giovedì 21 maggio 2015

Una legge caricata a salve

Fonte: VoxEurop, rielaborazione ©Comitato per Taranto

Ecoreati, adesso Ilva pensa di non patteggiare

La parola d’ordine è “temporeggiare”. Le dichiarazioni di Matteo Renzi sull’Italia che “riparte da Taranto” all’inizio del 2015 sono ormai un ricordo sbiadito. La questione Ilva può aspettare. Anche la proposta di patteggiamento dinanzi al Tribunale di Taranto può restare in qualche cassetto del ministero dello Sviluppo economico, che avrebbe dovuto dare il via libera al collegio difensivo dell’azienda in amministrazione straordinaria. In una riunione tenuta mar-tedi tra il ministro Federica Guidi e la struttura commissariale guidata da Piero Gnudi, presente Paola Severino in veste di consulente legale del commissario, si è deciso appunto di frenare sul patteggiamento.
A QUANTO RISULTA al Fatto Quotidiano, nel vertice si è anche parlato del fatto che la nuova legge sugli ecoreati (approvata proprio martedì sera) potrebbe avere un impatto sul processo in corso a Taranto essendo ritenuta più “favorevole al reo” rispetto al reato di “disastro innominato” per cui l’azienda, la famiglia Riva e altri vengono perseguiti a Taranto. Trovano così una prima conferma i timori finora non ufficiali della Procura e del Tribunale della città pugliese sugli effetti che la nuova legge sugli ecoreati potrebbe avere sul maxi-processo Ilva. D’altronde anche magistrati esperti del tema come Gianfranco Amendola, uno dei padri dell’ambientalismo italiano, e Raffaele Guariniello (vedi qui accanto) lasciano intendere che il lavoro del Parlamento non sia stato così accurato come ci si aspetterebbe per una normativa attesa da vent’anni almeno.
Intanto il 28 maggio – data in cui è fissata l’udienza preliminare del procedimento “ambiente svenduto” – si avvicina. I legali dell’Ilva avevano ipotizzato di chiedere l’applicazione di una pena che prevedeva una multa da 3 milioni di euro, l’interdizione per 8 mesi e la confisca di 2 miliardi di euro come profitto del reato. Nei fatti l’uscita dell’Ilva dal processo penale, però, avrebbe gravato solo sulle tasche dei cittadini: i due miliardi di euro per il risarcimento, infatti, sarebbero stati recuperati grazie a obbligazioni garantite dallo Stato in attesa che fossero svincolati i soldi sequestrati su alcuni conti svizzeri alla famiglia Riva dalla Procura di Milano (che indaga per evasione fiscale) e da usare per il risanamento della fabbrica secondo un decreto del governo di Mario Monti (il Guardasigilli, come si sa, era Paola Severino).
Sul piano giuridico, però, il patteggiamento qualcosa lo avrebbe prodotto eccome: l’ammissione di responsabilità dell’azienda (cioè il commissario) avrebbe pregiudicato in modo significativo la posizione penale degli altri imputati. I Riva, infatti, lo hanno interpretato come una sorta di tradimento della struttura commissariale. Come che sia, qualcosa durante il cammino verso il patteggiamento deve essersi inceppato. E stando a quanto riferito da fonti interne all’azienda, uno dei principali oppositori alla proposta di patteggiamento sarebbe l’ex ministro della Giustizia Paola Severino che, da consulente legale di Gnudi, difende l’Ilva commissariata nel procedimento in corso al Tribunale di Milano. L’ex Guardasigilli, peraltro, ha una discreta competenza in tema di disastri ambientali visto che fu nel collegio di difesa della Montedison anche nel caso della discarica di Bussi, in Abruzzo, su cui – dopo le rivelazioni del Fatto Quotidiano – ora indaga il Csm per presunte pressioni sui giudici popolari per far assolvere l’azienda.
ORA, CURIOSAMENTE, proprio l’ex Guardasigilli che contribuì a scrivere il decreto che consentiva l’utilizzo dei fondi svizzeri, sembra intenzionata a consigliare all’azienda di fare un passo indietro. Il motivo? Si teme che il patteggiamento a Taranto possa condizionare la banca svizzera spingendola a non svincolare il miliardo e 200 milioni di euro sequestrati alla famiglia Riva. Un punto che però – secondo fonti aziendali – è particolarmente pretestuoso: “La Svizzera sbloccherà il denaro solo quando ci sarà una sentenza definitiva di condanna a Milano”. Tutti lo sanno, insomma, ma nessuno lo dice. Un’ipotesi che, visti i tempi della giustizia italiana e un maxi-processo con oltre 50 imputati, non promette bene. Anzi.

La verità sulla legge contro gli Ecoreati

Martedì è stata approvata al Senato (la Camera si era già espressa il 26 febbraio 2014) il DDL 1345, la cosiddetta legge contro gli Ecoreati recante disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente. Grande soddisfazione è stata espressa da questi tutti a partire dal Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti fino a Ermete Realacci del PD e Luigi Di Maio del Movimento 5 Stelle. Ma la nuova legge, presentata con lo slogan trionfale “basta casi Eternit” forse potrebbe non mantenere le promesse fatte.
DI CHI È LA LEGGE SUGLI ECOREATI?
Già dal giorno prima della votazione Luigi Di Maio scriveva che il Parlamento avrebbe approvato una legge voluta dal Movimento 5 Stelle e dopo la votazione annunciava trionfante: «È appena stata approvata la nostra legge sugli ecoreati, quella che due anni fa presentò alla Camera Salvatore Micillo nostro Deputato e cittadino della terra dei fuochi». Secondo Di Maio la legge sugli Ecoreati altro non è che quella “presentata due anni fa”
e ancora ieri Di Maio scriveva così su Facebook:

Luigi Di Maio inventa la Legge Micillo

Il problema è che la legge sugli Ecoreati non è la “Legge Micillo”. Il primo firmatario del provvedimento è il deputato del Partito Democratico Ermete Realacci che ha presentato la proposta di legge il 19 marzo 2013. La proposta del cittadino-portavoce-onorevole Salvatore Micillo invece è stata presentata il 15 maggio 2013. Come se non bastasse si evince anche dal testo approvato dal Senato nei giorni scorsi che Realacci è il primo firmatario. Che i contenuti delle due proposte di legge fossero simili è un bene, significa che le forze politiche quando vogliono sanno lavorare assieme, certo agli elettori pentastellati è meglio raccontare un’altra storia altrimenti, suscettibili come sono, potrebbero urlare all’inciucio. Soddisfazione è stata espressa anche dal Presidente del Consiglio che ci ha tenuto a immortalare il momento della “firma pesante” sulla legge contro gli Ecoreati.

COSA DICE LA LEGGE?
Ma andiamo con ordine e partiamo dall’inizio, cosa dice la legge? Il testo licenziato dal Senato martedì va ad introdurre alcune modifiche al titolo VI del libro secondo del codice penale. I nuovi reati previsti dal Codice sono cinque: inquinamento ambientale, disastro ambientale, traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività, impedimento del controllo e omessa bonifica. La legge prevede un sostanziale aumento delle pene con aggravanti nel caso si venga riconosciuta l’associazione a delinquere ma prevede anche il “ravvedimento operoso” ovvero sconti di pena da un terzo alla metà a coloro che collaboreranno con le forze dell’ordine e dalla metà a due terzi nei confronti di coloro che si adopereranno “per evitare che l’attività delittuosa venga portata a conseguenze ulteriori, ovvero, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, provvede concretamente alla messa in sicurezza, alla bonifica e, ove possibile, al ripristino dello stato dei luoghi“. Di particolare rilevanza in virtù del fatto che la legge si propone di evitare l’esplodere di altri “casi Eternit” è l’articolo 452-quater, quello che punisce il reato di disastro ambientale:
Fuori dai casi previsti dall’articolo 434, chiunque abusivamente cagiona un disastro ambientale è punito con la reclusione da cinque a quindici anni. Costituiscono disastro ambientale alternativamente: 1) l’alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema; 2) l’alterazione dell’equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali; 3) l’offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza del fatto per l’estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolo. Quando il disastro è prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette, la pena è aumentata.
LE CRITICHE AL PROVVEDIMENTO
I Verdi sono sempre stati molto critici nei confronti di questo disegno di legge. Oggetto delle contestazioni quell’avverbio “abusivamente” ripetuto 3 volte all’interno del testo, il portavoce dei Verdi Angelo Bonelli scriveva così su Twitter:
"È nato il disastro ambientale cagionato abusivamente "

Un punto ribadito anche da Antonia Battaglia in un pezzo su Micro Mega:
Un reato ambientale, secondo la norma, sarà tale solo se sarà stato compiuto al di fuori delle norme. Ma nel caso in cui uno stabilimento industriale, una discarica o altro soggetto inquinante fossero provvisti di un’autorizzazione a produrre e a funzionare, non sarebbero abusivi e non potrebbero essere giudicati per disastro ambientale.
La legge mette a rischio il processo Ilva “Ambiente Svenduto” e rappresenta un’àncora di salvataggio per i grandi inquinatori e per le lobbies di attività industriali potenzialmente inquinanti. Poiché l’Ilva produce inquinando (lo dice il GIP Todisco del Tribunale di Taranto e fa eco la Commissione Europea), ma produce con una regolare autorizzazione ambientale. L’Ilva non rispetta, secondo il GIP e secondo la Commissione, i dettami contenuti in tale autorizzazione ma una volta approvata questa legge, essa non potrebbe mai più essere sanzionata poiché il suo inquinamento non sarebbe abusivo. Non importa che non si rispetti l’autorizzazione, l’importante è che l’autorizzazione esista.
La tesi dei Verdi è che chi ha una regolare “licenza ad inquinare” non potrà essere ritenuto colpevole di inquinamento abusivo, dal momento che il loro non potrà esserlo. Anche il procuratore della Repubblica Gianfranco Amendola attacca il provvedimento di legge proprio su quell’avverbio. In un’intervista ad Affari Italiani Amendola dice che a suo parere quell’avverbio «stabilisce che il disastro ambientale è punibile solo se commesso abusivamente significa è come dire se è commesso senza autorizzazione, come se un disastro ambientale potesse avere in qualche modo un’autorizzazione». Secondo il Procuratore capo non si tratta di un errore o di una svista, quell’abusivamente è stato messo lì proprio per impedire che la magistratura possa intervenire in alcuni settori in particolare quello industriale (oltre al caso Eternit viene citata anche l’ILVA di Taranto). Dal momento che le industrie avevano e hanno l’autorizzazione a produrre l’inquinamento risultante dalla loro attività non sarebbe abusivo. In parole povere secondo Amendola si vuole «lasciare mano libera alle industrie che devono essere libere di fare ciò che vogliono senza che i magistrati possano intervenire».
Come cantava Elio qualche anno fa: Parcheggi abusivi, applausi abusivi, villette abusive, abusi sessuali abusivi; tanta voglia di ricominciare abusiva.
Ma il problema non è solo quello dell’avverbio, a dirlo è Raffaele Guarinello, il magistrato torinese pubblico ministero nei processi sul caso Eternit. Secondo il magistrato anche con la nuova legge la sentenza sul processo alla multinazionale dell’amianto la sentenza non cambierebbe:
E oggi, se potessimo ricominciare tutto da capo, finirebbe allo stesso modo. Perché i tempi sono stati raddoppiati, è vero, ma la struttura del reato è rimasta identica. Chi dice che con questa legge il processo Eternit si sarebbe salvato dice una cosa sbagliata
Il problema, dice Guarinello all’ANSA è che la legge non ha recepito la sentenza della Cassazione sul caso Eternit e quindi l’impianto normativo rimane pressoché lo stesso della vecchia legge:
La Cassazione ha stabilito che questo reato si consuma quando avviene l’evento. E l’evento, nel caso dell’Eternit, è datato 1986, quando la società ha smesso di produrre. I supremi giudici hanno anche detto che il nostro processo era prescritto prima ancora di cominciare. E questa legge non modifica il principio. Per scongiurare il rischio prescrizione bisogna cominciare a indagare non appena la fabbrica chiude i battenti. E il reato di disastro comincia a prescriversi quando ancora non si è nemmeno manifestato (nextquotidiano)

