mercoledì 3 aprile 2013

Grandi manovre?

La marcia dei camici bianchi

Il movimento ambientalista di Taranto si accinge a vivere due settimane molto intense. Domenica prossima, infatti, si svolgerà la manifestazione a sostegno dell’attività dei magistrati di Taranto nell’ambito dell’inchiesta per disastro ambientale a carico dell’Ilva.
Domenica 14, invece, i tarantini sono chiamati alle urne nell’ambito del referendum indetto dal comitato Taranto Futura. I cittadini dovranno esprimersi su due quesiti con un si o un no: chiusura dell’area a caldo del centro siderurgico o chiusura totale dello stabilimento. Si tratta di una consultazione consultiva di grande importanza soprattutto dopo i clamorosi risvolti dell’inchiesta della Procura ionica. Un filo rosso, dunque, lega questo inizio di primavera. Della manifestazione di domenica prossima si parlerà proprio questa sera alle 17, nel salone parrocchiale San Pasquale, in via Pitagora 32 a Taranto. Il Comitato organizzatore del corteo del 7 aprile dà appuntamento a tutti i cittadini. Verranno distribuiti i volantini e le locandine da portare nei negozi, nelle scuole e nei centri di aggregazione sociale.
«L’incontro – spiega il comitato promotore – non ha solo un aspetto organizzativo in vista della manifestazione del 7 aprile, ma ha un alto valore morale e di testimonianza in quanto alle 17.30 parlerà un ospite di eccezione: padre Dario Bossi, un missionario comboniano che nell’Amazzonia denuncia l’inquinamento globale causato dall’attività siderurgica. Il missionario comboniano padre Dario Bossi è impegnato nella difesa delle popolazioni brasiliane nella zona in cui viene estratto, dalla multinazionale Vale, il minerale di ferro che è poi trasferito a Taranto per l’Ilva.
Durante l’incontro il fotografo Giulio Di Meo, presenterà il libro “Pig Iron”, una pubblicazione fotografica, con testi di Dario Bossi e Francesco Gesualdi, sulle gravi ingiustizie sociali e ambientali commesse negli stati brasiliani del Pará e del Maranhão, tra i più poveri del paese».
La manifestazione di domenica prossima partirà alle ore 10.30 dall’Arsenale Militare in via di Palma e proseguirà fino a Piazza della Vittoria.
Hanno fino ad ora annunciato la loro adesione e la loro partecipazione in camice bianco: l’Ordine dei Medici di Taranto; l’Ordine dei Medici di Bari; l’Ordine dei Farmacisti di Taranto; la Federazione Nazionale Collegio di Taranto Infermieri; Associazione Nazionale Fisioterapisti della Puglia; l’associazione Federottica Taranto, l’associazione Regionale Pediatri; il Prof. Stefano Favale, Direttore di Cardiologia Università di Bari; il Prof. Giuseppe Palasciano, Direttore Clinica Medica Università di Bari; il Dott. Franco La Valle, Vice Direttore Ordine dei Medici di Bari; la Dott.ssa Annamaria Moretti, Direttore U.O. Pneumologia Policlinico di Bari ed altri numerosi professori, medici, personale sanitario delle Università e degli ospedali pugliesi.
«La manifestazione – spiegano Alessandro Marescotti e Fabio Matcchiera del comitato organizzatore – ha lo scopo di tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica, in attesa della sentenza della Corte Costituzionale che il 9 Aprile 2013 si pronuncerà sulla legittimità costituzionale della Legge 231/2012 – la cosiddetta “legge Salva-Ilva”- e di dare sostegno pieno all’azione della magistratura. E’ attesa una imponente partecipazione sia della popolazione tarantina che di cittadini provenienti da altre città».
Marescotti e Matacchiera ricordano, inoltre, che «domenica 14 Aprile 2013 si svolgerà a Taranto il Referendum Consultivo Comunale che pone ai cittadini due quesiti sui quali esprimersi: il primo che prevede la chiusura totale dello stabilimento Ilva, il secondo che ne prevede la chiusura della sola area a caldo con il conseguente smantellamento dei parchi minerali. Per informazioni sugli eventi correlati, conferenze stampa e comunicazioni, consultare il sito http://taranto7aprile.wordpress.com/tag/7-aprile/». (Corgiorno)

Incontro pubblico sul CASO ILVA

Taranto, 6 aprile 2013
ore 10 – Sala Convegni Hotel Mercure Delfino
Viale Virgilio 66

Incontro pubblico sul CASO ILVA
“vogliamo tutto”, diritti – nazionalizzazione – risanamento
promosso dal FORUM DIRITTI LAVORO
in collaborazione con USB e RETE 28 APRILE nella CGIL e con l’adesione del COMITATO “NO DEBITO”.
Il convegno partendo dalla realtà lavorativa dell’ILVA e dal forte scontro in atto intende trattare i temi dei diritti dei lavoratori e dei cittadini, il grande problema della salute e del risanamento del territorio e la nazionalizzazione quale strumento per affrontare e risolvere strutturalmente le tante difficili situazioni di crisi che coinvolgono le aziende nel nostro paese.
Presiedono l’incontro:
l’Avvocato Arturo SALERNI (Forum Diritti Lavoro)
Pierpaolo CORALLO (USB Puglia)
Fabrizio BURATTINI (Rete 28 Aprile)
Introduce Carlo GUGLIELMI (Presidente del Forum Diritti Lavoro)
Relazionano Gaetano BUCCI (Docente di Diritto Pubblico – Università Bari)
Claudio ARGENTINI (Ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità)
Mario AGOSTINELLI (Portavoce dell’“Associazione Energiafelice”)
Intervengono Sergio BELLAVITA (Rete 28 Aprile), Fabrizio TOMASELLI (USB nazionale), Francesco RIZZO (Coordinatore USB ILVA Taranto)
Conclude Franco RUSSO (Forum Diritti Lavoro)
Sono stati invitati i Comitati, le Associazioni e i rappresentanti di Enti e forze sociali ed istituzionali.
SABATO 6 aprile 2013 -

martedì 2 aprile 2013

Fine delle trasmissioni di sinistra


Il teorema della CGIL: i cittadini non vanno consultati sulle questioni importanti. Meglio trattarle nei tavoli riservati. E magari anche sotto i tavoli. E perchè no? anche direttamente da mano a mano...
Oppure, come ha fatto la Camusso, è meglio fare i comizi alle piazze deserte!

