giovedì 26 dicembre 2013
Fronte del porto..
Entro fine 2015 la piena operatività di 1.200 metri di banchina al Molo Polisettoriale del porto di Taranto
I principali interventi di riqualificazione del Molo Polisettoriale del porto di Taranto saranno realizzati entro la fine del 2015. In occasione degli auguri per le imminenti festività, il presidente dell'Autorità Portuale dello scalo pugliese, Sergio Prete, ha reso noto che l'ente ha infatti condiviso per le vie brevi con l'operatore privato Terminal Container Terminal (TCT) la data del 31 dicembre 2015 entro la quale sarà ripristinata la piena operatività di 1.200 metri di banchina con fondale -16.50 metri al Molo Polisettoriale, su cui la società gestisce il terminal per contenitori del porto. Prete ha precisato che «si è ritenuto, pertanto, in accordo con le pubbliche amministrazioni coinvolte nell'accordo generale del 2012 (l'“Accordo per lo sviluppo dei traffici containerizzati nel porto di Taranto” firmato il 20 giugno 2012 che prevedeva l'esecuzione entro 24 mesi degli interventi prioritari per la riqualificazione del terminal, ndr), di non procedere alla sottoscrizione di un addendum all'accordo medesimo, poiché i contenuti dello stesso restano validi e confermati in toto. Le parti - ha aggiunto Prete - si impegnano, comunque, ad un costante monitoraggio e verifica del cronoprogramma dello stato avanzamento dei lavori mediante frequenti incontri presso la presidenza del Consiglio dei ministri» Informando circa i più recenti sviluppi sullo stato di avanzamento delle opere di maggior rilevanza del porto di Taranto, prevalentemente connesse a tale Accordo, il presidente dell'Autorità Portuale ha comunicato che «la scorsa settimana sono stati emessi i pareri della Regione, del ministero dei Beni culturali e del ministero dell'Ambiente propedeutici alla conclusione della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale relativa all'intervento di dragaggio di 2,3 milioni di metri cubi di sedimenti in area Molo Polisettoriale e connessa cassa di colmata finalizzata all'ampliamento del Quinto Sporgente. Con conseguente e prossimo decreto del ministero dell'Ambiente - ha specificato Prete - si concluderà definitivamente l'iter approvativo del citato intervento di dragaggio e sarà possibile avviare le procedure di appalto per l'esecuzione dell'opera». Inoltre - ha proseguito - «in data 20 dicembre 2013 l'Autorità Portuale ha provveduto all'aggiudicazione definitiva - a valle di quella provvisoria intervenuta in data 20 novembre 2013 - dell'appalto per la progettazione esecutiva e la realizzazione dell'ammodernamento della banchina di ormeggio al Molo Polisettoriale (primi 1.200 metri), intervento propedeutico al dragaggio».Si tratta di un intervento preliminare al dragaggio. I lavori, per 46,834 milioni su un importo a base d'asta di 61,758 milioni, sono stati assegnati al consorzio fra le imprese Cantieri Costruzioni Cemento, Salvatore Matarrese e Icotekne. «In merito all'intervento di riqualificazione della banchina e dei piazzali in radice del Molo Polisettoriale - ha aggiunto Prete - con autorizzazione paesaggistica (n. 72/2013 del 2 dicembre 2013), rilasciata dal Comune di Taranto, si è concluso l'iter approvativo del progetto definitivo. Nei primi mesi del 2014 potrà, pertanto, essere avviata la procedura di appalto per l'esecuzione della relativa opera». Infine Prete ha reso noto che «in data 18 dicembre 2013 l'Autorità Portuale ha provveduto all'aggiudicazione provvisoria dell'appalto per la progettazione esecutiva e la realizzazione degli interventi di manutenzione straordinaria dell'edificio da destinare a uffici per la Sanità Marittima al Molo Polisettoriale. Tale opera - ha rilevato - consentirà allo porto jonico di candidarsi quale scalo PED (Punto di Entrata Designato riconosciuto dalla comunità europea.) per le merci di origine di origine vegetale, o comunque non di origine animale, in arrivo presso i punti di confine del territorio italiano, dove operano gli Uffici di Sanità Marittima (USMAF) strutture periferiche del ministero della Salute. Tale opera risulta di particolare importanza per la realizzazione di un progetto denominato “Fresh Port” che l'Autorità Portuale sta portando avanti, unitamente ad operatori pugliesi nel settore e con una società di livello internazionale che opera nel settore della commercializzazione di prodotti agroalimentari». (InformMare)
Lo stato di avanzamento dei lavori ma soprattutto la loro conclusione a dicembre 2015, sono stati condivisi «per vie brevi» con Taranto container terminal, informa l’Authority. E «in accordo con le pubbliche amministrazioni coinvolte nell’accordo generale del 2012», non si procederà più, come inizialmente previsto, «alla sottoscrizione di un addendum all’accordo poiché i contenuti dello stesso restano validi e confermati in toto. Le parti si impegnano comunque ad un costante monitoraggio e verifica del cronoprogramma dello stato avanzamento dei lavori mediante frequenti incontri presso la presidenza del Consiglio dei ministri».
L'accordo del 2012 prevedeva che i lavori per l'area del terminal container finissero a dicembre 2014 ma una serie di problemi hanno reso necessario, già nei mesi scorsi, riprogrammare la conclusione degli interventi che quindi slittano di un anno rispetto al termine iniziale. Un differimento che ha rischiato anche di provocare il disimpegno di Tct dal porto di Taranto. La società ha infatti osservato che senza un porto efficiente e competitivo, anche dal punto di vista della dotazione infrastrutturale, diventa difficile fronteggiare la concorrenza degli altri scali del Mediterraneo. Ora il nuovo accordo sui lavori dovrebbe aver scongiurato il rischio che Tct vada via. (GdM)
martedì 24 dicembre 2013
domenica 22 dicembre 2013
Buongiorno commissari!
Ilva, veleni e fanghi la denuncia di Ronchi
«Per valutare la portata della decisione della Cassazione occorre attendere le motivazioni. Mi auguro solo che gli effetti di questo verdetto non aggiungano altre incertezze. Per risanare Ilva servono punti fermi, altrimenti diventa tutto più complicato». Predica cautela il subcommissario Edo Rochi, inviato dal Governo al fianco di Enrico Bondi, per guidare la ristrutturazione dell’acciaieria che avvelena Taranto. Due giorni fa la Cassazione ha cancellato il sequestro da otto miliardi e cento milioni di euro decretato dal gip Patrizia Todisco. Quel tesoro è ritenuto il profitto accumulato dai Riva grazie ai mancati investimenti per abbattere l’impatto ambientale di cokerie e altiforni.
Una strategia elusiva che Ronchi sta pesando quotidianamente sul campo. Così è proprio dalle sue parole che arriva una conferma al teorema dei magistrati ionici. «In Ilva – racconta – abbiamo riscontrato situazioni inaccettabili. Spie di una sciatteria diffusa sulle tematiche ambientali, figlia di una attenzione esclusivamente focalizzata sul profitto. È chiaro che non tocca a me stabilire quanto questa politica abbia consentito di guadagnare. Ma è chiarissimo che tanto si poteva fare e non è stato fatto».
Un atto di accusa durissimo che sembra essere anche una risposta a chi ancora ieri sponsorizzava la linea del dialogo con i Riva.
«Nei reparti – racconta Ronchi abbiamo trovato fanghi di produzione industriale abbandonati al loro destino. Gli stessi tecnici dello stabilimento con i quali ci rapportiamo, ammettono senza timori che il livello di guardia portato dalla gestione commissariale non esisteva in passato. Sul campo – continua l’ex ministro Ronchi – stiamo sconfessando chi ha sostenuto che non esisteva la tecnologia per ridurre drasticamente le emissioni di fumi e polveri. Per anni – aggiunge si è detto che interventi come la copertura dei parchi erano impraticabili. Ora ci sono i progetti già approvati a smentire chi in realtà ha scelto di non intervenire».
Il cammino di Bondi e Ronchi da gennaio dovrà fare i conti anche con il colpo di spugna con il quale la Cassasazione ha cancellato i sigilli su circa due miliardi di euro, effettivamente scovati dalla Finanza. Il nuovo quadro è destinato a pesare sull’azione diretta a reperire i fondi per attuare le prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale e per mantenere l’equilibrio finanziario della grande fabbrica. «Mi sono confrontato con Bondi – confessa Ronchi – e abbiamo convenuto che qualsiasi tipo di valutazione va fatta solo quanto saranno disponibili le motivazioni. Chiaramente per noi è di fondamentale importanza il recente provvedimento che autorizza la possibilità di attingere risorse dai sequestri, messi a segno anche in indagini diverse da quelle di Taranto, per finanziare le bonifiche».
Nel mirino dei commissari, infatti, vi è il patrimonio bloccato dalla Finanza su ordine della Procura di Milano, nell’ambito delle indagini sul denaro spedito all’estero dai Riva. «Questa norma deve restare una certezza – conclude – se si vuole davvero migliorare la prestazione ambientale degli impianti e garantire il futuro della fabbrica». (RepBa)
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sabato 21 dicembre 2013
E le bonifiche fanno puf!
Prima tutti uniti contro la Procura di Taranto.
Ora tutti a farsela sotto...
Grandi statisti girano per i corridoi dell'Italietta!
Passata la "sorpresa" provocata dall'annullamento senza rinvio del sequestro da 8,1 miliardi di euro sui beni del gruppo siderurgico Riva deciso venerdì dalla Corte di Cassazione, ora a Taranto, città dell'Ilva - la principale azienda dei Riva -, si cerca di capire. Ed è un problema che si pongono soprattutto l'Ilva stessa, che da giugno è commissariata su decisione del Governo e affidata al commissario Enrico Bondi, coadiuvato dal sub commissario Edo Ronchi, ma anche i sindacati. In questo senso l'attesa è rivolta alle motivazioni della sentenza di annullamento che, nelle prossime settimane, renderanno note i giudici della Suprema Corte, i quali hanno accolto il ricorso presentato dagli avvocati Franco Coppi ed Enrico Paliero in difesa dei Riva.
E' la prima volta, nell'ambito di uno scontro durissimo con la magistratura di Taranto che va avanti da oltre un anno e mezzo, che i Riva portano a casa dalla Cassazione un risultato positivo. Sinora, infatti, la Suprema Corte si era sempre espressa sfavorevolmente. Basti considerare che nessun successo avevano avuto i diversi ricorsi presentati per ottenere la libertà degli ex presidenti dell'Ilva, Emilio e Nicola Riva, padre e figlio, arrestati ai domiciliari a luglio del 2012, i quali sono usciti dal regime detentivo solo a luglio scorso e per effetto della scadenza dei termini di custodia. Nè sorte migliore avevano ottenuto i ricorsi presentati a Taranto.
Lo stesso sequestro che la sesta sezione penale della Cassazione ha annullato, il 15 giugno scorso era stato infatti convalidato dal Tribunale del riesame di Taranto. Solo che in questo caso gli avvocati dei Riva - tra i quali da alcuni mesi è entrato a far parte il noto penalista Franco Coppi -, incassato il primo verdetto sfavorevole, hanno cambiato strategia.
Anziché intraprendere un braccio di ferro con i giudici di Taranto, hanno deciso di puntare direttamente alla Cassazione, procedura prevista dall'ordinamento. E qui hanno ottenuto il dissequestro. Torna quindi in possesso del gruppo Riva tutto ciò che, da fne maggio e a più riprese, era stato sequestrato dalla Guardia di Finanza su ordine del gip tarantino Patrizia Todisco. E cioè beni, immobili, conti, liquidità e partecipazioni riconducibili sia alla capogruppo Riva Fire - acronimo di Finanziaria Riva Emilio -, azionista di maggioranza dell'Ilva, sia alle societÃí Riva Forni Elettrici e Riva Acciaio i cui impianti sono al Nord.
La reimmissione in possesso è immediata e decade dalle sue funzioni anche il custode e amministratore giudiziario Mario Tagarelli, ex presidente dell'Ordine dei commercialisti di Taranto, nominato dal gip a maggio con l'ordinanza di sequestro. Che, chiesto per 8,1 miliardi - questa è la somma che i periti del gip hanno stimato come necessaria a risanare il danno ambientale dell'Ilva -, in realtà si è attestato intorno ai 2 miliardi.
Tanto, in effetti, i finanzieri sono riusciti a trovare in mesi di verifiche fatte in tutta Italia. E dei 2 miliardi, la gran parte sono immobili. Ma c'è pure la quota azionaria dei Riva in Alitalia dal valore di una settantina di milioni di euro. Allo stato, restano invece sequestrati gli impianti dell'area a caldo del siderurgico di Taranto, ma perché sottoposti ai sigilli già a luglio 2012, e i beni delle società controllate dall'Ilva. Dal provvedimento del gip, si è salvata solo l'attività dell'Ilva perché la legge 231 del 2012 l'autorizza a produrre.
In quanto agli impianti di Taranto, l'Ilva, perso il ricorso in sede di Riesame, non ha più fatto ricorso in Cassazione e nel frattempo i termini sono scaduti. Ora questi impianti sono utilizzati con la facoltà d'uso. Il magistrato l'ha concessa dopo che la Corte Costituzionale, bocciando i ricorsi di incostituzionalità dello stesso gip e del Tribunale dell'Appello di Taranto, ha dichiarato costituzionale la legge 231 con sentenza emessa il 9 aprile e motivazioni un mese dopo. E la facoltà d'uso è stata concessa anche per i cespiti delle socieà controllate dall'Ilva, per i quali è imminente il verdetto della Cassazione. Gli avvocati del commissario Bondi hanno infatti impugnato il provvedimento giudiziario ritenendolo viziato da diverse illegittimità.
Nei mesi scorsi, infine, dopo la sentenza della Consulta, il gip aveva dissequestrato un milione e 700mila di merci dell'Ilva bloccate a fine novembre 2012 in quanto prodotte da impianti che, in presenza di sequestro, non avrebbero dovuto funzionare. Tra sequestro e dissequestro dei beni del gruppo Riva e l'attività dell'Ilva di Taranto, non c'è un nesso diretto escluso gli oneri del risanamento del siderurgico pugliese.
Sul piano funzionale e organizzativo, l'Ilva, pur essendo di proprietà dei Riva, vive autonomamente dal gruppo perché commissariata. Inoltre, la gestione di Bondi, da giugno ad oggi, ha sempre più marcato le distanze tant'è che ultimamente il commissario ha fatto anche causa ai Riva, per alcune consulenze prestate dalle società del gruppo all'Ilva, e chiesto circa 400 milioni di risarcimento danni.
Non così, invece, per la bonifica della fabbrica visto che sia la legge 89/2013 - quella sul commissariamento -, sia l'ultimo decreto legge n. 136 richiamano la responsabilità dei Riva. E se la legge 89 prevede che l'autorità giudiziaria possa svincolare le somme sequestrate per finalizzarla alla bonifica (ma una richiesta fatta tempo addietro da Bondi per 233mila euro è stata bocciata dal gip con la motivazione che il piano industriale dell'azienda non c'è ancora), il decreto n. 136 è ancor più specifico. Prevede infatti che
il commissario possa chiedere a Riva di accollarsi i costi della
bonifica e, in caso di rifiuto, chiedere al magistrato l'uso delle somme
sequestrate penalmente anche per reati diversi da quelli ambientali.
