domenica 19 agosto 2012

Ma i portafogli sono ben chiusi...

... elemosine a parte!

Il prof. Federico Valerio: «L’Ilva vende ancora fumo»

Ho l’impressione che dopo la visita di due ministri, l’Ilva continui a vendere fumo. Ad esempio, è un pannicello caldo quello che l’Ilva vuol fare per ridurre la polverosità dei grandi depositi di materie prime: aggiungere un legante all’acqua con cui ora tengono umidi i cumuli di carbone all’aperto!
L’immagine che segue, più di tanti discorsi, da’ una chiara idea a che livello di arretratezza sia la più grande acciaieria d’Europa (foto in  basso), confrontata con le scelte impiantistiche di una acciaierie della Corea del Sud (foto in alto), un nostro concorrente sul mercato mondiale dell’acciaio.
E questo riguarda solo il parco minerali che, dal punto di vista sanitario, è un problema minore, in quanto le dimensioni delle polveri di carbone e di ossido di ferro che si disperdono durante la movimentazione sono molto grandi e non in grado di entrare nelle vie respiratorie. I veri problemi di Taranto sono le vecchie cokerie, che l’ ILVA ha rimesso in funzione, e il reparto Agglomerazione.
E da qui che escono i cancerogeni (benzene, benzopirene, diossine) e per garantire la salute di lavoratori e cittadini non c’è altra soluzione che chiudere entrambi, al più presto possibile.
La verità è che, se Taranto deve ancora produrre acciaio,  bisognerebbe rifare tutto l’impianto, di sana pianta.
E per fare questo bisogna chiudere, ma nessuno andrebbe a casa, in quanto la chiusura, la bonifica e la ricostruzione di nuovi moderni impianti richiede lavoro e operai, ma anche capitali e qui temo, Riva non ci sente: per fare affari bisogna che tutto continui come ora, con un pò di fumo negli occhi dei politici di turno e del sindacato.
Dal blog del prof. Federico Valerio, chimico ambientale, perito dell’accusa nel procedimento che portò alla chiusura della cokeria Ilva di Genova
http://federico-valerio.blogspot.it/

sabato 18 agosto 2012

Il gel e il vento... Parliamo di Ilva o della parrucca di Clini?

Una cronaca di ieri tratta da Repubblica.
Da prendere con le pinze anche se permette di apprezzare buona parte delle gag del Circo Taranto, dalla collaudata coppia Clini Passera al nuovo Ferrante, alle glorie locali Vendola e Assennato.
Il primo premio va alla proposta più clou di agosto: nel duemiladodici la produzione industriale dipende dal vento!!! (lo dice il ministro tecnico, eh!)

Ilva, finisce il vertice con i ministri
Clini: Ridurre produzione quando tira vento
I comitati: Nessuna soluzione concreta

Si è conluso senza incidenti e senza colpi di scena il vertice a taranto con i ministri Clini e Passera. Dall'Ilva l'impegno a stanziare altri 46 milioni per la bonifica, mentre il governo rinuncia a impugnare il provvedimento del Gip. Individuate anche le prime misure antinquinamento: un gel antipolvere e produzione modulata in base al vento. Ma gli ambientalisti sono delusi: "Soluzioni vecchie e inutili"

Il sentimento più diffuso, alla fine di una lunga e convulsa giornata, è quello della delusione. I comitati cittadini da una parte e gli operai dall'altra avevano organizzato manifestazionie e blocchi stradali per l'arrivo a Taranto dei ministri Clini e Passera. Una protesta pacifica ma dai toni forti.Già annunciati gli applausi indirizzati al gip Patrizia Todisco, meno i fischi rivolti a Vendola e agli altri politici che arrivano al palazzo della prefettura blindato da 400 poliziotti.
Per motivi di sicurezza la questura aveva individuato una zona rossa off limits ai manifestanti e vietato i cortei. Ma i comitati civici hanno volute sfidare le autorità sflindo fin nelle vicinanze del palazza di governo. La polizia ha indossato i giubbotti antisommossa ma la situazione non è mai degenerata in violenza. 
Cori da stadio e slogan hanno scandito la giornata di Taranto mentre Passera e Clini erano riuniti con i rappresentanti di Regione ed enti locali. Poi la frenesia della manifestazione si è trasformata in trepida attesa per gli esiti dell'incontro al quale, i comitati, non hanno poturo partecipare.
Ma, pochi minuti prima delle 18, quando il vertice si è sciolto e dalle agenzie hanno cominciato a trapelare le prime notizia sulle soluzione individuate per conciliare salute e lavoro la delusione è stata palpabile. I gel antipolvere e l'intendità della produzione modulata in asa al vento non hanno convinto gli ambientalisti Non è stato proposto
nulla di nuovo. E solo la Regione Puglia può abboccare a simili annunci propagandistici che pretendono di presentare come nuovi dei macchinari già in uso". Il Comitato fa presente di non fidarsi "più di questi accordi fatti senza la nostra presenza. Se ci fossimo stati noi la Regione Puglia non avrebbe fatto questa brutta figura, anche perchè le benne rompono il filmato dei cumuli e la dispersione avviene lo stesso. Occorre prendere esempio da tutte le acciaierie che hanno coperto i parchi minerali. Quanto ci è costato questo incontro per presentare la grandiosa idea già esistente del gel" ha tuonato il comitato dei cittadini liberi e pensanti.

I volti della gente: ironia, rabbia e disperazione 
La manifestazione degli ambientalisti
Zona rossa, transenne e poliziottiMigliaia di persone in corteo

Ore 18, 05 - Clini: "Ridurre la produzione quando c'è vento"
Il quartiere Tamburi di Taranto è sottovento rispetto alle cokerie. La misura di prevenzione sulla quale si sta lavorando è di ridurre il carico delle produzioni, e quindi le emissioni, ogni qual volta le condizioni climatiche locali mettono a rischio il quartiere. Lo dice il ministro corrado clini, in conferenza stampa a taranto.

 Ore 17,55 - Passera: "Nessun chiaro danno dalle emissioni attuali"
"Non c'è una chiara evidenza di causalità diretta tra le emissioni attuali e le conseguenze ambientali". Lo ha detto il ministro dello sviluppo economico, corrado passera, nel corso della conferenza stampa a taranto sul caso ilva.
Ci sono "costi sulla salute che hanno gravato sulla città" ha spiegato passera secondo il quale ci sono stati "grossi miglioramenti fatti grazie ad investimenti e a norme che l'amministrazione regionale ha introdotto. E' stato fatto l'esempio della diossina che è andata migliorando nel tempo".
In ogni caso, ha concluso, "nessun costo può giustiticare comportamenti contro la legge ma vediamo se si possono rimediare i problemi ambientali e cercare di evitare in ogni modo il costo sociale per la città e per il paese che deriverebbe dalla chiusura dell'azienda".

Ore 17,52 - Clini: "Convergenza con la procura"
Ho avuto una conversazione telefonica con il procuratore della repubblica di taranto e abbiamo parlato" di una convergenza nel merito tra governo e magistrati intorno alla vicenda ilva "nello spirito della collaborazione che io credo sia inevitabile". Così il ministro corrado clini, in conferenza stampa a taranto a chi gli chiede se il governo ricorrerà alla consulta sul provvedimento del gip sull'ilva.
Per Clini "l'ipotesi di un conflitto di attribuzione è stata ventilata come ultima soluzione nel caso in cui non riuscissimo a evitare l'impasse che si stava creando e che io spero sia in fase di superamento". Il ministro dell'ambiente sottolinea che "entrando nel merito delle questioni, abbiamo potuto verificare che le prescrizioni del gip sono coerenti con le indicazioni date da me quando ho chiesto di avere come riferimento le più avanzate tecnologie europee. C'è una convergenza nel merito e questa convergenza l'abbiamo assunta subito nella procedura" indicata per il rinnovo dell'autorizzazione integrata ambientale allo stabilimento siderurgico.

Ore 17,42 - Passera: "Da Ilva impegno superiore alle aspettative"
"L'azienda è venuta con una serie di impegni anche superiori alle aspettative". Lo ha detto il ministro dello sviluppo economico, corrado passera, nel corso della conferenza stampa a taranto sul caso ilva.
Nel piano, ha spiegato, "tutto quanto indicato è stato fatto proprio dall'azienda con un piano finanziato e con scandenze".

Ore 17,38 - Clini: "L'Ilva inizia a collaborare"
"Abbiamo iniziato a lavorare e la risposta dell'ilva è stata positiva: l'azienda ci ha comunicato l'adesione all'impegno" previsto nella nuova autorizzazione integrata ambientale "e la decisione di investire 146 mln di euro per la riduzione delle emissioni nei punti più critici del processo, ovvero polvere e benzopirene". Lo ha detto il ministro dell'ambiente Corrado Clini in conferenza stampa a Taranto al termine del vertice di oggi sulla vertenza Ilva.
Clini ha ricordato che l'iter per il rilascio della nuova Aia "si concluderà entro il 30 settembre" e che l'autorizzazione "recepisce come riferimenti le disposizioni europee sulle migliori tecnologie disponibili, tutte le prescrizioni del gip di taranto fatta eccezione la fermata degli impianti, le indicazioni della regione puglia e infine tiene conto delle decisioni del Tar in merito alla prima Aia dell'agosto 2011".

Ore 17,35 - Passera: "No a decisioni irrimediabili" "Auspichiamo che non vengano prese decisioni che siano irrimediabili nelle loro conseguenze". A dirlo, a Taranto, al termine di un vertice sull'Ilva, il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera. "La collaborazione con la magistratura è e sarà totale".

Ore 17,34 - Passera: "Non sceglieremo tra lavoro e salute"

Una giornata utile, una tappa Importante". Lo ha detto il ministro dello sviluppo economico, corrado passera, in conferenza stampa a taranto dopo gli incontri istituzionali in prefettura sulla vicenda ilva."Ci saranno altri incontri -ha aggiunto - tutto il governo si sente e si sentirà impegnato fino alla soluzione dei problemi. E' emerso un forte e chiaro consenso su una questione di fondo: nessuno può essere messo di fronte alla scelta tra salute e lavoro".

Ore 17,32 - I comitati: i gel una proposta vecchia e inutile "Non è stato quindi proposto nulla di nuovo. E solo la Regione Puglia può abboccare a simili annunci propagandistici che pretendono di presentare come nuovi dei macchinari già in uso".
Il Comitato fa presente di non fidarsi "più di questi accordi fatti senza la nostra presenza. Se ci fossimo stati noi la Regione Puglia non avrebbe fatto questa brutta figura, anche perchè le benne rompono il filmato dei cumuli e la dispersione avviene lo stesso". Nella nota si rileva che "la Hyundai Steel Corporation in Cina ha coperto i parchi minerali". "Perchè - si conclude - in Cina sì e a Taranto no? Occorre prendere esempio da tutte le acciaierie che hanno coperto i parchi minerali. Quanto ci è costato questo incontro per presentare la grandiosa idea già esistente del gel?".

Ore 17, 31 Gel sui minerali: questa la soluzione anti inquinamento proposta dall'Ilva
Dalle conclusioni dall'incontro alla Prefettura di Taranto emerge un accordo fra Regione Puglia e il presidente dell'Ilva Bruno Ferrante per cospargere i parchi minerali di un gel speciale che ricopra i cumuli. Questa soluzione risulta già adottata da anni e risulta fallimentare. Infatti gli ugelli della macchina si intasano perchè la sostanza collosa si indurisce". Lo affermano in una nota esponenti del 'Comitato di cittadini e lavoratori liberi e pensanti.

Ore 17,12 - Legambiente: "Presidente Aia dia dimissioni"
"Per rispondere alle richieste della magistratura è urgente che il governo imponga il radicale ammodernamento degli impianti dell'ilva e acceleri l'iter per una nuova e rigorosa Aia. E' assurdo che per farlo si attenda un mese e mezzo. La commissione aia rinunci alle ferie e lavori fin da subito per restituire il futuro alla città di Taranto, a migliaia di famiglie e al sistema industriale italiano". Così il vicepresidente di legambiente Stefano Ciafani. "Dal ministro Clini - prosegue ciafani - ci aspettiamo un atto di discontinuità rispetto alle scelte del passato, viziate da oscuri intrecci tra azienda, ministero e commissione, emersi dagli stralci delle intercettazioni uscite sulla stampa. Un segnale importante di discontinuità dovrebbe darlo Dario Ticali, rimettendo a questo punto il suo mandato da presidente della commissione aia nelle mani del ministro dell'ambiente".

Ore 17,05 - Vendola: "Ma ora il governo metta a disposizione più risorse"
Messo da parte "il conflitto inutile e pericoloso" oggi "abbiamo scelto l'altra strada: quella del dialogo". Il governatore Vendola, nel corso della conferenza stampadopo l'incontro con i ministri Passera e Clini, dice che il governo rinuncerà al conflitto di attribuzione con la magistratura. "La novità di oggi- sottolinea - è l'indicazione del termine di chiusura dell'aia e che verrà chiusa entro il 30 settembre, secondo l'impegno del ministro". Vendola spera ora che il governo possa fare "uno sforzo supplementare" mettendo "in campo più risorse" per il recupero e la bonifica dell'area dell'ilva di Taranto.

