mercoledì 14 maggio 2014

Siamo i pentatleti delle patologie!

Dossier Sentieri, l’Italia dei veleni è sempre più malata: aumento tumori fino al 90%

Nelle aree più inquinate d’Italia i tumori sono aumentati anche del 90% in soli dieci anni. L’Italia dei veleni ormai è così, più si scava e più sembra lontano e improbabile l’antidoto che salverà il malato. E questo non vale solo per le ruspe che fanno affiorare fusti interrati. Vale anche per gli studi epidemiologici che nelle aree più inquinate del Paese registrano, anche negli ultimi anni, aumenti preoccupanti della mortalità, dell’incidenza oncologica e dei ricoveri ospedalieri. In particolare cancro della tiroide, tumore alla memmella e mesotelioma.
Pochi giorni fa, quasi in sordina, è stato pubblicato sul sito dell’Associazione degli epidemiologi il terzo dossier dell’Istituto superiore di Sanità sugli effetti sulla salute delle popolazioni esposte ai Sin, i Siti di interesse nazionale per le bonifiche. E’ l’aggiornamento dello studio “Sentieri”, realizzato dal Dipartimento ambiente e connessa prevenzione primaria dell’ISS dopo quelli realizzati nel 2010 e 2011. L’indagine intende approfondire il livello di compromissione della salute dei 5 milioni di italiani che convivono coi fumi dei camini delle centrali a carbone, intorno alle discariche tossiche o in prossimità delle industrie chimiche che hanno sversamento per anni i loro veleni contaminando terreni e acque.
Stavolta, i ricercatori dell’ISS hanno lavorato su tre banche dati diverse, incrociando le rilevazioni sulla mortalità aggiornate al 2010 (le precedenti prendevano in esame gli anni 2002-2005), l’incidenza oncologica per gli anni 1996-2005 e dati di ospedalizzazione relativi al periodo 2005-2010. “La scelta è motivata dal fatto che quando si ha a che fare con patologie ad alta sopravvivenza lo studio della sola mortalità porterebbe a sottovalutarne l’impatto effettivo”, spiega Roberta Pirastu, docente alla Sapienza e curatrice del rapporto Sentieri. E’ il caso del tumore alla tiroide per il quale in alcuni Sin sono stati rilevati incrementi sia per l’incidenza tumorale che per i ricoveri. Nell’area Brescia-Caffaro, ad esempio, l’incidenza dei tumori rilevata è +70% per gli uomini e +56% per le donne, ai Laghi di Mantova +74% e +55%, a Taranto +58 e +20. Anche i ricoveri in eccesso sono un bollettino di guerra: a Brescia +79 per gli uomini e + 71% per le donne, +84 e + 91 ai Laghi di Mantova, a Milazzo +55 e +24, a Taranto +45 e +32.
Tornando alla nuova indagine va detto che la scelta di includere nell’analisi l’incidenza oncologica ha limitato la ricerca ai 18 siti in cui è attivo un registro dei tumori. Ma lo studio sarà completo per gli altri dati (mortalità, ricoveri) in tutti e 44 entro la fine dell’anno. In ogni caso l’evidenza della ricerca è una e pesantissima: Taranto e i comuni dell’area campana della Terra dei Fuochi non sono gli unici territori in cui tocca correre ai ripari, programmare screening sanitari, biometraggi, analisi dei contaminanti, oltre a bloccare subito gli scempi ambientali e dar corso a rapide bonifiche.
Dall’analisi emerge con forza, ad esempio, la gravità dell’esposizione ad amianto subita dalle popolazioni residenti nei SIN e che risulta evidente, per gli uomini, dai dati relativi al mesotelioma. Eccessi per mesotelioma e tumore maligno della pleura si registrano infatti a Biancavilla (CT) e Priolo (SR), dove è documentata la presenza di asbesto e fibre asbestiformi. Ma anche nelle aree portuali di Trieste, Taranto, Venezia e dove ci sono industrie chimiche (Laguna di Grado e Marano, Priolo, Venezia) e siderurgica (Taranto, Terni, Trieste). Questo, spiega il dossier, conferma la diffusione dell’amianto nei siti contaminati “anche al di là di quelli riconosciuti tali in base alla presenza di cave d’amianto e fabbriche di cemento-amianto”.
Dall’analisi del profilo di rischio oncologico risulta anche una maggiore incidenza di tumore del fegato in entrambi i generi riconducibile a un “diffuso rischio chimico nei SIN”. Ma non si tratta solo di tumori. Per esempio, nel Basso bacino del fiume Chienti sono emersi eccessi per le patologie del sistema urinario, in particolare le insufficienze renali, che inducono a ipotizzare un ruolo causale dei solventi alogenati dell’industria calzaturiera. Sempre per le patologie renali è stato suggerito un approfondimento a Taranto. A Porto Torres (SS) si registrano eccessi in ambedue i sessi e per tutti gli esiti considerati (mortalità, incidenza oncologica, ricoveri ospedalieri) per patologie come le malattie respiratorie e il tumore del polmone, per i quali si suggerisce un ruolo delle emissioni di raffinerie e poli petrolchimici; per le stesse patologie rilevate a Taranto è stato suggerito un ruolo delle emissioni degli stabilimenti metallurgici.
Le conclusioni, con questi dati, dovrebbero essere un codice rosso per la politica sanitaria e ambientale, a livello nazionale e locale. Per tutti i SIN si chiede di acquisire maggiori conoscenze dei contaminanti presenti nelle diverse matrici ambientali per meglio stimare l’esposizione attuale e pregressa.  Ma non è affatto scontato che succeda, come dimostra il caso dello studio sull’esposizione sanitaria bambini da un anno nel cassetto del Ministero in attesa di 350mila euro di fondi. Anche per questo, a fronte di numeri tanto allarmanti, oggi stesso ci sarà un question time in aula sollevato dal gruppo dei Cinque Stelle. Alberto Zolezzi e gli altri componenti del gruppo alla Camera chiederanno al ministro dell’Ambiente. L’intero progetto Sentieri, va detto, ha costi contenuti, e tuttavia poche certezze di andare avanti: le prime due edizioni (2010 e 2011) sono costate solo 250mila euro, la terza (2014) circa 130mila. E questo grazie al fatto che il gruppo di lavoro ristretto , compresi curatori e autori del rapporto, sono dipendenti dello Stato, dell’ISS, del ministero, dei Registri dei tumori. Poi ci sono tre contrattisti precari che costano 50mila euro l’anno. “In effetti, costiamo pochissimo”, raccontano loro.
Andare avanti, nonostante le scarse risorse a disposizione , è però necessario. Il rapporto indica espressamente l’impellenza di avviare o proseguire programmi di biomonitoraggio umano per una serie di SIN, tra gli altri, Brescia-Caffaro e Trento. Sono stati inoltre raccomandati programmi di ricerca relativi alla catena alimentare in sub-aree ben definite del Litorale Domizio-Flegreo e Agro Aversano. Lo studio fornisce poi dati tali da rendere indifferibili le azioni di bonifiche, non solo per Brescia-Caffaro ma anche a Biancavilla, dove gli eccessi riscontrati per mesoteliomi e tumori maligni della pleura in entrambi i sessi sono riconducibili a un’unica fonte di esposizione, una cava di materiale lapideo contenente una fibra asbestiforme di nuova identificazione, la fluoro-edenite.
In siti più complessi, come quello di Taranto, i risultati di Sentieri e l’insieme delle conoscenze disponibili “attribuiscono un ruolo specifico alle esposizioni ambientali”. Conoscenze “ricche e solide che rendono ora possibile prevedere procedure di valutazione integrata dell’impatto ambientale e sanitario (VIIAS)”. Tocca solo vedere se ci sarà la volontà di realizzarle nelle aree produttive compromesse, anche al prezzo di scoprire che il binomio tra lavoro-salute, che divide ormai l’Italia, non può essere risolto dal compromesso.(FQ)


Sentieri from ilfattoquotidiano

SENTIERI: Mortalità, incidenza oncologica e ricoveri ospedalieri

Epidemiologia&Prevenzione cover
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Il Progetto SENTIERI è stato condotto e finanziato nell’ambito del «Programma Strategico Ambiente e Salute» (Ministero della salute – Ricerca finalizzata 2006 ex art. 12 DLgs 502/1992). Le attività della collaborazione ISS-AIRTUM sono state finanziate nell'ambito del Progetto CCM 2009 «Sorveglianza epidemiologica di popolazioni residenti in siti contaminati» del Ministero della salute.
SENTIERI Project was funded by the Italian Ministry of Health (Strategic Programme Environment and Health). The ISS-AIRTUM collaboration was funded by the Ministry of Health’s Project CCM 2009 ”Epidemiological surveillance of populations living in polluted sites”.

Solidarietà ai Livornesi

Poveri livornesi!
Già a suo tempo si dovettero beccare la Deep Sea Carrier, la nave dei veleni, respinta dalla protesta compatta dei tarantini.
Poi è stata la volta dell'Ilva e della concomitante chiusura di Piombino.
E adesso anche l'ennesimo "cetriolo di stato", il rigassificatore, respinto dai tarantini con incredibile forza quattro anni fa, langue sulla loro costa tra l'odio dei cittadini e il disinteresse delle banche.
Ci sono luoghi che sono votati al sacrificio di stato.
Ma c'è l'unione e la solidarietà che diffonderà consapevolezza e forza di reazione!
Livornesi, siamo con voi!!!

Spesi 900 milioni, ma il rigassificatore non serve

Nessun istituto privato sembra aver creduto fino ad adesso nella costruzione del rigassificatore di Livorno. Infatti, a parte Unicredit, che all’inizio ha concesso un prestito da 185 milioni di dollari per l’acquisto della nave gasiera, in questi anni nessuna banca ha voluto partecipare al finanziamento del progetto.
Ecco perché a giugno 2009 Iren, che allora si chiamava Iride e che detiene il 47% di Olt, la proprietaria del rigassificatore, decide di rivolgersi a un istituto pubblico, la Banca Europea degli investimenti, a cui chiede 240 milioni di dollari.
Peccato che da lì in poi tutto quello che poteva andare storto è andato pure peggio. Il mercato del gas è continuato a rimanere al di sotto del 30% delle aspettative. I tempi di realizzazione dell’impianto si sono più o meno raddoppiati, così come anche i costi, che hanno raggiunto i 900 milioni di euro, quando ad oggi sul mercato un impianto simile costa circa 300 milioni di dollari.
Ciò nonostante a dicembre 2011, dopo due anni e mezzo di travaglio, la Bei finalmente dà il via libera al prestito. Cosa l’ha convinta? Semplice, l’intervento di un altro istituto pubblico, la Sace, di proprietà di Cassa Depositi e Prestiti, che decide di garantire per l’80% dell’importo.
Secondo l’amministratore delegato di Olt, Valter Pallano, i privati sono interessati, ma stanno aspettando di capire come si evolverà il quadro regolatorio: ovvero, prima di intervenire, vogliono sapere se l’investimento verrà ripagato attraverso un contributo che pagheremo noi attraverso le nostre bollette e non con la vendita del gas sul mercato.
In sostanza, che venga scritto nero su bianco che Olt oggi ha diritto agli incentivi pubblici, anche se all’inizio ci aveva rinunciato per poter operare sul libero mercato senza i lacci dell’Autorità dell’energia e del gas. (Corsera)
Guarda l’inchiesta “Il deposito” andata in onda a Report il 1 2 maggio 2014

martedì 13 maggio 2014

I tuoi polmoni per un grande polmone. Vota Vendola!

