Ilva, grandi manovre per ingresso partner privati
Mai dire mai. Il percorso seguito finora per il risanamento dell’Ilva è
stato accidentato, ricco di sorprese. E altre si annunciano, a partire
da un nuovo tentativo di coinvolgere l’imprenditoria privata, italiana e
internazionale, nell’azionariato del gruppo. Per il momento è una
semplice eventualità, certamente difficile da realizzare perchè si
tratta di una strada già percorsa senza successo. Ma la situazione è
d’emergenza, con perdite elevate e prospettive drammatiche perchè il
tesoretto di 1,2 miliardi di euro dei Riva è rimasto al riparo in
Svizzera e non è affluito nelle casse del gruppo, la Cassa depositi e
prestiti ha fatto sapere in un vertice a Palazzo Chigi tenuto nei giorni
scorsi che non è nelle condizioni di assumersi l’intero peso del
salvataggio, la nuova società (newco) che doveva essere costituita nella
primavera scorsa con l’apporto d’investitori finanziari è rimasta sulla
carta.
Per questo occorre rimescolare le carte, o almeno tentarci. Così, per il
momento con grande prudenza, sono ripartite verifiche informali per
tentare l’impossibile, cioè ridare solidità all’assetto azionario
dell’Ilva coinvolgendo soci privati. Mai dire mai, dunque, anche se
proprio nel recente passato Piero Gnudi, all’epoca commissario
straordinario unico, ci ha provato senza risparmiarsi ma senza
riuscirci.E le difficoltà che hanno impedito di raggiungere l’obiettivo
rimangono tutte, perfino aggravate. Nell’attesa di capire quale sarà
l’esito dei contattiavviati, lo scenario di nuove partnership viene
definito una semplice eventualità, che non deve interferire con il
lavoro in cui sono impegnati i vertici aziendali, interamente rinnovati
meno di un anno fa.
La Via Crucis dell’Ilva è cominciata con la fase uno, in cui era al
comando il commissario straordinario Enrico Bondi, che ha puntato sul
piano industriale messo a punto con i consulenti di McKinsey. Poi,
uscito di scena Bondi, è arrivato Piero Gnudi, convinto che la priorità
fosse trovare un nuovo assetto dell’azionariato, per ridare solidità al
gruppo con l’apporto di soci privati, internazionali e italiani. I
tentativi non sono riusciti, perchè i potenziali azionisti hanno detto
con chiarezza che i problemi dell’Ilva erano drammatici, gli
investimenti ambientali non sopportabili da privati, le inchieste
avviate dalla magistratura (soprattutto di Taranto) determinano un
quadro di assoluta incertezza. Contemporaneamente si è fatta strada la
convinzione che i privati intendessero forzare la mano, ingigantendo i
problemi dell’Ilva, per poi conquistarla con quattro denari. Insomma, il
sospetto è stato che ArcelorMittal guidasse una cordata della serie "I
furbetti dell’acciaio", parafrasando la definizione dei "Furbetti del
quartierino", coniata dallo spregiudicato finanziere Stefano Ricucci
nell’estate del 2005. Così l’operazione Gnudi non ha avuto esito ed è
cominciata la fase tre, con la regia dell’ex amministratore delegato di
Luxottica, Andrea Guerra, passato nel ruolo di super consulente per
Palazzo Chigi.
L'occasione da non perdere è stata considerata l’inchiesta della Procura
di Milano contro i Riva, gli ex azionisti di comando dell’Ilva, finiti
sulla panchina degli imputati, ritenuti colpevoli di una lunga serie di
reati. Erano giorni in cui Guerra, sia pure dietro le quinte, spendeva
parole di elogio per il lavoro svolto dai magistrati milanesi. Da
Palazzo di Giustizia filtravano due certezze: l’Ubs, il colosso svizzero
in cui sono parcheggiati i trust dei Riva, era pronto a consegnare i
quattrini (i famosi 1,2 miliardi) e la magistratura svizzera avrebbe
dato via libera.
Il tutto si è verificato, ma è mancato l’ultimo passaggio. Nei giorni
scorsi il Tribunale di Bellinzona, a cui hanno fatto ricorso in appello
due esponenti della famiglia Riva, ha bloccato tutto, sottolineando (con
parole dure) che il tesoretto non si tocca fino a sentenza definitiva
di un processo (quello contro i Riva) ancora agli albori. Una vera
doccia fredda, per l'Ilva e dintorni, arrivata all’improvviso. L’effetto
è di riaprire i giochi sul futuro del gruppo che, proprio negli ultimi
due mesi, ha registrato qualche notizia positiva, a partire dal
contenimento delle perdite (sotto i 20 milioni al mese contro i 50
milioni dei momenti peggiori) per arrivare all’incremento del
portafoglio ordini (più 23 per cento il risultato di ottobre su
settembre e più 20 per cento in novembre rapportato a ottobre).