C'è però da dire che il decreto deve ancora essere convertito in legge e gli avvocati dei Riva hanno già annunciato battaglia poiché ritengono incostituzionale l'uso di soldi sequestrati senza che il relativo procedimento giudiziario sia cominciato. (RepBa)
Sorpresa. Preoccupazione anche. Espressa senza eccessi e con risposta breve: «Mi chiede se il quadro si complica? Beh certo un po’ sì». Ma il sub-commissario dell’Ilva Edo Ronchi, alla “Gazzetta” concede poco di più, all’indomani della sentenza di Cassazione che dissequestra gli 8,1 miliardi di euro bloccati ai Riva dalla magistratura tarantina. Per ora il regime commissariale dello stabilimento siderurgico sospende il giudizio. Si esprimerà solo dopo «aver letto i motivi della decisione presa dalla Corte».
Ronchi ha affidato alla cronaca due concetti messi a guardia della cautela. A mente fredda: «Non cambia la marcia di risanamento della fabbrica» e soprattutto «i decreti del governo restano il punto di riferimento» anche se in realtà il sub-commissario più che dirlo lo ha fatto capire indirettamente: «L’ultimo dispone l’uso delle somme sequestrate, ma il riferimento è alle decisioni della magistratura milanese (1,9 miliardi in due tranche sottratti dai giudici ai Riva nell’indagine per frode fiscale, ndr).
Un punto delicato rimangono i rapporti tra la gestione commissariale e la famiglia Riva che «torna in gioco», dopo il dissequestro dei beni, per ammissione stessa del sub-commissario Ilva Edo Ronchi. Eppure il gioco si fa duro perché, val la pena ricordare, proprio il commissario straordinario Enrico Bondi ha avviato, poche settimane fa, un’azione civile per danni nei confronti della famiglia Riva.
«Il quadro si complica altrochè» sostiene il segretario generale nazionale della Uilm, Rocco Palombella. «La situazione sembrava già incerta e a maggior ragione ora. Siamo preoccupati: non vi è traccia del piano industriale e la vicenda giudiziaria rende ancor più ingarbugliato tutto. Però i Riva devono stare attenti alle “vittorie di Pirro”, tali infatti si potrebbero rivelare i dissequestri se non si va avanti con le bonifiche e l’ambientalizzazione degli impianti». Battuta interessante. Cosa vuol dire Palombella? Non conviene ai Riva, finito il commissariamento, riprendersi uno stabilimento che potrebbe poi essere costretto a chiudere se non risanato completamente?
«Due milioni di tonnellate in meno prodotte nel 2013 sono un pessimo segnale: non è stato perso solo il prodotto, ma soprattutto quote di mercato che, la situazione attuale, non consentirà più di recuperare. E non parliamo - prosegue Palombella - del fatto che ora le banche saranno più restie a concedere mutui. Temo contraccolpi all’occupazione».
«Il patrimonio dei Riva deve essere investito per rendere il siderurgico eco-compatibile» incalza il segretario nazionale della Fim Cisl Marco Bentivogli. Il sindacalista ritiene i decreti del governo «una garanzia», guarda con fiducia «alla Banca europea degli investimenti per le risorse da trovare» e chiede, intempi rapidi «il piano industriale per non far perdere competivitià all’Ilva».
«Faccio fatica a capire cosa succederà» dice il coordinatore provinciale del sindacato Usb, Franco Rizzo. «Quei soldi garantivano il risanamento, dentro e fuori l’Ilva. Ora non ci sono più. Tutto torna in discussione. I decreti? Non una parola sulla salute degli operai Ilva e dei tarantini».
«Basta con i decreti. È arrivato il momento di una legge sulla siderurgia italiana. I soldi dati dalle banche all’Ilva possono servire solo per i primi interventi, non si possono fare le nozze con i fichi secchi» dice il segretario generale della Fiom Cgil Donato Stefanelli chiosando: «È il governo che deve investire nel settore e risolvere i problemi a Taranto. Il dissequestro? Le risorse che non c’erano prima tornano a non esserci ora. E Taranto da sola non ce la fa». (GdM)
Ora tutti a farsela sotto...
Grandi statisti girano per i corridoi dell'Italietta!
Ilva dopo la Cassazione bonifica senza i soldi dei Riva
Passata la "sorpresa" provocata dall'annullamento senza rinvio del sequestro da 8,1 miliardi di euro sui beni del gruppo siderurgico Riva deciso venerdì dalla Corte di Cassazione, ora a Taranto, città dell'Ilva - la principale azienda dei Riva -, si cerca di capire. Ed è un problema che si pongono soprattutto l'Ilva stessa, che da giugno è commissariata su decisione del Governo e affidata al commissario Enrico Bondi, coadiuvato dal sub commissario Edo Ronchi, ma anche i sindacati. In questo senso l'attesa è rivolta alle motivazioni della sentenza di annullamento che, nelle prossime settimane, renderanno note i giudici della Suprema Corte, i quali hanno accolto il ricorso presentato dagli avvocati Franco Coppi ed Enrico Paliero in difesa dei Riva.
E' la prima volta, nell'ambito di uno scontro durissimo con la magistratura di Taranto che va avanti da oltre un anno e mezzo, che i Riva portano a casa dalla Cassazione un risultato positivo. Sinora, infatti, la Suprema Corte si era sempre espressa sfavorevolmente. Basti considerare che nessun successo avevano avuto i diversi ricorsi presentati per ottenere la libertà degli ex presidenti dell'Ilva, Emilio e Nicola Riva, padre e figlio, arrestati ai domiciliari a luglio del 2012, i quali sono usciti dal regime detentivo solo a luglio scorso e per effetto della scadenza dei termini di custodia. Nè sorte migliore avevano ottenuto i ricorsi presentati a Taranto.
Lo stesso sequestro che la sesta sezione penale della Cassazione ha annullato, il 15 giugno scorso era stato infatti convalidato dal Tribunale del riesame di Taranto. Solo che in questo caso gli avvocati dei Riva - tra i quali da alcuni mesi è entrato a far parte il noto penalista Franco Coppi -, incassato il primo verdetto sfavorevole, hanno cambiato strategia.
Anziché intraprendere un braccio di ferro con i giudici di Taranto, hanno deciso di puntare direttamente alla Cassazione, procedura prevista dall'ordinamento. E qui hanno ottenuto il dissequestro. Torna quindi in possesso del gruppo Riva tutto ciò che, da fne maggio e a più riprese, era stato sequestrato dalla Guardia di Finanza su ordine del gip tarantino Patrizia Todisco. E cioè beni, immobili, conti, liquidità e partecipazioni riconducibili sia alla capogruppo Riva Fire - acronimo di Finanziaria Riva Emilio -, azionista di maggioranza dell'Ilva, sia alle societÃí Riva Forni Elettrici e Riva Acciaio i cui impianti sono al Nord.
La reimmissione in possesso è immediata e decade dalle sue funzioni anche il custode e amministratore giudiziario Mario Tagarelli, ex presidente dell'Ordine dei commercialisti di Taranto, nominato dal gip a maggio con l'ordinanza di sequestro. Che, chiesto per 8,1 miliardi - questa è la somma che i periti del gip hanno stimato come necessaria a risanare il danno ambientale dell'Ilva -, in realtà si è attestato intorno ai 2 miliardi.
Tanto, in effetti, i finanzieri sono riusciti a trovare in mesi di verifiche fatte in tutta Italia. E dei 2 miliardi, la gran parte sono immobili. Ma c'è pure la quota azionaria dei Riva in Alitalia dal valore di una settantina di milioni di euro. Allo stato, restano invece sequestrati gli impianti dell'area a caldo del siderurgico di Taranto, ma perché sottoposti ai sigilli già a luglio 2012, e i beni delle società controllate dall'Ilva. Dal provvedimento del gip, si è salvata solo l'attività dell'Ilva perché la legge 231 del 2012 l'autorizza a produrre.
In quanto agli impianti di Taranto, l'Ilva, perso il ricorso in sede di Riesame, non ha più fatto ricorso in Cassazione e nel frattempo i termini sono scaduti. Ora questi impianti sono utilizzati con la facoltà d'uso. Il magistrato l'ha concessa dopo che la Corte Costituzionale, bocciando i ricorsi di incostituzionalità dello stesso gip e del Tribunale dell'Appello di Taranto, ha dichiarato costituzionale la legge 231 con sentenza emessa il 9 aprile e motivazioni un mese dopo. E la facoltà d'uso è stata concessa anche per i cespiti delle socieà controllate dall'Ilva, per i quali è imminente il verdetto della Cassazione. Gli avvocati del commissario Bondi hanno infatti impugnato il provvedimento giudiziario ritenendolo viziato da diverse illegittimità.
Nei mesi scorsi, infine, dopo la sentenza della Consulta, il gip aveva dissequestrato un milione e 700mila di merci dell'Ilva bloccate a fine novembre 2012 in quanto prodotte da impianti che, in presenza di sequestro, non avrebbero dovuto funzionare. Tra sequestro e dissequestro dei beni del gruppo Riva e l'attività dell'Ilva di Taranto, non c'è un nesso diretto escluso gli oneri del risanamento del siderurgico pugliese.
Sul piano funzionale e organizzativo, l'Ilva, pur essendo di proprietà dei Riva, vive autonomamente dal gruppo perché commissariata. Inoltre, la gestione di Bondi, da giugno ad oggi, ha sempre più marcato le distanze tant'è che ultimamente il commissario ha fatto anche causa ai Riva, per alcune consulenze prestate dalle società del gruppo all'Ilva, e chiesto circa 400 milioni di risarcimento danni.
Non così, invece, per la bonifica della fabbrica visto che sia la legge 89/2013 - quella sul commissariamento -, sia l'ultimo decreto legge n. 136 richiamano la responsabilità dei Riva. E se la legge 89 prevede che l'autorità giudiziaria possa svincolare le somme sequestrate per finalizzarla alla bonifica (ma una richiesta fatta tempo addietro da Bondi per 233mila euro è stata bocciata dal gip con la motivazione che il piano industriale dell'azienda non c'è ancora), il decreto n. 136 è ancor più specifico. Prevede infatti che
C'è però da dire che il decreto deve ancora essere convertito in legge e gli avvocati dei Riva hanno già annunciato battaglia poiché ritengono incostituzionale l'uso di soldi sequestrati senza che il relativo procedimento giudiziario sia cominciato. (RepBa)
Taranto, risanare l’Ilva è sempre più difficile
Sorpresa. Preoccupazione anche. Espressa senza eccessi e con risposta breve: «Mi chiede se il quadro si complica? Beh certo un po’ sì». Ma il sub-commissario dell’Ilva Edo Ronchi, alla “Gazzetta” concede poco di più, all’indomani della sentenza di Cassazione che dissequestra gli 8,1 miliardi di euro bloccati ai Riva dalla magistratura tarantina. Per ora il regime commissariale dello stabilimento siderurgico sospende il giudizio. Si esprimerà solo dopo «aver letto i motivi della decisione presa dalla Corte».
Ronchi ha affidato alla cronaca due concetti messi a guardia della cautela. A mente fredda: «Non cambia la marcia di risanamento della fabbrica» e soprattutto «i decreti del governo restano il punto di riferimento» anche se in realtà il sub-commissario più che dirlo lo ha fatto capire indirettamente: «L’ultimo dispone l’uso delle somme sequestrate, ma il riferimento è alle decisioni della magistratura milanese (1,9 miliardi in due tranche sottratti dai giudici ai Riva nell’indagine per frode fiscale, ndr).
Un punto delicato rimangono i rapporti tra la gestione commissariale e la famiglia Riva che «torna in gioco», dopo il dissequestro dei beni, per ammissione stessa del sub-commissario Ilva Edo Ronchi. Eppure il gioco si fa duro perché, val la pena ricordare, proprio il commissario straordinario Enrico Bondi ha avviato, poche settimane fa, un’azione civile per danni nei confronti della famiglia Riva.
«Il quadro si complica altrochè» sostiene il segretario generale nazionale della Uilm, Rocco Palombella. «La situazione sembrava già incerta e a maggior ragione ora. Siamo preoccupati: non vi è traccia del piano industriale e la vicenda giudiziaria rende ancor più ingarbugliato tutto. Però i Riva devono stare attenti alle “vittorie di Pirro”, tali infatti si potrebbero rivelare i dissequestri se non si va avanti con le bonifiche e l’ambientalizzazione degli impianti». Battuta interessante. Cosa vuol dire Palombella? Non conviene ai Riva, finito il commissariamento, riprendersi uno stabilimento che potrebbe poi essere costretto a chiudere se non risanato completamente?
«Due milioni di tonnellate in meno prodotte nel 2013 sono un pessimo segnale: non è stato perso solo il prodotto, ma soprattutto quote di mercato che, la situazione attuale, non consentirà più di recuperare. E non parliamo - prosegue Palombella - del fatto che ora le banche saranno più restie a concedere mutui. Temo contraccolpi all’occupazione».
«Il patrimonio dei Riva deve essere investito per rendere il siderurgico eco-compatibile» incalza il segretario nazionale della Fim Cisl Marco Bentivogli. Il sindacalista ritiene i decreti del governo «una garanzia», guarda con fiducia «alla Banca europea degli investimenti per le risorse da trovare» e chiede, intempi rapidi «il piano industriale per non far perdere competivitià all’Ilva».
«Faccio fatica a capire cosa succederà» dice il coordinatore provinciale del sindacato Usb, Franco Rizzo. «Quei soldi garantivano il risanamento, dentro e fuori l’Ilva. Ora non ci sono più. Tutto torna in discussione. I decreti? Non una parola sulla salute degli operai Ilva e dei tarantini».
«Basta con i decreti. È arrivato il momento di una legge sulla siderurgia italiana. I soldi dati dalle banche all’Ilva possono servire solo per i primi interventi, non si possono fare le nozze con i fichi secchi» dice il segretario generale della Fiom Cgil Donato Stefanelli chiosando: «È il governo che deve investire nel settore e risolvere i problemi a Taranto. Il dissequestro? Le risorse che non c’erano prima tornano a non esserci ora. E Taranto da sola non ce la fa». (GdM)
giovedì 19 dicembre 2013
La speranza che viene dall'Africa
La dott.ssa Chiara Castellani oggi a Taranto
alle ore 17 alla Libreria Gilgamesh
Quando pensiamo alla speranza, quando pensiamo alla solidarietà, e a valori umani e sociali, quando pensiamo alla quiete dopo la tempesta, quando pensiamo alla meraviglia della vita, all'amore per la condivisione, quando pensiamo alla forza e alla determinazione, non possiamo che pensare a Chiara Castellani. Ne avevamo scritto tempo fa, ed in diverse occasioni. Lo facciamo anche oggi, perchè questa straordinaria donna coraggio presenterà oggi a Taranto un libro "Rita Levi Montalcini: aggiungere vita ai giorni". Ad ospitare l'evento la libreria Gilgamesh (via Oberdan a Taranto) che ha accolto l'iniziativa promossa dall'Associazione Peacelink, conosciuta non solo qui in territorio jonico soprattutto per le sue "battaglie ambientaliste" ma anche per le sue attività a favore dei più deboli.