Il grande Vendola ci ha abituato alle sue iperboli poetiche. 
Riproviamo: 
Il grande Vendola ci ha incantato con i voli della sua poesia. 


Ultima volta: 
Vendola ci vende metafore per comprare il silenzio. 
 E non si rende conto di ferire un intero territorio che lo sostenne alle sue elezioni!
Oggi è viene diffuso l'aggiornamento del rapporto Sentieri sulla mortalità nei Siti di Interesse Nazionale (SIN), quelli appestati dalle industrie. 
Oggi, abbiamo l'ennesima conferma dell'influenza mortale sui tarantini del polo industriale/portuale.
Basta leggere la sintesi dello studio per scoprire che quelle respiratorie e i tumori ai polmoni sono tra le patologie più diffuse a Taranto. 
 E proprio oggi il nostro presidente, l'altoforno della metafora si ripresenta con la faccia di bronzo, anzi di ghisa, sfruttando la sua carica per dichiararsi innocente e appoggiare ogni goffo tentativo che cerchi di sostenere l'Ilva: Il POLMONE D'ITALIA!!! 

Qui si muore con i polmoni marci per la sopravvivenza incondizionata del POLMONE D'ITALIA! 
Chissà quanti voti prenderebbe oggi il poeta Vendola se si presentasse nel tarantino (e non solo) con lo slogan: 

I tuoi polmoni per un grande polmone. Vota Vendola! 



Vendola: “L’Ilva? La dobbiamo salvare. E’ il polmone produttivo dell’Italia…”

“Questa posizione mia è stata in qualche modo lordata dal sospetto, ma io continuo a pensare che non esiste bonifica quando c’è l’abbandono di un insediamento produttivo di queste dimensioni”.
Lo ha sottolineato a Taranto, riferendosi alle vicende dell’Ilva, il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, indagato per concussione nell’ambito dell’inchiesta denominata ‘Ambiente svenduto‘.
”L’esperienza che ho potuto fare in giro per l’Italia – ha spiegato a margine della firma dei protocolli d’intesa sulle bonifiche dei siti inquinati e i lavori della piastra portuale – mi dice questo. Penso che, viceversa, sia opportuno riflettere su tutto quello che è necessario fare affinché l’Italia non perda i propri polmoni produttivi nel settore della siderurgia e mantenga la postazione strategica nel settore dell’acciaio facendo quello che è necessario fare per abbattere del tutto i fattori di inquinamento industriale”. (restoalsud)

lunedì 12 maggio 2014

Navigazione a vista

Ilva Taranto stipendi salvi ma resta la crisi finanziaria

Stipendi salvi all'Ilva. Oggi sono state infatti accreditate sui conti degli 11mila dipendenti dello stabilimento di Taranto le retribuzioni di aprile. Erano a rischio sino ad alcuni giorni fa. O meglio, questa la preoccupazione che si era diffusa nel siderurgico a causa della crisi finanziaria dell'azienda. Poi a metà della settimana scorsa le prime assicurazioni da parte del sub commissario dell'Ilva, Edo Ronchi, che gli stipendi sarebbero stati pagati ("non ci sono pericoli nell'immediato" ha detto infatti Ronchi) e oggi la conferma dopo le verifiche che gli stessi dipendenti hanno direttamente fatto sui propri conti.
Il pagamento degli stipendi è però solo una piccola schiarita.
L'Ilva, infatti, continua a rimanere con una situazione di cassa in profondo rosso. Prova ne è che le imprese appaltatrici continuano a non essere pagate per i lavori eseguiti e questo, a sua volta, si ripercuote sui dipendenti i quali, in diversi casi, attendono da qualche mese il saldo delle retribuzioni. Non a caso qualche giorno fa Ronchi è tornato a insistere perchè si trovi una soluzione immediata per far uscire l'Ilva dalla crisi finanziaria. Fra le ipotesi possibili, un finanziamento ponte da parte delle banche. L'Ilva ha avanzato la richiesta ed ha avviato la trattativa con le banche che viene seguita anche dal Governo.
Sul tema, però, non ci sono ancora segnali. Come osserva lo stesso sub commissario, le banche vogliono prima avere chiaro lo scenario societario dell'Ilva, ovvero se la famiglia Riva resta o meno proprietaria dell'azienda, se la famiglia Riva sottoscrive o meno l'aumento di capitale che proporrà loro il commissario Enrico Bondi sulla base del piano industriale, se ci sono o meno nuovi azionisti e quali sono. Altra ipotesi avanzata dall'azienda, l'utilizzo anticipato dei soldi che la Magistratura di Milano ha sequestrato ai Riva mesi fa per reati fiscali e valutari. Secondo Ronchi, sono 800 milioni accertati su 1,7 miliardi complessivi. Potrebbero essere utilizzati come anticipazione dell'aumento di capitale dell'azienda. Solo che bisognerebbe intervenire sull'ultima legge relativa all'Ilva, la quale ha sì previsto lo svincolo dei soldi sequestrati ma come terza ipotesi.
La prima, invece, è la partecipazione dei Riva all'aumento di capitale mentre la seconda è il coinvolgimento di investitori terzi a fronte di un rifiuto degli stessi Riva.
Oltre alle incertezze finanziarie, nell'Ilva c'è preoccupazione anche per la vicenda di 57 dei 189 vigilanti di stabilimento dichiarati in esubero dall'azienda. Il 9 maggio è terminata la procedura di mobilità e, non essendoci stato accordo tra le parti, adesso l'azienda può procedere con i licenziamenti.
Sul piano giudiziario, infine, nell'udienza di oggi a Milano il ministero dello Sviluppo Economico ha chiesto di costituirsi parte civile nel processo a carico di Fabio Riva, di altre due persone e della società Riva Fire, la holding che controlla l'Ilva, per la presunta truffa allo Stato da cento milioni di euro. Un'istanza di costituzione come parte civile è stata presentata anche da Simest, società controllata dalla Cassa Depositi e Prestiti. Le difese si sono opposte alle richieste e i giudici delle terza sezione penale di Milano decideranno nella prossima udienza fissata per il 19 maggio.
Stando all'inchiesta dei pm Stefano Civardi e Mauro Clerici (uno dei tanti filoni aperti a Milano sulla famiglia Riva e sulle loro società), sarebbe stata creata una società ad hoc, l' Ilva Sa, per aggirare la normativa (la legge Ossola) sull'erogazione di contributi pubblici per le aziende che esportano all'estero.(Sole24h)

I paradossi della discontinuità di Stato

Ilva, Ministero parte civile nel processo contro Riva

MILANO – Il ministero dello Sviluppo Economico ha chiesto di costituirsi parte civile nel processo milanese a carico di Fabio Riva, di altre due persone e della società Riva Fire, la holding che controlla l’Ilva di Taranto, con al centro una presunta truffa allo Stato da cento milioni di euro.
Un’istanza di costituzione come parte civile è stata presentata anche da Simest, società controllata dalla Cassa Depositi e Prestiti. Le difese si sono opposte alle richieste e i giudici delle terza sezione penale di Milano (presidente del collegio Flores Tanga) decideranno nella prossima udienza fissata per il 19 maggio. Tra gli imputati c'era anche il patron dell’Ilva Emilio Riva, padre di Fabio e che è morto nei giorni scorsi.
Stando all’inchiesta dei pm Stefano Civardi e Mauro Clerici (uno dei tanti filoni aperti a Milano sulla famiglia Riva e sulle loro società), sarebbe stata creata una società ad hoc, l’ Ilva Sa, per aggirare la normativa (la 'legge Ossolà) sull' erogazione di contributi pubblici per le aziende che esportano all’estero.
Tra gli imputati, oltre a Riva Fire che risponde in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti, ci sono anche Agostino Alberti, consigliere delegato della società svizzera Ilva Sa, e Alfredo Lomonaco, presidente della finanziaria elvetica Eufintrade.
I due furono arrestati lo scorso 22 gennaio, giorno in cui venne emesso anche un mandato di arresto europeo per Fabio Riva (anche accusato di associazione per delinquere), che si trova in libertà vigilata a Londra per via dell’inchiesta di Taranto. (GdM)

domenica 11 maggio 2014

Visti dalla Spagna: El Paìs sull'Ilva di Taranto

La ciudad envenenada de Italia


Pablo Ordaz, Taranto, 10 mayo 2014

¿Salud o trabajo?, les plantearon durante años, y ellos se creyeron que no había otra alternativa, y entre el peligro de una enfermedad probable y el hambre inmediata de sus hijos, eligieron seguir trabajando en la gran fábrica de acero instalada al costado de sus casas. Y ahora están aquí, llevando al reportero de un lado a otro a través de un barrio pintado de marrón para disimular el polvo de hierro que llueve lentamente sobre sus cabezas. Y desde el cementerio a una escuela infantil donde está prohibido jugar en los jardines, envueltos en cinta naranja como regalos envenenados, se paran delante de la placa que mandó colocar el señor Corisi en la fachada de su casa aquel día que los médicos le avisaron de su destino inminente: “Enésimo fallecido por neoplasia pulmonar. Tamburi (Taranto). 8 de marzo de 2012”.
En realidad, Giuseppe Corisi quería que, en vez de “enésimo”, su esposa Graziella y sus hijas Stefania y Sabrina pusiesen el número exacto que a él le correspondía en la larga lista de los caídos por culpa de los efluvios de la planta de Ilva, el grupo siderúrgico más grande de Europa. Pero ni entonces hubo, ni todavía hay, manera de encontrar el dato exacto. Solo un informe encargado hace un par de años por la fiscalía de Taranto, una ciudad de casi 200.000 habitantes en la región de Puglia —en el tacón de la bota italiana— arroja una idea del desastre silenciado. Desde 2005 a 2012, unas 11.000 personas fallecieron por enfermedades —principalmente cardiovasculares y respiratorias— provocadas por los vertidos sin control de sustancias cancerígenas como las dioxinas y los benzopirenos.
La fiscalía sostiene que la familia Riva, dueña desde 1995 de la acería que hasta entonces había pertenecido al Estado, es la responsable de “una constante y repetida actividad contaminante realizada con conciencia y voluntad, por deliberada elección de los propietarios y directivos”, pero no solo de eso. De las interceptaciones telefónicas practicadas se desprende que también invirtió una parte de los grandes beneficios de una planta que produce 28.000 toneladas de acero al año, da trabajo directo a 12.000 personas e indirecto a 8.000, en tejer una red de sobornos y favores en la que supo atrapar hasta al obispo. Literalmente.
“Las autoridades dejan que se violen las normas”, asegura un maestro
“¿O usted quién cree que levantó esta parroquia tan nueva en este barrio que se cae a pedazos?”. Gianfranco Carriglio fue de los primeros vecinos de Tamburi que se armaron de valor y, ante la reticencia e incluso la hostilidad de los sindicatos, denunció los efectos venenosos de la gran fábrica de acero. Un simple paseo desde la parroquia de Jesús Divino Trabajador hasta la escuela infantil Maria Grazia Deledda, situada a solo unas decenas de metros de la chimenea siderúrgica más alta de Europa, permite comprobar muy gráficamente hasta qué punto el sur de Italia es víctima todavía de un sistema corrupto, lento e ineficaz que siempre golpea a los más débiles.
“Mire”, dice Carriglio, “en ese portal vive un niño pequeño que ahora está recibiendo quimioterapia por la leucemia, nieto de un trabajador del Ilva que murió de cáncer. Pero en aquel otro portal de allí enfrente vive un chaval al que ya le han detectado un tumor en la próstata y no tendrá ni nueve años. Es difícil encontrar una casa donde no haya algún enfermo de cáncer o de asma, pero curiosamente en el hospital de Taranto no hay un servicio de oncología pediátrica y, por tanto, tampoco un registro de casos. ¿Y no se ha dado cuenta de que los jardines están rodeados de una cinta naranja y de un cartel con la ordenanza municipal que prohíbe entrar y sobre todo jugar o hacer ejercicio? La ley dice que es peligroso entrar en los parques, pero no vivir alrededor. Y todavía no ha visto lo mejor…”.
La factoría emplea a 12.000 personas y a otras 8.000 de forma indirecta

