domenica 22 marzo 2009
Diossina, CDR e Inceneritori
CHIUDE LA COOPERSALENTO: TROPPE DIOSSINE NELL’ARIA
La notizia giunge con una nota diramata dalla Provincia di Lecce. La Coopersalento di Maglie chiude. Almeno per ora. Il valore accertato dall’Arpa, relativo alla presenza delle diossine nell’aria, in questi giorni era otto volte superiore a quello massimo previsto per legge. “Con provvedimento odierno, firmato dal dirigente del Servizio rifiuti della Provincia di Lecce Dario Corsini - si legge - si è provveduto alla chiusura, con decorrenza immediata, dell’impianto della Copersalento”.
Nel luglio scorso, l’Arpa aveva riscontrato che la tossicità delle diossine prodotte era 420 volte superiore al limite. In quella occasione Provincia di Lecce, Comune di Maglie e Arpa ribadirono la necessità di avere da parte dell’ azienda un piano operativo che avrebbe consentito di svolgere i controlli sulle emissioni così da assicurare ai cittadini circa l’impatto ambientale sull’attività aziendale. Poi, si tenne un altro incontro presso gli uffici provinciali di via Botti a Lecce, al fine di valutare la situazione che si era venuta a creare nel sansificio di Maglie, a seguito dei risultati sui controlli dell’Arpa. Vi parteciparono l’assessore provinciale all’Ambiente Gianni Scognamillo, il dirigente provinciale del Servizio Rifiuti, scarichi ed emissioni Dario Corsini, il sindaco di Maglie Antonio Fitto, i responsabili dell’Arpa Blonda e Calabrese, ed i rappresentanti dell’azienda.
Nell’ambito dell’incontro emersero le azioni da intraprendere anche se fino ad allora era stato impossibile svolgere i successivi controlli di verifica dell’impianto da parte dell’Arpa e che, comunque, l’azienda aveva avanzato la richiesta di riprendere l’attività escludendo l’utilizzo del “Cdr” (combustibile da rifiuti), al fine di testare in sicurezza la turbina T2, causa dell’interruzione dell’attività di queste settimane. E nel confronto con le parti fu più volte ribadito che gli enti preposti ai controlli non permetteranno l’ordinaria ripresa se non saranno garantite condizioni di assoluta sicurezza.
Da quel momento la Provincia aveva vietato alla Copersalento la prosecuzione dell’attività con l’utilizzo del “Cdr” (combustibile da rifiuto). L’azienda si era impegnata all’utilizzo esclusivo di cippato di legno vergine e in parte di nocciolino di sansa. Nonostante ciò, dopo le analisi effettuate, così come richiesto dalla Provincia, il valore accertato dall’Arpa, relativo alla presenza delle diossine nell’aria, in questi giorni era otto volte superiore a quello massimo previsto per legge.
“Abbiamo sempre vigilato e siamo stati in prima linea al fine di tutelare la comunità salentina – afferma l’assessore provinciale all’Ambiente Gianni Scognamillo - ma purtroppo con oggi trovano conferma i dati riscontrati già a luglio scorso. Tante sono state le difficoltà in tutti questi mesi nel fare le verifiche necessarie sull’impianto. Grave è la responsabilità dell’azienda nel non aver attivato nessuna iniziativa concreta per mettere a norma l’impianto”.
13 marzo 2009
Inceneritore AMIU: comunicato stampa
Dal punto di vista metodologico, per una giunta che si vanta di sostenere la partecipazione, è apparso sospetto il fatto che i cittadini venissero messi al corrente di un dato di tale importanza per la loro salute, solo a cose fatte e senza che vi fosse stata una preventiva comunicazione e pubblicizzazione dell’evento (i siti istituzionali del Comune e dell’AMIU non ne accennano minimamente). Già questo, ai sensi delle direttive europee circa la trasparenza in materia ambientale, costituisce un grave atto di occultazione e di omissione di informazione nei riguardi del pubblico interessato.
Dal punto di vista etico non si capisce con quale onestà e coerenza le persone che hanno elogiato questo vecchio impianto, già riadattato prima ancora di ottenere le autorizzazioni, si posero alla testa di una manifestazione, quella di Altamarea del 29 novembre scorso, peraltro non organizzata da loro, che nacque dalla legittima aspirazione di tutti i tarantini ad un ambiente sano. La piattaforma, cui tutti i partecipanti aderirono, citava espressamente la contrarietà alla riapertura dell’inceneritore, che avrebbe apportato un incremento di sostanze tossiche su tutto il territorio jonico.
Come non sottolineare quanto un simile comportamento, unito ad una crescente, pericolosa, inerzia in campo ambientale, allontani sempre più da questi amministratori il favore di una cittadinanza che aveva creduto nella loro responsabilità ed onestà, scegliendoli quali guida di una città che già troppo aveva dato alle logiche dello sfruttamento e devastazione del territorio?
Scendendo, invece, sul piano tecnico, come cittadini, non essendo mai stati interpellati in una pubblica discussione in merito, ci sentiamo di osservare e sottolineare tutte le incoerenze di un’azione che, nella migliore delle ipotesi, è solo un ennesimo, inappropriato quanto squallido, modo di fare cassa a spese della salute pubblica.