Ore 17,03 - Vendola: "Da governo stop a ricorso contro gip"
"Il Governo ha dismesso l'intenzione di proseguire lungo la strada del conflitto di attribuzione con la magistratura: mi sembra questa una prova di saggezza". Lo ha detto il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola parlando con i giornalisti al termine dell'incontro con i ministri Clini e Passera sulla vicenda Ilva.

Ore 16,45 - Petrolio in mare, nave turca ancora bloccata.
Sono tuttora in corso, da parte di uomini e mezzi della Società Ecotaras concessionaria del servizio di disinquinamento del porto di Taranto, le operazioni di bonifica dello specchio di mare nella quale ieri sono stati sversati idrocarburi causato dall amotonave 'Nazlim', battente bandiera turca. La nave, a prescindere dall'accertamento delle cause e responsabilità dell'inquinamento, è stata "detenuta" nel porto di Taranto per "accertate deficienze in materia di sicurezza della navigazione", circostanza che ne impedisce la partenza dal porto di Taranto senza che prima ci sia stata la messa a norma.

Ore 16.16 - Ferrante: "Per restare a Taranto chiediamo chiarezza"
"Al governo abbiamo chiesto certezza e chiarezza normativa e prospettiva,questi sono i presupposti affinchè l'azienda continui ad investire su Taranto. Ogni imprenditore ha bisogno di pensare al futuro". Lo ha detto il presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante.

Ore 16.00 - Assennato (Arpa): "Incontro molto positivo"
"Lunedì prossimo torneremo a Roma per stabilire il calendario della nuova Aia (autorizzazione integrata ambientale) all'Ilva" lo ha  detto il direttore generale dell'Arpa Puglia Giorgio Assennato uscendo dal vertice con i ministri Clini e Passera in Prefettura a Taranto.
Assennato ha parlato di incontro "molto proficuo". " C'è la disponibilità dell'Ilva a  intervenire - ha osservato Assennato - ovviamente un conto sono i propositi e un conto sono  le azioni concrete. Queste le misureremo".

Ore 15.52 - Ferrante: "Non siamo fuorilegge"
'Non siamo fuorilegge. La legge l'abbiamo sempre osservata e rispettata". Bruno Ferrante, presidente dell'Ilva, questo concetto lo ribadisce più volte nel corso della conferenza stampa di Taranto. "Ci muoviamo e ci siamo sempre mossi rispettando le prescrizioni dell'Aia - ha detto - dobbiamo dimostrare la volontà di risanamento e di messa in sicurezza e lo faremo. Se c'è una strada anche piccola per far prevalere il dialogo la percorrer".

Ore 15.48 - Ferrante: impegno subordinato a decisioni del gip
"Non si può chiedere a un'azienda di investire se poi si preclude la possibilità di futuro". Lo ha detto il presidente dell'Ilva Bruno Ferrante, parlando in conferenza stampa alla Prefettura di Taranto al termine dell'incontro con i ministri dello Sviluppo Economico e dell'Ambiente Corrado Passera e Corrado Clini.

0re 15.45 - Vertice terminato. Ferrante: Pronti a stanziare altri 56 milioni
"Abbiamo già impegnato e finanziato 90 milioni di euro e abbiamo in animo di finanziarne a breve altri 56: per un totale di 146 milioni che l'Ilva mette per l'ambiente". Lo ha detto il commissario dell'Ilva, Bruno Ferrante, incontrando i giornalisti dopo il vertice con i ministri.

Ore 15.43 - 400 poliziotti schierati a tutela della zona rossa

Circa  400 tra poliziotti e carabinieri, ma ci sono anche militari della Guardia di Finanza, sono impegnati da stamani nel dispositivo  di sicurezza organizzato in occasione del vertice in corso in prefettura sulla vicenda Ilva presenti i ministri Clini e Passera. A sottolinearlo sono fonti della Questura di Taranto

ORE 15.38 - Legambiente al governo: fate presto
"Per rispondere alle richieste della magistratura è urgente che il governo imponga il radicale ammodernamento degli impianti dell'Ilva e acceleri l'iter per una nuova e rigorosa Aia. E' assurdo che per farlo si attenda un mese e mezzo. La commissione Aia rinunci alle ferie e lavori fin da subito per restituire il futuro alla città di Taranto, a migliaia di famiglie e al sistema industriale italiano".Così il vicepresidente di Legambiente, Stefano Ciafani, ribadisce la posizione dell'associazione sulla vicenda Ilva.
ORE 14.45 - Il corteo si scioglie I manifestanti hanno lasciato a piccoli gruppi piazza della Vittoria per tornare nella vicina piazza Immacolata, dove era cominciata stamani l'assemblea pubblica. Qui sono ricominciati gli interventi dei cittadini ai quali assistono circa 200 persone. I comizi - dicono dal Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti - andranno avanti ad oltranza.

ORE 13.50 - Ferrante, vicenda complessa

"E' una vicenda molto complessa, articolata, che vede diversi soggetti in campo, però credo che alla fine il buon senso e la ragione dovranno prevalere". Così il presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante, a margine del vertice in corso a Taranto. Ferrante si augura che "vengano trovate soluzioni per Taranto, i lavoratori di Taranto e anche per l'Ilva.

ORE 13.17 - Anncora applausi e cori per la TodiscoContinuano con lunghi applausi e cori i ringraziamenti dei manifestanti a favore del pm Patrizia Todisco

ORE 13.00 - Vertice con Vendola e amministratori locali
E' ancora in atto il vertice con il presidente della Regione Puglia e gli amministratori locali che stando
al programma dovrebbe terminare alle 13.30

ORE 12.40 - Fischi anche per VendolaIn questo momento i manifestanti del comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti hanno inneggiato cori e fischi anche nei confronti del governatore Nichi Vendola

ORE 12.10 - Tensione in piazza della Vittoria

Il corteo è arrivato in piazza della Vittoria i poliziotti si sono schierati in assetto antisommossa, situazione tranquilla ma resta allerta

ORE 12.00 - Rimossi i blocchi
Sono stati rimossi i blocchi sulla statale 106 e sulla Appia, facendo riprendere il transito di auto e tir che hanno provocato code lunghe per otto chilometri

Ore 11.50 - Corteo pacifico
Il corteo, che sembra dirigersi nella vicina piazza della Vittoria, e' pacifico. I manifestanti intonano il loro slogan 'Taranto libera', assieme a 'Riva boia' e a 'Noi vogliamo vivere' e 'Non siamo dei burattini'. Ancora applausi sono rivolti al gip Patrizia Todisco e alle vittime dell'Ilva

ORE 11.40 - Al via vertice
Iniziato, nella sede della Prefettura di Taranto, il vertice sulla questione Ilva. Arrivati, poco fa, i ministri dell'Ambiente, Corrado Clini, e dello Sviluppo, Corrado Passera. Ad attenderli, tra gli altri, il presidente della Regione, Nichi Vendola, il presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido.

ORE 11.35 - Partito il corteo

Il corteo pur non essendo autorizzato è iniziato, polizia schierata sui lati ma non interviene. Sono diretti in Prefettura

ORE 11.30 - Clini e Passera in Prefettura
Hanno varcato le porte della Prefettura i due ministri senza lasciare nessuna dichiarazione ai numerosi giornalisti che si sono accalcati all'ingresso

ORE 11.20 - Cori da stadio

In piazza Immacolata numerosi manifestanti inneggiano con cori da stadio a scendere in piazza andando contro la direttiva del questore che ha vietato i cortei

ORE 11.00 - Blocco statale 106
Si allunga sempre di più la coda di tir e auto che transitano sulla statale 106. In questo momento si è formata una coda di 5 km

ORE 10.45 - Arrivati a Taranto Clini e Passera
Gli operai hanno appena fatto passare le auto che trasportavono i ministri Clini e Passera ora diretti in Prefettura

ORE 10.30 - Un carrello al posto dell'Apecar

Un carrello al posto dell'Apecar montato un impianto hi-fi ha preso il posto dell'Apecar all'assemblea pubblica appena cominciata in piazza Maria Immacolata a Taranto. L'Apecar, diventato il simbolo della rinascita dei tarantini, non è stato portato in piazza dal comitato 'Lavoratori e cittadini liberi e pensanti' perchè il suo uso è stato vietato ieri dal questore Enzo Mangini, per motivi di ordine e sicurezza pubblica. "Eccolo qua, l'Apecar eccolo qua. E' solo qua, l'Apecar è solo quà, lo slogan intonato dal comitato all'inizio dell'assemblea in favore dei provvedimenti di sequestro della magistratura degli impianti a caldo dell'Ilva di Taranto

ORE 10.27 - Blocco della statale Appia
E' iniziato in questo momento anche il blocco della statale Appia che collega Taranto a Brindisi da parte delle segreterie provinciali di Fim-Cisl e Uilm-Uil

ORE 10.25 - Applausi alla Todisco
Ci sono stati numerosi applausi per il pm Patrizia Todisco da parte degli ambientalisti in Piazza Immacolata e cori che inneggiano a non abbassare la guardia

ORE 10.20 - Blocco della statale 106
Iniziato il blocco della statale 106, che proseguirà sino alle 12

ORE 10.15 - Un minuto di silenzio per le vittime
In Piazza Maria Immacolata un minuto di silenzio per vittime dell'Ilva e i morti provocati dall'inquinamento.

ORE 10.10 - La manifestazione
E' in corso la manifestazione in Piazza Maria Immacolata indetta dal comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti, moltissimi striscioni inneggiano il pm Patrizia Todisco. In questo momento in piazza ci sono un migliaio di persone. Prefettura blindata le vie d'accesso sono tutte transennate l'arrivo dei ministri è previsto per le 11.Tra i manifestanti, sembra esserci più un clima di festa che di tensione.

