lunedì 13 aprile 2015

Piano piano

Ilva, bonifiche a Taranto: montata la tensostruttura al quartiere Tamburi


E' stata montata nel rione Tamburi di Taranto la tensostruttura all'interno della quale verra' depositata temporaneamente (prima di essere smaltita) la parte contaminata del terreno che verra' rimosso in alcune aree in cui e' stata individuata una concentrazione eccessiva di sostanze inquinanti provenienti dall'area industriale, a partire dall' Ilva. Ad eseguire i lavori e' la ditta Axa Servizi ambientali di Lecce. Sul sito internet www.tamburiterrapulita.com c'e' un contatore che, come una clessidra, indica quanti giorni mancano alla fine dei lavori.
La bonifica prevede la rimozione di 30 cm di suolo inquinato da sostituire con terreno vergine dopo un'operazione di nebulizzazione per evitare che ci sia dispersione di polvere. Da un'analisi di rischio sanitario del quartiere era emerso il superamento oltre la soglia consentita della concentrazione di Benzo(a)pirene, Pcb, diossina, piombo e antimonio. Nella pagina Facebook Tamburi #TerraPulita vengono indicate le modalita' di esecuzione dei lavori all'interno dell'area di stoccaggio?A seguito delle operazioni di caratterizzazione del terreno, una pala gommata provvedera' a caricare gli automezzi ad elevata capacita', che trasporteranno i terreni rimossi verso idonei impianti finali di smaltimento e/o recupero all'uopo autorizzati. Prima di avviarsi verso gli impianti di smaltimento e/o recupero finali, all'uscita della struttura confinata ogni automezzo dovra' obbligatoriamente transitare attraverso un'area di lavaggio, appositamente realizzata in sito, ''la cui gestione - precisa la societa' Axa - dovra' prevedere il corretto smaltimento delle acque e degli eventuali fanghi prodotti a seguito delle operazioni di lavaggio ruote''. (Quot)

venerdì 10 aprile 2015

Dati alla mano

Presentato Registro Tumori. Vendola:orgogliosi di questo strumento unico

 “Dobbiamo conoscere le malattie che si sviluppano sul nostro territorio perché  quelle malattie ci raccontano della qualità della vita, del modello di sviluppo di quel territorio e quindi il registro tumori è il disvelatore delle cose che accadono in quel territorio. Conoscere quindi le malattie dei territori significa poter far meglio le politiche che possono portare benessere alla popolazione di quel territorio”.
Così il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola intervenendo questa mattina in conferenza stampa per la presentazione dei dati 2014 del Registro Tumori Puglia. Insieme con il Presidente, l’Assessore alla salute Donato Pentassuglia, il Presidente del Comitato Tecnico Scientifico del Registro Tumori Puglia, Giorgio Assennato, la coordinatrice del registro, Lucia Bisceglia e il Direttore Scientifico dell’IRCCS Oncologico Giovanni Paolo II di Bari, Attilio Guarini. 
“Lo sviluppo delle conoscenze epidemiologiche del proprio territorio – ha aggiunto Vendola - è fondamentale per capire dove fare investimenti importanti per rimuovere le cause che producono lo sviluppo, in questo caso dei tumori. Il registro tumori è lo strumento fondamentale per orientare le politiche della salute. Siamo orgogliosi di questo strumento e della sua unicità nel panorama nazionale e pensiamo che questo incoraggi anche la fioritura di attività di ricerca oltre che di assistenza sempre più evoluta”.(...)
Per Vendola “il decisore politico non può fare politica della salute se non aggiorna continuamente la propria capacità cognitiva della condizione epidemiologica del suo territorio”. 
“Noi oggi  abbiamo il vanto in Puglia di aver messo in campo il primo registro dei tumori di carattere regionale. Questo significa che le diverse Asl raccolgono dati che vengono elaborati con criteri omogenei nell'istituto oncologico Giovanni Paolo II ed è la costruzione di un vero e proprio network della ricerca. Questo è assolutamente fondamentale, perché  poter vedere quanto l’inquinamento industriale, l’inquinamento del territorio rurale, i problemi legati allo smog, quanto sono incidenti nello sviluppo delle patologie tumorali è molto importante. Si tratta di rendere l’organizzazione sanitaria sempre più capace di guardare in profondità il territorio". 
“E’ un lavoro straordinario quello che è stato fatto. Il professor Assennato ricorderà l’impazienza del Presidente della Regione nell’indicare questo come obiettivo particolare. Particolare perché - ha spiegato Vendola - non è la somma di diversi registri tumori come in altre regioni, registri tumori costruiti cioè  con metodologie tra di loro differenziati e quindi non comparabili. Ma è 
un registro tumori regionale che consente confronti territoriali omogenei avendo, tutti gli attori interessati, costruito un network di ricerca, unificato le metodologie di raccolte dati e unificata la loro elaborazione. Questa è la differenza con gli altri registri tumori. Non è una vanteria sciocca, è stato un obiettivo perseguito affrontando tutta la complessità del raccordo e della interconnessione tra i diversi territori”.
Ricordiamo che il Registro Tumori Puglia è stato istituito con DGR 1500/2008, unico in Italia a nascere prevedendo una copertura regionale, con un centro di coordinamento presso l’IRCCS Oncologico di Bari e sei sezioni periferiche nelle ASL pugliesi che utilizzano procedure standardizzate ed omogenee in linea con i documenti di riferimento degli enti di accreditamento nazionali e internazionali.
Note sul rapporto Registro tumori Puglia
Il rapporto di attività 2014 del Registro Tumori Puglia illustra il completamento di un processo, avviato dal Governo regionale nel 2008, di costruzione di un fondamentale strumento di conoscenza in un ambito così delicato e sensibile quale quello delle malattie oncologiche, risultato di una sfida complessa e articolata, per la varietà delle diverse realtà territoriali dal punto dei vista delle procedure, dei flussi informativi, delle esperienze condotte negli anni. In questo percorso, già dal 2013, sono stati raggiunti importanti obiettivi, come l’accreditamento delle sedi di Taranto, Lecce e BT del Registro Tumori Puglia, che hanno portato la Giunta pugliese a stabilire, unica in Italia, che l’attività di registrazione e codifica rappresenta nella nostra regione un compito ordinario e istituzionale di tutte le aziende ed enti del Sistema Sanitario Regionale.
Si tratta di un’esperienza inedita nel panorama italiano, un registro a copertura regionale che consente confronti territoriali attraverso l’impiego di strumenti e metodi omogenei nelle sei aziende territoriali.
Le informazioni contenute nel rapporto sono di fondamentale utilità per la definizione delle strategie di programmazione del modello di offerta di salute, affinché sia il più possibile adeguato ai bisogni espressi dalle comunità: il rapporto evidenzia eterogeneità territoriali importanti nell’incidenza di alcune forme neoplastiche, e situazioni di particolare criticità, la cui puntuale caratterizzazione ha già consentito l’attivazione di importanti iniziative per migliorare i percorsi di prevenzione e di tutela della salute della popolazione pugliese.
Report 2014

Il gruzzolo verde si avvicina?

