giovedì 26 luglio 2012

Apocalyps sui giornali (e solo là). Non facciamoci gabbare!

Ammesso che la soffiata dell'ANSA sia vera. Dopo anni ed anni che i cittadini, stanchi di seppellire parenti grandi e piccoli e di veder partire figli laureati, denunciano in tutte le lingue e in tutte le sedi che l'Ilva inquina mortalmente. Dopo decenni che i politici, amministratori, sindacati e gruppi di potere sono stati conniventi con il padrone per spremere il territorio in nome del profitto più becero. Dopo mezzo secolo di piatti di lenticchie in cambio di ricchezza del Paese e di pochi imprenditori. Adesso che la magistratura si è trovata nell'obbligo di applicare la legge perchè la corda è stata tirata troppo a lungo, tutti protestano e fanno quadrato attorno a quei padroni che ci hanno considerato fin dall'inizio come utili bestie. Il Comitato per Taranto è con i cittadini e con gli operai. Solo unendoci potremo obbligare quelli che hanno fatto i soldi sulla nostra pelle a lavorare insieme a noi per costruire il nostro nuovo futuro. Non è con la battaglia tra cittadini che si vincerà la guerra per il benessere della città. Il modello del passato, fatto di complicità, corruzione e menefreghismo ha reso troppe persone povere, scontente e dipendenti da pochi potenti sfrontati. Oggi tutti hanno imparato che stare zitti e ubbidire non basta ad assicurarci il benessere. Torniamo a discutere tutti insieme in piazza. Ricominciamo a porci domande, a cercare di rispondere tra noi e a saper chiedere a chi ci rappresenta! Oggi non ha vinto nessuno. Ma questo può essere il "giorno zero" della nuova Taranto. Operai e cittadini: uniamoci!!! 

Ilva, il gip firma ordine di sequestro
Pronti anche arresti, migliaia di operai in strada
Taranto, secondo l'agenzia Ansa la magistratura ha già disposto i sigilli all'acciaieria. Imminenti anche ordini di custodia per alcuni dirigenti. L'indagine è per "disastro ambientale". Settemila i dipendenti pronti a marciare sulla città, dopo lo sciopero di ieri Ilva, il gip firma ordine di sequestro Pronti anche arresti, migliaia di operai in strada

Il gip Patrizia Todisco - secondo quanto apprende l'Ansa - ha firmato il provvedimento di sequestro (senza facoltà d'uso) degli impianti dell'area a caldo dell'Ilva di Taranto e misure cautelari per alcuni indagati nell'inchiesta per disastro ambientale a carico dei vertici Ilva. I provvedimenti non sono stati ancora eseguiti. La notizia arriva da fonti vicine all'inchiesta, anche se non ci sono conferme ufficiali. Intanto, gli operai sono usciti dallo stabilimento e manifestano sulle statali Appia e 106. I sindacati di categoria Fim, Fiom e Uilm stanno preparando la mobilitazione avendo avuto sentore che possa essere ormai imminente la notifica del provvedimento da parte dei carabinieri. Un assembramento di 3-4000 persone si è formato sulla statale 7 Appia, all'altezza della direzione aziendale, pronto a partire in corteo verso il centro della città per manifestare contro il ventilato sequestro degli impianti dato per imminente. Altre 3000 persone, dipendenti del 2° turno, sono attese a breve per dare inizio alla manifestazione.

Un nuovo blitz dopo quello di ieri, chiamato dai lavoratori stessi 'sciopero preventivo'. Il rincorrersi di voci sull'imminente sequestro, la tensione alle stelle, la città blindata: i lavoratori stremati dall'attesa hanno deciso di dare vita a una nuova manifestazione, mentre a Roma il governo, gli enti locali e le parti sociali firmano l'accordo sulle bonifiche e per il risanamento della città jonica. Una manifestazione è in corso anche nella capitale, sotto al ministero dell'Ambiente (per il ministro "lo stabilimento non va chiuso"). Un elicottero dei carabinieri dalla mattina sorvola l'area dello stabilimento e le strade che portano al centro di Taranto sono presidiate dalle forze dell'ordine. I lavoratori sono gli stessi che il 30 marzo invasero la città. Quella volta erano il doppio e sfilarono nel giorno in cui venivano consacrate in incidente probatorio due perizie che accusano Ilva di produrre, oltre all'acciaio, malattia e morte.

"Quella di ieri è stata solo la prima iniziativa - aveva detto Mimmo Panarelli, segretario provinciale della Fim - ma ne seguiranno altre molto più pesanti nei prossimi giorni perché i lavoratori non reggono più questa situazione in cui viene messo in discussione il loro futuro occupazionale". "Rispettiamo i magistrati - dice oggi un lavoratore - ma non capiamo perché intervengono ora che Riva sta spendendo soldi per far sposare ambiente e fabbrica. Noi vogliamo lavorare, perché così difendiamo il futuro dei nostri figli". Il pool di magistrati guidati dal procuratore Franco Sebastio ha messo sotto accusa Emilio e Nicola Riva e tre dirigenti del siderurgico, con una sfilza di contestazioni, tra le quali svetta quella di disastro ambientale. Le accuse trovano conforto in due perizie. Per questo da giorni vivono assediati e camminano seguiti da poliziotti e carabinieri che hanno il compito di proteggerli. "L'azienda ecocompatibile va bene - dice un altro operaio - ma bisogna dare tempo all'azienda. Noi dobbiamo continuare a lavorare, altrimenti dove si va?". "In questa città - gli fa eco un collega - le prospettive sono quasi zero. La chiusura dell'Ilva manderebbe in crisi le nostre famiglie. Sarebbe una decisione traumatica. Ecco perchè stiamo presidiando le portinerie".

MAGISTRATI SOTTO PROTEZIONE I magistrati sono come rinchiusi in un bunker. Non hanno la scorta, ma quella che si chiama sorveglianza speciale, una macchina delle forze di polizia li segue passo dopo passo per paura di qualche esagitato. "Cinque lettere negli ultimi anni, senza mai avere avuto una risposta" ripete il procuratore di Taranto, Franco Sebastio da settimane. L'ultima - alla Regione, alla Prefettura, al ministero eccetera eccetera - diceva così: "Dal contenuto della relazione tecnica depositata si desumono elementi conoscitivi tali da destare particolare allarme. Gli elementi fin qui accertati possono e debbono essere valutati dagli enti diretti destinatari di questa comunicazione, i quali sono titolari di specifici 'poteri-doveri' di intervento in materia di intervento (...) c'è da tutelare il diritto alla salute e quindi alla vita, unico di tali diritti che, oltre ad essere assoluto e valido erga omnes, non tollera alcun contemperamento ".

A ROMA SI FIRMA LA FIRMA DEL 'PATT PER TARANTO' Il presidente della Regione Nichi Vendola è a Roma per la riunione convocata dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini. Governatore e rappresentante del governo insieme con il sindaco e il presidente dell’amministrazione provinciale del capoluogo ionico, Ippazio Stefàno e Gianni Florido, sottoscriveranno il protocollo d’intesa per dare il via a "interventi urgenti di bonifica, riqualificazione e infrastrutturazione" nell’ambito dell’area industriale. Area industriale, come ricordava qualche giorno fa il segretario generale della Cgil Gianni Forte, dove numerosi terreni risultano inservibili perché in un modo o nell’altro contaminati. Una situazione, questa, che impedisce la possibilità di programmare nuovi investimenti. Il protocollo d’intesa dovrà stabilire innanzi tutto la quantità di quattrini che lo Stato vuole sborsare. Ad oggi c’è solo la disponibilità della giunta Vendola perché la Puglia tiri fuori qualcosa come 100 milioni di euro. Lo stesso Vendola aveva reclamato nei giorni scorsi che il governo Monti partecipasse a questa “operazione salute” con almeno 200 milioni di euro. Il totale del “tesoretto” non dovrebbe cioè, essere inferiore ai 300 milioni di euro. In contemporanea, anche un sit-in di protesta.

CLINI: 'LO STABILIMENTO NON VA BLOCCATO' "L'Ilva di Taranto non va fermata. Il giudizio sui rischi connessi ai processi industriali dello stabilimento va attualizzato". A dirlo, in un'intervista al Sole 24 Ore, il ministro Clini, secondo cui "è arrivato il momento di lavorare insieme e di fare riposare gli avvocati". "La situazione dell'Ilva di 10-15 anni fa era molto diversa da quella attuale. Oggi si può dire che l'Ilva è uno stabilimento in cui è in atto un processo di trasformazione della produzione per renderla adeguata agli obiettivi nazionali e alle direttive europee", rileva Clini. Per questo, "il giudizio deve tenere conto del lavoro fatto fino ad oggi e dunque della possibilità concreta che esiste di completare il percorso iniziato per rendere l'impianto sostenibile". Da parte del ministero "il primo sforzo è quello di dotarci di tempi certi e rapidi", spiega Clini. "Anche la Regione Puglia, come la Provincia e il Comune di Taranto, stanno facendo la stessa cosa, perché esiste un obiettivo comune: lavorare insieme per avviare le iniziative da prendere per il risanamento ambientale e la riqualificazione industriale dell'intera area". "Se concordiamo un piano di azioni insieme possiamo riprendere il percorso già iniziato. Nella consapevolezza - sottolinea il ministro - che gli interventi devono tenere conto della competitività dell'impresa: non sarebbe un gran risultato costringere le aziende a chiudere e ad abbandonare un sito perché le prescrizioni ambientali non sono sostenibili dal punto di vista economico". In questo processo "anche l'azienda deve fare la sua parte", prosegue Clini. "Il ministero dell'Ambiente è disponibile a rivedere alcune delle sue posizioni per superare il contenzioso. A patto che l'azienda faccia lo stesso". (LaRepubblica)

...in tutta questa apocalisse, lo spot che precede il videodocumento sulle agitazioni pare fatale ironia...


Sequestro Ilva: ultim'ora!

Per una grande e coraggiosa azione ci voleva una grande e coraggiosa donna! Il gip Patrizia Todisco dà disposizione di porre sotto sequestro i parchi minerali e la cockeria.questa l'ultim'ora di rainews24, riportata anche sul Corriere del Giorno e su L'Unità.

Ansa: imminente sequestro degli impianti.