In primo luogo il “fantasma” della “chiusura del ciclo dei rifiuti”, arricchito da pannelli solari e compostaggi vari, suona come la solita scusa che in tutta Italia viene sventolata per autorizzare queste nefandezze ambientali: Taranto è purtroppo una città di rifiuti che annovera oltre settanta discariche e l’unico inceneritore attivo di Puglia, quello di Massafra. Qui si brucia solo parte dei nostri rifiuti ma in compenso si accolgono quelli di tutta la Puglia, della Campania, e di tante belle e pulite regioni del nord.
Non si coglie la ragione dell’apertura di un altro inceneritore a poche centinaia di metri da quello, su un area già pesantemente offesa da miasmi e inquinamento industriale. Un area di grande valore paesaggistico, a ridosso del nascente parco delle gravine, costellata di sontuose, antiche masserie che non potranno mai più essere convertite in agriturismi e centri culturali e ricettivi, così come accade per le loro omologhe salentine. Per non parlare di coltivazioni e allevamenti già colpiti dal dramma diossina.
In secondo luogo, nella città con il più basso livello di raccolta differenziata d’Italia, suona come una vera e propria presa in giro collettiva la proposta di realizzare un ciclo virtuoso dei rifiuti partendo… dalla fine! Non si può offendere l’intelligenza dei cittadini sostenendo che prima si bruciano i rifiuti e poi si riciclano. Qui, per fare una metafora, non abbiamo neanche l’antipasto e ci propongono di passare direttamente alla frutta (marcia)! Il vero ciclo dei rifiuti si realizza attraverso una reale raccolta differenziata porta a porta (non le eterne sperimentazioni annunciate da anni per prendere tempo) e, soprattutto, attraverso una corretta politica di incentivi allo sviluppo di un bacino industriale, atto al riuso e al riciclaggio dei materiali recuperati. Un inceneritore come quello che Taranto ha già attivo è in grado di chiudere il ciclo dei rifiuti di una città come Berlino, con un bacino di sei milioni di abitanti e qui, invece, se ne vuole aprire un altro?
In terzo luogo, tecnicamente, stiamo parlando di un impianto a griglia la cui concezione è vecchia di oltre 35 anni e che lo stesso Nello De Gregorio, oggi entusiasta vicepresidente dell’AMIU, definì nocivo ed antieconomico, rispetto ad un sistema di raccolta differenziata serio (come si cambia… diceva una celebre canzone).
Sicuramente, fior di tecnici verranno a raccontarci la favola dell’inceneritore pulito che è la stessa che raccontano ancora oggi a Brescia dove ormai il latte alla diossina viene diluito con il latte tedesco. Ma la cosa essenziale, che nessun tecnico potrà negare, è che le emissioni, sebbene al minimo, sono sempre estremamente nocive soprattutto in un’area critica dove già la percentuale di malattie e decessi per inquinamento è doppia rispetto alla norma! Inoltre la legge italiana non considera l’impatto delle nanoparticelle, che sono la vera peste nera di questi impianti, causa di danni gravissimi alla salute, e delle ceneri da smaltire in discariche speciali. Infine come non sottolineare, proprio alla luce dei fatti di Roma, come la pericolosità di questi impianti risieda anche e soprattutto nella gestione e manutenzione? In una città dove gli enti pubblici sono allo sbando e la forza degli interessi privati prevale sul bene collettivo, chi garantisce sul funzionamento a regime di questa struttura (si veda il caso di Roma)? E’ possibile pensare di aggravare lo scenario delle possibili speculazioni invece di concentrare le forze verso prospettive sostenibili e sane?
In quarto luogo, economicamente, l’apertura di un inceneritore prevede necessariamente un tempo estremamente lungo di ammortamento e quindi di attività a pieno regime: se i nostri amministratori puntano al recupero e al riciclaggio, cosa bruceremo in questo impianto in futuro? Sicuramente non i nostri rifiuti ma quelli raccolti da tutti i comuni più appestati d’Italia!
L’assessore Romeo continua a sostenere che l’incontro in Municipio, consisteva in una consultazione e non in una presentazione ufficiale. Ci permettiamo di smentire con estremo rammarico e profonda delusione chi vuole offendere e prendere in giro la cittadinanza: il bando di gara per la gestione dell’inceneritore è stato già pubblicato da più di tre mesi sul sito dell’AMIU! Ed è anche scaduto!
Non si possono consultare i cittadini senza informarli, convocarli e, soprattutto, sapendo già quale sarà l’esito della consultazione!
In tutto questo marasma di cattiva informazione creata ad arte, vogliamo aggiungere qualche nota a chi ha attaccato direttamente la cittadinanza partecipativa, che si oppone a questo ennesimo impianto tossico. Si tratta di un certo Roberto De Giorgi che,pur essendo nel libro paga dell’AMIU come consulente, si spende come “ambientalista” della Rete Jonica Ambientale, per appoggiare questa scellerata riapertura, accusando addirittura i cittadini di atteggiamenti “olifrenici”. Se già appare quantomeno strano che un ambientalista usi termini introvabili sui dizionari per farsi capire dalla cittadinanza (il che la dice lunga sulle tristi sorti della comunicazione e della condivisione della cosa pubblica), pur immaginando il senso etimologico, vogliamo rigettare un’accusa così stravagante lasciandola cadere nella retorica incomprensibilità che la caratterizza. Alla luce della viva reazione di tutte le associazioni che hanno marciato il 29 novembre contro l’inceneritore AMIU e soprattutto dopo l’acceso dibattito di giovedì scorso a Palazzo di Città, che ha visto i cittadini e le associazioni ambientaliste unite nel condannare duramente questa scelta, non possiamo che rilevare, per rispondere a tono, che la posizione del sig. De Giorgi è palesemente quanto erroneamente olofrastica, con buona pace del nostro che, come noi, andrà a sfogliarsi il primo dizionario sottomano.