C'è odore di soldi pubblici? Ricompaiono i professionisti del progetto pronto!

www.bastardidentro.it

Il piano per l’Isola in 67 milioni di euro. La delibera del Comune presentata a Palazzo Chigi 

Con una delibera pronta, approvata meno di 24 ore prima dell’incontro, gli amministratori di Taranto si sono presentati al Governo. A Palazzo Chigi, ieri pomeriggio, si è svolto l’incontro propedeutico all'insediamento del Tavolo interistituzionale permanente per l'Area di Taranto. Ma nonostante fosse ancora un appuntamento interlocutorio Taranto ha sfoderato il suo asso nella manica. Un documento che, ricevuto l’ok dalla giunta comunale di Taranto, elenca nel dettaglio e nel concreto cosa si vuole e si deve fare per salvare la città vecchia dai crolli e lanciarla nel panorama dei centri storici risanati e brulicanti di cultura e di giovani. Non a caso la delibera è stata intitolata “Programma di interventi per il recupero la riqualificazione e la valorizzazione della Città Vecchia di Taranto”. Uno scrigno nel quale sono contenuti i progetti individuati come fondamentali per l’obiettivo: il recupero del centro storico.
La delegazione del municipio, capeggiata dal primo cittadino Ippazio Stefano con il vicesindaco Lucio Lonoce e il segretario generale, ha portato questo faldone all’attenzione del Governo. Non un libro dei sogni, ci tengono a specificare, ma uno scadenzario di luoghi e attività, con la specifica di lavori e relative spese. Per un totale di quasi settanta milioni di euro. Il programma è articolato, l’importo esatto pari a 67.331.860 euro.
Il tavolo interistituzionale a Roma è previsto dalla legge per Taranto, più nota come decreto Salva Ilva approvato alla vigilia dello scorso Natale. «Sappiamo che la legge è una leva per lo sviluppo della città di Taranto. Sta a noi però presentare i progetti e recuperare i finanziamenti». E così, il Comune si avvantaggia con un piano interamente focalizzato sull’Isola. Che prevede due tipi di interventi: la dotazione strutturale delle opere di urbanizzazione (strade, fogna, acqua, gas e banda larga sono i punti cardine) e il recupero dei palazzi e delle case fatiscenti, di pregio e non. Per citare qualcuna di queste opere c’è il progetto già pronto per la realizzazione della Casa dello studente e tutti quei servizi connessi all’università. Poi ci sono ristrutturazioni di palazzi, come Palazzo Troilo e Palazzo Carducci. Compresi, dunque, quelli che non sono stati completati con i finanziamenti Urban. In quei casi si sono anche adeguati i programmi di intervento con le norme antisismiche aggiornate.
Il sindaco tiene a ribadire: «Sono progetti pronti. Vogliamo ristrutturare e indichiamo anche quali palazzi ristrutturare», aprendo alla possibilità - che appare una scontata necessità - di una collaborazione pubblico-privata, nel segno di project financing. Nel piano sono inoltre compresi recuperi anche in senso abitativo di alcune porzioni dell’Isola.
Il tavolo sarà poi costituito ufficialmente a breve giro, assicurano da Palazzo Chigi, forse con l'emanazione di un Decreto della presidenza del consiglio dei ministri “ad hoc”.
“Con la riunione di ierisi è messa in moto la macchina interistituzionale che dovrà coordinare, in una strategia comune, gli interventi ad ampio spettro destinati alla riqualificazione integrale del territorio, per il suo rilancio ambientale e produttivo”, si legge in una nota del Governo. Durante il confronto - presieduto dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti affiancato dal segretario Generale Paolo Aquilanti - “è stato tracciato il quadro delle linee di intervento per la ripartenza dell'Area di Taranto e per la risoluzione delle problematiche esistenti: dal rilancio industriale al recupero della città vecchia e dell'Arsenale, dalla riqualificazione del patrimonio scolastico al Porto, dalle bonifiche alle infrastrutture”.
“Uno degli obiettivi su cui il governo punta con forza - si legge nella nota di Palazzo Chigi, è poi quello di valorizzare la funzione logistica di Taranto come elemento centrale dei collegamenti euro-mediterranei”. «Le risorse per affrontare questa sfida - ha osservato De Vincenti - ci sono. Il tema è quello di una loro utilizzazione ottimale». (Quot)

mercoledì 20 maggio 2015

Un decreto al giorno toglie l'inquinamento di torno?

Ilva: incontro a Palazzo Chigi, insediamento tavolo su Taranto

Si è tenuto questo pomeriggio a Palazzo Chigi un incontro propedeutico all’insediamento del Tavolo interistituzionale permanente per l’Area di Taranto che avverrà a stretto giro, subito dopo l’emanazione di un Dpcm ad hoc.
Con la riunione odierna si è messa in moto la macchina interistituzionale che dovrà coordinare, in una strategia comune, gli interventi ad ampio spettro destinati alla riqualificazione integrale del territorio, per il suo rilancio ambientale e produttivo.
Durante il confronto – presieduto dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti affiancato dal segretario Generale Paolo Aquilanti – è stato tracciato il quadro delle linee di intervento per la ripartenza dell’Area di Taranto e per la risoluzione delle problematiche esistenti: dal rilancio industriale al recupero della città vecchia e dell’Arsenale, dalla riqualificazione del patrimonio scolastico al Porto, dalle bonifiche alle infrastrutture. Uno degli obiettivi su cui il governo punta con forza, si legge in una nota di Palazzo Chigi, è poi quello di valorizzare la funzione logistica di Taranto come elemento centrale dei collegamenti euro-mediterranei.
"Le risorse per affrontare questa sfida – ha osservato De Vincenti – ci sono. Il tema è quello di una loro utilizzazione ottimale". Il Tavolo interistituzionale, così come previsto dal decreto legge che ne determina la costituzione, avrà "il compito di coordinare e concertare tutte le azioni in essere nonchè definire strategie comuni utili allo sviluppo compatibile e sostenibile del territorio" e porterà alla firma di un "Contratto Istituzionale di Sviluppo".
All’appuntamento odierno – al quale è stato invitato anche l'Arcivescovo di Taranto Monsignor Filippo Santoro – hanno preso parte la Regione Puglia (con la Vice Presidente Angela Barbanente), la Provincia di Taranto (con il Presidente Martino Tamburrano), il Comune di Taranto (con il Sindaco Ippazio Stefàno), il Comune di Statte (con il Sindaco Angelo Miccoli), il Commissario Straordinario del Porto di Taranto Sergio Prete, il Commissario Straordinario per gli interventi di bonifica Vera Corbelli, l’Ammiraglio di Squadra Ermenegildo Ugazzi del Comando Marina Sud di Taranto, il Presidente della Camera di Commercio di Taranto Luigi Sportelli. Presenti anche alti dirigenti dei Ministeri dell’Ambiente, dei Beni Culturali, della Difesa, delle Infrastrutture, dello Sviluppo Economico, della Struttura di Missione, del Dipartimento per le Politiche di Coesione, dell’Agenzia per la Coesione Territoriale e di Invitalia. (GdM)

martedì 19 maggio 2015

Turnaround around around around

Ilva, firmato il decreto sulle garanzie per gli investitori 

 E' stato firmato, e registrato alla Corte dei conti, il Dpcm relativo alle condizioni della garanzia per gli investitori nella societa' di turnaround, che potrebbe essere utilizzata anche per l'Ilva. Lo ha annunciato il ministro dello Sviluppo, Federica Guidi, in audizione alla commissione Industria del Senato. Il ministro ha sottolineato che si tratta di un "veicolo utile per accompagnare di piu' e meglio alcune societa' a un'uscita rispetto ai piani di ristrutturazione" e si e' augurata che possa essere utilizzato anche per l'Ilva.
La societa' di turnaround, ha spiegato il ministro, e' uno strumento "che il governo ha pensato di mettere in campo per accompagnare molte aziende che si trovano in una fase di completamento di piani industriali che necessitano ancora di un percorso e che hanno condizioni finanziarie non perfette". La societa', ha aggiunto, "avra', immagino, fra le sue operazioni da valutare un'eventuale newco per l'Ilva, ma verra' messa a disposizione di tutti i soggetti con determinate caratteristiche".
Piu' in generale, la Guidi ha avvertito che per far ripartire Ilva "servono buone soluzioni ma anche tempo per metterle in campo": "Stiamo cercando di ricostruire, con pazienza e determinazione, le condizioni che consentono ad Ilva di operare", ha sottolineato. Tra le altre azioni su cui si sta lavorando, il ministro ha ricordato l'istituzione di una riserva di 35 milioni del Fondo centrale di garanzia per sostenere l'accesso al creduto delle pmi fornitrici di beni o servizi connessi al risanamento ambientale, il riavvio dei rapporti con oltre 50 fornitori, la pianificazione delle attivita' di riavvio dell'altoforno 1 e di rifacimento dell'altoforno 5, il riavvio di tutti i cantieri.
Il ministro ha fatto il punto sull'Ilva inserendo il ragionamento nello scenario generale del mercato siderurgico, in forte difficolta': "Dal 2006 a oggi - ha sottolineato - la produzione di acciaio nel nostro Paese si e' ridotta di 7 milioni di tonnellate (-25%) e il consumo interno di acciaio si e' contratto di circa 11 milioni di tonnellate. Cio' ha fatto emergere una sovracapacita' produttiva teorica di circa 15 milioni di tonnellate". Inoltre "la redditivita' della gestione industriale si e' ridotta di circa l'80% rispetto al periodo pre-crisi" ma "l'occupazione ha subito un calo di 3.500 unita', cioe' solo del 9%, grazie alla rete di protezione degli ammortizzatori sociali". Malgrado tutto, ha avvertito, "la siderurgia italiana continua ad occupare il secondo posto in Europa".  (Quot)