Ilva: risanamento ambientale, istanza azienda per soldi sequestrati

E' la legge numero 20 dello scorso 4 marzo che riconferma l'uso dei soldi sequestrati ai fratelli Riva nel risanamento e rilancio dell'Ilva. Riconferma perche' gia' le leggi numero 89 dell'agosto 2013 e numero 6 del febbraio 2014 hanno stabilito il trasferimento del miliardo e 200 milioni all'Ilva. Ma, mentre i provvedimenti precedenti ne disponevano diversamente l'uso - quella del 2014, per esempio, all'aumento di capitale dell'Ilva -, la legge di un mese fa indica invece il risanamento ambientale come obiettivo unico.
  In pratica, se il gip D'Arcangelo accogliera' l'istanza dell'Ilva, a fronte dello svincolo del miliardo e 200 milioni, l'amministrazione straordinaria dell'azienda, guidata dai commissari Gnudi, Carrubba e Laghi, emettera' delle obbligazioni di pari importo che saranno consegnate al Fondo unico Giustizia. Il sequestro si trasferira' dalle somme, attualmente in gran parte in Svizzera, alle obbligazioni.
  L'emissione di queste ultime servira' a vincolare l'uso dei soldi sequestrati all'attuazione dell'Autorizzazione integrata ambientale nello stabilimento di Taranto il cui costo e' stimato in un miliardo e 800 milioni, di cui gia' 500 milioni, secondo dati dell'Ilva di qualche mese fa, gia' spesi o in fase di cantierizzazione.(AGI)

mercoledì 8 aprile 2015

Operai esemplari (a Genova...)

Genova – Lavoratori Ilva ridipingono le ringhiere di corso Italia

Vernice offerta a prezzo ridotto dalla Boero Colori e mano d’opera garantita dai lavori socialmente utili dei dipendenti Ilva in cassa integrazione. Iniziano ad aprile i lavori di riqualificazione di corso Italia, con il rifacimento della ringhiera dell’intera passeggiata.
Il Comune di Genova potrà coprire le spese grazie ai risparmi sulla vernice e sulla mano d’opera offerta “gratuitamente” dai lavoratori in cassa integrazione dell’Ilva inseriti nei progetti per i lavori socialmente utili.
I lavori inizieranno al più presto e vanno ad inserirsi in un piano più vasto di interventi di ripristino che costeranno al Comune di Genova ben 100mila euro provenienti dal piano triennale dei lavori pubblici e che comprendono, tra l’altro, il ripristino della piastrellatura.
“Queste opere comportano un impegno economico consistente ma necessario per la nostra promenade – ha commentato il presidente Alessandro Morgante – una strada di pregio che ospita molte iniziative, tra cui la prossima edizione di Apriamo Corso Italia, prevista per il 19 aprile in occasione della Mezza Maratona di Genova”. (Liguriaoggi)

Operai Ilva in cig ristrutturano scuola

"Il lavoro anche quando è in crisi, come è avvenuto per l'Ilva, dimostra di essere ancora una volta una grande risorsa per la città". Simone Leoncini, presidente del Municipio Centro Est di Genova, riassume così l'opera di una squadra di 7 lavoratori di Ilva in cig che impegnati in lavori socialmente utili hanno ristrutturato un'ala della scuola Mazza, in via Napoli. (ANSA)

Prime richieste

Processo Ilva, chiesti 10 mesi per l'assessore Nicastro

La condanna alla pena di 10 mesi di reclusione per favoreggiamento personale é stata chiesta dal pm Remo Epifani nei confronti dell'assessore all'Ambiente della Regione Puglia Lorenzo Nicastro, magistrato in aspettativa, uno dei 52 imputati del procedimento che si sta celebrando davanti al gup di Taranto Vilma Gilli per il presunto disastro ambientale provocato dall'Ilva. Secondo l'accusa, Nicastro - che ha chiesto il giudizio con rito abbreviato - ha favorito il presidente della Regione Nichi Vendola, che risponde di concussione, sottacendo alcune circostanze a lui note in riferimento alle presunte intimidazioni poste in essere da Vendola nei confronti del direttore regionale dell'Arpa Puglia Giorgio Assennato per indurlo a posizioni più concilianti con la dirigenza Ilva.
Dal canto suo, invece, il legale  di Vendola ha contestato nel merito il reato di concussione, che sarebbe stato commesso in concorso con persone "che non conosce o ha visto una o due volte". L'avvocato Vincenzo Muscatiello nel corso dell'arringa a difesa del presidente della Regione ha puntato anche a minare la credibilità di Girolamo Archinà, ex responsabile delle relazioni istituzionali dell'Ilva, che manteneva i rapporti con i politici ed era stato definito dai Riva "il maestro degli insabbiamenti". Muscatiello ha supportato l'arringa con la visione di alcune slide e l'ascolto di intercettazioni telefoniche.

Il legale per tre ore ha provato a smontare la tesi degli inquirenti secondo i quali Vendola sostenendo che proprio dalle intercettazioni telefoniche emergerebbe l'inattendibilità di Archinà. L'udienza si è chiusa con l'arringa del legale di Antonio Antonicelli, dirigente regionale del settore Ecologia, che risponde di favoreggiamento nei confronti di Vendola. La discussione dei difensori dei 52 imputati proseguirà il 15 aprile. (RepBA)

E giriamolo!

Ilva, film Fondo Antidiossina su inquinamento

Domani il primo ciak delle riprese del film 'Oltre le Nubi' che sarà girato a Taranto su iniziativa del Fondo antidiossina onlus. Avrà come direttore della fotografia e delle riprese Blasco Giurato (ha curato immagini e luci del film premio Oscar Nuovo Cinema Paradiso). Il cortometraggio parla dell'emergenza ambientale e sanitaria a Taranto provocata dalla grande industria, a cominciare dall'Ilva e nasce da un'idea dell'ambientalista Fabio Matacchiera e della giornalista Annagrazia Angolano. (ANSA)

lunedì 6 aprile 2015

Solidarizzano

Per 3mila lavoratori Ilva contratti di solidarietà decurtati, la protesta di Stefàno e sindacati

