mercoledì 10 aprile 2013

Il criminale con la voce grossa

Ilva non vuol perdere tempo. «E adesso ridateci l’acciaio»

L’Ilva corre subito all’incasso, presentando una istanza per riavere il milione e mezzo di tonnellate d’acciaio (valore 700 milioni di euro) sequestrato dalla Guardia di Finanza il 26 novembre in esecuzione di un decreto firmato dal gip Patrizia Todisco. Il sequestro fu disposto in quanto quella montagna di coils e tubi era stata prodotta quando non si poteva (era in vigore il sequestro degli impianti a caldo senza facoltà d’uso perché l’acciaieria era ritenuta fonte di malattie e morte per operai e cittadini) e dunque frutto del reato. Il decreto salva-Ilva approvato dal Governo Monti su proposta del ministro Clini dispose la commercializzazione dei prodotti ma la Procura prima e il gip dopo si rifiutarono di restituire quell’acciaio, ritenendo che il decreto non poteva essere retroattivo. Clini, allora, pose rimedio, proponendo al Parlamento, in sede di conversione del decreto, un emendamento che consentiva la vendita di quei coils, vendita ritenuta indispensabile dall’azienda per far fronte alle esigenze economiche (fu paventato anche il blocco degli stiopendi).
A legge approvata, dunque, i legali dell’Ilva tornarono alla carica, trovandosi al cospetto di un doppio no: quello del gip, che sollevò questione di costituzionalità della legge, su richiesta della Procura; e quello del tribunale dell’appello al quale nel frattempo si erano rivolti impugnano il primo diniego del giudice Todisco. Sia il gip che il tribunale dell’appello sollevarono questioni di legittimità costituzionalità che, però, la Consulta ha dichiarato in parte infondato e in parte inammissibile. Occorrerà leggere l’ordinanza della Corte Costituzionale per capire il percorso logico-giuridico seguito dai giudici sui singoli aspetti della legge salva-Ilva finiti alla sua attenzione ma, basandosi sul solo comunicato stampa della Consulta, il presidente Bruno Ferrante ieri mattina si è rivolto alla Procura per riavere indietro l’acciaio. Ferrante chiede, in particolare, che «si proceda senza indugio a dare esecuzione al disposto di cui all’articolo 3 della legge 231/2012, anche disponendo la rimozione dei sigilli dei beni oggetto del provvedimento di sequestro preventivo del gip di Taranto e comunque ogni altra attività necessaria a tal fine». La richiesta dell’Ilva sarà valutata nelle prossime ore dalla Procura, anche alla luce di alcune singolarità contenute dalla stessa.(GdM)


Taranto, Ilva non esclude di chiedere i danni. Ma sull’Aia viene bocciata dall’Ispra

I legali dell’Ilva valuteranno se richiedere un risarcimento per i danni conseguenti al sequestro dei beni. E’ quanto ha annunciato il presidente del siderurgico tarantino Bruno Ferrante, in un incontro con la stampa a Milano. Ferrante, all’indomani della decisione della Consulta che ha dichiarato costituzionale la legge ‘salva Ilva‘, ha illustrato la prima mossa dell’Ilva: il deposito di una istanza nella quale si chiede “senza indugio” alla procura il dissequestro dell’acciaio (sbagliando perché il giudizio è sospeso dinanzi al Riesame). Inoltre Ferrante ha spiegato che ”una stima esatta dei danni non l’abbiamo fatta, però è evidente che la società nel suo complesso ha avuto ingenti danni”. Danni, quindi, che ora l’Ilva potrebbe decidere di chiedere alla magistratura tarantina, che dopo aver posto sotto sequestro l’acciaio il 26 novembre scorso, ha negato il dissequestro qualche mese fa sollevando la questione di legittimità costituzionale della legge.
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Equilibrismi

Ilva, per la Consulta la salute non conta

La politica è salva: il governo Monti e la sua (ex) maggioranza parlamentare. Salva l’Ilva di Taranto. Sconfitti i magistrati pugliesi e le vittime dell’inquinamento dell’azienda. Ieri sera la Corte costituzionale ha respinto il ricorso del Tribunale e del Giudice per le indagini preliminari di Taranto che, accogliendo la richiesta della Procura, avevano sollevato la questione di legittimità del decreto legge che ha consentito al colosso siderurgico di riprendere la produzione e di commerciare i prodotti nonostante i sequestri preventivi disposti dalla magistratura.
Per la Consulta la legge è costituzionale. Non c’è stata alcuna violazione del principio della separazione dei poteri dello Stato e dell’indipendenza della magistratura. Non c’è stata la violazione del diritto alla salute perché l’Ilva deve osservare la normativa sulla tutela ambientale. E comunque, i magistrati possono continuare a indagare. Appare questa, dalla lettura del solo dispositivo, l’essenza della sentenza. La Corte ha fatto sapere che le questioni sollevate dai giudici sono state ritenute “in parte inammissibili e in parte non fondate” anche perché quanto approvato da governo e Parlamento, e quanto ne consegue, non influisce “sull’accertamento delle eventuali responsabilità derivanti dall’inosservanza delle prescrizioni di tutela ambientale, e in particolare dell’autorizzazione integrata ambientale riesaminata, nei confronti della quale, in quanto atto amministrativo, sono possibili gli ordinari rimedi giurisdizionali”. Infine, “le norme censurate” non impediscono alla Procura di Taranto di indagare. Il diritto alla salute, a non morire di cancro “predestinato” contro il diritto al lavoro, a non morire di fame. Due principi riconosciuti dalla Costituzione che nella vicenda dell’Ilva di Taranto si sono drammaticamente contrapposti quando il governo Monti, a dicembre, ha varato un decreto, convertito in legge dal Parlamento, che ha scavalcato il sequestro preventivo dell’impianto, ordinato dal gip per gravi motivi di salute pubblica.
Con riferimento specifico al via libera alla commercializzazione dei prodotti, nonostante il sequestro, nelle memorie inviate alla Consulta, i giudici tarantini hanno accusato il Parlamento di aver approvato una norma che è quasi un’istigazione a delinquere: si pone ”in netto contrasto con il dovere dell’ordinamento di reprimere e prevenire reati, attraverso l’azione dei pubblici ministeri e l’eventuale sollecitazione del privato leso nei suoi diritti”. Proprio il gip Patrizia Todisco, attaccata per il sequestro dell’impianto, nel ricorso ha scritto che “l’’attività inquinante viene autorizzata per 36 mesi nonostante sia dannosa per la salute e l’ambiente”. E ancora: la legge “permette al potere esecutivo di bloccare e neutralizzare la doverosa iniziativa della magistratura”.
Ma la Corte costituzionale ha dato ragione sia all’avvocatura dello Stato, che ha rappresentato governo e Parlamento, sia all’Ilva. Entrambe le parti, in udienza, hanno sostenuto che è stato trovato un punto di equilibrio tra il diritto alla salute e quello al lavoro senza nessuna invasione di campo. L’avvocato Luisa Torchia, insieme al professore Francesco Mucciarelli rappresentante dell’Ilva, ha detto che la legge “non garantisce alcuna immunità all’impresa. Il giudice penale può sindacare la validità degli atti del legislatore, ma non sostituisce il proprio potere a quello amministrativo”. In sintonia gli avvocati dello Stato Gabriella Palmieri e Maurizio Borgo: “Decreto legge e legge di conversione non hanno inciso sulla funzione giurisdizionale né sui sequestri”.
La Corte ha accolto le loro tesi e ha respinto quelle dei magistrati tarantini e dell’avvocato di due imprenditori agricoli che si sono costituiti in giudizio perché costretti ad abbattere il loro bestiame a causa dei veleni dell’Ilva. “A Taranto abbiamo 30 morti all’anno, ha detto l’avvocato Sergio Torsello. Non si può dire che agli interessi di produzione si debbano subordinare due morti al mese”.
Un gruppo di cittadini di Taranto, proprio ieri, ha manifestato davanti a Montecitorio per il diritto alla salute: “La nostra vita ha un valore inestimabile “. Intanto Bruxelles attende chiarimenti dal governo sulla bonifica dell’Ilva e su eventuali criticità segnalate dal Garante. (FattoQ)