Qui sotto l'articolo:

"Sequestro dei parchi minerali e della cockerie; 5 ordini di custodia cautelare ai domiciliari. Sarebbero questi i principali provvedimenti emessi dal gip del Tribunale di Taranto, Patrizia Todisco, in seguito ai risultati della maxiperizia disposta dallo stesso gip. I reati contestati sono quelli di disastro ambientale colposo. la notizia, ancora ufficiosa, proverrebbe da fonti aziendali. Il provvediemtno sarebbe stato notificato direttamente in Procura all’avvocato Egidio Albanese, legale dell’Ilva. Intanto, appresa la notizia, i lavoratori dello stabilimento starebbero per occupare nuovamente la statale 100. La chiusura di parchi e cockerie significherebbe il blocco del siderurgico e migliaia di posti di lavoro a rischio". corriere del giorno

da L'Unità:

Il gip Patrizia Todisco ha firmato il provvedimento di sequestro (senza facoltà d'uso) degli impianti dell'area a caldo dell'Ilva di Taranto e misure cautelari per alcuni indagati nell'inchiesta per disastro ambientale a carico dei vertici Ilva. I provvedimenti non sono stati ancora eseguiti.

Il gip Patrizia Todisco - secondo quanto apprende l'ANSA - ha firmato il provvedimento di sequestro (senza facoltà d'uso) degli impianti dell'area a caldo dell'Ilva di Taranto e misure cautelari per alcuni indagati nell'inchiesta per disastro ambientale a carico dei vertici Ilva. I provvedimenti non sono stati ancora eseguiti.

La notizia si è appresa da fonti vicine all'inchiesta, anche se non ci sono conferme ufficiali. Intanto, 8mila operai sono pronti a uscire dallo stabilimento e manifestare sulle statali Appia e 106. I sindacati di categoria Fim, Fiom e Uilm stanno preparando la mobilitazione avendo avuto sentore che possa essere ormai imminente la notifica del provvedimento da parte dei carabinieri.


Le parole del Ministro Clini sull'Ilva? parole fritte e rifritte

''E' il momento di lavorare insieme e far riposare gli avvocati'': ''l'Ilva di Taranto non va fermata'' - Le parole del Ministro Clini rilasciate al Sole24 ore sono parole, già sentite, e più e più volte.  Che cosa dovevamo aspettarci?

Mentre un pullman carico di speranza, partito dal capoluogo jonico ha raggiunto Roma dove si attende l'importante incontro sul caso Taranto tra ministri istituzioni sindacati e confindustria, il ministro dell'Ambiente Clini è stato chiaro sul voler dare tutto il suo appoggio all'Ilva, nonostante lo stabilimento siderurgico sia stato messo sotto accusa dalle perizie epidemiologica e ambientale del gip Patrizia Todisco.

Per Clini infatti "“la situazione dell’Ilva di 10-15 anni fa era molto diversa da quella attuale. Oggi si può dire che l’Ilva è uno stabilimento in cui è in atto un processo di trasformazione della produzione per renderla adeguata agli obiettivi nazionali e alle direttive europee. Il giudizio deve tenere conto del lavoro fatto fino a oggi e dunque della possibilità concreta che esiste di completare il percorso iniziato per rendere l’impianto sostenibile”. Parole del ministro che non tengono conto evidentemente della relazione del Gip Patrizia Todisco che delinea una situazione epidemiologica e ambientale preoccupante. Soprattutto nel quartiere Tamburi, a ridosso della fabbrica, si registra un elevato numero di morti per cause derivanti dalle emissioni industriali.
Ma di questo il Ministro Clini - dalle recenti parole - non sembra preoccupato. 
Insomma cambia il ministro, ma le parole e la realtà ambientale e sanitaria qui a Taranto non mutano. Qualcosa però muta dentro di noi: i nostri geni. Grazie ministro!

mercoledì 25 luglio 2012

Non chiamiamola classe operaia!

Oggi la repubblica.it ha pubblicato questa foto: l'immagine del presidio organizzato dai sindacati metalmeccanici Ilva che espongono fuori dallo stabilimento lo striscione: "le aziende sono il motore della nostra economia e il futuro della nostra nazione". 

I sindacati e gli operai dell'Ilva non si domandano Mai quali danni ha arrecato il modo di produrre dell'acciaieria Ilva non solo alla salute ed ambiente, ma all' economia tarantina?

Quando, in maniera egoistica, pensano al mantenimento del loro posto di lavoro, si domandano in quali condizioni vivono le famiglie dei mitilicoltori  e degli allevatori il cui lavoro è stato bruscamente interrotto dagli effetti devastanti della diossina proveniente dall'acciaieria Ilva?

Possono provare un momento a immedesimarsi nella loro precaria condizione? si domandano gli operai "come campano i mitilicoltori oggi a Taranto"?

Questa non è solo la lotta come scrive  nel suo brillante articolo Mario Desiati su Larepubblica.it  dell'ambiente versus lavoro, degli "abitanti esasperati dalle polveri contro operai a rischio povertà". Ci sono abitanti esasperati dalle polveri, è vero, ma anche madri disperate  che soffrono in silenzio la malattia del proprio figlio, l'ennesimo figlio di Taranto malato di Tumore, e poi c'è un'economia messa in ginocchio dall'impatto inquinante di un'industria che non intende "evolversi", rivoluzionare il modo di produzione. 

Domani i ministri dell'Ambiente, dello sviluppo economico e della coesione territoriale incontreranno le istituzioni, sindacati e confindustria per definire un piano di bonifica individuando le fonti di finanziamento. 

La speranza  è che non vengano ascoltate solamente le "ragioni" di chi in acciaieria ci lavora e ci lucra - visto che in quel tavolo saranno rappresentate solamente queste, ma anche quelle del lavoro di chi lo ha sempre svolto dignitosamente e con orgoglio:  i mitilicoltori e gli allevatori. Chi li rappresenterà domani? E poi ci sono  le ragioni dell'ambiente ma soprattutto quelle della salute: una salute minata ogni secondo da un'industria che non arresta il processo di inquinamento dell'aria, dell'acqua, e del suolo. 

La città è stanca. E' stanca di questo modo di produrre insano ed irresponsabile. E lo dimostrano anche le tante scritte sui muri contro Riva, l'inquinamento industriale. Personalmente in città non ho visto scritte contro i giudici, eppure vivendo nel quartiere Paolo Vi e attraversando ogni giorno il quartiere Tamburi , avrei dovuto vederle "secondo quanto scrive Desiati nel suo ultimo articolo. 

Quello che è certo che le scritte contro Riva sono preponderanti. E questo un significato ce l'ha. Non saranno stati certo pagati da nessuno coloro i quali i loro pensieri, il pensiero di una città, li hanno fissati sui muri. 

E non sono stati nemmeno pagati per manifestare davanti alla Procura di Taranto, quella procura che ha mosso nei confronti dell'azienda siderurgica l'accusa di disastro ambientale colposo e doloso per cui si deciderà sul sequestro degli impianti.

Cosa si può dire invece - senza generalizzare - degli operai* dell'Ilva, che sono scesi in piazza a manifestare "accompagnati" dal pullman messo a disposizione dall'Azienda. E chi l'ha scritta la lettera indirizzata a Monti e a Napolitano? dov'è oggi la Classe Operaia? ha una sua dignità?

ha un'identità sua? o si rispecchia in tutto e per tutto con gli interessi di quello che un tempo veniva chiamato il "Padrone"? se questo è allora, l'Ilva c'è riuscita nel suo intento: trasformare l'operaio in "gorilla ammaestrato" incapace di operare con la sua testa, perchè il cervello dell'operaio - gli ultimi fatti lo hanno evidenziato- anzichè liberarsi si è mummificato. 

E a pagare,sempre e solo  la collettività  

 


 

Immagine scaricata da Repubblica.it

martedì 24 luglio 2012

Opinions...

Dalla green economy all'Ilva: il tempo delle scelte sta per scadere

Se come dice il premier Mario Monti siamo in guerra, bisogna subito stabilire quali sono i campi di battaglia, con quali strumenti vogliamo e possiamo affrontarla, e con quale obiettivo la stiamo combattendo. Alla prima domanda sembra chiaro che un fronte sia quello europeo e l'altro quello nazionale. A livello europeo è in gioco la sopravvivenza stessa dell'Euro causata dal bombardamento dei mercati finanziari che hanno individuato nelle deboli strutture comunitarie e nelle divisioni interne la strada per fare profitti sulle macerie del Vecchio Continente. Uno scontro epocale per affrontare il quale bisogna capire quali strumenti si hanno a disposizione. Tecnicamente, ci spiegano gli esperti, è la Banca centrale europea l'unica arma in grado di colpire la speculazione e ripagare la finanza della stessa moneta. Ma se abbiamo capito qualcosa dalle crisi che si sono succedute in Europa e nel mondo, la guerra sarà vinta solo quando i tempi delle decisioni democraticamente prese saranno proporzionati a quelli dei mercati finanziari. Altrimenti non si salva nessuno, come dimostrano gli outlook negativi persino di Germania, Olanda e Lussemburgo. Non può essere come ora: solo un click per spostare ingenti capitali, versus un summit al quale - come l'ultimo, giudicato peraltro un successo - occorrono mesi di fermentazione per una possibile risposta alle bordate del ‘nemico' sottoforma dei colpi di spread. Ma l'Italia, se vuole risollevarsi davvero, deve principalmente stabilire da dove vuol ripartire, e solo l'industria è la risposta. Una politica industriale capace di ridare fiato all'economia nazionale, che non può non essere che ecologica. L'altrimenti detta eco innovazione "made in Italy"; e qui gli strumenti sono quelli di "governo". Sgravi, incentivi, aiuti, accordi internazionali finalizzati alla ri-costruzione di un tessuto manifatturiero da sempre eccellenza del Belpaese, attaccato come le cozze allo scoglio della sostenibilità ambientale e sociale.

Un'industria che riduca l'uso di energia e di materia (come peraltro indica anche la Commissione Ue). Un'economia ecologica vera - ottime in questo senso le prime indicazioni provenienti dall'assemblea programmatica in preparazione degli stati generali della green economy - che punti sul riciclo, sul riuso, sulla produzione di materiali ecologicamente avanzati in grado di essere più resistenti e più facilmente riutilizzabili e riciclabili. Oltre ovviamente all'energia rinnovabile e - sarebbe fondamentale - la manutenzione del territorio, quell'ambiente fragile purtroppo tragicamente famoso.

Tutto questo per un obiettivo finale che non può non essere quello del cambio di modello di sviluppo, non più fondato sulla crescita infinita, ma che scelga cosa deve o non deve crescere. Un nuovo welfare, dentro un nuovo modello di sviluppo che crei posti di lavoro e una qualità della vita migliore socialmente e ambientalmente.