Malas prácticas

  • La acería de Ilva perteneció al Estado italiano desde su apertura en 1965 hasta 1995. Desde entonces es propiedad de la familia Riva.
  • Los estudios encargados por la justicia revelan los peligros para la salud derivados de las malas prácticas de la factoría.
  • Ocho directivos de la empresa fueron detenidos hace dos años, entre ellos el patriarca de la familia.
De los labios de Gianfranco, 66 años de edad vividos en su mayoría en el barrio, antes incluso de que se pusiera la primera piedra de la acería, brota una ironía amarga, un comentario de fastidio y hasta de vergüenza por tener que mostrar a un periodista extranjero el colmo de la indignidad: “Mire, esa es la escuela. Una escuela infantil con los patios clausurados por las cintas naranjas y la prohibición expresa de que los niños jueguen al aire libre. Cuando los muchachos vuelven a casa, sus madres tienen que lavarles la cara porque la traen brillante del polvo del mineral. Como si vinieran de una fiesta”.
Ni a los partidos políticos ni a los sindicatos ni tampoco a Nichi Vendola, presidente de la región de Puglia desde hace nueve años, líder de un partido que se llama Izquierda, Ecología y Libertad (SEL), se les ha ocurrido trasladar, al menos, la escuela de sitio, protegerla de la brisa del norte que lleva hasta el recreo las partículas de mineral y los gases contaminantes de la fábrica de acero. Según un estudio encargado por Alessandro Marescotti, presidente de Peacelink, la primera asociación que denunció los peligros de Ilva, “los niños del barrio de Tamburi respiran un aire tan contaminado que sufren los mismos efectos que si fumaran 1.000 cigarrillos cada año”. Desgraciadamente, nadie ha desmentido el informe.
De 2005 a 2012 han muerto unas 11.000 personas por los vertidos sin control
Marescotti, maestro de profesión, dispara datos de espanto: “Los gramos de dioxinas que produce Ilva, y que están por encima de los permitidos, superan los de España, Reino Unido, Grecia y Austria juntas. Pero si estos datos son difíciles de entender, tal vez estos no: aquí tenemos prohibido comer el queso de nuestras ovejas o probar nuestros mejillones [aunque las mafias sigan controlando su venta en cada esquina y las autoridades permitiéndolo] y está prohibido apacentar a los animales a 20 kilómetros a la redonda. Tampoco a las madres se les recomienda dar de mamar a sus hijos, porque se ha detectado veneno en la leche materna… La clave del asunto es que las autoridades italianas, a diferencias de las alemanas, han permitido durante años que la producción siguiera sin atenerse a las normas de seguridad. Y ahora ya es demasiado tarde y costoso”.
La doctora Annamaria Moschetti es una de las pediatras que más ha estudiado los efectos perniciosos de la planta siderúrgica sobre la salud de los vecinos de Taranto y, en especial, del barrio de Tamburi. No le gusta hacer conjeturas sobre el número de muertes, pero sí quiere dejar claro que, tras los estudios encargados por la justicia, ya no queda duda científica del peligro para la salud que han provocado las malas prácticas de Ilva. De ahí que la justicia ordenara hace dos años la detención de ocho directivos de la empresa familiar, incluido el patriarca, Emilio Riva, fallecido hace unos días a los 88 años.
Ilva, la mayor fábrica de acero de Europa, linda con una escuela infantil
Por tanto, lo que la doctora Moschetti denuncia es que el Estado italiano, gobierno tras gobierno, siga poniendo en la misma balanza los intereses estratégicos de la industria del acero con las vidas de los vecinos de Tamburi: “Si Italia no es capaz de garantizar una producción de acero presentable sin poner en peligro la salud de los niños, que pare la producción, que se dedique a otra cosa. Y ahora permítame que no le hable como médico, sino como una madre de familia con sentido común: ¿cuántos kilos de acero hacen falta para compensar la muerte de un niño?”. (El Pais)
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Un po' di notizie precedenti dello stesso giornale:

sabato 10 maggio 2014

Il degrado quotidinano protocollato!

COMUNICATO STAMPA
10 maggio 2014
Conferenza stampa degli abitanti della città vecchia di Taranto.






Sono passati più di ottant’anni da quando, con un colpo di piccone, il regime fascista inaugurò la politica di distruzione del centro storico di Taranto, mascherandola con le esigenze del “risanamento”. La demolizione del pittaggio Turripenne, insieme al quale caddero a centinaia, case, slarghi, postierle, vicoli e chiese, rappresentò piuttosto l’esigenza di svuotare l’isola del suo contenuto umano e sociale più formato e combattivo, dove più forti erano il radicamento territoriale e la coscienza popolare. Politiche che anche nell’era democratica, purtroppo, non hanno mancato di sferrare i loro colpi mortali all’isola, con la diaspora degli abitanti della città vecchia costretti ad emigrare verso altri quartieri dormitorio in seguito ai crolli (tra tutti quelli di Vico Reale nel 1975 e, non ultimo, quello di vico Fanuzzi previsto ormai da anni in seguito ad una richiesta protocollata in data 15 ottobre 2012 – documento e foto in allegato - ) e l’abbandono coatto di pesca, tradizioni, socialità, memoria storica.

Questa operazione giunge sino ai giorni nostri con interventi di cosiddetto “restauro urbano”: dai Piani Urban alla cosiddetta “Rigenerazione Urbana” nulla, infatti, rimane dei roboanti proclami di recupero ambientale e socio culturale del centro storico e, nel mentre si continuano a sostenere scellerati progetti di ampliamento ad est (da Sircom al San Cataldo passando per Cimino - Auschan), la città vecchia continua a crollare pezzo dopo pezzo, i suoi vicoli ad essere murati, il suo enorme patrimonio storico artistico e culturale ad essere disperso o svenduto.

A causa dell’abbandono e del degrado delle condizioni urbanistiche e architettoniche dell’isola e a causa dell’interruzione di acqua pubblica per molte ore della giornata, gli abitanti della città vecchia denunciano le precarie condizioni igieniche nelle quali vivono -  peggiorate dalla presenza di animali e insetti - richiedendo attenzione su una situazione costretta a degenerare.

A nulla servirà il monumento bronzeo celebrativo al carabiniere, voluto da Sindaco e Giunta Comunale per riportare il senso dello Stato e della legalità tra i vicoli, interpretando i sentimenti di non si capisce quale popolazione. Soldi pubblici sprecati, in questo particolare momento storico ed in un quadro talmente emergenziale, per un’opera che appare tanto incomprensibile quanto inutile. La volontà popolare si esprime a sfavore della suddetta opera proponendo di reinvestire quei soldi in opere di riqualificazione, seppur minime, della piazza retrostante la chiesa di San Giuseppe laddove emerge la necessità di avere spazi di aggregazione di socialità ad oggi inesistenti o inutilizzati:  i campi da calcio della San Giuseppe e il teatro della chiesa potrebbero ritornare ad essere vissuti e gestiti dalla popolazione.
E’ volontà popolare che i campi di calcetto siano aperti per più ore durante la giornata e che l’accesso sia gratuito per i bambini che non hanno altri spazi per giocare. È volontà popolare riqualificare il teatro della chiesa utilizzandolo quotidianamente come luogo di socialità per tutte le età e nel quale poter realizzare attività ludiche e ricreative.

PER LA REALE RIGENERAZIONE DEL QUARTIERE I SOLDI PUBBLICI DEVONO ESSERE INVESTITI SECONDO LA VOLONTÀ POPOLARE.

I cittadini e le cittadine della città vecchia di Taranto contro l’abbandono e il degrado dell’isola.

Botta e risposta. E i fumi ormai sono andati per aria, terra e polmoni!

Anche oggi spaventose emissioni nei cieli di Taranto

Ancora enormi e terribili emissioni nei cieli di Taranto, l'ultima avvenuta oggi, 10 maggio 2014, alle ore 7.50 e sempre nello stabilimento Ilva di Taranto, in particolare nella zona acciaieria2.
Peacelink ha documentato con foto e video da diversi punti di ripresa e così come ha già fatto nel mese scorso porterà questa documentazione alla procura di Taranto e aggiornerà il dossier inviato alla Commissione Europea.
Quali sostanze erano contenute nel fumo nero che stamattina si è alzato dallo stabilimento? Quali i rischi per gli operai, per i cittadini del quartiere Tamburi e del resto della città? Quali sono le incidenze sul terreno circostante e sugli animali quando accadono questi eventi?
Invieremo questa documentazione anche all'ente di controllo della qualità dell'aria Arpa Puglia e chiederemo spiegazioni anche all'azienda Ilva di Taranto che sino ad oggi non ha mai risposto alle nostre domande in merito a questi eventi emissivi.
Ecco il video di oggi

(Peacelink)


Ed ecco la risposta super-rassicurante dell'Ilva (che se non si fosse fatto il comunicato, ovviamente, avrebbe taciuto!). Notare lo stile "qusquillie, avevamo tutto sotto controllo all'istante!" .