 

Ilva: Cgil,sbagliato referendum chiusura

''Era ed e' sbagliato proporre ai cittadini tramite referendum, ancorche' consultivo, un pronunciamento su temi importanti legati a diritti fondamentali costituzionali come la salute e il lavoro, specie se si e' consapevoli che l'Amministrazione Comunale non ha poteri per agire in maniera diretta''. Lo sottolinea in una nota il direttivo della Cgil di Taranto prendendo posizione sul referendum consultivo in programma il 14 aprile e riguardante la chiusura totale o parziale dell'Ilva. (Ansa)

Novità?

Ilva:fiammata al Tna2, ustionato operaio
 
Un operaio di 50 anni, Giovanni De Santis, della ditta 'Iris', ha riportato ustioni ad una mano per una fiammata mentre tagliava un grosso bullone con un cannello, durante un intervento al Treno nastri 2 dell'Ilva. L'operaio e' stato soccorso dai colleghi e trasportato nell'infermeria dell'Ilva e poi all'ospedale 'Santissima Annunziata'. Pochi giorni fa un operaio dell'Ilva aveva riportato la frattura scomposta della caviglia destra, rimasta incastrata tra rullo e lamiera nel reparto Pla 2. (Ansa)

Si crede sempre alle stesse favole?

Aspettando l'ennesima colonia...

Incontro al Mise su Miroglio con assessore Caroli: arriva la Q-Bell televisori

Si è tenuto mercoledì 27 marzo presso il MiSE (Miistero dello Sviluppo Economico) l'incontro di svolta nella vicenda che riguarda i lavoratori Miroglio. La svolta deriva dalla ufficializzazione della manifestazione di interesse da parte della Q-Bell technology s.p.a. , società di produzione di televisori che nell'ultimo biennio si é caratterizzata per essere in controtendenza rispetto alla crisi del mercato, raddoppiando la produzione e attestandosi come il quarto marchio in Italia dopo colossi come Samsung, LG e Philips.
Nell'incontro con le parti sociali e con le istituzioni territoriali é stato presentato un piano industriale che prevede l'insediamento presso il sito di Ginosa con l'assunzione di 100 lavoratori entro il mese di novembre 2013, di cui i primi 70 già entrò il mese di luglio.
L'Assessore al Lavoro, Leo Caroli, ha manifestato grande apprezzamento per una soluzione alla quale il Ministero dello Sviluppo Economico e la Regione Puglia hanno attivamente ma silenziosamente lavorato per mesi. "L'intuizione iniziale, quella di attivare sinergie che consentano di immaginare soluzioni diverse per le riconversioni su tutto il territorio pugliese, si é rivelata felice ed inaugura una esperienza originale. La Regione Puglia guarda a questa idea di sviluppo imprenditoriale con estremo interesse, anche perché si pone in netto contrasto con la tendenza alla deindustrializzazione del territorio. Il piano industriale presentato e quello occupazionale appaiono essere di grande credibilità. Per questi motivi, la Regione si aspetta dalla Q.Bell un potenziale coinvolgimento di tutta la platea dei lavoratori interessati, oltre i numeri oggi presentati".
Nel mostrare apprezzamento nei confronti della società Miroglio per la continua presenza e l'accompagnamento alla ricerca di un percorso di riconversione, l'Assessore ha ribadito che la Regione si impegnerà a sostenere il piano investimenti attraverso gli strumenti a disposizione regionale per lo sviluppo economico, nei tempi più rapidi possibili perché le esigenze del piano possano essere raccolte dall'istituzione. Una nuova riunione é stata già fissata presso il Ministero dello Sviluppo Economico per il prossimo 8 aprile per definire, dopo gli approfondimenti ed i confronti necessari, l'Accordo quadro che sancisca gli impegni oggi delineati. (RegionePuglia)

L’avventura di Miroglio in Puglia: storia di un fallimento di successo. 1997-2008: le tappe cruciali della saga familiare e della strategia industriale del gruppo. Dal Piemonte sempre verso Est fino alla Cina

Quella di Miroglio, in Puglia, è la storia di un fallimento “di successo”. E forse il sospetto, o almeno il dubbio, che sarebbe andata così avrebbe dovuto far rizzare le antenne sin da subito. Rivelatore l’episodio, riportato sul Corsera del 21 maggio 1997, in cui gustosamente si descrive Franco Miroglio (il capostipite dell’attuale dirigenza, morto nel marzo scorso) “a caccia disperata di un ministro per tagliare il nastro”. Si era alla vigilia dell’inaugurazione dei due stabilimenti, in programma per il 2 giugno successivo, e Miroglio insisteva per avere la presenza di un esponente di peso del 1° governo Prodi. Ma sorprendentemente avevano declinato l’invito ben due ministri (Bersani e Treu), mentre all’ultimo momento si presentò Vincenzo Visco. E così Miroglio, che pensava che il governo gli avrebbe fatto un monumento per i nuovi posti di lavoro, dovette accontentarsi della presenza “riparatrice” quanto fugace di Visco e del sottosegretario al Bilancio, Isaia Sales, oltre a vip e autorità locali. Ovviamente non gli bastò. E lui, ex deputato del Carroccio (una toccata e fuga di due anni) ma soprattutto imprenditore "sabaudo e leghista (senza tessera) ma non separatista", come si autodefiniva, non seppe far di meglio che trasformare la giornata in una resa dei conti con accuse durissime al governo che "danneggia invece di aiutare il Sud". Lanciò i suoi strali in ogni direzione: dall’assistenzialismo alle gabbie salariali (il suo “sogno”), dall’orario di lavoro alla pressione fiscale.
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lunedì 1 aprile 2013

Bella gente...