Il Comune e le politiche partecipate da solo

Taranto, il piano rilancio della città approda a Palazzo Chigi

Si insedia domani a Palazzo Chigi (incontro alle 14) il Tavolo istituzionale Taranto voluto dall’ultima legge sull’Ilva, la numero 20 dello scorso 4 marzo, per definire un progetto complessivo di rilancio della città attraverso il Contratto istituzionale di sviluppo. All’incontro ci saranno presidenza del Consiglio e ministeri da un lato e dall’altro comune, provincia, Camera di commercio e Autorità portuale e regione Puglia. Al confronto di domani il comune porta un progetto per il recupero della Città vecchia. Insieme al porto, alla bonifica ambientale dell’area extra Ilva e alla valorizzazione dell’Arsenale della Marina come museo di archeologia industriale senza per questo dismettere la sua funzione di struttura che provvede ai lavori di manutenzione delle navi militari, la migliore fruibilità della parte antica di Taranto costituisce infatti uno degli assi su cui il governo vuole costruire il rilancio della città in parallelo con la ripresa dell’Ilva, per la quale adesso cominciano a sbloccarsi le risorse per gli investimenti. In particolare, la legge pone l’accento sulla rivitalizzazione culturale del centro storico, affida al ministero guidato da Dario Franceschini il compito di vagliare il piano e ne delega la finanziabilità al Fondo sviluppo e coesione senza però quantificare e indicare disponibilità.
Il comune, che oggi l’approva in giunta, ha costruito la proposta per la Città vecchia attraverso un partenariato che ha coinvolto Confindustria Taranto, Marina Militare, privati e Arcidiocesi (che avanza un ulteriore restauro del Santuario Madonna della Salute per circa 4 milioni di euro). Ma idee pubbliche e private non sono ancora un progetto unico e coordinato, aspetto che ha suscitato delle critiche che il comune pensa di superare nel momento in cui il confronto col governo entrerà nel merito. La sola proposta pubblica si muove lungo alcune priorità: miglioramento dello standard di vivibilità, messa in sicurezza degli edifici degradati o a rischio crollo, rifacimento delle reti idriche, fognanti e di pubblica illuminazione, recupero dei palazzi storici. In particolare, ammontano a circa 50 milioni di euro il costo delle schede progettuali che il comune domani porterà a Palazzo Chigi. Per gli edifici storici, l’ente locale proverà ad ammettere a finanziamento centrale il ripristino dei palazzi Troylo e Carducci, inizialmente destinatari di risorse del piano Urban per circa 8 milioni, poi sospese dalla Regione per i vincoli del patto di stabilità. L’Autorità portuale di Taranto, invece, propone un piano per il recupero e la sistemazione dell’affaccio a mare della Città vecchia tra opere di consolidamento e creazione di spazi e infrastrutture dedicate ad attività turistiche e per la nautica da diporto. «Si tratta di interventi per 60 milioni – dice Sergio Prete, presidente dell’Autorità portuale di Taranto – ma il piano può essere realizzato anche a moduli con singole azioni. Proveremo a candidarlo a finanziamento del governo e tuttavia l’Authority può anche accedere a canali di finanziamento propri come il Pon Trasporti». (sole24h)

lunedì 18 maggio 2015

Qualche decina di operai... e la città è bloccata!

Se invece qualche cittadino fa un sit-in pacifico scattano subito le denunce.
Sono i due pesi e le due misure di una città necessaria, ancorata alla dipendenza dalle grandi industrie esterne, che solidarizza con gli "operai di stato" e reprime ogni pensiero creativo, alternativo, propositivo. 
La Marcegaglia Buildtec chiude perchè non le arrivano i finanziamenti di stato per continuare a stare a Taranto. 
Così come altre grandi industrie che godono di "tutele" finanziarie, legislative e persino di decreti ad hoc cotti e mangiati all'istante a Roma! 
Basta qualche tuta blu con famiglia votante per assicurarsi il proprio momento di gloria, ognuno si scelga il suo ponte da occupare, la sua arteria di traffico da bloccare e persino il suo palazzo pubblico per simulare un suicidio plateale!
Ce n'è per tutti quelli col contratto! 
Gli altri, per favore, prendano un treno (finchè ci sarà una stazione!), e vadano a sognare altrove!
 

Taranto, sit-in di protesta dei dipendenti ex Marcegaglia. Chiesto al sindaco Stefàno un tavolo presso il Ministero

Gli ex lavoratori della Marcegaglia Buildtec di Taranto, che avrebbero dovuto essere ricollocati dall'azienda piemontese Otlec in base a un accordo siglato il 3 dicembre 2014 al ministero dello Sviluppo economico, hanno prima bloccato temporaneamente il ponte girevole, poi si sono radunati sotto la sede del Municipio di Taranto per un sit-in di protesta.
Sono 84 i lavoratori interessati, attualmente in Cassa integrazione straordinaria (con scadenza a novembre), che dovevano essere riassunti dalla Otlec, azienda che opera nella lavorazione dell'acciaio e nella produzione di cogeneratori e bruciatori, ma l'accordo per la reindustrializzazione è saltato. Una delegazione di operai e di rappresentanti sindacali è stata ricevuta dal sindaco Ippazio Stefano, a cui viene chiesto un intervento immediato per l'attivazione di un tavolo presso il Ministero dello Sviluppo Economico.(Quot)

domenica 17 maggio 2015

Tempismo elettorale?

Trasferito a Taranto il Distretto Regionale della Pesca e della Mitilicoltura

La sede del Distretto Regionale della Pesca e della Mitilicoltura si trasferirà da Manfredonia a Taranto. Il passaggio sarà ufficializzato martedì 19 maggio alle ore 10.30 nella sede della Camera di Commercio alla presenza delle associazioni di categoria. Per l’ Assessore alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia, Fabrizio Nardoni “si tratta di in risultato importantissimo che porterà nel capoluogo jonico un distretto con disponibilità economico-finanziarie da avviare anche in favore dello studio della filiera, dell’innovazione e della ricerca”. Il distretto avvierà, inoltre, l’Osservatorio Regionale per le attività della pesca in tutta la Puglia.
Alla conferenza stampa oltre all’Assessore Nardoni e al Presidente della Camera di Commercio, Luigi Sportelli, parteciperà il presidente del Distretto Nunzio Stoppiello. (Cosmopolismedia)

venerdì 15 maggio 2015

L'uomo giusto al posto giusto!

Ilva, M5S: “Il tarantino Vico in commissione giusta per seguirne gli interessi”

«Il Pd si è assicurato un ponte di contatto tra Ilva e Parlamento per monitorare e curare gli interessi aziendali dell’Ilva e non quelli dei cittadini di Taranto». Così il vicepresidente della Commissione attività produttive del M5S Davide Crippa commenta l’inserimento del deputato tarantino Ludovico Vico nella Commissione referente per le questioni dell’Ilva. Su Vico, ricorda il movimento, «scoppiarono le polemiche nel novembre 2012 dopo la diffusione delle intercettazioni che mostrarono i suoi contatti con l’allora potentissimo dirigente Ilva Girolamo Archinà . Alle politiche 2013, Vico, non indagato nell’inchiesta ‘ambiente svendutò, fu il primo dei non eletti». «A distanza di quasi due anni dal voto, però, -continua M5S- le dimissioni da parlamentare dell’ex ministro Massimo Bray, eletto anche lui nelle file del Pd pugliese, gli hanno riaperto le porte di Montecitorio. E ora siede proprio nella Commissione dove si potrebbe discutere il futuro dell’Ilva». «A scatenare l’ira su Vico, furono una serie di telefonate finite agli atti dell’indagine svolta dai finanzieri di Taranto. Conversazioni -prosegue la nota di M5S- con Archinà nelle quali Vico appare chiaramente schierato al fianco del dirigente Ilva, al punto da condividere anche il ‘fuoco amicò nei confronti del collega di partito Roberto Della Seta reo, secondo Archinà, ‘di aver promosso – come scrivono i pm – iniziative parlamentari ritenute altamente dannose per il siderurgicò». «Ad Archinà -aggiunge la nota del movimento- giunsero, però, le rassicurazioni di Vico: ‘A questo punto… lì alla Camera dobbiamo farli uscire il sangue… A Della Seta.. Perché deve capire che non deve rompere le pallè». «Il Pd -conclude Crippa- lo ha spostato in commissione Attività produttive per riprendere a seguire gli interessi del mostro siderurgico. Con il curriculum che ha, Epifani sicuramente lo farà relatore del prossimo decreto Ilva». (AdnKronos)

No money (pubblici), no impresa!

Tutti bravi a fare impresa così...

