Ilva, pronto un altro decreto. Ma per i sindacati la ripresa è troppo lenta
L’impegno c’è, così come la spinta a risollevare il gigante dell’acciaio
sofferente. Ma lo sforzo dei commissari dell’Ilva non viene considerato
ancora, dai sindacati, risolutivo. E i tempi delle procedure, come
matasse difficili da sbrogliare, sembrano ai rappresentanti dei
lavoratori del siderurgico troppo lunghi per garantire gli oltre 11mila
dipendenti di Taranto.
A due mesi esatti dal passaggio del gruppo in Amministrazione
straordinaria occorre ancora un nuovo decreto per puntellare i fondi che
sostanzieranno la newco, la nuova società Ilva. Newco che non partirà
subito ma per la quale occorrerà attendere l’estate. La dilatazione
rispetto alla tabella iniziale di marcia non è un boccone facile da
ingoiare per le organizzazioni dei metalmeccanici. Che faticano a
fornire risposte alle tute blu, al lavoro come sempre nei reparti. Al
lavoro nonostante le incertezze e nonostante una produzione rallentata,
rallentatissima dalla metà di marzo con la fermata dell’altoforno 5.
Oggi si bloccherà anche l’acciaieria, resta una sola linea di colata e
due altiforni. Acciaio ai minimi storici, dice qualcuno, più che nella
crisi del 2009. E alla vigilia dell’ennesimo stop di un reparto
dell’area a caldo ieri al Ministero dello Sviluppo Economico il vertice
su Ilva con il ministro Federica Guidi e il sottosegretario al lavoro
Teresa Bellanova, non ha dai quei risultati che le segreterie di
Fim-Fiom e Uilm si aspettavano.
Alla riunione hanno relazionato i tre commissari Piero Gnudi, Corrado
Carrubba ed Enrico Laghi e il direttore generale dell’Ilva Massimo
Rosini. Il direttore generale, da qualche settimana al vertice dello
stabilimento, ha diviso le due fasi di gestione dell’industria. In una
prima fase occorre stabilizzare e normalizzare; in una seconda,
rilanciare e sviluppare la società. La prima è quella che, probabilmente
richiede più tempo e certamente più impegno. Proprio il ministro Guidi
ha parlato della newco, inizialmente prevista per marzo. Per Federica
Guidi è imminente, forse già nel prossimo consiglio dei ministri,
l’approvazione di un Dpcm, un decreto, che preveda l’istituzione di un
fondo di turnaround (ovvero per la ristrutturazione delle grosse imprese
italiane in crisi) che sarà operativo attraverso la newco. Il primo
intervento della società di turnaround sarà proprio concentrato su Ilva.
Per puntellare l’azienda occorrono risorse. Soltanto dopo si potrà
recuperare terreno sul mercato e quindi produzione.
A proposito di risorse economiche, il commissario Enrico Laghi ha
comunicato che nei prossimi giorni saranno disponibili le risorse del
contenzioso Fintecna, i 156 milioni versati da quest’ultima ad Ilva. Ed è
in fase di soluzione anche il recupero del miliardo di euro sequestrato
ai Riva. Ai sindacalisti nazionali presenti avrebbe poi parlato di
contatti con gli istituti di credito per la riapertura delle linee di
credito. Rassicurazioni sono arrivate anche per i cantieri Aia con la
ripartenza dell’altoforno 5 confermata al 2016.
Le tre segreterie erano rappresentate da Marco Bentivogli (Fim Cisl),
Rocco Palombella (Uilm Uil) e Rosario Rappa (Fiom Cgil). Che hanno
commentato il vertice in modo non positivo. «Il programma previsto dal
Governo è in preoccupante ritardo: sul piano ambientale, industriale e
sulla newco. Questi elementi allontanano gli obiettivi di
ambientalizzazione e rilancio industriale, vanno coinvolti soggetti
industriali siderurgici nel più breve tempo possibile, recuperare tutti i
ritardi e assicurare tutte le risorse per il rilancio dell’Ilva e del
suo indotto. La situazione è al collasso e il perdurare di carenza di
risorse e interventi rischia di rendere molte problematiche sempre più
di costosa e irreversibile criticità», ha detto Marco Bentivogli.
Preoccupazione espressa anche dal segretario generale della Uilm Rocco
Palombella: «La situazione dell'Ilva sembra ancora difficile e
complicata. Avremmo voluto date e dati più certi perché i lavoratori
hanno bisogno di essere rassicurati sul futuro». «Il rischio - ha
aggiunto - è che la solidarietà possa essere utilizzata completamente
visto che quest'anno, per il blocco dell'altoforno numero 5 e per il
fatto che l'altoforno 1 non è ancora partito e lo sarà solo nel terzo
trimestre, la produzione scenderà ancora».
«In questa fase, che si sta rivelando sempre più difficile, i lavoratori
dell'indotto stanno pagando il prezzo più alto» hacommentato Rappa per
la Fiom. «Dopo il passaggio all'amministrazione straordinaria sono
ripresi da parte dell'azienda i pagamenti delle aziende dell'indotto,
sembra purtroppo che invece i loro lavoratori non vengano ancora pagati.
Abbiamo chiesto perciò ai commissari di vigilare su questo e da parte
di Ilva abbiamo avuto rassicurazioni in merito» ha detto Rappa. Inoltre,
ha proseguito il sindacalista, «su iniziativa del sottosegretario
Teresa Bellanova, si punta a creare un bacino di lavoratori
dell'indotto, che sia un bacino privilegiato dati gli alti livelli di
specializzazione e competenza, al quale Ilva possa attingere al momento
della ripresa degli investimenti».
(Quot)