Contento il mattatore del Circo

Clini, non ci sono piu' scuse, Ilva ora deve correre


Per Clini dopo la sentenza non è comunque il caso di parlare di soddisfazione. "Abbiamo un impegno, lo abbiamo preso con una legge, lo avevamo con l'Aia - rileva -. Avevo detto, quando si erano aperte le contestazioni al decreto da parte della magistratura di Taranto, che c'era il rischio che si fermasse il risanamento, anche perché c'era la possibilità che l'impresa rinunciasse dopo che aveva accettato tutte le condizioni dell'Aia, ora - conclude Clini - dobbiamo recuperare il tempo che avrebbe potuto essere utilmente speso per avviare il programma di risanamento che comunque è partito". 
"Adesso non ci sono più scuse per nessuno. L'azienda deve correre, le amministrazioni locali devono essere impegnate sul pezzo, così come il ministero dell'Ambiente". Lo afferma il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, commentando, in un intervista a Nove in Punto su Radio 24, la sentenza della Corte Costituzionale che ha dato il via libera al decreto Salva Ilva. "Non credo che siano più ammissibili - afferma Clini - quei tentativi di balletto di responsabilità e di competenze che è un classico della nostra esperienza amministrativa. La strada è segnata. La Consulta ha detto che lo è dal punto di vista costituzionale, io posso aggiungere che lo è dal punto di vista ambientale e industriale".(Ansa)

martedì 9 aprile 2013

Aspettando la sentenza

La delegazione tarantina incontra a montecitorio i parlamentari del movimento 5 stelle. L'incontro avviene contemporaneamente ai lavori della Corte Costituzionale sull'ipotesi di incostituzionalità prospettata dalla Procura di Taranto

Poteri ancora più forti!

Ora possiamo affermare con certezza giuridica che Taranto è una città necessaria, mentre i tarantini no!

Corte Costituzionale, Ufficio Stampa
Questione Ilva di Taranto


La Corte costituzionale, all’esito dell’udienza pubblica e della camera di consiglio in data odierna, relativamente ai procedimenti r.o. n. 19 e n. 20 del 2013, promossi dal Giudice per le indagini preliminari e dal Tribunale di Taranto, ha ritenuto in parte inammissibili e in parte non fondate le questioni di legittimità costituzionale degli artt. 1 e 3 del decreto-legge n. 207 del 2012, conv. dalla legge n. 231 del 2012.
La decisione è stata deliberata, tra l’altro, in base alla considerazione che le norme censurate non violano i parametri costituzionali evocati in quanto non influiscono sull’accertamento delle eventuali responsabilità derivanti dall’inosservanza delle prescrizioni di tutela ambientale, e in particolare dell’autorizzazione integrata ambientale riesaminata, nei confronti della quale, in quanto atto amministrativo, sono possibili gli ordinari rimedi giurisdizionali previsti dall’ordinamento.
La Corte ha, altresì, ritenuto che le norme censurate non hanno alcuna incidenza sull’accertamento delle responsabilità nell’ambito del procedimento penale in corso davanti all’autorità giudiziaria di Taranto.
dal Palazzo della Consulta, 9 aprile 2013



La legge salva-Ilva è costituzionale
la Consulta respinge ricorso dei giudici


Dopo una lunga camera di consiglio la Corte costituzionale ha respinto i ricorsi dei giudici di Taranto e ha stabilito che la legge «Salva Ilva» è conforme al dettato costituzionale. Vale a dire che non è stato rilevato un conflitto tra poteri dello Stato, cioè tra il legislatore e la magistratura. Questa decisione – che le cui motivazioni nel dettaglio si conosceranno quando sarà depositata la sentenza - è di estrema importanza: significa che la produzione di acciaio continuerà seguendo le prescrizioni fissate dall’Aia e contenute nel testo varato il 24 dicembre scorso, numero 231. La Corte avrebbe dunque dichiarato in parte inammissibili in parte infondate le questioni di legittimità sollevate dal gip e dal Tribunale di Taranto sulla legge salva-Ilva.
IL MATERIALE SEQUESTRATO - Significa che verranno dissequestrate le tonnellate di materiale bloccato dal tribunale di Taranto in quanto corpo di reato. Significa che il comparto manufatturiero italiano tirerà un grosso sospiro di sollievo, perché potrà continuare ad approvvigionarsi (l’impianto jonico soddisfa il 40% dei bisogno dell’industria italiana). Ma la città come reagirà? Le migliaia di persone che in questi ultimi due anni in particolare si sono mobilitate contro l’Ilva e l’inquinamento e per la difesa della salute e dell’ambiente, cosa faranno ora? Ieri la delegazione arrivata a Roma per protestare davanti a Montecitorio ha detto: «La nostra battaglia continuerà. Noi credevamo nella Costituzione, la più bella del mondo, ma chi la deve applicare e tutti i politici ci hanno tradito».