All'Ilva, dall'inizio di questo mese, è aumentato il numero dei lavoratori soggetti ai contratti di solidarietà (adesso sono poco più di 3mila) ma la retribuzione continua a restare decurtata, cioè al di sotto della copertura (70 per cento) ripristinata di recente col decreto "Milleproroghe". Tempo addietro era all'80 per cento, poi due leggi di Stabilità l'hanno portata prima al 70 e poi al 60.
Il "Milleproroghe" ha in seguito ripristinato la copertura al 70, ma, nonostante questo provvedimento sia legge già da alcune settimane, il 12 aprile - il 12 di ogni mese è giorno di accredito - gli 11mila dipendenti dell'Ilva di Taranto prenderanno lo stipendio di marzo con la "solidarietà" al 60 per cento. Questo perchè l'Inps non ha ancora provveduto a fare gli atti amministrativi relativi al ripristino del 10 per cento mancante.
La persisistenza del taglio sui contratti si solidarietà all'Ilva ha spinto il sindaco di Taranto, Ezio Stefano, e i sindacati metalmeccanici Uilm Uil e Fim Cisl a protestare. La Uilm, inoltre, annuncia una manifestazione per il 10 aprile sotto la sede dell'Inps di Taranto se la situazione non dovesse cambiare nel giro di qualche giorno. "L'ulteriore erogazione della misura del 10 per cento in aggiunta a quanto previsto per legge (60 per cento) certamente non è risolutiva della questione più generale ma, senz'altro, concorre ad alleviare la loro condizione socio-economica segnatamente precaria" scrive il sindaco di Taranto al ministero del Lavoro e all'Inps riferendosi alla condizione dei lavoratori.
"Crediamo che un gesto di attenzione - prosegue il sindaco - non solo scongiurerebbe forme di mobilitazione di protesta ma testimonierebbe un buon esempio di sana amministrazione in sintonia con la volontà del Governo espressa in maniera chiara e ferma con l'emanazione della relativa legge, oltre a rappresentare un segnale forte di vicinanza all'intero territorio jonico, ormai da anni alla ricerca di una effettiva via d'uscita da questa condizione di crisi economico-produttivo-occupazionale ed ambientale". Riferendosi ad "una circolare Inps non ancora emanata", la Uilm denuncia in una nota che "si continua ad assistere ad un atteggiamento di perfetta burocrazia dannosa alla collettività". (RepBA)

venerdì 3 aprile 2015

Galletti: un marchio di garanzia!

Ilva: Galletti, 80% vincoli ambiente rispettati entro agosto

"L'80% delle prescrizioni Aia (Autorizzazione integrata ambientale, ndr) dovrà essere adottato entro l'agosto 2015 e ci impegniamo per questo''. Lo ha detto il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, a margine della messa pasquale celebrata oggi nello stabilimento siderurgico tarantino. ''Che sia chiaro: la legge - ha aggiunto - stabilisce che tutto il piano ambientale dovrà essere realizzato entro il 4 agosto 2016. E' una sfida molto ambiziosa e vedremo se riusciremo ad arrivare a quella scadenza avendo completato tutti gli interventi. La novità è che il piano ambientale parte''. Il ministro ha fatto presente che ''c'è una tabella con le prescrizioni e che il piano ambientale prevede anche la copertura dei parchi minerali''.
Per finanziare il piano ambientale saranno usati i soldi dei Riva. ''Con l'ultimo decreto abbiamo individuato delle fonti di finanziamento importanti: 150 milioni da Fintecna che sono già arrivati, altri 400 milioni garantiti dallo Stato e poi ci sono un miliardo e duecento milioni che vanno a finanziare il piano di ambientalizzazione, che sono quelli che stiamo sequestrando ai Riva'' ha sottolineato Galletti. In merito al ricorso del gruppo Riva contro il sequestro, il ministro auspica che non ci siano ''condizionamenti o ritardi''. ''Mi auguro e credo - ha spiegato - di no. Noi abbiamo fatto una legge e siamo supportati da pareri legali molto forti. Noi andiamo avanti. Abbiamo firmato insieme al ministro (dell'Economia, ndr) Padoan e insieme al ministro (dello Sviluppo Economico, ndr) Guidi l'atto, il decreto, che avvia questa operazione. Quindi, l'emissione del prestito obbligazionario e l'arrivo dei soldi''.
Galletti ha tenuto a spiegare di essere andato a Taranto per dire alla città e ai lavoratori dell'Ilva ''che il governo c'è. Taranto ha bisogno dell'Ilva e l'Ilva ha bisogno di un piano di ambientalizzazione che la metta in sicurezza''. In occasione della visita erano presenti anche i commissari straordinari dell'Ilva Piero Gnudi, Corrado Carruba ed Enrico Laghi. ''Questa - ha aggiunto Galletti - è la grande sfida che abbiamo davanti: conciliare l'industria col rispetto dell'ambiente. Ce l'abbiamo a Taranto e in tante altre parti d'Italia. Oggi i cittadini non sono più disposti a scambiare il valore del lavoro con il rispetto dell'ambiente. Questi due valori devono andare di pari passo e devono trovare una convivenza l'uno con l'altro''.
Il ministro ha visitato alcuni impianti produttivi. ''La situazione è molto difficile come tutti sanno. Il fatto che si sia individuata una soluzione non solo sull'Ilva, ma anche per tanti altri problemi ambientali che esistono a Taranto vuole dire che il governo ha intenzione di risolvere questi problemi. Bisogna farlo con tanti sacrifici purtroppo, anche ricorrendo agli ammortizzatori sociali per i lavoratori'' ha dichiarato Galletti. ''Il nostro obiettivo sin dall'inizio - ha precisato il ministro - è stato uno solo: quello di salvaguardare la produzione industriale insieme all'ambiente. Sono le due facce della stessa medaglia. Non ci può essere un'impresa che non rispetti l'ambiente e Taranto, lo ripeto, ha bisogno dell'impresa Ilva''.
''Noi abbiamo accolto il desiderio e la disponibilità del ministro dell'Ambiente, Galletti, a partecipare alla messa. Io ho dato il mio messaggio. Evidentemente si nota l'interesse del governo. Anch'io però ho detto che alle promesse devono seguire i fatti'' ha rilevato l'arcivescovo di Taranto, mons. Filippo Santoro, parlando con i giornalisti dopo la messa pasquale celebrata all'interno dello stabilimento tarantino. ''Perciò - ha aggiunto - ora siamo in una posizione di speranza ragionevole, continueremo con la vicinanza ai lavoratori e questa messa serve come segno tangibile e poi servirà una vigilanza attenta sui fatti e sugli interventi che sono stati promessi''.
Sono diversi gli impianti dell'area a caldo dell'Ilva che attualmente non sono in attività per i lavori di ristrutturazione previsti dall'Aia (Autorizzazione integrata ambientale). In seguito alla fermata dell'Altoforno 5, il più grande d'Europa, e dell'Acciaieria 1, è aumentata anche la platea dei lavoratori in contratto di solidarietà. Il picco massimo è previsto a giugno e saranno 3.178 i dipendenti coinvolti. Per questo Galletti ha parlato di ''sacrifici necessari per ambientalizzare la fabbrica salvaguardando al contempo la produzione''. (ANSA)

