anni, in compagnia del 61enne Lino Lucarelli hanno inforcato l'8 luglio la bici in piazza Castello a Candelo (provincia di Biella, sovrastata dalle Alpi), per una pedalata che li porterà oggi fino a Taranto. I due sono entrambi di origine tarantina. Hanno deciso di attraversare lo Stivale in bici per portare un messaggio ambientalista a tutta l'Italia.
Pasquale e Lino hanno portato nel loro percorso lo slogan "RespiriAMO TARANTO" per descrivere "la situazione di degrado atmosferico creatosi proprio nelle Città dei Due Mari" e si augurano "un imminente cambio di tendenza nonché un 'avviso' agli italiani affinché vigilino contro ogni minaccia inquinante l'atmosfera negli anni a venire".
Idealmente dicono di voler "trasportare l'aria ossigenata delle montagne biellesi nella bellissima Città dei Due Mari, ricca di iodio. Due fattori indispensabili per una vita sana e pulita". Giungeranno a Taranto oggi tra le 16 e le 17,00 alla Rotonda del Lungomare di Taranto.
Pasquale e Lino sono un esempio per tutti.
Alessandro Marescotti

Francigena, strada di comunicazione e civiltà

Operai in bici/Pellegrinaggio? No, rivoluzione
 
Antonello e Domenico, due operai Ilva, hanno percorso la Via Francigena, antica via di pellegrinaggio per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla tragedia ambientale di Taranto. Hanno incontrato la solidarietà di tutti e visto le montagne vere, non quelle di scorie metalliche
Con la voglia di portare in giro un messaggio, quello di “Taranto Libera”, di far conoscere una situazione che ancora, nonostante il susseguirsi delle vicende, sembra sia lontana da un risvolto positivo per la città e i suoi abitanti, con le loro biciclette mountain bike hanno percorso per quasi tutta l’Italia la Via Francigena. Questa via è un percorso di pellegrinaggio, che conduceva alle tre principali mete religiose cristiane dell'epoca medievale: Santiago de Compostela, Roma e Gerusalemme. Il percorso italiano prevede la partenza dal Piemonte o dalla Valle D’Aosta per terminare a Roma, a Brindisi o se si vuole chiudere in bellezza, a Gerusalemme. Antonello e Domenico, due operai Ilva di 40 e 50 anni, hanno approfittato del contratto di solidarietà per impiegare una settimana in bici per la Via Francigena, con tappa finale ad Assisi. Tornati stupefatti, perché piacevolmente colpiti dalla solidarietà che hanno incontrato e dalle emozioni provate, Domenico ha voluto raccontare a noi di Extra la loro avventura. 
Come è nata l’idea di fare questo pellegrinaggio?
«Ci stavamo preparando da un po’ di tempo, perché io e Antonello, ambientalisti entrambi, volevamo lanciare una nuova provocazione. Ogni domenica mattina, alle prime ore del giorno, ci siamo allenati percorrendo 40-50 km per la Provincia di Taranto. E’ capitato anche in settimana, quando eravamo liberi. Successivamente, abbiamo deciso di percorrere la Via Francigena, la via che portava i crociati a Gerusalemme, passando da Roma e Brindisi; abbiamo pensato che fosse bello portare il nostro manifesto con il messaggio “Taranto Libera” e diffonderlo per il percorso». 
Perché Assisi come tappa finale? 
«Tra le tappe non rientra Assisi, ma  abbiamo scelto questa città perché è la patria di San Francesco, che è anche il simbolo dell’incontro cristiano, oltre che essere una persona fortemente rispettosa dell’ambiente e degli animali; un ambientalista ante litteram insomma. Abbiamo scaricato il percorso da Internet con le varie tappe, deviando alla fine per Assisi».  
Perché con la bicicletta se il percorso è previsto a piedi? 