Il Comitato per Taranto, l’AIL e tutti i cittadini indignati per questo ulteriore danno alla collettività, delusi per la cattiva gestione di una delega così rilevante per la salute di tutti, si opporranno con tutti i mezzi alla riapertura di questo vecchio inceneritore, superfluo e, nonostante le false garanzie, altamente inquinante.
Nell’offrire la nostra disponibilità a collaborare verso l’introduzione in questa città di pratiche sostenibili e redditizie , chiediamo inoltre che sia convocato ufficialmente al più presto un nuovo incontro con gli amministratori del Comune di Taranto.
Comitato per Taranto
AIL
Meetup Amici di Beppe Grillo
sabato 21 marzo 2009
Le foto dello scandalo!
Invece di aprire al dibattito il tavolo è stato saturato di tecnicismi inutili fino alle dieci di sera e poi la maggior parte degli intervenuti è andata via.
Il sindaco, l'assessore all'ambiente, Nello De Gregorio, Roberto de Giorgi e la cupola AMIU sono stati fischiati da tutti i cittadini!
L'assessore Romeo continuava a sostenere che non era ancora deciso niente ma poi è stato sbugiardato quando è venuto fuori il bando che l'AMIU ha reso pubblico per dare in gestione l'inceneritore! Romeo si è zittito e con la coda tra le gambe ha dichiarato che non ne sapeva niente! Ma come? Parliamo di un ente del Comune e per di più su un tema ambientale così importante e l'assessore all'ambiente non ne sa niente? Vergogna!
Di fronte a tanto consigliamo vivamente al sindaco Stefano e all'assessore Romeo di valutare seriamente le loro dimissioni, considerando che hanno perso giorno dopo giorno il rapporto di fiducia con la base.
PS... non si sono neanche accorti della bandiera che i cittadinivi hanno attaccato al tavolo! Vogliamo respirare aria pulita nella nostra amata città, non polvere e veleno di rifiuti bruciati!!!
Presto metteremo in rete i video dello scandalo!
venerdì 20 marzo 2009
Rapporto ISPRA sui rifiuti in Italia
di Emanuele Ticca
L’annuale Rapporto Rifiuti dell’Ispra, giunto alla sua undicesima edizione, ci fornisce un quadro di lento ma graduale miglioramento della situazione rifiuti in Italia.
I dati, riferiti al 2007, indicano in 32,5 milioni di tonnellate la produzione totale di rifiuti nel nostro Paese, in aumento di appena lo 0,1% rispetto al 2006. In calo, invece, la produzione pro-capite di rifiuti: 546 kg per abitante rispetto ai 550 del 2006, con un miglioramento netto soprattutto in Toscana (- 10 kg) e in Umbria (- 8 kg). Nonostante la virtuosità di queste due regioni, il Centro Italia si conferma pecora nera in questa speciale classifica: 630 kg prodotti a persona, ben distante dal Nord (539 kg) e dal Sud fermo a 508 kg.
Notizie positive sul fronte differenziata, che nel Paese ha raggiunto il 27,5% della produzione totale di rifiuti, in aumento dell’1,7% nel 2007. Rilevanti, anche in questo caso, le differenze tra le diverse zone d’Italia: il nord si attesta su un più che positivo 42,4 %, in costante aumento di 2-3 punti percentuale ogni anno, mentre Centro (20,8%) e Sud (11,6%) paiono ancora lontani dagli standard richiesti a livello legislativo (40%). Non può quindi sorprendere più di tanto che le 3 regioni più virtuose in tema di differenziazione dei rifiuti siano nel settentrione: il Trentino Alto Adige differenzia il 53,4% dei rifiuti che produce, il Veneto il 51,4%, mentre al terzo posto troviamo il Piemonte (44,8 %) appena davanti alla Lombardia (44,5).
Non mancano, comunque, progressi significativi anche nel Sud del Paese riguardo alla raccolta differenziata. La Sardegna, ad esempio, è passata in tre anni dal 9,9% del 2005 al 27,8% del 2007, mentre in Campania le province di Avellino e di Salerno presentano percentuali superiori al 25% e molti comuni sforano addirittura questa soglia. Si tratta di due chiari esempi su come, a seguito dell’attivazione di specifici sistemi di raccolta differenziata, soprattutto di tipo domiciliare, si possano ottenere risposte adeguate dalla cittadinanza.
Il 46,7 % delle 32 milioni di tonnellate di rifiuti prodotte in Italia nel 2007 sono state smaltite nelle discariche, che rimane quindi il sistema di gestione dei rifiuti più usato nel nostro Paese seppur in leggero calo rispetto al 2006 (- 2,4%). Sono quindi poche le regioni che seguono il percorso dello smaltimento alternativo alla discarica richiesto dall’Europa all’Italia: tra queste sicuramente la Lombardia, con appena il 10% dei rifiuti prodotti nella Regione che finiscono in discarica, il Veneto e il Friuli Venezia Giulia che si attestano intorno al 28%. Nel recupero di materia ed energia (RD, Compostaggio ed incenerimento con recupero energetico), sono ancora le regioni del Nord le più virtuose, raggiungendo nell’insieme circa il 55%, il che vuol dire che oltre la metà dei rifiuti urbani prodotti sono gestiti ai fini del loro recupero in termini di materia ed energia.