E quanto sta accadendo all'Ilva di Taranto, come con altre problematiche a Piombino, è paradigmatico di quanto andiamo dicendo. Se è vero che l'industria siderurgica ancora oggi dà migliaia di posti di lavoro e al sud l'Ilva è forse l'ultimo avamposto della grande industria, non si può guardare solo all'oggi, ma a cosa accadrà di qui a qualche anno nel resto del mondo per capire come agire. Bisogna dare una risposta alla domanda se il futuro dell'industria italiana può essere ancora la siderurgia e se può essere questa siderurgia. Capire, come ci hanno spiegato quelli bravi, che il rallentamento progressivo della locomotiva cinese con tutta probabilità porterà presto a una loro sovracapacità nella produzione di acciaio che giocoforza sarà riversata anche in Europa. Acciaio di ottima qualità e a buon prezzo prodotto in acciaierie assai più moderne delle nostre. Se non si fanno i conti con questa realtà prossima, non si prevedono riconversioni degli stabilimenti, si pensa magari come negli anni passati che chiusa una fabbrica si bonifica e ci si dà al turismo, si rischia l'ennesimo errore d'analisi che non salverà né i posti di lavoro, né l'ambiente, né migliorerà la salute pubblica. Il mondo è cambiato, o ci si adegua e si tenta di governare questo cambiamento e i partiti politici si caricano sulle spalle l'onere di dare risposte concrete ai livelli a cui queste risposte devono essere date, oppure è il cambiamento degli altri che ci seppellirà. Come dicono i manager in modo schematico o si è parte della soluzione o si è parte del problema. Alessandro Farulli (greenreport)

Il piombo a Taranto

Comunicato stampa
E' stata riscontrata la presenza del piombo nelle urine dei tarantini.
Sono 141 i soggetti analizzati (67 uomini e 74 donne).
I valori di riferimento per il piombo sono fissati, per la popolazione non occupazionalmente esposta, in un intervallo che va da  <0,5 a 3,5 microgrammi per litro (Società Italiana Valori di Riferimento, SIVR).
Il valore medio del piombo urinario riscontrato nelle analisi è stato di 10,8 microgrammi/litro.
Il piombo è neurotossico e cancerogeno.
L'indagine ha riscontrato anche per il cromo un valore medio che supera l'intervallo dei valori di riferimento.
Il valore medio è 0,45 microgrammi per litro quando dovrebbe invece mantenersi nell'intervallo di riferimento di 0,05-0,32 microgrammi per litro.
I dati di questo biomonitoraggio sui metalli pesanti nell'urina degli abitanti di Taranto sono stati presentati a Oxford in un convegno scientifico (22nd International Conference on Epidemiology in Occupational Health, 2011). I dati sono frutto di un lavoro di ricerca condotto da un gruppo di cui hanno fatto parte Luigi Vimercati, Francesco Cuccaro, Maria Serinelli, Lucia Bisceglia, Ida Galise, Michele Conversano, Sante Minerba, Antonella Mincuzzi, Tilde Martino, Maria Antonietta Storelli, Tommaso Gagliardi, Giorgio Assennato.
Il titolo della ricerca è "Exposure assessment to heavy metals in general population in an area at high environmental risk through biological monitoring" (Valutazione dell'esposizione ai metalli pesanti nella popolazione generale in un'area ad alto rischio ambientale attraverso il biomonitoraggio).
L'abstact è su
https://icoh.conference-services.net/reports/template/onetextabstract.xml?xsl=template/onetextabstract.xsl&conferenceID=2501&abstractID=525251
I dati completi (relazione e poster) si possono scaricare da PeaceLink:
http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/36647.html
Si può andare anche su www.peacelink.it e cliccare sull'immagine di copertina (quella con i bambini).
E' la prima volta che questi dati vengono resi noti in lingua italiana e l'occasione è il Workshop a Taranto
"Valutazione economica degli effetti sanitari dell'inquinamento atmosferico: la metodologia dell’EEA", organizzato da ARPA Puglia, con il patrocinio dell’Università di Bari, del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, di AssoArpa e dell’AReS presso l’ex Convento di San Francesco (sede della II Facoltà di Giurisprudenza).
I dati della presenza di metalli pesanti nelle urine della popolazione di Taranto sono stati comunicati nell'ambito della relazione di Alessandro Marescotti dal titolo "Piombo e sostanze neurotossiche: l'impatto economico e sociale". Alessandro Marescotti è stato invitato a parlare in rappresentanza di Altamarea.

Alessandro Marescotti
http://www.peacelink.it

lunedì 23 luglio 2012

ILVA: la fiera del nonsenso. Formiche all'impazzata!

Ilva, ministro Ambiente: «Senza senso chiuderla»

Bloccare l’Ilva con un sequestro giudiziario? Potrebbe essere «una contraddizione» perchè si fermerebbero gli impianti attuali «in fase di risanamento ambientale avendo in mente l’effetto dannoso degli impianti che c’erano prima». Alla vigilia della settimana più difficile per il siderurgico, il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, torna a far sentire la sua voce. «Per effetto delle norme ambientali ed europee - dice Clini - l’acciaieria di Taranto negli ultimi cinque anni ha sostenuto investimenti importanti che ne hanno migliorato la produttività riducendone l’impatto ambientale. C’è ancora molto da fare, c’è un ultimo miglio di investimenti che va accompagnato e sostenuto». Invece, dice il ministro, la Magistratura basa il suo intervento «su una valutazione epidemiologica dei danni per la salute provocati da 15 anni di attività», cioè quando c’erano altri impianti.

Le nuove dichiarazioni del ministro arrivano alla vigilia delle operazioni preliminari per il sequestro giudiziario all'Ilva essendo ormai conclusa l'inchiesta della Procura che vede cinque persone dei vertici societari e aziendali indagati per il reato di disastro ambientale colposo e doloso. Nel mirino dei giudici sarebbero le aree del siderurgico che, in base alle indagini e alle perizie, provocano il maggior inquinamento con riflessi diretti sulle condizioni di salute dei lavoratori siderurgici e dei cittadini di Taranto. I settori in questione sono l'area a caldo dell'Ilva, dove ci sono le cokerie, la linea di agglomerazione e i parchi minerali dove arrivano e vengono stoccati ingenti quantitativi di materie prime poi impiegate nel ciclo di fusione e produzione dell'acciaio.

Sembrerebbe che i magistrati possano optare per un sequestro senza facoltà d'uso, il che imporrebbe all'Ilva di spegnere gli impianti anche se questo richiede diverse settimane di tempo vista la complessità tecnica, anche sotto il profilo della sicurezza, del ciclo siderururgico. Appare molto probabile, quindi, che tra notifica del provvedimento del sequestro e sua effettiva applicazione trascorrerebbe del tempo, un tempo che da un lato potrebbe esser utilizzato dalla difesa dell'Ilva tra riesame e Cassazione e dall'altro potrebbe essere utilizzato anche dalla stessa azienda e dalle istituzioni per metter meglio a punto un piano finalizzato sia alla maggiore sostenibilitá ambientale del siderurgico, sia alla definizione degli interventi di bonifica e di disinquinamento dell'area di Taranto. In tal senso restano confermati gli incontri del 24 e 26 luglio a Roma: il primo fra l'Ilva e il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, e il secondo fra Clini, i rappresentanti dei ministeri dello Sviluppo economico, della Coesione territoriale e dell'Economia insieme alla delegazione istituzionale e politica della Puglia e di Taranto. C’è stata già una prima fase giovedì scorso nel quale si è fatta una ricognizione sia degli interventi che delle risorse pubbliche da mobilitare. Il governo potrebbe stanziare una prima dote di 200 milioni mentre altri 100 verrebbero dalla Regione.

Ci si muove anche per l'applicazione della legge regionale approvata martedì scorso all'unanimità, la quale introduce una stretta sulle emissioni inquinananti dei poli industriali di Taranto e Brindisi con la novità della Valutazione del danno sanitario con possibilità, per le autorità pubbliche, di fermare gli impianti non in regola. Oggi il sindaco di Taranto, Ezio Stefàno, e il consigliere regionale di Sel, Alfredo Cervellera, proponente della legge, terranno una conferenza stampa e sempre oggi, per due giorni, le Arpa italiane, le Agenzie regionali per la protezione dell'ambiente, si riuniranno a Taranto per valutare altri modelli in atto in Europa sempre per quanto attiene il danno sanitario provocato dall'inquinamento. Il 26 luglio, inoltre, l'assessore regionale all'Ambiente, Lorenzo Nicastro, ha convocato a Bari le Asl di Puglia per dare le prime direttive sull'applicazione della nuova legge.

Rimangono intanto in forte allarme i lavoratori dell'Ilva, preoccupati per i riflessi occupazionali che il sequestro degli impianti potrebbe causare. Nelle prossime ore, in relazione all'evolversi della vicenda giudiziaria, ci potrebbero essere assemblee dei lavoratori ma anche manifestazioni di protesta a Taranto.

L'Ilva di Taranto, del gruppo Riva, è la più grande acciaieria europea con un'occupazione diretta di 11.571 persone ed una produzione di acciaio (dati 2011) di 8,4 milioni di tonnellate annue. Nei giorni scorsi, anche in vista della stretta giudiziaria, si sono dimessi dai loro incarichi il presidente dell'Ilva, Nicola Riva, il direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso, entrambi indagati dalla Procura, mentre un terzo indagato, Emilio Riva, fondatore del gruppo industriale, aveva già lasciato la presidenza dell'Ilva a maggio del 2010 per cederla al figlio. Adesso presidente dell'Ilva è Bruno Ferrante, prefetto di Milano dal 2000 al 2005. (Domenico Palmiotti - GdM)



Nota stampa:



Ilva Taranto: al via tavolo governo per riqualificazione ambiente


(AGI) - Roma, 23 lug. - Avviato un lavoro comune tra i ministeri e Ilva per la riqualificazione ambientale e produttiva dello stabilimento di Taranto. Il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, il sottosegretario allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti e il capo di gabinetto del ministro Fabrizio Barca, Alfonso Celotto, si legge in una nota, hanno incontrato stamattina l'amministratore delegato dell'Ilva Bruno Ferrante. L'incontro e' stato l'occasione per sollevare le problematiche ambientali e industriali dell'Ilva di Taranto, anche in vista del protocollo d'intesa per il risanamento ambientale e il rilancio produttivo dell'area di Taranto che verra' sottoscritto nei prossimi giorni tra i ministeri dell'Ambiente, dello Sviluppo economico e della Coesione territoriale, la Regione Puglia, la Provincia e il Comune di Taranto. A conclusione dell'incontro, e' stato concordato di avviare nei prossimi giorni un gruppo di lavoro tra i ministeri e Ilva per analizzare le problematiche relative alle procedure di autorizzazione ambientale e di bonifica dei suoli oggetto di contenziosi, al fine di individuare un percorso condiviso per proseguire le iniziative gia' adottate da Ilva per la riqualificazione ambientale dello stabilimento di Taranto.
  Nello stesso tempo, i ministeri e Ilva valuteranno le condizioni per la migliore utilizzazione delle risorse finanziarie disponibili nell'ambito del programma di riqualificazione industriale dell'intera area di Taranto, coerentemente con quanto previsto nel decreto legge Sviluppo.(AGI) .