«A piedi non avremmo avuto tempo a sufficienza; avremmo impiegato 40 giorni, essendo 39 tappe, calcolando una media di 25 km al giorno. La bici è un mezzo che va riscoperto, che per noi tarantini potrebbe diventare un simbolo e uno strumento di rivolta. E’  stato bello portare in giro il manifesto di “Taranto Libera”,  per capire cosa percepisce la gente, cosa le arriva oltre l’informazione dei mass media. L’obiettivo del percorso è stato quello di diffondere la nostra situazione, della città di Taranto, raccontata da due operai Ilva. La curiosità è stata quella di verificare ciò che la gente realmente conosce a riguardo».  
La gente come ha reagito? E’ rimasta stupita? 
«Certo,  rimanevano sbalorditi. Ci dicevano che in un momento di crisi come questo, non può chiudere una fabbrica così potente, la prima in Europa per la  produzione di acciaio. Quando spiegavamo loro la situazione che siamo costretti a vivere a Taranto (che non si può barattare lo stipendio con quel 30% di bambini che ha il piombo nel sangue, che le mamme non possono allattare i proprio figli), cambiavano subito posizione, esortandoci a scendere in piazza e  ribellarci.  Ricordo una donna di Lucca che ha esclamato: “Cosa aspettate a reagire, tutto ciò è agghiacciante!”. Probabilmente la loro attenzione era maggiore, perché a diffondere questo messaggio, erano due operai Ilva. La gente ci sosteneva, perché crede nella nostra causa». 
In che modo comunicavate il vostro messaggio?
«Arrivavamo in una piazza con la nostra maglia e fissavamo il nostro manifesto “Taranto Libera”; la gente si incuriosiva e si avvicinava per fare domande. L’unica città che non ci ha concesso di fissare il manifesto, è stata Siena a Piazza del Campo, per via dei preparativi del Palio». 
Ci vuoi spiegare il vostro percorso?
«Si è svolto in una settimana; siamo partiti di domenica in pullman sino a Torino,  pagando il supplemento per le biciclette. Da lì è cominciato il nostro percorso, andando a Susa al presidio “No Tav”,  per portare anche il nostro sostegno. Il giorno dopo siamo partiti da Susa a Vercelli, attraversando la Val di Susa, poi Chivasso, Pavia sotto gli Appennini dove ci ha colto un acquazzone.  A quel punto  abbiamo preso il treno, perchè era impercorribile  quella parte degli Appennini in bici, poi ancora Sarzana  dove abbiamo ripreso a pedalare fino a Lucca, poi Poggibonsi, dopo Siena, e infine, l’ultimo stacco fino ad Assisi. Il viaggio lo abbiamo fatto in estrema povertà,  con lo stretto necessario, giusto la biancheria e qualche maglietta che lavavamo ogni giorno, affinché  fosse asciutta per il giorno dopo». 
Dove avevate la roba che avete portato?
«Avevamo il portapacchi da me costruito, montato dietro la bici. Oltre agli indumenti, avevamo tutto quello che poteva essere utile per riparare le biciclette; il primo e l’ultimo giorno abbiamo percorso una media di 130-140 km, gli altri giorni 90 Km». 
Dove avete alloggiato? 
«Abbiamo dormito presso i conventi dei francescani, gli stessi designati per le tappe del pellegrinaggio. A Vercelli siamo stati in un convento gestito da diversamente abili, una cosa meravigliosa; la direttrice, anche lei diversamente abile, ci ha chiesto la carta credenziale, prevista dalla Via Francigena: ogni tappa prevede un timbro da applicare sulla carta. Abbiamo avuto la possibilità di cucinare, abbiamo mangiato assieme. Sono stato piacevolmente sorpreso, perché pensavo che l’Italia fosse diventata molto più cinica, molto più distratta nei riguardi dei problemi, pensavo che la crisi avesse indotto gli italiani a chiudersi in sé stessi. Ora penso che la gente che ho incontrato non merita la classe politica che ci governa, merita di più. Ci vedevano per strada, quando ci fermavamo nei bar per ristorarci e non sapevano cosa offrirci, la frutta, l’acqua fresca o altro». 
Emozioni forti quindi?
«Fortissime! Per non parlare dei paesaggi che imperavano durante il nostro tragitto; verde ovunque e montagne vere, altissime ma vere, non quelle di minerale a cui noi siamo abituati dalla nascita». (extramagazine)