Taranto, la piemontese Otlec si ritira da Marcegaglia Buildtech per ritardi Regione e no banche

Svanisce la soluzione individuata per reindustrializzare il sito di Taranto della Marcegaglia Buildtech. A poco più di cinque mesi dalla firma dell’accordo al ministero dello Sviluppo economico, si disimpegna l’impresa piemontese Otlec che aveva annunciato un piano di riconversione basato su una serie di attività – tra cui la produzione di caldaie industriali di piccole dimensioni – e la riassunzione a tappe del personale rimasto in carico a Marcegaglia Buildtech, nel frattempo sceso da 120 a poco più di 80 unità, tutte attualmente in cassa integrazione per cessata attività che scade a novembre prossimo (è il secondo anno di cassa). In una lettera al Mise, alla Regione Puglia e ai sindacati metalmeccanici di Taranto, l'amministratore unico di Otlec, Renzo Imasso, scrive che «sono imprevedibilmente insorte difficoltà, del tutto indipendenti dalla nostra volontà, nell’attuazione del piano industriale particolarmente nel ramo energetico, settore legato ad un know how non direttamente gestito dalla Otlec, e anche connesse alla mancanza di tempestività nella promulgazione dei bandi regionali per il sostegno allo sviluppo e al mancato ottenimento del credito dal sistema bancario. Per tali ragioni – scrive la Otlec – non è possibile dare seguito agli impegni occupazionali a suo tempo ipotizzati di cui avrebbe potuto beneficiare il personale in forza allo stabilimento di Taranto della Marcegaglia Buildtech».
All'individuazione della Otlec, Marcegaglia Buildtech era giunta al termine di un lungo lavoro di scouting portato avanti da una società incaricata ad hoc. Le condizioni prevedevano tra l'altro che Marcegaglia Buildtech, oltre a liberare lo stabilimento di Taranto dai suoi impianti, cedesse il capannone gratis per un anno, ad un fitto agevolato dal secondo anno in poi, e agevolasse la riassunzione del personale da parte della Otlec. Tutto questo, commentano fonti della Marcegaglia Buildtech, per dare una soluzione positiva al problema. Era stato anche scadenzato un piano per la ricollocazione dei lavoratori e i primi 20 dovevano essere assorbiti all'inizio del 2015, cosa che però non è avvenuta. Negli ultimi giorni i sindacati hanno chiesto al Mise di riaprire il tavolo e vedere cosa fosse accaduto, anche perchè all'ultimo momento la stessa Otlec aveva chiesto di non far svolgere più un incontro già calendarizzato al Mise per lo scorso 24 aprile. A Taranto Marcegaglia Buildtech ha prodotto sino a poco più di due anni fa pannelli e coperture per il fotovoltaico, sfruttando la tecnologia innovativa della lamina di silicio amorfo incorporata nella struttura. Produzione poi dismessa sia per la crisi del fotovoltaico, che per il venir meno del produttore della stessa tecnologia negli Stati Uniti. (Sole24h)

mercoledì 13 maggio 2015

Belle speranze...

Ilva, obiettivo far salire la produzione di ghisa

Duecento persone al lavoro sul cantiere dell’altoforno 1 che, fermato ai primi di dicembre 2012, ora deve ripartire l’1 agosto e affiancarsi agli altri due altiforni in marcia, il 2 e il 4, per far risalire la produzione di ghisa. All’indomani della decisione del gip di Milano, Fabrizio D’Arcangelo, che ha dato l’ok allo sblocco del miliardo e 200 milioni sequestrato ad Adriano ed Emilio Riva nel 2013 perché sia impiegato nel risanamento ambientale del siderurgico di Taranto, l’Ilva affida al dato relativo all’altoforno 1 il segnale di quanto accade in azienda dopo che la legge ultima, la numero 20 del 4 marzo, sta entrando pian piano a regime. Ora che le risorse stanno cominciando ad affluire e si configura quindi con più chiarezza la manovra voluta da governo e Parlamento, l’Ilva – i cui vertici manageriali sono stati ricostituiti di recente – è impegnata da un lato a rilanciare i cantieri dell’Autorizzazione integrata ambientale e dall’altro a recuperare mercato e clienti. Avrebbe infatti poco senso, si osserva, se si mettessero gli impianti a norma e l’Ilva continuasse a non girare sotto il profilo produttivo e ad avere un portafoglio commesse ridotto. Il lavoro dei dirigenti – la cui squadra è coordinata dal nuovo direttore generale Massimo Rosini – è finalizzato a rimettere in sesto l’azienda a 360 gradi. In attesa di acquisire nuove commesse per laminazione e tubifici, che soffrono particolarmente la crisi, sull’Autorizzazione integrata ambientale lo sforzo è indirizzato a rispettare la scadenza dell’80% di prescrizioni attuate entro luglio. Un obiettivo confermato dalla legge e che l’Ilva pensa di poter centrare. Tra due mesi l’azienda conta di completare la chiusura di 10 edifici (per evitare la dispersione di polveri), di ristrutturare e chiudere 120 torri su 130, e di coprire 35 chilometri di nastri trasportatori.
Inoltre, per i filtri nell’area dell’agglomerato si attendono le autorizzazioni, mentre è stata completata l’installazione delle benne ecologiche al quarto sporgente. Per fine luglio l’acciaieria 1 avrà la copertura del tetto e l’impianto di depolverazione. Per la copertura dei parchi minerali, invece, c’è l’autorizzazione ministeriale per quelli grandi, mentre è stata completata la parte di ingegneria su quelli minori. In corso, invece, sul parco Omo. Secondo l’ultima relazione disponibile del commissario Piero Gnudi, che risale ad alcuni mesi fa, per gli interventi ambientali nel siderurgico l’Ilva dichiara di aver «mobilitato» poco più di 500 milioni di euro tra soldi spesi o impegnati. In questo mese, infine, l’azienda conta di avviare i cantieri per il rifacimento dell’altoforno 5, fermato a metà marzo. Torneranno utili i 400 milioni del prestito garantito dallo Stato sul quale è arrivato l’ultimo ok, quello della Corte dei Conti che ha registrato il decreto del Mef. (Sole24h)

Lui può!

Ilva: sbloccato il denaro sequestrato ai Riva. Utilizzo esclusivo per il piano ambientale


Il Gip di Milano Fabrizio D'Arcangelo sblocca il denaro sequestrato ai Riva, che passa quindi all’amministrazione straordinaria. Sarà utilizzato esclusivamente per mettere in atto il piano ambientale - risanamento e rilancio - del polo di Taranto.
LE RISORSE DISPONIBILI – Il denaro in questione è quello sequestrato ad Emilio e Adriano Riva, 172 mila euro di beni. Va aggiunto però altro denaro: 400 milioni di euro di finanziamenti coperti da garanzia di Stato, di cui 300 erogati dalla Cassa depositi e prestiti e 100 dalle banche, e 156 milioni provenienti dal contenzioso Fintecna.
I FONDI SBLOCCATI – Le tempistiche sono state queste perché il denaro sbloccato – che si trova in conti svizzeri - a favore dei commissari straordinari era in attesa dell’esito del procedimento penale che vede protagonisti i due fratelli Riva (Emilio nel frattempo è defunto), Franco Pozzi ed Emilio Gnech.
Le accuse sono di truffa aggravata ai danni dello Stato, trasferimento di valori per i Riva e riciclaggio per Pozzi e Gnech. Ebbene, il gip ha seguito i dettami della legge Salva Ilva, che consente l’utilizzo dei fondi sequestrati per il risanamento, ma allo stesso tempo di garantire i diritti dei soggetti coinvolti dal processo penale. Anche se Adriano Riva farà ricorso in Cassazione, il meccanismo non sarà stravolto.
I beni verranno tramutati in obbligazioni emesse da Ilva e intestate al Fondo unico di giustizia e, per conto del Fug, ad Equitalia Giustizia spa quale gestore del Fondo. Il sequestro penale sulle somme diventerà sequestro delle obbligazioni di prossima emissione.
Al momento della sottoscrizione dei bond ci sarà il versamento nelle casse dell'Ilva, da utilizzare per attuare il piano ambientale, la tutela sanitaria ma non l'aumento di capitale. (Greenbiz)

martedì 12 maggio 2015

Santo subito!

Taranto, processo Ilva: chiesta la condanna a due anni per don Gerardo

Il procuratore aggiunto di Taranto Pietro Argentino, nel giudizio abbreviato che si celebra per alcuni imputati nell'ambito dell'udienza preliminare dell'inchiesta sul presunto disastro ambientale provocato dall'Ilva, ha chiesto due anni di reclusione (con l'esclusione delle attenuanti generiche) per don Marco Gerardo, all'epoca dei fatti segretario personale dell'ex arcivescovo Benigno Luigi Papa, accusato di favoreggiamento nei confronti dell'ex responsabile delle relazioni istituzionali dell'Ilva Girolamo Archinà.
Le accuse al sacerdote ruotano attorno alla vicenda della presunta tangente di diecimila euro che l'Ilva avrebbe pagato all'allora consulente della Procura Lorenzo Liberti per 'ammorbidire' una perizia sulle emissioni del Siderurgico. Archinà sostiene di aver dato i soldi alla Curia e le dichiarazioni di don Marco, secondo la procura, configurerebbero il reato di favoreggiamento.
La giornata - Nella palestra del comando provinciale dei vigili del fuoco di Taranto si sono concluse le arringhe odierne nell'udienza preliminare, dinanzi al gup del tribunale di Taranto Vilma Gilli, dell'inchiesta sul presunto disastro ambientale provocato dall'Ilva. Sono state fissate per il 28 maggio prossimo, invece, le ultime arringhe del collegio difensivo. In quella sede parleranno l'avv. Pasquale Annicchiarico per Nicola Riva, gli avvocati Filippo Sgubbi e Angelo Loreto per l'Ilva in amministrazione straordinaria (che attendono dal ministero per lo Sviluppo Economico l'autorizzazione a proporre istanza di patteggiamento) e l'avv. Loiacono per Riva Fire. Ultimata la discussione, il giudice Gilli fisserà l'udienza per eventuali repliche, la decisione sulle richieste di rinvio a giudizio avanzate dalla Procura e la sentenza per gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato.(Quot)

Parlarne con cognizione di causa!

Comunicato stampa sull’incontro del 14 maggio 2015 a Lizzano (TA)

LE DISCARICHE DI RIFIUTI E L’IMPATTO SULLA SALUTE



In occasione del 5° anniversario della fondazione di AttivaLizzano onlus, associazione di volontariato per la salvaguardia dell’ambiente e la tutela della salute, i soci hanno pensato di festeggiare insieme ai cittadini, organizzando un evento nell’ambito del progetto in corso “Genitori non si nasce…”, vincitore del bando “Puglia Capitale Sociale. Cittadini Attivi, Comunità solidali” emanato dall’Assessorato al Welfare della Regione Puglia.

L’evento è organizzato in collabolazione con l’associazione Prospettive di Sviluppo, anch’essa di Lizzano e attiva in campo psico-socio-sanitario, partner nella realizzazione del progetto, e con l’ISDE (International Society of Doctors for Enviroment), associazione di medici impegnati per la salvaguardia dell’ambiente, con sede in Italia ad Arezzo e internazionale a Basilea (Svizzera). È l’unica al mondo nel suo genere, riconosciuta dalle Nazioni Unite e dall’OMS.