venerdì 17 agosto 2012

Le impressioni da fuori





Ilva di Taranto, cronache dai due mari


Taranto, caldo e disagio. Neanche il tempo di entrare nel ventre molle della città che ci fermiamo davanti a un posto di blocco della polizia. Dovete deviare, non si può andare avanti. Sono le undici e mezza, il pullman è partito stamattina alle sei da piazza Garibaldi, ha attraversato una Basentana accerchiata dalle montagne lucane e ha proseguito per la costa jonica. Proseguiamo per una strada diretta verso la zona industriale e dopo qualche chilometro il pullman si ferma di nuovo. All’orizzonte, un tir piazzato di sbieco e un centinaio di operai che bloccano la strada statale. Non si passa. Mi ritrovo all’ingresso dell’Ilva, tra la raffineria dell’Eni, una pompa di benzina piena di operai che stringono panini imbottiti e il cementificio. Grandi ciminiere non troppo lontane da noi, una superficie non quantificabile di linee, altiforni e impianti. Il colore rosso porpora domina la luce di un sole impietoso. Un nastro-trasportatore lunghissimo passa sulle nostre teste accaldate e arriva al porto industriale. Non riesco a individuare il mare. Mi aggiro tra gli operai, c’è una giornalista della televisione regionale che mette il microfono in bocca a un lavoratore, si forma un cerchio intorno a lei. C’è una sola bandiera del sindacato, ma non tira un alito di vento e quella neanche sventola. Scambio due parole con un caporeparto dell’Altoforno uno.
Gli operai sono giovani, sembrano impauriti. Alcuni di loro ostentano una sicumera legittimata dai panni sporchi che indossano. Una signora dell’area flegrea viene cooptata dalla giornalista, davanti alla telecamera esprime tutta la solidarietà ai lavoratori in sciopero e accenna usando troppe parole inutili al disastroso problema di Bagnoli, che da quando ha chiuso l’acciaieria da quelle parti non s’è mai fatto niente. Applausi, qui non si chiude, dicono, è possibile coniugare la tutela dell’ambiente con quella del lavoro. Io ho figli, ho il mutuo. Se chiudono poi vengo a mangiare a casa tua. Se la stanno prendendo con l’Ilva ma qui c’è una raffineria, il cementificio, la discarica, qui è tutto inquinato…
Le notizie che arrivano dal centro della città vengono condivise immediatamente tramite gli smartphone. La giornalista della televisione le commenta in presa diretta insieme ai lavoratori. I pensieri s’accavallano. Intanto le auto che aspettano lo sblocco della strada aumentano a dismisura. Una signora inizia a dare i numeri, deve raggiungere la litoranea per una grigliata in famiglia. Risate. Si avvicina un giovane in tenuta da mare e chiede di poter passare a un operaio. Quello lo guarda, lo squadra e dice di no, si passa solo se hai bambini piccoli. L’altro dice ma è il mio compleanno. Auguri, fa l’operaio, paga a tutti da bere, là c’è il bar. Verso mezzogiorno la strada si sblocca. Se avessi saputo la distanza così ravvicinata tra l’Ilva e la stazione centrale sarei andato anche a piedi.
Taranto, fatti guardare. Angioletto mi fa da stalker-Cicerone. Un autobus che costeggia la città vecchia praticamente abbandonata, il castello aragonese, il mar piccolo, il mar grande, le giraffe dei vecchi cantieri navali Tosi dismessi, un ponte girevole e i palazzi in cui si sono riuniti i ministri per discutere della vicenda Ilva. Al rione Tamburi hanno dipinto le palazzine con lo stesso colore rosso porpora della polvere proveniente dalle collinette di minerale all’interno dello stabilimento. Mimetismo urbano, da quel quartiere ti affacci e vedi le ciminiere. Questa città non si spiega, eppure rappresenta un’immagine paradigmatica nel tempo in cui il lavoro diventa primo nemico del lavoratore. Pippo Fava, in una sua inchiesta degli anni Ottanta sull’industrializzazione in un sud agricolo in balia di uno sfruttamento mascherato da progresso, parlava di tre momenti: la grande illusione, la realtà e la speranza. Questa è l’epoca della disillusione disperata, e da questa parte di sud selvaggio e contaminato l’immagine del conflitto in atto è fin troppo nitida, seppur contraddittoria. Continuo ad avere difficoltà con l’orientamento. Cos’è quella costa laggiù? Ci sono troppe navi che aspettano in rada, lo skyline dell’Ilva onnipresente, l’arsenale e il porto commerciale. La polizia accerchia gli angoli delle piazze, le camionette della guardia di finanza bloccano gli accessi. Sono intrappolato. Hanno creato una zona rossa, e appena fuori, una manifestazione organizzata dal comitato dei cittadini e lavoratori liberi e pensanti. C’è chi ha sparato raffiche di proiettili d’inchiostro su di loro, dalle colonne di un giornale. Io vedo giovani, famiglie con i bambini nei carrozzini e striscioni, vedo operai, precari, disoccupati e cittadini alle prese con un processo spontaneo e costituente, e per sua natura eterogeneo. Li sento rivendicare diritti inviolabili tra un coro e l’altro.
Ci allontaniamo dalla piazza presidiata da un cordone di polizia e arriviamo in un’altra piazza non lontana. Francesca porta la voce del comitato tra i cori da stadio di sottofondo. «Dopo l’ordinanza della Todisco si sono creati dei disordini a Taranto perché si diceva che gli operai avessero bloccato il ponte e la città. E si stava incominciando ancora una volta a delineare quell’immensa frattura di chi protesta per il lavoro e chi protesta per la salute. Quando siamo andati a vedere cosa succedeva sul ponte, abbiamo capito che gli operai erano stati mandati in sciopero dall’azienda, e si sono trovati con noi per la prima volta, è nato un sodalizio. Non è mai successo finora che gli operai scendessero in piazza e dicessero ai cittadini che là dentro si muore. Gli allevatori hanno dovuto sopprimere seicento capi di bestiame, il raggio interdetto al pascolo parte da cinquecento metri a ridosso dell’Ilva e arriva a venti chilometri, verso l’inizio della litoranea. Non ci vuole uno scienziato a capire… Ognuno di noi ha un morto o un malato di tumore in famiglia. Noi siamo nati per questo, perché questa cosa ce la ripetono da cinquant’anni. Chiedono sempre anche provocatoriamente: “Ma volete la salute o il lavoro?”. Non è una domanda che si può fare, è un falso problema. È un pretesto per creare fratture. Il problema a Taranto c’è, è evidente. Se vai al rione Tamburi e tira vento ti brucia il naso, senti il sapore di metallo in bocca. Il nostro obiettivo è richiamare più gente possibile, far capire agli operai che non siamo contro di loro, che noi siamo con loro. Un’esigenza primaria per noi è che non esiste la scelta tra salute o lavoro. È un ricatto. Se il Gip ritiene che chi inquina paga, se c’è qualche cosa d’illegale, che vada messo a norma e che i lavoratori vengano tutelati. I colpevoli ci sono».
Cataldo, operaio Ilva del reparto impianti marittimi, mi parla sforzandosi: «Quella è una fabbrica in cui vengono cancellati i diritti, viene annullata la dignità. Se tu sei iscritto al sindacato sbagliato, se ti rifiuti di eseguire lavori non in sicurezza, tu sei uno che non farà mai strada, se tu sei uno che partecipa agli scioperi non farai mai strada. Se invece sei uno sempre presente, che dice sempre si anche quando c’è da rischiare la vita, che dice sempre si anche quando dovrebbe dire no, che non ha un pensiero libero di lavoratore, allora potresti fare strada. Questa è l’azienda. Io ci lavoro da quattordici anni, là dentro, ci lavorava mio zio. Ci sono entrato in un periodo storico particolare, quando le menti strateghe dell’Ilva, durante il ricambio occupazionale ai tempi dei benefici dell’amianto, hanno deciso di assumere solo ed esclusivamente figli e parenti dei dipendenti, in modo da tenere a quelli che uscivano per la gola, e a quelli che entravano per le palle. Dopo sei anni avevano ammaestrato tutti alla rinuncia ai diritti. Ora chi è uomo non può subire in eterno, anche se il posto di lavoro è pane per i nostri figli».
Ettore è arrabbiato, ascolta la conversazione, mi scambia per un giornalista e inizia a fare il facinoroso. Lo capisco. Troppe parole strumentalizzate. Cataldo prosegue dopo averlo placato. «Siamo arrabbiati tutti per come ci hanno ridotti. Ci uccidono per il lavoro. Questa è la vergogna, quando la mia città va a bussare a una porta e dice a chi apre “ci stai uccidendo”. Questa persona dice: “o così o metto tutti per la strada”. C’è un lavoratore che ha parlato in assemblea oggi, trentotto anni, cinque figli, ammalato di tumore, è stato licenziato. Nove mesi di chemio. Per queste persone come s’interviene? A chi stanno pensando di arricchire? Ecco la rabbia di Ettore, lo devi giustificare perché è sanguigno, ha il cuore grande… Taranto non era una città da adibire ai veleni. Le risorse sono altre. Qualcuno ha deciso che Taranto doveva essere la pattumiera d’Italia, che doveva vivere di veleni, anzi doveva morire di veleni. Qualcuno ha deciso strategicamente che dobbiamo avere il quaranta per cento di disoccupazione, perché chi ha quel posto di lavoro che ti uccide se lo deve tenere e se lo deve difendere. Per sostenere la propria famiglia. Non è possibile che io posso scambiare il posto di lavoro avvelenando la mia famiglia, perché la mia famiglia vive in questa città. Allora non posso essere più oggetto di negoziazione. Quel motocarro con cui siamo arrivati in piazza quel giorno, quando chi doveva darci risposte si è limitato solo a darci un’appartenenza politica, un’appartenenza a dei gruppi, a contarci e ad assegnarci un colore, invece di darci risposta sulle legittime richieste che noi facevamo… ancora le aspettiamo, le risposte. Le bandiere e i colori che dividono li lasciamo a loro, a noi ci rispondessero sulle nostre ragioni! Noi lavoratori che abbiamo deciso di fare questo comitato non siamo contro i lavoratori dell’Ilva. C’è chi ha interesse a metterci contro l’un l’altro. Con questi lavoratori noi abbiamo condiviso i manifesti fuori alle portinerie. I nostri colleghi morti li abbiamo visti insieme, li abbiamo pianti insieme. Non possono nascondersi dietro a un dito. Noi non siamo più sindacalisti, abbiamo dato le dimissioni perché ci vergognavamo. Se domandi ai lavoratori di Taranto riguardo al sindacato ti diranno tutti che sono dei corrotti. Collusi e venduti. Si sono dimostrati per quello che sono. Sono assoggettati totalmente all’azienda. L’ambiente è più importante del lavoro. Perché si muore. Basta non tengo più voce».
Pomeriggio assolato, nella radio della macchina di Angioletto Gianna Nannini canta Questo amore è una camera a gas. Dal rione Salinella nei pressi dello stadio a Taranto due, tagliamo di netto i quartieri popolari semi-deserti. Casermoni in mezzo alle immense sterpaglie. Passeggiamo per i vicoli della città vecchia, tra i portoni murati e le chiese sconsacrate. Uno scenario surreale. Andiamo a discutere con quelli del comitato di quartiere. Ci fermiamo da zio Gaetano a mangiare un panino in mezzo alle palazzine, in un parchetto archeologico, alle spalle di una cattedrale che assomiglia al cementificio accanto all’Ilva. Scritte sui muri ricordano un compagno scomparso da poco per un incidente stradale. Raffo cozze e scontri, come recita uno stendardo degli ultras. Le famose cozze tarantine, il prodotto locale… Un’ordinanza ne vieta la vendita perché sono contaminate. Mi ritrovo in mezzo a gente che questo territorio lo vive, nel bene e nel male. Una minoranza attiva che agisce di fronte a una paradossale condizione di subordinazione e conflitto. Barcolliamo per la giornata arroventata e faticosa. E mentre ci avviamo verso la litoranea, io e Angioletto continuiamo a ragionare su questa città preda di chi ancora intende rinnovarla autodistruggendola. (andrea bottalico - Napolimonitor)

mercoledì 15 agosto 2012

Rush finale! E dopo anche il comitato va in vacanza..

L'appuntamento è alle ore 8,30 a Piazza Castello a Taranto: tutti in corteo il 17 agosto!!!

Stop ai veleni Ilva!

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Comunicato stampa di "Donne per Taranto"

La posizione ufficiale del Comitato Donne per Taranto è stata sempre quella della Chiusura dell’Area a caldo e dei siti inquinanti che persistono sul nostro Territorio. Posizione da sempre a Tutela del Bene Supremo e improcrastinabile che è la Salute al quale tutti gli altri Beni e Diritti ne sono subordinati.
In questi anni il nostro impegno è stato sempre orientato a denunciare uno stato di “emergenza sanitaria”, chiedendo che la Politica locale e Nazionale intraprendesse azioni, non annacquate e approssimative, come  è stato, ma reali, coraggiose e serie. Ne abbiamo ricevuto continuamente solo silenzi assordanti portando, negli anni,  questo territorio ad un punto senza ritorno, senza futuro e senza alternative in una situazione di emergenza sanitaria e ambientale senza paragoni che certamente si sarebbe potuta evitare.
Laddove la Politica è stata assente (o spesso dalla parte del Profitto e dell’Industria) è intervenuta la Magistratura e ora paradossalmente si assiste ad un improvviso e quanto mai "strano"  risveglio della Politica che unica cosa che sta tentando di fare è frenare le azioni della Magistratura che finalmente ha messo nero su bianco ciò che da anni, sbattendo contro muri di gomma, stavamo denunciando: a Taranto si sta perpetuando uno dei crimini più gravi dell’Umanità.

Una Politica sorda che si è persino inventata leggi “ad-Personam” (pro-Ilva) non può adesso all’improvviso tornare sulla scena, una scena dove continuano a calpestare il nostro Diritto elementare alla VITA.
Se la Politica  ora può fare qualcosa è lasciare che la Magistratura compi il suo percorso senza “minacce velate” che stanno mettendo in atto in un modo sottile e pericoloso.
Se la Politica  ora può fare qualcosa è studiare strategie per risanare questo territorio martorizzato da chi lo ha spremuto fino all’osso e cercare fondi per fare in modo che la sua gente torni a vivere e lo faccia senza Ilva e senza dover pagare un Prezzo così alto, come quello pagato fino ad oggi.
Non capiamo e non condividiamo il risveglio di questa Politica che unica cosa che continua  a fare è inseguire un sogno di una ECO-COMPATIBILITA’ impossibile da raggiungere.  Una ECO-COMPATIBILITA’ che le stesse perizie hanno dimostrato essere impossibile. Cosa si sta inseguendo allora? Forse solo il tentativo di “convincerci” che siamo destinati ad ammalarci e a morire perché se l’Ilva dovesse chiudere questo territorio morirebbe e con esso l’industria italiana? Noi diciamo NO a tale “terrorismo psicologico” e diciamo NO a chi vuole fare di Taranto la culla del Profitto a beneficio di altre Industrie del territorio Nazionale ma a scapito della nostra stessa Vita.
Noi continueremo sempre a sostenere la Magistratura rigettando ogni tentativo di interferenza e continueremo a vigiliare e a lottare perchè a Taranto si ottenga GIUSTIZIA . Il nostro Grazie al GIP Patrizia Todisco e ai Magistrati di Taranto lo esprimeremo ancora una volta partecipando alla Grande Manifestazione organizzata venerdì 17 dal Comitato “cittadini liberi e pensanti” e invitiamo tutta la Popolazione a essere presente. L’appuntamento è alle ore 8,30 a Piazza Castello. Taranto merita di Vivere senza ricatti: Taranto merita di VIVERE!

Era ora!