Emerge, infine, dal Rapporto Rifiuti dell’Ispra, una crescita nella produzione di rifiuti speciali in Italia, che nel 2006 erano in totale oltre 134 milioni di tonnellate, di cui 73,4 milioni quelli non pericolosi, 9,2 milioni quelli pericolosi, e 52 milioni i rifiuti provenienti da attività di costruzione e demolizione. La maggior parte di questi rifiuti speciali viene recuperata in materia (circa 57,7 milioni di tonnellate), mentre 45,6 milioni di tonnellate sono i rifiuti destinati ad attività di smaltimento e 13,4 milioni di tonnellate quelli avviati ad impianti di stoccaggio. (Ideambiente)
Il territorio si difende. Collaboriamo
Contro discariche, inceneritori, piattaforme; contro lo sfruttamento dei nostri territori, contro le logiche del profitto che calpestano le Comunità per favorire gli interessi dei privati, colleghiamo le lotte. Incontriamoci al castello.
Argomenti di discussione:
Situazione locale: discariche e inceneritori (terzo lotto della Ecolevante ed eventuali ampliamenti; apertura di un secondo inceneritore a Taranto)
Cip 6: La grande truffa dei finanziamenti pubblici alle strutture inquinanti.
Necessità di un coordinamento provinciale
Unificazione delle lotte su scala nazionale
Ospiti, gli esponenti dei movimenti ionici e salentini
In videoconferenza, interverranno i No dal Molin di Vicenza, i No Tav della Val di Susa ed il presidio contro la discarica di Chiaiano.
Difendiamo la nostra terra con ogni mezzo necessario.
P.S. Lavori in corso. Sabato 21 marzo: comincia la primavera del presidio.
E poi tutti a Urupia!
Andrea Ceccarelli presenta:
ESSE. CANTO PER SUPERMERCATI
a Urupia, sabato 21 marzo h. 21
giovedì 19 marzo 2009
Un po' di minerale anche a Roma!
E noi ne stiamo aprendo un altro!
Non è un´inezia. Ma specifica che, siccome si tratta di animali cresciuti in ambiente libero, potenzialmente sono stati esposti a chissà quali e quante fonti di inquinamento. Dunque non è detto che sia tutta colpa dell´inceneritore. Il quale sicuramente contribuisce ma, ipotizza l´Istituto zooprofilattico, «in maniera minoritaria». Le specie indagate sono di quelle chiamate accumulatori biologici, che rivelano più di altre la presenza di diossina che si annida nei grassi. Per esempio, il papero, il pesce gatto, l´anatra selvatica del laghetto Pertini di Agliana. Tutti contaminati. Consolarsi perché l´incidenza dell´inceneritore potrebbe essere minoritaria? O allarmarsi perché contribuisce? Preoccuparsi perché in ogni caso in zona circola diossina? La coperta è stretta. Quanto agli umani ammalati di cancro o di diabete tra il 1971 e il 2006, sempre la Asl spiega che bisogna ancora capire chi erano, se avevano sempre abitato lì, cosa facevano. Un´affermazione che non consola del tutto. Comunque la Asl promette di portare avanti l´indagine coinvolgendo i medici di famiglia e l´ordine dei medici. «La notizia non va esagerata né da una parte né dall´altra - cerca di tenere ferma la barra il sindaco di Montale Piero Razzoli - E´ sbagliato strumentalizzarla per attivare l´allarme inceneritore. Come sottovalutarla. Sono contento nel vedere che all´inceneritore viene attribuita la responsabilità minore. Ma voglio capire bene come stanno le cose e trovare i rimedi».
L´assessore provinciale Romiti ricorda che, tra tutti gli impianti della zona industriale, l´inceneritore è l´unico monitorato, che è stata proprio la Provincia a istituire il tavolo istituzionale dopo la chiusura dell´impianto nel 2007 per fuoriuscita di diossina causata da una partita avariata di carbone attivo. Proprio il tavolo, cui partecipano anche Comuni, Arpat, Asl e comitati, ha attivato la campagna di monitoraggio di cui «questa è solo la prima fase». Dice Romiti: «Andremo avanti e potremo così attribuire le responsabilità con esattezza. L´Asl parla anche di Pcb che deriva dagli oli e fa pensare alle sostanze del distretto tessile». Dell´indagine dell´Istituto zooprofilatico si parlerà il 2 aprile nella riunione del tavolo istituzionale (La Repubblica)
Serrate i ranghi, bisogna salvare la barracca!
Guardate questo articolo di Roberto de Giorgi, che oggi si è affrettato a scrivere:
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Già un lettore ha commentato:
"Ma perchè lo scrivente, che lascia intendere e cerca di convincere circa l’appropriatezza della riapertura dell’inceneritore dell’AMIU di Taranto, camuffandosi da finto realista figlio del re, non dichiara il suo conflitto di interessi palese? Costui risulta tra i consulenti di chi? ma dell’AMIU ovviamente! Complimenti a questo sito per la scelta dei redattori! Peraltro non si può prendere in giro la gente dicendo che altrimenti i rifiuti verranno bruciati a distanza di 1500 metri: l’inceneritore di Massafra resta comunque attivo e non gli mancherà sicuramente la materia prima (che già arriva da tutta Italia) da bruciare e spandere nell’aria. Quindi, Taranto, la città dei veleni, dell’Ilva, dell’Eni, della Cementir e delle oltre 70 discariche, avrà anche, unico caso in Europa, grazie ai suoi "amministratori ambientalisti", gli inceneritori gemelli! Che brutta cosa l’ambientalismo interessato..."