Si tratta di un incontro sul tema: “Le discariche di rifiuti e l’impatto sulla salute” che si svolgerà giovedì 14 maggio 2015 alle ore 18,30 presso l’ex Frantoio Mandurino, in via Fontanelle a Lizzano (nei pressi di piazza Plebiscito, accanto al Castello). L’incontro rappresenta una tappa importante nella storia di AttivaLizzano, che si è sempre caratterizzata per l’impegno constante nella sensibilizzazione sulle problematiche legate all’ambiente e alla salute collettiva, con particolare attenzione per quella dei bambini, maggiormente esposti agli inquinanti ambientali, prodotti dalle discariche.

A tal proposito, occorre ricordare che AttivaLizzano è nata dall’aggregazione spontanea di alcuni cittadini per contrastare “la puzza”, sempre presente a Lizzano per via delle emissioni odorigene della vicinissima discarica, attualmente sotto sequestro della magistratura.

In questa serata, grazie all’impegno dei medici dell’ISDE, si informeranno i cittadini, con particolare riguardo ai genitori, e i rappresentanti delle Istituzioni sui rischi per la salute pubblica connessi alla presenza delle discariche.



Questo tema con le sue ripercussioni sulla crescita sana dei bambini è una delle questioni che sta maggiormente a cuore ai genitori, impegnati nel percorso di formazione e riflessione, attivato nell’ambito del progetto.

La serata sarà introdotta dalla psicologa Paola Pagano, responsabile scientifico del progetto “Genitori non si nasce...”. A seguire, interverranno: il presidente di AttivaLizzano Angelo Del Vecchio, il referente ISDE per la Puglia il medico internista Agostino Di Ciaula, l’oculista e medico ISDE Maria Grazia Serra e la pediatra e medico ISDE Antonietta D’Oria.

Al termine ci sarà un dibattito con cittadini, comitati ed associazioni.



ATTIVALIZZANO

venerdì 8 maggio 2015

Torna un imprenditore "esemplare"

Ilva: estradizione Fabio Riva, ok dai giudici inglesi

Fabrio Riva estradato dall’Inghilterra, via libera dai giudici britannici. Il 60enne figlio del patron (deceduto) dell’Ilva, Emilio Riva, il manager è fra i coinvolti nel procedimento “Ambiente svenduto” con ordine di arresto da parte della procura di Taranto e in altre vicende riguardanti l’Ilva.

Ritorna la bestia nera. Sarà ancora nera?

Ilva annuncia la ripartenza dell’altoforno 1

L’1 agosto l’Ilva rimetterà in marcia l’altoforno 1, fermato a dicembre del 2012 per essere adeguato alle prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale. Contestualmente ripartirà l’acciaieria 1, fermata a marzo perché in eccesso rispetto a un assetto che attualmente vede solo due altiforni in funzione, il 2 e il 4, con una produzione di ghisa a livelli di minimo storico: 10mila tonnellate al giorno. In questo mese, inoltre, partiranno i lavori all’altoforno 5, il più grande d’Europa, spento quasi due mesi fa. E su tutti i nuovi affidamenti sarà sottoscritto un protocollo di legalità.
È il piano che ieri pomeriggio ha presentato a Taranto, in un incontro con i sindacati metalmeccanici, il nuovo direttore centrale del personale dell’Ilva, Cesare Ranieri, insediatosi da circa un mese. I sindacati parlano di «nuovo approccio» da parte dell’azienda con Ranieri che ha specificato che l’Ilva deve offrire «certezze» su quanto è in cantiere a Taranto. «Abbiamo notato un passo diverso rispetto ai precedenti incontri, una maggiore apertura e una più favorevole propensione al confronto con i sindacati» dichiara Vincenzo Castronuovo, segretario Fim Cisl Taranto. «Aver dato delle conferme e indicato scadenze è un fatto positivo» aggiunge Antonio Talò, segretario Uilm Taranto.
L’Ilva, riferiscono i sindacati, sta lavorando per centrare a fine luglio l’obiettivo dell’80% delle prescrizioni Aia attuate così come prevedono sia il piano ambientale di marzo 2014 che la legge numero 20 dello scorso 4 marzo. A luglio, quindi, l’azienda conta di completare la chiusura di 10 edifici (una misura finalizzata a evitare la dispersione di polveri), di ristrutturare, sempre con la chiusura, 120 torri su 130, e di coprire 35 chilometri di nastri trasportatori. Inoltre, per i filtri nell’area dell’agglomerato si attendono le autorizzazioni, mentre è stata completata l’installazione delle benne ecologiche al quarto sporgente. Per fine luglio l’acciaieria 1 avrà la copertura del tetto e l’impianto di depolverazione. Per la copertura dei parchi minerali, invece, c’è l’autorizzazione ministeriale per quelli grandi, mentre è stata completata la parte di ingegneria su quelli minori. In corso, invece, sul parco Omo.
Sugli impianti l’Ilva annuncia che tubificio 1, Rivestimenti 1, Decatreno e Zincature 1 e 2 riprenderanno a marciare con 10 turni di lavoro settimanali. «Ma laminazione e tubifici – commenta Castronuovo – sono comunque due aree critiche perché gli ordini di lavoro scarseggiano». A novembre 2015 il Treno nastri 2 subirà una fermata per manutenzione programmata e al suo posto entrerà in funzione l’1. Il ricorso ai contratti di solidarietà è intanto aumentato per effetto delle fermate: dai 930 di gennaio si è passati ai 1.150 di febbraio, che a marzo sono divenuti 1.600 e ad aprile saliti a 3.010. Stesso trend previsto anche per i prossimi mesi. Non ancora sciolto, infine, il nodo della copertura della solidarietà rimasta ferma al 60% anzichè tornare al 70 così come reintrodotta dal “Milleproroghe”. L’Ilva, comunque, attende a giorni una risposta dall’Inps, che deve emanare una circolare, e intanto anche lo stipendio di aprile sarà pagato decurtato il 12 maggio. (Sole24h)

giovedì 7 maggio 2015

Reality Taranto

Nuova vittima da inquinamento a Taranto: «La città piange un’altra vittima di Stato»

Rossella, una bellissima donna di 46 anni, sposata, 2 figli, sportiva, non ha mai fumato, non ha mai fatto abuso di alcool, ha sempre mangiato in maniera corretta ed equilibrata, una vita sana insomma. Una vita come tante se non per il fatto che vive a Statte, un comune a circa 15km da Taranto e a circa 5km dallo stabilimento Ilva... coincidenze (!).
A dicembre 2014, comincia improvvisamente a non star bene: sangue nelle feci, spossatezza, dimagrimento. Decide di fare dei controlli e da lì la bruttissima scoperta. La diagnosi è durissima: adenocarcinoma maligno al colon retto! È già al quarto stadio, poiché questo male non dà sintomi prima ma intanto agisce in maniera subdola e cattiva (di solito già al terzo stadio viene considerata dai medici incurabile).
Di "positivo" c'è che inizialmente non ci sono metastasi, ma è maligno e bisogna agire al più presto possibile. Comincia così il percorso di grande sofferenza per la povera donna e di grandissima ansia e preoccupazione del marito e dei figli. Viene ricoverata in una clinica privata di Bari e sottoposta a un delicatissimo intervento chirurgico a gennaio 2015 con la massima urgenza.
Dopo una settimana viene dimessa, torna a casa e inizia il ciclo di chemio ma a distanza di un mese subisce un nuovo intervento a causa di un blocco renale che le provoca forti dolori e le impedisce anche di camminare. A seguito di questo intervento la povera donna è costretta anche a vivere in modo permanente con un catetere.
Intanto le metastasi invadono l’apparato osseo e il fegato che provocano dolori lancinanti e insopportabili che non si placano nemmeno con l’assunzione di antidolorifici e morfina. Il marito prova l’ultimo disperato tentativo e si reca dall’oncologo Umberto Veronesi per avere un autorevole consulto medico.
Ci va da solo perchè Rossella non ha più la forza di alzarsi dal letto. Il dr. Veronesi guarda tutte le carte ma non può che essere schietto con il marito di Rossella e gli dice che non c’è più nulla da fare e stima un’aspettativa di vita di appena due mesi. L’oncologo che la segue costantemente intanto a fine aprile decide di sospendere la chemio perchè sarebbe inutile continuare.
Il male è molto più aggressivo anche delle drammatiche stime di Veronesi infatti Rossella lascia per sempre nella disperazione i suoi cari il 2 maggio 2015. Si sono tenuti i funerali il giorno successive in una chiesa gremitissima del comune di Statte nello straziante dolore di parenti e amici che le hanno tributato l’ultimo salute. E’ l’ennesima vittima di Stato.(GiornalediPuglia)

I (post)comunisti che pregano per il grande capitalista indiano

Ilva, rispunta il nome di ArcelorMittal per l’acquisizione

Si è conclusa la due giorni della delegazione della Fiom-Cgil al Parlamento Europeo per discutere con alcuni eurodeputati dello sviluppo di un'industria europea sostenibile dei metalli comuni. Il socialista Edouard Martin ha rilasciato delle importanti dichiarazioni in merito all'interessamento di Arcelor Mittal all'acquisizione dello stabilimento siderurgico di Taranto.
 “Il primo appuntamento - riferisce la Fiom-Cgil - è stato un incontro con gli eurodeputati, i quali hanno ricevuto ed ascoltato il sindacato per presentare l'attuale situazione sullo stabilimento Ilva di Taranto. Il relatore della commissione ITRE ha sostenuto che, al netto delle posizioni contrastanti, una politica industriale europea deve essere possibile e che l'impianto siderurgico tarantino possiede tutte le carte per poter essere competitivo sul mercato ma a patto che vengano rispettate le norme ambientali necessarie”. L'obiettivo che, infatti, il Parlamento Europeo si dà per il 2020 è quello di ridurre in modo significativo le emissioni, e in questa ottica l'Europa deve incitare l'Italia perché venga ambientalizzato l'impianto attraverso anche investimenti da parte della BEI (Banca europea per gli investimenti).
La delegazione FIOM-CGIL di Taranto formata da Giuseppe Romano, segreteria provinciale, e Francesco Brigati, RSU Ilva, ha espresso forte preoccupazione in merito alla situazione dello stabilimento siderurgico dal punto di vista occupazionale, produttivo, sanitario e ambientale. A Taranto, per evitare sia la perdita dei posti di lavoro diretti, determinata dall'eventuale chiusura, sia dei posti indiretti, già fortemente ridimensionati a causa dei ritardi e dei mancati investimenti, serve intervenire tempestivamente poiché ad oggi, i ritardi accumulati hanno influenzato negativamente l'assetto produttivo e anche l'applicazione delle prescrizioni previste dall'autorizzazione integrata ambientale. Emerge, infatti, dal documento di lavoro che dal 2008 nell'UE sono state soppresse capacità produttive nel settore siderurgico per più di 40 milioni di tonnellate con perdita di oltre 60000 posti di lavoro diretti e più di 100000 posti derivanti dall'indotto.
Edouard Martin ha focalizzato il suo intervento sulle pratiche di concorrenza fra operatori extracomunitari ma la FIOM-CGIL ha ribadito durante l'incontro la necessità di adottare politiche che dovranno evitare la concorrenza sleale anche fra operatori comunitari, sia in modo che non ci sia una pressione al ribasso sui salari dei lavoratori e sia in modo che vengano rispettate le norme per la protezione ambientale. Questa posizione è anche sostenuta da Eleonora Forenza e dagli altri membri del GUE/NGL, i quali hanno annunciato un'ispezione della commissione ambientale ENVI allo stabilimento Ilva di Taranto con la presenza di E. Martin della commissione ITRE. La FIOM-CGIL ha richiesto e ottenuto che la commissione ENVI incontri i sindacati in occasione dell'ispezione che avverrà a novembre.
Il secondo appuntamento ha riguardato la partecipazione, questa mattina 6 maggio, della delegazione in commissione ITRE al termine della quale l'eurodeputato ha rilasciato delle importanti dichiarazioni in merito all'interessamento di Arcelor Mittal all'acquisizione dello stabilimento siderurgico di Taranto. Martin dichiara infatti che il gruppo franco-indiano ha incaricato il direttore generale H.P. Orsoni di seguire direttamente gli sviluppi della vicenda Ilva con frequenti visite in loco. “Riteniamo l'incontro costruttivo - concludono i rappresentanti dei lavoratori - consapevoli del fatto che la vertenza Ilva è ben lontana dal risolversi. Pertanto la FIOM-CGIL continuerà a battersi e a sollecitare le istituzioni a tutti i livelli per una risoluzione che coniughi lavoro e salute”. (Cosmopolismedia)