Il gioco delle parti...

Ilva:Ue insoddisfatta da risposte Italia

Bruxelles vuole vederci chiaro sulla vicenda Ilva e chiede all'Italia di fornire una serie di informazioni, considerando lacunose le risposte ricevute un paio di mesi fa. In particolare sollecita il nome del garante,le informazioni che ha raccolto,le eventuali criticità segnalate, indicazioni sugli impegni presi e gli investimenti preventivati per decontaminare la zona.L'Italia ha 4 settimane per adempiere (ANSA).

Ancora una bojata dai signori dell'ignoranza!

Ma davvero credono che abbiamo l'anello al naso?

Capitale Europea della Cultura, Taranto sogna

La città bimare candidata a Capitale europea della Cultura 2019. Si terrà domani alle 11, presso il Salone degli Specchi di Palazzo di Città, la conferenza stampa di presentazione della candidatura di Taranto. Alla conferenza stampa interverranno, tra gli altri, il sindaco Ippazio Stefàno ed il primo cittadino di Bari Michele Emiliano, che per primo ha proposto la candidatura di Taranto come “terminale” di una candidatura di tutti i capoluoghi della Puglia.
Sull’argomento è intervenuto anche l’ex consigliere comunale Aldo Russo che auspica la creazione di un comitato tarantino capace di raccogliere le proposte della cittadinanza. (TS)

Una volta lanciata la notizia in rete, abbiamo tratto questo commento da uno degli utenti.
Come non essere d'accordo...

Io credevo fosse uno scherzo, tipo una roba situazionista. Invece è vero: poco importa se è l'unica città di 200.000 abitanti senza un vero teatro. Poco importa se i negozi di dischi qui hanno cominciato a chiudere dieci anni prima dell'avvento di Napster. Poco importa se i miei citadini sono stati gli unici a darsi come sindaco un personaggio come Giancarlo Cito. Poco importa se le autorità cognitive dei miei concittadini si chiamano Studio100 e TarantoSera. Poco importa se abbiamo il numero di librerie pro capite più basso d'Italia (fonte: la classifica de Il Sole 24 Ore), poco importa se abbiamo 5 cinema, di cui quattro che trasmettono le stesse minchiate. Poco importa se abbiamo il consumo culturale pro capite più basso d'Europa (ok, nessuna fonte, qui azzardo io). Poco importa se a 37 anni mi sono rotto il cazzo di andare a concerti ed altri aventi perché da 20 anni le persone che incontro sono sempre le stesse. Poi, chiaro, uno per la sua città spera sempre il meglio. Però qui ci stiamo tutti prendendo per il culo. Sapendo di prenderci per il culo. Che, secondo me, è la sublimazione del provincialismo che ci ha ucciso (I.G.)

Suspense romana...

Ilva, sit-in di tarantini a Montecitorio: “Non ci lasciano in pace neppure da morti”



Si è chiusa intorno alle 12,15, dopo poco meno di due ore, l’udienza in Corte Costituzionale sulla cosiddetta legge “Salva Ilva”, approvata a stragrande maggioranza il giorno prima di Natale dal Parlamento, che ha consentito all’azienda di tornare a produrre e a commercializzare l’acciaio dopo il blocco determinato dal sequestro in estate degli impianti dell’area a caldo. Un blocco solo formale poiché, per ragioni di ciclo integrato di produzione e complessità dei macchinari, gli impianti hanno continuato a funzionare e non si sono mai effettivamente fermati. Nel pomeriggio i giudici si riuniranno in camera di consiglio: la decisione potrebbe essere comunicata oggi stesso o domani. Ma intanto questa mattina una piccola rappresentanza di cittadini tarantini ha manifestato davanti a Montecitorio in attesa del verdetto. I manifestanti non si fanno illusioni: “Non abbiamo grandi aspettative soprattutto per il timore di rimanere delusi, abbiamo invitato i nostri amici a pregare”. A Taranto, intanto aumentano i casi di bambini e adulti ai quali è stato riscontrato piombo nel sangue e nelle urine. “Perché – si domandano i tarantini in Piazza Montecitorio – non ci siamo mobilitati prima? Perché prima questa notizia non veniva data né dai giornali, né dalle tv?”. C’è poi il problema delle sepolture che non si possono più eseguire “perché il terreno dove si trova il cimitero – spiegano – è inquinato. E non si possono muovere quei terreni imbrattati da minerali di ferro, non ci lasciano in pace neppure da morti”  (di Manolo Lanaro Fattoquotidiano)

Ilva: Corte Costituzionale: inammissibili gli interventi di WWF, Confindustria e Federacciai
 
Inammissibili. Così la Corte Costituzionale ha valutato gli interventi di WWF (pubblicato su questo blog), Confindustria e Federacciai, nel corso dell’udienza sulla legge Salva Ilva di questa mattina. I tre soggetti che chiedevano di essere ascoltati attraverso le memorie presentate dai propri legali non hanno potuto nemmeno presentare le proprie ragioni. Unici invece ad essere ammessi i due allevatori costretti ad abbattere il bestiame a causa delle concentrazioni di diossina. Cresce ora l’attesa per il verdetto dopo la riunione della camera di consiglio. (Siderweb - d.l.)

Che fine fanno le nostre foto?