Facciamo sentire la voce della città che è stanca di aggiungere veleno a veleno!
Il TAR salva il Parco delle Gravine
“E’ importante sottolineare, dichiara l’Assessore Losappio, come il TAR abbia deliberato che la legge istitutiva del Parco, nell’art. 1 comma 3 che indica la possibilità dei singoli di presentare domande di esclusione dal Parco non comporti l’automatico accoglimento dell’istanza, cito testualmente, alla cieca solo perché in maniera del tutto acritica domandata ma richiede invece l’onere della motivazione, nel caso in questione non presentata”.
La Regione trova dunque conferma nella sentenza delle sue ragioni, già indicate dal legislatore, per le quali non vi è alcun automatismo fra domande di esclusione presentate ed accoglimento delle stesse.
La strada da seguire è dunque quella della concertazione con i Comuni e la Conferenza dei Servizi, così come si è fatto per il Parco dell’Ofanto, nel rispetto di una legge che ha come obiettivo la tutela di una delle più belle e pregevoli aree naturalistiche della Puglia. (Pressregione)
mercoledì 18 marzo 2009
Vergogna!
1) la diffusione di questo comunicato è avvenuta attraverso i "soliti" imperscrutabili canali del Comune di Taranto che, in barba a tutte le dichiarazioni sulla partecipazione, lo ha inviato a macchia di leopardo.
Non vogliamo entrare nel merito di chi l'ha ricevuto e chi no e del perché... anche se non possiamo fare a meno di notare (ad essere buoni) la sprovvedutezza di un'amministrazione che qui mostra tutte le sue promesse disattese,l' improvvisazione e l'inefficacia sul piano ambientale, con punte di vera e propria presa per i fondelli, come nel caso sottostante.
2) La prova di tutta la falsa retorica di questo comunicato (che ci è pervenuto per vie traverse), la si può verificare visitando il sito del Comune e dell'AMIU: non è data NESSUNA INFORMAZIONE PUBBLICA riguardo all'evento. In barba ad Aarhus e a tutte le chiacchiere dell'assessore Romeo e del sindaco Stefàno sulla partecipazione e l'informazione!
3) Gli stessi ceffi politici che marciavano alla manifestazione del 29 novembre scorso dove, tra i punti condivisi, si metteva anche il rifiuto dell'inceneritore, sono quelli che oggi vengono a propinarci questo ennesimo veleno mortale
4) ci vuole faccia tosta a proporre la "chiusura del ciclo dei rifiuti": un ciclo che non è mai stato veramente aperto per le parti relative alla differenziata vera e al riciclaggio dei materiali ma che, casualmente, vede per prima la realizzazione dell'ultimo step! Cominciamo dalla frutta? O siamo già alla frutta, con quest'amministrazione che, in punto di chiudere battenti e lasciare la città al commissariamento, ci regala questa polpetta avvelenata?
5) Come si fa a proporre la necessità di un inceneritore quando ce n'è un altro a poche centinaia di metri che brucia i rifiuti di tutta la Puglia, della Campania, del Veneto, ecc?
6) Come si fa a parlare di adeguamento alle leggi per un impianto che è vecchio nella sua tecnologia di oltre 30 anni? e soprattutto come si fa a parlare di legislazione italiana quando si sa che non sono considerate le nanoparticelle cancerogene tra le sostanze inquinanti regolate per legge?
7) Come si fa ad aggiungere altra diossina, metalli pesanti, PCB, polveri e ceneri tossiche nell'aria e nel terreno di una città che è già oltre i limiti di tollerabilità ed è diventata un caso mondiale per inquinamento?
8) come si fa a pensare di prendere in giro la gente con frasi come questa: "Nel corso dell'incontro sarà presentato un progetto di un impianto solare a concentrazione che sfrutti il calore disperso dell'inceneritore per mantenere e che assume la compensazione rispetto a Kioto delle emissioni di Co2", che non ha senso logico già come grammatica (ma sanno scrivere questi amministratori?), figurarsi dal punto di vista scientifico?
9) come si fa a credere che quest'amministrazione faccia valere i nostri diritti se si comporta in questo modo scellerato e colpevole, appoggiando la speculazione sulla salute della gente in nome dei soldi e poi quando deve comunicare sbaglia persino a scrivere la parola Kyoto?
10) ci vuole faccia tosta e assoluta mancanza di rispetto a dire che la cittadinanza viene consultata riguardo alla riapertura dell'inceneritore quando è un fatto pubblico che l'AMIU ha già indetto la gara per la sua gestione! (clicca sulla scritta per scaricare il bando)
DOMANI PARTECIPIAMO TUTTI A QUESTA MESSINSCENA VERGOGNOSA E SBUGIARDIAMO QUESTA GENTE CHE MENTRE SORRIDE CI PUGNALA ALLE SPALLE!


Stefàno, Romeo, De Gregorio e tutti i compagni: VERGOGNATEVI E DIMETTETEVI!