Incidente nell'impianto di desolforazione all'Ilva di Taranto, senza nessun danno alle persone. ''Stamane alle ore 7.40 circa si ė verificato un incendio presso l'impianto di desolforazione di Acciaieria 2 che ha generato l'emissione di fumi non convogliati in atmosfera -spiega una nota dell'Ilva-. La causa dell'incendio è attribuibile alla rottura dell'impeller (si specifica che lo stesso impeller aveva al momento dell'accaduto una vita pari a circa il 40% di quella utile) durante il trattamento di desolforazione''.
 ''La parte terminale dell'impeller, staccatasi dallo stelo, ha lasciato gorgogliare l'aria di raffreddamento all'interno del bagno di ghisa in trattamento, provocando così la fuoriuscita di alcuni zampilli di materiale che hanno successivamente causato l'incendio di alcuni cavi elettrici presenti a bordo del carro trasferitore -continua la nota-. Dell'accaduto sono stati immediatamente informati i Vigili del Fuoco di stabilimento che sono prontamente intervenuti a sedare l'incendio, spento definitivamente dopo circa 15 minuti. L'incidente non ha provocato danno alcuno a persone; l'impianto è stato messo in sicurezza ed è attualmente fermo per ripristino''. (adnkronos)

venerdì 9 maggio 2014

Finalmente il Piano Ambientale Ilva in Gazzetta Ufficiale!

3 miliardi... Sarà un caso che viene pubblicato durante la festa di San Cataldo? Cercasi miracolo!


Il DPCM 14 marzo 2014 riporta non solo il Piano delle attività per lo stabilimento ILVA, ma anche la conclusione dei procedimenti di riesame e modifiche dell'AIA e raccomandazioni per la predisposizione del Piano industriale.
 In Gazzetta il DPCM 14 marzo 2014 che riporta (in allegato) il Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria previsto dal Decreto legge 4 giugno 2013, n. 61 (Decreto sul commissariamento dell'Ilva di Taranto), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 89.

Si riporta nel Decreto l'esito dei procedimenti di riesame e modifiche dell'AIA del 26/10/2012 e si dispone che "le modalità di costruzione e di gestione delle discariche, nonché le modalità di gestione e smaltimento dei rifiuti del ciclo produttivo dell'ILVA S.p.A. saranno quindi individuate conformemente a quanto previsto dall'art. 12 del decreto legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito con legge 30 ottobre 2013, n. 125. Il riesame per la parte inerente alla gestione delle acque e' da ritenersi concluso, mentre per le restanti aree ed attività dello stabilimento non considerate, non essendo presenti in merito le necessarie indicazioni nella proposta di piano del Comitato di esperti del 21/11/2013, l' ILVA dovrà presentare entro 12 mesi dall'entrata in vigore del decreto (entrato in vigore il giorno della pubblicazione - art.4) che approva il piano ambientale, una proposta organica di miglioramento ambientale. Tale proposta dovrà tenere conto anche delle modifiche di cui ai procedimenti ID 90/472 e ID 90/599 che sono da ritenersi conclusi.

L'Art. 3 contiene specifiche raccomandazioni per la predisposizione del Piano industriale: il Commissario straordinario dovrà considerare innovazioni tecnologiche tese all'eliminazione o comunque alla sostanziale riduzione della fase di produzione del coke tramite: uso di materia prima ferrosa costituita da ferro preridotto acquisito dall'esterno o anche della Direct Reduction, che comporta il trattamento del minerale di ferro con gas naturale; tecnologia di Smelting Reduction (Corex - Finex).
Inoltre, dovrà indicare la tempistica per la definizione dei progetti definitivi per gli interventi riportati nel piano ambientale nonché la puntuale previsione della ripartenza degli impianti; il riavvio di impianti non in esercizio o per i quali è prevista una fermata, dovrà essere valutato dall'Autorità competente sulla base di apposita richiesta da parte dell'Azienda.

Riferimenti normativi:
DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 14 marzo 2014
Approvazione del piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria, a norma dell'articolo 1, commi 5 e 7, del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 61, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 89.
(GU Serie Generale n.105 del 8-5-2014)




Il Piano ambientale Ilva: «Si elimini o riduca il carbon coke»

Eliminare o ridurre sostanzialmente la produzione del coke e l'uso dello stesso nell'attività dell'Ilva di Taranto. É una delle "raccomandazioni" per il piano industriale indirizzate al commissario dell'Ilva, Enrico Bondi, e contenuta all'articolo 3 del Dpcm, firmato dal premier Matteo Renzi e controfirmato dal ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, col quale si approva il piano delle misure ambientali dell'Ilva.

E' uscito SEPIAS! Qualche anticipazione e... buona frittura!

Da oggi, da questo link, è possibile scaricare il pdf  di Epidemiol Prev 2014; 38 (3-4), maggio-agosto

Studi su marcatori di esposizione ed effetto precoce in aree con inquinamento da arsenico: metodi e risultati del progetto SEPIAS

Qualche estratto dall'interno:

L’area di Taranto è caratterizzata da vari insediamenti industriali, sorgenti emissive di As. L’Inventario nazionale ed europeo delle emissioni e loro sorgenti nel periodo 2003-2010 ha riportato, per la provincia di Taranto, una riduzione di emissioni di As nell’acqua (da 1.463,7 a 655 kg/anno) e nel periodo 2006-2010 un aumento nell’aria (da 24,1 a 186,2 kg/anno). Lo stato di salute della popolazione diTaranto mostra numerose
criticità. La stima del rischio cancerogeno per via inalatoria attribuito all’arsenico emesso dallo stabilimento siderurgico ILVA risulta inferiore a 1:100.000 anche in prossimità dell’area industriale; il 2,7% del rischio cancerogeno totale per via inalatoria è attribuito all’arsenico (fonte ARPA Puglia).

L’analisi delle concentrazioni urinarie di Asi e di Asi+MMA+DMA ha mostrato numerosi valori più elevati di quelli suggeriti dalla SIVR per la popolazione non esposta. Le percentuali maggiori si osservano nell’area di Gela (67%), seguita da Taranto (58%).

Dal confronto con altri dati, emerge che i risultati del campione di Taranto riferiti all’As totale sono più elevati di quelli precedentemente ottenuti da uno studio su 49 lavoratori di fonderia confrontati con 50 soggetti della popolazione per i quali non erano state segnalate anomalie (Soleo et al. 2012).

Per quanto riguarda l’esposizione lavorativa, appaiono rilevanti le indicazioni emerse per gli uomini dei campioni di Taranto e Gela che hanno mostrato eccessi del valore medio di Asi in associazione a diverse esposizioni occupazionali autodichiarate, quali silice o lana di vetro, asbesto, derivati del petrolio, prodotti chimici.
Per le donne dei campioni di Viterbo eTaranto emerge un segnale, considerando l’esposizione a solventi organici, tinture, acidi, sebbene sostenuto da pochi casi.

La valutazione dell’informazione sul tipo di produzione propria o locale evidenzia risultati di rilievo per la verdura fresca, che risulta associata a valori medi di Asi più elevati tra i consumatori del campione complessivo delle quattro aree, in particolare tra le femmine, tra le donne del Viterbese e nel campione complessivo di Taranto. Il risultato emerso sul campione complessivo è rafforzato considerando il consumo di frutta fresca. A Taranto si osservano, inoltre, valori medi di Asi più elevati tra i consumatori di pesce di produzione propria/locale. I risultati ottenuti dalle analisi su Asi+MMA+DMA sono sovrapponibili a quelli ottenuti su Asi con le variabili di tipo occupazionale in genere prerogativa di Taranto e Gela.

Sulla base dei risultati conseguiti, queste indicazioni generali possono essere specificate per le quattro aree di SEpiAs.
Per Taranto e Gela ci sono indicazioni per la presa in carico di numerosi soggetti, e a livello di comunità per lo svolgimento di una campagna di BMU ad ampio spettro utilizzando il protocollo completo (attività a-j), con particolare attenzione al recupero di informazioni approfondite sul profilo alimentare, residenziale e occupazionale.

UO3 - Comune di Taranto (Puglia)
Caratterizzazione
L’area di Taranto è definita «a elevato rischio ambientale» ed è caratterizzata da vari insediamenti che costituiscono possibili sorgenti di inquinamento ambientale (figura 3):



  • un impianto di raffinazione;
  • un cementificio;
  • un inceneritore (Massafra);
  • diverse centrali elettriche;
  • i cantieri navali;
  • un porto mercantile;
  • l’arsenale militare;
  • lo stabilimento siderurgico ILVA comprendente la produzione di coke, con vasti depositi minerari localizzati a ridosso dell’abitato cittadino.
Dati ambientali
Emissioni di arsenico. Per quanto riguarda le matrici aria e acqua, le dichiarazioni INES/EPTR (Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti/European Pollutant Release andTransfer Register) nel periodo 2003-2010 mostrano per la provincia di Taranto un andamento discordante nelle due matrici: si registra una tendenziale riduzione del trend emissivo di As nell’acqua, con un plateau negli ultimi anni, laddove nell’aria si osserva a partire dal 2006 un sensibile incremento. In particolare, si può osservare che il dato emissivo in atmosfera della provincia di Taranto per il periodo 2006-2010 rappresenta dal 70 al 100%di quello dell’intera Regione.

Dati sanitari
La popolazione di Taranto esposta alle emissioni industriali mostra un quadro sanitario compromesso. La procedura di risk assessment nell’area diTaranto attribuisce gran parte degli eccessi agli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e in particolare al benzo[a]pirene (circa 87% del rischio cancerogeno totale per via inalatoria).
La stima del rischio cancerogeno per via inalatoria attribuito all’arsenico emesso dallo stabilimento siderurgico ILVA risulta inferiore a 1:100.000 anche in prossimità dell’area industriale; il 2,7%del rischio cancerogeno totale per via inalatoria è attribuito all’arsenico.
I dati dimonitoraggio dellematrici aria e acqua potabile negli anni 2011 e 2012mostrano una situazione confortante rispetto all’arsenico.
I dati di biomonitoraggio umano evidenziano dosaggi urinari di As eccedenti i valori di riferimento, almeno per quanto riguarda il 95° percentile, a Statte, ma non nel Comune di Taranto.


giovedì 8 maggio 2014

Seppie amare!

Sepias: studiate quattro aree contaminate da arsenico

Lo studio dell'Ifc-Cnr nell'Amiata, nel viterbese, a Taranto e Gela ha identificato la presenza di sostanze, anche cancerogene, nei soggetti indagati. I risultati presentati domani in un convegno e pubblicati on line su Epidemiologia & Prevenzione.