Certo che sarebbe una grande soddisfazione se La Repubblica riconoscesse che la questione dell'idoneita' dei membri della commissione IPPC per l'AIA Ilva venne sollevata da questo blog... 
Sul presidente Dario Ticali clicca qui 

Ilva, autorizzazioni pilotate e corruzione
adesso la Finanza indaga sull'azienda

L'inchiesta della Guardia di Finanza gira intorno all'Aia, l'autorizzazione che nel 2011 fu rilasciata dal governo Berlusconi. In alcune foto il passaggio di 10 mila euro al perito del tribunale. Il figlio del patron accusato di corruzione  di MARIO DILIBERTO e GIULIANO FOSCHINI


L'AIA
Il centro dell'inchiesta della Guardia di finanza gira attorno all'Aia, l'autorizzazione integrata ambientale che il 4 agosto del 2011 il governo Berlusconi rilasciò dopo quasi otto anni di discussione. Bene, il sospetto delle Fiamme gialle è che in quel documento (che ora il ministro Clini vuole rivedere al più presto) i limiti di inquinamento siano stati disegnati appositamente sulle emissioni dell'Ilva. E' un fatto, viene ricostruito in un'informativa, che l'allora capo delle relazione esterne dell'azienda, Girolamo Archinà (rimosso ora dal prefetto Bruno Ferrante) fosse in rapporti con i membri di quella commissione. "L'effettiva e la buona riuscita dei contatti - annota la Finanza - si rileva, come si accennava in precedenza, dai costanti aggiornamenti che egli fornisce ai vertici aziendali, con i quali ovviamente condivide le strategie da porre in atto, recependo le direttive che di volta in volta vengono
impartite. Nello specifico emerge come anche a livello ministeriale fervano i contatti non proprio istituzionali per ammorbidire alcuni componenti della Commissione IPCC AIA; con i predetti le relazioni vengono mantenute da tale Vittoria Romeo e in parte anche dall'avvocato Perli"", entrambi consulenti dell'azienda. Ed è un fatto che l'avvocato milanese Franco Perli parlando con Fabio Riva dice: "La Commissione ha già accettato il 90% delle loro osservazioni e che non vi saranno sorprese, anche se la visita va un po' pilotata".

Vittoria Romeo parla al telefono con Fabio Riva e spiega le loro modalità di movimento.
R.: "Allora dicevo ad Archinà, se Palmisano che è quello della Regione, tira fuori l'argomento in Commissione, siccome l'Arpa deve ancora dare il parere sul barrieramento e a noi serve un parere positivo per continuare a dimostrare che non dobbiamo fare i parchi...".
Riva: "E' chiarissimo. Però siccome noi non possiamo assolutamente coprire i parchi perché non è fattibile... tanto vale rischiarla così".
R.: "Valutiamo se la cosa in questi giorni la teniamo al livello di Ticali, Pelaggi, Mazzoni (ndr, presidente e membri della commissione) oppure...".
Riva: "No, picchiamo.... picchiamo duro....".

Fabio Ticali era il presidente di quella commissione Aia. La sua nomina destò un certo scalpore: proprio Repubblica raccontò che furono fatti fuori esperti e messi nella commissione Aia signori nessuno, quasi tutti siciliani, come l'allora ministro Stefania Prestigicomo. E che fu scelto il trentenne Ticali a capo della commissione che aveva come pubblicazione più importante una sul ravaneto stradale.

LA CORRUZIONE
L'attenzione della Finanza si è concentrata prima sull'incontro tra Archinà e il perito del pm, il professor Lorenzo Liberti. Secondo l'accusa ci fu un passaggio di diecimila euro (documentato da alcune fotografie) per ammorbidire una perizia. Secondo gli investigatori anche Fabi o Riva sapeva, tanto da essere ritenuto responsabile di concorso morale nella corruzione.

Riva: "Ieri come è andata?".
A.: "E' andata secondo le aspettative...".

Archinà, appunta la Finanza, "dice al Fabio Riva che consegnando in anteprima le analisi, potrà iniziare a lavorare (sul Liberti) affinché non nasconda che il profilo è identico, bensì che attesti che comunque le emissioni di diossina prodotte dal siderurgico siano in quantitativi notevolmente inferiori a quelli accertati all'esterno".
I Riva quindi vogliono addomesticare le perizie. E forse lo fanno con il denaro. Capita anche che conoscano i risultati in anticipo. Al telefono parla ancora una volta Fabio Riva.

Riva: "La perizia tecnica sembrava andasse tutto bene... non lo so che caz... è successo... Però è succulenta la cosa di beccare un Riva giovane.. eh papà...".

FUMO NEI COMUNICATI
Agli atti c'è anche un incontro tra Nichi Vendola, Fabio Riva, Girolamo Archinà e il direttore dell'Ilva Capogrosso. Proprio Fabio Riva ne parla con il figlio Emilio (omonimo del nonno) che suggerisce: "Facciamo un comunicato stampa fuorviante, tanto per vendere fumo dicendo che va tutto bene e che Ilva collabora con la Regione". Proprio i giornalisti sono un problema per l'azienda. Tanto che ci sarebbero rapporti "pericolosi" (la Procura sta inviando gli atti all'ordine). Archinà è molto seccato delle notizie sui giornali. "Mi sto stufando perché fino a quando io sò stato accusato di mantenere tutto sotto coperta, però nulla è mai successo... nel momento in cui abbiamo sposato la linea, la trasparenza, non ci raccogliamo più.... La situazione è complicata e se non si ha l'umiltà di dire ritorniamo tutti a nascondere tutto".  (La Repubblica)

martedì 14 agosto 2012

Violenze e intimidazioni

Ilva, Taranto spaccata in due. «amici» e «nemici» del gip 

Due fronti sempre più contrapposti. Dentro e fuori la fabbrica. Nel sindacato. Nella città. Nello stesso management dell’Ilva.
Sì, nel giorno in cui il governo Monti rompe gli indugi e si schiera apertamente contro gli ultimi provvedimenti della dottoressa Patrizia Todisco (il giudice per le indagini preliminari del Tribunale che ha sequestrato l’area a caldo del siderurgico jonico), a far notizia sono due immagini diametralmente opposte. Due immagini che fotografano nitidamente quel che sta accadendo a Taranto alla vigilia di un Ferragosto che si annuncia a dir poco infuocato: da un lato quella degli operai e delegati di Fim e Uilm che in mattinata, dalle 10 alle 12, sono usciti dalla fabbrica per bloccare il traffico sulla statale 100 e per ribadire il loro dissenso nei confronti della magistratura e della dottoressa Todisco; dall’altra quella del migliaio di persone (operai e pensionati dell’Ilva, ambientalisti, aderenti al movimento 5 Stelle, Cobas, frange di Sel, di Rifondazione comunista e semplici cittadini) che alle 4 e mezzo del pomeriggio si sono radunati in piazza della Vittoria per urlare a squarciagola che «Patrizia Todisco non è sola» e che «per l’Ilva e per Taranto è arrivato il momento della verità».

Sì, nel giorno in cui da Roma arriva la conferma che venerdì saranno qui a Taranto i ministri Corrado Passera (Sviluppo economico) e Corrado Clini (Ambiente), queste due immagini raccontano tantissimo. Innanzitutto ci confermano che il fronte sindacale si è letteralmente frantumato e che la Fiom, cui ieri l’azienda ha negato di riunire i lavoratori in assemblea, non ha più alcuna intenzione di seguire Fim e Uilm «in iniziative che sono dichiaratamente contro la magistratura».

Surreale, a questo proposito, la situazione che si è determinata a mezzogiorno davanti ai cancelli della Direzione Ilva, dove il presidente Bruno Ferrante aveva convocato i vertici sindacali di Fim, Fiom e Uilm per un incontro preliminare a quelli che si sono poi svolti nel primo pomeriggio a Bari.
Ebbene, nonostante la convocazione, i cancelli sono rimasti sbarrati ai rappresentanti sindacali sino alle 12.30. Motivo? Perché nel piazzale interno, situato di fronte ai cancelli, qualcuno (incaricato chissà da chi?) aveva pensato di sistemare delle pale meccaniche. A che scopo? In segno di protesta nei confronti dei custodi giudiziari nominati dalla dottoressa Todisco, i quali sin dal primo mattino si erano recati in fabbrica per prendere visione di tutta la documentazione archiviata proprio negli uffici di Direzione.


Un’iniziativa, quest’ultima, che spiega anche i contrasti, ormai evidenti, all’interno dello stesso management, dove più di un dirigente non condivide la «linea morbida» dell’ex prefetto di Milano Ferrante.

Durissime, in questo senso, le dichiarazioni che in tarda mattinata ha rilasciato alla Gazzetta il segretario provinciale e regionale della Fiom-Cgil, Donato Stefanelli. «Queste persone - ha detto riferendosi a chi ha sistemato le pale meccaniche sul piazzale - devono essere trattate come tutti quegli operai che in questi anni di fronte a una minima infrazione sono stati colpiti da duri provvedimenti disciplinari. La legge sia uguale per tutti. Se in azienda ci sono soggetti che fanno riferimento al vecchio regime, è bene che comprendano che l’impunità è finita, che il rispetto delle regole c’è anche per loro».
Ma altrettanto dure, anzi persino più dure, sono le parole che Stefanelli ha pronunciato all’indirizzo dei vertici di Fim e Uilm, sindacati, soprattutto la Uilm, che negli ultimi anni sono diventati largamente maggioritari in Ilva: «Non spetta a noi commentare gli atti della magistratura. Non spetta a noi dire se sono coerenti o quant’altro. Non spetta a noi occuparcene. Lo facciano gli organi competenti: il Csm, il governo, chi lo deve fare. Perché noi rifuggiano dall’utilizzare i lavoratori come testa d’ariete contro la magistratura. Ed è il motivo per il quale ci siamo dissociati da questa iniziativa irresponsabile che stamattina (ieri mattina per chi legge, ndr) Fim e Uilm hanno organizzato. Perchè non ci dimentichiamo che queste cose le ha fatte l’Ilva di ieri. Non ci dimentichiamo del famoso 30 di marzo, quando l’Ilva schierò per le strade di Taranto i lavoratori contro la magistratura nel giorno dell’incidente probatorio. Oggi (ieri) loro hanno fatto la stessa cosa. È un atteggiamento irresponsabile e servile».
Per la Fiom, al contrario, è innanzitutto l’Ilva che deve dire che cosa intende fare. «Noi - ha detto ancora Stefanelli - abbiamo chiesto a Ferrante di presentarci un “Piano di interventi e di risanamento”. E su questo vogliamo che sia aperto un tavolo negoziale. Perché i lavoratori ed il sindacato non possono diventare soggetti passivi. Perché se Ferrante interloquisce con la magistratura o con il governo, noi non possiamo diventare spettatori. Abbiamo il diritto di essere protagonisti, perché gli interventi che l’Ilva dovrà eseguire non sono fini a se stessi, ma riguardano le condizioni di lavoro degli operai dell’Ilva».
Parole, quelle di Stefanelli, che segnano un solco nei rapporti con Fim e Uilm, i cui vertici, però, non si smuovono di un millimetro. E infatti, per oggi alle 10, i rispettivi segretari provinciali, Mimmo Panarelli e Antonio Talò, hanno deciso di organizzare un altro sciopero di due ore con conseguente blocco stradale.

Quella di oggi, con tutta probabilità, sarà la prova generale di quel che accadrà venerdì, quando, in occasione dell’arrivo a Taranto dei ministri Passera e Clini, a manifestare saranno anche i cittadini che ieri si sono riuniti in piazza della Vittoria.
La loro è un’iniziativa per tanti versi spontanea, ma che con il trascorrere delle ore sta assumendo i caratteri di una vera e propria nuova formazione politica, con tanto di portavoce: il 42enne operaio Ilva Cataldo Ranieri. Per venerdì hanno giurato che si faranno sentire e che «assedieranno i ministri ovunque essi si riuniscano».
Il loro programma è chiarissimo. Innanzitutto sostengono l’azione della magistratura e poi hanno una spasmodica e giustificata voglia di «verità» in una città che per troppi anni ha seppellito nel silenzio generale decine di morti ammazzati dall’inquinamento. Ed è anche per questo che ieri hanno invocato l’arrivo a Taranto del ministro della Salute, Renato Balduzzi. Ma è anche per questo che in tanti qui a Taranto temono che quello di venerdì 17 agosto sarà un giorno «caldissimo».

Dal teatrino di Roma

Ecco il podio del Circo Massimo Romano.
La medaglia d'oro va ovviamente al Gran Clown Clini che vince lo spazio video con la sua proposta di interpellare l'Organizzazione Mondiale della Sanità per Taranto!! Ma il suo Ministero che fa?
Ricordando la celebre gag di Corrado Guzzanti ci viene in mente quello che disse il tecnico dopo aver aperto il computer per riparalo: "qui ci vuole un tecnico"!
A proposito, sulla scia di questa iperbole di battute da circo: c'è nessuno che proponga di mandare i Caschi Blu all'Ilva?

 

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Un testo da applausi per la prima parte e indubitabilmente ottuso nella seconda. Ecco i due volti confusi della Lega!
PS. Ma la famiglia Riva non è di Brescia?
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 Ilva: Lega Nord diserta audizione Clini, ''Governo meridionalista''

(ASCA) - Roma, 14 ago - ''Oggi i componenti della Lega Nord in seno alla commissione X Attivita' Produttive della Camera dei deputati non prenderanno parte alla riunione della stessa che deve avvenire congiuntamente con la commissione ambiente sul caso Ilva di Taranto per una precisa ragione politica''.