Taranto, la città dei due mari. E delle verità parallele. Quindi inconciliabili per definizione: salvaguardia del lavoro e tutela ambientale qui non possono coniugarsi. Succede perché per anni chi ha gestito l’occupazione non ha guardato in faccia all’inquinamento e alla morte che ha causato. In nome del profitto, che ora è privato, ma fino al ’95 era di Stato. E così oggi il capoluogo ionico si trova a essere la città più inquinata d’Europa. “Per colpa dell’ Ilva a Taranto si muore” dicono i pm, che nelle prossime ore potrebbero vedere accettata la loro richiesta di sequestro dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico più importante d’Italia.
Il dato è quello della perizia epidemiologica richiesta dal gip Patrizio Todisco: 91 morti all’anno dal 2004 al 2010 solo nel quartiere Tamburi, quello vicino all’impianto che dà lavoro a 15mila persone. Di queste, quasi 5mila rischiano il posto: dipenderà da cosa deciderà il giudice. Sullo sfondo, una popolazione divisa. Da una parte gli ambientalisti, che sperano nella chiusura della fabbrica del Gruppo Riva; dall’altra chi in quella fabbrica ci lavora e vede nel fermo dell’acciaio la fine di tutto. E la disoccupazione. Nel mezzo le istituzioni, locali e nazionali, che devono fare sintesi tra le due esigenze imprescindibili, tenendo d’occhio l’interesse economico italiano. “Perché fermare l’Ilva significherebbe infliggere una ferita mortale alla siderurgia nazionale” sostiene la politica, con i francesi che guardano con interesse a questa ipotesi. Senza l’acciaio made in Italy, del resto, quello d’Oltralpe diventerebbe un monopolio. Tradotto: quadro nefasto da evitare, specie in tempi di recessione. E così la questione Ilva diventa un gioco di equilibrismo difficile, che ieri ha ricevuto una spinta non di poco conto. “Garantiremo lavoro e salute”, ha assicurato il ministro dell’Ambiente Corrado Clini durante il vertice ‘ad Ilvam’ tenutosi a Palazzo Chigi. Come conciliare l’inconciliabile? Con un accordo quadro tra azienda, parti sociali e istituzioni dello Stato, da ratificare entro la prossima settimana. “Lavoremo perché questo accordo venga condiviso da Ilva in maniera tale che gli obiettivi di risanamento del territorio facciamo parte della strategia industriale di questo grande gruppo” ha detto Clini.
Qualcosa si muove. Lo dicono i tempi di avvicinamento alla decisione del gip. Due settimane fa si sono dimessi i vertici dell’Ilva, ieri c’è stato il vertice romano: due messaggi dal peso specifico importante e con tutta probabilità rivolti a chi dovrà decidere sul futuro prossimo della fabbrica. E quindi della città. Che viene da decenni difficili. E non solo per l’inquinamento. Taranto, infatti, è stato il primo comune italiano a dichiarare bancarotta dopo la disastrosa era del sindaco Di Bello. Il suo successore, Ippazio Stefàno, è riuscito a risanare le casse comunali, ma ha dovuto fare i conti con altre sventure. Come l’inquinamento del mar Piccolo, che ha mandato al macero il bene ittico per eccellenza del capoluogo: le cozze. Livelli di diossina fuori norma: vietata la vendita e centinaia di famiglie sul lastrico. Poche settimane fa l’ennesima sciagura, seppur nazional-popolare. Il Taranto calcio è fallito e così uno dei pubblici più caldi d’Italia dovrà ripartire dalle serie regionali. Non senza beffa peraltro, visto che due giorni prima della mancata iscrizione alla Prima divisione di Lega Pro, una tv locale aveva annunciato il ripescaggio in Serie B. Migliaia di persone in strada a festeggiare. Ma era una bufala. E l’euforia ha lasciato spazio alla disperazione. Un baratro sportivo che per molti rappresenta la metafora della quotidianità tarantina, nodo strategico per il commercio e l’industria, ma al contempo inferno ambientale. E per molti politico, visto che Stefàno, dopo la sua rielezione alle ultime amministrative, fino a ieri non era riuscito a presentare una giunta degna di tal nome. “Ma non è colpa mia – ha detto il sindaco al Fatto Quotidiano – visto che la Procura ha chiesto il riconteggio dei voti e la proclamazione del consiglio comunale è avvenuta solo venti giorni fa”. E comunque la squadra di governo sarà presentata solo oggi. “Non è vero – ha ribattuto Stefàno – perché dieci giorni fa ho nominato i primi quattro assessori e in questi giorni altri due, entrambi provenienti dalla società civile”. Ne mancano ancora tre, ma secondo il primo cittadino il ritardo dipenderebbe dalle beghe interne dei partiti, che ancora non sono riusciti a trovare un accordo. I tempi lunghi della politica. Che stavolta non coincidono con quelli della giustizia, che nelle prossime ore deciderà su cosa sarà Taranto in futuro cercando di non dimenticare il passato e l’inquinamento privato ma anche di Stato. Che oggi propone nuove norme e assicura bonifiche per 300 milioni al fine di ripartire. Chissà se basteranno. (Cardone - IlFattoQuotidiano)

Si sa da tempo...

La spietata analisi degli scienziati sull’inquinamento Ilva


Anche l’adozione di migliori tecnologie disponibili non è in grado di assicurare nel raggio di 1700 metri da una cokeria un valore concentrazione di benzo(a)pirene inferiore a 1 nanogrammo a metro cubo.
In quel grande cerchio rientra il quartiere Tamburi e una parte della città di Taranto. In quel grande cerchio troppo alti sono i rischi per la salute.
Molto chiari sono i risultati degli studi riportati in Atmospheric Environment 43 (2009) 2070–2079. Lo studio è stato condotto da Diane Ciaparra (Corus Research, Development and Technology, UK), Eric Aries (Corus Research, Development and Technology, UK), Marie-Jo Booth (Corus Research, Development and Technology, UK), David R. Anderson (Corus Research, Development and Technology, UK), Susana Marta Almeida (ISQ, Portogallo), Stuart Harrad (Division of Environmental Health & Risk Management, Public Health Building, School of Geography, Earth & Environmental Sciences, University of Birmingham, UK).
Alleghiamo a questo messaggio un file contenente una ricerca degli stessi autori che dimostra l’incompatibilità della cokeria con il quartiere Tamburi. Il file è di 62 pagine e a pagina 44 si può leggere che una cokeria con 10 anni di vita mediamente non è in grado di ridurre l’inquinamento da benzo(a)pirene in un raggio che va dai 1200 ai 1700 metri.

Pertanto il 26 luglio non vi è alcuna speranza che possano risolvere questo problema a Roma.
I dati che alleghiamo sono attendibili in quanto frutto delle ricerche più avanzate e recenti di esperti in campo siderurgico e scienziati.
La cokeria Ilva è a 300 metri dal quartiere Tamburi di Taranto. E fino a 1700 metri non vi può essere aria salubre. Continuare così significa far respirare ai bambini un quantitativo annuo di benzo(a)pirene equivalente a quello di circa mille sigarette.
Questo è il nodo cruciale che nessun tavolo tecnico, politico o sindacale potrà schivare e tanto meno risolvere né a Roma, né a Bari, né a Taranto.
Non è un caso che da anni nel quartiere Tamburi il benzo(a)pirene non scenda sotto 1 nanogrammo a metro cubo. Il problema è strutturale ed è legato alla distanza. L’acciaieria ha un difetto “di nascita” che consiste nell’aver costruito lo stabilimento più grande d’Europa troppo vicino alla città e nell’aver scelto di collocare l’impianto più pericoloso dello stabilimento – la cokeria – proprio a ridosso delle case. E’ una scelta compiuta cinquanta anni fa quando vi era molta ignoranza e tanti genitori fumavano addirittura davanti ai bambini. Oggi una persona non può fumare davanti a un bambino, è severamente vietato, però una cokeria può fumare. E’ paradossale, e questo accade a Taranto.
Il piano di risanamento della qualità dell’aria proposto dalla Regione (che prevede un taglio del 10% della produzione in caso di vento che spiri verso la città) è assolutamente inadeguato e inefficace.Infatti si è visto che anche con tagli del 40% della produzione la concentrazione del benzo(a)pirene si è attestata a 1,3 ng/m3. 
Se fosse stato possibile risolvere il problema dell’inquinamento della cokeria con questi sistemi, lo avrebbero fatto a Genova. Lì la magistratura ha dovuto sequestrare e fermare la cokeria.
Da allora la quota produttiva di Genova è stata trasferita a Taranto. Taranto è diventata in tal modo una città super-inquinata. I cittadini vivono e si ammalano in una bolla di emissioni inquinanti che non ha pari in Italia, la città è un accumulo di veleni altrove rifiutati e trasferiti grazie all’inerzia e alla complicità di chi poteva impedire un tale scempio.

Le problematiche sanitarie e di inquinamento non differiscono da Nord a Sud e chiediamo che non vi sia difformità nella tutela della salute fra Genova e Taranto.
Invochiamo il principio di uguaglianza e di pari dignità sancito dall’articolo 3 della Costituzione. Il diritto inalienabile alla salute (art.32 della Costituzione) deve essere parimenti applicato a Taranto come a Genova.
In nome della Costituzione e del diritto alla salute è ora di dire basta a questo sviluppo malato che non ha futuro e che si è già inceppato da tempo (buona parte dell’Ilva è già ferma da ora per mancanza di commesse).

La svolta ecologica salverà i lavoratori da una chiusura annunciata da un mercato difficile e competitivo in cui Cina e India metteranno Taranto fuori dal mercato molto presto.

La svolta ecologica va attuata e non subita, va auspicata e non temuta, in quanto aprirà ai lavoratori dell’Ilva la possibilità di essere protagonisti delle bonifiche. Non un solo posto di lavoro deve essere perso. Taranto avrà bisogno di tutti i lavoratori dell’Ilva nella ciclopica impresa del disinquinamento. Lavorare per disinquinare e far ripartire un nuovo sviluppo con la “green economy” è il vero obiettivo per cui a Roma si dovrà lavorare tutti insieme, anche con la presenza e le proposte del movimento ambientalista. (LavocediManduria)
Fugitive and Stationary Source Emissions from Coke Plants

Mò sò cozze acide!