mercoledì 1 aprile 2015

Non è un pesce d'aprile

Ilva, cade su piattaforma incandescente: operaio ustionato alle mani e al volto

Un operaio dell'Ilva ha riportato ustioni alla faccia e alle mani cadendo su un piano di carica delle batterie 11 e 12 del reparto Cokerie. Il fatto è accaduto nella tarda serata di ieri, alla vigilia della visita del ministro dell'Ambiente Galletti. Lo si apprende dalla Fim Cisl di Taranto, che ha chiesto un incontro all'azienda per capire l'esatta dinamica dell'incidente. Non è chiaro, infatti, se l'operaio sia caduto a causa di un malore oppure sia scivolato. L'uomo è stato trasportato prima nell'infermeria dello stabilimento e poi ricoverato in ospedale.
La piattaforma in cui è avvenuto l'incidente, informa il sindacato, "è bollente e per questo il lavoratore ha riportato ustioni". Sono stati alcuni colleghi

a dare l'allarme. L'operaio in seguito alla caduta è svenuto. Sull'episodio stanno svolgendo accertamenti i funzionari dello Spesal, il Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro dell'Asl.
Il ministro ha partecipato alla Santa Messa per le festività di Pasqua nello stabilimento intorno alle 11, e nel primo pomeriggio ha fatto un sopralluogo di alcuni impianti produttivi. (RepBA)

venerdì 27 marzo 2015

Alla faccia di Kyoto


L'Italia e Taranto dovrebbero essere felici per aver ridotto dell'11% il consumo di carbon fossile. 
Sia per i costi di acquisto della materia prima dall'estero che per l'impatto devastante del carbone. 
E' la più sporca delle fonti fossili, con un efficienza molto più bassa delle altre (40% max) e altissima produzione di anidride carbonica (effetto serra), diossine e pcb. 
E invece ci si lamenta italianamente anche per questo! 

Carbone: Assocarboni, in 2014 produzione mondiale +3%, in Italia cala import

La produzione mondiale di carbone, nel 2014, ha registrato una crescita del 3% raggiungendo i 7,2 miliardi di tonnellate. Il commercio mondiale via nave è salito del 5% raggiungendo 1,2 mld di tonnellate (di cui 900 mln di tonnellate di carbone da vapore e 300 mln di tonnellate di carbone metallurgico) mentre sono stabili le importazione dell’Europa a 216 mln di tonnellate. E' quanto emerge dai dati diffusi oggi da Assocarboni che evidenzia come i dati consuntivi del 2014 per l’Italia siano invece in calo, a causa della chiusura di Vado Ligure, la situazione di stallo dell’Ilva a Taranto e il perdurare delle crisi. L'Italia, sostiene l'associazione "ha bisogno di impianti a carbone, come quelli esistenti che già vantano una efficienza media del 40%, rispetto al 35% medio europeo". In Italia, rileva Assocarboni, Le importazioni di carbone da vapore sono infatti scese dell’11% rispetto al 2013, attestandosi a 16 mln di tonnellate e, in parallelo, sono diminuite del 15% rispetto all’anno precedente le importazioni di carbone metallurgico e PCI, che si attestano a 4 mln di tonnellate a fine 2014. In linea con i dati europei, anche le importazioni italiane di gas sono scese del 11% nel 2014. Il carbone nel 2014 si conferma leader di mercato, con una quota mondiale di energia elettrica prodotta da centrali a carbone pari al 42% (seguono nucleare con 20% e gas con 17%). Una percentuale molto lontana rispetto al 13% riservato al carbone dal sistema elettrico italiano. (Focus)

Indottolo felice

Ilva, il giudice autorizza a pagare i trasportatori

Arriva un’altra schiarita per i trasportatori dell’Ilva. Il giudice del Tribunale di Milano, Caterina Macchi, delegato alla procedura dell’amministrazione straordinaria dell’azienda, ieri ha autorizzato i commissari a saldare i crediti pregressi «per un importo che non superi per ciascuno di essi la percentuale del 32% dei crediti vantati per prestazioni rese amteriormente all’apertura della procedura e secondo tempistiche rimesse alla prudente valutazione dei commissari». Le imprese del trasporto che lavorano con l’Ilva sono circa 150 in tutt’Italia e vantano crediti complessivi per 48 milioni di euro. Una buona fetta di questi 48 milioni riguarda Taranto.
Sussiste «la necessità di evitare che venga pregiudicata la continuazione dell’attività di impresa della società» ed è considerata «adeguatamente prudenziale la soglia percentuale massimo di soddisfacimento dei crediti in oggetto, dei quali non appare peraltro da escludere la quantomeno parziale riconducibilità all’area di applicazione» di quanto previsto dalla legge 20 del 2015 - è l’ultima legge sull’Ilva - «con conseguenza spettanza del rango prededucibile»: così scrive il giudice Macchi nel provvedimento riferendosi sia all’Ilva (continuità della società) che ai trasportatori (soddisfacimento dei crediti). La percentuale del 32 per cento va intesa come tetto. Non è quindi garantito che tutti abbiano lo stesso trattamento. Ora sarà l’Ilva a definire le modalità di pagamento con un piano che indicherà tempi ed entità delle somme da corrispondere. In seguito, si passerà alle imprese diverse dal trasporto. Per quest’ultimo i commissari avevano fatto istanza al giudice delegato lo scorso 18 marzo.
Quaranta giorni con i Tir fermi davanti alla portineria C dell’Ilva. Tanto è durata la protesta dei trasportatori cominciata lo scorso 19 gennaio, cioè qualche giorno prima che l’Ilva entrasse in amministrazione straordinaria in base alla legge Marzano. A spingere la categoria ad una forma di protesta così dura, che subito si estese anche agli altri siti dell’Ilva come Novi Ligure, Genova e Marghera, fu il timore di perdere, o di vedere largamente ridimensionati proprio a causa dell’amministrazione straordinaria, i crediti maturati e non pagati dall’Ilva. La protesta coinvolse anche le imprese dell’indotto, le quali limitarono al minimo le prestazioni di lavoro nel siderurgico, mentre i trasportatori bloccarono le spedizioni dei prodotti finiti consentendo l’accesso in fabbrica solo dei materiali e dei mezzi strettamente necessari alla continuità produttiva.
La protesta è stata superata solo quando, con la presentazione degli emendamenti in Senato al decreto legge sull’Ilva, fu garantita la prededuzione dei crediti vantati sia dall’indotto che dal trasporto. La prededuzione è, in sostanza, una sorta di garanzia. Per i trasportatori, tuttavia, non furono sufficienti gli emendamenti. Per arrivare alla rimozione dei blocchi, i commissari hanno sottoscritto un accordo ad hoc che prevede che ai trasportatori del Nord sia versato, sui servizi affidati dal 21 gennaio in poi, un acconto dell’80 per cento con saldo entro un mese, percentuale, questa, che scende al 60 per i tarantini. Questo perchè, in sede di trattativa, gli operatori tarantini hanno chiesto all’Ilva di avere meno sulla parte corrente pur di spuntare qualcosa in più sui vecchi crediti. Si ritiene infatti che da questi crediti, più che dagli anticipi, dipenda la continuità delle imprese del trasporto. Nei giorni più acuti della protesta, i trasportatori denunciarono che mesi di mancati pagamenti da parte dell’Ilva li avevano portati sul lastrico. Superata l’emergenza, nei giorni scorsi l’Ilva ha intanto insediato con i trasportatori un tavolo tecnico che ha avviato le prime iniziative relative al pagamento delle nuove commesse. E ora arriva lo sblocco di parte dei crediti. Un fatto, commentano fonti vicine all’azienda, che contribuisce a rafforzare il lavoro intrapreso dai commissari e dai nuovi manager per il rilancio dell’Ilva. (GdM)