Lo annuncia, in una nota, Gianni Fava, responsabile del settore attivita' produttive della Lega Nord.

''Non abbiamo in alcun modo condiviso nelle modalita' ne' tantomeno le finalita' dell'odierna convocazione. Troviamo infatti discutibile - spiega Fava - il fatto che si riuniscano organismi parlamentari in un periodo del genere per commentare una sentenza della magistratura ed eventualmente censurarla. La sinistra italiana per anni ci ha ripetuto che le sentenze si rispettano e non si commentano e adesso chiedono a gran voce di convocare il parlamento per fare quello che normalmente imputavano al mondo berlusconiano. Il fatto poi che a fare il pm della politica contro la magistratura sia chiamato il ministro Clini lascia quantomeno perplessi. Se le leggi sono sbagliate il parlamento dispone degli strumenti e delle prerogative per modificarle, ma se sono giuste allora bisogna tollerare che i magistrati le applichino. Siamo certi che tutto questo fervore non si sarebbe verificato se si fosse trattato di qualche azienda del nord, magari medio-piccola, per la quale nel caso di ordinanze restrittive da parte della magistratura avremmo assistito ad un patetico coro di consenso provenire dall'area benpensantedella politica italiana''.

Ma si sa, conclude, ''anche se noi non ci rassegniamo facilmente, questo governo dimostra tutto il proprio strabico razzismo nei confronti del nord e non perde occasione per dimostrare che quando in ballo ci sono gli interessi del sud tutte le armi sono ammissibili, compresa un'incomprensibile levata di scudi nei confronti di quei magistrati che fanno solo il proprio mestiere. Pertanto abbiamo deciso di lasciare che se la cantino e se la suonino da soli, riservandoci di prepararci per una grande battaglia parlamentare alla ripresa di settembre quando si entrera' nel vivo del dibattito sul cosiddetto decreto Ilva, dove guarda caso si cerchera' di far piovere ingenti quantita' di risorse pubbliche a favore del giusto risanamento di un'area fortemente compromessa, ma non si affrontera' in alcun modo e con alcuna risorsa il tema del risanamento delle tante areedel nord che necessitano dei medesimi interventi''.

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Ma perché quando Di Pietro era ministro per le infrastrutture e non si mosse per le bonifiche e le verifiche sui fondali del porto?
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Ilva, Di Pietro: Riva foraggiava politici per avere regalie

"Quel che ha fatto lui peggiorerà con la nuova legge su finanziamento"

(TMNews) - "Emilio Riva è il proprietario dell'Ilva, la fabbrica che da anni avvelena Taranto senza che la politica nazionale muova un dito per proteggere i cittadini e far rispettare la legge. Sarà una coincidenza, ma Emilio Riva è anche un grande finanziatore della politica, uno di quelli che non fanno preferenze e foraggiano un pò tutti: un miliardo a destra, uno a sinistra e nessuno s'ingrugna". E' quanto scrive sul suo blog il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro.
Mentre appestava il mare, l'aria e la terra di Taranto - sottolinea l'ex pm - Riva donava 245mila euro a Forza Italia e 98mila non al Pd, che allora ancora non esisteva, né ai Ds, ma al futuro ministro dello Sviluppo Economico e futuro segretario del Pd, Pierluigi Bersani. Si trattava di finanziamenti leciti e del tutto regolari. Ma, che il signor Riva, un tipo accorto e ben attento al proprio portafogli, abbia cacciato tutti quei soldi gratis et amore Dei non lo crederebbe nemmeno un bambino: lo scopo era riceverne regalie".
Riva - aggiunge ancora Di Pietro - si è fatto bene i conti. Ha capito che avrebbe risparmiato milioni di euro intervenendo sul sistema e rendendoselo amico con il denaro, piuttosto che mettendo in sicurezza i suoi impianti e bonificando l'ambiente che aveva inquinato. Io non voglio neppure pensare che la folle aggressione contro la magistratura di Taranto da parte dei principali partiti c'azzecchi qualcosa con quegli esborsi. Ma, proprio perché non lo penso, dico forte e chiaro che chi ha preso soldi da Riva dovrebbe, oggi, sentire il dovere morale e avere la delicatezza istituzionale di non intervenire a gamba tesa in questa vicenda e lasciare che se ne occupi chi di dovere".
Questa brutta vicenda è un presagio chiaro, purtroppo, di quello che succederà con la nuova legge sul finanziamento dei partiti, varata a luglio e scritta dalla Casta su proposta di ABC. Quella legge - sottolinea ancora il leader Idv - incentiva le donazioni dei privati ai partiti, gli permette di scaricarsele dalla dichiarazione dei redditi, fissa un tetto per i regali dei privati ai politici e, insieme, indica l'inganno con cui lo si può aggirare. E' una legge che legittima e incentiva le tangenti: per gente come Riva sarà una festa. Pagheranno a destra e a sinistra, si metteranno con le spalle al coperto e, oltretutto, potranno anche farsi rimborsare dallo Stato, sotto forma di sgravio fiscale, la tangente legalizzata".
Quella legge - conclude Di Pietro - deve essere abolita prima che finisca di distruggere l'Italia".

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Anche Balduzzi entra nel Gran Circo con un numero di equilibrismo linguistico da vero giocoliere!
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Ilva: Balduzzi, situazione da seguire con attenzione

(ASCA) ''La situazione e' da seguire con molta attenzione perche' i dati di cui disponiamo dicono che bisogna fare attenzione e quelli che a breve avremo delineeranno una strategia compiuta''. Lo ha detto in diretta a Tgcom24 il ministro della Salute Renato Balduzzi sul caso dell'Ilva di Taranto. Sulla possibilita' di chiudere lo stabilimento, ''Sia Clini che Passera - ha precisato il ministro - hanno detto alcune cose da valutare con attenzione. Non sono decisioni che possono essere prese senza ponderazione. Si agira' nell'interesse di tutti e di tutte le prospettive coinvolte. Non si puo' fare una gerarchia tra le problematiche in campo''. Sulla strategia che si adottera' a breve, il ministro ha aggiunto:''In presenza di queste situazione la gerarchizzazione dei beni e' problematica, il problema e' intrecciare le polarita', non e' facile ma e' la scommessa da vincere. Non ci sono scorciatoie. A ottobre ci saranno le condizioni per poter lavorare con la Regione a una strategia per Taranto''.

I documenti originali parlano chiaro! Attenti ai media!

...grazie al formidabile blog Corporeus Corpora vi sottoponiamo gli ultimi documenti della Procura sull'Ilva
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Tarasleaks 2012: I due provvedimenti del G.I.P. in seguito alle decisioni del riesame

Gli atti giudiziari del 10 e dell'11 Agosto 2012 a firma Patrizia Todisco, in originale

La vicenda ILVA prosegue a spron battuto, anche in queste ore. Corporeus corpora, secondo quanto promesso, ha ottenuto i documenti originali del processo che vanno a completare quanto già messo da noi a disposizione nei giorni trascorsi:
  1.  Decreto di sequestro con copiosa documentazione tecnica, G.I.P.
  2.  Dispositivo riesame su decreto di sequestro (impugnato da ILVA), Tribunale del riesame
In seguito, nelle giornate del 10 e dell'11, la dottoressa Patrizia Todisco ha ritenuto di intervenire a sua volta sulle decisioni del riesame, alquanto sibilline, come subito riconoscemmo.
Ambedue gli atti sono ampiamente motivati, ma vanno letti in originale. Solo così si può evitare che la strumentalizzazione politica, giudiziaria e giornalistica renda indistricabile il contesto e gli avvenimenti. Corporeus corpora dichiara sin dall'apertura questo quale scopo principale della sua presenza.
Ecco il primo dei due provvedimenti, n.5488/10, che ha la funzione di tradurre in realtà processuale le indicazioni ricevute dal riesame. Affermando che il testo della sentenza del riesame non prevede la possibilità di produrre alcunchè, se non bonifiche. E di adottare "tutte le misure tecniche necessarie a scongiurare il protrarsi delle situazioni di pericolo e ad eliminare le stesse", in quanto l'impianto del decreto di sequestro viene esplicitamente confermato.
Notate bene che in questo primo provvedimento, di 3 pagine, la nomina del dr. Ferrante quale custode, per come decisa dal riesame, resta incontestata.
A seguire il secondo, finalizzato questa volta alla revoca del dr. Ferrante quale custode dei beni sequestrati.
Chiarimenti Riesame ILVA_5488-10

L'atto a seguire, con cui il G.i.p. nega al direttore dello stabilimento Ferrante la qualità di custode, ha come motivazione l'aver egli compiuto immediatamente atti incompatibili con la sua qualità pubblica. 
Segnatamente l'ordine immediato ad impugnare il provvedimento n.5488/10 (sopra), impartito in qualità di "presidente del consiglio di amministrazione e legale rappresentante pro tempore dello stabilimento ILVA s.p.a. di Taranto" e comparso in veste di notizia sul sito dell'Ansa alle 16.43 del giorno 11 Agosto, manifesta da subito l'incompatibilità delle due funzioni, in palese contrasto.
Almeno nell'opinione della dottoressa Todisco. Che ci sentiamo di condividere, sebbene non si siano attese le motivazioni del riesame per procedere: non crediamo ciò lasci troppo spazio al Guardasigilli Cancellieri per interventi di sorta.
Leggete però da voi:
Incompatibilità Ferrante_ILVA

Ovviamente non finisce qui. Nè la vicenda ILVA, nè il nostro committment a fornire dati e testi certi su cui ciascuno possa costruire un'opinione ben fondata, sottratta alle sabbie mobili della propaganda. 

Una fionda per Davide?

ILVA: MILLE IN PIAZZA A TARANTO E APPLAUSI A GIP
OPERAIO SIDERURGICO CATALDO RANIERI È IL SIMBOLO DELLA PROTESTA
(dell'inviato Roberto Buonavoglia)

Non chiamatelo capopopolo, potrebbe offendersi. Ma il carisma di Cataldo Ranieri, operaio dell'Ilva di 42 anni, è tipico di chi le battaglie ha deciso di farle sul serio e non certo contro la magistratura ma per difendere dall'inquinamento industriale la sua città. Lui, addetto agli impianti marittimi del siderurgico tarantino, che - dice - da «tre anni sono sotto sequestro con facoltà d'uso», è in grado di parlare alla gente, di scandire quelle parole che la politica ha smesso da tempo di pronunciare. È capace pure di emozionarsi. I cittadini lo sanno e lo seguono, come un capopopolo. Per questo oggi pomeriggio Ranieri e gli aderenti al 'comitato cittadini e lavoratori liberi e pensantì, del quale l'operaio è portavoce, sono riusciti a portare nella centralissima piazza della Vittoria circa mille persone. È vero, non si tratta di molta gente anche se mancano tre giorni a Ferragosto e la città è semi deserta, ma a Taranto tante persone per strada a parlare dell'Ilva e di tumori su invito di un gruppo di comitati non si erano mai viste. E poi è la piazza a mormorare che finalmente qualcosa si muove e che l'anello di congiunzione tra i vari comitati e associazioni è proprio questo ragazzone biondo che si consegna alla folla, alle telecamere e ai flash con ciabatte infradito, bermuda e t-shirt. Per spiegare subito di che pasta è fatto dice di essere «politicamente indipendente», di lavorare all'Ilva da 15 anni, di avere due figli maschi di 9 e 13 anni e aver un mutuo sulle spalle da 650 euro al mese che finirà di pagare tra 25 anni.
Quindi, è uno che ha certamente bisogno di lavorare per vivere.
Ma dice di essere felice di «avere finalmente rotto le catene» per dire alla gente «che i politici hanno tradito i tarantini perchè non sono mai intervenuti per fermare l'Ilva che avvelena Taranto», e ai suoi colleghi «che non si può barattare un posto di lavoro con la salute dei nostri figli».
Ranieri è il primo a parlare alla folla, poi interverranno gli aderenti ad altri comitati. Ma quello che subito balza all'attenzione è la voglia dei tarantini di dire basta.
Infatti, non si era mai vista una piazza acclamare a squarciagola come si fa allo stadio il nome di un giudice, il gip Patrizia Todisco, che ha deciso di sequestrare le aree a caldo dell'Ilva e che ha avuto il coraggio di ribadire che gli impianti vanno fermati. Al magistrato la folla ha riservato anche un applauso scrosciante. «Mentre fino a qualche mese fa - ha detto Ranieri - si invitava la magistratura a fare il proprio dovere sull'inquinamento provocato dall'Ilva, ora ci sono attacchi anche politici a un giudice che ha fatto solo il suo dovere».
«La gente - sottolinea l'operaio - sa che la classe politica che finora ci ha rappresentato qui a Taranto ci ha tradito e non è mai intervenuta per fermare l'Ilva che avvelena la città».
Bacchettate non sono mancate al governo che ha deciso di inviare a Taranto il 17 agosto prossimo tre ministri. «Vengono - dice Ranieri, a cui fanno eco gli esponenti di altri comitati - per tutelare gli interessi dell'Ilva: noi, tre ministri, li avremmo voluti qui a Taranto per i bambini del rione Tamburi intubati in ospedale perchè ammalati di tumore». Ed è stata proprio una storia di tumore che lo ha indotto a fondare il comitato. «Il 27 luglio - racconta emozionato - stavamo bloccando il ponte girevole per protestare contro il sequestro dell'Ilva; mi si è avvicinato un automobilista e mi ha detto: 'Io devo passare, devo accompagnare mia moglie a fare la chemioterapià. Da quel giorno - sospira - la mia vita è cambiata». (ANSA).

lunedì 13 agosto 2012

Quanto si sforza Ferrante?