Ecco un esempio di cattiva gestione del potente motore di ricerca delle immagini di Google, lo sfondo di questo volantino

fa evidentemente uso di questa immagine del Comitato, pubblicata nel post: Punti di vista: storie dall'altro mondo

 




Come si può notare cliccando sull'immagine, la proprietà del Comitato per Taranto è riportata in basso a sinistra, che nel volantino è coperta da una banda rossa.
Dopo aver sollevato il problema agli organizzatori, ci è stato risposto da Taranto Prc Peppino Impastato su facebook:

"ci scusiamo e ringraziamo il comitato per taranto ,ma il grafico del partito ha recuperato la foto dal web e involonariamente ed in assoluta buona fede ha dimenticato di citare l'autore.
Solo che l'autore doveva stare attento prima di pubblicarla tempo fa...http://web.rifondazione.it/home/index.php/prima-pagina/17331-antonietta-gatti-la-scienziata-che-potrebbe-incastrare-lilva"

Dalla loro risposta, ci siamo accorti, quindi, che (salvo altri giri) il sito de LINKiesta ha "trafugato" per primo l'immagine, eliminando la parte in basso dove si leggeva l'autore, come si vede accanto.




Morale della favola, abbiamo diffidato il sito de LINKiesta e, in attesa di una risposta dalla loro redazione, prima di prendere ulteriori provvedimenti, vogliamo ricordare che in internet l'uso libero delle immagini, in copyleft o altra forma di licenza aperta, vale SOLO laddove chiaramente specificato.
In questo caso, quindi, il primo abuso lo ha commesso la redazione di LINKiesta.
Ma non essendo specificato il copyleft da nessuna parte sullo stesso articolo de LINKiesta, il redattore del volantino doveva quantomeno accertarsi con loro riguardo alla proprietà dell'immagine. La grafica e la fotografia sono professioni intellettuali che vanno rispettate a qualsiasi livello, soprattutto quando diventano veicolo di messaggi politici che vogliono connotarsi di rispetto ed etica del lavoro.
Quali autori dell'immagine, quindi, chiediamo che laddove il volantino sia ancora visibile sui loro siti istituzionali, che venga integrato con il riferimento al Comitato per Taranto.


Saluti da Roma


Alcuni nostri amici tarantini, dopo la manifestazione del 7 aprile, sono andati a Roma perché oggi la corte costituzionale si esprimerà sulla legittimità costituzionale della legge "salva-ilva". (Gruppo Facebook: "Noi vogliamo il registro tumori a Taranto")


L'Ilva cade a pezzi

Una pensilina in ferro di 30 x 10 metri è crollata all’interno dello stabilimento Ilva di Taranto.

Foto di C. Ranieri

Durante la notte ècrollata la pensilina antistante la palazzina del SIA e dei Laboratori Analisi.
Ancora incerte le cause del crollo, ma le ipotesi avanzate sono molte, prima fra tutte la destabilizzazione di molte strutture in seguito al tornado del 28 novembre scorso.
Il colpo di grazia sembra essere imputabile alle precipitazioni degli ultimi giorni: la pioggia avrebbe provocato delle infiltrazioni, che avrebbero ancora più indebolito la pensilina, portandola al cedimento.
Al momento del crollo fortunatamente nessuno era presente sul posto, i 
n quanto la struttura era utilizzata nel turno di mattina da circa 350 operai. La pensilina, fatta in ferro e cemento, si trovava vicino a una palazzina sede di laboratori, falegnamerie e vetrerie.
Se fosse successo di giorno, non sarebbe stato semplice assistere i feriti perche', proprio sotto il crollo, c'e' l'unico accesso alla palazzina. (Youreporter)

La palazzina in questione era già interdetta in alcune zone. Si sono verificate fuoriuscite di acqua fognaria e crolli di intonaco sulle teste dei lavoratori. La palazzina analizza le materie prime, senza tale controllo non si può garantire la produzione, non se ne può fare a meno. Ovviamente si è disposti a sacrificare qualche vita per garantire qualche altro migilaio di tonnellate di acciaio. Questa è l'ILVA (CR)

lunedì 8 aprile 2013

Il WWF alla Corte Costituzionale sull'Ilva

Il WWF interviene oggi di fronte alla Corte Costituzionale
Il LAVORO DEVE CONCILIARSI CON AMBIENTE E SALUTE
CON IL DECRETO ILVA VIOLATA LA COSTITUZIONE E GLI OBBLIGHI EUROPEI

Nelle due Memorie presentate riferimenti a Ordinanze e Sentenze della Consulta
e richiami alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea

“La disciplina del diritto del lavoro rientra nella discrezionalità del legislatore il quale può dettare limiti a tutela di interessi pubblici e di valori primari quale è la tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini, beni anche essi garantiti dalla Costituzione (artt. 9 e 32 Cost.)”, così si legge nella Ordinanza n. 365/1993 della Corte costituzionale citata  in una delle due Memorie presentate oggi dal WWF davanti alla Corte Costituzionale e illustrate dall’avvocato Alessio Petretti con le quali, aderendo pienamente alle argomentazioni sollevate dai giudici di Taranto contro il decreto legge del Governo legge (d.l. n. 207/2012, convertito nella l. n. 231/2012), l’associazione ha voluto rendere ancor più forte le ragioni di netta contrarietà ad un provvedimento che di fatto nega il diritto alla salute dei cittadini tarantini e degli stessi lavoratori attraverso procedure autorizzatorie ambientali poco incisive che possono costituire un grave precedente per future, analoghe vicende. 
La stretta e inscindibile connessione tra tutela dell'Ambiente e diritto ad un ambiente salubre, nel quale si declina il diritto alla salute,  è riconosciuta, secondo quanto documentato nella Memorie del WWF nella giurisprudenza della Corte Costituzionale da tre Sentenze che confermano in maniera incontestabile questa preminenza (sentt. nn. 151/1986, 641 e 210 del 1987).
Nelle Memorie del WWF il riconoscimento della tutela dell'ambiente e della salute quali valori primari appare totalmente escluso dalla legge n. 231/2012, conversione del decreto legge 207/2013, laddove la tutela della salute e della salubrità dell'ambiente sono chiaramente messi da parte, facendo prevalere, ben oltre i limiti posti dall'art. 41 della Costituzione (nel quale si stabilisce che l’iniziativa economica privata sia libera ma che non possa svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana), in modo irragionevole ed arbitrario, le pure legittime ragioni legate alla produzione e all’occupazione.
Infine, il WWF nelle sue Memorie rileva un ulteriore profilo di incostituzionalità del c.d. decreto ILVA per il  contrasto all'art. 117, comma 1, della Costituzione in ordine al rispetto per lo Stato italiano degli obblighi internazionali. Per il WWF, con il provvedimento del Governo, viene violata  anche la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea (in ragione di quanto previsto dall'art. 6 del Trattato di Lisbona) con riferimento sia al diritto all'integrità fisica e psichica (art. 3), sia al diritto alla salute (art. 35), sia al principio di precauzione (art. 191).
Infine, il WWF osserva che la  politica dell’Unione in materia ambientale mira ad un elevato livello di tutela che,  tenendo conto della diversità delle varie regioni dell’Unione, si fonda sui principi della precauzione e dell’azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente, nonché sul principio “chi inquina paga”. Tutti principi non rispettati, secondo il  WWF, dal decreto ILVA.