La città iridescente

Vel…Eni senza autore

“Un fenomeno esiguo, contenuto e che non ha provocato alcuna emergenza ambientale”. Inizia così la terza nota ufficiale in quattro giorni, evento mai accaduto sino ad oggi, prodotta dall’area comunicazione dell’Eni dopo quanto accaduto nei giorni 8, 9 e 10 luglio scorsi. Dunque, nonostante gli esiti finali delle analisi svolte da ARPA Puglia non siano ancora stati resi noti, l’Eni esclude che l’ambiente abbia risentito delle ingenti emissioni nell’aria emesse dalle torce dovute al blocco degli impianti a causa del blackout energetico di lunedì scorso e di quelle dovute alla ripartenza degli impianti nella giornata di mercoledì 10. Non solo. Perché nella nota diramata nella tarda serata di sabato si legge anche altro. L’esclusione che si sia verificata un’emergenza ambientale sarebbe emersa “al termine del completamento dell’intervento di tutela ambientale dello specchio di mare antistante lo scarico di raffineria effettuato dalla società Ecotaras. Il report redatto dalla società, dichiara un recupero finale pari a soli 100 litri di acqua con presenza minima di idrocarburi, assolutamente distanti quindi da quantità che possano destare preoccupazioni di tutela ambientale del mare o essere posti in correlazione ai miasmi avvertiti in città”.
Dunque, nessuna emergenza, è tutto nella norma. Sarà. Ma la cosa davvero “strana” è un’altra. Perché scorrendo la nota dell’Eni si legge quanto segue: “I risultati delle analisi confermano che non è attribuibile alla raffineria quanto è stato descritto da più parti come un grosso sversamento in mare e causa dei cattivi odori in città”. Dunque, non solo non siamo in presenza di alcuna emergenza ambientale; ma addirittura si esclude che la raffineria abbia responsabilità per quanto concerne sia l’emissione delle “sostanze odorigene” che lo sversamento in mare di liquido contenente idrocarburi. Strano, molto strano davvero. Perché martedì 9 luglio, all’indomani dello “sversamento” in acqua di liquido sospetto, era stata la stessa Eni attraverso una nota ufficiale ad attribuirsi ogni responsabilità: “La concomitanza delle avverse condizioni meteo e del blocco elettrico non ha consentito di escludere un effetto di trascinamento di tracce di acque oleose, causando un fenomeno di iridescenza. Dalle verifiche odierne (nella mattina del 9) non è stata rilevata, infatti, traccia di idrocarburi al di fuori dell’area di contenimento”.
Ora. Il fenomeno di “iridescenza” in natura si ha quando “la superficie di un oggetto osservato in luce bianca appare in colori cangianti. Ciò accade quando sull’oggetto è presente un sottile strato di sostanza con indice di rifrazione diverso da quello dell’oggetto: si creano allora due sistemi di onde riflesse tra i quali si ha interferenza, con formazione di frange colorate”. Per intenderci, vi è iridescenza quando c’è un velo d’olio sull’acqua: ovvero proprio quelle acque oleose di cui parla l’Eni stessa. E visto che sempre l’azienda afferma che “l’intervento di tutela ambientale (da parte dell’Ecotaras e della Capitaneria di Porto) dello specchio di mare” è avvenuto “antistante lo scarico di raffineria”, risulta davvero difficile credere che lo sversamento in acqua non sia da attribuire all’Eni. Non solo. Perché nella nota dello scorso 9 luglio, è sempre l’azienda a parlare della presenza di idrocarburi in acqua: “Dalle verifiche odierne (nella mattina del 9) non è stata rilevata, infatti, traccia di idrocarburi al di fuori dell’area di contenimento”. Si dia il caso che gli “idrocarburi liquidi” sono costituenti del petrolio (grezzo) e del benzene, che è un costituente naturale del petrolio (il quale a sua volta è composto da idrocarburi).
Ora: non bisogna di certo essere scienziati o esperti ambientali per dedurre che lo sversamento in mare avvenuto lo scorso 8 luglio sia da addebitare all’Eni e a quanto accaduto lo scorso 8 luglio. Così come appare davvero paradossale che l’azienda continui a negare ogni addebito in merito alla diffusione in aria/ambiente di emissioni che da sempre ARPA Puglia addebita alle sue attività ed alla fermata e/o ripartenza di impianti presenti all’interno della raffineria stessa. Intanto, la stessa Eni ha annunciato che “dopo la definizione delle indagini in corso da parte della Procura della Repubblica, Eni è disponibile ad un confronto con le istituzioni ed il territorio”. Ricordiamo infatti che la Procura ha avviato un’indagine contro ignoti per “getto pericoloso di cose”. Questo perché il reato ex articolo 674 del Codice penale (appunto “getto pericoloso di cose”) confermato anche dalla Corte di Cassazione con sentenza del 17 novembre 2011, n.42387, ha sottolineato che “l’evento di reato prescinde dal superamento di eventuali limiti di legge, essendo sufficiente il superamento del limite della normale tollerabilità (ex articolo 844 c.c.)”. Cosa che ad esempio per l’idrogeno solforato è già avvenuta, come abbiamo dimostrato nei giorni scorsi. Ciò detto, ribadiamo ancora una volta un concetto che molti ancora oggi fingono di non conoscere: la fissazione di un limite normativo (sia esso “valore soglia” o “valore limite”) non pone affatto la certezza della tutela della salute umana.
Gianmario Leone (TarantoOggi, 15.07.2013)

Il subcommissario del commissario stupido

Realacci: «Dal commissario valutazioni un po’ stupide»

«Trovo un po’ stupide le parole del commissario Bondi a proposito dei decessi nell’area di Taranto. Quelli causati dall’Ilva sono morti aggiuntive rispetto a quelle che le statistiche attribuiscono, in tutta Italia, al fumo o ai tumori». Ermete Realacci, deputato del Pd, nome storico dell’ambientalismo italiano, ieri sera era al castello di Acaya per un dibattito con Raffaele Fitto e il ministro Bray.