Enrico Bondi indagato per falsa testimonianza

Una cimice della discordia - emersa nel caso Telecom - mette nei guai Enrico Bondi, che, secondo il Corriere della Sera, sarebbe indagato per falsa testimonianza a seguito di una deposizione rilasciata alla Procura di Milano. Bondi - appena nominato ad dell'Ilva - era stato sentito dai pm milanesi il 12 novembre 2010, in merito al dossier Telecom, per fatti relativi al 2001.
Ell'epoca il manager aretino – precisamente dal 31 luglio 2001 - era stato scelto da Marco Tronchetti Provera come amministratore delegato della società di telecomunicazioni. Nel 2010 davanti ai magistrati aveva ripercorso le tappe dell'allontanamento di Vittorio Nola, che nel 2001 era segretario generale di Telecom. Bondi-tavaroliIl 7 agosto di quell'anno, Bondi, appena insediatosi come manager Telecom, prese a noleggio un'Audi a Fiumicino. L'auto, si scoprì un paio di settimane dopo, conteneva una "cimice". In seguito si scoprì – riporta il Corriere – che la cimice era stata piazzata da chi fece finta di scoprirla poco dopo: una messinscena per spingere Nola alle dimissioni e aprire la strada, in azienda, a Tavaroli. Nel 2010 Bondi disse di essere convinto che la "cimice" non avesse avuto incidenza nell'addio a Telecom di Nola. Ma ora, la microspia torna a far parlare: quelle dichiarazioni di Bondi sono considerate "false" dai pm Antonio D'Alessio e Roberto Robledo. I magistrati sostengono che l'allontanamento non fosse una autonoma scelta aziendale maturata a seguito di una riorganizzazione interna, ma proprio legata alla vicenda della cimice.

Verso il corteo del 7 aprile

2 aprile, salone parrocchiale san pasquale, corso Umberto, h 17.30 – incontro con il missionario comboniano padre Dario Bossi, impegnato nella difesa delle popolazioni brasiliane nella zona in cui viene estratto il minerale di ferro che è poi trasferito a Taranto per l’Ilva dalla multinazionale Vale. Sarà accompagnato da Giulio Di Meo, fotografo ed autore del libro “Pig Iron”.

3 aprile, ORE 16.00 Facoltà di Giurisprudenza, via Duomo, ex Convento di San francesco – incontro di studio sulla legge conosciuta come “salva-Ilva”

5 aprile, salone parrocchiale san pasquale, corso Umberto, h 17.30 - reading “taranto, l’iva e i tarantini, tra musiche e parole” musiche di luciano manna, testi di alessandro marescotti

7 aprile – ORE 10.30 Partenza davanti Arsenale (Via Di Palma), arrivo P.zza Vittoria (Taranto)

9 aprile – ORE 10.00-14.00 piazza montecitorio, roma - sit in in occasione dell’udienza pubblica della Corte Costituzionale che valuterà la legittimità costituzionale del decreto-legge n. 207 del 3 dicembre 2012 (cosiddetto salva-ilva), questione sollevata dai Magistrati del Tribunale di Taranto. ”Non un altro bambino, non un altro abitante di questa sfortunata città, non un altro lavoratore dell’Ilva, abbia ancora ad ammalarsi o a morire o a essere comunque esposto a tali pericoli, a causa delle emissioni tossiche del siderurgico” (dall’Ordinanza del Gip di Taranto)

Dalle 15.00 alle 18.00 sempre il 9 aprile in piazza montecitorio saremo con le associazioni che chiedono ai nuovi eletti di difendere ovunque i Diritti Umani e la legalità. No all’acquisto di cacciabombardieri e alle forniture di armi alla Siria, no all’opera di chi continua a creare le condizioni per interventi armati illegittimi – Presidio organizzato da NOWAR e PeaceLink

domenica 31 marzo 2013

E daje co' 'sto lupo!

Il Garante certifica al Governo e al Prefetto violazioni dell’AIA da parte dell’Ilva. Legambiente: l’Ilva “perde il pelo, ma non il vizio”. Intollerabili i ritardi sull'AIA; il Governo diffidi l'azienda, il Prefetto la sanzioni 


In una segnalazione inviata il 26 marzo al Presidente del Consiglio, al Ministro dell'Ambiente, al Ministro della Salute e al Prefetto di Taranto il Garante dell'AIA Ilva ha trasmesso una nota dell'Ispra in cui vengono certificate le criticità e le inadempienze riscontrate nel corso dell'ispezione effettuata nei giorni 5-7 marzo. Tali criticità riguardano sia gli interventi di adeguamento degli impianti, sia le pratiche operative utilizzate.