Taranto, cozze contaminate è il giorno della distruzione

Inizieranno questa mattina, in ottemperanza ad una specifica ordinanza dell’Asl di Taranto, le operazioni per la distruzione delle cozze contaminate da diossina e pcb (policlorobifenili). La procedura, congelata per la protesta dei mitilicoltori, è stata, dunque, sbloccata. Gli addetti al comparto, infatti, nei giorni scorsi, durante la riunione a Bari con l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari Dario Stefàno hanno ottenuto rassicurazioni in ordine al risarcimento. Gli allevatori mitilicoli che sono già in regola potranno accedere ai fondi del Fep (Fondo europeo per la pesca) che ammontano a ben 2,6 milioni di euro. Coloro che, invece, stanno completando l’iter di regolarizzazione potranno beneficiare di un contributo comunale, da erogare come sostegno alle famiglie, che si aggira complessivamente intorno al 150mila euro.
«Questa somma - ha spiegato ieri Michele Matichecchia, amministratore unico del Centro ittico tarantino e comandante della Polizia municipale - è già disponibile ed è riservata a chi ancora sta definendo la sua posizione. Per tutti gli altri, invece, ci sono i soldi del Fep. Il sindaco Ippazio Stefàno - ha precisato ancora il comandante - ha garantito che vedrà di fare il possibile per accrescere tale stanziamento».
E così questa mattina i mitilicoltori, a distanza di circa un anno, ripeteranno il triste rituale della consegna di un prodotto che, invece, di essere messo in vendita dovrà essere distrutto a causa della presenza di veleni in quantità superiore ai limiti consentiti dalla legge. L’appuntamento è fissato per le 8.30 nei pressi dell’ex mercato ittico galleggiante. Gli allevatori, dopo aver prelevato i mitili dai campi ed averli caricati a bordo delle proprie imbarcazioni, li scaricheranno su un nastro trasportatore collegato al camion dell’Amiu. I mitilicoltori compileranno un modello in cui dovranno essere inseriti tutti i dati relativi alla provenienza ed alla quantità del prodotto. I mezzi dell’Amiu porteranno poi le cozze alla discarica Cisa di Massafra per la loro distruzione, secondo la normativa vigente.
«Le cooperative operanti nel primo seno del Mar Piccolo - ha detto il comandante Matichecchia - sono in tutto 28. Di queste 16 sono già in regola, mentre le altre 12 stanno completando l’iter».
La procedura di smaltimento sarà avviata stamattina, ma proseguirà per alcuni giorni. Al momento, però, non tutti i mitilicoltori sarebbero convinti di consegnare il prodotto perché vorrebbero maggiori certezze in merito al risarcimento. Le cozze, però, dovranno essere distrutte proprio come ordina il provvedimento dell’Asl, emanato a tutela della salute pubblica.
Nei giorni scorsi, si è verificato il furto di 20 quintali di cozze contaminate, ma gli uomini della Guardia Costiera hanno subito notato una barca con a bordo due persone e un gran quantitativo di mitili proveniente dal primo seno del Mar Piccolo. La barca si dirigeva verso una banchina situata nei pressi dei piloni del Ponte Punta Penna dove si trovava in attesa un furgone di colore bianco. Chiesta la collaborazione di una pattuglia via terra, la Guardia Costiera ha bloccato la barchetta alla banchina di ormeggio. Le due persone sono state denunciate all’autorità giudiziaria ed il prodotto è stato distrutto con un auto-compattatore dell’Amiu.(Paola Casella  - Quotidiano)
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Taranto: per le cozze alla diossina è caccia ai soldi per risarcimenti
 «Stiamo valutando l’ipotesi di chiedere il riconoscimento della calamità naturale. Abbiamo coinvolto per questo i nostri referenti regionali e nazionali». Sono pesanti i contraccolpi che la categoria dei mitilicoltori sta subendo, ma questa volta non per la diossina o gli altri inquinanti trovati nei mitili del primo seno. E’ il caldo di questa torrida estate ad aver messo in ginocchio anche la produzione del secondo seno, quella indenne da inquinamento di diossine e pcb e che pure stava scontando il danno d’immagine causato dalla storia delle cozze alla diossina del primo seno. Crisi anossiche, le chiamano così i mitilicoltori.

E’ la mancanza o la carenza di ossigeno, conseguenze dell’innalzamento prolungato delle temperature registrato già nei primi mesi estivi, che si verifica in bacini chiusi come quello del secondo seno. Paradossalmente, invece, il fenomeno non si verifica nel primo seno grazie al gioco delle correnti. I mitilicoltori jonici conoscono bene il problema. Di solito sono costretti ad affrontarlo ad agosto inoltrato quando ormai il grosso della produzione è stata consumata. L’ipotesi ora in campo su cui l’associazione Agci Agritel Pesca, che associa oltre il 70% delle aziende locali, sta lavorando – spiega Emilio Palumbo, responsabile provinciale - è la richiesta, appunto, del riconoscimento della calamità naturale.

Nel primo seno, intanto, dove la produzione di quest’anno deve essere distrutta a causa del superamento dei valori di diossina e pcb, è tutto fermo. Il prodotto sta definitivamente deteriorandosi, riempendosi di microrganismi vari. I mitilicoltori sono, però, fermi nella loro posizione. Non si trasferiranno in Mar Grande (dove peraltro si attende ancora la sistemazione delle boe di delimitazione dell’area), né raccoglieranno il prodotto per consegnarlo all’Amiu che dovrà provvedere alla sua distruzione.

Non lo faranno fino a quando non avranno avuto garanzie dal Comune degli aiuti di qualche tipo che andranno anche a quelle cooperative – una dozzina - che, non trovandosi lo scorso anno nelle condizioni di essere in possesso di regolare concessione e nonostante abbiano poi avviato l’iter per la regolarizzazione, non potranno aver diritto agli aiuti del Fep (2,6 milioni di euro), intercettati dalla Regione.

 Attendono che il Comune provveda con aiuti da destinare alle famiglie (una sessantina quelle che ruotano intorno alle 12 cooperative). Nodi questi che il Comune dovrebbe sciogliere a breve. Dovranno, però, attendere ancora qualche settimana anche i titolari delle 23 cooperative regolamente concessionarie da tempo, in grado di dimostrare i loro bilanci, e che hanno accesso agli aiuti comunitari destinati a chi abbia subìto danni per cause sanitarie. In alcuni casi si sta provvedendo all’integrazione della documentazione richiesta o, comunque, a perfezionare le domande di ammissione ai benefici.

Occorreranno poi i necessari tempi tecnici per la valutazione delle stesse domande prima di poter procedere ai pagamenti delle quote spettanti quali indennizzi. «Sicuramente – commenta Palumbo – occorrerà superare il mese di agosto perché materialmente arrivino questi aiuti». (Maria Rosaria Gigante - GdM)

venerdì 20 luglio 2012

Vecchia retorica a carriolate

Ecco il trionfo della politia azzeccagarbugli. Le strette di mano e le pacche sulle spalle del parlamento di Orecchiettopoli. Qualche goccia di collirio per fingere una lacrima, orsù, signori consiglieri, ma studiatevi un po' di reality show. La gente ormai non si accontenta di queste frasi di circostanza, ci vuole pathos, commozione, più cattiveria se si vuole vendere il pesce marcio alla gente!

Dall'ufficio stampa della Regione delle orecchiette, ANNO IX, Numero 3239, 17/07/201

Norme a ttela della salute. Il dibattito in Consiglio regionale
 
“Norme a tutela della salute, dell’ambiente e del territorio sulle emissioni industriali inquinanti per le aree pugliesi già dichiarate ad elevato rischio ambientale”
 
Il dibattito in aula:
 
Donato Pentassuglia (Pd, presidente della quinta Commissione): Il principio che ispira questa legge è quello che la salute è un diritto dei cittadini e la sua tutela è il fine del sistema sanitario. Con questa legge si accende  un faro sulla situazione ambientale di Taranto e Brindisi. È una legge profondamente innovativa, perché per la prima volta in Italia la Regione Puglia prevede la redazione di un rapporto sulla “valutazione di danno sanitario”,  tutelando altresì la salute dei lavoratori dei poli industriali e obbligando gli stabilimenti a ridurre il valore di emissione massica degli inquinanti.
Da sottolineare l’attenzione e lo stretto rapporto collaborativo tra i componenti la commissione rappresentanti di tutte le forze politiche con il Governo regionale.
 
Francesco Laddomada (LPpV): Oggi insieme abbiamo rivolto a Taranto e Brindisi tutta la nostra attenzione per coniugare ambiente e lavoro, proprietà e beni comuni, lavoro, dignità, salute e progresso, con la volontà unanime di rilanciare in modo ecocompatibile il futuro della città e della sua grande azienda. Il Governo regionale della Puglia non ha mai smesso di avere al centro della propria azione politica Taranto, tanto da farne una questione nazionale.
 
Alfredo Cervellera (Sel): Provo una profonda emozione nel vedere arrivare in porto una legge,  importante per Taranto e per la Puglia e della quale  sono estensore.
Dedico questa legge a Peppe Corisi, amico e compagno di tante battaglie ambientaliste, ex operaio Ilva, morto recentemente di tumore, che si è battuto invano una vita contro quelle polveri micidiali che gli entravano dentro quella casa affacciata sulle ciminiere Ilva e nei polmoni. Se il risultato della mia legge sarà quello di ridurre e progressivamente eliminare la strage degli innocenti come legislatori potremo andare fieri di aver fatto fino in fondo il nostro dovere, incuranti delle pressioni e dell’abbaiare furioso dei padroni delle ferriere contro la classe politica pugliese.
 
Rocco Palese (Pdl): Questo è un momento di grande coesione, è la rappresentazione di un eccellente esempio di responsabilità istituzionale e politica. Questo è il giusto corretto approccio ai problemi, soprattutto in questo momento di crisi profonda del Paese è necessario recuperare una dimensione di collaborazione a tutti i livelli, perché e i fatti lo dimostrano, con la collaborazione leale si ottengono i risultati.
Mi preme sottolineare che non c’è mai stata la divisione fra quelli che difendono gli interessi industriali da una parte e dall’altra quelli che badano, invece alla salute dei cittadini e all’ambiente. Tutto deve essere armonico e in perfetta sintonia. Lavoro, ambiente, sviluppo sostenibile, salute, sono le quattro priorità per tutti, senza divisioni. Sarebbe stato un comportamento da vera antipolitica la scelta di lasciare che la magistratura si sostituisse al Governo ed al Consiglio regionale della Puglia su questo tema.
Dobbiamo continuare così, senza liti e divisioni, sui temi che ci attendono in questo momento storico di grande sofferenza per l’Italia e gli italiani tutti.
 