Sorveglianza epidemiologica in aree con inquinamento ambientale da arsenico di origine naturale o antropica: risultati e prospettive

Cover Progetto SEpiAS

Durante la giornata organizzata dall’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR verranno presentati i risultati del progetto SEpiAs CCM 2010, che ha valutato l’esposizione ad arsenico mediante indicatori di dose assorbita e marcatori biologici di effetto precoce sulla salute.
Il progetto SEpiAs CCM 2010 riguarda l’Amiata e il Viterbese, due aree caratterizzate dalla presenza di inquinamento da arsenico di prevalente origine naturale, e Taranto e Gela, due aree con inquinamento da arsenico di origine industriale. Scarica il programma della giornata.
Il supplemento con i risultati del Progetto SEpiAS sarà disponibile on-line a partire dal giorno 9 maggio 2014 e sarà allegato al numero 3-4 di Epidemiologia & Prevenzione 2014.


Lo studio dell'Ifc-Cnr nell'Amiata, nel viterbese, a Taranto e Gela ha identificato la presenza di sostanze, anche cancerogene, nei soggetti indagati. I risultati presentati domani in un convegno e pubblicati on line su Epidemiologia & Prevenzione
Viene presentata domani 9 maggio, presso la sede centrale del Consiglio nazionale delle ricerche (piazzale Aldo Moro 7 - Roma, ore 10,00-16,30), la pubblicazione scientifica che raccoglie i risultati del Progetto ‘Sepias - Sorveglianza epidemiologica in aree interessate da inquinamento ambientale da arsenico di origine naturale o antropica'. Lo studio del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie del Ministero della salute è coordinato dall'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr), di cui è responsabile Fabrizio Bianchi, ed è pubblicato sulla rivista 'Epidemiologia & Prevenzione' in un supplemento disponibile on line da domani.
La ricerca ha riguardato 282 residenti in aree del Monte Amiata, nel viterbese, a Taranto e Gela. "Nelle urine dei soggetti controllati abbiamo misurato il contenuto di diverse specie organiche e inorganiche di arsenico, alcune delle quali sono riconosciute cancerogene certe per l'uomo", spiega Fabrizio Bianchi. "Sono stati misurati inoltre parametri di rischio cardiovascolare mediante ecodoppler carotideo e cardiaco e, nel sangue, numerosi biomarcatori di suscettibilità genetica, di danno al DNA, di effetto precoce". Ad ogni partecipante è stato sottoposto un questionario.
Dallo studio emergono numerose informazioni di carattere scientifico e sanitario. "Le quattro aree risultano caratterizzate diversamente per distribuzione e tipologia di arsenico assorbito dai partecipanti al biomonitoraggio e anche per alcune caratteristiche genetiche", prosegue Bianchi. "Per quanto riguarda l'arsenico inorganico sono stati osservati valori medi di concentrazione elevati, sulla base di quelli di riferimento nazionali e internazionali per il biomonitoraggio umano, in un soggetto su quattro sul totale, ma con rilevanti differenze: 40% Gela, 30% Taranto, 15% viterbese, 12% Amiata. Questi dati, da usare con cautela in considerazione dei piccoli campioni, non sono marcatori di malattia ma testimoniano l'avvenuta esposizione".
Sono emerse alcune associazioni statisticamente significative tra concentrazione di arsenico e fattori di rischio indagati col questionario. "Principalmente con l'uso di acqua di acquedotto e di pozzo, ma anche con esposizioni occupazionali e con consumo di alimenti quali pesci, molluschi o cereali, che dovranno essere indagati con studi specifici", continua il ricercatore Ifc-Cnr. "La preoccupazione per i rischi ambientali per la salute appare peraltro acutissima, specie nelle due aree industriali. A Taranto e Gela circa il 60% del campione giudica la situazione grave e irreversibile e oltre l'80% ritiene certo o molto probabile che in aree inquinate ci si possa ammalare di tumore o avere un figlio con malformazioni congenite".
Diversificato il livello di fiducia negli enti locali: "Nel 40% dei casi nell'Amiata e nel 27 a Viterbo, ma solo nel 6% a Taranto e nel 16 a Gela", conclude Bianchi. "Lo studio ha fornito indicazioni importanti per la definizione di sistemi di sorveglianza nelle aree studiate che includano interventi di prevenzione sulle fonti inquinanti conosciute e la valutazione della suscettibilità individuale all'arsenico. Si suggerisce la prosecuzione del monitoraggio periodico a iniziare dai soggetti con i valori più elevati, per i quali si propone un protocollo di presa in carico, assieme a un'informazione costante e attenta da parte delle autorità, avvalendosi dei ricercatori e degli operatori della sanità pubblica".

Fabrizio Bianchi, Ifc-Cnr, tel. 050/315.21.00-1, e-mail: fabriepi@ifc.cnr.it (CNR)
Allegati: Programma SEPIAS
Links: Pubblicazione Studio SEPIAS scaricabile Studio SEPIAS

Ilva allo sbando e Ronchi difende la Severino

Ronchi: incognita Ilva serve un investimento di 3 miliardi in 3 anni

Per il subcommissario dell’Ilva Edo Ronchi, "l'Ilva ora deve affrontare l’investimento del piano ambientale, un investimento misurato con grande precisione in 1,8 miliardi più investimenti per la sicurezza del lavoro che comprende diverse voci ed è stimabile in circa 600 milioni. Poi ovviamente c'è la parte degli investimenti tecnici, 1750 milioni, negli impianti e nella produzione". "In totale – ha detto – stiamo parlando di una necessità di investimenti di circa 3 miliardi e cento milioni per il 2014, 2015 e 2016 avendo però alle spalle dei risultati negativi del 2012 e del 2013 e quindi serve uno sforzo". Ronchi ne ha parlato nel corso di un convegno organizzato a Taranto dalla Uil.
"Questo – ha puntualizzato – dall’ottobre dell’anno scorso aveva portato i commissari a chiedere misure legislative nuove con un aumento di capitale, perchè con le risorse ordinarie della gestione dell’azienda era impossibile affrontare lo sforzo straordinario di investimento".
“L'aumento di capitale è previsto, ma ha un iter non brevissimo. Dopo il piano ambientale, che ha richiesto più tempo del previsto, serve il piano industriale, pubblicato anche quello. Per arrivare poi al concreto aumento di capitale serviranno quattro, cinque, sei mesi, e c'è un problema ponte da qualche mese fino a quando avverrà l’aumento di capitale”. E’ quanto ha sottolineato il subcommissario dell’Ilva Edo Ronchi a Taranto all’indomani dell’approvazione definitiva del piano ambientale.
"C'è una notevole difficoltà di liquidità – ha spiegato Ronchi – per realizzare il piano ambientale innanzitutto, ma anche gli altri investimenti. L’aumento di capitale è regolato dalle leggi vigenti: c'è prima una consultazione della proprietà che farà le sue osservazioni sulla proposta di piano industriale del commissario". "Quindi – ha proseguito – si pubblica con un nuovo Dpcm il piano industriale e si procede all’aumento di capitale o con la proprietà o con altri investitori, se disponibili. L’intervento dello Stato non è previsto, non è consentito dalle norme europee il diretto investimento in impianti industriali". "Lo Stato può contribuire con garanzie alle banche – ha affermato Ronchi – purchè si tratti di investimenti direttamente produttivi. L’ipotesi del prestito ponte può essere la classica buccia di banana su cui scivolare".
 "Che ci sia pericolo per gli stipendi dei dipendenti nell’immediato a me sembra di no, ma certo la situazione in prospettiva, se non si risolve questa condizione ponte, francamente è molto incerta, non saprei dire”, ha infine dichiarato il subcommissario dell’Ilva Edo Ronchi a margine di un convegno organizzato a Taranto nell’ambito del congresso provinciale della Uilm.
"I contratti di solidarietà – ha aggiunto – erano già previsti, adesso c'è una maggiore estensione in relazione alla maggior difficoltà di liquidità e al riassetto produttivo perchè stanno partendo diversi cantieri Aia". "I primi dati del primo trimestre 2014 – ha aggiunto Ronchi – indicano sicuramente un miglioramento sia di produzione che di spedizioni. Ci sono state alcune difficoltà dovute all’interruzione della centrale termoelettrica per carenze di manutenzione e gli interventi sono tuttora in corso. Però ci sono dei segnali di recupero".
«La presenza di ieri a Palazzo Chigi dell’ex ministro Severino era pienamente legittima. Fa parte dello staff dei commissari da tanto tempo, è un avvocato di prestigio e siccome ci sono questioni legali delicate è presente e affianca i commissari in questa fase: nulla da dire». Lo ha spiegato a Taranto il subcommissario dell’Ilva Edo Ronchi. «Il rapporto coi Riva è un’emerita sciocchezza, non so - ha concluso – chi l’abbia messa in giro, ma è assolutamente una stupidaggine». (GdM)

Piano piano la consapevolezza arriva fin giù al tacco...

Salento terra di tumori e di certificati verdi?

Quando si pensa al Salento, viene spontaneo immaginarsi le lunghe distese di sabbia bianca e le acque cristalline, giacché molto difficilmente si assocerebbe a questo territorio dei dati molto negativi che riguardano i morti a causa di tumore: in realtà, questo angolo di Puglia da circa vent’anni conosce una crescita incessante dei decessi causati da neoplasie derivanti dall’inquinamento ambientale (soprattutto a trachea, bronchi e polmoni), nelle aree comprese tra Brindisi, Lecce e Taranto, con la cittadina di Maglie che risulta tra le più colpite, seguita da Cutrofiano, Tricase, Nardò e Gallipoli, inquinamento derivante da attività industriali.

Lecce, Taranto e Brindisi: si muore a causa delle emissioni

Secondo i dati resi noti dall’Istat, Lecce è la provincia maggiormente colpita dalla mortalità da cancro, e questa notizia non può che disorientare: se le cause di questa mortalità più elevata, a livello salentino, si potrebbero individuare a Taranto (con l’Ilva) e a Brindisi (con il Petrolchimico), in realtà, a Lecce si muore di più a causa della ventosità sfavorevole, capace di spostare gli agenti inquinanti in massa (e questa risposta è offerta dal CNR). Pensare che il Salento – con i suoi impianti fotovoltaici, l’energia da biomasse e i certificati verdi – sia in realtà un luogo in cui si muore di più per cancro, è qualche cosa di agghiacciante.

I tassi di mortalità: Lecce al top, addirittura davanti a Taranto

Osservando poi i dati relativi alla mortalità per 10.000 abitanti, si scopre che i rilevamenti del 2004 mettono in evidenza un tasso del 25.9 percento a Lecce, contro il 21.9 di Taranto. I tumori, però, non sono riconducibili soltanto alle emissioni derivanti dai due centri industriali. In realtà anche i piccoli inquinatori, come i cementifici o gli inceneritori (osservando le ricerche condotte dal CNR) hanno una responsabilità altrettanto importante. I rischi, al di là dei tumori ai polmoni causati dal trasporto degli agenti inquinanti dal vento, si estendono però anche al consumo di prodotti della terra (e quindi anche di animali da allevamento) e dell’acqua, in modo particolare a causa della diossina assorbita.