La lettera di Bondi, pubblicata ieri dalla «Gazzetta», ha scatenato un putiferio.
«Scindiamo i due elementi. Primo. I criteri relativi all’identificazione del danno sanitario vanno fissati a livello nazionale, perché ciò che vale a Taranto deve valere anche a Milano. Generalmente quei criteri sono più ampi rispetto ai divieti sulle emissioni, perché non sempre dall’effetto è facile risalire alla causa. Ecco perché il ministero della Salute e quello dell’Ambiente devono, al più presto, fissare linee guida univoche».

Ma sulla posizione di Bondi, secondo cui i morti di Taranto sono causati dal fumo, cosa può dire?
«Ne ho parlato anche con il ministro Orlando, che nei prossimi giorni convocherà Bondi. Trovo le sue parole un po’ stupide. È sicuramente vero che muoiono più tarantini per il fumo che per l’Ilva. Ma è altrettanto vero che in Italia si muore più per gli incidenti stradali che per gli omicidi, ma qualcuno può dire che la criminalità organizzata non è un problema? Il problema è che quelle causate dall’Ilva sono morti aggiuntive, ed in quanto tali vanno considerate ed affrontate».(GdM)

Soldi da spendere. Speriamo bene...

Presentato al Ministero dell'Ambiente il progetto "MIAPI"
Grazie alle risorse stanziate dal PON Sicurezza sarà più facile individuare le aree potenzialmente inquinate

Uno strumento di grande importanza nel contrasto ai fenomeni di illegalità ambientale e alle ecomafie. Così è stato definito il progetto "MIAPI" - Monitoraggio e Individuazione delle Aree Potenzialmente Inquinate nelle Regioni Obiettivo Convergenza - presentato oggi nella sala Europa del Ministero dell'Ambiente.
Alla presentazione hanno preso parte il Capo di Gabinetto del Ministero dell'Ambiente, Rosanna De Nictolis, il Segretario Generale, dottor Antonio Agostini, il Direttore Generale del Ministero dell'Ambiente, Ingegner Mauro Luciani, il Responsabile Unico del Procedimento, Architetto Stefano Martini.
Il progetto rientra nella linea di intervento diretta a "Tutelare il contesto ambientale" ed è stato finanziato dal Programma con oltre 10 milioni di euro. Esso prevede un meccanismo moderno di studio e indagine dei siti potenzialmente inquinati attraverso rilievi aerei e indagini geofisiche, con il coinvolgimento del Comando Carabinieri Tutela Ambiente e delle Agenzie Regionali Per l'Ambiente.
I dati raccolti confluiranno in un'unica banca dati che sarà condivisa, anche, con gli enti locali che permetterà di avere una conoscenza più approfondita dei rischi e dei danni che il territorio subisce.
"Una volta a regime - ha evidenziato la dottoressa De Nictolis - il MIAPI sarà uno strumento importante nella lotta alla criminalità organizzata". Un ringraziamento al PON Sicurezza è venuto dal Segretario Generale, dottor Agostini, che ha evidenziato come "il monitoraggio realizzato con strumenti ad alta innovazione tecnologica permetterà di ottenere dati di grande valore per l'attività di presidio della legalità".
Durante l'incontro si è fatto riferimento anche ad altri progetti finanziati dal PON Sicurezza che hanno come beneficiario il Ministero dell'Ambiente. Tra questi, il progetto di "Monitoraggio delle aree marine protette nelle Regioni Obiettivo Convergenza" e il "Monitoraggio del rischio idrogeologico dovuto a reati ambientali".    (SistemaPuglia)

Molestie olfattive, meteorismi industriali e altre metafore in convegno!

Il 15 luglio p.v., alle ore 16.00, si terrà a Taranto presso l’ex caserma Rossarol (via Duomo, 276 – Taranto), la presentazione del Progetto:

“Costruire con i Tarantini Comunità per fronteggiare le molestie olfattive”

promosso dall’Università degli Studi di Bari e  ARPA Puglia.
Tale incontro ha l’obiettivo di dare una risposta concreta alle segnalazioni di odori sgradevoli e dannosi da parte dei cittadini di Taranto consentendo nel  contempo di ottenere informazioni scientificamente fondate sulla provenienza e la consistenza di tali emissioni odorigene.
In tale sperimentazione verranno coinvolti i cittadini interessati alla problematica.