L'ISPRA ha accertato le seguenti violazioni dell'Aia:
- superamento della durata delle emissioni visibili durante il caricamento della miscela nelle batterie 9 e 10 della cokeria,
- superamento del limite di 20 mg/Nmc di concentrazione di polveri per le batterie 9 e 10 e superamento degli stessi limiti di concentrazione di polveri e del limite di 300 mg/Nmc di concentrazione per l'SO2 per le batterie 3, 4, 5, 6 nell'ultimo trimestre di esercizio prima della chiusura,
- superamento del valore di 25g/t coke nell'emissione di particolato in uscita dalle torri di spegnimento 1 e 3 asservite alle batterie 3, 4, 5, 6 e della torre di spegnimento 7 asservita alle batterie 11 e 12, attualmente in funzione,
- omesse comunicazioni (...) relativamente alle non conformità ai limiti emissivi di cui ai precedenti punti.

L'ISPRA ha accertato inoltre che alcune prescrizioni non risultano rispettate alla data del controllo, ovvero a circa 4 mesi dal rilascio dell'Aia:
- realizzazione di una nuova rete di idranti per la bagnatura dei cumuli,
- nebulizzazione di acqua mediante fog-cannon per la riduzione delle particelle di polveri sospese generate dalla movimentazione e stoccaggio nei parchi primari,
- depolverazione stock house dell'AFO/2,
- minimizzazione delle emissioni gassose e fuggitive,
- sistema di nebulizzazione di acqua per l'abbattimento delle particelle di polveri sospese generate dalle emissioni diffuse, nelle more della realizzazione di interventi di copertura di alcune aree.

A ciò va aggiunto che "gli interventi di chiusura dei nastri e cadute di materiali sfusi risultano non completati entro il 27/1/2013" e che, in merito, l'Ilva ha chiesto una modifica dell'Aia con un nuovo crono-programma che sposta alla fine del 2014 l'ultimazione di circa il 90% degli interventi e al 2015 il completamento.
"L'Ilva perde il pelo, ma non il vizio" commenta Lunetta Franco, presidente di Legambiente Taranto.
Per noi di Legambiente le violazioni dell'AIA sono gravi e i ritardi nella sua applicazione intollerabili.
Continuiamo a ritenere che lo stabilimento siderurgico possa essere reso compatibile con l'ambiente e la salute, dopo interventi che ne modifichino profondamente gli impianti e con pratiche operative corrette e applicate con continuità. I dati delle rilevazioni Arpa dell'ultimo quadrimestre 2012 - che attestano un significativo decremento della concentrazione in aria di particolato fine, benzene e Idrocarburi Policiclici Aromatici da mettersi in relazione alla variazione delle pratiche operative - ci confortano nella convinzione che l'adeguamento degli impianti alle prescrizioni dell'Aia, unito a una riduzione della produzione, potrà dare risultati anche clamorosi in termini di diminuzione dell'inquinamento a Taranto.
Per questo continueremo a insistere senza rassegnarci: l'Ilva deve investire per risanare e rispettare pienamente le prescrizioni AIA e lo deve fare subito. Non sono ammessi sconti e perdite di tempo, ce ne sono state fin troppe come la Magistratura sta dimostrando con chiarezza.
Per questo chiediamo al Prefetto di Taranto di sanzionare da subito la mancata osservanza delle prescrizioni, così come previsto dalla legge cosiddetta "salva Ilva", avendone la competenza esclusiva come sottolineato dal Garante nella segnalazione del 26 marzo.
Per questo chiediamo al Governo di dare immediatamente seguito a quanto proposto dall'ISPRA - e fatto proprio dal Garante - diffidando l'Ilva ad operare affinché sia garantito quanto richiesto dall'Ispra nei termini temporali dalla stessa specificati (30-60 giorni).

sabato 30 marzo 2013

Garantismo all'italiana...


L'Ilva e il suo cane mastino salentino Ferrante insistono addirittura a querelare i magistrati e i custodi di Taranto!!! Altrimenti 'sti avvocati che li pagano affà? Visto che non hanno ancora ottenuto nulla sul piano legale.
E per fortuna che c'è Clini!
Ah quanto gli rode quel sequestro del Tesssoro ai Riva: lesa maestà!


E l’azienda sollecita la revoca dell’incarico ai custodi giudiziari

L’Ilva passa al contrattacco e dopo aver presentato, tramite l’avvocato Donato Pace, una querela alla sezione di polizia giudiziaria dei carabinieri in servizio alla Procura di Potenza (competente per fatti riguardanti magistrati in servizio a Taranto), si rivolge al procuratore capo Franco Sebastio per segnalare il comportamento dei custodi giudiziari (gli ingegneri Barbara Valenzano, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento; il commercialista Mario Tagarelli), sollecitando provvedimenti nei loro confronti, compresa la revoca dell’incarico.
A unire la querela finita lo scorso 4 marzo alla Procura di Potenza (nella quali si ipotizzerebbero una serie di abusi) a quella firmata dal presidente del siderurgico Bruno Ferrante tre giorni dopo e depositata dall’avvocato Egidio Albanese, c’è il sequestro dell’acciaio prodotto quando agli impianti dell’area a caldo erano stati posti i sigilli senza facoltà d’uso. Un milione e cinquecentomila tonnellate d’acciaio sequestrate il 26 novembre scorso dai finanzieri del Gruppo di Taranto per un valore oscillante tra gli 800 milioni e il miliardo di euro. Il gip Patrizia Todisco considera quell’acciaio frutto del reato, i legali del gruppo Riva hanno più volte impugnato quel provvedimento, non riuscendo però a tornare in possesso della merce nemmeno in forza dell’emendamento ad hoc preparato dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini e inserito nella legge salva-Ilva. Sul punto, il prossimo 9 aprile si esprimerà la Corte Costituzionale, su richiesta dei magistrati tarantini ma nel frattempo, lo scorso 15 febbraio il gip Patrizia Todisco ha ordinato la vendita di quell’acciaio, destinando il ricavato ad un conto bloccato. Per ordinare la vendita, il gip ha agito sulla scorta di un parere stilato dai custodi giudiziari secondo i quali coils e lamiere correvano il rischio di deteriorarsi. L’Ilva, che martedì scorso ha discusso dinanzi al tribunale dell’appello un ricorso per ottenere l’annullamento del provvedimento firmato dal giudice Todisco, ora contesta anche il concetto di deteriorabilità dell’acciaio sequestrato posto a fondamento della vendita, sostenendo che se l’acciaio si trova in non ottimali condizioni di stoccaggio e immagazzinamento è proprio per colpa dei custodi che, pur avendone la titolarità, dal giorno del sequestro non hanno fatto nulla per salvaguardarlo, non compiendo, addirittura, nemmeno un sopralluogo. (GdM - Mazza)