Qui il documento epidemiologia-tumori-salento studio del Dott. Serravezza (laterradipuglia)

mercoledì 7 maggio 2014

La macchietta Ilva. Controllori e controllati: stessi "amici"

Severino legale dell'Ilva al tavolo con il governo, Bonelli: "Una vergogna"

Il piano industriale dell'Ilva al vaglio del governo ma è polemica sulla presenza dell'ex ministro Severino in rappresentanza dell'azienda. A una settimana dalla morte del patron Emilio Riva, è scattato nel primo pomeriggio il vertice a Palazzo Chigi dedicato al colosso dell'acciaio. L'incontro è stato coordinato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio, e hanno partecipato il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi e il ministro dell'Ambiente Gianluca Galletti. Al gran completo, l'attuale gestione dello stabilimento con il commissario Enrico Bondi e il suo vice Edo Ronchi. Al vertice ha preso parte anche l'ex ministro della Giustizia Paola Severino, consulente legale dell'azienda attualmente commissariata. Una presenza che non è passata inosservata, "un fatto gravissimo", secondo il leader dei Verdi, Angelo Bonelli, che ha aggiunto: "Questa è la prova provata che gli interessi dei Riva sono stati ampiamente rappresentati nel governo Monti e che continuano ad avere sponda anche in questo".
"Ricordiamo - ha spiegato Bonelli - che l'ex guardasigilli Severino che oggi partecipa al vertice con il governo come legale della famiglia Riva è stata il guardasigilli che ha firmato il primo decreto salva-Ilva che, insieme al codice di procedura penale ha sospeso anche la legislazione in materia di tutela ambientale e sanitaria. Questa è una vergogna che solo in Italia può verificarsi e contro la quale - ha assicurato il consigliere comunale tarantino - presenteremo un esposto all'Unione europea e informeremo la Procura della Repubblica affinché si chiarisca se il ministro Severino, al momento della firma del decreto salva Ilva, avesse rapporti diretti con la famiglia Riva e con il gruppo siderurgico".
Critiche che il leader ambientalista non ha stemperato neanche dopo la precisazione sul ruolo dell'ex Guardasigilli, presente alla riunione come avvocato dell'Ilva commissariata. "Cambia poco" - ha tagliato corto Bonelli. Già in passato, peraltro, i presunti rapporti tra l'ex ministro e la famiglia Riva avevano sollevato polemiche. Al punto che la stessa Severino aveva precisato di non aver mai assistito l'Ilva o suoi dirigenti, ma di aver difeso in un processo un ex dirigente dell'Italsider, ovvero della fabbrica all'epoca delle partecipazioni statali e prima della privatizzazione. Un processo con al centro la morte di trenta operai dello stabilimento deceduti per malattie gravi, i cui atti sono stati acquisiti nell'inchiesta per disastro ambientale.
Nel summit è stato affrontato lo snodo cruciale della ricapitalizzazione, individuata come la strada da seguire per risanare e rilanciare il siderurgico, all'indomani del via libera della Corte dei Conti al piano ambientale. Il principale problema rimane quello di reperire gli oltre quattro miliardi di euro funzionali alla realizzazione degli interventi di ambientalizzazione degli impianti inquinanti.  Sulla strada della ricapitalizzazione incombe in primo luogo la posizione della proprietà dell'azienda commissariata. La norma, infatti, prevede, che il commissario interpelli in prima battuta la famiglia proprietaria del gigante dell'acciaio.
L'incontro - di legge in una nota di Palazzo Chigi - ha permesso una prima analisi della proposta del Piano industriale per il risanamento dell'azienda presentata dal commissario, alla quale seguiranno, a partire dalla prossima settimana, approfondimenti tecnici. (RepBa)

martedì 6 maggio 2014

Resistenza online!

Ilva, Anonymous oscura il sito: “Colpevoli hanno avvelenato coscienze e corpi”


Il sito del gruppo Ilva è offline dopo un attacco di Anonymous. Nella notte infatti gli hacker hanno colpito il sito del gruppo suderurgico tarantino, a cui proprio ieri la Corte dei conti aveva dato il via libera al Piano ambientale. Contemporaneamente, il gruppo di hacker ha reso pubblici due documenti frutto di un “leak” alla posta elettronica del gruppo. Si tratta del foglio di calcolo con i singoli interventi previsti dal piano investimenti, contenuto in una mail del 29 aprile.
L’attacco, che il gruppo dice rientrare nell’ambito dell’operazione diritti verdi (‘#operationgreenrights’), è stato annunciato su twitter da Anonymous e rivendicato con un comunicato inviato a greenreport.it: “I colpevoli hanno avvelenato le coscienze e i corpi di chi è stato costretto a vivere per lavorare – scrivono gli hacker – hanno obbligato gli abitanti di un’intera città a respirare la tossicità dell’accumulazione del Capitale sprezzante dei Diritti Umani”.
Anonymous dice di esser “vicino alle famiglie di chi si è spento” e “a chi ancora lotta per sopravvivere. Disprezziamo l’operato di chi, con i propri tentacoli, ha elargito ricatti lavorativi e seminato menzogne cavalcando accordi e deroghe in barba alle leggi sulle emissioni: lucrare sulla pelle dei Cittadini – conclude Anonymous – trincerandosi dietro protocolli d’intesa e burocrazia, è una forma di criminalità legalizzata”. (FQ)

Grandi intese...

All'Ilva di Taranto nuova intesa sulla solidarietà

Ilva e sindacati metalmeccanici hanno sottoscritto stasera a Taranto un accordo che "spalma" su un maggior numero di lavoratori i contratti di solidarietà e introduce la riduzione delle ore di lavoro su base settimanale. In pratica, ogni settimana nello stabilimento dovranno essere lavorate 136.280 ore in meno. Inoltre, mentre prima la solidarietà riguardava un tetto di circa 3.500 lavoratori su una platea di 8.800, adesso il tetto è stato ribassato a 3.407 ma coinvolge 10.278 lavoratori, pari al 33,15 per cento. Rispetto ai dipendenti totali del siderurgico, i 10.278 sono appena un migliaio di meno.
Ma ecco la mappa della solidarietà che è stata ricalcolata per aree di produzione mentre prima era per impianti: tubifici, 470 esuberi su 650, pari al 77%, 18.800 ore in meno alla settimana; officine, 385 su 1.809, 21%, 15.400 ore in meno; energia, 50 su 396, 16%, 2.000 ore in meno; staff, 65 su 453, 14%, 2.600 ore in meno; servizi, 498 su 1.341, 37%, 19.920 ore in meno; acciaieria, 550 su 1.890, 29%, taglio di 22.000 ore di lavoro alla settimana; area ghisa, 389 su 1.795, 22%, 15.560 ore lavorate in meno; laminazione a caldo, 580 su 1.239, 47%, 23.200 ore; infine, laminazione a freddo, 420 su 745, 56%, meno 16.800 ore.
La nuova formulazione
Il diverso calcolo della solidarietà è stato introdotto all'inizio di questa settimana quando per circa 2.500 addetti a officine, servizi e staff, tutti impegnati nel primo turno, sindacati e azienda hanno concordato un'ora di lavoro in meno a fine turno, con uscita alle 15 anziché alle 16, e l'ultima ora pagata in parte dalla solidarietà anziché dall'azienda. A questi 2.500 se ne aggiungeranno altrettanti da giugno. Rispetto all'andamento che i contratti di solidarietà hanno avuto all'Ilva nel 2013 e nei primi mesi del 2014, quando hanno interessato poche centinaia di unità, adesso c'è un'accelerazione in conseguenza di due motivi: la crisi di liquidità dell'azienda, tant'è che si paventano rischi per gli stipendi in scadenza il 12 maggio, e la mancanza di ordini di lavoro. Non a caso laminazione a freddo e tubifici sono le aree in cui sono stati dichiarati più esuberi rispetto alla forza occupata. La nuova formulazione della solidarietà è stata accettata da Uilm Uil, Fim Cisl e Usb ma non dalla Fiom Cgil. La Fim Cisl evidenzia che il calcolo settimanale non va oltre il tetto che, anzi, è stato anche ribassato. Il punto vero, osserva ancora la Fim, è che, rispetto ai mesi scorsi, la solidarietà adesso viene ripartita su più lavoratori com'è nello spirito di quest'ammortizzatore sociale.
La mobilità
Sempre oggi, inoltre, Ilva e sindacati hanno concordato la riapertura della mobilità su base volontaria. Interesserà 200 lavoratori sino a fine 2015 e già da domani l'azienda spedirà le lettere agli interessati. I sindacati precisano che possono beneficiare dell'esodo agevolato e anticipato coloro che vogliono spontaneamente interrompere il rapporto di lavoro con l'Ilva, oppure coloro a cui mancano pochi anni per il normale pensionamento. In questo caso la mobilità sarebbe un accompagnamento alla pensione. Hanno detto sì al ripristino della mobilità volontaria Uilm Uil e Fim Cisl, mentre l'Usb si è riservata e la Fiom Cgil non ha firmato. I sindacati hanno anche ottenuto che l'azienda, in aggiunta all'assegno di mobilità che percepirà ciascun lavoratore, corrisponda un bonus, rivalutato in 480 euro lordi mensili contro i 450 corrisposti nella precedente fase di esodo volontario conclusasi prima dell'estate scorsa.
Domani alle 16, intanto, il commissario dell'Ilva, Enrico Bondi, e il sub commissario, Edo Ronchi, incontreranno di nuovo il Governo (presidenza del Consiglio e ministeri dello Sviluppo economico e dell'Ambiente) a poca giorni di distanza dall'ultima riunione. Inizialmente le parti si sarebbero dovute incontrare venerdì, poi si è deciso di anticipare il vertice a domani per accelerare sul piano industriale dell'azienda dopo che la Corte dei Conti ha registrato il Dpcm sul piano ambientale. (Sole24h)

Fieri di Patrizia Todisco!