Saluti delle Autorità:
1.      Ippazio Stefano, Sindaco di Taranto
2.      Corrado Petrocelli, Rettore Università degli Studi di Bari ‘A. Moro’
3.      Antonio Felice Uricchio, Direttore del Dipartimento Jonico in Sistemi Giuridici ed Economici del Mediterraneo, Società Ambiente e Culture, Università degli Studi di Bari ‘A. Moro’
4.      Giorgio Assennato, Direttore Generale ARPA Puglia

Interventi:
I.                   Gianluigi De Gennaro, Università degli Studi di Bari ‘A. Moro’
II.                Roberto Giua, ARPA Puglia
III.             Michele Conversano, Direttore Dipartimento di Prevenzione, ASL Taranto, Presidente Società Italiana di Igiene
 
Servizio INFO Unità Comunicazione ed Informazione
Direzione Generale ARPA Puglia

domenica 14 luglio 2013

Vi mancava Clini? Ecco il Bondi Show!!!

Taranto, Enrico Bondi: “I tumori? Macché Ilva, la colpa è di tabacco e alcol”

“È erroneo e fuorviante attribuire gli eccessi di patologie croniche oggi a Taranto a esposizioni occupazionali e ambientali occorse negli ultimi due decenni”. Anche Enrico Bondi nega le responsabilità dell‘Ilva per la delicata situazione sanitaria a Taranto. L’Ilva non ha colpe, i fattori responsabili per le malattie e i decessi per tumore a Taranto sarebbero altri: “Fumo di tabacco e alcol, nonché difficoltà nell’accesso a cure mediche e programmi di screening”.
In una nota inviata al presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e al direttore generale di Arpa, Giorgio Assennato, il commissario straordinario ed ex amministratore delegato dell’azienda dei Riva, ha allegato una perizia in cui si critica duramente lo studio ‘Sentieri’ compiuto dal ministero della Salute e la valutazione del danno sanitario effettuato da Arpa Puglia che aveva spiegato che, anche con la piena attuazione delle misure previste nell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), l’impatto degli inquinanti sulla popolazione non si sarebbe azzerata, ma solo dimezzata. “I dati di mortalità per tumori nello studio ‘Sentieri’ – si legge nel documento in possesso de Il Fatto Quotidiano – si riferiscono al periodo 2003-2009. L’incidenza e la mortalità per tumori riflette esposizioni che risalgono a un lontano passato. I tumori al polmone hanno una latenza di 30-40 anni, e riflettono quindi essenzialmente esposizioni dagli anni ’60 e ’70, o precedenti. A tale proposito – chiariscono gli esperti del commissario Bondi – è noto che a Taranto, città portuale, la disponibilità di sigarette era in passato più alto rispetto ad altre aree del Sud”.
Della serie prendetevela con i contrabbandieri. E come se questo non fosse sufficiente, gli esperti tentano di scagionare completamente le emissioni dello stabilimento siderurgico spiegando che “l’enfasi sul possibile ruolo dell’impianto siderurgico sulla mortalità a Taranto sembra essere un effetto della pressione mediatico-giudiziaria, ma non ha giustificazioni scientifiche”. Dichiarazioni che il commissario Bondi, non solo condivide in pieno, ma che addirittura rilancia aggiungendo nella sua nota a Vendola e Assennato che “dalla memoria emerge come i criteri adottati e la procedura valutativa seguita presentino numerosi profili critici, sia sotto il profilo dell’attendibilità scientifica, sia sotto il profilo delle conclusioni raggiunte”.
I dati utilizzati da Arpa nella valutazione del danno sanitario vi sarebbe una “sovrastima sulle emissioni inquinanti” che comporterebbe una valutazione falsata. Ma l’attacco più duro è quello nel quale gli esperti accusano l’Arpa di aver prodotto un documento escludendo dall’elenco degli inquinanti il Pm10. Un’omissione cercata perché “i dati di esposizione a questo inquinante sono sostanzialmente nella norma” e quindi “la scelta di concentrarsi su tre gruppi di cancerogeni (Ipa, composti organici e metalli) offre più garanzie di ottenere un risultato che attribuirebbe all’Ilva un certo numero di casi di tumore o di decessi”. Insomma tutti contro l’Ilva. Senza motivo. Non importa se le perizie disposte dal tribunale hanno chiaramente affermato che le emissioni inquinanti della fabbrica ionica causano “malattia e morte”. Per Bondi e i suoi esperti “a Taranto la mortalità per alcuni tumori era già elevata negli anni Ottanta e Novanta per tre cause principali e ben note: il fumo, l’asbesto, causa del mesotelioma e presente in grandi quantità soprattutto nei cantieri navali, e la particolare condizione di zona deprivata”.
In questi giorni si celebra un processo per omicidio colposo plurimo di ex operai Ilva deceduti per mesotelioma pleurico. Alla sbarra ci sono i vertici della fabbrica dal 1978 a oggi. Ma forse è solo l’ennesimo complotto di stampa e magistratura. (FQ)