Respiriamoooooo!!!

Taranto, all’Ilva si ferma anche l’Acciaieria 1

E’ stata fermata nelle scorse ore l’acciaieria 1 dell’Ilva. Si tratta di una fermata già programmata e che nei giorni scorsi l’azienda aveva annunciato ai sindacati metalmeccanici. Lo stop dell’acciaieria 1 segue quello dell’altoforno 5 avvenuto nei giorni precedenti. Di conseguenza, l’assetto operativo dell’Ilva è ora con due altiforni su quattro, il 2 e il 4, e con un’acciaieria su due, la 2.
Lo stop all’acciaieria 1 dell’Ilva risponde ad un duplice ordine di motivi: allineare l’assetto del siderurgico alla quantità di ghisa prodotta e intervenire con i previsti lavori di manutenzione. Con due altiforni su quattro in attività, il volume di ghisa prodotto giornalmente dall’Ilva si è infatti notevolmente abbassato. Attualmente è compreso tra le 10mila e le 11mila tonnellate giornaliere. Con questa produzione, l’attività di una sola acciaieria, la 2, che è quella che resta in attività, è più che sufficiente. E’ in quest’area dello stabilimento, infatti, che avviene la trasformazione in acciaio della ghisa colata dagli altiforni. Ma la fermata dell’acciaieria 1 sarà utilizzata dall’Ilva anche per migliorare l’efficienza e lo stato generale dell’impianto con una serie di azioni di «revamping». Proprio in previsione della doppia fermata, altoforno 5 e appunto acciaieria 1, l’Ilva ha comunicato nei giorni scorsi un incremento del personale che sarà collocato in contratto di solidarietà. Attualmente sono 2310 e tali resteranno sino al 31 marzo. Poi da aprile la solidarietà coinvolgerà 3131 addetti che diverranno infine 3128 a maggio e 3178 a giugno. L’Ilva resterà in produzione con due soli altiforni almeno sino ad agosto, quando dovrebbe ripartire l’altoforno 1 fermato per i lavori dell’Aia a dicembre 2012. Invece i lavori Aia sull’altoforno 5 non sono ancora cominciati, nè l’Ilva, dichiarano i sindacati, nell’incontro di qualche giorno fa ha fornito notizie in merito a costo, tipologia dell’intervento e imprese assegnatarie. Il riavvio dell’altoforno 5 è comunque previsto nel 2016.
Obiettivo della nuova squadra dirigenziale dell’Ilva, su imput dei commissari, è infatti quello di accelerare investimenti industriali e risanamento ambientale ora che il quadro delle risorse su cui si potrà contare comincia pian piano a chiarirsi. Già sbloccati infatti i primi 156 milioni: sono i soldi relativi all’accantonamento di Fintecna a fronte del contenzioso tra l’Iri e il gruppo Riva. (GdM)

giovedì 26 marzo 2015

Parole d'ordine: sminuire e sdrammatizzare sempre!!

C’è l’amianto nelle finestre dell’Ilva. L’azienda: “Già avviata la rimozione”

Nell’ambito della procedura di analisi delle strutture aziendali per il programma di bonifica amianto e messa in sicurezza degli stabilimenti di Taranto «è stata riscontrata una limitata e circoscritta presenza di amianto nelle guarnizioni di alcune finestre di uno stabile». Lo afferma l’Ilva Spa sottolineando che «sono state avviate le attività per la rapida rimozione». Inoltre «non c’è stata alcuna dispersione di fibre e, di conseguenza, alcuna esposizione del personale, in quanto i manufatti sono integri».
La nota dell’azienda
«Una limitata e circoscritta presenza di amianto nelle guarnizioni di alcune finestre di uno stabile» è stata riscontrata nell’ambito della periodica procedura di analisi delle strutture aziendali per il programma di bonifica amianto e messa in sicurezza degli stabilimenti. Lo rende noto l’Ilva in amministrazione straordinaria precisando che «non c’è stata alcuna dispersione di fibre e, di conseguenza, alcuna esposizione del personale, in quanto i manufatti sono integri. Nessun rischio quindi di danno alla salute. Sono state avviate inoltre le comunicazioni previste per legge - aggiunge l’Ilva - e le attività per la rapida rimozione». Nel 2014, spiega l’azienda, sono stati effettuati oltre 1000 campionamenti con 110 interventi di bonifica. (CdM)