Chi è Chiara Castellani?
Per chi ancora non la conoscesse, Chiara Castellani è un medico chirurgo, specializzato in ginecologia e ostetricia, che ha scelto di dedicare la sua vita ad una missione: salvare vite umane e promuovere il diritto alla salute in paesi poverissimi.
Ha iniziato la sua attività a Waslala fra le montagne del Nicaragua, dove diventa per necessità medico di guerra. La "Doctora Clarita" si batterà qui per la pace e per la ricotruzione del paese.
Terminata la missione in Nicaragua, parte per un'altra grande e difficile sfida, un vero e proprio impegno umanitario nella Repubblica Democratica del Congo. Esattamente a Kimbau, l'Aifo le affida la gestione di un ospedale abbandonato dai belgi. Non c'è nè acqua, e neppure corrente elettrica, i medicinali scarseggiano. In questo luogo dimenticato, immerso nella foresta, quattrocento ammalati ricevono le prime cure. "Mama Clara " in condizioni drammatiche riuscirà anche in piena guerra fra Mobuto e Kabila, a salvare tante vite. In questo contesto - come racconta nel suo libro Una lampadina per Kimbau - a lume di candela sulla vecchia Olivetti scriverà lettere di denuncia gridando i massacri, le violenze e le crudeltà, il diffondersi di epidemie mortali. "Sono l'inevitabile corollario della povertà e dell'ingiustizia, delle sopraffazioni e delle violenze, delle complicità e delle responsabilità dei governi che sfruttano gli scontri etnici per i propri interessi economici e di potere".
Diventa un passero con un'ala sola: il 6 dicembre 1992. In questo orribile giorno la sua vita si "spezzerà in due". A seguito di un incidente stradale, durante il viaggio che l'avrebbe riportata nella sua casa, a Kimbau, per rifornire di medicinali l'ospedaletto, perderà il braccio. Quel braccio indispensabile per poter operare e amputare gambe e braccia, la abbandonò."da colei che amputava sono diventata amputata" scriverà nel suo libro. Una sorte che cambiò la sua vita, ma che la rese più forte.Non si arrese Chiara. Si rialzò più determinata e per aiutare gli "ultimi" così come aveva sempre fatto.
Il passero ad un'ala sola prosegue ancora oggi il suo viaggio di speranza, il suo impegno quotidiano, una scommessa: "non togliere ai poveri la possibilità di sognare un futuro diverso"
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Chiara Castellani presenterà il libro sulla vita di Rita Levi Montalcini, un'altra straordinaria donna che sebbene venga conosciuta per essere stata una grande scienziata, poco si racconta di lei come strenua combattente per i diritti femminili e della sua sensibilità a favore dei più deboli. Grazie alla sua fondazione si è battuta per diffondere l'istruzione femminile in Africa.
Chiara Castellani sarà accompagnata da Paolo Moro, che ha fatto da tramite in questi anni fra l’Africa e l’Italia nei progetti di solidarietà."
E' un appuntamento da non perdere!
La discarica delle vergogne
DISCARICA ILVA: ESPOSTO ALLA PROCURA DI TARANTO
OGGETTO: discarica Mater Gratiae dal satellite: Fondo Antidiossina ricorre alla Procura di Taranto e alla Commissione Europea
Il Fondo Antidiossina comunica che è stato appena depositato (ore 10.45), presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di Taranto, un esposto indirizzato al Procuratore Dott. Franco Sebastio ed è stata inviata un' informativa alla Commissione Europea circa possibili e gravi criticità ambientali nei siti di discarica dell'Ilva.
Infatti, dallo studio attento e particolareggiato, effettuato sulle foto realizzate in tempi diversi, dai satelliti a cui fa riferimento Google e quelli a cui fa riferimento Microsoft, si evincerebbe che, all'interno della stessa discarica, già oggetto della Vs. attenzione, siano presenti nel terreno numerose depressioni e voragini (artificiali o naturali?) che potrebbero essere materia di indagini ed di approfondimenti, al fine di verificare se possano essere state utilizzate per il drenaggio e lo scarico di reflui industriali potenzialmente pericolosi ed in particolare per la gestione dei rifiuti liquidi, di fanghi e di percolati. Ci si chiede, pertanto, se tutto ciò possa aver causato un'immissione diretta di dette sostanze nel suolo e nel sottosuolo con il potenziale interessamento dei sistemi della falda acquifera superficiale e profonda che confluiscono direttamente nei vicini Mar Grande e Mar Piccolo di Taranto.
Si noti che:
1) Negli ingrandimenti delle foto allegate (scaricabili anche attraverso la visione dei seguenti link: http://it.bing.com/maps/ in visione panoramica e dettagliata per la Microsoft ehttps://www.google.com/maps/preview#!data=!1m4!1m3!1d9745!2d17.223514!3d40.5278346!2m1!1e3&fid=7 per Google che riguardano alcune aree della discarica in oggetto, si rileverebbero dei "punti critici" che sottoponiamo alla vostra attenzione per eventuali approfondimenti. Infatti, sembrerebbe che nel "punto "X", evidenziato nelle foto "A" e A/bis", sia stato realizzato uno scarico a cui, sembrerebbe abbiano avuto accesso dei mezzi pesanti gommati (sono visibili, infatti, i segni dei pneumatici che lasciano pensare all'utilizzo di tale punto, quale recapito finale di rifiuti liquidi o fanghi di colore bruno di cui ignoriamo la tipologia)
2) Nel punto "Y" delle foto "B" e "B/bis" si evincerebbe, invece, che più a sud nella discarica in oggetto sia stata creata un'area di convogliamento di fanghi che, ci chiediamo, se sia stata isolata con il suolo ed il sottosuolo. In particolare, facendo un raffronto tra le foto estratte dal satellite di Google, con quelle del satellite della Microsoft (temporalmente precedente), si evince che sia stata realizzata un'area "sospetta" che non ci pare rientrare in quella delle vasche di discarica destinate alla gestione operativa dei rifiuti
3) Nella foto C e C/bis, invece, si può notare un'altra area che potrebbe essere oggetto della Vs.attenzione. Si noti uno stoccaggio di materiale metallico, verosimilmente fusti: ci chiediamo se esso risulta essere stato realizzato per categorie omogenee, nel rispetto delle norme tecniche di deposito. E fatto ancor più interesante potrebbe essere quello di sapere se quei fusti contengano o abbiano contenuto sostanze pericolose.
Tutto quanto esposto potrebbe essere interpretato come violazione delle disposizioni normative di cui all'All.2 del Dlgs 3603 e degli artt.256 e 137 del decreto legislativo 152/2006 e s.m.i.
Si ricordi che le attività di smaltimento di rifiuti pericolosi e non pericolosi in discariche non autorizzate, nonché di recupero di rifiuti e di gestione di sottoprodotti, qualificate dall’Autorità Giudiziaria quali “attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti”, hanno determinato il sequestro per equivalente della società Riva Fire, a causa delle gravi violazioni di cui agli artt. 208, 256 c. 1, 259 del D.Lgs. 152/06 e s.m.i. e art. 10 c. 3, e 14 del D.Lgs. n. 36/03-
E’ degno di nota il fatto che nelle vicinanze della predetta discarica si svolgono attività di coltivazione.
I dati oggetto dell'esposto del Fondo Antidiossina verranno comunicati, in data odierna, da Antonia Battaglia alla Commissione ed al Parlamento europei che svolgono indagini sulla questione nell'ambito dell'infrazione in corso.
L'infrazione lanciata dalla Commissione Europea, il 26 settembre 2013, ha aperto una procedura contro l’Italia per violazione di diritto europeo in materia ambientale sulla questione ILVA: la Commissione é nella fase di valutazione attenta dell'evoluzione della situazione a Taranto. La procedura di infrazione aperta dalla Commissione é nata in seguito alle denunce e all’azione di PeaceLink e del Fondo Antidiossina che hanno portato a Bruxelles la realtà di cio’ che accadeva e continua ad accadere a Taranto.
Taranto, 19 dicembre 2013
Fabio Matacchiera (presidente Fondo Antidiosina Taranto)
Antonia Battaglia
Giovani di belle speranze
Un'altra Taranto è ancora possibile
Informazione imboccata, attaccamento identitario al territorio, fitorimediazione confrontando zona Ilva e Fiume Tara, il il caso del rione bonificato di Stoccolma, in Svezia. Punti toccati nell'incontro di Peacelink, organizzato ieri pomeriggio in Università, in via Duomo ed intitolato: “Taranto, dal disastro ambientale, alle eco-alternative”. Ancora una volta, la voglia di capire la Taranto industriale guardando ad un'alternativa diversa nel futuro emerge nelle scelte dei neolaureati, e non sempre di Taranto: l'analisi del passato, scandagliando la sociologia dei consumi, con la tesi “Le morti che non contano. L'Ilva e Taranto”, di Francesco Scialpi; l'analisi degli stati d'animo tra recente passato ed un periodo molto vicino all'attualità, con la tesi di Psicologia, di Deborah De Iure, “Integrazione di metodi nella ricerca psicosociale: il caso dell'Ilva di Taranto tra rappresentazioni e identità”; la ricerca, grazie alla fitorimediazione nella tesi di di Adriano Fonzino, sull'Ecologia, “Bioaccumulazione di idrocarburi policiclici aromatici (IPA) in isopodi detritivori da terreni contaminati, ruolo dell'azione di fitorimediazione di Phragmites australis"; finale con il resoconto della spedizione di Daniele Marescotti, in rappresentanza del Cetri Tires (Circolo Europeo per la Terza Rivoluzione Industriale) a Stoccolma, in collaborazione con Peacelink, nel rione periferico industriale bonificato di “Hammarby Sjostad”. Moderava il dibattito, in diretta streaming sul web, la responsabile del nodo di Taranto di Peacelink, Fulvia Gravame, la quale ha esordito negando il miglioramento della qualità dell'aria tarantina, alle prese con quasi quotidiani slopping, assolutamente fuori legge e non consentiti nell'Aia, Autorizzazione integrata ambientale. Francesco Scialpi è riuscito a raccontare con linguaggio tecnico il menefreghismo di parte del territorio, complice della mancanza di reazione in questi anni, avvalendosi di contributi video già noti sulle intercettazioni di “Ambiente Svenduto” e citando l'inchiesta in corso della Magistratura, con le sue perizie o la scelta a suo avviso discutibile della campagna regionale “Questa è Taranto”: «Cos'è l'attualità? Quando un episodio crea scalpore, alcune notizie vengono accantonate e riprese quando fa comodo». Ed ancora: «Mi viene in mente la psicosi collettiva quando si è parlato dei 40.000 posti di lavoro a rischio, mentre Ilva conta 12859 diretti e 3000 nell'indotto. E 21711 sono i dipendenti del gruppo Riva nel mondo. Ho trovato discrasie tra due libri sullo stesso tema. Uno parla di 20.000 alberi abbattuti per la costruzione dell'acciaieria, l'altro di 40.000. A Taranto, si sono creati degli ossimori per vendere i giornali. Salute contro lavoro. Come è possibile metterli in contrasto?». Deborah De Iure, di Bari, a Padova ha discusso la sua tesi dopo aver trovato divisioni sul caso Ilva, rimarcando più volte l'alto attaccamento al luogo emerso, specialmente quando faceva domande al campione intervistato evidenziando la minaccia dell'Ilva: «Ho studiato le metafore in riferimento all'Ilva - spiegava - l'azienda è vista come un mostro. Sono presenti i termini di battaglia, guerra, sfruttamento e colonizzazione». Verrebbe fuori il sottodimensionamento del rischio in chi è favorevole all'Ilva. L'ultimo neo dottore, Adriano Fonzino, ha illustrato il suo esperimento di fitorimediazione, confrontando una zona con inquinanti pesanti come gli Ipa, vicino ad una portineria Ilva, e la zona del fiume Tara con le piante fitorimedianti autoctone. Concludendo sull'efficacia di queste tecniche naturali e ipotizzando diversi usi, come avviene nella fitodepurazione delle acque reflue degli agriturismi, senza dover rimuovere il terreno inquinato e smaltirlo in discariche di rifiuti speciali.
Francesca Rana, Nuovo Quotidiano di Puglia, edizione di Taranto, 17 dicembre 2013
Informazione imboccata, attaccamento identitario al territorio, fitorimediazione confrontando zona Ilva e Fiume Tara, il il caso del rione bonificato di Stoccolma, in Svezia. Punti toccati nell'incontro di Peacelink, organizzato ieri pomeriggio in Università, in via Duomo ed intitolato: “Taranto, dal disastro ambientale, alle eco-alternative”. Ancora una volta, la voglia di capire la Taranto industriale guardando ad un'alternativa diversa nel futuro emerge nelle scelte dei neolaureati, e non sempre di Taranto: l'analisi del passato, scandagliando la sociologia dei consumi, con la tesi “Le morti che non contano. L'Ilva e Taranto”, di Francesco Scialpi; l'analisi degli stati d'animo tra recente passato ed un periodo molto vicino all'attualità, con la tesi di Psicologia, di Deborah De Iure, “Integrazione di metodi nella ricerca psicosociale: il caso dell'Ilva di Taranto tra rappresentazioni e identità”; la ricerca, grazie alla fitorimediazione nella tesi di di Adriano Fonzino, sull'Ecologia, “Bioaccumulazione di idrocarburi policiclici aromatici (IPA) in isopodi detritivori da terreni contaminati, ruolo dell'azione di fitorimediazione di Phragmites australis"; finale con il resoconto della spedizione di Daniele Marescotti, in rappresentanza del Cetri Tires (Circolo Europeo per la Terza Rivoluzione Industriale) a Stoccolma, in collaborazione con Peacelink, nel rione periferico industriale bonificato di “Hammarby Sjostad”. Moderava il dibattito, in diretta streaming sul web, la responsabile del nodo di Taranto di Peacelink, Fulvia Gravame, la quale ha esordito negando il miglioramento della qualità dell'aria tarantina, alle prese con quasi quotidiani slopping, assolutamente fuori legge e non consentiti nell'Aia, Autorizzazione integrata ambientale. Francesco Scialpi è riuscito a raccontare con linguaggio tecnico il menefreghismo di parte del territorio, complice della mancanza di reazione in questi anni, avvalendosi di contributi video già noti sulle intercettazioni di “Ambiente Svenduto” e citando l'inchiesta in corso della Magistratura, con le sue perizie o la scelta a suo avviso discutibile della campagna regionale “Questa è Taranto”: «Cos'è l'attualità? Quando un episodio crea scalpore, alcune notizie vengono accantonate e riprese quando fa comodo». Ed ancora: «Mi viene in mente la psicosi collettiva quando si è parlato dei 40.000 posti di lavoro a rischio, mentre Ilva conta 12859 diretti e 3000 nell'indotto. E 21711 sono i dipendenti del gruppo Riva nel mondo. Ho trovato discrasie tra due libri sullo stesso tema. Uno parla di 20.000 alberi abbattuti per la costruzione dell'acciaieria, l'altro di 40.000. A Taranto, si sono creati degli ossimori per vendere i giornali. Salute contro lavoro. Come è possibile metterli in contrasto?». Deborah De Iure, di Bari, a Padova ha discusso la sua tesi dopo aver trovato divisioni sul caso Ilva, rimarcando più volte l'alto attaccamento al luogo emerso, specialmente quando faceva domande al campione intervistato evidenziando la minaccia dell'Ilva: «Ho studiato le metafore in riferimento all'Ilva - spiegava - l'azienda è vista come un mostro. Sono presenti i termini di battaglia, guerra, sfruttamento e colonizzazione». Verrebbe fuori il sottodimensionamento del rischio in chi è favorevole all'Ilva. L'ultimo neo dottore, Adriano Fonzino, ha illustrato il suo esperimento di fitorimediazione, confrontando una zona con inquinanti pesanti come gli Ipa, vicino ad una portineria Ilva, e la zona del fiume Tara con le piante fitorimedianti autoctone. Concludendo sull'efficacia di queste tecniche naturali e ipotizzando diversi usi, come avviene nella fitodepurazione delle acque reflue degli agriturismi, senza dover rimuovere il terreno inquinato e smaltirlo in discariche di rifiuti speciali.