Contestate le conclusioni della magistratura - Nella lettera Bondi contesta i criteri adottati dall'Arpa e dalla Regione Puglia sul danno sanitario prodotto dal siderurgico. Ma quello che colpisce è il dossier firmato dai consulenti dell'Ilva, Paolo Boffetta, Carlo La Vecchia, Marcello Lotti e Angelo Moretti, che contestano le conclusioni dell'Arpa, della magistratura e degli esperti del ministero della Salute, autori dello studio sull'impatto delle emissioni dello stabilimento.
"Tutta colpa delle sigarette" - Riferendosi proprio alla diffusione del tumore ai polmoni, i consulenti sembrano riproporre vecchie tesi care alla famiglia Riva. Scrivono che le neoplasie non dipendono dall'inquinamento prodotto dal siderurgico, ma dagli stili di vita dei tarantini, perché "è noto che a Taranto, città portuale, la disponibilità di sigarette era in passato più alta rispetto ad altre aree del Sud Italia dove per ragioni economiche il fumo di sigaretta era ridotto fino agli anni '70". Passaggio che il commissario Bondi sembra condividere perché nella missiva inviata alla Regione e all'Arpa aggiunge che "dalla memoria emerge come i criteri adottati e la procedura valutativa seguita presentino numerosi profili critici, sia sotto il profilo dell'attendibilità scientifica,sia sotto il profilo delle conclusioni raggiunte".(TgCom24)