Ferrante: sforzi per la bonifica Ilva
centinaia in piazza a favore del gip

Si è conclusa la riunione in Regione. Il presidente Ilva annuncia: "Faremo ricorsi in ogni istanza ma siamo disposti a fare più di quanto concordato per la bonifica". In attesa dell'arrivo a Taranto dei ministri Passera e Clini, e dopo la nuova decisione del gip che esclude il presidente dell'Ilva dal pool di custodi dell'azienda, duro botta e risposta tra l'Anm e il ministro dell'Ambiente. I sindacati spaccati sul ricorso allo sciopero: Cisl e Uil manifestano anche domani, la Fiom si dissocia: "Non attacchiamo i pm"

Giornata convulsa e frenetica quella che si sta vivendo sull'asse Taranto-Bari. Mentre nel capoluogo il presidente dell'Ilva incontrava il governatore Vendola per cercare una via d'uscita istituzionale al conflitto tra politica e magistratura, nella città dell'acciaio si consumavano nuove fratture. Da un lato i lavoratori si sono divisi in due blocchi: Cisl e Uil hanno annunciato che per domani replicheranno lo sciopero che questa mattina ha paralizzato l'Appia, mentre la Fiom ha bocciato la proposta al grido di "Non attacchiamo i magistrati".  Magistrati che in piazza sono stati difesi da mille persone del comitato "Cittadini liberi e pensanti" che hanno dedicato un lungo applauso al gip Todisco. Il conflitto tra ambiente e lavoro sta lacerando Taranto in due opposte fazioni.  "In questo momento, una situazione complessa e difficile merita il massimo spirito di mediazione; le opposte fazioni, la riduzione di una questione così complicata a una specie di referendum e la convocazione di tifoserie scatenate le une contro le altre non giova nè alla causa del futuro dell'Ilva, nè del diritto alla salute e all'ambiente per la città di Tarato" ha dichiarato Vendola.

Centinaia in piazza a Taranto e applausi al gip  Centinaia di persone hanno partecipato per la prima volta a una manifestazione dal comitato "Liberi e pensanti" che ha come portavoce Cataldo Ranieri, operaio 42enne dell'Ilva e guida carismatica dell'associazione, che è
riuscita a portare in piazza altri comitati spontanei. Il 'comizio' di Ranieri, che ha ricevuto applausi scroscianti, si è aperto nella centrale piazza della Vittoria con un applauso di ringraziamento rivolto al gip Patrizia Todisco che ha deciso di sequestrare le aree a caldo dell'Ilva.

"Abbiamo il dovere di salvare la città e i nostri figli perchè noi siamo dei condannati a morte", ha detto Ranieri acclamato dalla folla. "Mentre fino a qualche mese fa - ha proseguito - si invitava la magistratura a fare il proprio dovere sull'inquinamento provocato dall'Ilva, ora ci sono attacchi anche politici a un giudice che ha fatto solo il suo dovere".
"La gente - insiste - sa che la classe politica che finora ci ha rappresentato qui a Taranto ci ha tradito e non è mai intervenuta per fermare l'Ilva che avvelena la città".

Bacchettate non sono mancate al governo che ha deciso di inviare a Taranto il 17 agosto prossimo tre ministri. "Vengono - accusa  Ranieri - per tutelare gli interessi dell'Ilva: noi tre ministri li avremmo voluti qui a Taranto per i bambini del rione Tamburi intubati in ospedale perchè ammalati di tumore". Poi l'invito ai colleghi operai del siderurgico: "Non dobbiamo barattare un posto di lavoro con la salute dei nostri figli".

Sindacati spaccati: Cisl e Uil scioperano, la Fiom no  Altro segnale di spaccatura all'interno dei sindacati. Per domani, le segreterie provinciali di Fim-Cisl e Uilm-Uil hanno proclamato due ore di sciopero degli operai dell'Ilva per protestare contro il rischio di chiusura della fabbrica determinato appunto dall'evoluzione della vicenda giudiziaria sull'inquinamento prodotto dagli impianti. Domani scenderanno in strada (lungo la statale Appia, dalle 10 alle 12), i lavoratori dei reparti Ril (riparazione locomezzi), Grf (gruppo recupero ferroso), Pzl (piazzali) ed Ene (energia). Si dissocia però la Fiom Cgil "ritenendo lo sciopero inutile e irresponsabile, in quanto si utilizza tale strumento come attacco alle decisioni della magistratura".  La Fiom sottolinea che "i lavoratori non possono essere utilizzati per attaccare la magistratura, ma è l'Ilva che deve dare le risposte concrete ai problemi causati dall'inquinamento". Per questo - informa  - l'organizzazione dei metalmeccanici della Cgil ha chiesto all'azienda per domani due ore di assemblea retribuita per informare i lavoratori sullo stato della situazione".

 Vertice Ferrante-Vendola
:: "Faremo tutto il possibile per risolvere problema ambientale" Si è concluso da poco il vertice tra il governatore Vendola e il presidente dell'Ilva Ferrante che, uscendo dalla riunione ha detto: "Non riteniamo che oggi a Taranto ci sia un'emergenza ambientale e sanitaria tale da giustificare misure così drastiche da parte della magistratura. Per questo ci difenderemo in tutte le sedi contro la decisione del gip che ferma la produzione. Tuttavia - ha proseguito Ferrante - la nostra linea resta quella del dialogo. Ho assicurato a Vendola che faremo anche più di quanto già concordato per mettere in sicurezza gli impianti e bonificare Taranto. In cambio abbiamo chiesto tempi rapidi per la nuova Aia".

Vendola, da parte sua, ha detto: "Io penso che noi dobbiamo continuare a fare quello che ci siamo impegnati a fare, che l'Ilva deve mantenere i propri impegni e renderli chiari, possibilmente nero su bianco, nelle prossime ore, nei prossimi giorni e portare il giudice della Procura e ai giudici competenti un cronoprogramma preciso nei tempi di attuazione, negli impegni così come noi dobbiamo continuare a svolgere quello che abbiamo previsto di fare nel protocollo d'intesa con il Governo".
Secondo Vendola  "in questo momento, una situazione complessa e difficile merita il massimo spirito di mediazione; le opposte fazioni, la riduzione di una questione così complicata a una specie di referendum e la convocazione di tifoserie scatenate le une contro le altre non giova nè alla causa del futuro dell'Ilva, nè del diritto alla salute e all'ambiente per la città di Tarato".

Ferrante, ricorsi contro il gip   Ferrante oggi aveva incontrato nello stabilimento tarantino i custodi giudiziari, ai quali ha manifestato la più ampia disponibilità a collaborare per il risanamento, e a fare anche eventuali, ulteriori, interventi che dovessero chiedere le istituzioni pubbliche. Lo hanno riferito fonti sindacali che ne hanno avuto notizia nell'incontro tenuto oggi con loro dallo stesso Ferrante, in fabbrica, comunicando anche l'intenzione dell'Ilva di ricorrere "in tutte le istanze".

Del gruppo dei custodi giudiziari il medesimo presidente dell'Ilva ha fatto parte per quattro giorni. Era infatti stato nominato il 7 agosto dal tribunale del riesame in sostituzione del presidente dell' Ordine dei commercialisti di Taranto, Mario Tagarelli (che era stato nominato dal gip): "Ferma restando - aveva scritto il tribunale riguardo ai custodi giudiziari - la nomina degli ingegneri Barbara Valenzano, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento (nominati dal gip, ndr), nomina custode e amministratore delle aree e degli impianti in sequestro altresì il dott.Bruno Ferrante nella sua qualità di presidente del Cda e di legale rappresentante di Ilva spa, revocando la nomina del dott.Mario Tagarelli".

Botta e risposta fra Anm e Clini Quello sull'Ilva è "un doveroso intervento della magistratura", visto che "gli organi amministrativi di controllo non hanno assicurato la tutela ambientale". Lo afferma l'Associazione Nazionale Magistrati polemizzando evidentemente con il ministro Clini. L' Anm ricorda che "il diritto alla salute e il diritto al lavoro sono entrambi beni tutelati dalla Costituzione" e che in base all'art. 41 della Carta fondamentale, "l'iniziativa economica privata non può svolgersi in modo da recare danno alla sicurezza". "La magistratura - sottolinea l'Anm - non intende invadere l'ambito di competenza di altre Autorità, ma, in presenza di violazioni della legge penale non può fare a meno di intervenire, con gli strumenti giudiziari ordinari, ove gli organi amministrativi di controllo non siano riusciti ad assicurare negli anni la tutela ambientale, con gravissimo rischio per la salute dei cittadini; situazione, questa, da lungo tempo esistente nell'area tarantina, ben nota e accertata anche sulla base di perizie tecniche".

Immediata la replica del ministro: "La valutazione dell'Anm è molto parziale perchè gli interventi in corso a Taranto sono in corso da tre anni. A marzo abbiamo riaperto la procedura per altre misure precauzionali, l'amministrazione è attiva e sta lavorando. Io conosco molto bene le problematiche ambientali e sanitarie che giustificano le azioni della magistratura". Il ministro osserva che "la situazione degli impianti siderurgici di Taranto descritta è diversa dalla situazione attuale". E ancora: "Non credo corretto dal punto di vista tecnico procedere alla chiusura degli impianti considerando quanto successo nei decenni passati. Stiamo verificando la corrispondenza degli impianti alla normativa vigente ora. Gli eccessi di mortalità fanno riferimento alle esposizioni ambientali dei decenni scorsi e non possono essere riferite alla situazione attuale. Non sono rassicurante, ma il processo di risanamento è stato avviato e noi lo stiamo sostenendo e non si può interrompe".
Sul provvedimento del gip aggiunge: "Non gioco al Far West, dico semplicemente che ognuno deve fare in maniera responsabile il suo mestiere. La magistratura fa molto bene a chiedere che le leggi vengano rispettate. Noi stiamo applicando leggi e normative europee in un contesto difficile. Se il nostro obiettivo è il risanamento ambientale dobbiamo continuare nella direzione che abbiamo intrapreso". (La Repubblica)

DOMANI CLINI RIFERISCE SULL'ILVA
E domani il ministro dell'Ambiente Corrado Clini riferirà davanti alle commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera sulla situazione dell'Ilva e sulle prospettive di riqualificazione.
Questa mattina il presidente del cda di Ilva, Bruno Ferrante, ha avuto un lungo incontro con i rappresentanti di Fim, Fiom e Uilm, ai quali ha garantito che Ilva farà tutti i ricorsi possibili nei vari gradi di giudizio e nel frattempo cercherà di fare il possibile per gli impianti. 