Francesca Rana, Nuovo Quotidiano di Puglia, edizione di Taranto, 17 dicembre 2013
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Se non mi mettete la jacuzzi non ci vengo!
Ilva, il latitante Riva tratta “Fateci vedere il carcere”
Fabio Riva, uno dei proprietari dell’Ilva al centro dell’inchie – sta per disastro ambientale, continua a battersi per evitare l’estradizione a Taranto dal suo “esilio” in libertà vigilata a Londra. L’esito potrebbe dipendere dalla trattativa intavolata tra il Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria e gli avvocati inglesi dell’in – dustriale, aperta via lettera dai legali. Gli stessi che lo assisteranno nell’udienza dinanzi al giudice distrettuale che dovrà decidere se estradarlo in Italia oppure consentirgli di proseguire la sua latitanza dorata. NELLA lettera alla Procura di Taranto, i legali hanno chiesto di poter inviare un loro esperto a valutare le condizioni del carcere che dovrebbe ospitare Riva. “Non spetta a noi decidere” hanno replicato i pubblici ministeri, che hanno immediatamente girato la palla al Dap. Il 4 dicembre scorso, il dipartimento ha rigettato la richiesta definendo non “sufficiente – mente motivata” l’istanza arrivata dall’Inghilterra. La vicenda poteva chiudersi qui e invece il dipartimento ha lasciato comunque una porta aperta. Secondo quanto ricostruito dal Fatto , il Dap ha infatti specificato che se la richiesta fosse stata giustificata in maniera più esauriente, l’amministrazione penitenziaria l’avrebbe valutata di nuovo. I legali di Fabio Riva, non si sono fatti sfuggire l’oc – casione e pochi giorni dopo il “no” ricevuto da Roma, hanno inviato una nuova lettera direttamente al Dipartimento del ministero della Giustizia. Poche pagine per esprimere in maniera più chiara le motivazioni per le quali è necessario consentire a un esperto di visitare il carcere ionico, dove al momento sono detenute oltre 600 persone, e stabilire se ci sono le condizioni per ospitare anche l’ex latitante Fabio Riva. Insomma, un ultimo capitolo, non di poco conto, prima che la battaglia giudiziaria in corso da un anno tra Procura di Taranto e difensori inglesi possa giungere alla fine. La decisione della Corte inglese, infatti, dovrebbe giungere a gennaio 2014. Nelle scorse settimane, i pubblici ministeri di Taranto hanno inviato a Londra una nuova memoria per ribadire la necessità di decretare l’estradizione che il prosecuto r , il pubblico ministero inglese, ha presentato al giudice distrettuale lo scorso 9 dicembre. Un rischio che evidentemente diventa sempre più vicino e che quindi ha spinto i difensori a giocarsi per due volte la carta del sopralluogo. Un’ultima spiaggia. Perché Fabio Riva non ha intenzione di fare “nemme – no un giorno di carcere” ed è per questo che scelse di volare all’estero poco prima che la magistratura di Taranto firmasse l’ordine di carcerazione nel novembre 2012. A RACCONTARLO sono i suoi familiari che, ignari di essere intercettati, commentavano la scelta di lasciare l’Italia: “Fabio non ascolta nessuno e fa solo di testa sua”, ma soprattutto “non ne voleva saper nulla e non era sicuro al 100 per cento che gli avrebbero dato i domiciliari”. Così l’industriale, accusato di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, volò in Inghilterra sfuggendo al carcere. Fino al suo arresto, il 22 gennaio 2013, la latitanza di Fabio Riva non sembrava essere particolarmente limitante. Per festeggiare il nuovo anno, ad esempio, secondo quanto emerso dalle indagini, negli ultimi giorni del 2012 Riva lasciò la sua residenza londinese per raggiungere le coste francesi e trascorrere la notte di San Silvestro a bordo della “RA”, l’im – barcazione di famiglia ormeggiata a Beaulieu sur mer, in Costa Azzurra. L’Interpol e la gendarmeria francese arrivarono qualche giorno più tardi, ma del latitante non c’era traccia. A distanza di un anno dal suo arresto, quindi, la vicenda potrebbe trovare una fine. In caso di accoglimento, Riva si dovrebbe difendere di fronte al suo giudice naturale. E magari anche spiegare ai cittadini di Taranto il significato di una frase intercettata dai finanzieri, in cui affermava: “Due casi di tumore in più all’anno… una minchiata” (mentinformatiche)
Fabio Riva, uno dei proprietari dell’Ilva al centro dell’inchie – sta per disastro ambientale, continua a battersi per evitare l’estradizione a Taranto dal suo “esilio” in libertà vigilata a Londra. L’esito potrebbe dipendere dalla trattativa intavolata tra il Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria e gli avvocati inglesi dell’in – dustriale, aperta via lettera dai legali. Gli stessi che lo assisteranno nell’udienza dinanzi al giudice distrettuale che dovrà decidere se estradarlo in Italia oppure consentirgli di proseguire la sua latitanza dorata. NELLA lettera alla Procura di Taranto, i legali hanno chiesto di poter inviare un loro esperto a valutare le condizioni del carcere che dovrebbe ospitare Riva. “Non spetta a noi decidere” hanno replicato i pubblici ministeri, che hanno immediatamente girato la palla al Dap. Il 4 dicembre scorso, il dipartimento ha rigettato la richiesta definendo non “sufficiente – mente motivata” l’istanza arrivata dall’Inghilterra. La vicenda poteva chiudersi qui e invece il dipartimento ha lasciato comunque una porta aperta. Secondo quanto ricostruito dal Fatto , il Dap ha infatti specificato che se la richiesta fosse stata giustificata in maniera più esauriente, l’amministrazione penitenziaria l’avrebbe valutata di nuovo. I legali di Fabio Riva, non si sono fatti sfuggire l’oc – casione e pochi giorni dopo il “no” ricevuto da Roma, hanno inviato una nuova lettera direttamente al Dipartimento del ministero della Giustizia. Poche pagine per esprimere in maniera più chiara le motivazioni per le quali è necessario consentire a un esperto di visitare il carcere ionico, dove al momento sono detenute oltre 600 persone, e stabilire se ci sono le condizioni per ospitare anche l’ex latitante Fabio Riva. Insomma, un ultimo capitolo, non di poco conto, prima che la battaglia giudiziaria in corso da un anno tra Procura di Taranto e difensori inglesi possa giungere alla fine. La decisione della Corte inglese, infatti, dovrebbe giungere a gennaio 2014. Nelle scorse settimane, i pubblici ministeri di Taranto hanno inviato a Londra una nuova memoria per ribadire la necessità di decretare l’estradizione che il prosecuto r , il pubblico ministero inglese, ha presentato al giudice distrettuale lo scorso 9 dicembre. Un rischio che evidentemente diventa sempre più vicino e che quindi ha spinto i difensori a giocarsi per due volte la carta del sopralluogo. Un’ultima spiaggia. Perché Fabio Riva non ha intenzione di fare “nemme – no un giorno di carcere” ed è per questo che scelse di volare all’estero poco prima che la magistratura di Taranto firmasse l’ordine di carcerazione nel novembre 2012. A RACCONTARLO sono i suoi familiari che, ignari di essere intercettati, commentavano la scelta di lasciare l’Italia: “Fabio non ascolta nessuno e fa solo di testa sua”, ma soprattutto “non ne voleva saper nulla e non era sicuro al 100 per cento che gli avrebbero dato i domiciliari”. Così l’industriale, accusato di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, volò in Inghilterra sfuggendo al carcere. Fino al suo arresto, il 22 gennaio 2013, la latitanza di Fabio Riva non sembrava essere particolarmente limitante. Per festeggiare il nuovo anno, ad esempio, secondo quanto emerso dalle indagini, negli ultimi giorni del 2012 Riva lasciò la sua residenza londinese per raggiungere le coste francesi e trascorrere la notte di San Silvestro a bordo della “RA”, l’im – barcazione di famiglia ormeggiata a Beaulieu sur mer, in Costa Azzurra. L’Interpol e la gendarmeria francese arrivarono qualche giorno più tardi, ma del latitante non c’era traccia. A distanza di un anno dal suo arresto, quindi, la vicenda potrebbe trovare una fine. In caso di accoglimento, Riva si dovrebbe difendere di fronte al suo giudice naturale. E magari anche spiegare ai cittadini di Taranto il significato di una frase intercettata dai finanzieri, in cui affermava: “Due casi di tumore in più all’anno… una minchiata” (mentinformatiche)
mercoledì 18 dicembre 2013
A botte di decreti... ma niente cambia
ILVA: ORLANDO, DECRETO PER DIMEZZARE EMISSIONI POLVERI
L'Ilva, su provvedimento sotto forma di decreto ministeriale firmato dal ministro Orlando, installerà filtri a maniche per l’abbattimento delle polveri dei fumi in uscita dall’impianto di agglomerazione, in sostituzione degli attuali filtri, con una conseguente riduzione dei limiti emissivi stabiliti per le polveri e per diossine. Tramite questo provvedimento i limiti emissivi per le polveri saranno dimezzati e le diossine ridotte del 25% a completamento degli interventi. Un altro passo in avanti – ha dichiarato il ministro Orlando – verso l’ ambientalizzazione dello stabilimento Ilva. Come ho già ripetuto più volte sono importanti misure per la protezione dell’ambiente tese a migliorare la salute dei lavoratori e dei cittadini. (AgenParl)
Impianti fermi inquinano meno: Bondi il lapalissiano passa gli esami elementari!
La situazione dell’Ilva è per l’ennesima volta sotto i riflettori, stavolta però è il commissario straordinario Enrico Bondi a delineare lo scenario. Secondo la sua prima relazione, l’indebitamento non è sostanzialmente aumentato, ma pesano “eventi esterni”. Spicca un'altra affermazione, che parla di emissioni assolutamente entro i limiti di legge.
IL DOCUMENTO – Si tratta di 25 pagine, in cui il commissario tira le somme e parla delle questioni legate a produzione, ambiente, lavoratori che lo interessano da vicino, vale a dire in riferimento ai mesi giugno/settembre 2013, dal momento in cui Bondi è stato nominato. Rispetto al 2012, l’anno in corso dovrebbero segnare una riduzione in termini di vendite di 2 mln di tonnellate di acciaio, con una produzione che dagli 8 mln e 300mila del 2012 scende ai 6 mln e 300mila di oggi. Gli ordini per interventi prescritti dall’Aia al 26 novembre 2013 arrivano a circa 457 mln, di cui 301 mln dall’1 giugno 2013.
INDEBITAMENTO SOTTO CONTROLLO - Non dovrebbero, secondo Bondi, peggiorare le condizioni di indebitamento della società negli ultimi mesi del 2013. Il motivo che ha permesso di evitare aumenti incontrollabili di questa voce è per il commissario la politica di graduale destoccaggio dei prodotti finiti (ricordiamo che a maggio una quantità rilevante è stata dissequestrata).
GLI EVENTI ESTERNI – Le questioni giudiziarie di cui spesso abbiamo parlato hanno pesato parecchio sulle attività dell’Ilva di Taranto. Il commissario Bondi stesso nella sua relazione afferma che “la gestione del gruppo Ilva è stata negativamente influenzata da eventi straordinari esterni che ne hanno condizionato sia l'attività produttiva che quella commerciale, peraltro in un contesto di congiuntura sfavorevole”. In particolare, il riferimento è ai sequestri disposti dal gip, a partire da quello di 1 mln e 900 mila tonnellate del novembre 2012 fino a quello più recente, dello scorso settembre, che ha coinvolto le controllate dirette e indirette. Cali di fatturato, ritardi nelle consegne, riflessi sulla reputazione della società sui mercati: Bondi usa queste parole per definire le ripercussioni delle decisioni dei magistrati, a cui somma i problemi tecnici degli impianti, in via di superamento. Gli effetti saranno misurabili al termine del trimestre 1 ottobre-31 dicembre, fa sapere Bondi, mentre in Corte di Cassazione esiste un ricorso contro il sequestro delle controllate, impugnato per profili di illegittimità.
AIA E AMBIENTE – Avviate le attività di risanamento e considerando il calo di produzione, l’impatto degli stabilimenti sarebbe migliorato. Secondo il documento di Bondi, le rilevazioni dell’Arpa Puglia a Tamburi dimostrerebbero infatti una presenza di sostanze inquinanti nell’aria inferiore ai limiti fissati dall’UE e dal nostro Decreto legge 155/2010.
Non ci stanno naturalmente gli ambientalisti. Ecco le parole di Angelo Bonelli, coportavoce dei Verdi, riportate anche sul suo profilo Facebook: “Riteniamo che le affermazioni di Bondi sul fatto che i dati sulla qualità dell'aria del quartiere Tamburi siano sotto i limiti europei non rappresentino la realtà. Contestiamo a Bondi il fatto che dal 29 agosto al 10 settembre non ci sono dati disponibili dalle centraline di monitoraggio dell'aria del quartiere Tamburi per quanto riguarda gli IPA (Idrocarburi policiclici aromatici) e le polveri sottili. Lo scorso 13 dicembre le PM10 superavano i 50 microgrammi per metro cubo mentre le PM2.5 superavano i 25 microgrammi per metro cubo, ben oltre i livelli consentiti dalle normative europee; segnaliamo inoltre un preoccupantissimo livello di benzene nell'area della cokeria. Per questo, ricordando che queste misurazioni fanno riferimento ad un ciclo produttivo fortemente limitato, con 6 cokerie su 10 ferme, chiediamo che si faccia immediata e piena chiarezza sulle rilevazioni rendendo noti le ragioni per cui diverse rilevazioni risultano non sono disponibili”. (Greenbiz)
IL DOCUMENTO – Si tratta di 25 pagine, in cui il commissario tira le somme e parla delle questioni legate a produzione, ambiente, lavoratori che lo interessano da vicino, vale a dire in riferimento ai mesi giugno/settembre 2013, dal momento in cui Bondi è stato nominato. Rispetto al 2012, l’anno in corso dovrebbero segnare una riduzione in termini di vendite di 2 mln di tonnellate di acciaio, con una produzione che dagli 8 mln e 300mila del 2012 scende ai 6 mln e 300mila di oggi. Gli ordini per interventi prescritti dall’Aia al 26 novembre 2013 arrivano a circa 457 mln, di cui 301 mln dall’1 giugno 2013.