Ecco il comunicato clandestino:
Segreteria del Sindaco
Il Sindaco di Taranto Dott. Ippazio Stefano e il Presidente dell'AMIU Avv. Gino Pucci, giovedì 19 marzo, alle ore 18,00. nel salone degli specchi di Palazzo di Città, terranno una conferenza per la presentazione dell' impianto integrato di smaltimento dei rifiuti solidi urbani dal titolo
VERSO IL COMPLETAMENTO DEL CICLO DEI RIFIUTI NEL COMUNE DI TARANTO "
Tale impianto è stato oggetto, da parte dell'AMIU, di importanti lavori strutturali e di idoneo adeguamento tecnico. Gli interventi effettuati permetteranno l'abbattimento delle emissioni inquinanti in quanto l'impianto è stato adeguato alle più recenti normative, in materia di
incenerimento rifiuti.
La messa in esercizio dell'impianto, costituisce un ulteriore elemento strategico nella gestione del ciclo dei rifiuti, oltre che occasione di risparmio per la collettività.
Alla confererenza parteciperanno, quali relatori, il Presidente dell'AMIU Avv. Gino Pucci, ,l'Ing Michele Notarnicola del DIASS Politecnico di Bari, il Dott Roberto Giua dell' ARPA Puglia, oltre i Tecnici dell'AMIU Ingegneri Giuseppe Maldera, Cosimo Natuzzi e Emanuele dell'Anna.,
Data l'importanza, alla conferenza sono espressamente invitati: le Associazioni Ambientaliste, gli Istituti scolastici, l'Università, gli Ordini Professionali, i Centri culturali, le Organizzazioni Sindacali e i Presidenti dei CLUB Service.
Gli Organi di Stampa sono invitati a partecipare e pregati di dare anticipatamente ampio risalto dell'evento, nonché pregati di estendere l'invito alla Cittadinanza tutta.
Grazie.
il Convegno del Comitato sul TG3
Cancro. E' possibile salvarsi?
Si può quindi immaginare quale tipo di interessi si vada a toccare, nel momento in cui si parli di una qualunque terapia alternativa che esca dal seminato, e possa fare a meno del classico percorso chirurgia-chemioterapia-radioterapia che tiene in piedi un'industria mondiale di dimensioni colossali.
E che nel frattempo conduce alla morte la quasi totalità dei suoi pazienti.
Basta infatti una piccola indagine per rendersi conto dello scarsissimo "entusiasmo" con cui venga accolta dall'establishment medico ogni nuova proposta di cura alternativa. Invece di voler approfondire almeno quelle che sembrano più promettenti, ci si trova sistematicamente di fronte ad un muro di gomma, che rifiuta qualunque terapia che non sia "scientificamente dimostrata", dimenticandosi che il compito della sperimentazione starebbe proprio a coloro che rifiutano questa terapia. (E quando la sperimentazione venga imposta a furor di popolo - come nel caso Di Bella - essa viene condotta in maniera talmente distorta da denunciare chiaramente l'intento di invalidarne ogni eventuale potenzialità, invece di rimarcarla).
Mentre vengono impunemente vendute medicine "a rischio di morte" (per loro stessa ammissione, da bugiardino), si trovano ovunque dozzine di avvisi "premurosi" contro la presunta "tossicità" di certe erbe, o altri prodotti curativi, che sono invece notoriamente innocui.
Di fronte a questo totale ribaltamento dei valori, solo l'individuo che decida di prendere nelle proprie mani la sua salute - anche con il sostegno del medico di famiglia, se disponibile - ha una possibilità reale di sopravvivere a situazioni che la medicina ufficiale condanna a morte senza nessuna speranza.
Ma solo dopo aver tratto il massimo profitto dalle sofferenze dello "sfortunato" paziente.
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ACQUA BENE COMUNE: storia, civiltà vita
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All'acqua sono arrivato solo pochi mesi fa, quasi per caso, grazie a una segnalazione di Emilio Molinari.
Era successo che era stata approvata una legge che rendeva inevitabile la privatizzazione dei servizi idrici.
La svendita di un patrimonio comune, mascherata da rivoluzione efficentista.
Tutto questo era avvenuto nel mese di agosto, alla chetichella, senza proteste da parte dell'opposizione.
Il popolo era rimasto tagliato fuori da tutto.
Gli interessi attorno all'operazione erano così trasversali
che i giornali avevano taciuto, i partiti e i sindacati pure.
Mi sembrava inverosimile che una simile enormità potesse passare sotto silenzio. Così ne ho scritto.
E la pioggia di lettere attonite che ho ricevuto in risposta hanno confermato l'assunto.
L'Italia non ne sapeva niente.
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martedì 17 marzo 2009
Cornuti e mazziati! Per fortuna che c'è l'acqua!