IL GOVERNO RICORRE ALLA CONSULTA
Il governo ricorre alla Consulta per contestare i provvedimenti della magistratura che rischiano di portare alla chiusura degli impianti dell' Ilva di Taranto. Lo ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Catricalà: «La tutela della salute e dell'ambiente è un valore fondamentale che anche il governo vuole perseguire», ha spiegato. (L'Unità)

Un caso nazionale da studiare

Scene di lotta di classe nella crisi della «città industriale». Discutendo dell’Ilva con Cataldo Ranieri e il Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti

Cataldo Ranieri ci dà appuntamento in un piazzale, alle otto di sera, in uno dei tanti baracchini in cui si mangiano le pucce tarantine. La nostra intervista dovrebbe svolgersi prima della riunione del Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti, ma ben presto si tramuta in una sorta di chiacchierata collettiva con circa trenta persone che, a nostro avviso, mostrano bene le diverse sfaccettature di questo movimento ancora in fasce. L’incontro avviene il 9 agosto, cioè il giorno prima che il giudice per le indagini preliminari di Taranto, Patrizia Todisco, notificasse all’Ilva che il risanamento va fatto a fuoco spento. Colpisce come l’onnipotente governo tecnico sia messo in crisi dalla decisione tecnica di una funzionaria burocratica. Improvvisamente la decisione politica torna a essere occasionale e in deroga alle regole. E’ persino divertente che il provvedimento di ieri esautori Bruno Ferrante, scelto affinché la sua faccia tecnico-burocratica nascondesse quella del padrone interessato solo al profitto. Ma più che sulle sventure tecniche dei vari livelli di governo tecnico della crisi, o sul ruolo della magistratura che, immaginiamo, abbia ancora molto altro da indagare, ci interessava cominciare a ragionare sulla condizione operaia in Italia, a partire da quanti sembrano esprimere nuove forme di soggettività dentro e fuori le fabbriche.
La rottura consumata durante lo sciopero della settimana scorsa sembra aver fatto da detonatore per le diverse esperienze di militanza che fino ad allora si esprimevano nel chiuso dei piccoli gruppi politici tarantini. Ora, invece, si coglie l’esigenza di «fare sintesi», confrontandosi collettivamente. Non che manchino i tentativi di monopolizzazione, ma sembrano resti di un passato che questo Comitato cerca di superare. Lo slancio messo in campo oscilla tra la decisione di rovesciare le contraddizioni esplose all’interno dei rapporti lavorativi, con i sindacati e gli altri operai, e quella di volgersi verso l’esterno, per rafforzare le relazioni costruite in quest’ultimo periodo tra pezzi di società coinvolti direttamente dal disastro ambientale e sanitario dell’Ilva. Un’oscillazione che, tuttavia, lungi dall’essere espressione particolare del «caso» tarantino, emerge come una costante delle prese di parola nella precarietà e ne scandisce tanto i limiti quanto la forza.
All’Ilva, la precarietà si manifesta con il volto feroce dell’alternativa tra lavoro e morte. Non indossa le vesti apparentemente legali di un contratto atipico, ma è la scelta imposta nella «città industriale», un modo di organizzare il territorio che impedisce ogni alternativa possibile e costringe la forza lavoro a una piena disponibilità. Persino chi commercializza i residui del ciclo produttivo dopo averli rubati sta dentro alla «città industriale», che fagocita ogni cosa. Perciò, la «città industriale» entra in crisi quando il suo corpo operaio rifiuta questa coazione, quando esce dalla fabbrica per incontrare coloro che vivono e vogliono quella crisi, e con ciò diventa esso stesso l’alternativa anche per quanti dentro alla fabbrica non ci sono. I comportamenti di questi proletari indicano possibilità impreviste nello stagno di collusione tra padronato e sindacati. La divisione operaia non è quella tra produttivisti e ambientalisti, ma è il risultato del ricatto e della logica del «favore», che produce non solo endemica corruzione, ma anche e soprattutto estrema individualizzazione. Non c’è da meravigliarsi, quindi, che questa classe operaia gridi vendetta tanto rispetto agli scioperi generali, che retoricamente cercano di mantenere in vita e riprodurre il ceto sindacale, quanto rispetto agli scioperi contro gli infortuni proclamati dal sindacato per ricordare ai vivi l’estrema precarietà della loro esistenza. Contro queste rappresentazioni di impotenza, i facinorosi dell’«u tre rote» hanno espresso la pretesa di esercitare una forza. Hanno cominciato in pochi – e lo rivendicano con orgoglio – ma sono stati capaci di affermare un senso di possibilità che non è rimasto isolato.
Il rifiuto di continuare a essere una «città industriale» con cui i membri di questo Comitato chiudono la chiacchierata, mostra che i comportamenti del proletariato rimangano, almeno in parte, autonomi dalle scelte obbligate imposte dall’economia politica. Non si tratta qui di glorificare la precarietà di chi mette insieme a fatica il pranzo con la cena, passando dal legale al cosiddetto illegale senza soluzione di continuità. Si tratta piuttosto di cogliere che in questa classe emerge un senso di giustizia molto lontano da quello della magistratura. «La città industriale» come modo di organizzare il territorio sperimentato anche altrove – a Torino, per esempio – è in crisi da almeno 30 anni. Movimenti imprevisti e imprevedibili di forza lavoro s’incaricano in continuazione di impedire la sincronizzazione del tempo e dello spazio del capitale. Forse gli operai dell’Ilva non «sono» il cambiamento, ma certamente sono espressione di quei movimenti imprevisti e imprevedibili che possono far conflagrare questa crisi.
Iniziamo chiedendo a Cataldo quali sono le prossime mosse.
Che cosa ha intenzione di fare adesso il Comitato?
Noi abbiamo intenzione di proseguire; il Comitato nasce perché c’è l’esigenza di essere rappresentati da qualcuno, perché noi a Taranto abbiamo una classe sindacale e politica che non rappresenta nessuno, quindi c’è l’esigenza di autorappresentarci. La città ha un tasso di disoccupazione altissimo e chi ha il lavoro se lo deve tenere anche a costo di sacrificare se stesso e la propria famiglia. Le amministrazioni comunali e i sindacati fino a oggi hanno campato sulle mazzette al fine di darci il pane avvelenato pur di farci stare zitti; hanno permesso che questa condizione perdurasse. Noi stiamo continuando una serie di iniziative in tutte le piazze, autofinanziandoci per farci conoscere e per fare capire alla gente chi siamo e cosa vogliamo, per chiedere di sostenerci perché realizzare quello che vorremmo è difficile, ma non impossibile. Un pensiero nuovo che viene dal basso non dall’alto. Non ci arroghiamo la presunzione di essere noi il cambiamento, però noi vogliamo essere partecipi di questo cambiamento. Questa città è addormentata sulla rassegnazione perché chi la rappresenta è lo specchio di se stesso.
Forse questo lo si può dire di tutta l’Italia…
Diciamo che Taranto è lo specchio di quello che avviene a livello nazionale in tutti i sensi, sin dagli anni novanta, abbiamo avuto Cito a Taranto e Berlusconi a livello nazionale.
Questo comitato com’è nato?
L’elemento di novità estremamente importante, anche esemplificativo, è il fatto che questo comitato, nato in solo tre giorni, è stato capace di far scappare senza colpo ferire Angeletti, Bonanni e la Camusso. Io credo sia un fatto epocale per quello che abbiamo combinato all’interno di quel luogo di lavoro, ma in più in generale per quanto riguarda la svendita dei diritti dei lavoratori che sono avvenuti in questi anni e la svendita dei cittadini, della salute dell’ambiente. Per tanti anni in questa città sono state fatte manifestazioni per l’ambiente, manifestazioni per la salute, però erano abbastanza deboli, in parte perché parcellizzate e in parte perché ognuno provava a mettere il cappello. C’era un senso di scoramento perché tu sapevi che la gente moriva di tumore, sono anni che ci sono le devastazioni. Ovviamente c’è stato il detonatore che ha fatto scoppiare il tutto, cioè la chiusura dell’Ilva e questa reazione scomposta di Cgil, Cisl e Uil che hanno preso per le orecchie i lavoratori. L’altra parte della città, compresi i lavoratori dell’Ilva, invece ha provato a ribaltare il concetto. Ci siamo trovati in 50 persone che se vuoi non sono poche in un’assemblea autoconvocata e con un piccolo tam tam siamo aumentati. Tutti con le proprie esperienze anche diversificate, ma con un obiettivo comune. L’ambizione è questa: noi dobbiamo effettuare un controllo dal basso su tutte le scelte, assolutamente non mettere più in contraddizione quella che è l’occupazione con l’elemento ambientale e della salute. Questo lo dicono in tanti ma bisogna praticarlo. È inutile che qui ci prendiamo per fessi perché quest’Ilva chiuderà da sé perché è un impianto che ha più di 50 anni. Quando ha acquistato nel 1995, Riva aveva un obiettivo chiaro: sfruttare l’Ilva per 20 anni, una gallina dalle uova d’oro, ha fatto sette miliardi di utile. Non ha mai badato né a mettersi in regola su quanto era previsto rispetto alle norme ambientali e alla salute, né all’anti-infortunistica. Allora la differenza oggi è che questo problema lo pongono cittadini e lavoratori in carne e ossa che in tre giorni hanno costruito una presenza di piazza che è partita da 500 persone e che si è decuplicata durante il percorso. Se tu vedi la piazza, durante lo sciopero, alla fine ci siamo solo noi e tutti quei lavoratori e quelle lavoratrici che disobbedendo palesemente all’ordine dato dal palco di andare nella piazza adiacente sono rimasti là. Andiamo a fare le assemblee nei quartieri così ti vengono tre, quattrocento persone. Ieri è nato un altro Comitato spontaneo di ragazzi di 30-40 anni del quartiere Tamburi che ci hanno chiesto di lavorare insieme. È venuta per la prima volta ufficialmente una donna della città vecchia in rappresentanza dei mitilicoltori, per dirci che dobbiamo fare iniziative insieme. Commercianti ci hanno fermati dicendoci che vogliono fare delle cose con noi. L’elemento di novità è che nasce tutto dal basso e si sta entrando nella logica che solo in questo modo, non delegando più, si possono scompaginare le scelte su questo territorio. Questa decisione del riesame è solo una bombola d’ossigeno per due, tre anni, che consente a Riva di sfruttare gli ultimi anni e poi caricare la collettività dei costi, senza per altro cagare di suo. Ecco noi non ci stiamo a questo. Abbiamo le idee chiare su come può essere lo sviluppo. Qua chi è tarantino lo sa: la mitilicoltura è distrutta, la pescicoltura è distrutta, il turismo è distrutto, l’agricoltura è distrutta.
Torniamo in fabbrica. Che tipo di composizione c’è in fabbrica?
In fabbrica c’è una logica aziendale che già nasce sbagliata, perché per riuscire a fare profitti si è risparmiato su tutto, salvo i premi di fine anno che sono divisi tra tutti quelli che contano in fabbrica. Ad esempio il fumo rosso che si vede uscire: l’acciaieria ha un sistema di cappe di aspirazione che è tarato ad assorbire tutti i fumi nel caso in cui tu quando arrivi con la siviera sul convertitore di ghisa la sversi lentamente e rispetti i tempi previsti. È come versare un bottiglia di birra nel bicchiere: se tu la versi velocemente tutta la schiuma sale sopra e fuoriesce, se tu la versi lentamente la schiuma non la fai o quel poco che fai viene captata dall’aspirazione. Non si fa perché si deve produrre velocemente. Un altro esempio. Se per quell’impianto è prevista una fermata di tre giorni perché bisogna fare dei lavori, lo si fa in un giorno sovrapponendo tutti i lavori senza definizione, perché si deve fermare il meno possibile perché si deve fare produzione. Ci sono delle figure, i cosiddetti «fiduciari», che non hanno nessuna responsabilità giuridica e penale nei confronti dei lavoratori ma che girano nella fabbrica come dei capò a dare disposizione ai capi reparti, a chi è realmente responsabile. Impartiscono ordini che loro devono eseguire pur non capendo che sono loro i responsabili se succede qualche cosa.
Questi cosiddetti capò chi sono?