mercoledì 6 maggio 2015

Uno non ha i soldi, l'altro non ne sa niente, e il tumore non veniva dall'Ilva


Che sia un titolo buono per un western alla Sergio Leone?
Intanto almeno una controllata ai titoli la potevano dare... 

Nuova sentenza a favorevole di Ilva e Riva Fire, su ricorsi di cittadini malati

Dopo la sentenza della Corte europea dei diritti umani, anche il Tribunale di Taranto emette una nuova sentenza che rigetta il ricorso di una cittadina del quartiere Tamburi nei confronti sia di Ilva che della holding Riva Fire.
La sentenza 1501/2015, pubblicata il 4 maggio, ha infatti rigettato il ricorso di una cittadina vissuta dal 1978 al 2010 nel quartiere Tamburi, arco di tempo in cui avrebbe contratto una grave malattia tumorale. Una relazione allegata al ricorso, redatta da un medico, metteva in relazione le emissioni inquinanti con la patologia contratta.
Nonostante il ricorso tempestivo nei confronti di Ilva, nei confronti della quale avanzava una richiesta di risarcimento da 861.018 euro, l’entrata in amministrazione straordinaria dell’azienda difesa dagli avvocati Giuseppe Lombardi, Lotario Benedetto Dittrich, Cristina Grassi, ed Enrico Claudio Schiavone, ha portato a dichiarare improcedibile la domanda di risarcimento nei confronti dell’azienda a causa dello stato di insolvenza.
Diverso il discorso per quanto riguarda la Riva Fire, difesa dagli avvocati Francesco Perli e Dario Lupo.
Il Tribunale tarantino ha infatti accolto in toto la posizione dei legali che chiedevano la dichiarazione della nullità dell’atto, per la «carenza di legittimazione passiva della loro assistita». In pratica la sentenza ha invece deciso la domanda nei confronti di Riva Fire s.p.a., controllante di ILVA s.p.a., rigettandola e statuendo l'assoluta estraneità della società Riva Fire s.p.a. all'oggetto della controversia, «dal momento che trattasi della società controllante il pacchetto azionario di maggioranza di ILVA s.p.a. e quindi non ha alcuna diretta ingerenza nell'attività industriale svolta da quest'ultima società, tanto meno nelle concrete scelte gestionali e produttive riguardanti il locale stabilimento siderurgico».
Inoltre il Tribunale ha anche rilevato che la consulenza tecnica spiegata in corso di causa «ha escluso ogni possibile incidenza del fattore di inquinamento ambientale nell'eziogenesi della patologia di cui soffre l'attrice e che invece ha natura idiopatica, connessa a fattori ereditari e genetici».
Ciò confuta di fatto la perizia della ricorrente, assistita dall’avvocato Mino Cavallo.
In pratica quindi il Tribunale ha stabilito alla luce degli elementi forniti dalla varie parti che la grave malattia di cui soffre la signora non è stata provocata dalle diossine e dal benzo(a)pirene contenuti nelle emissioni dello stabilimento siderurgico e la società controllante l'ILVA s.p.a. non può essere in ogni caso chiamata a risarcire l'eventuale danno a terzi. (Siderweb)

martedì 5 maggio 2015

Petrolio e ambiente pulito? Un connubio Total!

Per fortuna no! Ecco lo scambio tra l'associazione “Taranto, Città Spartana” e l'associazione “Il Palio di Taranto”

 Palio di Taranto, la Total tra gli sponsor: "Taranto, città spartana" si dissocia.

Si disputerà l'8 maggio la prima tornata del “Palio di Taranto”, una competizione sportiva nata dall'idea di Francesco Simonetti, presidente onorario dell'associazione cosciente delle enormi potenzialità del mare di Taranto. Un'intuizione senza ombra di dubbio vincente che però stona con la volontà di farsi sostenere per questo evento dalla Total E&P Italia, società da anni fortemente impegnata nella realizzazione del progetto petrolifero Tempa Rossa, sul nostro territorio.
«Con la sponsorizzazione del Palio di Taranto, la Total E&P Italia, insieme ai suoi partner Shell e Mitsui, intende sostanziare il suo impegno a contribuire alla valorizzazione dello straordinario patrimonio culturale di Taranto- si legge in una nota della società- di cui il Palio, con il suo stretto legame al mare come elemento integrante della storia della città, è un brillante esempio». Un vero controsenso, che ha infatti suscitato il forte disappunto di numerosi cittadini. Fortemente critico, in merito alla questione è anche Marco De Bartolomeo, referente dell'associazione “Taranto, Città Spartana”. «La nostra immagine del futuro di Taranto è indissolubilmente legata al rispetto dell’ambiente e a politiche di sviluppo sostenibile. Per questo motivo – dichiara- contestiamo la presenza dell’operatore petrolifero “Total” tra gli sponsor dell’evento “Palio di Taranto”. Una scelta da cui “Taranto, Città Spartana” si dissocia».
A scanso di equivoci, Marco De Bartolomeo precisa che «il brand spartano legato alla città di Taranto, depositato presso la Camera di Commercio, viene sempre più spesso utilizzato da molteplici soggetti: con alcuni collaboriamo attivamente, con altri non abbiamo nulla a che fare. Ognuno di loro ne ha la facoltà giuridica». Tuttavia, «tra giuridicamente e legittimamente la differenza sta nella sfumatura "giusto" – spiega- Siamo contenti e orgogliosi quando questo avviene in contesti virtuosi, molto meno -prosegue- quando viene associato ad attività corresponsabili del mancato sviluppo turistico e commerciale del porto di Taranto e, per questo, diametralmente opposte alla visione del destino della nostra città».
Dispiaciuti per la spiacevole posizione assunta dagli organizzatori del Palio di Taranto, «ci resta solo un amaro sorriso nel pensare che perfino i vogatori, orgoglio della nostra tradizione marinara, siano incentivati ad andare a gasolio», conclude Marco De Bartolomeo. (CronacheTarantine)

E giunse la precisazione da parte dell'associazione:

L'associazione "Il Palio di Taranto", dopo aver preso atto delle critiche di parte della cittadinanza riguardo ad alcune sponsorizzazioni della manifestazione "Palio di Taranto edizione 2015", RINUNCIA alle partnership di Total, Shell e Mitsui. L'evento deve continuare ad essere parte integrante di quel patrimonio storico e culturale della città al quale tutti i tarantini devono sentire di appartenere. Il comunicato completo sarà pubblicato domani su tutti gli organi d'informazione locale. 

Il Presidente, Francesco Simonetti

lunedì 4 maggio 2015

Un po' di geometria (che non è un'opinione)


Uno sguardo alla piazza S. Giovanni a Roma e al Parco delle mura greche a Taranto.
Le sedi dei concertoni del Primo Maggio.
Come fanno a dire che su un'area grossomodo equivalente stanno stipate 100.000 persone in una città e 1.000.000.000 in un'altra?
La geometria al tempo dei sindacati e dello stato matrigno...

PS. Un paio di coincidenze: tutt'e due sono accanto a due capolavori dell'architettura religiosa mondiale!

sabato 2 maggio 2015

Uno spettacolo straordinario!

Primo Maggio a Taranto: in duecentomila a chiedere giustizia, tra denunce e speranze