Premio LivatinoSaetta a giudice e giornalisti
che si sono occupati dell'Ilva

Ci sono esponenti pugliesi del mondo dell’informazione, del lavoro e della giustizia, e sullo sfondo anche la vicenda ambientale e giudiziaria dell’Ilva di Taranto, tra coloro ai quali verrà assegnato quest’anno il premio internazionale Livatino-Saetta "per l’impegno sociale", conferito dal comitato spontaneo antimafia intitolato ai due magistrati.
La cerimonia (XX edizione) si terrà la mattina del 9 maggio prossimo nella sala conferenze dell’istituto penitenziario Bicocca di Catania. Quest’anno, per la vicenda Ilva di Taranto, verranno premiati Patrizia Todisco, magistrato che ha seguito il caso Ilva nel ruolo di giudice per le indagini preliminari, e Tonio Attino, giornalista del Corriere del Mezzogiorno-Corriere della Sera, autore del libro «Generazione Ilva» (edizioni Besa), nel quale si ricostruisce il mezzo secolo di industrializzazione siderurgica di Taranto fino all’inchiesta giudiziaria.
Altri premiati pugliesi saranno Antonio Loconte, giornalista barese, destinatario di minacce per un’inchiesta sul '118' a Bari; Domenico Lestingi, operaio di Conversano (Bari) che denunciò e fece scoprire una discarica, venendo poi licenziato dall’azienda; Claudia Salvestrini e Matilde D’Amelio, del consorzio Polieco, che opera nel settore dei rifiuti e si occupa di formazione nel campo dei reati ambientali.
Rosario Livatino, il «giudice ragazzino», fu assassinato il 21 settembre 1990, a 38 anni, mentre percorreva senza scorta la statale Agrigento-Caltanissetta, per essersi occupato della tangentopoli siciliana. Antonino Saetta venne ammazzato il 25 settembre 1988 insieme con il figlio Stefano. Si era occupato di diversi processi di mafia (ad esempio del delitto Chinnici, come presidente della Corte di Assise di appello di Caltanisetta) ed era presidente della Corte di Assise di appello di Palermo che si occupò dell’assassinio del capitano dei carabinieri Emanuele Basile, tarantino, delitto avvenuto il 4 maggio 1980 a Monreale (Palermo). (GdM)

A Topolinia anche la rivoluzione è smemorata


Ci saremmo aspettati un po' di senso critico e coerenza da parte di Rondinelli: non si può scrivere un libro che denuncia il fenomeno Ilva (figlio unigenito dell'Italsider) a Taranto e farsi presentare da Mario Guadagnolo, ex-sindaco socialista della Taranto che ha sperperato ogni risorsa in una pozza di spartizioni, speculazioni e nepotismi degni della migliore tradizione... socialista, appunto!
Ma oggi pare non si possa fare a meno di Guadagnolo, delle sue memorie e delle sue critiche (mai autocritiche).
E allora ecco i bassotti, topolino, basettoni, pippo e gambadilegno scrivere e presentare libri, articoli, e pamphlet.
Tanto è solo un fumetto!
 
 

 
Questa è la storia di una città abbandonata da Dio e dagli uomini, è la storia di operai, operaie, vecchi, donne, uomini e bambini che muoiono e si ammalano come da nessun’altra parte d’Europa. Questa è la storia della cattiva politica e del cattivo sindacato, è la storia di ometti al servizio di chi paga.
Questa è la storia di una cattiva informazione, di un giornalismo prezzolato, di una classe dirigente inadeguata, è la storia anche di 30.000 persone che non si arrenderanno mai e mai si piegheranno.
Questa è la storia di una strage di Stato che fa 91 morti all’anno e 648 ricoveri tutti per la stessa causa.
Questa è la storia di una battaglia tra Magistratura e banche, con la politica al servizio delle banche e contro i magistrati.
Questa è anche la storia di magistrati onesti, al servizio dello Stato e innamorati del proprio mestiere, la storia di chi ha lavorato duro, rischiando, per il bene comune.
Questa è una storia vera in ogni sua parte, una storia purtroppo non ancora giunta alla sua fine, una storia che continuerà a seminare dolore e sofferenza.
Ci voleva del fegato a scrivere le cose che Rondinelli scrive in questo libro. E Pinuccio Rondinelli questo fegato lo ha avuto. In una città nella quale l’omertà della classe dirigente, la sudditanza e la complicità delle istituzioni col padrone delle ferriere sono state la costante, uno che rompesse questo clima mefitico di inquinamento morale, oltre che ambientale, ci voleva.
Rondinelli prende di petto il lettore e lo mette di fronte a verità tragiche, amare e sconcertanti come le vicende raccontate nelle lettere di gente vera e autentica, storie di tragedie umane di centinaia e centinaia di famiglie tarantine. Rondinelli non si cincischia in valutazioni moralistiche e in inutili petizioni di principio, né indugia nel gusto della denuncia fine a se stessa parente dello scandalismo, ma racconta i fatti con la forza di chi vuol cambiare le cose e col vigore morale di chi non accetta questa realtà. Rondinelli si mette in gioco personalmente, ci mette la faccia, chiama a raccolta chi come lui vuole cambiare e voltare pagina. Per questo il libro si divora, perché riesce a trasmettere al lettore la passione civile che anima il suo autore.
Mario Guadagnolo
 
 

lunedì 5 maggio 2014

I Conti sottobanco

Ok Corte dei conti Piano ambientale Ilva «A breve operativo»

La Corte dei conti ha dato il via libera al Piano ambientale dell’Ilva. Lo dice il subcommissario Edo Ronchi, aggiungendo che ora è attesa a breve la pubblicazione in Gazzetta ufficiale.
In questo modo il Piano, già approvato dal consiglio dei ministri oltre un mese e mezzo fa, sarà operativo. Dopo tocca al Piano industriale del commissario Enrico Bondi che, in base alla legge sulle emergenze ambientali ed industriali, è atteso entro 30 giorni dalla pubblicazione del Piano ambientale.
«Dalla Corte dei Conti c'è stato parere favorevole al Piano ambientale", afferma Ronchi che ricorda come adesso sia attesa a breve "la pubblicazione in Gazzetta ufficiale; così il Piano sarà operativo».
Dopo il Piano ambientale, tocca a quello industriale che Bondi dovrà presentare entro 30 giorni e che dovrebbe presentare un ampliamento del suo orizzonte di azione sia economico (superando la soglia dei 4 miliardi) sia temporale (arrivando fino al 2020).
Inoltre, tra le ipotesi al vaglio per il reperimento delle risorse – che sono state la scorsa settimana al centro di una riunione a Palazzo Chigi – c'è l’aumento di capitale, non è escluso un possibile intervento della Cassa depositi e prestiti.
IL MINISTRO: TARANTO E' PRONTA COME POLO INDUSTRIALE EUROPEO
Ora Taranto è pronta per essere un polo industriale a livello europeo. Lo dice il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti a margine dell’incontro con Segolene Royal nella sede del dicastero dell’Ambiente a Roma.
«Oggi ci sono tutte le condizioni – osserva Galletti - affinchè a Taranto ci possa essere un polo siderurgico sicuro a livello ambientale, competitivo a livello industriale, tecnologicamente avanzato a livello europeo».
Il 29 aprile, continua il ministro, è «stato registrato il Piano ambientale dell’Ilva; siamo soddisfatti perchè questo dà il via libera alla messa in sicurezza ambientale, così importante per Taranto». Inoltre «dà la possibilità ai commissari di elaborare il Piano industriale».
«L'approvazione del piano Ambientale dell’Ilva da parte della Corte dei Conti permette di guardare con maggiore fiducia al futuro di Taranto e dei suoi cittadini, del polo siderurgico e dei suoi lavoratori - aggiunge Galletti rilevando che - la messa in sicurezza dell’Ilva sotto il profilo ambientale è la base su cui edificare, attraverso il nuovo piano industriale, una realtà nuova e competitiva sul mercato internazionale, che produca puntando sui suoi lavoratori nell’assoluto rispetto della salute e del territorio. E’ questa la grande scommessa che il governo è determinato a vincere». (GdM)

domenica 4 maggio 2014

Decrescita infelice?

Ilva Taranto: domani scatta "contratto di solidarieta'" per 2.500 dipendenti

Da domani 2500 dipendenti dell'Ilva di Taranto lavoreranno un'ora in meno al giorno. Si tratta del personale addetto all'amministrazione, ai servizi e alla manutenzioni centrali dello stabilimento siderurgico. Anziche' effettuare il consueto turno di lavoro dalle 7 alle 16, con un'ora di pausa pranzo, lavoreranno dalle 7 alle 15 mantenendo la pausa. L'ultima ora di lavoro sara' in carico ai contratti di solidarieta', un ammortizzatore sociale, questo, che a fine gennaio e' stato prorogato per tutto il 2014 per circa 3500 addetti. Ai 2500 che da domani lavoreranno un'ora in meno, si aggiungeranno da giugno altri 2500 addetti. Si tratta del personale delle manutenzioni sugli impianti. Nel giro di due mesi, quindi, la solidarieta' riguardera' 5mila unita'. Tutte impegnate solo nel primo turno. Per i sindacati metalmeccanici, non si tratta di un'estensione dell'accordo di fine gennaio poiche' quest'intesa prevede 8 ore di solidarieta' al giorno per un massimo di 3500 lavoratori. In questo caso, invece, l'azienda ha chiesto un'ora di solidarieta' per un totale di 5mila ore al giorno. Secondo calcoli fatti dai sindacati, rapportando le 5mila ore sull'intera platea di solidarizzanti, appunto i 3500, si ha un utilizzo pieno (8 ore) dell'ammortizzatore sociale per circa 750 dipendenti. Per i sindacati, quindi, anche con questa diversa modalita' gestionale dei contratti di solidarieta' si continua comunque a restare sotto il tetto stabilito nell'accordo. Dal maggior ricorso alla solidarieta' l'Ilva punta a ridurre le uscite di cassa, che e' gia' in sofferenza. Si stima che un'ora di lavoro al giorno costi mediamente sulle 8 ore procapite. Nei prossimi giorni, infine, si sapra' se l'Ilva, il 12 maggio, paghera' gli stipendi di aprile. I sindacati hanno posto giorni fa il quesito all'azienda ma si sono sentiti rispondere dalla dirigenza che una risposta, positiva o negativa che sia, ci sara' solo alla vigilia della scadenza. Non e' escluso, quindi, che l'Ilva sfrutti il margine di tempo disponibile sino all'ultimo per reperire la liquidita' necessaria alle retribuzioni. Sinora, nonostante le difficolta', gli stipendi sono stati sempre corrisposti con puntualita' dalla gestione commissariale dell'azienda, eccetto le tredicesime del 2013 che furono versate con alcuni giorni di ritardo. E' invece in ritardo, da parte dell'Ilva, il pagamento delle imprese appaltatrici e dell'indotto impegnate nei lavori dell'Autorizzazione integrata ambientale. Questo sempre a causa della crisi finanziaria dell'azienda. (AGI)

sabato 3 maggio 2014

Pianto greco con lacrime d'acciaio

«L'Ilva ora è sull'orlo del fallimento»