Ufficio stampa WWF Italia – tel. 06-84497.265/213 - 02-83133233

Un in più!

Presenza di piombo nel sangue dei bambini di Taranto (comune di Statte) 

Allo scopo di avere un indizio sulla esposizione al piombo dei bambini che vivono nell’area industriale di Taranto è stata valutata la piombemia di nove bambini tra i 3 e i 6  anni di età residenti a Statte. I bambini avevano valori che andavano tra 22 e i 36 microgrammi/dl di piombo nel sangue.
E la prima volta che viene effettuato un simile controllo sul sangue dei bambini residenti vicino all'area industriale di Taranto.
Pur trattandosi di un campione non significativo della popolazione generale e di numerosità ridotta e pur non potendosi pertanto generalizzare i dati alla intera popolazione infantile stattese e tarantina, non ci si può esimere dal fare le seguenti considerazioni:
- tali valori non possono che destare preoccupazione per la possibile esposizione di questi bambini a fonti di piombo presenti in ambiente che necessitano con la massima premura di essere individuate ed eliminate secondo quanto indicato dal  Centers for Disease Control and Prevention nel 2012   (1);
- poiché la piombemia è un affidabile indicatore di esposizione e potrebbe indicare una  esposizione recente (settimane precedenti) (2) come affermato dalla OMS (3), si sottolinea che i bambini potrebbero essere  esposti attualmente ad una sorgente agente nel territorio; 
- a fronte del fatto che non esistono  valori sicuri di piombemia per l’infanzia e che qualunque livello è associato a possibili  esiti neuropsichici (4) non si può non osservare come tali valori siano di livello tale da destare preoccupazione ed a richiedere interventi urgenti a tutela della salute infantile ed uno screening sulla popolazione generale infantile.

In una prossima conferenza stampa daremo tutti i dettagli di queste analisi.
    Dott.ssa Annamaria Moschetti  
Responsabile per  “Ambiente  e Salute Infantile” 
Associazione Culturale Pediatri Puglia e Basilicata 
    Dott. Piero Minardi 
Pediatra di famiglia Statte (TA) 
Associazione Culturale Pediatri  Puglia e Basilicata 

--- NOTE --
(2)  Lead exposure
Annette Prüss-Üstün, Lorna Fewtrell,Philip J. Landrigan and José Luis Ayuso-Mateos In “EXPOSURE TO LEAD: A MAJOR PUBLIC HEALTH CONCERN WHO 2010”

Ancora una lettera a Napolitano.

Ecco il tema scritto in questi giorni da uno studente del Liceo Scientifico “G. Battaglini di Taranto:
 
Egregio Presidente della Repubblica Italiana,
Le scrivo per portare alla Sua attenzione la drammatica condizione sociale, ambientale e lavorativa della mia città: Taranto. Soltanto quattro giorni addietro, tutta la cittadinanza ha vissuto nuovamente un momento di grandissimo dolore per la morte, l’ennesima morte, di un operaio sul posto di lavoro nell’impianto siderurgico Ilva. Ormai, di fronte a casi del genere, non si può più rimanere indifferenti, come stanno facendo le Autorità competenti e i responsabili morali e materiali, da sempre “latitanti”. Le chiedo: “è possibile che oggi si debba andare a lavorare senza avere la certezza di tornare a casa?”. In una già molto sofferta condizione lavorativa e ambientale, ciò non può che accrescere sempre più il disagio e il malcontento, generando così rabbia e rancore nei confronti di chi potrebbe intervenire e non lo fa, rimanendo a curare i propri interessi economici, speculando sulla salute e sulla vita dei cittadini. Perché, in fondo, “due tumori in più all’anno” cosa sono? Ciò che più fa rabbia è che, nonostante i molti inviti a mettere a norma gi impianti e ad abbassare il livello di inquinamento, non c’è stata risposta, nulla è stato fatto, benché nel corso degli ultimi anni, si sia presentata la possibilità di cambiare! Ora più che mai ci sentiamo abbandonati e quello che sovente ci si sente dire è che “bisogna avere fiducia nelle istituzioni”. Ciò suona mestamente ironico, perché sappiamo come, dal Luglio scorso, l’impegno e la lotta della magistratura di Taranto, siano stati soffocati dalle decisioni dei maggiori organi istituzionali stessi, che permettono allo stabilimento di continuare a inquinare, sfruttando salute e ambiente. Ma è così difficile coniugare salute e lavoro? I malati e le morti a causa di tumori aumentano terribilmente e c’è chi ha il coraggio di dire che non c’è alcun problema riguardo la salute! E il lavoro, uno dei diritti più grandi di un uomo, non si può continuare ad accettare che venga ottenuto a costo della vita. Credo, tuttavia, che fino a quando determinate situazioni non vengano vissute, non si possa comprendere a pieno il tragico stato in cui versa la città. Per questo, egregio Presidente, il mio invito va a Lei, affinché possa visitare la città, soggiornarvi, per capire e, magari, fare qualcosa. Non è possibile che una così splendida città, come Taranto, debba oggi sopportare questa drammatica condizione, con la quale la cittadinanza deve convivere tristemente ogni giorno.
Certo della Sua risposta, cordiali saluti da Taranto.
 Raffaele, un depuratore umano. (Mediapolitika)

domenica 7 aprile 2013

Sempre più "esposto"!