INDEBITAMENTO SOTTO CONTROLLO - Non dovrebbero, secondo Bondi, peggiorare le condizioni di indebitamento della società negli ultimi mesi del 2013. Il motivo che ha permesso di evitare aumenti incontrollabili di questa voce è per il commissario la politica di graduale destoccaggio dei prodotti finiti (ricordiamo che a maggio una quantità rilevante è stata dissequestrata).
GLI EVENTI ESTERNI – Le questioni giudiziarie di cui spesso abbiamo parlato hanno pesato parecchio sulle attività dell’Ilva di Taranto. Il commissario Bondi stesso nella sua relazione afferma che “la gestione del gruppo Ilva è stata negativamente influenzata da eventi straordinari esterni che ne hanno condizionato sia l'attività produttiva che quella commerciale, peraltro in un contesto di congiuntura sfavorevole”. In particolare, il riferimento è ai sequestri disposti dal gip, a partire da quello di 1 mln e 900 mila tonnellate del novembre 2012 fino a quello più recente, dello scorso settembre, che ha coinvolto le controllate dirette e indirette. Cali di fatturato, ritardi nelle consegne, riflessi sulla reputazione della società sui mercati: Bondi usa queste parole per definire le ripercussioni delle decisioni dei magistrati, a cui somma i problemi tecnici degli impianti, in via di superamento. Gli effetti saranno misurabili al termine del trimestre 1 ottobre-31 dicembre, fa sapere Bondi, mentre in Corte di Cassazione esiste un ricorso contro il sequestro delle controllate, impugnato per profili di illegittimità.
AIA E AMBIENTE – Avviate le attività di risanamento e considerando il calo di produzione, l’impatto degli stabilimenti sarebbe migliorato. Secondo il documento di Bondi, le rilevazioni dell’Arpa Puglia a Tamburi dimostrerebbero infatti una presenza di sostanze inquinanti nell’aria inferiore ai limiti fissati dall’UE e dal nostro Decreto legge 155/2010.
Non ci stanno naturalmente gli ambientalisti. Ecco le parole di Angelo Bonelli, coportavoce dei Verdi, riportate anche sul suo profilo Facebook: “Riteniamo che le affermazioni di Bondi sul fatto che i dati sulla qualità dell'aria del quartiere Tamburi siano sotto i limiti europei non rappresentino la realtà. Contestiamo a Bondi il fatto che dal 29 agosto al 10 settembre non ci sono dati disponibili dalle centraline di monitoraggio dell'aria del quartiere Tamburi per quanto riguarda gli IPA (Idrocarburi policiclici aromatici) e le polveri sottili. Lo scorso 13 dicembre le PM10 superavano i 50 microgrammi per metro cubo mentre le PM2.5 superavano i 25 microgrammi per metro cubo, ben oltre i livelli consentiti dalle normative europee; segnaliamo inoltre un preoccupantissimo livello di benzene nell'area della cokeria. Per questo, ricordando che queste misurazioni fanno riferimento ad un ciclo produttivo fortemente limitato, con 6 cokerie su 10 ferme, chiediamo che si faccia immediata e piena chiarezza sulle rilevazioni rendendo noti le ragioni per cui diverse rilevazioni risultano non sono disponibili”. (Greenbiz)
Argomenti
arpa,
commissario,
crisi,
emissioni,
Enrico Bondi,
pm10,
relazionetecnica,
sequestro
I due campioni dell'Ilva alla sbarra
Nella stessa pagina di Le Monde due articoli-inchiesta su due epidemiologi italiani.
Si tratta di Paolo Boffetta e Carlo La Vecchia, due vecchie conoscenze dei tarantini: sono gli autorevoli "scienziati" assoldati da Riva e Bondi per smontare le perizie epidemiologiche e scaricare le responsabilità dell'Ilva sulle malattie dei tarantini.
Sono le colonne illustri della celebre boutade del fumo di sigarette come causa ultima dei tumori locali!
Pubblicamente, alla buon ora, anche il mondo scientifico pare che inizi a fare un po' di luce tra i suoi adepti...
Ecco la traduzione:
Epidemiologia: le relazioni
pericolose
Etica.
Previsto a capo del principale centro di ricerca epidemiologica francese, Paolo Boffetta è contestato da una parte della comunità scientifica
per la sua stretta relazione con le industrie inquinanti. Indagine
di Stéphane Foucart
Paolo Boffetta , 55 anni, è un leader; è uno degli epidemiologi più prolifici e
influenti della sua generazione. Professore Associato presso la New York
University , dopo un lungo passaggio all’ Agenzia Internazionale per la Ricerca
sul Cancro ( IARC ) ,
Si può sentire la mancanza di chi è stato assente fino ad oggi?
Umanamente solidali.
Amministrativamente indifferenti.
Taranto è senza sindaco fino a domenica e,
dopo sei anni e mezzo, lo spettro di elezioni anticipate per la prima
volta s'insinua nelle stanze di Palazzo di Città. In assenza di un
vicesindaco, ieri mattina Ippazio Stefàno, a causa di problemi di
salute, ha assegnato le sue funzioni di primo cittadino all'assessore
comunale ai Lavori pubblici, Lucio Lonoce, esponente del Partito
democratico vicino politicamente al deputato Michele Pelillo. A
comunicare la volontà del sindaco a Lonoce è stato il capo di gabinetto
Giuseppe Licciardello, il quale gli ha riferito del conferimento delle
funzioni "presumibilmente" fino al 22 dicembre, secondo quanto lo stesso
Stefàno ha scritto nero su bianco. Pare però che la data potrebbe
ulteriormente slittare perché la situazione di salute del sindaco è
sotto controllo ma necessiterebbe di un periodo prolungato di
convalescenza.
Stefàno, 69 anni il prossimo 25 agosto, si trova in Emilia Romagna da una settimana, precisamente dal giorno precedente all'ultimo Consiglio comunale, durante il quale è risultato appunto assente. Le condizioni del primo cittadino destano preoccupazione perché, secondo quanto si apprende da persone a lui vicine, la situazione appare abbastanza complicata e d'ora in poi "dovrà allontanare ogni forma di stress". E fare il sindaco richiede tutt'altro che riposo, specie a Taranto, città avvitata sulla questione ambientale (per la quale Stefàno è indagato assieme ad altri cinquantadue) e su numerose vertenze che hanno emaciato la classe politica. Senza dimenticare che il sindaco fino a giugno dello scorso anno, sino al giorno della sua rielezione, ha girato armato con una pistola addosso perché ha dichiarato di subire minacce di morte dalla mattina alla sera.
Quando Stefàno tornerà a Taranto, dunque, dovrà decidere, molto probabilmente contro la volontà dei medici, se proseguire col mandato conferitogli dagli elettori fino alla primavera del 2017, quando sarà alle soglie dei 72 anni, oppure optare per le dimissioni fino all'ultimo giorno utile per consentire le elezioni amministrative nella prossima primavera contestualmente a quelle europee, senza lasciare la città per troppo tempo a un commissario prefettizio. Guai fisici che, ovviamente, il primo cittadino non ha potuto prevedere un anno e mezzo fa, quando ha deciso di ricandidarsi.
La nomina di Lonoce è stata necessaria in quanto proprio oggi deve rappresentare il sindaco per presiedere l'assemblea straordinaria dei soci dell'Amiu e certificare la ricapitalizzazione dell'azienda municipalizzata con 20 milioni di euro messi dall'amministrazione comunale, utili per ripianare i debiti contratti sino ad oggi.
Una scelta che Stefàno ha voluto far ricadere su Lonoce perché evidentemente lo ritiene il più affidabile della sua giunta. L'assessore del Pd, infatti, pure nella precedente consiliatura, anche quando il partito inizialmente è stato all'opposizione, non ha mai smesso di dialogare col sindaco fungendo inoltre da "stampella" alla maggioranza quando ci sono stati da approvare provvedimenti nell'interesse della città. (Quotidiano)
Amministrativamente indifferenti.
Taranto, il sindaco Stefàno si ferma «Problemi di salute»: nominato il vice
|
Taranto è senza sindaco fino a domenica e,
dopo sei anni e mezzo, lo spettro di elezioni anticipate per la prima
volta s'insinua nelle stanze di Palazzo di Città. In assenza di un
vicesindaco, ieri mattina Ippazio Stefàno, a causa di problemi di
salute, ha assegnato le sue funzioni di primo cittadino all'assessore
comunale ai Lavori pubblici, Lucio Lonoce, esponente del Partito
democratico vicino politicamente al deputato Michele Pelillo. A
comunicare la volontà del sindaco a Lonoce è stato il capo di gabinetto
Giuseppe Licciardello, il quale gli ha riferito del conferimento delle
funzioni "presumibilmente" fino al 22 dicembre, secondo quanto lo stesso
Stefàno ha scritto nero su bianco. Pare però che la data potrebbe
ulteriormente slittare perché la situazione di salute del sindaco è
sotto controllo ma necessiterebbe di un periodo prolungato di
convalescenza.Stefàno, 69 anni il prossimo 25 agosto, si trova in Emilia Romagna da una settimana, precisamente dal giorno precedente all'ultimo Consiglio comunale, durante il quale è risultato appunto assente. Le condizioni del primo cittadino destano preoccupazione perché, secondo quanto si apprende da persone a lui vicine, la situazione appare abbastanza complicata e d'ora in poi "dovrà allontanare ogni forma di stress". E fare il sindaco richiede tutt'altro che riposo, specie a Taranto, città avvitata sulla questione ambientale (per la quale Stefàno è indagato assieme ad altri cinquantadue) e su numerose vertenze che hanno emaciato la classe politica. Senza dimenticare che il sindaco fino a giugno dello scorso anno, sino al giorno della sua rielezione, ha girato armato con una pistola addosso perché ha dichiarato di subire minacce di morte dalla mattina alla sera.
Quando Stefàno tornerà a Taranto, dunque, dovrà decidere, molto probabilmente contro la volontà dei medici, se proseguire col mandato conferitogli dagli elettori fino alla primavera del 2017, quando sarà alle soglie dei 72 anni, oppure optare per le dimissioni fino all'ultimo giorno utile per consentire le elezioni amministrative nella prossima primavera contestualmente a quelle europee, senza lasciare la città per troppo tempo a un commissario prefettizio. Guai fisici che, ovviamente, il primo cittadino non ha potuto prevedere un anno e mezzo fa, quando ha deciso di ricandidarsi.
La nomina di Lonoce è stata necessaria in quanto proprio oggi deve rappresentare il sindaco per presiedere l'assemblea straordinaria dei soci dell'Amiu e certificare la ricapitalizzazione dell'azienda municipalizzata con 20 milioni di euro messi dall'amministrazione comunale, utili per ripianare i debiti contratti sino ad oggi.
Una scelta che Stefàno ha voluto far ricadere su Lonoce perché evidentemente lo ritiene il più affidabile della sua giunta. L'assessore del Pd, infatti, pure nella precedente consiliatura, anche quando il partito inizialmente è stato all'opposizione, non ha mai smesso di dialogare col sindaco fungendo inoltre da "stampella" alla maggioranza quando ci sono stati da approvare provvedimenti nell'interesse della città. (Quotidiano)
martedì 17 dicembre 2013
Rottami puliti o quasi
Rottame: il Tar accoglie parte del ricorso contro l’abuso nella richiesta di garanzie della Provincia
I 300 milioni di euro di garanzie finanziare chiesti dalla Provincia di Taranto all’Ilva sono troppi. Lo ha sentenziato il Tar di Lecce, accogliendo parzialmente il ricorso presentato dal colosso siderurgico e dall’allora legale rappresentante Bruno Ferrante, tramite i legali Francesco Perli e Francesco Flascassovitti.
Il tribunale amministrativo ha infatti ritenuto irricevibile una parte del ricorso, alla luce delle mutate condizioni legislative venutesi a creare dopo il decreto di commissariamento dell’Ilva. Sulla parte accolta, invece, viene rimarcato in maniera più che esaustiva il concetto di «end of waste» del rottame siderurgico sulla base del Reg. Cons. UE n. 333/2011. Inoltre le «garanzie non vanno prestate per le attività di gestione rifiuti non esercitate in quanto esiste una naturale correlazione tra l’effettiva gestione dei rifiuti e l’obbligo di prestare garanzie finanziare allo scopo di tenere l’Amministrazione indenne dai costi (eventualmente sopportati per inadempienza del gestore) per lo smaltimento dei rifiuti ed il ripristino ambientale». A questo si aggiunge anche che, se il materiale assolve le condizioni previste dall’art. 184-ter del decr. legisl. n. 152/06 «per la cessazione della qualifica di rifiuto», cessa di fatto di esserlo e quindi non risulta soggetto alla necessità della presentazione di garanzie finanziarie. Infine, anche nel caso di un utilizzo interno alla presenza della certificazione ambientale UNI EN ISO 14001 del Sistema di Gestione Ambientale, l’azienda può beneficiare della riduzione del 40% delle garanzie finanziarie da presentare all’ente preposto.
Insomma, una sentenza destinata a diventare un precedente anche in materia giuridica, soprattutto per gli operatori siderurgici, sia commercianti di rottame, sia acciaierie. (Siderweb)
Tanto paga coi soldi degli "amici" Riva...
Ilva:Fiom sconfitta,elezioni Rsu valide
Il tribunale di Taranto ha rigettato il ricorso d'urgenza della Fiom Cgil che chiedeva di dichiarare illegittimo il rinnovo delle Rsu dell'Ilva di Taranto in seguito alle votazioni del novembre scorso ed ha condannato i metalmeccanici della Cgil alle spese connesse al procedimento giudiziario. La Fiom aveva contestato a Fim Cisl e Uilm le modalità elettorali individuate per il rinnovo della Rsu e chiesto prima di 'posticipare la data delle elezioni', e poi di adottare 'il sistema elettorale puro nella proclamazione degli eletti'. (ANSA)
ILVA? VE LA DOVETE TENERE!!! (firmato: i benpensanti)
Soprattutto quelli con la pancia e le tasche riempite dalle lobby, grassi e tronfi come i borghesi di gaberiana memoria...