Alla sua terza edizione, molti gli artisti sul palco davanti a duecentomila giovani che dalla mattina di una splendida giornata di sole erano li ad aspettare, al parco archeologico delle Mura Greche. Alle 14.00 ha avuto inizio un evento unico al sud, manifestazione organizzata ed autofinanziata dal Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, con la direzione artistica di Michele Riondino e Roy Paci, e condotta da Valentina Petrini, Valentina Correani, Andrea Rivera e Mietta .
Sul palco sono intervenuti cantanti, rappresentanti di associazioni, cittadini, ognuno col suo messaggio di lotta. Don Prisutto, Davide Berardi, Officina Zoè, No Muos, Velvet, mamme della Terra dei Fuochi, Diodato, Baccini, Caparezza, Mannarini, Subsonica, Marco Travaglio. Tutto intorno una marea di giovani provenienti da ogni regione e nell’aria i mille messaggi gridati proprio per loro, per i giovani a cui hanno strappato il disegno tra le mani, il futuro a cui avevano ed hanno diritto.
E di tutti quei messaggi qualcuno resta più nella testa, perché è passato dal cuore prima e ci ha lasciato il segno.
Ed è il messaggio della mamme della Terra dei Fuochi che sul palco hanno lasciato una scia di forza e di coraggio : “Siamo mamme, siamo donne, siamo cittadine italiane, vi chiediamo una sola cosa oggi, non ci abbandonate! Mio figlio era un musicista, era un batterista, e io oggi sono estremamente emozionata e spero che lui oggi sia qui ad ascoltare la sua mamma e dico  a tutti voi giovani, manifestate quando qualcosa non va sui vostri territori,  fatelo per i nostri figli che avevano il diritto di essere qui, di vivere…” Questa è Marzia , mamma di Antonio,  9 anni e mezzo, che poi racconta di come si vive lì, in Terra di Fuochi, quei fuochi che bruciano dentro: “In Campania si vive una situazione abbastanza drammatica per quanto riguarda la sanità, non siamo tutelati, addirittura in ospedale oncologico pediatrico mancano le medicazioni, le chemioterapie, manca un po’ di tutto, ma principalmente manca anche, intorno ai bravi medici, chi di competenza deve diagnosticare una patologia. Mio figlio si è ammalato al sud, in Campania, nella Terra dei fuochi, ma ho dovuto prenderlo  e portarlo al Gaslini di Genova, per curarlo, per capire di che patologia fosse affetto , perché in Campania c’è anche quello che non va….Io avrei dato il posto di lavoro, la mia vita , pur di avere mio figlio ancora oggi qui . Non esiste posto posto di lavoro che possa essere sostituito ad un figlio. È un dolore immenso e solo la dignità e la forza di lottare per il futuro degli altri bambini che ci  fa andare avanti
Un’altra voce, dice che i bambini in Campania non muoiono per caso,   per cattivi  stili di vita o perché fumano. I bambini non fumano, e in Campania e a Taranto muoiono causa a dell’inquinamento. E poi Anna , mamma di Riccardo, 22 mesi, dice che ” la sofferenza dei bambini malati non ha prezzo, la vita non ha prezzo, tutto si può comprare, ma non la vita e quando ti muore un bambino tra le braccia ti rendi conto quanto sia la pochezza umana e di quanto sia veniale l’uomo. Non bisogna arrendersi mai perché il diritto alla vita è la principale cosa”.
La speranza… è ciò che muove le loro azioni e per  Caparezza la speranza è che col passare del tempo Taranto possa rinascere perchè  la città ha bisogno di molto di più rispetto ad una manifestazione canora, ma   questa giornata è un buon punto di partenza . Sul palco si respira libertà. Non ci sono sponsor, né obblighi televisivi,  c’è solo la  musica.
Diodato, canta   “Babilonia”e dichiara,  con la sua voce sempre pulita, come la sua faccia, di bravo ragazzo, che  in tanti hanno capito che questa è una giornata importante,  lo dice  il numero delle persone che ci sono e questo è linfa vitale per la nostra terra. Serve togliere il tumore che hanno iniettato nella nostra terra con un evento, una manifestazione di lotta e di volontà di un futuro diverso. Dobbiamo accorgercene tutti quanti e dal due maggio cominciare a lavorare per migliorare non solo il primo maggio di Taranto, ma migliorare  questa città  e partire da qui con un moto rivoluzionario che vada a liberare tutte le altre realtà d’Italia che soffrono e che vivono situazioni
Marco Travaglio,  ospite d’eccezione della manifestazione,  direttore del Fatto Quotidiano,  ha fatto un riassunto delle puntate precedenti…raccontando dei   sette decreti Salva Ilva per Taranto, concludendo il suo intervento affermando che  Taranto e tutti voi tarantini meritate la medaglia d’oro alla resistenza.
…si ce la meriteremmo davvero…
Roy Paci  ringrazia tutti coloro che hanno voluto, realizzato e collaborato alla buona riuscita della manifestazione, sottolineando che sul   palco dl primo maggio di Taranto non conta la carriera,  non conta la fama perché siamo tutti sulla importantissima barca …Insieme siamo più forti .”Questo è il primo maggio a Taranto – afferma Roy –   Oggi il mio pensiero va a chi un lavoro ce l’ha e lo mantiene con fatica, a chi un lavoro non ce l’ha, ai giovani che sono diventati dei numeri di una percentuale di disoccupazione che fa  venire quasi le vertigini . Il futuro e il lavoro vivono in simbiosi, entrambi sono dei diritti irrinunciabili”
Riondino, attore, tarantino,  lancia dal palco il suo messaggio:  “Chi si aspetta da me, da noi, dal Comitato qui sopra  qualche magia o una soluzione, rimarrà deluso. Io sono un elettore, non un eletto e la mia qui oggi è una sincera confessione di impotenza, però mi hanno insegnato che sapere è il primo passo per trovare la strada e noi di cose abbiamo scoperto di saperne tante . Adesso ognuno di noi deve decidere quale sarà il prossimo passo. Non è importante  fare lo stesso percorso, ma tutti, nessuno escluso, siamo chiamati a fare qualcosa con lo steso obiettivo, certo, ma non necessariamente insieme perchè se ognuno di noi si muove  qualcosa dovrà pur accadere”
Andrea e Daniela, del Comitato No Muos di Gela, ci raccontano che  “Non si può sempre e solo subire e soprattutto non si può delegare, ma decidere, agire e partecipare in prima persona. Se non lo si fa tutti insieme i risultati sono i mostri, gli ecomostri, che continuano a deturpare il nostro bellissimo territorio. Noi sul palco abbiamo urlato I popoli in rivolta scrivono la storia NO MUOS fino alla vittoria…fino allo smantellamento totale sia delle 46 antenne che già operano a bassa frequenza dal 1991 e sia anche i tre grandi antennoni, le cosiddette parabole, che sono l’impianto centrale del Muos. Fino ad allora non ci fermeremo. I numeri ci dicono, lo dice l’Istituto Superiore di Sanità,  che le percentuali di malformazioni neonatali, così come i tumori sono molto più alte rispetto alle medie nazionali .
Mietta , cantante, tarantina, risponde ad una domanda semplice che: “perché ci metti la faccia ?”
E Mietta risponde sicura, senza esitazioni: “Sono tarantina, non ce la faccio più. Non bisogna rassegnarsi, ne farsi intrappolare dalla paura . Taranto è la mia vita”
Mietta, nata qui, come Michele Riondino, e Diodato e tutte le facce pulite, come le loro voci, sono state un filo che ha legato l’unico messaggio che dal cuore non si stacca…quello che le mamme in silenzio, dietro il palco e sottovoce mi hanno detto…le mamme di  Antonio e Riccardo, un messaggio che non ha bisogno di tante parole ma d’una sola…
…Amore , per i figli di questa terra, di tutte le terre abusate, sfruttate e dimenticate.
Taranto, dal due maggio, lotta ancora… lotta sempre. (Articolo21)

Giova sempre ricordare ed ascoltare

Primo Maggio a Taranto, Travaglio e quei pezzi di verità omessi



«Per fortuna non tutti hanno taciuto in questi anni, non tutti hanno chiuso gli occhi, la bocca e le orecchie. Per fortuna non tutti hanno usato la lingua per leccare. Per fortuna qualcuno ha usato anche la lingua per parlare, per gridare, per denunciare e anche per sparlare della classe dirigente e tra questi ci sono anche molti giornalisti». Bene, partiamo da queste parole pronunciate da Marco Travaglio, direttore de “Il Fatto Quotidiano”, nel tardo pomeriggio di ieri sul palco del Primo Maggio tarantino. Parole che avremmo condiviso anche noi se fossero state accompagnate da informazioni più complete e oggettive su quanto avvenuto in ambito giornalistico da diversi anni a questa parte.
Travaglio ha commesso il grave errore di basarsi sulle informazioni e sulla documentazione ricevuta – evidentemente – solo da alcuni addetti ai lavori. Il che non gli ha evitato di commettere qualche passo falso come citare i “Capriati” (storico clan barese) invece di riferirsi ai “Modeo” nella parentesi dedicata alle relazioni “pericolose” coltivate dall’ex sindaco e parlamentare ionico Giancarlo Cito. Così come non ci risulta che l’ultimo decreto salva Ilva preveda il rispetto solo dell’80% delle prescrizioni come ha lasciato intendere il direttore de “Il Fatto Quotidiano”.  Il Piano ambientale, infatti, “si intende attuato se entro il 31 luglio sono realizzate, almeno nella misura dell’80%, il numero delle prescrizioni in scadenza a quella data”. Mentre il 100% delle prescrizioni Aia dovrà essere completato entro il 4 agosto 2016. Un impegno su cui non scommettiamo un centesimo neanche noi, ci mancherebbe altro, ma la precisazione va comunque fatta.
Travaglio ha raccontato, quindi, una realtà parziale e disordinata. Cosa che da un giornalista affermato e stimato a livello nazionale come lui non ci saremmo certo aspettati. Travaglio ha citato alcuni collaboratori del suo giornale che ieri hanno curato un inserto speciale dedicato all’evento tarantino, e ha incensato le gesta di un cronista locale, diventato all’improvviso “eroe per caso” e paladino della battaglia contro i Riva e contro l’inquinamento “Made in Ilva”. Ha omesso di ricordare che lo stesso giornalista lavorava per una emittente televisiva che prendeva i soldi per la pubblicità dell’Ilva e che dopo il blocco di questi introiti, guarda caso, aveva repentinamente sposato una linea “ribelle”. C’è stato un tempo in cui la stessa emittente (Blustar) non esitava a mandare in trasferta i suoi giornalisti per lisciare il pelo al colosso dell’acciaio in convegni dedicati alla tecnologia. Notizie così “prodigiose” da meritarsi la prima parte del tg.
Inoltre, Travaglio non si è soffermato adeguatamente su coloro che sono stati giornalisti “giornalisti” anche in tempi non sospetti, molto prima che scoppiasse l’inchiesta “Ambiente Svenduto” (estate 2012). Ha omesso di dire, ad esempio, che c’è stato un quotidiano (TarantoOggi) che la pubblicità dell’Ilva non l’hai mai pubblicata e i cui giornalisti non erano invitati alle conferenze stampa del Siderurgico. Così come ci sono stati alcuni colleghi che hanno continuato a fare il loro dovere anche in testate sovvenzionate dalla dirigenza Ilva. Forse si contano sulle dita di una mano, è vero, ma ci sono stati. Non ci sembrano dettagli irrilevanti. Fanno parte della storia di Taranto. In pochi la conoscono bene, ma a noi (che a Taranto ci viviamo da sempre) spetta ricordarlo.
Alessandra Congedo - Inchiostroverde

Numeri da sapere. Ma niente terrorismo please!