Comunicato del comitato Legamjonici

E’ stato depositato presso la Procura di Taranto un esposto-denuncia che ha come oggetto il mancato rispetto della normativa A.I.A. (Autorizzazione Integrata Ambientale) e la omessa applicazione dell’articolo 29-decies del D.lgs. 128/2010, che costituisce l’attuale recepimento della direttiva comunitaria 2008/1/CE sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento (IPPC).
Nell’esposto si fa riferimento all’Ilva, al Ministero dell’Ambiente e della Salute, al Ministro dell’Ambiente attualmente in carica Corrado Clini, al Sindaco e al Prefetto di Taranto.
I sottoscrittori chiedono che l’Autorità Giudiziaria proceda nei confronti dei soggetti sopra menzionati, nonché di tutti gli altri che eventualmente dovessero risultare responsabili con particolare riferimento a fatti, azioni e omissioni in danno della salute pubblica.

Totonumeri e gente vera!

 Taranto, diecimila al corteo contro l’Ilva: “Istituzioni assenti perché complici
 Al grido di “Taranto libera” circa diecimila persone hanno sfilato in corteo per le vie del centro cittadino ionico rivendicando il diritto alla salute e a sostegno di una “magistratura libera e indipendente dal potere politico, capace di tutelare la nostra salute quando il potere politico si volta dall’altra parte” come ha spiegato Alessando Marescotti, uno degli organizzatori. Un’iniziativa promossa anche in virtù della decisione della Consulta che il prossimo 9 aprile si dovrà pronunciare sulla legimittimità costituzionale della legge “salva-Ilva”. In prima fila i medici, i farmacisti che in camice bianco hanno chiesto alle istituzioni maggiore attenzione per la delicata situazione sanitaria nel territorio jonico, “Ogni famiglia – ha spiegato il dottor Colucci – a Taranto ha il suo caduto, possono essere malattie all’apparato circolatorio, respiratorio, malattie autoimmuni che stanno colpendo la tiroide in maniera esponenziale. Quasi tutti i tarantini, sono malati di tiroide”. Assenti le istituzioni locali, tra cui anche il sindaco, nonché pediatra, Ippazio Stéfano, fortemente contestato da Fabio Matacchiera “Hanno fatto bene i politici a non venire qui, perché i politici sono complici di questo disastro”  (di Luigi Piepoli Fattoquotidiano)




In una piazza della Vittoria riempita di sagome di cartone a testimoniare i morti per inquinamento, si è conclusa a Taranto la manifestazione organizzata da associazioni ambientaliste e cittadini contro l’inquinamento provocato dallo stabilimento Ilva. L’aumento di mortalità per alcune malattie registrato nella zona di Taranto secondo i dati del Ministero della Salute riportati dalle associazioni ambientaliste in questa infografica di Centimetri:



Taranto, in piazza contro la 'salva Ilva' cinquemila contro la salute negata
Un grande serpentone, con i medici in prima fila, ma anche le mamme. Poco prima delle 13 s'è fermato nel centro di Taranto che si era riempito per tutta la mattinata (oltre cinquemila persone) per il corteo organizzato dalle associazioni ambientaliste. Con in testa i medici in camice bianco, (ma anche numerosi anziani e disabili) a testimoniare il dramma dei tanti tarantini che hanno perso la vita a causa dell'inquinamento; loro che ogni giorno "lottano contro il cancro e le gravi patologie generate dall'inquinamento". Associazioni, cittadini comuni, numerosi medici appunto e qualche rappresentante istituzionale (c'è il deputato del movimento Cinque Stelle, Alessandro Furnari) si sono prima concentrati dinanzi all'Arsenale da dove il corteo si è srotolato su via Di Palma.
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Situazione cogelata!

Cimitero inquinato dall’Ilva le salme restano nel freezer

Cimitero inquinato e salme nelle celle frigorifero. Accade a Taranto, la città soffocata dai veleni industriali. Sono tre i defunti che non trovano pace da oltre venti giorni. Sono parcheggiati nei freezer del camposanto, in attesa che arrivino delle mascherine per i necrofori. Quei morti non hanno cappelle o tumuli e sono destinate a finire nei campi di inumazione. Proprio quelli in cui le analisi dell'Arpa hanno riscontrato la presenza di livelli inquietanti di diossina, pcb, piombo e berillio. Nessun pericolo per i defunti, ovviamente, ma il timore è per i necrofori che devono scavare il terreno contaminato dai veleni. La grana è scoppiata all'ennesima caratterizzazione dei suoli dei Tamburi, il quartiere che ospita il cimitero San Brunone e che confina con ciminiere, altiforni e acciaierie targate Ilva.
Nel camposanto i livelli di sostanze tossiche non sono diversi da quelli di tutto il quartiere, nelle cui aiuole ai bambini è vietato persino giocare. Così ci si è posti il problema della sicurezza dei necrofori. L'imbarazzante quesito è stato girato al medico del lavoro della cooperativa "Ancora", che si occupa delle inumazioni. E lui ha decretato che i lavoratori devono scavare muniti di una particolare mascherina, con filtri idonei ad evitare l'inalazione delle sostanze tossiche.
Le mascherine, quindi, sono state ordinate e nel frattempo le sepolture sono state congelate. A farne le spese quelle tre salme, ma soprattutto i loro familiari. C'è una donna che attende di
seppellire la madre dal 18 marzo. Sino a quando non arriveranno le mascherine, però, di seppellire l'anziana e gli altri due cadaveri non se ne parla nemmeno. "La risposta del medico del lavoro ci ha imposto di adottare questa soluzione" spiega Vito Giannini responsabile del cimitero. "Le mascherine dovrebbero giungere la prossima settimana  -  continua  -  e il problema sarà risolto".
In teoria i familiari dei defunti parcheggiati nei freezer avrebbero anche dovuto pagare per la sosta nelle celle frigorifero. La tariffa è di sei euro al giorno, ma almeno questa umiliazione sarà risparmiata. "Quello che sta accadendo non è addebitabile a loro e quindi non pagheranno nulla"  rassicura il direttore del cimitero. Fatto sta che il calvario delle salme parcheggiate a causa dell'inquinamento ha fatto il giro della città. E sotto tiro è finita la grande fabbrica dell'acciaio del presidente Bruno Ferrante, già nel mirino della procura da luglio quando il gip Patrizia Todisco bloccò gli impianti dell'area a caldo per disastro ambientale. (Repubblica)