Giammarco Giammarco (Fli): Con enfasi e con grande soddisfazione posso dire che oggi approviamo in questo clima collaborativo una legge importante su un tema molto serio. Lo dico da medico che ha in passato avuto modo di curare tanti bambini con i tumori causati anche dall’inquinamento ambientale. I disastri ambientali sul territorio, lo possiamo dire, sono il frutto di decenni di disattenzione dei precedenti governi ai temi ambientali. Oggi, senza steccati e con grande senso di responsabilità stiamo realizzando un’importante risultato nella direzione della tutela ambientale e della salute.
 
Michele Losappio (Sel): Questa è una legge per la Puglia, per Taranto, per Brindisi, ma soprattutto contro nessuno, neanche contro la magistratura. La legge indica e dispone l’obbligo di valutazione del danno sanitario, una novità assoluta. Una legge che può avvalersi, fra l’altro, del Piano straordinario per Taranto previsto dalla legge di bilancio, quale strumento efficace.
 
Francesco Damone (LPpdt): Questa legge scongiura i possibili danni derivanti da scelte animate dall’ideologia ambientalista a tutti i costi. Mette al centro dell’interesse un modello di sviluppo sostenibile che salvaguarda anche i posti di lavoro. Questa scelta politica collaborativa è importante in questo momento in cui il Paese è praticamente commissariato e vive drammatici problemi strutturali legati anche al mercato del lavoro. Si dovrebbe proseguire su questa strada per recuperare il primato della buona politica.
 
Arnaldo Sala (Pdl): Questa legge rappresenta la soglia di una nuova era. Uno sforzo comune per raggiungere obiettivi di interesse comune per il nostro territorio ed i suoi cittadini. È la prima pietra su cui erigere il muro della propria autodeterminazione.
 
Patrizio Mazza (Idv): Questa legge non è contro nessuno e per questo viene votata all’unanimità, senza difficoltà. Ma mi domando: a favore di chi è questa iniziativa legislativa?
Avevo presentato una mia legge su questa materia, ma non è andata in porto. È una legge che non assicura affatto un vantaggio dal punto di vista della salute. È una legge monca, priva di quel passaggio successivo fondamentale perché possa produrre effetti positivi reali. Manca un progetto di riconversione di tutto il sistema industriale senza del quale non si può garantire un netto miglioramento della qualità della vita su quel territorio. Manca il progetto di chiusura definitiva in tempi brevi dell’area a caldo dello stabilimento Ilva con contestuale ricollocamento delle unità lavorative nel sistema di economia alternativa da progettare.

Amarcord

Anni '70, la protesta dei pescatori nei confronti della colmata a mare per il raddoppio dell'Italsider. Uno degli slogan era: "ci state togliendo il mare che è la nostra vita".

giovedì 19 luglio 2012

Dichiarazioni apocalittiche!

Intanto ci piacerebbe sperare che Sebastio & co. pensassero a uomini come Falcone e Borsellino e non ad ascoltare ominicchi come quelli in riunione a Roma e Bari.
Gli accordi sono altra cosa dalla Giustizia, che è universale!

Ilva, Clini: accordo entro la prossima settimana 

Una decina di giorni per voltare pagina dopo oltre 100 anni di inquinamento a Taranto. Ora che le inchieste per disastro ambientale rischiano di chiudere lo stabilimento dell'Ilva, il governo annuncia «un patto per Taranto» per arrivare «entro la prossima settimana a un accordo quadro o un protocollo di intesa» per garantire la salvaguardia dell'ambiente, della salute e della produzione che dà lavoro a 12 mila persone. I sindacati giudicano questi impegni «incoraggianti», anche se la preoccupazione resta alta perchè è in gioco il futuro di un grande impianto del Mezzogiorno, che rifornisce gran parte dell'industria nazionale. È il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, a fare il punto al termine di una doppia riunione a Palazzo Chigi, prima ASsieme ai sottosegretari alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, e allo Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, con i rappresentanti di Regione ed enti locali e diversi parlamentari pugliesi; poi con le parti sociali. Il ministro incontrerà l'azienda (martedì 24 secondo fonti sindacali), per poi finalizzare in un nuovo tavolo, giovedì 26, un'intesa quadro che individuerà nel dettaglio i progetti da finanziare, le risorse, i modi e i temi. La cabina di regia spetterà alla Regione Puglia, mentre le parti sociali e le aziende parteciperanno al monitoraggio. Le misure potrebbero riguardare, secondo il ministro, «interventi tecnologici sugli impianti» e «il risanamento delle zone del territorio maggiormente esposte» finanziate anche con risorse dei fondi strutturali e, in particolare, del piano operativo nazionale ricerca e competitività. Più in dettaglio, sui fondi nazionali che potrebbero essere stanziati si è espresso il deputato dell'Udc, Salvatore Ruggeri, che ha parlato di 180-190 milioni di euro «tra 95 milioni del Pon e altri 92 milioni da altri fondi del Cipe». «L'Italia ha potuto fruire dei sacrifici di Taranto», ha detto il governatore della Puglia, Nichi Vendola, chiedendo al Paese di «dare un segnale di speranza a quella città nel segno della conciliazione tra le ragioni del lavoro e le ragioni della salute». Secondo il vicepresidente di Confindustria per il Mezzogiorno, Alessandro Laterza, Taranto potrebbe essere trasformata in «un modello» con «un progetto di area, una smart area con un forte concentrazione industriale». «Lavoreremo perchè l'accordo sia condiviso dell'azienda», ha detto Clini. Mentre il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha sottolineato che «l'azienda potrà avere garanzie e non avrà più alibi per operare come in passato». La leader della Cgil, Susanna Camusso, ha aggiunto che il percorso iniziato oggi «non può concludersi se non responsabilizzando l'azienda sulle scelte che si andranno a fare, perchè incombono possibili decisioni che vanno nella direzione opposta a quella della prospettiva produttiva». Se non si trovasse una soluzione, conclude il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, per il Paese «sarebbe il più grande spot negativo che nessun viaggio interplanetario del presidente del Consiglio sarebbe in grado di recuperare. Sarebbe la prova che abbiamo smarrito la strada per tornare a produrre ricchezza, che è finita».(GdM)

martedì 17 luglio 2012

Sarcasmo, sano sarcasmo

Se si potesse fare del sano sarcasmo e della satira come ai tempi dell'illuminismo si potrebbe dire che Vendola si è confermato come il più grande esperto a prendere per il culo!
Leggiamo da Repubblica, il giornale che a Berlusconi contava le pulci e ad altri stende i tappeti di velluto che bisogna essere fieri di questo giorno epocale in cui una legge è stata votata all'unanimità.
La classe politica pugliese e nazionale però, ci tocca dar ragione a Grillo, non è per nulla cambiata e... ad essere un po' svegli, dopo anni di inciuci e di complicità devastanti, si dovrebbe semplicemente inorridire davanti all'unanimità della politica italiana.
Ancora una goccia di sarcasmo (ci resta solo quella, con buona pace di tutto il rispettabilissimo mondo gay): Signori del circo, ortolani in ascolto, Vendola, il grande domatore, ha fatto ancora una volta saltare il cetriolo: dove andrà a finire?

Ilva, ecco la legge per disinnescare lo stop
Vendola: "300 milioni per le bonifiche"

Oggi l'approvazione all'unanimità del testo che prevede l'introduzione della Valutazione del danno sanitario (Vds), impone alle aziende di pagare i danni, stabilisce pesanti condanne per chi non rispetta le regole. La Regione getta sul piatto 100 milioni, ma chiede che il doppio di questa cifra sia a carico dello Stato

Oggi il consiglio regionale approverà all'unanimità la legge antinquinamento: riguarda le "aree a elevato rischio ambientale" di Brindisi e Taranto, devastate dalle polveri sottili, stabilisce per le aziende l'introduzione della Valutazione del danno sanitario (Vds), impone alle stesse aziende di pagare i danni, prevede una condanna pesante nei confronti di chi si ostina a non rispettare le nuove regole del gioco giacché "l'autorità sanitaria dispone la sospensione dell'esercizio dello stabilimento". Ieri la proposta di legge ottiene il via libera della quinta commissione (Ecologia), dove accettano di spalancare le porte agli emendamenti proposti dall'assessore all'Ambiente Lorenzo Nicastro per evitare che i sei articoli fossero bollati come incostituzionali. Preziosa al riguardo, è la collaborazione del ministro Corrado Clini, "che avrebbe tutto il diritto di denunciarmi per stalking" scherza il governatore Nichi Vendola: "Letteralmente assediato da noi, è stato sempre disponibile, di giorno e di notte, di sabato e di domenica".

La gara con il tempo che vede destra e sinistra vestire i panni dei "carissimi amici", ha un obiettivo: tentare di convincere i giudici tarantini a non scrivere una sentenza destinata a dare una spallata all'Ilva, sotto processo con l'accusa di disastro ambientale. Se il verdetto dovesse materializzarsi perfino nel giro di qualche ora, si ritroverebbero a stare con le braccia incrociate, dalla sera alla mattina, almeno 5mila operai. Sono quelli impiegati
all'interno della cosiddetta area "a caldo", indicata come la fonte di tutti i guai (di salute) del capoluogo ionico.

Vendola è chiaro: "Non possiamo interferire nell'operato della magistratura", ma vogliamo dimostrare che "la classe politica non ha l'intenzione di nascondere la testa sotto la sabbia ". Del resto, aggiunge, "nel momento in cui sono stati acclarati i dati sulla diossina, abbiamo varato la legge anti-diossina, è andata nella stessa maniera per la legge anti-benzoapirene". Adesso tocca a quella "per la tutela della salute, dell'ambiente e del territorio sulle emissioni industriali inquinanti". Nessuno sa, tuttavia, se lo sforzo legislativo convincerà gli inquirenti a fare marcia indietro: il pericolo è che possa essere ordinato il sequestro del pachiderma metalmeccanico "senza licenza d'uso". Da Confindustria Taranto, si schierano: "Un eventuale provvedimento giudiziario drastico, provocherebbe una sorta di effetto domino per la miriade di attività legate all'acciaio".

L'altra faccia della medaglia, è il "faccia a faccia" col governo Monti perché finalmente "si possano fare i conti col passato, con decenni e decenni di inquinamento sistematico della realtà tarantina". L'ex Italsider era pubblica fino al 1995, quando spuntò il gruppo di Emilio Riva. Le operazioni di bonifica sono costose: 300 milioni di euro, per cominciare. La Regione getta sul piatto 100 milioni, ma chiede che il doppio di questa cifra sia a carico dello Stato. Vendola: "Giovedì a Palazzo Chigi vogliamo sapere quanti soldi hanno intenzione d'investire e quale sarà il programma di massima dei lavori di riqualificazione. Già avevo raccontato al premier del resto, che il disastro di Taranto è paragonabile al terromoto dell'Emilia Romagna".