mercoledì 25 marzo 2015

Più decreti che acciaio

Ilva, pronto un altro decreto. Ma per i sindacati la ripresa è troppo lenta 

L’impegno c’è, così come la spinta a risollevare il gigante dell’acciaio sofferente. Ma lo sforzo dei commissari dell’Ilva non viene considerato ancora, dai sindacati, risolutivo. E i tempi delle procedure, come matasse difficili da sbrogliare, sembrano ai rappresentanti dei lavoratori del siderurgico troppo lunghi per garantire gli oltre 11mila dipendenti di Taranto.
A due mesi esatti dal passaggio del gruppo in Amministrazione straordinaria occorre ancora un nuovo decreto per puntellare i fondi che sostanzieranno la newco, la nuova società Ilva. Newco che non partirà subito ma per la quale occorrerà attendere l’estate. La dilatazione rispetto alla tabella iniziale di marcia non è un boccone facile da ingoiare per le organizzazioni dei metalmeccanici. Che faticano a fornire risposte alle tute blu, al lavoro come sempre nei reparti. Al lavoro nonostante le incertezze e nonostante una produzione rallentata, rallentatissima dalla metà di marzo con la fermata dell’altoforno 5. Oggi si bloccherà anche l’acciaieria, resta una sola linea di colata e due altiforni. Acciaio ai minimi storici, dice qualcuno, più che nella crisi del 2009. E alla vigilia dell’ennesimo stop di un reparto dell’area a caldo ieri al Ministero dello Sviluppo Economico il vertice su Ilva con il ministro Federica Guidi e il sottosegretario al lavoro Teresa Bellanova, non ha dai quei risultati che le segreterie di Fim-Fiom e Uilm si aspettavano.
Alla riunione hanno relazionato i tre commissari Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi e il direttore generale dell’Ilva Massimo Rosini. Il direttore generale, da qualche settimana al vertice dello stabilimento, ha diviso le due fasi di gestione dell’industria. In una prima fase occorre stabilizzare e normalizzare; in una seconda, rilanciare e sviluppare la società. La prima è quella che, probabilmente richiede più tempo e certamente più impegno. Proprio il ministro Guidi ha parlato della newco, inizialmente prevista per marzo. Per Federica Guidi è imminente, forse già nel prossimo consiglio dei ministri, l’approvazione di un Dpcm, un decreto, che preveda l’istituzione di un fondo di turnaround (ovvero per la ristrutturazione delle grosse imprese italiane in crisi) che sarà operativo attraverso la newco. Il primo intervento della società di turnaround sarà proprio concentrato su Ilva. Per puntellare l’azienda occorrono risorse. Soltanto dopo si potrà recuperare terreno sul mercato e quindi produzione.
A proposito di risorse economiche, il commissario Enrico Laghi ha comunicato che nei prossimi giorni saranno disponibili le risorse del contenzioso Fintecna, i 156 milioni versati da quest’ultima ad Ilva. Ed è in fase di soluzione anche il recupero del miliardo di euro sequestrato ai Riva. Ai sindacalisti nazionali presenti avrebbe poi parlato di contatti con gli istituti di credito per la riapertura delle linee di credito. Rassicurazioni sono arrivate anche per i cantieri Aia con la ripartenza dell’altoforno 5 confermata al 2016.
Le tre segreterie erano rappresentate da Marco Bentivogli (Fim Cisl), Rocco Palombella (Uilm Uil) e Rosario Rappa (Fiom Cgil). Che hanno commentato il vertice in modo non positivo. «Il programma previsto dal Governo è in preoccupante ritardo: sul piano ambientale, industriale e sulla newco. Questi elementi allontanano gli obiettivi di ambientalizzazione e rilancio industriale, vanno coinvolti soggetti industriali siderurgici nel più breve tempo possibile, recuperare tutti i ritardi e assicurare tutte le risorse per il rilancio dell’Ilva e del suo indotto. La situazione è al collasso e il perdurare di carenza di risorse e interventi rischia di rendere molte problematiche sempre più di costosa e irreversibile criticità», ha detto Marco Bentivogli.
Preoccupazione espressa anche dal segretario generale della Uilm Rocco Palombella: «La situazione dell'Ilva sembra ancora difficile e complicata. Avremmo voluto date e dati più certi perché i lavoratori hanno bisogno di essere rassicurati sul futuro». «Il rischio - ha aggiunto - è che la solidarietà possa essere utilizzata completamente visto che quest'anno, per il blocco dell'altoforno numero 5 e per il fatto che l'altoforno 1 non è ancora partito e lo sarà solo nel terzo trimestre, la produzione scenderà ancora».
«In questa fase, che si sta rivelando sempre più difficile, i lavoratori dell'indotto stanno pagando il prezzo più alto» hacommentato Rappa per la Fiom. «Dopo il passaggio all'amministrazione straordinaria sono ripresi da parte dell'azienda i pagamenti delle aziende dell'indotto, sembra purtroppo che invece i loro lavoratori non vengano ancora pagati. Abbiamo chiesto perciò ai commissari di vigilare su questo e da parte di Ilva abbiamo avuto rassicurazioni in merito» ha detto Rappa. Inoltre, ha proseguito il sindacalista, «su iniziativa del sottosegretario Teresa Bellanova, si punta a creare un bacino di lavoratori dell'indotto, che sia un bacino privilegiato dati gli alti livelli di specializzazione e competenza, al quale Ilva possa attingere al momento della ripresa degli investimenti». (Quot)

martedì 24 marzo 2015

Bifasica o afasica?


Ilva, due fasi per rilanciare lo stabilimento: prima stabilizzazione e poi lo sviluppo

Due fasi di gestione industriale, una di stabilizzazione e normalizzazione e un'altra di rilancio e sviluppo. Nella prima ci sarà l'avvio dei più importanti cantieri previsti dalle prescrizioni del garante dell'Autorizzazione Integrata Ambientale per il secondo trimestre, tra cui il rifacimento dell'alto forno 1, la cui ripartenza è prevista per il terzo trimestre. Nel quarto trimestre prenderanno nuovamente il via i cantieri dell’acciaieria. Mentre per il 2016 si prevede la ripartenza dell'alto forno 5.
Sono questi i punti definiti dal direttore generale dell'Ilva di Taranto Massimo Rosini, oggi al vertice che si è tenuto al ministero dello Sviluppo economico al quale hanno partecipato le sigle sindacali, i tre commissari speciali per le acciaierie tarantine, il ministro Federica Guidi e il sottosegretario al Lavoro Teresa Bellanova. Nella seconda fase di rilancio, ha reso noto ancora Rosini, sarà quindi necessario recuperare capacità produttiva e quote di mercato perdute in questi anni.
Sul fronte delle risorse economiche, il commissario Enrico Laghi ha comunicato che nei prossimi giorni saranno disponibili le risorse del contenzioso con Fintecna, pari a 156 milioni di euro. Servirà ancora attendere un provvedimento del gip e della camera di Consiglio, invece, per 1,2 miliardi di risorse sequestrate dai Riva. Ci sono poi 175 milioni di euro custoditi al Fondo Unico della giustizia.
Inoltre si attendono le mosse delle banche che nei prossimi giorni dovranno manifestare le loro disponibilità nel riaprire linee di credito.
Infine sulla newco, inizialmente prevista per marzo, il ministro Guidi ha annunciato come imminente l’avvio di un decreto che prevederà l’istituzione di un fondo di turnaround che sarà operativo attraverso la newco per la prossima estate e si occuperà, alla sua partenza, di Ilva come primo intervento. (adnkronos)

Pagheranno?