Ecco le reazioni al Bondi Show

Taranto, Bondi: “Tumori? L’Ilva non c’entra”. E il ministro Orlando lo convoca

Dimissioni o revoca dell’incarico. E’ la richiesta che arriva da più parti a Enrico Bondi in seguito alla divulgazione della lettera inviata al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, in cui il commissario straordinario dell’Ilva esclude una connessione tra i veleni emessi dallo stabilimento industriale e l’alta percentuale di tumori a Taranto, attribuendo le cause di quest’ultima a “tabacco e alcol”. Parole che non potevano non scatenare nuove polemiche sulla questione e confermare le critiche di chi aveva espresso dubbi sulla nomina di Bondi a commissario, in quanto troppo vicino alla proprietà dei Riva.
Al punto che il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, ha deciso di convocare Bondi nelle prossime ore, per approfondire i risultati della consulenza tecnica chiesta dal commissario secondo cui la diffusione del cancro non dipende dall’inquinamento. Mentre Anna Finocchiaro, senatore del Pd, ha avvertito: “E’ necessario fare chiarezza sulla lettera inviata da Bondi, perché non credo possano essere sottovalutate le gravissime responsabilità dell’Ilva nell’aver determinato gli altissimi livelli di inquinamento a Taranto. E chi ricopre l’incarico di Commissario del Governo, con il dovere di attuare le procedure AIA, dovrebbe limitarsi al proprio compito, vista anche la posizione assunta in precedenza dalla stessa proprietà dell’azienda”.
Il primo a reagire è stato proprio il destinatario della nota, il Governatore della Puglia, Nichi Vendola: ”Gli argomenti di Bondi sono inaccettabili. I dati Arpa sui danni alla salute sono chiari e precisi. Si confermano tutti i miei dubbi sull’affidare il ruolo di commissario dell’Ilva all’amministratore delegato dell’azienda”, ha scritto il leader di Sel su Twitter, aggiungendo poi in una nota ufficiale che “le osservazioni di Bondi commissario non sembrano molto diverse da quelle di Bondi amministratore delegato”. Vendola spiega di essere rimasto “estremamente colpito” dalle argomentazioni utilizzate dal commissario Bondi che “sembrano smentire del tutto i rilievi dell’Arpa e della Asl ma, prima ancora, i risultati della perizia epidemiologica acquisita in sede di incidente probatorio, dati che non sono mai stati contestati in sede processuale”.
Ancor più dura la posizione di Angelo Bonelli, presidente dei Verdi: “Dopo la lettera in cui collega l’elevata incidenza di tumori al fatto che, essendo Taranto una città portuale, c’è stato un maggior consumo di sigarette e quindi un maggior ricorso al fumo, Bondi deve dimettersi immediatamente: non può restare un giorno in più nel ruolo di commissario dell’Ilva perché è più interessato all’azienda – di cui, prima di essere nominato commissario, era amministratore delegato – che non alla salute dei cittadini di Taranto”, scrive Bonelli in una nota. E prosegue:  “Le parole di Bondi sono un’offesa gravissima ai cittadini di Taranto che sono costretti a convivere con un’inquinamento che, come si legge nelle perizie dei magistrati tarantini, provoca ‘malattia e morte’; sono uno schiaffo a chi si è ammalato e a quanti hanno perso i propri cari a causa dell’inquinamento”.
Sulla stessa linea d’onda i deputati del Movimento 5 Stelle, che tramite una nota ufficiale definiscono “vergognose e incredibili le affermazioni di Bondi”: parole “non da censurare bensì da diffondere in tutte le tv e giornali”, perché “ribadiscono come esista un palese caso di conflitto di interessi per quanto riguarda Enrico Bondi. Temevamo che Bondi fosse incapace di rappresentare gli interessi dello Stato e dei cittadini ed il nostro timore si sta palesando anche troppo presto. Non può essere lui, come abbiamo sostenuto nel dibattito alla Camera, la persona idonea a svolgere questo delicatissimo ruolo”.  “Chiediamo – si legge ancora nella nota – la revoca dell’incarico a Bondi e che il ministro della Salute venga immediatamente a riferire in Parlamento su queste aberranti affermazioni. Taranto non può più sopportare queste prese in giro da parte di chi ha invece il compito di guidare un’azienda con gravi criticità ambientali che portano gravissime conseguenze sanitarie per i cittadini”.
E, mentre piovono critiche per l’ultima uscita dell’onorevole leghista, il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando ha scelto i tre esperti che contribuiranno a redigere il piano di risanamento e riqualificazione dello stabilimento: Marco Lupo, commissario all’emergenza rifiuti della regione siciliana e già dirigente del Ministero dell’Ambiente; Giuseppe Genon, docente di ingegneria dell’ambiente al Politecnico di Torino; e Lucia Bisceglia, medico epidemiologo, dirigente dell’Arpa (Agenzia Regionale Protezione Ambiente) Puglia. La nomina degli esperti potrebbe essere formalizzata lunedì con un decreto ministeriale in base al decreto legge di commissariamento dell’Ilva che è in fase di conversione, passato venerdì scorso alla Camera sarà ora all’esame del Senato. I tre esperti collaboreranno con Bondi e con il subcommissario Edo Ronchi. (FQ)

Letteratura figurata e denuncia reale

Ilva comizi d'acciaio, Taranto protagonista del graphic novel di Gubitosa e Kanjano by Becco Giallo


L’Ilva di Taranto è un caso “umano” che riempirà ancora a lungo le pagine di quotidiani e gli incubi degli italiani.
Nel graphic novel sceneggiato da Carlo Gubitosa e disegnato da Kanjano (volume composto da 192 pagine, brossurato, in b/n) ed intitolato Ilva comizi d’acciaio si affronta ancora una volta questo dramma che continua a distruggere un territorio bello come quello pugliese, colpendo direttamente i suoi cittadini. L’opera, pubblicata da Becco Giallo, narra alcune storie di vita e di morte all’ombra dell’acciaio e può essere considerata un vero e proprio viaggio a fumetti negli ultimi 50 anni dell’industria siderurgica.
Come ben sapete, l’Ilva di Taranto è quel centro siderurgico per la produzione e la trasformazione dell’acciaio, costruito a ridosso del quartiere Tamburi, che è al centro di un importante dibattito pubblico proprio per gli effetti delle sue emissioni sull’uomo e sull’ambiente circostante. Il graphic novel, arricchito da un apparato di infografica e collegamenti a contenuti multimediali (disponibili in rete), ripercorre i cinquant’anni di industria siderurgica attraverso un intenso lavoro giornalistico e di ricerca sul campo. Ilva comizi d’acciaio è nato grazie anche alle esperienze di singole persone e di intere comunità che hanno contribuito a rendere viva la narrazione di un reportage sconvolgente.