Della delegazione del Tacco faranno parte anche i parlamentari Raffaele Fitto, Nicola Latorre, Ludovico Vico, Pasquale Nessa. Si ritrovano a Bari perché li mette insieme "come un buon padre di famiglia" il presidente dell'assemblea, Onofrio Introna. Latorre (Pd): "Attendiamo risposte precise per scelte che non sono più rinviabili". L'ex ministro pdl Fitto: "Nessuno può permettersi di far cadere in ginocchio l'economia ionica ". Le uniche voci fuori dal coro sono quelle di Michele Rizzi (Alternativa comunista): "L'Ilva va espropriata" e di Angelo Bonelli (Verdi): "Bisogna convertire un modello produttivo basato sulla diossina".

In realtà, Bonelli ha detto molto di più:

ILVA: BONELLI (VERDI), LEGGE REGIONALE NON RISOLVE EMERGENZA

(AGENPARL) - Roma, 17 lug - "La legge regionale della Puglia, non risolverà nell’immediato l’urgenza di tutelare la salute e quindi al vita dei tarantini dal drammatico inquinamento e presenta seri problemi di applicazione perché manca la parte attuativa, il tutto è rimandato ad un regolamento e alla realizzazione del registro tumori e alle mappe epidemiologiche che sino ad oggi la regione Puglia non ha fatto su Taranto". Lo dichiara il Presidente dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: "Taranto, invece, ha bisogno di provvedimenti urgenti a tutela della salute e del lavoro. I 300 milioni per le bonifiche di cui si parla sarebbero una goccia nel mare se si considera che a Porto Marghera tra fondi pubblici e privati andranno 5 miliardi di euro.La legge prevede una Valutazione di Danno Sanitario (VDS) complessa che per essere realizzata dovrà prima vedere approvato un regolamento. Pertanto chiunque volesse presentare questa legge come risolutiva per l'oggi inciamperebbe in un falso clamoroso".
"I periti della magistratura hanno fatto la loro valutazione di Danno Sanitario e non ne ce ne' bisogno di un'altra che non si sa quando verrà fatta . Esiste un inquinamento in atto che provoca gravissimi problemi sanitari. La gente continua ad ammalarsi e a morire - continua -. Questo è il presente, ovvero come dice la Procura, un polo siderurgico che provoca inquinamento e morte. L'articolo 2 della legge dispone che gli enti regionali preposti alla tutela dell'ambiente e della salute 'dovranno congiuntamente redigere, con cadenza almeno annuale' il rapporto di Valutazione del Danno Sanitario (VDS). Inoltre specifica che per il primo anno "il rapporto VDS dovrà essere predisposto entro novanta giorni".
"Ma ciò avverrà a partire dalla promulgazione della legge? No. Il rapporto viene predisposto entro 90 giorni a partire dalla approvazione di un regolamento. Di quale regolamento? L'articolo 2 dice: 'Con separato atto regolamentare della Giunta regionale saranno fissati i criteri metodologici utili per la redazione del rapporto di VDS'. Quindi siamo ancora di fronte ad una legge senza parte attuativa - prosegue il leader verde -. Quando sarà emanato l'atto regolamentare? La legge non prevede tempistica per questo atto regolamentare! La legge pertanto non ha effetti immediati. Dopo di che l'azienda ha un mese di tempo per presentare le sue osservazioni una volta approvato il regolamento".
"Il rapporto VDS dovra' essere realizzato 'anche sulla base del registro tumori regionale e mappe epidemiologiche' (art.2) - conclude Bonelli -. Ma cosa ci si può aspettare se il registro tumori non è aggiornato e le mappe epidemiologiche non sono mai nate? Proprio quegli enti che in questi anni non sono stati in grado di aggiornare il registro tumori, saranno in grado di essere tempestivi? Inoltre i dati di emissione annua complessiva detta 'massiccia' della ilva sono autodichiarati dall'Ilva stessa. Si possono scrivere leggi belle ma il problema è la loro applicazione come nel caso del monitoraggio in continuo che i cittadini attendono da anni e che non viene fatto". (Agenparl)

lunedì 16 luglio 2012

Un colpo di Stato silenzioso – Clini, Vendola e Ferrante: la nuova triade che può salvare l’Ilva

Può sembrare anacronistico, ma è proprio in questi giorni di febbrili incontri e di grida “al lupo, al lupo”, che la città di Taranto rischia un nuovo silenzioso colpo di Stato per il suo futuro. Perché la storia degli uomini insegna che quando c’è da difendere un interesse comune, che tutti conoscono e riconoscono nel temine “potere”, allora magicamente scompaiono gli attriti, le diversità di vedute, gli obiettivi da raggiungere. E ti ritrovi “amici e nemici” in un sol colpo tutti schierati dalla stessa parte per raggiungere l’obiettivo comune. Se proviamo per un attimo ad astrarci fisicamente ed emozionalmente da ciò che sta accadendo in questi giorni, ci accorgeremmo di come, all’improvviso, si sia scatenato uno tsunami mediatico-istituzionale senza che vi sia stata alcuna scossa di terremoto: è bastato annunciare l’ipotesi di un ipotetico maremoto per generare un caos senza precedenti. Ed ancora una volta, ahinoi, dobbiamo riconoscere come chi ha il coltello dalla parte del manico in questo Paese, non è chi dovrebbe governarlo e tutelarlo, ma chi ha nelle sue mani la possibilità di cambiare per sempre il destino di migliaia di persone in un sol attimo. E’ bastato che nel giro di sei giorni si dimettessero il direttore e il presidente di uno dei gruppi industriali più potenti in Italia per far sì che, chi da sempre vive all’ombra e grazie agli interessi di questo potere, si facesse prendere dal panico più totale. Attenzione: dimissioni peraltro dovute e giunte con notevole ritardo, visto che parliamo di due dei cinque indagati che riguardano un’inchiesta partita oltre due anni fa, e di cui si conoscono gli imputati e i reati loro contestati da oltre un anno. Non solo. Perché più di qualcuno deve avere captato qualche spiffero proveniente dalla Procura se, in appena una settimana, sono stati convocati e previsti una serie di incontri che dovranno anticipare, o quanto meno reggere, l’urto delle decisioni e degli eventuali provvedimenti che prenderanno i giudici tarantini. Ma è bastata la minaccia, il sentore che qualcosa di storico stesse per accadere, per far sì che i “nostri prodi” si riunissero in tutta fretta: politici, sindacati, enti vari legati a doppio filo da un unico grande interesse. Silenzioso colpo di Stato, dunque. Sì, perché non sarà certamente un caso se all’improvviso, una legge regionale che sarebbe dovuta approdare soltanto a settembre in Consiglio come annunciato appena pochi giorni fa (vero Cervellera e Vendola?), è diventata di colpo prioritaria, strategica, per molti salvifica per l’immediato futuro. Legge regionale peraltro causa di acredini notevoli tra l’ente Regione da una parte e Confindustria Puglia e Ilva dall’altra, che proprio in quel testo intravedeva col fumo negli occhi un atto inaccettabile, perché minava alla base il futuro di tantissime industrie e aziende locali. La legge in questione, che noi abbiamo sin da subito criticato per la sua poca chiarezza, è quella sulle “Norme a tutela della salute, dell’ambiente e del territorio sulle emissioni industriali inquinanti per le aree pugliesi già dichiarate ad elevato rischio ambientale”. Proprio venerdì, guarda caso, il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha comunicato al Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola le osservazioni tecniche alla bozza della legge antinquinamento approvata all’unanimità in quinta commissione consiliare il 23 maggio scorso. Il governatore Vendola ha assicurato il recepimento delle osservazioni ed ha quindi chiesto al Presidente del Consiglio regionale Introna, di convocare il Consiglio quanto prima, per l’esame e l’approvazione della proposta di legge emendata secondo le osservazioni del Ministro Clini. In questo modo, è praticamente scongiurato il rischio che la legge venga impugnata dal governo per ragioni di costituzionalità. È possibile che la riunione si tenga già martedì, o al più tardi il 24. Voci di corridoio però, dicono che sabato il presidente del consiglio Introna ha chiamato sia i capigruppo sia il presidente della commissione Ambiente Donato Pentassuglia: il disegno di legge tornerà all’esame della commissione per recepire gli emendamenti concordati dal governatore col ministro dell’Ambiente Corrado Clini già oggi e approderà in Aula, con un ordine del giorno concordato da tutti i capigruppo, domani. Tutto in “regola” e in tempo, dunque, per il vertice di mercoledì a Roma, preparatorio del nuovo incontro tra il presidente della Regione e i ministeri, con i tecnici regionali che si presenteranno con la legge approvata su un tavolo dove ci sarà il riesame dell’AIA rilasciata all’Ilva. Perché quella legge regionale ècosì importante? Perché essa contiene la famosa VDS (la valutazione del danno sanitario provocato da industrie inquinanti) incentrata proprio sui danni alla salute divenuti oggetto dell’inchiesta della Procura attraverso la perizia degli epidemiologi. Sì, perché sempre voci di corridoio dicono che proprio mercoledì la magistratura tarantina potrebbe sciogliere la “prognosi” tanto temuta: sigilli all’area a caldo e ai parchi minerali dell’Ilva, che per molti vorrebbe dire aprire le porte al blocco non solo dell’intera produzione nazionale dell’acciaio, ma anche della perdita di lavoro per almeno 18mila lavoratori, che tra azienda e indotto vivono grazie all’Ilva: il che ci pare un’ipotesi alquanto fantasiosa e al di fuori di ogni contesto storico e sociale. Ma tant’è. Che poi l’impianto siderurgico sia finito nel mirino della magistratura e dei carabinieri del NOE per disastro ambientale, sembra quasi essere un’inezia di cui nessuno pare intenzionato di tener conto. Dunque, il disegno per il colpo di Stato è fin molto chiaro: l’azienda siderurgica cambia in sei giorni i vertici del siderurgico e del gruppo industriale, affidandone la guida all’ex prefetto Ferrante, uomo di Stato in tutti i sensi, permettendo a Governo e Regione di accelerare sulla legge regionale sino all’altro giorno avversata, così come quella sul benzo(a)pirene. In più, sul tavolo saranno messi 300 milioni di euro (200 a carico dello Stato e 100 forniti dalla Regione tramite i fondi FAS) per la bonifica del sito di interesse nazionale di Taranto, che ha ricevuto l’ok dal premier Monti lo scorso aprile all’indomani dei famosi incontri per la “Vertenza Taranto”. Tutte queste iniziative dovrebbero “convincere” la magistratura tarantina a non esser troppo “severa”, accogliendo le buone intenzioni della politica e dell’azienda in tema di tutela dell’ambiente e della salute di Taranto e dei suoi abitanti. Peccato però che in molti dimenticano che la magistratura non è addetta a vagliare le buone intenzioni della politica, né delle risorse o delle leggi che essa pensa nel giro di pochi giorni, ma soltanto a far rispettare la legge. Peccato che ci si dimentica di come qui si deve stabilire se un’industria ha contribuito in maniera determinante ad inquinare e a far ammalare e morire non solo i suoi lavoratori, ma anche tanti, tantissimi cittadini. La politica, di contro, è invece pronta all’ennesimo colpo di spugna. Non è un caso, del resto, se si parla di bonificare un territorio in cui insistono e continueranno ad insistere fonti e sorgenti inquinanti di varia natura (Ilva, Eni, Cementir, discariche e inceneritori), ma si continua a tacere su quegli strumenti che potrebbero davvero consentirci di affrontare una questione così delicata in maniera seria e scientifica: registro tumori, mappe epidemiologiche, monitoraggio della presenza di diossine e metalli pesanti nel sangue e nel latte materno, studi sulle varie patologie dei nascituri e dei bambini. Niente di tutto questo. Per non parlare del fatto che i soldi per la bonifica, stante così le cose, le debba mettere lo Stato (Governo o Regione poco cambia) e non chi ha inquinato, con il serio rischio di veder perdere per sempre la possibilità di ottenere il risarcimento danni da parte dell’azienda siderurgica, per quanto gli compete dal ’95 ad oggi. Si pensa soltanto a tutelare un interesse “comune” che in realtà è il potere di pochissimi. “Democrazia: non essendosi potuto fare in modo che quel che è giusto fosse forte, si è fatto in modo che quel che è forte fosse giusto” (Blaise Pascal). Gianmario Leone (dal TarantoOggi del 16 luglio 2012)