Con noi non parlano; è gente di qua come di altre parti d’Italia. Ci sono quelli che magari hanno avuto esperienze a Brescia e nelle altre fabbriche e ci sono quelli che vengono qua con lo scopo di controllare e magari non hanno competenze a livello tecnico d’impianti. Fungono solo da controllori a vantaggio dell’azienda. Questa situazione nasce da una strategia che si è vista anche nel ricambio occupazionale; le leggi sull’amianto hanno favorito la fuoriuscita di tante persone dal 1996 al 2003, e lì si è scelto di assumere parenti di dipendenti in uscita. Mano a mano che quelli che avevano il beneficio dell’amianto uscivano, hanno fatto entrare i familiari i nipoti, i figli, in modo da tenerne uno per la gola e l’altro per le palle. Anch’io sono un parente di un dipendente per questo sono entrato, avevo mio zio che lavorava; prima di entrare all’Ilva avevo lavorato solo a nero. I lavoratori vecchi sono pochissimi, la forza lavoro è di 35-40 anni. In questo lasso di tempo l’azienda è diventata padrona, e il sindacato l’ha fatta diventare padrona un po’ perché non c’erano le condizioni per poter contrastare, e un po’ perché essendo tutti quanti in un certo senso ricattabili si è arrivati a quel punto. Una volta usciti da questa condizione sono rimasti soltanto i compromessi e un sindacato senza armi perché ormai è assoggettato a quello che dice l’azienda. Questa è la situazione. Io per esempio sono stato raggiunto da un provvedimento disciplinare perché sono obbligato a partecipare alle riunioni di sicurezza in cui mi spiegano come devo fare il lavoro e l’azienda vuole che firmi che ho appreso come si deve fare. Quando mi trovo nella situazione di lavoro e chiedo che venga applicato, io sono un problema, perché sono uno che non può andare a lavorare là. Da allora io non ho più firmato le riunioni di sicurezza. Sono stato raggiunto da un provvedimento disciplinare, in tre pagine ho espresso le mie ragioni, così come è previsto, di che cosa è successo, ma non hanno accettato la giustificazione. Sono andato all’Ufficio provinciale del lavoro per dire che voglio che l’azienda venga qui per vedere chi ha ragione. L’ufficio provinciale mi ha detto che, se non hai il sindacato che ti porta, tu autonomamente non lo puoi fare, per cui sono andato dal primo sindacato che ho trovato che non poteva essere la Fiom e sono andato dalla Fim. Ho detto che ho bisogno di una assistenza legale, mi sono iscritto tre settimane fa, ma adesso alla luce di come sono andate le cose non mi serve il sindacato.
Tu sei stato a lungo iscritto alla Fiom. Ci spieghi come mai te ne sei andato?
Io sono un ex dirigente della Fiom, sono andato via, ho rinunciato, ho dato le dimissioni. È una storia che dura da troppo tempo; nel novembre 2007 ho dato le dimissioni, perché non volevo essere come loro. Ho provato a cambiare quel mondo ma con i sotterfugi mi hanno fatto perdere. Nel 2007 nella Fiom avevo la maggioranza e abbiamo scritto una lettera firmata da 53 persone e l’abbiamo mandata a Rinaldini, che allora era il segretario della Fiom e che è venuto a Taranto. Ha indetto un attivo a cui ha partecipato anche l’allora segretario provinciale della Fiom, Franco Fiusco, che a nostro avviso non ci rappresentava più. Poi invece di rimuovere Franco Fiusco così come previsto se non ha la maggioranza, si è preso un po’ di giorni e nel frattempo hanno cominciato a venir meno le firme con i classici sistemi. Quando mi sono trovato in minoranza sono andato dall’azienda e ho detto: io rinuncio a tutte le mie carte [cioè al distacco sindacale]. Mi hanno detto: «dove vuoi andare?» «A lavorare»; e sono andato a lavorare. Non che prima non lavorassi. Prima ero sempre in fabbrica ma non ero assoggettato alla marcatura del cartellino. Sono sempre stato sugli impianti, i lavoratori mi conoscono e lo possono dire. Sono rimasto sempre iscritto alla Fiom fino al marzo di quest’anno, non avevo motivi di vendetta, come dicono adesso che questo sarebbe un movimento di vendetta verso la Fiom. I cinque anni successivi io sono rimasto iscritto, mi sono cancellato quando si sono permessi di espellere Massimo Battista. Io gli ho fatto una lettera alla Fiom in cui dicevo che fino a oggi sono rimasto in silenzio ma siccome so cosa ha fatto Massimo Battista insieme a me per la Fiom e per i lavoratori allora gliel’ho scritto tutto in una lettera.
Ci spieghi il ruolo della Uilm?
L’unico diritto che riesce ottenere in quella fabbrica è «il favore»: «per favore posso avere le ferie, per favore posso essere spostato», e chi si occupa di questo monopolio è la UILM. Ecco perché in quella fabbrica la UILM ha 2500 iscritti derivanti dal periodo d’oro delle assunzioni, non so come abbia potuto fare 2500 deleghe, però deriva da lì. Lo sponsor dell’azienda è la Uilm , questo lo metterei anche per iscritto.
La Fiom ha subito un processo progressivo di erosione. Anche a gennaio di quest’anno 400 iscritti e sei Rsu se ne sono andati.
La Fiom quando c’eravamo noi cinque anni fa ce aveva 2300-2400 iscritti, era la seconda forza, da quando ce ne siamo andati noi se ne sono andati in 1000 e sono diventati la terza forza. La Fim sono tipo 1200-1300.
Quindi è una fabbrica sindacalizzata?
Per il 50% , ma comunque dopo le ultime vicissitudini la vedo dura.
Quanti lavoratori ci sono dentro all’Ilva tra diretti e indiretti?
I diretti sono circa 11-12 mila, quelli degli appalti sono intorno ai 6-7 mila persone, e la maggior parte sono tutte ditte esterne non di Taranto, gli appalti vengono da fuori.
Che rapporto c’è tra gli operai esterni e interni?
Solidarietà più che altro, non siamo uno contro l’altro, assolutamente, anzi si socializza. Però loro fanno dei lavori diversi dai nostri; fanno la manutenzione più specializzata, più precisa, più tecnica. Ci sono delle ditte che vengono in prestazione per tre mesi, ci sono soprattutto lavoratori precari nelle ditte di appalto. Sono assunti dalle agenzie interinali; quelle se non ti comporti bene il contratto non te lo rinnovano mica.
Mentre in Ilva qual è il rapporto fra precari e stabili?
Nel reparto in cui siamo noi ce ne stanno 4 su 200 persone, non è una cifra alta. Dall’azienda non viene assunto più nessuno. Le assunzioni sono terminate già da un pezzo, anzi adesso la gente che va via per l’amianto non viene rimpiazzata, la gente che va in pensione non viene rimpiazzata. Adesso con dodicimila persone si fa il doppio della produzione rispetto ai 40 mila dipendenti che c’erano alla metà degli anni Novanta, quando era dello Stato, prima che arrivasse Riva, e si chiamava Italsider.
Com’è andata quando siete ritornati in fabbrica dopo lo sciopero, dopo il botto?
Io ti posso dire la mia esperienza personale. A me si sono avvicinate tante persone, tantissimi lavoratori che mi hanno detto bravo avete fatto bene, finalmente, e sono per la gran parte del luogo che hanno le famiglie che respirano questi veleni, ma ci sono anche tanti non del luogo e hanno capito che non possono essere così egoisti da pensare che pur di lavorare si possa sacrificare una comunità come quella di Taranto. Ci sono delle persone che ragionano in un certo modo e ci sono delle persone che sono chiuse dentro la loro voglia di preservare il posto di lavoro a qualsiasi costo, anche sapendo e vedendo i veleni che noi per primi respiriamo. Noi li conosciamo questi veleni.
Tutti gli operai secondo te sono consapevoli della questione ambientale? Lo erano anche cinque anni fa?
Chi vive quegli impianti è impossibile che non si accorga dei veleni che ci sono. Là basta che passa una macchina che si alzano i veleni. La questione è che non c’erano alternative. Un sindacato che non risultava, un’azienda che li sfrutta, una città che non ti offre alternative, cosa devi pensare? Tanto che stai almeno ci lavoro, almeno porto lo stipendio a casa. Se ci fosse alternativa chi lavorerebbe in quella fabbrica? Domandalo a uno qualsiasi di quei 12.000. Ecco perché ti parlavo di quella condizione a cui siamo stati sottoposti meschinamente.
Tu stai parlando quindi di una solitudine operaia, di un isolamento, un posto dove ognuno deve pensare a se stesso e basta.
Ti faccio un esempio. Il sindacato dice di tenerci all’ambiente e alla sicurezza. Io sto in quella fabbrica da quasi 15 anni, non è mai stato fatto uno sciopero sull’ambiente e sulla sicurezza, mai. Si fanno scioperi nazionali e scioperi per i morti. Scioperi per la sicurezza, per i diritti dei lavoratori, in quella fabbrica ci sono chiare mancanze! Perché non si è mai fatta nemmeno un’ora di sciopero. Noi quando stavamo nel sindacato abbiamo fatto le denunce alla magistratura, alla procura della repubblica, all’Asl abbiamo fatto fermare convertitori, abbiamo fatto mettere sotto sequestro gli impianti, noi l’abbiamo fatto. Io Battista e anche [Francesco] Rizzo che eravamo i tre rompicoglioni. Stavamo nella Fiom, noi ci rivediamo ancora nei valori che rappresenta, ma la Fiom è fatta di uomini e gli uomini non sono quei valori per cui questa è la fine che abbiamo fatto.
Prima di questa vicenda, qual era il tasso di adesione agli scioperi?
Era molto basso, perché se tu devi fare uno sciopero nazionale o uno sciopero per qualsiasi altra cosa che non deriva da Taranto e sai che i tuoi diritti sono sempre calpestati, tanto vale che ti affidi all’azienda che continui a essere uno che almeno si fa lo straordinario, che può fare carriera e può avere il livello. Perché il livello non lo hai sulla professionalità, lo hai se non fai malattia, se non partecipi agli scioperi, lo fai se lecchi il culo, sono pochi che vanno avanti per meritocrazia.
 Chi riesce ad ottenere un posto di lavoro all’Ilva di solito lo tiene stretto?
Chi ottiene il lavoro a Taranto, all’Ilva, è disposto a rinunciare alla dignità, all’orgoglio, all’essere uomo perché in quella fabbrica ti annullano. Quella è una fabbrica di repressione, persecuzione, lo dimostra la palazzina LAF. Battista per esempio è un esiliato, lui sta fuori dalla fabbrica, è un indesiderato dall’azienda. Lui sta in una zona gestita dal sindacato; sta lì lui, seduto alla sua scrivania senza un bagno, non ha una mensa dove mangiare.
Gli operai che lavorano all’Ilva hanno qualche altro introito, hanno un secondo lavoro?
Ci sta chi viene dalla provincia che ha ancora la terra e magari durante il periodo di vendemmia prende le ferie. Però a Taranto dove vai? Potevi andare a pescare una volta, ma ora non ci sono alternative.
È tutta gente che proviene da famiglie in cui lavora solo una persona?
Nel mio caso io lavoro all’Ilva e mia moglie in un call center, però se tu ti compri una casa e paghi 700 euro di mutuo, quello che prende tua moglie se ne va per il mutuo, con quello che ti rimane devi pagare tutto il resto. Io mi ritengo fortunato ma c’è gente che deve andare avanti con 1300 euro al mese, ecco perché è importante tenersi il posto di lavoro a costo di qualsiasi cosa, perché se esci dall’Ilva non c’è nulla, perché qualcuno ha deciso così. C’è da dire che anche la politica tarantina non dà alternative; anche i giovani che non vogliono andare a lavorare all’Ilva non possono. Se io ad esempio mi invento un lavoro come ambulante e vorrei un posto, e sono disposto a pagare anche la luce e il suolo pubblico, non mi danno la possibilità perché non c’è niente che regoli il livello economico di Taranto. Qui non creano proprio l’alternativa e se ti crei qualcosa ti mettono i bastoni tra le ruote perché non vogliono che tu sviluppi il tuo cervello e trovare alternative a quello che tu hai. Quelli che non lavorano all’Ilva come i mitilicoltori, o gli allevatori sono stati distrutti dall’Ilva stessa, e i lavoratori dell’Ilva pensano al loro lavoro e non pensano al lavoro che hanno perso gli allevatori, i mitilicoltori, i pescatori, di coloro che hanno deciso di non andare a lavorare all’Ilva. Tutti pensano che basta che ti trovi un lavoro sicuro con un posto a tempo indeterminato, ma oggi non esiste più il posto a tempo indeterminato. L’Ilva non assume più, e che facciamo? Che dobbiamo fare? Dobbiamo andare a rubare? Se qualcuno ha la voglia di cambiare la situazione non te la fanno cambiare, c’è sempre qualcuno che ti mette i bastoni tra le ruote. Come le denunce che ci hanno dato per i casi di piazza, perché abbiamo rovinato un’organizzazione sindacale, abbiamo rovinato una loro festa dove chiedevano e facevano pressioni alla magistratura per non far prendere delle decisioni pesanti anti-Riva. Come si fa un decreto legge in due giorni solo per Taranto? Un tavolo tecnico per Taranto?
Lo spezzone di 500 persone come era composto?
C’erano precari, disoccupati, studenti. I precari sono di vari settori o nei meccanismi dell’ illegalità. Parliamo anche di persone che fanno dell’illegale, diciamo le cose con molta chiarezza, è evidente. Ti faccio un esempio, è notizia di qualche giorno fa che due padri di famiglia di una cooperativa di mitilicoltori si sono visti distrutti tonnellate e tonnellate di cozze e dopo manco una settimana sono stati trovati a rubare. Ma qui è la normalità. L’illegalità è normale. Quando parliamo di precariato qui parliamo dell’arte dell’arrangiarsi! L’arte dell’alzarsi la mattina e dire oggi vado a rubare per esempio il rame rosso e me lo vado a vendere. Si va anche alla discarica dell’Ilva che butta del materiale di risulta delle colate e alcuni ragazzi vanno a raccogliere quello che rimane dei pezzi di ferro e poi lo vanno a vendere. Molti vengono fermati e denunciati, chi ha tentato di coltivarsi un pezzettino di terra per poi vendere quello che ha prodotto in mezzo alla strada non gli viene permesso. Qui ti fanno 5000 euro di verbale per non aver chiesto permessi o autorizzazioni che costano parecchi soldi. Qui non danno la possibilità di alzare la testa! C’è un grosso lavoro a nero sommerso soprattutto nei servizi, parliamo di gente che lavora due ore al giorno, ma non ragazzini padri e nonni. Questa è la realtà nei grandi enti tipo l’Arsenale, l’ospedale dove si lavora nelle ditte di pulizia.
Da qua si è emigrato spesso, una parte di questa parte di operai che lavorano all’Ilva sono emigrati prima di entrare?
No, a Taranto nei tempi d’oro c’erano 335 mila abitanti. Da quando si è passati da 40.000 a 12.000 lavoratori il tasso di disoccupazione è diventato altissimo. E molti sono andati via da Taranto e oggi in città siamo 175.000.
L’Ilva storicamente è stato un blocco dell’emigrazione, addirittura di immigrazione, oggi qual è lo stato d’animo tra i lavoratori, la spinta a emigrare sta aumentando?
I tarantini vogliono tornare a essere padroni del proprio territorio, e quindi del proprio destino. Noi vogliamo un’economia diversa non una città industriale.