Dottor Antonio Gozzi, lei, presidente di Federacciai, ha espresso profondo cordoglio per la morte di Emilio Riva: ci saranno ripercussioni sulla siderurgia italiana?
«E’ una stagione difficile per l’Europa e l’acciaio è l’indicatore del ciclo economico: quando la crescita è nulla l’acciaio soffre. La siderurgia italiana - seconda in Europa dopo quella tedesca - ha sviluppato processi molto innovativi, come dimostrano Dalmine, Arvedi, Ori Martin, Banzato, e chi lavora per l’export regge. In questo contesto la questione di Ilva si può risolvere uscendo da Taranto».
In che senso?
«Non si può andare avanti con i commissari, il capitalismo non funziona così e quindi ci vuole un imprenditore che ci metta la faccia, evitando che il patrimonio rappresentato da Ilva venga bruciato».
C’è questo rischio?
«L’Ilva, il più grande impianto a ciclo completo d’Europa, fondamentale per l’Italia, è sull’orlo del fallimento: dopo due anni di turbolenze il rischio è reale e chi lo nega non dice la verità. Il problema si può risolvere ponendo l’impianto nel contesto di riorganizzazione e razionalizzazione del comparto dei prodotti piani, riducendo l’eccesso di capacità produttiva di zincati, preverniciati».
E come si coniuga questa riorganizzazione con la questione ambientale?
«Continuo a pensare che a Taranto si sia usato un metro diverso da quello europeo. Nella Ue la siderurgia le fabbriche si aprono e si chiudono rispettando l’Aia, ma a Taranto, dove certamente la situazione è peggiore, non si riesce ad applicarla perché manca il miliardo e mezzo previsto per gli interventi di risanamento. A questo punto è indispensabile che qualcuno, un imprenditore, si assuma la responsabilità degli interventi».
C’è chi propone di vendere Ilva o di nazionalizzarla: lei cosa ne pensa?
«Maurizio Landini, il segretario Fiom, ha proposto la nazionalizzazione transitoria. Io credo, invece, si debba lavorare per ricostruire una compagine azionaria che comprenda anche i Riva, che restano proprietari, ma che vanno impegnati nel risanamento dell’impianto. Ma non basta, bisogna coinvolgere altri soggetti, anche grandi operatori stranieri».
I Riva, però, sono accusati di reati gravi.
«Parlano i bilanci: in 16 anni, da quando sono arrivati, hanno investito 4,5 miliardi di euro senza chiedere un centesimo allo Stato che nei 30 anni precedenti ha invece dilapidato l'equivalente di 12 miliardi di euro. La gip Patrizia Todisco, sulla base di una perizia di tre ragazzi, accusa Riva di aver sottratto 8 miliardi di profitti all’ambiente, giudizio però bocciato dalla Cassazione. Resta a carico di Riva l’accusa di disastro ambientale, ma fino a prova contraria, perché Lo Stato ha gestito l’impianto due volte di più di Riva». I dati sanitari denunciano una situazione di inquinamento grave e continuato, o no? «Non sono d'accordo: la metodologia delle perizie è sbagliata. Ne ho parlato anche con Corrado Clini, l’ex ministro dell’Ambiente. Riva, forse a causa di un collegio di difesa inadeguato, non ha presentato nell’incidente probatorio una controperizia, così il procuratore di Taranto Franco Sebastio ha acquisito come prova la perizia dei tecnici del gip. Così non si può andare avanti, per questo sto preparando una proposta perché si crei una procura nazionale ambientale che dia indicazioni di standard metodologici a tutte le procure».
E come replica a chi propone di chiudere l’Ilva?
«E’ quello che vuole qualcuno. Invece, rispettando le norme Ue, si può continuare a fare siderurgia a Taranto. Ho fatto esaminare 13 impianti sparsi per l’Europa, i cui parchi minerali, tutti scoperti, distano dall’abitato come quello di Taranto o sono anche più prossimi, e non ci sono problemi: non credo che cittadini di Belgio, Francia, Germania, Olanda, Spagna siano meno sensibili dei tarantini alle questioni ambientali e sanitarie. La questione dell’Ilva va affrontata senza invasione di campo da parte della magistratura, ma con le indicazioni della pubblica amministrazione». (CdM)

venerdì 2 maggio 2014

Dalle stelle alla pulizia. Civiltà urbana a Taranto



Quale scommessa? Questa è partecipazione!!

Taranto, scommessa vinta: un Concertone fra musica e accuse

Ogni volta che qualcuno dal palco ha gridato "Taranto!", la risposta dal pubblico è stata una sola: "Libera!". Il primo maggio del capoluogo ionico è stato una scommessa vinta. Con la pioggia in primo luogo, che ha minacciato le migliaia di persone giunte al Parco archeologico delle Mura greche per assiestere al Concertone organizzato dal "Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti". "Qui la parola salute ha un'accezione negativa, vuol dire ostacolo, impaccio alla produzione dell'acciaio - è stato il saluto del direttore artistico, l'attore Michele Riondino - e dico al presidente della Repubblica e a quello del Consiglio, a quello della Regione e al sindaco: noi tutti continueremo a maledirvi ogni giorno per ciò che non avete fatto, e ciò che non fate". Le prime stime parlano di 100 mila persone, un numero doppio rispetto a quello dello scorso anno - la Questura confermò 30 mila persone, ma furono 50 mila - ragazzi, famiglie e bambini non si sono curati del fango e della poltiglia creata dalla pioggia dei giorni scorsi, che ha continuato a dire la sua fino alla mattina del primo maggio.

FOTO Taranto, primo maggio fra musica e accuse





A inaugurare la seconda edizione un Caparezza in grande forma. Si è presentato sul palco addobbato di edera, con i membri della band che indossavano buffe parrucche verdi a mo' di cespuglio. A Taranto ha cantato per la prima volta in pubblico il nuovo singolo Non me lo posso permettere, poi è stata un'ovazione già sulle prime note di Vieni a ballare in Puglia, che racconta perfettamente la contraddizione nazionale tra ambiente e inquinamento che a Taranto trova la sua espressione massima. Incitato dai fan, ha chiuso con La fine di Gaia, per poi lasciare spazio a una serie di gruppi emergenti e ai rappresentanti di vari comitati pro ambiente arrivati da tutta Italia.
Collegare Taranto al Sudan non è stato semplice, ma dall'Africa è arrivato il saluto di Gino Strada di Emergency: "Un paese civile non può avere tra le proprie istituzioni persone che applaudono gli assasini. Dove sono finiti i diritti delle persone? Dovrebbero essere licenziati, questi che applaudono". E poi: "Taranto è un simbolo, una città dove si baratta il diritto alla salute con il lavoro, è una cosa indegna in un paese civile".

FOTO Parata di stelle al concerto

Tra le letture degli articoli della Costituzione fatte dalla conduttrice Valentina Petrini, le condoglianze date dall'organizzatore Roy Paci alla famiglia Riva per la morte del responsabile dell'Ilva Emilio ("noi non siamo come loro, il dolore non ci fa perdere l'umanità"), fino alle battute sull'avversario Concertone di Roma fatte dai co-conduttori Luca Barbarossa e Andrea Rivera, si è arrivati a notte inoltrata, anche con le testimonianze di malati di tumore e dei bambini di Taranto. Agli Afterhours il compito di chiudere, ma in prima serata è stato il turno del tarantino Diodato e di Fiorella Mannoia, in prima fila per Taranto già lo scorso anno e ormai quasi una madrina dell'evento: "Ve l'avevo promesso e sono tornata. Tarantini restate uniti, lottate per i vostri diritti che sono quelli di tutti". Dopo di lei, lo show di Vinicio Capossela con la Banda della Posta, Paola Turci, 99 Posse, Tre allegri ragazzi morti e altri pugliesi d'eccellenza come Sud Sound System e Mama Marjas. Proprio Paola Turci ha ricordato che "Taranto è il posto migliore per riempire di contenuti il primo maggio, dobbiamo far arrivare a tutti il dramma che vive questa terra".

La partecipazione degli artisti alla giornata è stata a titolo gratuito, le spese dovrebbero pagarsi con l'autofinanziamento, con il cibo acquistato dal pubblico e con il vino Primitivo imbottigliato per il Comitato (5 euro per una bottiglia numerata, da collezione). L'obiettivo è l'acquisto di un emogasometro per l'ospedale Moscati di Taranto, uno strumento utile per valutare la presenza di ossigeno e anidride carbonica nel sangue. (RepBa)

Primo Maggio: 100 mila al concerto di Taranto

Ha sfiorato le centomila presenze, secondo gli organizzatori, il concerto del primo maggio di Taranto, alle spalle della Concattedrale, nel Parco archeologico delle mura greche. La questura non ha fornito indicazioni, ma il colpo d'occhio è impressionante e sicuramente assistono allo spettacolo diverse decine di migliaia di persone. L'esibizione degli artisti è stata alternata dagli interventi di associazioni, lavoratori e cittadini. «Siamo italiani e dobbiamo essere fieri di questo. Siamo qui per non mollare», hanno detto i rappresentanti venuti dalla 'Terra dei fuochì. Poi sono intervenuti i due direttori artistici: Roy Paci ha letto un appello dell'Isola dei cassintegrati, mentre Michele Riondino ha ricordato, definendolo «il piccolo guerriero buono», Alessandro Rebuzzi, 16 anni, morto di fibrosi cistica nel settembre 2012. In collegamento telefonico dal Sudan su Radio1 Rai è intervenuto Gino Strada, il medico fondatore di Emergency.
«Taranto - ha detto - è il simbolo di una situazione in cui i diritti vengono calpestati e viene barattato il lavoro con la salute. Vorrei dire che un paese civile che dovrebbe proteggere i cittadini non dovrebbe tollerare persone che applaudono gente condannata per la morte di un ragazzo». Il riferimento è chiaramente all'applauso rivolto dai rappresentanti del Sap, durante il congresso del sindacato autonomo, ai quattro agenti coinvolti nell'inchiesta sulla morte del 18enne studente ferrarese Federico Aldovrandi e condannati in via definitiva per eccesso colposo nell'uso legittimo delle armi. «Ma dove sono finiti i diritti delle persone, i diritti dei lavoratori, il diritto alla giustizia, alle cure, all'istruzione?» ha concluso il fondatore di Emergency.
IL CONCERTO APERTO DA RIONDINO
«Buongiorno Taranto e buona festa del lavoro». Con queste parole l’attore Michele Riondino ha introdotto nel primo pomeriggio lo spettacolo del primo maggio nel Parco archeologico delle Mura greche. «Signor presidente del consiglio, signori ministri, signor presidente della Regione, signor sindaco e signori sindacalisti – ha detto Riondino – non dimenticate che continueremo a maledirvi ogni giorno per tutto ciò che potreste fare e non fate, per ciò che avreste potuto fare e non avete fatto. Verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più forte delle voci che avete soffocato».
Subito dopo sono saliti sul palco i presentatori Luca Barbarossa, Andrea Rivera e Valentina Petrini che hanno spiegato il significato del concerto e annunciato i nomi dei cantanti che hanno aderito all’evento organizzato dal Comitato 'Cittadini e lavoratori liberi e pensantì, di cui fanno parte i manifestanti che il 2 agosto 2012 interruppero il comizio sul caso Ilva dei leader sindacali Camusso, Bonanni e Angeletti.
Il primo ad esibirsi è Caparezza, il cantante e rapper di Molfetta (Bari), che ha aperto il concerto con il singolo 'Non me lo posso permetterè.
Sono migliaia le persone che assistono al concerto, giunto alla seconda edizione. Nel corso della giornata canteranno, tra gli altri, Vinicio Capossela, Fiorella Mannoia, Paula Turci, Diodato, Filippo Graziani, i Sud Sound sistem e gli Aftherours. (GdM)