venerdì 5 aprile 2013

Cassa (dis)integrazione

Solidarietà operativa all'Ilva
Dopo la cassa integrazione, all'Ilva sono scattati in questi giorni i contratti di solidarietá. Con un ammortizzatore sociale "insolito" rispetto alle precedenti esperienze, la fabbrica affronta una ristrutturazione complessa, che durerá almeno due anni e che mette insieme due aspetti: la gestione della crisi di mercato e la bonifica degli impianti seguendo l'Aia.
Ma i contratti di solidarietà, che copriranno un esubero temporaneo di 3.749 lavoratori implicando la rotazione di 11mila addetti, non arrivano in uno stabilimento "spento". L'Ilva sta continuando a produrre e negli ultimi giorni ha rimesso in marcia nell'area a freddo anche il tubificio 1, il quale, partito con 5 turni, crescerá progressivamente arrivando prima a 10 e poi a 15 turni. Dall'8 aprile, poi, tornerá a funzionare anche il tubificio 2 sia pure con soli 5 turni.
Piccoli segnali di schiarita che Ilva e sindacati sperano di consolidare se il 9 aprile dalla Corte Costituzionale arriverá il via libera alla legge 231 dello scorso anno che permette all'azienda sia la produzione che la commercializzazione di quanto realizzato nei mesi scorsi. Anzi, osservano i sindacati, se la Consulta dirá che la commercializzazione delle merci (1,7 milioni di tonnellate), oggi sotto sequestro, non "lede" la Costituzione come invece sostengono i giudici di Taranto, bisognerá probabilmente rilavorare parte di queste stesse merci e quindi altri impianti potrebbero tornare in funzione. All'Ilva, intanto, i sindacati hanno posto la necessita di bilanciare meglio la ricaduta dei contratti di solidarietá. Questo perché se la riduzione media dell'orario di lavoro é del 34%, é anche vero che ci sono aree dove é invece piú accentuata e questo comporterá periodi di inattivitá piú lunghi. L'Ilva su questo ha manifestato disponibilitá a discutere.
Il tutto comunque avviene all'interno di uno scenario che a breve vedrá il siderurgico alle prese con due date cruciali: una é il 9 aprile, e la Consulta nella stessa giornata dovrebbe far conoscere la sua decisione sulla legge, l'altra é invece il referendum che il 14 aprile chiamerá gli elettori tarantini ad un referendum consultivo pro o contro la chiusura totale o parziale (solo l'area a caldo) dello stabilimento.  (Sole24h)

giovedì 4 aprile 2013

Ancora una (inutile?) bacchettata!

AIA Ilva: la Commissione Europea “bacchetta” il Governo italiano
Legambiente: il Governo fornisca subito alla Commissione Europea tutte le informazioni richieste. Piena solidarietà alla magistratura tarantina di fronte all'esposto-denuncia dell'Ilva
Un carteggio tra Commissione Europea e Governo italiano rivela i ritardi di quest'ultimo nel rispondere alla Commissione Europea che lo sollecitava a fornire informazioni nell'ambito di un Caso EU Pilot relativo allo stabilimento Ilva di Taranto.


Il progetto EU Pilot, operativo dall'aprile 2008, mira a fornire risposte più rapide e complete a quesiti riguardanti l'applicazione del diritto dell'UE, in particolare quelli rivolti da cittadini o imprese. Il sistema è stato concepito per migliorare la comunicazione tra i servizi della Commissione e le autorità degli Stati membri e trovare soluzioni ai problemi riguardanti l'applicazione del diritto dell'UE o la conformità con quest'ultimo della legislazione di uno Stato membro nella fase iniziale, prima cioè dell'avvio di una procedura d'infrazione .
Ogni qualvolta si prospetti un possibile ricorso alla procedura d'infrazione, di norma si ricorre a EU Pilot prima che la Commissione dia avvio alla prima fase del procedimento.
La Commissione "bacchetta" il Governo italiano in data 1 marzo 2013 per aver risposto – solo dopo un sollecito inviato dalla Commissione stessa - con dodici giorni di ritardo rispetto al termine previsto, nonché per aver fornito risposte e informazioni insufficienti in merito ad alcune delle richieste formulate, nonostante le stesse fossero state già poste fin dal 20 settembre 2012. Di fronte all'evasività di frasi che invocano la mancanza di competenza o il non possesso di informazioni, la Commissione ribadisce che "non è ragionevole che l'onere di interpellare le diverse autorità nazionali spetti alla Commissione, in quanto ciò compete all'autorità italiana di contatto e "minaccia" l'apertura di una procedura d'infrazione in caso di mancanza di quella "leale cooperazione" prevista dai trattati europei da parte del Governo italiano.

Legambiente valuta positivamente due elementi che emergono dall'ampio carteggio:
1) il sistema dei controlli (Ispra e Arpa Puglia) funziona e fa il suo dovere nel segnalare le criticità al ministero dell'Ambiente, nonché all'autorità giudiziaria;
2) la Commissione Europea tiene l'Ilva e la sua Autorizzazione Integrata Ambientale sotto la lente d'ingrandimento e questo è sicuramente un elemento di rassicurazione ulteriore in merito alla verifica della completa e tempestiva attuazione delle prescrizioni Aia da parte dell'Ilva.
Non solo. La Commissione chiede anche conto dello stato delle bonifiche all'interno e nel territorio circostante l'Ilva facendo esplicito riferimento alla Direttiva sulla responsabilità ambientale (2004/35/CE) "applicabile al caso in esame nella misura in cui sia stato causato un danno significativo a risorse naturali mediante l'esercizio dell'impianto dal maggio 2007" .
Legambiente ritiene che l'eventuale apertura di una procedura d'infrazione sarebbe un pericoloso sintomo di colpevole disattenzione da parte del Governo di fronte alla drammaticità della situazione di Taranto e chiede pertanto che il Governo italiano risponda nel più breve tempo possibile fornendo tutte le informazioni richieste alla Commissione Europea.
Cogliamo l'occasione per esprimere la nostra piena solidarietà alla magistratura tarantina a fronte dell'esposto-denuncia presentato da Ilva alla Procura di Potenza affinché accerti se pm e gip abbiano compiuto abusi nell'inchiesta sullo stabilimento siderurgico. Se, finalmente, la drammatica situazione di Taranto comincia ad essere affrontata lo si deve, oggi, all'operato della magistratura tarantina: Ilva si preoccupi di attuare pienamente e nel rispetto dei tempi previsti le prescrizioni dell'AIA, invece di presentare esposti. (legambiente)

Riva e Capogrosso: MALFATTORI INCALLITI al terzo grado!