Un resoconto a caldo sul convegno e uno a freddo
Omissioni Colpose, le ha chiamate così Paola D’Andria, presidente dell’Ail di Taranto, Associazione italiana per la lotta contro le Leucemie i Linfomi ed i Mielomi, le colpe imperdonabili di chi in questi decenni ha voluto ignorare le sollecitazioni dei cittadini, impedendo il dibattito sul futuro industriale della città, sulla volontà della gente, sulla scelta o meno di credere nell’industria o nelle vocazioni del territorio. In tanti, si sono girati dall’altra parte e hanno nomi e cognomi. L’Ail nel suo intervento al Convegno “Emissioni Colpose, Salute Pubblica”, organizzato nell’aula bunker della Corte d’Appello di Taranto il 14 marzo 2009 (mentre di fronte giace abbandonata la nuova Corte d’Appello, completata nel 2004 e rimasta compiuta e chiusa, destinata alla nuova incuria) ha ricordato chi ha taciuto sull’inquinamento di Taranto e l’aumento di alcune patologie, come il cancro nell’area a ridosso della città. Nel suo elenco c’erano tutti: Regione per aver impedito i controlli sugli inquinanti, Provincia e Comune per aver ritirato la costituzione di parte civile dal processo contro l’Ilva e la gestione dei parchi minerari, sindacati perché hanno boicottato il confronto in fabbrica con gli operai spingendoli ad accettare il ricatto occupazionale, parlamentari perché hanno ignorato le istanze della città lungamente e la Chiesa jonica perchè non si è schierata a tutela delle persone ammalate e preoccupate. Le parole più accorate sono state le sue. E sono le parole di chi ogni santo giorno è a contatto con la malattia nella sua postazione all’ospedale San Giuseppe Moscati di Taranto e trova il tempo di occuparsi di tutti i progetti, Casa Ail e tutte le altre iniziative, come le uova di Pasqua, in vendita in questi giorni. Nella lunga carrellata di relazioni, un posto di rilievo l’hanno avuto le argomentazioni di Marina Venezia, avvocato e referente di Cittadinanza Attiva. Senza mezzi termini, con coraggio e determinazione ha detto chiaramente che il processo contro l’Ilva e i parchi minerari poteva essere un processo storico, invece la sentenza di condanna contro il Gruppo Riva si è ridotta in una passeggiata, in quanto Comune e Provincia tra la fine del 2004 e l’inizio del 2005 hanno ritirato la costituzione di parte civile. Questo ha impedito alla comunità di Taranto di ottenere il risarcimento danni. L’avvocato Venezia, dopo questo passaggio doveroso ha però detto di aver trovato diverse norme, ad esempio nel Codice dell’Ambiente, al quale una vittima delle emissioni potrebbe appellarsi per richiedere un risarcimento. Non era d’accordo con il presidente dell’Ordine degli Avvocati, Angelo Esposito (il quale ha annunciato l’istituzione di un osservatorio sull’ambiente in consiglio) quando dubitava della possibilità di avere giustizia contro un grosso colosso dell’industria. Infatti, a nome di Cittadinanza Attiva esorta i cittadini a farsi avanti, perché ci sono le strade per richiedere i risarcimenti, come avvenne a Marghera anni fa e fu un solo operaio a farlo. Nonostante le nuove leggi stiano rischiando secondo lei di agevolare la Grande Industria rimettendo molti poteri nei mani dei ministri e meno nei cittadini, non vuole mollare ed invita i cittadini a fare altrettanto. Altra giusta considerazione l’ha fatta alla fine un altro avvocato, Mariangela Stasi, dell’Associazione 12 Giugno-Morti sul lavoro, la quale ha detto, pregando di iniziare a parlare di MORTI NERE, nere come il lutto, che la legge regionale contro le diossine sembra una vittoria di Pirro, poco adatta a sventolare come trofeo di qualcuno. Perché in un’area dove ci sono tante industrie, non basta assicurarsi che ognuna rispetti la legge. Tutte insieme supereranno sicuramente i limiti. A parte il fatto che gli inquinanti sono diversi e non si riducono alla diossina. La stessa ricordava che in America i cittadini possono avere più possibilità per rivendicare i propri diritti e denunciare i danni ricevuti dall’inquinamento. Non solo, in altre aree, il solo fatto di aprire un polo industriale pesante presuppone danni alla collettività e una sorta di risarcimento anticipato alle comunità. La relazione clinica di Mauro Minelli, dell’Imid, Centro di Immunologia Clinica di Campi Salentina, ha confermato le preoccupazioni di tanti. Nel Salento, ci sarebbe una concentrazione assolutamente al di sopra della media di malattie infiammatorie cronicizzate, anticamera di tumori, malattie cardio-vascolari e polmonari. E il problema a suo avviso sarebbe stato troppo sottovalutato. Altro dato, l’effetto del Mercurio sulla salute dei salentini, e quindi si parla di un’area con Taranto capofila, nel suo ragionamento, fino a Brindisi. Non spettava al medico trovare le cause ma secondo lui una causa scatenante deve essere individuata e non si può far finta di nulla, soprattutto perché determinati inquinanti presenti nel tarantino sono associati a queste malattie. E questi inquinanti sono nell’aria, nella terra e nel mare, nei fondali ad esempio laddove vorrebbero fare i dragaggi. Le affermazioni di Giorgio Assennato, a nome dell’Arpa Puglia di Taranto hanno sollecitato qualche dubbio e qualche conseguente considerazione. Lo stesso ha asserito di ritenere “Acrobazia Intellettuale”, la teoria della correlazione tra le emissioni industriali e le patologie. Ha detto che ai fini del monitoraggio ambientale le centraline non servono a niente perché non creerebbero un nesso con le malattie né sarebbero associate ad indicatori biologici del problema. Ha turbato i presenti la notizia dell’impossibilità di monitorare le industrie quando ci sono gli incidenti. Il professor Assennato ha infatti ammesso che le centraline in loro dotazione si disattivano proprio in quel momento. Infine, ha puntato il dito contro il Pm10, attestando che le loro centraline lo rilevano insieme alle polveri del Sahara, pertanto non riuscirebbero con facilità a capire le differenze. A quanto pare sarebbe meglio iniziare ad analizzare il Pm2,5. Adesso queste polveri sottili sono conosciute a pochi e ci vorrebbe molto per farsi capire su questo particolato. Legambiente, però le tracce di Pm2,5 le ha trovate e l’Organizzazione Mondiale della Sanità comincia a puntare il dito su queste polveri insidiose e dannose per il cuore. Dunque, il problema è evidente, gli strumenti a disposizione rischiano quasi di sottostimare gli effetti degli inquinanti, esattamente come è già accaduto quando il Treno Verde di Legambiente ha fatto le sue analisi, compromesse dallo scirocco. Insomma, Eolo continua a metterci lo zampino, quindi sarebbe ora di tenerne conto quando si fanno i campionamenti degli inquinanti. La frase più ricorrente della relazione del professor Assennato è stata: «È difficile, è difficile». Al contrario preferisco invece mettere in evidenza il «Si può fare» pronunciato da coraggiose donne professioniste quella stessa sera.