Nella presentazione del volume è stata riportata una frase di Alessandro Marescotti (PeaceLink), utile a cogliere quale è lo spirito che ha portato gli artisti di Ilva comizi d’acciaio ad intervenire: “Sembra che senza la produzione di acciaio dell’Ilva debba crollare l’Italia, l’Europa e il mondo intero. Come se il mondo avesse una fame incredibile di acciaio e noi lo tenessimo a dieta forzata. Ma è davvero così?”
lva è attualità e Becco Giallo attraverso queste produzioni ci tiene informati sui problemi reali e che non possiamo ignorare. Infatti, giornali e telegiornali ieri facevano notare i risultati di una consulenza tecnica disposta dal commissario straordinario dell’Ilva, Enrico Bondi. Intorno alle 44 pagine inviate al governatore della Puglia (Nichi Vendola) e all’Arpa si è scatenato un vero e proprio putiferio. Infatti, nel dossier i consulenti hanno riportato che le neoplasie riscontrate ai cittadini di Tarano non dipendono dall’inquinamento prodotto dall’impianto siderurgico, ma dagli stili di vita dei tarantini. Addirittura, in un passaggio, si sostiene la colpa delle malattie potrebbe essere attribuita all’ampia disponibilità di sigarette finite in circolazione.
Uno scandalo nello scandalo che forse un po’ di sana cultura (Nona Arte inclusa) può curare. Per altre informazioni sul volume ed una piccola anteprima cliccate qui. (comicsblog)

Fumatori di ciminiere e scienziati in affitto

“Tumori causati dal fumo non dall’Ilva”. A Taranto è bufera sulla lettera di Bondi

«L’Ilva non ha colpe». Le cause del tumore ai polmoni dei tarantini sono da ricercare in altri fattori, a cominciare dal «fumo di tabacco e alcol, nonché nella difficoltà nell’accesso a cure mediche e a programmi di screening». È bufera sulla consulenza di 44 pagine che il commissario straordinario dell’Ilva, Enrico Bondi, allega alla missiva inviata a fine giugno al governatore della Puglia, Nichi Vendola e all’Arpa. E per approfondire l’argomento il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando ha deciso di convocare il Commissario straordinario dell’Ilva nelle prossime ore.
Nella lettera Bondi contesta i criteri adottati dall’Arpa e dalla Regione Puglia sul danno sanitario prodotto dal siderurgico. Ma quello che colpisce è il dossier firmato dai consulenti dell’Ilva Paolo Boffetta, Carlo La Vecchia, Marcello Lotti e Angelo Moretti, che contestano le conclusioni dell’Arpa, della magistratura e degli esperti del ministero della Salute autori dello studio “Sentieri” sull’impatto delle emissioni dello stabilimento.
Riferendosi proprio alla diffusione del tumore ai polmoni, i consulenti sembrano riproporre vecchie tesi care alla famiglia Riva. Scrivono che le neoplasie non dipendono dall’inquinamento prodotto dal siderurgico ma dagli stili di vita dei tarantini perché «é noto che a Taranto, città portuale, la disponibilità di sigarette era in passato più alta rispetto ad altre aree del Sud Italia dove per ragioni economiche il fumo di sigaretta era ridotto fino agli anni ’70». Passaggio che il commissario Bondi sembra condividere perché nella missiva inviata alla Regione e all’Arpa aggiunge che «dalla memoria emerge come i criteri adottati e la procedura valutativa seguita presentino numerosi profili critici, sia sotto il profilo dell’attendibilità scientifica,sia sotto il profilo delle conclusioni raggiunte ».
Ricostruzione questa che fa inorridire il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, che definisce «inaccettabili » gli argomenti di Bondi e conferma tutti i suoi dubbi «sull’affidare il ruolo di commissario dell’Ilva all’ad dell’azienda ». «Mi sarei aspettato dal commissario - rileva il governatore - una più netta presa di distanza dall’approccio negazionista che l’Ilva ha tenuto negli ultimi vent’anni. Come temevo, invece, le osservazioni di Bondi commissario non sembrano molto diverse da quelle di Bondi amministratore delegato».
Pesante anche l’assessore pugliese all’ambiente, Lorenzo Nicastro, secondo il quale la «priorità» del siderurgico è «la tutela della produzione e della sostenibilità economica dei processi dello stabilimento di Taranto rispetto all’esigenza di ricondurre gli impatti ambientali entro le prescrizioni di legge e dell’Aia». E se per il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, Bondi deve dimettersi, i deputati del M5S bollano le conclusioni del commissario governativo come «vergognose e incredibili, ma non da censurare, bensì da diffondere in tutte le tv e giornali». E concludono: «Non può essere lui la persona idonea a svolgere questo delicatissimo ruolo». (LaStampa)