La cozza e la salute di Taranto

Dichiarata la morte anche della mitilcultura a Taranto
E’ arrivata come una mazzata per i mitilcultori, quelli pochi, ancora rimasti a Taranto. Dal 1^ Aprile anche il novellame del primo seno del Mar Piccolo dovrà essere sgomberato , secondo la direttiva dell’ASL. Eppure appena tre mesi fa la stessa ASL aveva dato il consenso all’allevamento in quella parte del mar Piccolo. I mitilcultori avevano fatto investimenti, ed ora la notizia di sgombrare tutto per destinazione…. Ignota.
A Taranto ormai viene chiuso tutto. Anche la Centrale del Latte, oltre all’allevamento di bestiame, all’agricoltura ecc ecc Come una piccola , grande Cernobyl. Là tutto inquinato da radioattività , qui da inquinanti chimici e industriali. Là la centrale di Cernoby e la città di Pryp’jat’ , qui l’ILVA e la città di Taranto. Come a Pryp’jat’, le istituzioni farebbero meglio a dichiarare l’inagibilità del luogo, chiudere le porte di accesso alla città e ai paesi limitrofi e portare la popolazione in altri lidi. Sarebbe un assunzione di responsabilità più coerente rispetto al balletto a cui si sta assistendo.
Questa notizia di poche ore fa, si accompagna ad un’altra passata sotto silenzio dai main stream embedded , e come poteva essere diversamente, e cioè quella riferita al convegno del Made in Steel la fiera biennale dedicata all’acciaio. Le normative ambientali richiedono investimenti che non danno alcun ritorno economico». Queste le parole di Gianfranco Tosini, responsabile del centro studi di Siderweb. 
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venerdì 29 marzo 2013

Se son rose...

 
Biografia
“Le rose d’acciaio” è il nome del nostro nuovo progetto. Siamo Roberta Natalini, attrice di Torre Santa Susanna, Maurizio Distante, giornalista, Silvana Padula, videomaker, e Daniele Errico, fotografo, da Latiano.
Lo scorso 16 ottobre abbiamo cominciato un viaggio tra parole, sguardi, lacrime e sorrisi. Speranze, forse.
Taranto e l’Ilva visti dagli occhi delle donne che di Taranto e dell’Ilva sa nno tanto: operaie, madri, mogli, sorelle, fidanzate e figlie.
Il lavoro che abbiamo davanti è mastodontico. Non siamo tarantini e sappiamo quanto delicato sia l’argomento. L’impegno e la passione che ci guidano, però, sapranno colmare tutte le nostre lacune. Riempiremo con professionalità e attaccamento tutti i vuoti che abbiamo e, soprattutto, daremo voce a quelle donne che, molto spesso, non ce l’hanno. Il nostro primo intendimento è proprio quello, metterci la faccia, più facce se necessario, per mostrare la complessità di un mondo al maschile, in cui, però, l’elemento donna è essenziale, fondamentale. Cercheremo di ascoltare e far sentire tutte le campane, di abbracciare il maggior numero di sensibilità possibili, senza inquinare le testimonianze raccolte col nostro giudizio.
È dura, lo sappiamo. Per questo vi chiediamo di starci accanto, di aiutarci anche solo con la vostra presenza.
Useremo questa pagina per aggiornarvi su progressi, appuntamenti e sviluppi della nostra vicenda umana. Fatelo anche voi, ci darete la forze di andare avanti.


Roberta, Maurizio, Silvana, Daniele

http://www.facebook.com/LeRoseDacciaio
lerosedacciaio@libero.it

L'Ilva continua a infiltrare informazioni fuorvianti

La consuetudine dell'Ilva  di inquinare rapporti, analisi, dati a suo vantaggio: ha cambiato il pelo ma il vecchio vizio che non lo perde mai!

«Sono dell'azienda i dati sui wind days»
Non sono stati gli ispettori dell'Ispra ma l'Ilva a dichiarare che negli «wind days» le procedure per abbattere la dispersione di polveri e per ridurre le emissioni inquinanti determinano un aumento delle polveri ai camini.
L'affermazione compare nel verbale dell'ispezione effettuata il 7 marzo scorso nello stabilimento e ha suscitato la reazione dell'Arpa e dell'assessorato regionale all'Ambiente, supportati da Ispra.
L'agenzia esibisce il grafico con la riduzione delle emissioni nelle giornate ventose, e afferma che «tutti i dati indicano che la comunicazione degli wind days non ha affetto sulle emissioni dai camini ma sulle diffuse per il minor numero di operazioni di caricamento e fornamento». (C. Be. - Corriere del Mezzogiorno p.4)

Again and again...