La condizione di Taranto in cifre, tra imbrogli di stato e speculazioni esaurite.
Se i tarantini non ne fossero coscienti non ci sarebbe questa voglia di riscatto!
Ma non siamo d'accordo con questo modo spocchioso di etichettare il concerto del primo maggio come "sollazzo".
La consapevolezza e la comunicazione hanno i loro strumenti per  sfondare le barriere di omertà e di ricatto che lo stato connivente con industriali e speculatori ha alzato intorno alla città!
Qualche milione di persone ora sa cose che i giornalisti complici dei poteri forti hanno nascosto o travisato per decenni.
E ogni anno che passa questo processo si allarga a tutta l'Italia.
I numeri servono ma le soluzioni devono arrivare dalla partecipazione consapevole di tutti.
Altrimenti saranno soltanto uno strumento terroristico per propinare nuovi modi di sfruttare miseria, ignoranza e dipendenza indotta.

L’alba del giorno dopo

Il giorno che segue i sollazzi canori dei vari concertoni del Primo Maggio -  festa dei lavoratori -  è sempre tempo di rendiconti. Un bilancio, in particolare, s’impone per il capoluogo jonico. Mai come quest’anno, infatti, la città dei due mari è stata vessata da gravose ingerenze sociali ed economiche. Eppure sarebbe dovuto essere l’anno della #svoltabuona, del renziano miracolo italiano, conseguenza delle annunciate epocali riforme e del tanto osannato Jobs Act. Quello cominciato da appena 5 mesi invece - dati alla mano - pare essere uno degli anni più catastrofici della storia. Secondo un rapporto stilato da Eurostat per il 2014, Calabria e Puglia sono tra le 10 regioni d'Europa maglia nera per disoccupazione giovanile. Nello specifico a Taranto continua a calare l’occupazione e i dati diffusi dal Centro Studi di Confartigianato Imprese Puglia sono carichi di una drammaticità senza precedenti. Nella provincia jonica infatti il tasso complessivo di occupazione è sceso dal 42,8% del 2013 al 41,1% del 2014, mai così male dal 2004. Gli occupati sono soltanto 159.134, quasi 10 mila in meno rispetto a quelli del 2004. Il report risente ovviamente della congiuntura economica che corrode, ormai da un decennio, la Penisola, oltre che ad una serie di vertenze e licenziamenti che nei prossimi giorni – o mesi – attanaglieranno i lavoratori jonici.
Taranto Isolaverde Il futuro occupazionale di circa 250 dipendenti della società in house della Provincia è a rischio: all’orizzonte si vede la minaccia dei licenziamenti. Dal primo maggio infatti – destino cinico e baro - con la riforma degli Enti Locali, la gestione degli ex uffici di collocamento passerà nelle mani della Regione che al momento non ha fornito direttive al riguardo. Spinto dalla disperazione, un dipendente – lo scorso martedì - ha tentato il gesto estremo minacciando di buttarsi dal tetto della Prefettura jonica. Discorso analogo per i dipendenti della Provincia. Lavoratori il cui futuro occupazionale è sempre più in bilico dopo la riforma Delrio.
Marcegaglia Buildtech  L’azienda piemontese Otlec – subentrante a  Marcegaglia Buildtech - non starebbe rispettando l’accordo siglato al Ministero dello Sviluppo Economico, lo scorso dicembre. La copertura degli ammortizzatori sociali per 85 lavoratori scadrà a novembre.
Ilva Tralasciando il piano di interventi previsti dall'Aia e il risanamento ambientale, non ancora partiti a causa della mancanza di fondi (nonostante le promesse del Governo e i  provvedimenti contenuti nel settimo decreto salva-Ilva), ci concentriamo sulle ingerenze economiche dettate dallo spegnimento dell'Altoforno 5 e dell'Acciaieria 1, con conseguente sottoproduzione di ghisa. E’ destinato a crescere il ricorso ai contratti di solidarietà. 2.310 lavoratori usufruiranno degli ammortizzatori sociali. A questi se ne aggiungeranno oltre 800 ad aprile, maggio e giugno. In totale, ad aprile i contratti di solidarietà hanno riguardato oltre 3.100 lavoratori del siderurgico.
Indotto Ilva i crediti vantati dalle imprese esterne al colosso siderurgico jonico ammontano a circa 15 milioni di euro. Gli autotrasportatori e gli altri lavoratori dell'indotto Ilva, nonostante le rassicurazioni del Governo chiedono ancora  garanzie e certezze riguardo ai crediti maturati verso l'Ilva prima che l'azienda fosse messa in amministrazione straordinaria lo scorso 21 gennaio.
Auchan La multinazionale operante nella grande distribuzione intende tagliare in Puglia, nei prossimi mesi,  143 posti di lavoro. Nello specifico, 50 a Taranto su 250 totali. Annunciati 1.426 licenziamenti totali in Italia e tagli di quattordicesime e retrocessioni di livello. Si è passati, nel giro di pochi mesi, da un paventato ampliamento della zona ad un drastico taglio dei dipendenti.
Porto di Taranto -Evergreen Altro duro colpo inferto al capoluogo jonico. Evergreen ha comunicato l’attivazione del nuovo servizio che, a partire dal 20 maggio 2015, collegherà il porto di Bari con quello del Pireo con cadenza settimanale e garantirà la connessione import/export con i servizi oceanici per l’Estremo Oriente e Intramed per i porti del Mediterraneo. La cassa integrazione per i 570 dipendenti TCT scadrà il prossimo 28 maggio.
Cementir Dal 1° gennaio del 2013 è stata chiusa l’area a caldo, quella dove si produceva il clinker, componente base per la produzione del cemento. L’impresa di proprietà del gruppo Caltagirone ha mandato a casa 56 operai.
Vestas A fine 2013, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, si raggiunse un accordo tra azienda, ministero e sindacati, in base al quale i dipendenti sarebbero stati riassorbiti nelle altre aziende della multinazionale danese in caso di favorevole congiuntura di mercato. Niente di tutto questo è mai accaduto. Nell’arco di pochi mesi la cassa integrazione straordinaria finirà mentre 15 tra operai e impiegati sono ancora fuori dalla fabbrica, in attesa che l’accordo venga rispettato.
Teleperformance Il prossimo 30 giugno scadrà l’accordo firmato nel 2013 per rilanciare l’attività della  multinazionale francese operante nel settore dei call center. Circa 2.000 lavoratori potrebbero essere licenziarti in massa.
Liceo musicale ‘Paisiello’ Nelle intenzioni del Governo Renzi, il settimo decreto Ilva – denominato per l’occasione “Salva-Taranto” sarebbe dovuto servire a risollevare le sorti non solo del siderurgico ma anche del porto e dell’intero “sistema cultura” tarantino. Chiacchiericcio vacuo, annuncite allo stato puro. Infatti, oltre alle succitate vertenze in atto per i lavoratori Evergreen e dell’acciaieria, anche l’Istituto Superiore di Studi Musicali "G.Paisiello" rischia di chiudere per sempre i battenti. Un’eventuale vertenza metterebbe in pericolo 70 posti di lavoro.
Taranto vive giorni difficili. Il sistema socio-economico del territorio jonico sembra essere sul punto di collassare da un momento all’altro. Assomiglia sempre più ad un’opera di Fontana: una tela con più squarci nel mezzo. Il Governo, la Regione e gli enti locali dovrebbero - al di là della propaganda elettorale perenne ed imperante - farsi carico della situazione, cercando di salvare il salvabile prima dell’esplosione. Il lavoro, alchimia atavica ormai caduta in disgrazia, permetteva agli esseri umani di trasformare il sudore delle proprie fronti in beni e strumenti utili al proprio sostentamento nonché a rendere concrete e fruibili idee e pensieri. C’era una volta il lavoro dunque, e c’era una volta un Paese che sul medesimo aveva fondato il proprio vivere democratico, ergendolo a principio fondante la sua Carta Costituzionale. (Cosmopolismedia)

venerdì 1 maggio 2015

Sintesi per i distratti

Festa del lavoro, l’altro 1° maggio: Taranto, lavoro e veleni

Nel giorno della Festa del Lavoro, Taranto è il nostro simbolo dei mille luoghi dell’Italia industriale dove una classe dirigente indegna del suo nome ha fatto la festa al lavoro. La cosa più odiosa è l’arroganza con cui spiegano che non c’è futuro per l’acciaio a una comunità a cui essi stessi – o i loro padri o i loro padrini – assegnarono quel lavoro e quella identità.
Oggi, donne e uomini di Taranto, si sentono dire che quel lavoro e quella identità sono un vizio assurdo, un’insopportabile pretesa. E che la crescente miseria che li assedia è affar loro. Se la sono cercata.
La più grande acciaieria d’Europa fu portata a Taranto come una promessa di prosperità. La scelta tra lavoro e salute è stata a lungo sottintesa, prima di diventare ricatto inderogabile. E il lavoro con una mano veniva donato e con l’altra rubato. Politici, sindacalisti, boiardi di Stato, imprenditori e manager privati: tutti hanno fatto la loro parte. Quando l’Ilva era statale, fino al 1995, l’hanno usata come bancomat: politici e sindacalisti scaldavano all’altoforno le loro clientele; i boiardi eseguivano gli ordini di chi li aveva nominati per meritare nuovi e più lucrosi incarichi; le imprese private si rifornivano di ottimo acciaio (perché a Taranto lo hanno sempre saputo fare) a prezzi di saldo. Tanto qualcuno avrebbe pagato. E infatti ha pagato il lavoro di migliaia di operai e tecnici capaci e onesti, che per anni si sono spezzati la schiena, per sé e per i furbi, e per i portaborse stipendiati dall’Ilva.
Finché un giorno gli stessi che si erano spolpati per bene l’acciaieria hanno detto che bisognava privatizzare di corsa: la gestione pubblica dell’industria era inefficiente. Certo, sapevano quel che dicevano. Hanno regalato l’Ilva a un amico di Silvio Berlusconi, Emilio Riva, a cui per pagarla sono bastati i primi due anni di profitti. Riva l’ha spolpata a modo suo, pagando i politici perché fingessero di non vedere che non investiva più un euro, mentre i profitti si gonfiavano e volavano in Svizzera. Per vent’anni, Riva ha sfidato la giustizia, scrollando le spalle davanti alle condanne per inquinamento. Sindacalisti sordi e ciechi, politici muti, economisti a gettone, tutti inginocchiati, spacciavano per lungimirante e saggio il cedimento al ricatto: o così o la miseria.
Mentre facevano la festa al lavoro, non un uomo della cosiddetta classe dirigente ha fiatato, sapendo benissimo che sarebbe finita male. Oggi supertecnici con master in vigliaccheria si chiamano fuori: facciamo il possibile, ma è andata male e non è colpa di nessuno. A pagare sarà Taranto. Lasciata sola a difendere, e oggi a festeggiare, il lavoro che le stanno rubando.
Il Fatto Quotidiano, 1 maggio 2015