Inceneritore di Taranto, danni per 6 milioni. In 4 condannati al risarcimento per l’indebito affidamento

Ammonta a circa sei milioni di euro il risarcimento che la Corte dei Conti, sezione giurisdizionale di Bari, ha riconosciuto per l’indebito affidamento all’Ati guidata dalla Tme Termomeccanica della gestione dell’inceneritore di Taranto.La sentenza è stata emessa dalla Corte presieduta da dottor Francesco Lorusso (consigliere relatore dottor Antongiulio Martina, consigliere dottor Vittorio Raeli), che ha distinto le posizioni dell’ex assessore Filipo Condemi, dell’ex dirigente comunale Marcello Vuozzo, dell’ex segretario generale Giuseppe Luigi Spada e dell’ex sindaco Rossana Di Bello. I primi tre, secondo le prospettazioni della Corte, sono stati ritenuti responsabili di una colpa diretta, per aver attuato iniziative finalizzate all’indebito affidamento della gestione dell’inceneritore. E sono stati condannati a risarcire il danno quantificato in cinque milioni e mezzo di euro.
Quanto all’ex sindaco, che sarebbe stato concorrente «a titolo di colpa grave», è stato condannato a pagare la somma totale di quattrocentomila euro, ma in solido con gli altri tre. In sostanza, secondo quanto evidenziato dalla sezione giurisdizionale della Corte dei Conti le responsabilità maggiori, e dirette, in quell’affidamento indebito, sarebbero state individuate nelle azioni attuate dall’avvocato Condemi, dall’architetto Vuozzo e dal dottor Spada. Per la Corte dei Conti, invece, l’apporto «causale» dell’allora sindaco fu «limitato».
 Le conclusioni della Corte dei Conti sono giunte dopo l’esame della richiesta di risarcimento per danno avanzata dalla procura regionale della magistratura contabile e le controdeduzioni della difesa. Alla base della decisione, l’assunto secondo cui l’affidamento della gestione all’Ati «Tme Termomeccanica» fu predisposta a prezzi nettamente superiori a quelli contabilizzati da Amiu/Smal, che in convenzione fra loro furono fatte fuori dall’affidamento.
Secondo la dottoressa Adele de Gennaro, vice procuratore regionale, la dottoressa Di Bello “peccò” di negligenza nel non verificare la portata di quell’affidamento. Gli altri, secondo la prospettazione dell’accusa, ebbero invece un ruolo diretto, poichè avrebbero agito in favore dell’assegnazione alla Tme invece che all’Amiu/Smal che si erano associate. Per questo motivo, la procura chiese alla Corte dei Conti di condannare tutti al pagamento, in solido fra loro, di circa 7 milioni e mezzo di euro. In camera di consiglio, la Corte ha ritenuto di dover operato una distinzione fra tutte le posizioni, finendo con l’assegnare una responsabilità minima all’ex sindaco di Taranto. Nel processo penale, per la cronaca, l’ex sindaco fu assolto mentre l’ex assessore al ramo Filippo Condemi, l’ex segretario generale del Comune Luigi Spada e l’architetto Marcello Vuozzo incassarono condanne, poi cancellate dalla prescrizione. (Quot)

Buoni a parole

Ambiente: ad Amsterdam la piattaforma anti-inquinamento di Taranto

Viene presentata per la prima volta da oggi al 26 marzo alla “Interspill” di Amsterdam la nuova piattaforma informatizzata per gestire le operazioni anti-inquinamento nel porto di Taranto.
Si chiama “Mlv” ed e’ realizzata dall’azienda Cle di Bari. “Mlv” e’ una piattaforma in grado di pianificare, controllare e coordinare in tempo reale tutte le attivita’ svolte nella prevenzione e nel pronto intervento ogni volta che si verificano incidenti ambientali in mare. Coordinare in modo efficiente mezzi (rimorchiatori, barche di appoggio, macchine a terra), personale specializzato, strutture logistiche di supporto (magazzini) e materiali (prodotti chimici disperdenti, barriere e skimmer per l’aspirazione degli inquinanti in mare). Il tutto in collegamento con Guardia Costiera, Protezione civile e ministero dell’Ambiente.
La piattaforma per il contrasto all’inquinamento del mare causato da incidenti integra una vasta strumentazione che va dalle telecamere ordinarie a quelle a raggi infrarossi-ultravioletti, dalle stazioni meteo ai servizi di controllo del traffico marino. “Specificita’ della piattaforma – dice Mariarosaria Scherillo, amministratore unico di Cle, oltre 40 addetti, sede a Bari e filiale a Milano – e’ quella di ottimizzare e rendere tempestivi gli interventi, fornendo cosi’ uno strumento informativo indispensabile sia al controllo delle attivita’, che al coordinamento con le altre entita’ incaricate degli interventi”. Per mettere a punto la piattaforma, che puo’ essere utilizzata in mare, ma anche lungo fiumi, coste e laghi, Cle ha impiegato tre anni. Ora sono interessati all’innovazione circa 10 player mondiali del settore tra compagnie, Autorita’ portuali e societa’ che gestiscono i servizi antinquinamento in mare, in particolare di Australia, Brasile e Golfo Persico, soggetti ai quali la piattaforma viene presentata a partire da oggi ad Amsterdam. L’Ecotaras, societa’ che si occupa degli interventi anti-inquinamento nel porto di Taranto, utilizza gia’ la piattaforma realizzata da Cle. L’ad di Ecotaras, Francesco Argento, dichiara: “Avevamo gia’ una complessita’ di gestione di mezzi e uomini sia durante le fasi di intervento ordinario, sia nei casi critici, e con “Mlv” abbiamo ora raggiunto un standard organizzativo in grado di darci in qualunque momento la situazione delle condizioni di intervento oltre ad una costante valutazione delle risorse impiegate. Questo procura un notevole vantaggio in termini di ottimizzazione di tempi e costi”. L’appuntamento da oggi in corso ad Amsterdam, infine, e’ un un ciclo di conferenze internazionali sull’inquinamento in mare organizzato dalle principali organizzazioni europee di settore. (meteoweb)

Gli effetti del lavoro a tutti i costi che fa felice il padrone e i sindacati!


Carpenteria Ilva, 110 operai su 269 hanno noduli a tiroide

Nel reparto Carpenteria dello stabilimento Ilva di Taranto 110 lavoratori su 269 (media del 43%) hanno uno o più noduli alla tiroide. E’ quanto comunicato alla Fiom Cgil dal dottor Nicola Tota dell’ospedale 'Miullì di Acquaviva delle fonti (Bari), che ha condotto lo screening tiroideo. L’esame citologico su agoaspirato ha dato esito negativo in 26 casi, positivo in 3 casi più uno non determinato.
Nelle conclusioni sull'esito dello screening tiroideo si sottolinea che “pur non essendo il campione di lavoratori esaminati statisticamente rappresentativo, anche considerando che trattasi di popolazione selezionata e non avendo a disposizione un campione di controllo confrontabile, la prevalenza di patologia nodulare tiroidea sembra in linea con i dati della letteratura nazionale ed internazionale”. Nello stesso reparto lavorava Nicola Darcante, l’operaio di 39 anni morto di tumore il 16 maggio 2014.
La Fiom Cgil, spiega una nota, “prende atto del lavoro svolto dall’ospedale Miulli per Ilva, utile a determinare l'eventuale presenza di patologie nei lavoratori, ma non a definirne il nesso di causalità rispetto all’attività lavorativa e il luogo dove operano gli stessi operai del reparto Carpenteria”. L’organizzazione sindacale, nell’incontro di oggi con l’azienda, ha invitato nuovamente la direzione a fornire ad Arpa e Ares le informazioni necessarie per avviare una indagine epidemiologica nel reparto.
“I lavoratori e i cittadini - conclude il sindacato – attendono ora, con Ilva in gestione pubblica, che i commissari e il nuovo management dedichino attenzione e impegno alla tutela della salute, con la messa in campo di azioni in netta discontinuità con la gestione del passato, a partire dalle attribuzioni e responsabilità del medico Competente”. (GdM)

lunedì 23 marzo 2015

I grandi economisti con le pezze al...