Sabato sera, nell’ambito dell’evento La notte della Vita e del Sacro sono stati invitati per un dibattito pubblico i giornalisti Luca Telese e Paolo Mieli.
Aldilà di pensieri tanto gentili quanto di pura forma, tipo “Taranto è meravigliosa, magica”, in estrema sintesi sono venuti a dirci che loro, in quanto amplificatori di notizie, sono disposti a parlare delle cose migliori di Taranto, ma a due condizioni: che si sviluppi “un’idea” per cui parlarne e che quest’idea non passi dalla rinuncia all’Ilva.
Questo il messaggio di Telese, un giornalista passato con leggiadria da Rifondazione Comunista a Il Giornale di Berlusconi nell’incontro moderato dall’ex PdL Attilio Romita?
Non è che piuttosto dobbiamo fare a meno di ‘malattie e morte’ no, solo di parlarne. (TargatoTA)
Rispetto a Telese, Paolo Mieli ha aperto alla possibilità che Taranto possa rinascere senza Ilva ed acciaio, valorizzando la sua storia, ed ha fatto l'esempio di Kalkar, centrale nucleare convertita in Germania. (FR)
A noi tutta questa 'sta poesia evanescente e cruda condanna (ad una convivenza necessaria) non ci ha convinto.
Ancora una volta i "vip" dell'informazione quando vengono a Taranto sono vaghi e interessati come i "vip" dell'industria. Non ci sono i tarantini in queste taranto e soprattutto non c'è un concetto di gente che fa un luogo ma di un luogo che si fa perchè è solo il luogo che conta...
Centocinquantanni di materialismo storico per finire ancora in bocca ai soliti neoreazionari crociani...
Sull'evento:
La Notte della Vita e del Sacro è la notte in cui tornare a noi, nel cuore della città vecchia, tra le storie di un passato con cui fare i conti e che dobbiamo ricordare e un futuro da progettare insieme. E’ l’invito dell’Assessore alle Risorse Agroalimentari, Fabrizio Nardoni che insieme alla Curia Arcivescovile e l’Arcivescovo Mons. Filippo Santoro, ha reso possibile la prima edizione dell’appuntamento che animerà l’isola antica di Taranto a partire dalle 18.00 di sabato 14 dicembre. Spunti di riflessione, teatro, musica, enogastronomia, ma anche tanta storia e tradizione, che dal pomeriggio di sabato renderanno vivi luoghi simbolo della religiosità e della comunità tarantina, come la Cattedrale di San Cataldo, il MUDI (Museo Diocesano), le Chiese di San Domenico, Sant’Agostino e San Michele e le Piazze Duomo, Costantino e San Francesco. Abbiamo chiamato a raccontare la Taranto delle grandi potenzialità associazioni, movimenti, istituzioni culturali di rilievo del territorio – dice Nardoni – e abbiamo voluto che a raccogliere la sfida di una narrazione all’esterno di questo enorme patrimonio ci fossero intellettuali di fama nazionale come Paolo Mieli, presidente di RCS, il giornalista Luca Telese e il poeta Davide Rondoni. Così la sfida diventa la stessa Taranto che dalla crisi (di valori, ambientale, economica e produttiva) deve ripartire provando a mettere da parte per una volta il disfattismo di questi giorni e ritrovando la speranza tra le cose per lei sacre: dalla vita appunto, sino alle grandi occasioni di sviluppo, occupazione e benessere che possono giungere dalla riqualificazione del centro storico, dalla tradizione eno-gastronomica e marinara, passando per le potenzialità turistiche e di innovazione. Come anticipato il via alla serata sarà affidato alla conversazione su “Taranto: dalla crisi alla speranza”, che a partire dalle 18.00 di svolgerà nell’ex Scuderie di Palazzo Episcopio. La conversazione che sarà moderata dal giornalista RAI e caporedattore di Rai 3, Attilio Romita, ha previsto anche l’intervento dell’Assessore Nardoni e le conclusioni dell’Arcivescovo di Taranto, Mons. Filippo Santoro. Subito dopo, a partire dalle 19.30, in contemporanea prenderanno il via il percorso artistico e quello dei sapori. Nelle postazioni artistiche si succederanno presentazioni di volumi dedicati al patrimonio enologico pugliese, piece teatrali a cura del CREST, mostre e letture a cura del circolo fotografico “Il Castello”, della Confranternita dell’Addolorata e del Touring Club di Taranto, nonché momenti musicali con il Trio ArmoiEnsemble e l’Orchestra ICO della Magna Grecia. Da segnalare alle 19.45 in Cattedrale l’intervista a Polo Mieli che presenta il suo ultimo volume edito da RCS “I conti con la storia”. L’autore intraprende un viaggio coraggioso e appassionato nella memoria intermittente, con la convinzione che, se saremo capace di fare i conti con la storia senza preconcetti o pregiudizi, ci imbatteremo in non poche sorprese e forse saremo in grado di “ritrovare una base comune da cui avventurarci nella ricerca del nostro passato” Nuove dottrine e nuovi radicalismi sono entrati in campo – dice Mieli – e si sono mescolati con quel che rimaneva delle vecchie fedi; tutte insieme poi hanno viziato l’aria, rendendo impossibile agli analisti e ai raccontatori del passato di prendere il fiato necessario per un’impresa che potesse dirsi di grande respiro”. Alle 20.30 al Museo Diocesano Davide rondoni e Luca Telese in un singolare dialogo su “Gesù un racconto sempre nuovo”. Per il percorso dei sapori nelle Piazze Duomo, Costantino e San Francesco sarà possibile gustare prodotti tipici natalizi e avventurarsi in un programma di degustazioni guidate con Slow Food e la rete dei micro-birrifici artigianali tarantini. Degustazioni di vini pugliesi a cura di Puglia in Rosè. La Notte della Vita e del Sacro è anche su Facebook (Facebook.com/Vitaesacro), Instagram (Instagram.com/Vitaesacro) e Twitter (twitter.com/Vitaesacro). com. (PressRegione)
Una cronaca fedele:
La città, con gli occhi o gli occhiali di chi vive fuori e si costruisce un'opinione su Taranto. Di questa immagine, hanno provato a parlare, dialogando tra loro, nel suo cuore antico, il vecchio borgo pre-unitario, dove nonosante si possa pure scegliere di rimandare il problema, il grosso degli edifici sta crollando e lancia continuamente urla di dolore. “La Notte della Vita e del Sacro” è stata una sequenza di conversazioni, presentazioni di libri nei luoghi di culto, passeggiate, degustazioni, teatro canzone, cantastorie, musica del vivaio del territorio. A dare il “la”, ieri sera, una tavola rotonda nelle ex scuderie dell'Arcivescovado: “La Crisi e la Speranza”. Una radiografia degli stereotipi, non un ascolto delle tante anime. C'era curiosità sulle parole di: Davide Rondoni, poeta contemporaneo; Paolo Mieli, presidente RCS; Luca Telese, conduttore di Matrix; Attilio Romita, del Tg3 Puglia. Rappresentavano il territorio: Fabrizio Nardoni, assessore regionale alle Risorse Agroalmentari; Riccardo Pagano a nome dell'Università; Cisberto Zaccheo a nome del Comune; ed infine monsignor Filippo Santoro, arcivescovo, al quale sono state affidate le conclusioni dell'evento organizzato in seguito ad uno spunto dell'assessore regionale. Davide Rondoni avrebbe preferito ascoltare storie di speranza (e, chissà, forse avrebbe apprezzato la fatica di “Le Sciaje” in RigeNeratività, o l'intraprendenza dei giovani occupanti di Officine Tarantine agli ex Baraccamenti Cattolica dismessi, o ancora il programma culturale della Chiesa di Sant'Anna) e non ha nascosto il suo disagio con una premessa rispettosa: «Chi sono io per venire a parlare di speranza qua?». Ha tentato di lanciare un messaggio su come fronteggiare la “malora dell'acciaio”: «La malora è il contrario della speranza, inarrestabile. Alla malora, ti opponi se ami qualcosa e sospiri. Io l'ho capito in Sierra Leone, incontrando i bambini soldato. Bisogna ripartire da ciò che ami e ti fa sospirare. Il sospiro ti da una forza più dura dell'acciaio e più dura della malora. Non mi fido di un intellettuale che non dice cosa ama. Chiederei ai tarantini cosa stanno amando ora». Luca Telese ritiene illusorio pensare ad una Taranto senza Ilva e mostrava di essere affascinato dal passato industriale di Italsider ed Arsenale, e da un futuro legato alla siderurgia, si arrivi o meno alle condanne per disastro ambientale. La città vecchia, definita magica, l'ha incantato. Eppure, ha ammesso di aver parlato solo del caso Ilva legato alla cronaca recente, nel suo lavoro, senza spostare la lente su altro: «Siamo venuti ad accendere i riflettori solo quando le polemiche ci hanno costretto. L'Ilva è una metafora dei poteri forti e ci chiediamo come risolvere. Ma Taranto non può vivere senza Ilva e contro l'Ilva. Non esiste un ritorno all'Eden o ad un passato agricolo». Attilio Romita ha confermato quanto la stampa parli di Taranto solo se si tratta di Ilva e si è chiesto: «Come se ne esce? Cinque volte su sei, devi parlare di ambientalisti, tumori. Un circolo vizioso». Illuminante ed articolata, in contrapposizione, la visione di Paolo Mieli, magari consapevole di un passato magnogreco, storico, valoriale, radicato e forse sradicato con l'avvento del siderurgico: «Taranto è una città di fede ed arte. Il 2013 deve essere l'ultimo anno in cui si parla di una città divisa. Taranto, viene da molto lontano ed andrà lontano quando non si parlerà di Ilva ed acciaio. Ha il diritto e dovere di vivere come “Taranto” e non solo come una città con una vertenza della quale deve farsi carico l'Italia. Provate a separare Taranto dall'Ilva, laddove si fa cultura. “Riprendiamo” Taranto. Se no, ne morite, e ne moriamo. Deve poter vivere su un altro binario. Le città con centrali nucleari, a metà degli anni 80, come Kalkar a Düsseldorf, non esistono più ed occupano con il loro parco tematico più persone della centrale. Se ci rivedremo alla fine del 2014, potremo ragionare di un'altra idea di Taranto e dire “l'abbiamo costruita anche noi”. Non parliamo al 100% di Taranto ed Ilva. Raccontiamo altro, senza censura. Mi rendo disponibile. Mentre sfogliamo la margherita, chiedendoci “Ilva si, Ilva no”, facciamo vivere una città parallela, con le radici nella sua storia. Con più futuro della questione dell'Ilva. Sembrerà un ricordo. Può essere superato. Ci sono precedenti in occidente». Secondo Nardoni, la classe dirigente ha sbagliato, cullandosi sulla grande industria, perdendo di vista artigianato, pescaturismo ed enogastronomia di qualità, con potenziale inesplorato nella filiera della trasformazione del prodotto. Il professor Pagano ha ricordato le criticità strutturali universitarie. Zaccheo non negava la difficoltà di raccontare la Taranto positiva. Monsignor Santoro dichiarava di essersi schierato a favore della promozione di un'immagine opposta ad una città in agonia moribonda. Ritenendo importante parlare della sua religiosità popolare mediaticamente. (Francesca Rana - Il nuovo quotidiano di Puglia)
Sabato sera, nell’ambito dell’evento La notte della Vita e del Sacro sono stati invitati per un dibattito pubblico i giornalisti Luca Telese e Paolo Mieli.
Aldilà di pensieri tanto gentili quanto di pura forma, tipo “Taranto è meravigliosa, magica”, in estrema sintesi sono venuti a dirci che loro, in quanto amplificatori di notizie, sono disposti a parlare delle cose migliori di Taranto, ma a due condizioni: che si sviluppi “un’idea” per cui parlarne e che quest’idea non passi dalla rinuncia all’Ilva.
Questo il messaggio di Telese, un giornalista passato con leggiadria da Rifondazione Comunista a Il Giornale di Berlusconi nell’incontro moderato dall’ex PdL Attilio Romita?
Non è che piuttosto dobbiamo fare a meno di ‘malattie e morte’ no, solo di parlarne. (TargatoTA)
Rispetto a Telese, Paolo Mieli ha aperto alla possibilità che Taranto possa rinascere senza Ilva ed acciaio, valorizzando la sua storia, ed ha fatto l'esempio di Kalkar, centrale nucleare convertita in Germania. (FR)
A noi tutta questa 'sta poesia evanescente e cruda condanna (ad una convivenza necessaria) non ci ha convinto.
Ancora una volta i "vip" dell'informazione quando vengono a Taranto sono vaghi e interessati come i "vip" dell'industria. Non ci sono i tarantini in queste taranto e soprattutto non c'è un concetto di gente che fa un luogo ma di un luogo che si fa perchè è solo il luogo che conta...
Centocinquantanni di materialismo storico per finire ancora in bocca ai soliti neoreazionari crociani...