Significativa, in particolare, viene considerata la vittoria nella gara
promossa dalla Snam per una fornitura di oltre 5 milioni di euro.
L’impegno di chi si batte in prima linea c'è. Il problema è la mancanza
di soldi in cassa. E non è un problema di poco conto. (
GdM)
I risvolti sull’effettiva sostenibilità del piano di risanamento ambientale previsto dal governo per l’area siderurgica
Ilva di Taranto, alla luce della decisione d’ufficio assunta dal
tribunale svizzero di Bellinzona, che ha deciso per il non rientro in Italia delle somme sequestrate alla
famiglia Riva,
sono al centro di una mozione presentata in Consiglio regionale dai
consiglieri dei gruppi Emiliano sindaco di Puglia e Lista Emiliano per
la Puglia,
Gianni Liviano (primo firmatario),
Sabino Zinni,
Mauro Vizzino,
Mario Pendinelli, Alfonso Pisicchio, Paolo Pellegrino e Giuseppe Turco.
Una mozione con la quale i sette consiglieri di maggioranza impegnano il presidente Emiliano e la sua Giunta a chiedere al presidente del Consiglio,
Matteo Renzi di avanzare una
“perentoria richiesta” di introduzione, nella prossima legge di stabilità,
“delle poste necessarie per garantire disponibilità certa delle risorse indispensabili per dare adeguato impulso, e portare a rapida ultimazione, le opere di
ambientalizzazione e bonifica previste nell’Aia e gli atti integrativi, propedeutiche a qualsiasi ipotesi di rilancio della città di Taranto e del suo territorio provinciale”.
Serve, dunque, che la Regione vada in pressing sul governo nazionale perché, se confermata e ratificata dal tribunale svizzero,
la decisione di bloccare il rientro in Italia dei circa 1,2 miliardi di
euro potrebbe “avere conseguenze nefaste”, sottolineano i sette
consiglieri firmatari della mozione, in ordine “all’efficacia
dell’architettura normativa e procedurale messa in piedi dal governo
italiano con decreto legge 04/07/2015 n° 92, G.U. 04/07/2015, pubblicato
lo 07/07/2015 (ma non convertito in legge ), considerato anche il
sicuro dilatarsi delle tempistiche relative agli interventi di
ambientalizzazione; all’oggettiva impossibilità di realizzare il piano
di risanamento ambientale che, se pur propedeutico al salvataggio del
siderurgico più grande ed inquinante d’Europa, risulta paradossalmente
‘imposto’, con il citato decreto, doversi essere contestuale alle opere
di bonifica ed ambientalizzazione, a tutto danno della salute pubblica
nel transitorio degli interventi a farsi; all’aggravarsi dell’emergenza
ambientale, economica e sociale di Taranto e del suo territorio
provinciale che determinerebbe un esponenziale incremento dei rispettivi
fattori di criticità posti già oltre la soglia di guardia; alla
conseguente improbabilità, se non impossibilità, che si generi una reale
ripresa del territorio jonico, in quanto interessato esclusivamente da
piani di risanamento risibili giacché fondati su ipotesi di
finanziamento inconsistenti”.
Ai colleghi consiglieri e al governo regionale, inoltre, il consigliere Liviano fa presente “che nel delicato tema trattato,
ogni inerzia generata da sofismi interpretativi, cavilli ed eccezioni
giurisprudenziali, schermaglie tattiche fra diversi ordinamenti
giuridici fra stati amici e palleggiamenti di responsabilità ai vari
livelli istituzionali, amplificherebbe il già presente stato di
prostrazione della comunità jonica, accrescendo in essa quella
percepibile angoscia che il problema ambientale continuerà a
ripercuotersi sulla salute dei propri figli.. dei nostri figli. Urge
quindi - prosegue Liviano - intervenire con estrema decisione, unità
d’intenti, fermezza e secondo una visione del problema onesta e
condivisa.
Per questo, signor presidente, - conclude Liviano - la invito sin d’ora, a tergo del suo incontro con Matteo Renzi,
a voler rappresentare direttamente a Taranto, in una conferenza
pubblica della quale mi faccio promotore, il riscontro in merito agli
orientamenti del governo nazionale e la voce della nostra Puglia unita”. (
Affaritaliani)