lunedì 27 giugno 2011

Il procuratore butta un salvagente all'Ilva

Ilva Taranto, no al sequestro degli impianti
La procura non accoglie la richiesta dei carabinieri. Continua l'inchiesta, vertici indagati per disastro ambientale: i periti al lavoro per verificare legami tra sostanze, malattie e decessi nell'area tarantina. Già rilevata una serie di anomalie

Gli impianti dell'Ilva di Taranto non vengono posti sotto sequestro. E' quanto emerso ieri (26 giugno), quando la richiesta dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce non è stata accolta dalla procura della Repubblica di Taranto. Le autorità avevano chiesto il provvedimento di sequestro per inquinamento ambientale.
La richiesta è stata formulata dopo i controlli compiuti nell'arco di 120 giorni. A quanto si apprende, questi hanno evidenziato una serie di anomalie come l'accensione delle torce di acciaieria.
La decisione della procura viene illustrata dal legale dell'Ilva, Francesco Perli. "Il Tar della Puglia - si legge - , pronunciandosi sulle emissioni inquinanti del siderurgico di Taranto, ha annullato, con sentenza del 15 giugno 2011 l'ordinanza del sindaco, in quanto emessa su dati e misurazioni non attendibili e riconoscendo come l'Ilva abbia già realizzato tutti gli adeguamenti necessari per essere in linea con le migliori tecniche disponibili al momento esistenti".
Il sequestro è stato richiesto nell'ambito dell'incidente probatorio. Sono infatti sotto inchiesta per disastro ambientale il proprietario dell'Ilva, Emilio Riva, il figlio Nicola insieme a una serie di dirigenti. Per loro la procura di Lecce ha ipotizzato i reati di disastro colposo, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, avvelenamento di generi alimentari, danneggiamento di beni pubblici, getto di sostanze pericolose, inquinamento dell'aria.
E' la fase preliminare delle indagini. I periti hanno iniziato il loro lavoro per stabilire il livello di alcune sostanze inquinanti: diossina, Pcb, benzoapirene, Ipa. In particolare, gli esperti di epidemiologia sono chiamati a stabilire se ci siano collegamenti tra sostanze, patologie croniche e decessi nell'area di Taranto. Il giudice ha allungato di sei mesi il tempo per consegnare le perizie.
L'allarme delle associazioni proseguiva da molto tempo, ma la storia è iniziata tre anni fa. Allora furono rilevate tracce di diossina nel latte, nei formaggi e nella carne degli allevamenti tarantini, in particolare delle pecore. Dopo l'abbattimento di migliaia di esemplari di bestiame, la Regione Puglia ha vietato il pascolo fino a 20 chilometri dallo stabilimento. A quel punto si è messa in moto la macchina che ha portato all'inchiesta.
"A Taranto ormai siamo in presenza di una situazione ambientale e sanitaria fuori controllo". Lo ha detto il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli. L'iniziatihttp://www.blogger.com/img/blank.gifva dei carabinieri, con la richiesta di sequestro, "è lodevole ma dimostra la totale assenza delle istituzioni su una questione così importante come la tutela della salute e dell'ambiente". Ha ribadito quindi la richiesta degli ambientalisti di "verificare la relazione fra morti e inquinamento", chiedendo di avviare un'indagine epidemiologica approfondita che porti alla bonifica e riconversione delle attività produttive. (Rassegna.it)

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