Infortunio in reparto lamiere Ilva Taranto, ferito operaio

(Adnkronos) - Stamane un operaio dello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto di 36 anni, e' stato coinvolto in un infortunio riportando la frattura scomposta a un piede mentre era impegnato nel reparto Produzione Lamiere 2. L'uomo e' stato ricoverato in ospedale.
In pratica mentre si trovava su un rullo della macchina bordatrice, una lamiera molto pesante gli e' finita su un piede. Gelo non e' riuscito a evitarla mentre un suo collega ha fatto appena in tempo a saltare giu' dal rullo. Le conseguenze, visto il peso di queste lamiere, avrebbero potuto essere piu' gravi. Il reparto e' tra quelli ripartiti solo pochi giorni fa. Uno sciopero fino alle 7 di domani mattina e' stato proclamato dalle segreterie territoriali di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil in seguito al nuovo infortunio verificatosi stamane nel reparto produzione Lamiere 2 dello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto. Riguardera' solo quel reparto. Il segretario territoriale della Fim Cisl Mimmo Panarelli sottolinea che il nuovo infortunio ''mette in luce il calo di attenzione da parte dell'azienda sui temi della sicurezza. Dopo un triennio fruttuoso senza infortuni gravi, negli ultimi mesi si sta riproponendo un triste e angoscioso scenario, al quale un po' tutti non eravamo piu' abituati''. ''Ci chiediamo - continua - come mai registriamo questa improvvisa impennata di infortuni? Gli ottimi risultati, ottenuti negli ultimi anni, in termini di indici d'infortunio, avranno un po' cullato l'azienda? Quesiti che meritano risposte certe. Da parte dell'azienda esigiamo chiarimenti. Non e' possibile - afferma Panarelli - riproporre alle cronache quotidiane notizie che vanno in controtendenza con l'impegno che noi tutti da sempre profondiamo''. ''Una situazione che non accettiamo. Dal sopralluogo effettuato sul posto dell'incidente, dalle nostre Rls e Rsu, e' emerso un quadro poco chiaro: riteniamo un fatto gravissimo l'aver ignorato le basilari norme di sicurezza, fatto non nuovo nel reparto Pla2, per il quale era gia' stato chiesto l'intervento della gestione di reparto e del Sil (Sicurezza lavoratori). Siamo in perfetta sintonia con il Prefetto di Taranto, dottor Sammartino che, nei giorni scorsi, ha sollecitato maggiore attenzione sulla sicurezza sui luoghi di lavoro del nostro territorio. E' nostra volonta' assicurare l'apporto giusto - conclude Panarelli - alla realizzazione di un opportuno protocollo d'intesa che miri alla salvaguardia dell'incolumita' di tutti lavoratori''.

UE' ma che state facendo?


L'arte di non capire un tubo

... più di uno!


giovedì 28 marzo 2013

La profezia del Comitato per Taranto!

COMINCIA LA DISMISSIONE SOCIETARIA!!!

Come dicevamo ieri nel post Riva Fire vuole liberarsi di Ilva!, leggendo gli articoli entusiasti dei giornalistini copincollisti di comunicati stampa, la nomina di Enrico Bondi per "risanare" la società Ilva non nasce da un desiderio di rappresentre "voi, capacità di fare impresa e lavoro, capacità di sostenere gli investimenti”, come ha falsamente dichiarato Ferrante rivolto ai lavoratori e ai mangiabustarelle locali.

In realtà si tratta di isolare la pecora nera destinata al macello dal resto gregge prima che le sue inquietudini possano turbare le pecore buone e produttive!
E oggi quest'analisi ci viene confermata persino... dal giornale storicamente amico dei Riva!
A questo aggiungiamo che tutta la vicenda giudiziaria ha spiazzato i Riva che speravano di campicchiare ancora un po' con il sistema di "lubrificazione" retto da Archinà.
Per questo hanno escogitato ogni stratagemma per allungare i tempi e continuare a produrre per non rischiare di coinvolgere le altre attività.
Si sono presi un po' tardi con la compartimentazione societaria rispetto alla valanga processuale ma mentre infuriavano le piazze e le aule, stanno completando l'isolamento dell'Ilva per mettere in salvo il grosso del capitale da possibili confische.
Così potranno avviare più serenamente gli impianti di Taranto verso la classica recita finale dei grandi complessi industriali italiani: il fallimento. Il modo migliore per lavarsi le mani e accollare allo Stato tutti i costi sociali ed ambientali della chiusura!
Ovviamente, tutti, dai sindacalisti ai politici stanno a guardare... e gli operai vanno alla messa di Pasqua dove l'arcivescovo invita tutti alla... speranza!!

Ilva, la ragnatela societaria del gruppo siderurgico dall'Europa ai Caraibi

Le spiagge bianche e i resort di lusso di Curaçao e gli studi notarili di Milano e del Lussemburgo. Una inchiesta del Sole-24 Ore in edicola oggi racconta due facce finora nascoste della vicenda Ilva. La ragnatela societaria con cui, dall'estero, la famiglia Riva controlla il suo impero siderurgico. E le operazioni straordinarie, effettuate in Lussemburgo e in Italia, nel pieno dello scontro con i giudici di Taranto.
Per la prima volta si fa luce sulla invisibile ragnatela di fiduciarie e di società estere che stanno sopra tutte le società operative. La cassaforte è la Luxpack Nv, una società a responsabilità limitata (Llc) con un capitale di appena seimila dollari, che ha sede nell'edificio di Kaya Wfg Mensing 36, nell'isola del Mar dei Caraibi, di fronte alle coste del Venezuela. Presidente della Luxpack è Adriano Riva, classe 1931. Adriano è il fratello del patron del gruppo Emilio Riva, indagato dalla procura di Taranto per associazione per delinquere, disastro ambientale e concussione e attualmente agli arresti domiciliari. Ma non c'è solo questo.
L'inchiesta del Sole-24 Ore ha anche provato a sovrapporre il drammatico incedere della vicenda Ilva - dal sequestro dell'impianto di Taranto al tentativo di una soluzione politica tramite la concessione dell'Aia, dagli arresti che hanno colpito la famiglia Riva e i suoi manager alla disponibilità a cercare un socio straniero - con le operazioni straordinarie effettuate a livello societario negli ultimi mesi.
Alla fine di queste operazioni, il quadro appare nitido. Nella lussemburghese Stahlbeteiligungen Sa ci sono soprattutto le attività estere. In Riva Fire, che controlla l'Ilva, resta il business dei laminati piani a freddo e a caldo. In Riva Forni Elettrici ci sono invece i prodotti lunghi. Razionalizzazione societaria per due business, i lunghi e i piani, che hanno caratteristiche differenti? Senz'altro. Ma anche un modo per isolare da tutto il resto l'Ilva. Per disporne più facilmente. Ma anche per "proteggere" - o almeno per tentare di farlo - il resto del patrimonio familiare da ogni iniziativa giudiziaria. (Sole24h)