Sull'evento:
La Notte della Vita e del Sacro è la notte in cui tornare a noi, nel cuore della città vecchia, tra le storie di un passato con cui fare i conti e che dobbiamo ricordare e un futuro da progettare insieme. E’ l’invito dell’Assessore alle Risorse Agroalimentari, Fabrizio Nardoni che insieme alla Curia Arcivescovile e l’Arcivescovo Mons. Filippo Santoro, ha reso possibile la prima edizione dell’appuntamento che animerà l’isola antica di Taranto a partire dalle 18.00 di sabato 14 dicembre. Spunti di riflessione, teatro, musica, enogastronomia, ma anche tanta storia e tradizione, che dal pomeriggio di sabato renderanno vivi luoghi simbolo della religiosità e della comunità tarantina, come la Cattedrale di San Cataldo, il MUDI (Museo Diocesano), le Chiese di San Domenico, Sant’Agostino e San Michele e le Piazze Duomo, Costantino e San Francesco. Abbiamo chiamato a raccontare la Taranto delle grandi potenzialità associazioni, movimenti, istituzioni culturali di rilievo del territorio – dice Nardoni – e abbiamo voluto che a raccogliere la sfida di una narrazione all’esterno di questo enorme patrimonio ci fossero intellettuali di fama nazionale come Paolo Mieli, presidente di RCS, il giornalista Luca Telese e il poeta Davide Rondoni. Così la sfida diventa la stessa Taranto che dalla crisi (di valori, ambientale, economica e produttiva) deve ripartire provando a mettere da parte per una volta il disfattismo di questi giorni e ritrovando la speranza tra le cose per lei sacre: dalla vita appunto, sino alle grandi occasioni di sviluppo, occupazione e benessere che possono giungere dalla riqualificazione del centro storico, dalla tradizione eno-gastronomica e marinara, passando per le potenzialità turistiche e di innovazione. Come anticipato il via alla serata sarà affidato alla conversazione su “Taranto: dalla crisi alla speranza”, che a partire dalle 18.00 di svolgerà nell’ex Scuderie di Palazzo Episcopio. La conversazione che sarà moderata dal giornalista RAI e caporedattore di Rai 3, Attilio Romita, ha previsto anche l’intervento dell’Assessore Nardoni e le conclusioni dell’Arcivescovo di Taranto, Mons. Filippo Santoro. Subito dopo, a partire dalle 19.30, in contemporanea prenderanno il via il percorso artistico e quello dei sapori. Nelle postazioni artistiche si succederanno presentazioni di volumi dedicati al patrimonio enologico pugliese, piece teatrali a cura del CREST, mostre e letture a cura del circolo fotografico “Il Castello”, della Confranternita dell’Addolorata e del Touring Club di Taranto, nonché momenti musicali con il Trio ArmoiEnsemble e l’Orchestra ICO della Magna Grecia. Da segnalare alle 19.45 in Cattedrale l’intervista a Polo Mieli che presenta il suo ultimo volume edito da RCS “I conti con la storia”. L’autore intraprende un viaggio coraggioso e appassionato nella memoria intermittente, con la convinzione che, se saremo capace di fare i conti con la storia senza preconcetti o pregiudizi, ci imbatteremo in non poche sorprese e forse saremo in grado di “ritrovare una base comune da cui avventurarci nella ricerca del nostro passato” Nuove dottrine e nuovi radicalismi sono entrati in campo – dice Mieli – e si sono mescolati con quel che rimaneva delle vecchie fedi; tutte insieme poi hanno viziato l’aria, rendendo impossibile agli analisti e ai raccontatori del passato di prendere il fiato necessario per un’impresa che potesse dirsi di grande respiro”. Alle 20.30 al Museo Diocesano Davide rondoni e Luca Telese in un singolare dialogo su “Gesù un racconto sempre nuovo”. Per il percorso dei sapori nelle Piazze Duomo, Costantino e San Francesco sarà possibile gustare prodotti tipici natalizi e avventurarsi in un programma di degustazioni guidate con Slow Food e la rete dei micro-birrifici artigianali tarantini. Degustazioni di vini pugliesi a cura di Puglia in Rosè. La Notte della Vita e del Sacro è anche su Facebook (Facebook.com/Vitaesacro), Instagram (Instagram.com/Vitaesacro) e Twitter (twitter.com/Vitaesacro). com. (PressRegione)
Una cronaca fedele:
La città, con gli occhi o gli occhiali di chi vive fuori e si costruisce un'opinione su Taranto. Di questa immagine, hanno provato a parlare, dialogando tra loro, nel suo cuore antico, il vecchio borgo pre-unitario, dove nonosante si possa pure scegliere di rimandare il problema, il grosso degli edifici sta crollando e lancia continuamente urla di dolore. “La Notte della Vita e del Sacro” è stata una sequenza di conversazioni, presentazioni di libri nei luoghi di culto, passeggiate, degustazioni, teatro canzone, cantastorie, musica del vivaio del territorio. A dare il “la”, ieri sera, una tavola rotonda nelle ex scuderie dell'Arcivescovado: “La Crisi e la Speranza”. Una radiografia degli stereotipi, non un ascolto delle tante anime. C'era curiosità sulle parole di: Davide Rondoni, poeta contemporaneo; Paolo Mieli, presidente RCS; Luca Telese, conduttore di Matrix; Attilio Romita, del Tg3 Puglia. Rappresentavano il territorio: Fabrizio Nardoni, assessore regionale alle Risorse Agroalmentari; Riccardo Pagano a nome dell'Università; Cisberto Zaccheo a nome del Comune; ed infine monsignor Filippo Santoro, arcivescovo, al quale sono state affidate le conclusioni dell'evento organizzato in seguito ad uno spunto dell'assessore regionale. Davide Rondoni avrebbe preferito ascoltare storie di speranza (e, chissà, forse avrebbe apprezzato la fatica di “Le Sciaje” in RigeNeratività, o l'intraprendenza dei giovani occupanti di Officine Tarantine agli ex Baraccamenti Cattolica dismessi, o ancora il programma culturale della Chiesa di Sant'Anna) e non ha nascosto il suo disagio con una premessa rispettosa: «Chi sono io per venire a parlare di speranza qua?». Ha tentato di lanciare un messaggio su come fronteggiare la “malora dell'acciaio”: «La malora è il contrario della speranza, inarrestabile. Alla malora, ti opponi se ami qualcosa e sospiri. Io l'ho capito in Sierra Leone, incontrando i bambini soldato. Bisogna ripartire da ciò che ami e ti fa sospirare. Il sospiro ti da una forza più dura dell'acciaio e più dura della malora. Non mi fido di un intellettuale che non dice cosa ama. Chiederei ai tarantini cosa stanno amando ora». Luca Telese ritiene illusorio pensare ad una Taranto senza Ilva e mostrava di essere affascinato dal passato industriale di Italsider ed Arsenale, e da un futuro legato alla siderurgia, si arrivi o meno alle condanne per disastro ambientale. La città vecchia, definita magica, l'ha incantato. Eppure, ha ammesso di aver parlato solo del caso Ilva legato alla cronaca recente, nel suo lavoro, senza spostare la lente su altro: «Siamo venuti ad accendere i riflettori solo quando le polemiche ci hanno costretto. L'Ilva è una metafora dei poteri forti e ci chiediamo come risolvere. Ma Taranto non può vivere senza Ilva e contro l'Ilva. Non esiste un ritorno all'Eden o ad un passato agricolo». Attilio Romita ha confermato quanto la stampa parli di Taranto solo se si tratta di Ilva e si è chiesto: «Come se ne esce? Cinque volte su sei, devi parlare di ambientalisti, tumori. Un circolo vizioso». Illuminante ed articolata, in contrapposizione, la visione di Paolo Mieli, magari consapevole di un passato magnogreco, storico, valoriale, radicato e forse sradicato con l'avvento del siderurgico: «Taranto è una città di fede ed arte. Il 2013 deve essere l'ultimo anno in cui si parla di una città divisa. Taranto, viene da molto lontano ed andrà lontano quando non si parlerà di Ilva ed acciaio. Ha il diritto e dovere di vivere come “Taranto” e non solo come una città con una vertenza della quale deve farsi carico l'Italia. Provate a separare Taranto dall'Ilva, laddove si fa cultura. “Riprendiamo” Taranto. Se no, ne morite, e ne moriamo. Deve poter vivere su un altro binario. Le città con centrali nucleari, a metà degli anni 80, come Kalkar a Düsseldorf, non esistono più ed occupano con il loro parco tematico più persone della centrale. Se ci rivedremo alla fine del 2014, potremo ragionare di un'altra idea di Taranto e dire “l'abbiamo costruita anche noi”. Non parliamo al 100% di Taranto ed Ilva. Raccontiamo altro, senza censura. Mi rendo disponibile. Mentre sfogliamo la margherita, chiedendoci “Ilva si, Ilva no”, facciamo vivere una città parallela, con le radici nella sua storia. Con più futuro della questione dell'Ilva. Sembrerà un ricordo. Può essere superato. Ci sono precedenti in occidente». Secondo Nardoni, la classe dirigente ha sbagliato, cullandosi sulla grande industria, perdendo di vista artigianato, pescaturismo ed enogastronomia di qualità, con potenziale inesplorato nella filiera della trasformazione del prodotto. Il professor Pagano ha ricordato le criticità strutturali universitarie. Zaccheo non negava la difficoltà di raccontare la Taranto positiva. Monsignor Santoro dichiarava di essersi schierato a favore della promozione di un'immagine opposta ad una città in agonia moribonda. Ritenendo importante parlare della sua religiosità popolare mediaticamente. (Francesca Rana - Il nuovo quotidiano di Puglia)
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giornalisti,
ILVA,
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Paolo Mieli
Stimabili stime dallo stimato commissario
I debiti dell'Ilva sotto controllo
L'Ilva archivia un anno difficile ma nei primi dieci mesi del 2013, raffrontati col 2012, la posizione finanziaria netta dell'azienda è rimasta «sostanzialmente inalterata». In altri termini, i debiti non sono cresciuti. Lo scrive il commissario dell'Ilva, Enrico Bondi, nella relazione con cui effettua un primo rendiconto della sua gestione che parte da giugno col decreto n. 61 poi convertito nella legge 89/2013. Bondi prevede che anche negli ultimi due mesi dell'anno l'indebitamento non peggiorerà. Ciò che in quest'ampia parte del 2013 ha permesso all'Ilva di non far aumentare l'esposizione debitoria è stata la «politica di graduale destoccaggio dei prodotti finiti», di cui una quota considerevole è stata dissequestrata a maggio.La vicenda giudiziaria dell'Ilva ha pesato molto sull'attività dello stabilimento di Taranto. Bondi lo dice chiaramente quando nella sua relazione osserva che «la gestione del gruppo Ilva è stata negativamente influenzata da eventi straordinari esterni che ne hanno condizionato sia l'attività produttiva che quella commerciale, peraltro in un contesto di congiuntura sfavorevole». A ciò si aggiungano «i problemi tecnici degli impianti, allo stato in via di superamento, che hanno generato anch'essi significative perdite di fatturato e ritardi di consegna, oltrechè incompletezza di gamma e reclami».
In particolare per i sequestri, il commissario fa riferimento sia a quello dei prodotti finiti (un milione e 900mila tonnellate) deciso dal gip di Taranto, Patrizia Todisco, a novembre 2012, sia a quello dei cespiti delle controllate dirette e indirette di Ilva scattato a settembre scorso su ordine dello stesso magistrato. E se il sequestro dei prodotti finiti è stato poi tolto a metà maggio 2013, quando la Corte Costituzionale ha depositato la sentenza che ha «validato» la legge 231/2012 (continuità operativa e commercializzazione), ci sono comunque stati, scrive Bondi, «cali nel fatturato e ritardi nelle consegne, con evidenti riflessi sulla reputazione della società sui mercati».
Discorso analogo anche per le controllate dell'Ilva (Ilva commerciale, Taranto Energia, Ilvaform, Ilva immobiliare, Immobiliare Siderurgica, Sanac, Ilva Servizi Marittimi, Innse Cilindri e Celestri). A seguito di istanza inoltrata al custode giudiziario e al gip, le società interessate hanno sì ottenuto «la facoltà d'uso dei cespiti colpiti dal sequestro», ma comunque si scontano «significativi ritardi a tutti i livelli del ciclo produttivo e di vendita, con effetti pregiudizievoli sia sulle società interessate, sia sulla stessa Ilva in quanto essa stessa acquirente di beni e servizi forniti da tali società». Tutti gli effetti, puntualizza Bondi, «saranno precisamente misurabili al termine del trimestre 1 ottobre-31 dicembre» e intanto il 20 dicembre, in Corte di Cassazione, c'è il ricorso contro il sequestro delle controllate, impugnato «per molteplici profili di illegittimità».
Sul fronte dei ricavi, il commissario stima che il 2013 possa chiudersi a quota 3.650 milioni di euro, di cui 1.340 riferiti al periodo 1 gennaio-31 maggio e 1.255 milioni dall'1 giugno al 30 settembre. Le vendite dovrebbero invece chiudersi a 6 milioni e 300mila tonnellate contro gli 8 milioni e 300mila tonnellate del 2012. I 6 milioni e 300mila tonnellate sono così ripartiti: 2 milioni e 188mila dall'1 gennaio al 31 maggio, 2 milioni e 246mila dall'1 giugno al 30 settembre e un milione e 900mila dal 30 settembre al 31 dicembre (in quest'ultimo caso, però, si tratta di stime).
Capitolo investimenti: il commissario stima che nel 2013 saranno pari a 160 milioni, di cui 100 per attuare le prescrizioni dell'Autorizzazione integrata ambientale. L'iniziale previsione di investimento era di 230 milioni ma è scesa soprattutto per i «lunghi tempi» degli iter autorizzativi. A tal proposito Bondi indica la questione dei parchi minerali secondari: progetto approvato il 5 maggio, ordine assegnato il 25 maggio, richiesta di autorizzazione a costruire presentata al Comune di Taranto il 17 luglio e non ancora rilasciata. A fine novembre, comunque, il totale degli ordini emessi riferiti all'Aia ammontava a 457 milioni di cui 301 da giugno. (Sole24h)
lunedì 16 dicembre 2013
Solidarietà cittadina
Anche
quest'anno abbiamo deciso di raccogliere giocattoli nuovi da donare ai
bimbi di famiglie disagiate che ci verranno segnalate nei vari quartieri
di Taranto.
Chiunque volesse contribuire a questo scopo, può raggiungerci presso la nostra sede in via Santilli 26 dalle ore 18:30 alle ore 21:30 ogni lunedì e mercoledì.
Vista l'imminente prossimità del Natale cercheremo di stabilire ulteriori giorni per la raccolta e vi informeremo di conseguenza.
Vi invitiamo ad aiutarci anche nelle operazioni di selezione dei giocattoli (maschietto / femminuccia - età) e di confezionamento dei pacchi regalo.
Degli attimi in più alla riscoperta della condivisione e del senso del donare.
Vi aspettiamo.
Comitato Cittadini e lavoratori liberi e pensanti
Contatti:
- Sito web: http:// liberiepensanti.altervista. org/
- Facebook: https://www.facebook.com/ CittadiniELavoratoriLiberiE Pensanti
- Twitter: https://twitter.com/ LiberiePensanti
- Youtube: http://www.youtube.com/ user/CittadiniLavoratori
- E-mail: comitatocittadinioperaitar anto@gmail.com
Chiunque volesse contribuire a questo scopo, può raggiungerci presso la nostra sede in via Santilli 26 dalle ore 18:30 alle ore 21:30 ogni lunedì e mercoledì.
Vista l'imminente prossimità del Natale cercheremo di stabilire ulteriori giorni per la raccolta e vi informeremo di conseguenza.
Vi invitiamo ad aiutarci anche nelle operazioni di selezione dei giocattoli (maschietto / femminuccia - età) e di confezionamento dei pacchi regalo.
Degli attimi in più alla riscoperta della condivisione e del senso del donare.
Vi aspettiamo.
Comitato Cittadini e lavoratori liberi e pensanti
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- E-mail: comitatocittadinioperaitar
Altri dati per la Commissione
Ilva, Commissione europea indaga su emissioni in mare
"Legamjonici – sottolinea in una nota la portavoce Daniela Spera – ha fatto notare alla Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea che l’Ilva di Taranto è fonte inquinante ancora attiva e che continua a contaminare i terreni circostanti e le acque. Per questa ragione abbiamo chiesto l’intervento immediato delle Autorità Europee".