Alcune di loro diventeranno un po’ le nostre Erin Brockovich?
Non mi riferisco solo al film con Julia Roberts, e se non l’avete fatto, comunque vedetevelo, ma ai risultati.
Francesca Rana
E' sana la scuola tarantina? Siamo in coda anche là!
realizzato da Legambiente per valutare la qualità dell’edilizia scolastica, delle strutture e dei servizi.
siamo tra il 75° e il 79° posto (e dobbiamo ringraziare quella decina di comuni che non sono stati classificati perché non hanno inviato la documentazione...)
L'indagine che, in assenza dei dati dell'Anagrafe Nazionale dell'edilizia scolastica, rappresenta l'unica ricerca sullo stato degli edifici scolastici italiani, è stata realizzata attraverso l'elaborazione dei dati forniti da 95 amministrazioni comunali (che hanno competenze sulle scuole primarie e secondarie di primo grado) e 62 provinciali (che hanno competenze sugli istituti superiori) sull'analisi di tre principali parametri: la qualità della struttura degli edifici in termini di età e di idoneità all'attività scolastica, i servizi e le buone pratiche ambientali e, infine, i rischi ai quali sono esposti gli istituti.
Secondo Ecosistema Scuola 2009 uno studente che oggi entra nel mondo della scuola rischia di trovarsi ancora in un edificio troppo vecchio (nel 55,62% dei casi costruito prima del 1974), nel 38,14% con urgente necessità di manutenzione.
Nel 2008 in positivo salgono a 62,82% le scuole che negli ultimi 5 anni hanno goduto di interventi di manutenzione (erano 47,11% nel 2007). Nell'80,07% dei casi gli istituti hanno ottenuto la certificazione igienico sanitaria (61,75% nel 2005) e nel 70,33% l'agibilità statica (63,35% nel 2005).
In negativo va segnalato che nemmeno la metà degli edifici risulta dotato dell'importantissima certificazione di prevenzione antincendio, ad oggi solo nel 43,71% degli istituti e sono ancora pochi anche quelli con scale di sicurezza (56,72%).
Risulta diffusissima la raccolta differenziata, praticata nel 94% delle scuole: la carta rimane il materiale più differenziato (93,58%), seguita da plastica (62,93%), vetro (51,37%), organico (43,91%) e altri materiali come toner (39,01%) e pile (47,23%).
Sono ormai abbastanza diffuse le mense biologiche, anche se per la maggior parte servono pasti parzialmente bio (76,66%) mentre scendono ancora a 4,88% i pasti serviti interamente bio (8,15% nel 2007).
Infine, è ancora troppo alta la percentuale di scuole che non offre possibilità agli studenti di fare sport per mancanza di strutture (33,42%), solo il 36,62% garantisce il servizio scuolabus, mentre il 78,97% degli istituiti possiede spazi verdi.
Continuano a crescere, infatti, le scuole italiane illuminate da fonti a basso consumo (51,48%), mentre il 6,75% utilizza fonti di energia rinnovabile e il 24,44% (16,49% nel 2007) utilizza altre forme per risparmiare energia, impiegando valvole termostatiche, strumenti per la regolazione climatica, cellule fotoelettriche.
Sempre più spesso vengono utilizzati materiali sostenibili per la costruzione e ristrutturazione delle scuole e adottate tecniche di bioarchitettura per i nuovi edifici.
Dai materiali più naturali alla progettazione di nuove strutture che sfruttino la luce del sole, la tendenza è quella di ottenere edifici che incidano il meno possibile in termini di inquinamento e impatto ambientale.
Tra le 150 scuole elementari, medie e superiori partecipanti all'iniziativa gli alunni dell'istituto di Chioggia hanno presentato il miglior progetto di riqualificazione ambientale ed energetica dell'edificio scolastico aggiudicandosi così un impianto fotovoltaico per la propria scuola.
Nonostante il Sud sia rimasto indietro, investendo poco in edilizia scolastica (Messina 86ª, Salerno 84ª, Sassari 83ª), spicca tra i primi posti Lecce (4 ª) concentrata sulle certificazioni, la messa a norma delle scuole e sulle energie rinnovabili.