Registro tumori. Luci ed ombre del neonato

Il registro tumori e realtà

"Sono state accreditate ufficialmente a livello nazionale le sezioni di Lecce e Taranto del Registro Turnori Puglia": questa la notizia annunciata ieri dal presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, dall'assessore alla Sanita e al Welfare Elena Gentile e il direttore generale di ARPA Puglia e dal presidente del Comitato Tecnico-Scientifico del Registro, Giorgio Assennato. Ovviamente, il tutto si e svolto rigorosamente a Bari. L'accreditamento delle prime due sezioni del Registro Tumori Puglia e avvenuto nel corso della XVII riunione annuale dell'Associazione Italia-na dei Registri Tumori che si e svolta giorni addietro a Bolzano. All'accreditamento possono accedere solo i registri che abbiano completato i dati di incidenza delle malattie neoplastiche per tre anni consecutivi.
Il percorso di accreditamento ha vista la Commissione di Valutazione sottoporre ad un lungo esame i registri leccese e tarantino, guidati il prima dalla dr.ssa Anna Melcarne (responsabile della UO Registro Tumori della ASL di Lecce) con il dr. Fabrizio Quarta (direttore della UO di Statistica ed Epidemiologia della ASL di Lecce) e il secondo dal dr. Sante Minerba (direttore della UO di Statistica ed Epidemiologia della ASL di Taranto). Grande la soddisfazione espressa dai presenti, ma silenzio "tombale" sui dati. Ma qui e giusto fare un passo indietro, ritornando al 21 dicembre dello scorso anno. Quan-do i dati inediti del registro dei tumori di Puglia, gestito in partner-ship tra le quattro provincie di Brindisi, Taranto, Lecce e BAT, furono illustrati a sorpresa da Giorgio Assennato, nella duplice veste di direttore di ARP A Puglia e presidente del comitato tecnico del Registro tumori di puglia. L'evento, atteso da anni in questa citta, si svolse pero a Lecce, durante il consiglio comunale. Una scelta del tutto incomprensibile. Anche perche quel giorno furono illustrate le tabelle del registro tu-mori di Taranto per gli anni 2006-2007-2008.
Quei dati, ancora una volta, testimoniarono la realta di una citta e di una provincia vittima della malattia del secolo. Bastava guardare le due tabelle di tutti i tumori, sia per gli uomini che per le donne: in entrambi i casi, la provincia di Taranto registra il triste record di incidenza. Ma ieri tutto questo non e stato detto.
Cio detto, sentiamo il dovere morale di ringraziare coloro i quali hanno lavorato con grande ostinazione e passione per oltre due anni: persone a cui l'intera comunita tarantina dovra sempre essere riconoscente. Antonia Mincuzzi (Dirigente Medico S.C. Statistica Epidemiologia ASL TA Settore Registro Tumori e Studi Epidemiologici coordinatore attivita del Registro Codificatore), Simona Carone (Biologa, con contratto di collaborazione con l'IRCCS Oncologico di Bari Rilevatore e codificatore), Margherita Tanzarella (Operatore con contratto di collaborazione con l'IRCCS Oncologico di Bari Rilevatore e collaboratore nelle attivita di codifica) e Giuseppe Leone (Dirigente Amm.vo S.C. Statistica Epidemiologia ASL TA Informatico Supporto Informatico. Il tutto sotto la supervisione di Sante Minerba (Direttore Medica S.C. Statistica Epidemiologia ASLTA Resp.le Registro, Codificatore).
lnfine, consentiteci una nota di "servizio". "TarantoOggi" era entrata in possesso di questa notizia domenica 17 marzo. Ma per il grande rispetto verso illavoro svolto dal personale della ASL e per confermare la nostra massima correttezza, ab-biamo acconsentito a non dare in anteprima la notizia sul giornale e ai nostri lettori. Nei giorni seguenti, ci era stato dato l'ok per intervistare il dott. Minerba, pubblicando la no-tizia sotto forma di intervista. Abbiamo piu volte provato a metterci in contatto con quest' ultimo, ma non ci e mai stata data risposta, pur sa-pendo che chiamavamo per realizzare la su citata intervista. Dopo di che ci e stato detto che l'intervista non poteva piu essere realizzata per due motivi: il primo, che l'ufficialita della notizia doveva esse re data dal presidente Vendola perche il registro tumori di Taranto rientra in quello regionale. Al che avevamo intuito che l'ufficialita sarebbe avvenuta a Bari e non a Taranto, come puntualmente accaduto. Secondo motivo, il "timore" che questo giornale potesse nel pezzo dell'intervista attaccare l'ARPA o la Regione (come peraltro e spesso e volentieri accaduto) proprio nel momento in cui pare che i rapporti tra ASL Taranto, ARPA Puglia e Regione si sono finalmente "pacificati". Lasciamo a voi lettori tirare le conclusioni di quanto accade ancora oggi in questa citta su temi cosi delicati. (G. Leone - Tarantoggi)

Galeso: fesso chi ci casca!