Ilva, la Cassazione sulla conferma degli arresti: "Il disastro ambientale è riconducibile ai Riva"

Il disastro ambientale nella vicenda dell'Ilva di Taranto è riconducibile al gruppo Riva: lo evidenzia la prima sezione penale della Cassazione nello spiegare il perché, lo scorso 16 gennaio, ha convalidato i domiciliari nei confronti del patron dell'Ilva Emilio Riva, del figlio Nicola come pure nei confronti dell'ex direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso.
   Con "argomenti logici e immuni da interne contraddizioni" il Tribunale della libertà di Taranto ha evidenziato che "il disastro ambientale" nella vicenda dell'Ilva di Taranto "era certamente riconducibile anche alla gestione successiva al 1995, quando è subentrato il gruppo Riva nella proprietà e nella gestione dello stabilimento siderurgico e che gli accertamenti effettuati hanno chiarito che l'inquinamento è attuale".
    In particolare, la Suprema Corte nelle motivazioni contenute nella sentenza 15667, sottolinea come il Riesame di Taranto, il 7 agosto 2012, abbia evidenziato, "la pervicacia e la spregiudicatezza dimostrata da Emilio Riva e dal Capogrosso, ma anche da Nicola Riva, succeduto alla presidenza del Consiglio di amministrazione in continuità con il padre, che hanno dato prova, nei rispettivi ruoli, di perseverare nelle condotte delittuose, nonostante la consapevolezza della gravissima offensività per la comunità e per i lavoratori delle condotte stesse e delle loro conseguenze penali e ad onta del susseguirsi di pronunce amministrative e giudiziarie che avevano già evidenziato il grave problema ambientale creato dalle immissioni dell'industria".
     Quanto al pericolo di reiterazione del reato, la Cassazione segnala che il parere positivo espresso dal Tribunale è "coerente e non è contraddetto nè dalla circostanza che gli impianti sono stati sottoposti a sequestro preventivo, nè dal venir meno delle cariche degli indagati nell'azienda". Del resto, fa notare ancora Piazza Cavour, "i Riva, pur non avendo più cariche, hanno tuttora la proprietà dell'azienda con quel che ne consegue in termini di interesse in ordine alle sorti dello stabilimento; inoltre, sono titolari del gruppo Riva".
Stesso discorso vale per l'ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso "tuttora dipendente dell'Ilva e del quale il Tribunale ha compiutamente evidenziato la gravità e la reiterazione delle condotte e la piena condivisione delle scelte aziendali consolidate negli anni". Sul pericolo di inquinamento probatorio, poi, la Cassazione ricorda che non ha alcun peso "la circostanza che le indagini preliminari si siano concluse".
     Nelle motivazioni, la Suprema Corte per dimostrare la legittimità della decisione del Riesame di Taranto evidenzia ancora che "è risultato che le concrete modalità di gestione dello stabilimento siderurgico dell'Ilva hanno determinato la contaminazione di terreni ed acque e di animali destinati all'alimentazione in un'area vastissima che comprende l'abitato di Taranto e di paesi vicini nonché un'ampia zona rurale tra i territori di Taranto e Statte tali da integrare i contestati reati di disastro doloso, omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro, avvelenamento di acque, posti in essere con condotta sia commissiva che omissiva, con coscienza e volontà per deliberata scelta della proprietà e dei gruppi dirigenti che si sono avvicendati alla guida dell'Ilva i quali hanno continuato a produrre massicciamente nella inosservanza delle norme di sicurezza con effetti destinati ad aggravarsi negli anni".
     Da qui il rigetto dei tre ricorsi. (Repubblica)

Emilio e Nicola Riva, ex presidenti dell'Ilva, assieme all'ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso, con "spregiudicatezza" e "pervicacia" hanno "dato prova, nei rispettivi ruoli, di perseverare nelle condotte delittuose, nonostante la consapevolezza della gravissima offensivita' per la comunita' e per i lavoratori delle condotte stesse e delle loro conseguenze penali". Lo scrivono i giudici della prima sezione penale della Cassazione, spiegando perche', il 16 gennaio scorso, decisero di confermare gli arresti domiciliari per i tre indagati. Condividendo le tesi del tribunale del Riesame di Taranto, che il 7 agosto scorso aveva confermato la misura cautelare per i Riva e Capogrosso, gli 'ermellini' rilevano che "il disastro ambientale era certamente riconducibile anche alla gestione successiva al 1995, quando e' subentrato il gruppo Riva nella proprieta' e nella gestione dello stabilimento siderurgico dell'Ilva e che gli accertamenti effettuati hanno chiarito che l'inquinamento e' attuale". Inoltre, si legge nella sentenza depositata oggi, "le concrete modalita' di gestione dello stabilimento siderurgico dell'Ilva hanno determinato la contaminazione di terreni ed acque e di animali destinati all'alimentazione umana in un'area vastissima che comprende l'abitato di Taranto e i paesi vicini, nonche' un'ampia zona rurale tra i territori di Taranto e Statte". Cio' integra, "ad avviso del tribunale - osserva la Suprema Corte - i contestati reati di disastro doloso, omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro, avvelenamento di acque, posti in essere con condotta sia commissiva che omissiva, con coscienza e volonta' per deliberata scelta della proprieta' e dei gruppi dirigenti che si sono avvicendati alla guida dell'Ilva i quali hanno continuato a produrre massicciamente nell'inosservanza delle norme di sicurezza con effetti destinati ad aggravarsi negli anni". Le emissioni che "scaturivano dagli impianti, risultate immediatamente evidenti sin dall'insediamento nel 1995 del gruppo dirigente dello stabilimento Ilva - si legge ancora nella sentenza - sono proseguite successivamente, come emerso in piu' occasioni, e l'azienda, pur avendo assunto di volta in volta l'impegno a provvedere alla riduzione delle emissioni nocive, ha dimostrato poi di non aver ottemperato".(AGI)