L'Ilva e il Sole 24h (che l'ha sempre sostenuta) sono in rosso da anni... 
Una piccola ma gustosa rivincita per tanti cittadini attivi che i suoi miopi giornalisti bollarono (e bollano ancora oggi) come visionari ambientalisti perditempo! 
Ora chi sta veramente fuori dal suo tempo?

FINANZA/ Se la grande stampa chiede aiuti come l'Ilva (e tratta Google come l'Isis)

Il Sole 24 Ore chiude in perdita anche il 2014 e dedica due pagine di inchiesta per certificare l’inaridimento strutturale dei ricavi di un’industria editoriale italiana ancora troppo tradizionale.  Repubblica  (il cui gruppo ha difeso l’utile nell’ultimo esercizio) non rinuncia a ospitare nella sua sezione culturale della domenica un affresco di  insider-outsider  della  web industry globale: internet, dicono questi /anti-guru/, non ci ha affatto resi più liberi e più ricchi, ma - al contrario - più poveri, meno autonomi e, in un numero crescente di casi, più disoccupati.  Il Corriere della Sera  (ancora oberato di enormi perdite da debiti sulle acquisizioni spagnole) continua a far notizia soprattutto per l’estenuante procedura di sostituzione del presidente e del direttore e per il progetto di cessione in blocco della divisione libri.
È in questa cornice di cifre e umori che la grande stampa nazionale scalda i motori per l’apertura di un tavolo per l’editoria alla Presidenza del Consiglio: Fieg e Fnsi si presenteranno da Luca Lotti, braccio operativo del premier Matteo Renzi anche sul delicato fronte Rai media. Maurizio Costa (presidente Fieg, ex amministratore delegato della Mondadori e candidato presidente di Rcs) ha già avuto modo di sintetizzare la posizione degli editori di giornali italiani : la crisi ha effetti insostenibili essenzialmente per lo strapotere di Google e la contromisura immediata è una tassazione straordinaria sulla principale e simbolica web company da destinare ad aiuti altrettanto straordinari agli editori e ai giornalisti italiani (la posizione è ovviamente condivisa in blocco dalla Fnsi). 
Che ciascuna “parte sociale” faccia la sua parte non è sorprendente e tanto meno scandaloso. Però - e la posizione viene oggettivamente ribadita sul giornale di questa giovane web media company - il lecito e motivato lobbyismo dell’editoria e del giornalismo nazionali sembra datato così come le strategie e le gestioni dei diversi gruppi media che chiederanno quattrini pubblici in nome di un interesse generale e nazionale che - ultimamente - ha giustificato l’investimento statale di salvataggio dell’Ilva (che è stata in ogni caso commissariata). 
 Così come tutti sanno - sappiamo - che l’industria siderurgica è infinitamente cambiata rispetto ai tempi in cui lo Stato costruì il gigantesco impianto di Taranto, tutti sanno - sappiamo - che l’industria dell’informazione è sideralmente cambiata rispetto a quando in Italia si stampavano e vendevano sette milioni di copie di quotidiani cartacei. Le imprese editoriali italiane - anche se con ritmi diversi - sono cambiate a velocità molto bassa in un settore in cui tutto è rivoluzionato: la domanda di contenuti, la tecnologia, la struttura concorrenziale del mercato e l’imprenditoria che decide di investirvi e giocarvi. (Ilsussidiario)

Solidale a chi?

fonte
Ilva: a Taranto da oggi contratti di solidarietà per 2. 310

Parte da oggi la nuova fase di contratti di solidarieta' all'Ilva di Taranto. Da oggi e sino a fine mese saranno 2.310 i lavoratori interessati al contratto di solidarieta' che prevede meno ore di lavoro ed un taglio della retribuzione in parte compensato dall'Inps. E intanto dopo l'altoforno 5 fermato nei giorni scorsi per i lavori dell'Autorizzazione integrata ambientale, tra domani e giovedì è prevista la fermata dell'acciaieria 1 del siderurgico.
  Producendo meno ghisa, c'è meno attività a valle. E di conseguenza cresce anche il ricorso ai contratti di solidarietà, l'ammortizzatore sociale concordato tra azienda e sindacati per gestire questa particolare fase di ristrutturazione.
  Con l'aumento degli impianti fermi, aumentera' nell'Ilva anche il numero dei lavoratori soggetti ai contratti di solidarieta', dai 2.310 di questo periodo ad oltre 3mila tra aprile e giugno. Oltre 800 addetti in piu'. In particolare, ad aprile la solidarieta' tocchera' 3.131 lavoratori (di cui 2.222 tra altiforni, acciaierie, laminatoi e tubifici e 421 tra carpenteria e officine meccaniche ed elettriche) mentre l'inattivita' riguardera' 3.128 unita' a maggio e 3.178 a giugno. La sospensione prevista, rende noto l'Ilva, sara' quella della giornata intera di solidarieta' ma resta comunque la disponibilita' dei reparti ad adottare l'ora giornaliera. I numeri definiti oggi si rifanno all'accordo delle scorse settimane che ha previsto che a Taranto vada in solidarieta' un numero massimo di 4.074 addetti. Circa 500 in piu' rispetto ai circa 3.500 delle intese del 2014 e 2013. Questo, infatti, e' il terzo anno di solidarieta' all'Ilva. Con un particolare pero': nei due anni precedenti la solidarieta' non e' mai andata oltre i 1.500-1.600 addetti a fronte dei 3.500 individuati nelle intese, adesso, invece, c'e' maggiore corrispondenza tra numeri effettivi e quelli dell'accordo.
  Questo perche' sta aumentando il numero degli impianti soggetti a fermata produttiva. Nei prossimi giorni, a valle delle ultime fermate, l'Ilva sara', infatti, in attivita' con due altiforni su quattro e con un'acciaieria su due.(AGI).