Ecco la cronaca dell'ennesimo sopralluogo populista del sindaco ombra di Taranto.
Circondato da operai, associazioni e dal solito stuolo di portaborse va a raccontare le solite frottole sul rinascente parco del Galeso!
Bastano pochi anni di esperienza e un minimo di capacità critica per capire che:
  1. I soldi spesi per rimettere a posto la struttura sono inutili in assenza di una destinazione d'uso (situazione analoga a tanti palazzi della Città Vecchia, più volte inaugurati in pompa magna per la felicità dei topi e scarafaggi che vi risiedono indisturbati)
  2. I lavori appena conclusi apriranno la strada ai soliti depredatori che saccheggeranno tutto... in attesa di una destinazione d'uso
  3. Senza una strategia infrastrutturale quell'area è praticamente un deserto in mezzo all'oceano
  4. E non parliamo delle solite promesse di cedere il futuro rudere ad associazioni, anziani ecc.: fanno parte del bagaglio populista di Stefano, ormai arcinoto come la sua tesi di laurea sull'Ilva!
E i giornalisti?
Copiano e incollano, copiano e incollano, copiano e....


Morte bianca sempre più grigia

Morto all'Ilva, no all'incidente probatorio

Niente incidente probatorio nell'inchiesta sull'infortunio mortale avvenuto all'Ilva un me e fa. A perdere la vita, lo scorso 28 febbraio, fu l'operaio Ciro Moccia mentre rimase ferito il suo collega Antonio Liddi.
Nel registro degli indagati sono finiti il direttore dello stabilimento Antonio Lupoli, il delegato dell'area cokerie Vito Vitale, Carlo Diego capo esercizio della cokeria, Marco Gratti caporeparto manutenzione meccanica batterie, Gaetano Pierri capoturno delle batterie (tutti difesi dall'avvocato Egidio Albanese) e poi Davide Mirra, Cosimo Lacarbonara e Vincenzo Procino (tutti difesi dall'avv.Pasquale Annicchiarico), rispettivamente amministratore, capoturno e caposquadra della societa «Emmerre», impresa dell' in dotto nella quale lavorava Antonio Liddi, l'altro operaio coinvolto nell'incidente che probabilmente deve la vita al fatto di essere precipitato sul corpo del povero Ciro Moccia.
L'avvocato Annicchiarico aveva chiesto al gip Giuseppe Tommasino di svolgere un incidente probatorio per affi.dare «ad un pool di ingegneri di provata esperienza e competenza tecnica specifica» l'incarico di «ricostruirel'infortunio sullavoro che ha cagionato la morte di Moccia e le lesioni personali di Liddi, accertare le condizioni di manutenzione, sicurezza e accesso all'area oggetto dell'infortunio, individuare eventuali profili di colpa generica e specifica che possano aver contribuito a cagionare l'evento, nonchè l'eventuale persistenza di una situazione di pericolo attuale con l'indicazione delle prescrizioni necessarie ad assicurare la sicurezza dei luoghi di lavoro».
Il gip Giuseppe Tommasino ha pero dichiarato inammissibile la richiesta. alla quale si era opposto anche il pubblico ministero di turno Antonella De Luca. (GdM pag.4)

mercoledì 27 marzo 2013

I petrolieri ringraziano Clini...

C'è qualcosa che disarticola l'omertà istituzionale quando una corrente intera di nuove leve venute dal basso della vita comune si incanala tra le stanze stantie del patto scellerato tra organi dello stato e poteri forti!
Prima questo ruolo era delegato al buon cuore di qualche parlamentare irrequieto o chiamato in causa dalle sue comunità di elettori. Ora, non sappiamo per quanto, il formicaio impazzito nelle stanze dei bottoni inizia a produrre e ad espellere le prime magagne...
E da chi si comincia?
Ma dal Circo Clini ovviamente!


COMUNICATO STAMPA Roma, 27 marzo 2013
Ieri 26 marzo noi cittadini – parlamentari Gianluca Vacca e Daniele del Grosso ci siamo recati al Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare per esercitare il nostro diritto di accesso agli atti del progetto Ombrina 2 della Società Medoilgas Italia SpA.
È necessario fare una premessa: l’istanza di coltivazione del giacimento Ombrina Mare risale al 9 dicembre 2009 mentre il permesso di ricerca degli idrocarburi risale al 5 maggio 2005 ed è stato accordato per una durata di 6 anni.
Il permesso di ricerca a favore della Società Medoilgas viene successivamente prorogato di 3 anni, nonostante il dlgs 128/2010 (che modificava il dlgs 152/2006) disponesse “Il divieto e' altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia marine dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette, oltre che per i soli idrocarburi liquidi nella fascia marina compresa entro cinque miglia dalle linee di base delle acque territoriali lungo l'intero perimetro costiero nazionale”,.
A questo punto interviene il Governo tecnico bocconiano a modificare l’art. 6 comma 17 del decreto legislativo 152/2006 con il decreto legge n. 83 del 22 giugno 2012, cosiddetto Decreto Sviluppo, (poi convertito in legge da tutti i gruppi parlamentari che sostenevano il Governo Monti) facendo un favore a tutti i petrolieri e lasciando inascoltate le istanze territoriali, delle associazioni, delle realtà produttive e i CITTADINI che si erano espressi pubblicamente e attraverso numerosissime osservazioni contro i progetti di petrolizzazione della costa abruzzese (e di quella italiana).