Nella lettera di risposta, la Commissione europea fa presente che le informazioni trasmesse da Legamjonici "saranno prese in considerazione nell’ambito della procedura d’infrazione". Uno studio allegato dal comitato ambientalista, condotto dal Dipartimento di Ingegneria Civile Idraulica del Politecnico di Bari in merito alla circolazione degli inquinanti nel Mar Piccolo, spiega "che il flusso d’acqua degli scarichi Ilva in Mar Grande, combinato con l’effetto dell’idrovora che preleva l'acqua da Mar Piccolo, condiziona la circolazione idrica in tutto il bacino, determinando la possibilità che gli inquinanti scaricati nel canale arrivino, tramite l’effetto del vento e delle maree, in 15 giorni nel Mar Piccolo, contaminando quindi le cozze". (GdM)
Messaggi di vento, nel vento
Operai ammalati: «Riparta il dialogo tra Ilva e Taranto»
TARANTO - Se non è una «rottura» storica degli schemi consolidati all’Ilva negli ultimi vent’anni, poco ci manca. Nei giorni scorsi la Fiom Cgil ha denunciato agli organi competenti dell’Asl e all’Arpa le preoccupanti condizioni dei lavoratori del capannone dove si svolgono lavori di carpentera (noto in fabbrica con la sigla Ocm-Cap). «Ci sono stati segnalati alcuni casi di tumore alla tiroide dai lavoratori operanti nel capannone - ha scritto la Fiom allo Spesal, all’Ispesl e all’Arpa - e un lavoratore si è sottoposto a un intervento chirurgico lo scorso 19 novembre. Siamo venuti a conoscenza, altresì, che in passato vi sono stati altri casi di patologie similari che, da quanto riportatoci dagli stessi lavoratori, si aggirano intorno alla decina. Un paio di questi lavoratori, abbiamo appreso, nel tempo sono stati dichiarati inabili al lavoro per la gravità delle loro patologie».
Nel segnalare casi, non meno gravi, di lavoratori del reparto «con disfunzioni funzionali alla tiroide», la Fiom ha spiegato agli organi Asl e all’Arpa che «nei giorni scorsi è stato avviato da parte sindacale un percorso di confronto con l’azienda e la struttura sanitaria aziendale, nella persona del medico competente, che troveranno riscontro nei prossimi giorni».
La Fiom Cgil ha ritenuto tuttavia necessario segnalare immediatamente la situazione, con un tempismo - ecco d ov ’è la «rottura» - sconosciuto anche nel recentissimo passato. La vicenda riveste un’importanza decisiva nel futuro dei rapporti tra la la città e la fabbrica. Anzitutto, dal punto di vista sindacale, siamo finalmente al ripudio, dentro l’Ilva, di certe «lentezze », di certi «impacci» che, in passato, trasformavano il problema relativo alla salute dei lavoratori, in una questione «privata» tra il dipendente e l’azienda, lasciando l’operaio solo di fronte al suo destino. L’accelerazione impressa dalla Fiom ha fatto bene anche ai rapporti sindacali, aiutando la ripresa del confronto. Nei giorni scorsi, infatti, delegati Fiom e il leader dell’Usb Franco Rizzo hanno incontrato i lavoratori del capannone carpenteria in una improvvisata assemblea. L’Usb, infatti, già da qualche mese aveva messo nel mirino la vicenda, denunciando i problemi di salute degli operai.
Poi c’è l’apertura al confronto con l’Asl e l’Arpa. La lettera, per conoscenza, è arrivata all’Ordine dei medici. Il presidente Cosimo Nume ritiene positivo il passo compiuto: «Ne discuteremo in commissione Ambiente all’Ordine, ma è assai importante che questo dato sia messo in luce. Credo sia giusto chiamare in causa Asl e Arpa. Non c’è nulla di nuovo, purtroppo. È l’ennesima “perla nera” alla collana di disagio che cinge la città. Noi medici abbiamo il dovere di essere sentinelle della salute dei lavoratori e la denuncia sindacale merita un plauso. Perché dai problemi ambientali e di salute non si esce senza i lavoratori, insieme. Loro e la città». FULVIO COLUCCI GdM
Una piccola ex-vita
Cerca di andare avanti Francesca Summa, 29 anni, ed è per questo che ha voglia di raccontare. Lei lo fa. Sceglie di superarlo quel silenzio che ha permesso a tutti, e specialmente alle istituzioni, di celarsi dietro a quegli ‘oh’ di meraviglia. Come se loro non potessero saperlo, come se loro non potessero immaginarlo, come se non potessero prevenirlo.
La vita di Francesca aveva un nome. Si chiamava Siria. Vivevano nel quartiere Tamburi. Taranto.Li Francesca si è sposata, lì ha condotto la sua splendida gravidanza, lì ha giocato con Siria nei suoi primi e unici quattro anni di vita. Quattro anni trascorsi tra ricoveri e degenze in vari ospedali a Taranto, a Bari e a Genova, per curare quella che i medici avevano definito: “Un po’ di aria nella pancia”, poi “gastroenterite”, fino a che il terno a lotto ha rivelato un neuroblastoma, un tumore alle cellule del sistema nervoso. Che il fegato della bambina si fosse ingrossato lo aveva notato anche il sindaco di Taranto, nonché pediatra, Ippazio Stefano, nel corso di un ricovero urgente in ospedale. Francesca cercava le cause della malattia di sua figlia, chiedeva informazioni ai medici ma “signora cosa vuol capire?”, le rispondevano.
Non ha una laurea, Francesca ma conosce l’idioma del suo essere madre ed è con quello che ancora oggi continua a cercare spiegazioni, grazie anche al supporto degli avvocati del “Movimento Taranto respira” e di altre associazioni. Tutte risposte che lei è certa di poter trovare in quel nauseante odore di gas proveniente dall’Ilva. Varie indagini glielo confermano: a Taranto, le alte emissioni di benzopirene, provenienti dall’industria siderurgica, provocano tumori e un tasso di mortalità dei bambini superiori al 20% rispetto al resto della Puglia.
Francesca, come molte altre mamme del quartiere Tamburi, conosceva il dato ma “mai a pensare che quell’aria potesse stroncare la vita di mia figlia”.
Siria si è ammalata a un anno mezzo. Da allora per Francesca la cosa più difficile è stata vederla crescere e cambiare, assistere la sua malattia, ma soprattutto rispondere alle sue domande. Finché era ricoverata all’ospedale Gaslini di Genova, insieme ad altri bambini, Siria era come loro. Ma d’estate quando scendeva a Taranto a trovare i nonni al mare, Siria osservava i capelli delle altre bambine e chiedeva: “Mamma perché tutti hanno i capelli e io no? Uffa anche io li voglio”. “Siria non preoccuparti, rispondeva Francesca, hai avuto un problema ma i capelli ricresceranno. E poi è estate, fa caldo, non le vedi le altre bambine come sudano con tutti quei capelli?.
Quelle estati andavano così, con Siria che rispondeva sempre: “Hai ragione mamma per quest’estate mi conviene, sto più fresca!”. Da grande Siria voleva diventare una dottoressa. D’altra parte in quegli anni vedeva e conosceva solo medici e infermieri. Come spiegarle le cause di quel pancino sempre gonfio? Quei dolori che la indebolivano? Come convincerla a subire tutte quelle cure a Genova?. “La vedi quella signora incinta? Vogliamo andare a vedere come sta questo tuo bambino? Dai, prima ci sbrighiamo e prima la mamma ti porta ai gonfiabili”, le ripeteva Francesca. E si sentiva già grande la piccola Siria quando arrotolando un pezzo di Scottex fingeva di fumare una sigaretta insieme a sua madre.
È il maggio 2009 e Siria presenta un rigonfiamento alla parte destra del collo, un occhietto le si era abbassato e il tono di voce era più flebile. Siria era in recidiva di malattia. E a luglio 2009, mentre l’azienda di proprietà dei Riva discuteva con la Regione Puglia sull’ipotesi di ridurre le emissioni di diossina a 2.5 nanogrammi per metro cubo, Siria veniva sepolta al Cimitero di San Brunone, ai piedi dell’industria.
Oggi Francesca ha lasciato Taranto. “Mi ha frantumato la vita. Non potevo restare qui, portare fiori sulla bara di mia figlia, voltarmi alle spalle e vedere il mostro che me l’ha portata via”. Lei oggi vive a Genova dove lavora anche nelle festività, pur di non tornare in quella città che non sente più sua. Ha superato l’anoressia, ha vinto ogni paura, sa che ogni dolore oggi sarà infinitamente inferiore di tutto ciò che ha già provato. E non la spegne la televisione quando mandano i servizi sull’Ilva. Lei non vuole polvere nella sua vita e sa che le polveri più pericolose sono quelle gettate da coloro che fingono di non vedere, che continuano a trascurare storie come la sua. (parallelo41)
Argomenti
cancro,
Francesca Summa,
ILVA,
Siria,
tumori
sabato 14 dicembre 2013
L'uomo intelligente fa la cacca e il bagno nello stesso mare...
TARANTO: DEPURATORE DI DUE COMUNI INQUINA IL MARE
La Guardia costiera di Taranto ha sequestrato un depuratore delle acque reflue urbane: si tratta di quello che serve i comuni di Pulsano e Leporano. L'impianto violerebbe le norme di tutela ambientale e nel controllo della documentazione relativa, sarebbero emerse numerose irregolarità amministrative. La Capitaneria di porto, dopo mesi di indagine, è arrivata alla conclusione che l'impianto funzionava "assenza di autorizzazione allo scarico, senza rispettare la conformità ai parametri legislativi delle acque reflue sversate in mare".
Le ipotesi di reato vanno dal danneggiamento aggravato delle acque pubbliche, il getto pericoloso di cose, il deturpamento di bellezze naturali, il superamento dei valori tabellari allo scarico in acque superficiali, ai reati contro la pubblica amministrazione, a seguito dell'interruzione di un servizio di pubblica necessità.
Il monitoraggio è stato effettuato per tre mesi dagli uomini del Nucleo difesa mare. È stata inoltre riscontrata la presenza non autorizzata all'interno dello stabilimento di un ingente quantitativo di fanghi depurati e non smaltiti. I sopralluoghi effettuati lungo la condotta, che sfocia direttamente a mare, hanno evidenziato invece la fuoriuscita di liquami di varia natura immessi direttamente nelle acque "con evidente danneggiamento - ha evidenzia ancora la Capitaneria - delle acque marine e propagazione di un forte odore nauseabondo in tutta la zona circostante".
Dagli accertamenti effettuati è stato stimato che l'impianto riceve in ingresso i reflui urbani per più di 34mila abitanti, ma è dimensionato sulla base di soli 15mila abitanti. L'intero impianto di depurazione, per una superficie pari a circa 3.500 mq e la condotta a mare di lunghezza pari a circa 41 mq, sono stati quindi sottoposti a sequestro penale con facoltà d'uso al gestore.(giornaleprotezionecivile)
La Guardia costiera di Taranto ha sequestrato un depuratore delle acque reflue urbane: si tratta di quello che serve i comuni di Pulsano e Leporano. L'impianto violerebbe le norme di tutela ambientale e nel controllo della documentazione relativa, sarebbero emerse numerose irregolarità amministrative. La Capitaneria di porto, dopo mesi di indagine, è arrivata alla conclusione che l'impianto funzionava "assenza di autorizzazione allo scarico, senza rispettare la conformità ai parametri legislativi delle acque reflue sversate in mare".
Le ipotesi di reato vanno dal danneggiamento aggravato delle acque pubbliche, il getto pericoloso di cose, il deturpamento di bellezze naturali, il superamento dei valori tabellari allo scarico in acque superficiali, ai reati contro la pubblica amministrazione, a seguito dell'interruzione di un servizio di pubblica necessità.
Il monitoraggio è stato effettuato per tre mesi dagli uomini del Nucleo difesa mare. È stata inoltre riscontrata la presenza non autorizzata all'interno dello stabilimento di un ingente quantitativo di fanghi depurati e non smaltiti. I sopralluoghi effettuati lungo la condotta, che sfocia direttamente a mare, hanno evidenziato invece la fuoriuscita di liquami di varia natura immessi direttamente nelle acque "con evidente danneggiamento - ha evidenzia ancora la Capitaneria - delle acque marine e propagazione di un forte odore nauseabondo in tutta la zona circostante".
Dagli accertamenti effettuati è stato stimato che l'impianto riceve in ingresso i reflui urbani per più di 34mila abitanti, ma è dimensionato sulla base di soli 15mila abitanti. L'intero impianto di depurazione, per una superficie pari a circa 3.500 mq e la condotta a mare di lunghezza pari a circa 41 mq, sono stati quindi sottoposti a sequestro penale con facoltà d'uso al gestore.(giornaleprotezionecivile)
Argomenti
depuratore,
fognatura,
inquinamento,
leporano,
mare,
pulsano
Totomonnezza in regione
Nuova Aia all'Italcave. Si decide la prossima settimana
La Terra dei fuochi più che nel casertano è a Taranto, lungo una direttrice ideale che collega il quartiere Tamburi al comune di Statte. Non è un problema di Aia (Autorizzazione integrata ambientale), di norme più o meno restrittive e governanti zelanti verso il dio denaro. Temi come questi investono il livello di civiltà di una comunità, l'autorevolezza dei suoi presidi democratici
Una nuova Autorizzazione integrata ambientale per la discarica dell'Italcave, ubicata di fronte allo stabilimento Ilva. Di questo si discuterà martedì prossimo, nel corso della Conferenza dei Servizi convocata in Regione con tutti gli attori istituzionali (Arpa, impresa titolare dell'impianto e comuni di Taranto e Statte). Italcave e Mater Gratiae sono due discariche che distano pochi metri l'una dall'altra. Sempre nella zona, in prossimità del quartiere “Feliciolla”, sorge il sito della ex Matra dove sono stoccati – da diversi anni, ormai - rifiuti radioattivi.
Un inferno scientificamente costruito grazie all'insensato agire umano. Un luogo da ultimi della terra. Non esiste in nessun altro posto del Paese una così indegna concentrazione di reiterate violenze ambientali fatte patire al genere umano. La Terra dei fuochi più che nel casertano è a Taranto, lungo una direttrice ideale che collega il quartiere Tamburi al comune di Statte. Non è un problema di Aia, di norme più o meno restrittive e governanti zelanti verso il dio denaro. Temi come questi investono il livello di civiltà di una comunità, l'autorevolezza dei suoi presidi democratici. Il destino non guarda in faccia il tuo conto in banca. Spiace che corruttori e corrotti non l'abbiano ancora capito. (cosmopolis)
venerdì 13 dicembre 2013
Cominciamo bene...
Ilva:rinviati primi due interrogatori
Sono stati rinviati sine die i primi due interrogatori degli indagati nell'inchiesta per disastro ambientale a carico dell'Ilva. E' stato il legale di don Marco Gerardo (già segretario dell'ex arcivescovo mons.
Benigno Luigi Papa) e dell'ex perito del tribunale Roberto Primerano a presentare stamani istanza di rinvio alle Fiamme Gialle. Il sacerdote è accusato di favoreggiamento personale; Primerano di falso ideologico, disastro doloso e avvelenamento di acque o sostanze alimentari. (ansa)
Sono stati rinviati sine die i primi due interrogatori degli indagati nell'inchiesta per disastro ambientale a carico dell'Ilva. E' stato il legale di don Marco Gerardo (già segretario dell'ex arcivescovo mons.
Benigno Luigi Papa) e dell'ex perito del tribunale Roberto Primerano a presentare stamani istanza di rinvio alle Fiamme Gialle. Il sacerdote è accusato di favoreggiamento personale; Primerano di falso ideologico, disastro doloso e avvelenamento di acque o sostanze alimentari. (ansa)
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