sabato 14 luglio 2012

Riva ha finito di ubriacarsi con l'acqua da bere!

LA SENTENZA

L'Ilva perde la guerra dell'acqua
'No a quella potabile per l'acciaio'

I giudici del Tar bocciano il ricorso. Il siderurgico non potrà utilizzare per uso industriale l'acqua potabile del Sinni e del Tara, come fatto sinora, sottraendola di fatto ad altri scopi, come l'irrigazione in agricoltura

L'Ilva perde la "guerra dell'acqua". E' stato respinto, infatti, il ricorso presentato dall'azienda che contestava l'obbligo di utilizzare le acque provenienti del depuratore Gennarini- Bellavista. La disposizione era contenuta nell'Aia, l'autorizzazione ambientale integrata emessa dal ministero dell'Ambiente. Il siderurgico non potrà quindi utilizzare per uso industriale l'acqua potabile del Sinni e del Tara, come fatto sinora, sottraendola di fatto ad altri scopi, come l'irrigazione in agricoltura. I giudici amministrativi di Lecce hanno ritenuto legittima la prescrizione richiesta dalla Regione Puglia, di obbligare l'Ilva, entro 24 mesi, alla predisposizione di un
sistema di distribuzione interna, al fine di utilizzare nei propri impianti produttivi, e prioritariamente, le acque affinate degli impianti reflui civili di Taranto Gennarini/Bellavista, secondo accordi da stipulare con la Regione Puglia, che disciplineranno le modalità di gestione degli impianti e la relativa contribuzione annuale fissa al costo di gestione a carico di Ilva. Lo si legge in una nota firmata dall'assessore regionale Fabiano Amati.

"La sentenza del Tar Lecce - ha commentato l'assessore - affferma un principio di migliore utilizzo della risorsa idrica, per preservarla prioritariamente agli usi potabili. Devo sinceramente dire, che reputo utile che sull'argomento siano stati interpellati i giudici
amministrativi, perché oggi ci vediamo restituire uno statuizione di
principi idonea a chiarire un contesto normativo ed amministrativo oggettivamente complicato e controverso. Non nascondo tuttavia - ha concluso Fabiano Amati - che la decisione interviene in un contesto storico in cui i timori del rischio siccità appaiono più che fondati anche rispetto al 2004, quando il Commissario delegato per l'emergenza idrica in Puglia, aveva previsto il completamento del progetto dell'utilizzo industriale Ilva delle acque reflue di Taranto, al fine di riservare all'uso potabile ed irriguo le acque del Sinni e del Tara, il cui prelievo da parte di Ilva, ad oggi, è di 250 litri al secondo, immettendo nel ciclo produttivo, in termini sostitutivi, le acque reflue civili dopo l'apposito trattamento di ultra affinamento." Il Tar ha ritenuto legittimo l'ulteriore obbligo a carico dell'Iilva di predisporre, entro sei mesi dal rilascio dell'Aia, uno studio di fattibilità finalizzato a  ridurre il prelievo primario del 20% entro 3 anni e del 50% entro la scadenza dell'Aia, mediante il riuso delle acque dolci usate nel ciclo produttivo e attraverso il riutilizzo delle acque degli impianti di trattamento reflui civili della zona, secondo accordi da stipulare con la Regione, compatibilmente con la fornitura quali-quantitativa  conforme alle esigenze di utilizzo.

La motivazione di legittimità posta a fondamento del rigetto del ricorso, nella parte relativa alle prescrizioni sull'approvvigionamento idrico dell'industria siderurgica tarantina, è relativa al "potere della Regione di incentivare il risparmio delle risorse idriche ha ora un esplicito riferimento nell'art. 99, secondo comma, del d. lgs. 3 aprile 2006, n. 152, per il quale: "Le regioni, nel rispetto dei principi della legislazione statale, e sentita l'Autorità di vigilanza sulle risorse idriche e sui rifiuti, adottano norme e misure volte a favorire il riciclo dell'acqua e il riutilizzo delle acque reflue depurate". A sua volta il D. M. 12 giugno 2003 n. 185, richiamato nella prescrizione impugnata, ha dettato norme tecniche "per il riutilizzo delle acque reflue domestiche, urbane ed industriali attraverso la regolamentazione delle destinazioni d'uso e dei relativi requisiti di qualità, ai fini della tutela qualitativa e quantitativa delle risorse idriche, limitando il prelievo delle acque superficiali e sotterranee, riducendo l'impatto degli scarichi sui corpi idrici recettori e favorendo il risparmio idrico mediante l'utilizzo multiplo delle acque reflue" (art. 1, primo comma).

Tenuto conto del quadro normativo sommariamente delineato, la prescrizione con cui si favorisce l'uso delle acque affinate dell'impianto Gennarini/Bellavista si dimostra legittima e ragionevole, dal momento che viene accompagnata da una serie di misure volte a impedire sostanziali nocumenti all'attività produttiva, poiché l'utilizzazione delle acque non è prevista in via esclusiva (bensì "prioritariamente"), a seguito di accordi con la Regione Puglia (nei quali dovranno trovare adeguata considerazione tutte le ragioni rappresentate dall'Ilva, compresa la questione relativa alla realizzazione delle tubature di adduzione) e, soprattutto, "compatibilmente con la fornitura quali-quantitativa conforme alle esigenze di utilizzo" (così da salvaguardare le necessità tecniche di un approvvigionamento idrico idoneo al processo produttivo). Negli stessi termini del previo accordo con la Regione e della compatibilità con le esigenze di utilizzo si esprime la prescrizione (...) del parere istruttorio (che onera Ilva di predisporre uno studio di fattibilità finalizzato a ridurre il prelievo  primario)"(Giovanni di Meo - La Repubblica Bari)

Pronti alla (s)Valutazione del Danno Sanitario?

Lo stabilimento Ilva salvato
dalla legge regionale che rifiutava

Vendola in campo, martedì possibile già l'appovazione
Il governatore ha ricevuto il via libera dal Ministro


Il 1 luglio a Taranto Vendola stringe la mano a Riva in occasione dell'avvio impianto antidiossinaIl 1 luglio a Taranto Vendola stringe la mano a Riva in occasione dell'avvio impianto antidiossina
Potrebbe essere un paradosso. A salvare l’Ilva di Taranto da un possibile sequestro giudiziario degli impianti potrebbe essere la legge regionale che il Siderurgico (e Confindustria) ha finora avversato. I piani, beninteso, restano distinti: la Regione non ha competenze in materia penale. Ma quella normativa di carattere ambientale/sanitario, ferma per ora in Commissione, potrebbe essere d’aiuto. I consiglieri regionali, a maggio, affidarono a Nichi Vendola il compito di interloquire con il governo: ieri il governatore ha ricevuto un sostanziale via libera dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini. Gli uffici ministeriali hanno avanzato alcune osservazioni tecniche che Vendola si è impegnato a far introdurre nella normativa. In questo modo, è annullato il rischio che la legge venga impugnata dal governo per ragioni di costituzionalità. Il governatore ha subito informato i parlamentari (Fitto, Latorre, Vico, Nessa) che erano presenti al tavolo nazionale sull’Ilva presieduto da Mario Monti lo scorso 17 aprile. Subito dopo ha chiesto al presidente del Consiglio regionale, Onofrio Introna, di convocare «quanto prima» l’assemblea pugliese. È possibile che la riunione si tenga già martedì 17 luglio, al più tardi il 24. L’accelerazione dà il senso dell’importanza che si annette alla legge. La normativa nata per iniziativa del consigliere tarantino Alfredo Cervellera (Sel) introduce il concetto di «valutazione del danno sanitario» (Vds) sulle emissioni prodotte dalle aziende. Non tutte le imprese, ma quelle che sono soggette ad autorizzazione integrata ambientale, sono fonte di emissioni di idrocarburi policiclici aromatici, scaricano in mare o nei corpi idrici, impiegano polveri. Tali aziende, in caso di potenziale danno sanitario valutato da Arpa Ares e Asl, sono obbligate a ridurre le emissioni. Insomma, è un ulteriore strumento per tenere sotto controllo l’inquinamento (a Taranto e nelle aree inquinate come Brindisi e Manfredonia) dopo le leggi regionali contro la diossina e il benzo(a)pirene. Perché la legge sul danno sanitario, fonte di un conflitto furente tra Regione e Confindustria, può essere utile al caso Ilva? Fonti qualificate forniscono la seguente interpretaziome: potrebbe offrire al giudice di Taranto - davanti al quale si è celebrato l’incidente probatorio nel processo contro l’Ilva per disastro ambientale - un’altra strada che non il sequestro. Evento, quest’ultimo, considerato una iattura: dalla Regione, dal governo Monti, dal sindacato. Ieri se n’è discusso a Roma (vedi l’altro articolo) e a Bari, nel vertice di Vendola con i sindacati: sono intervenuti i leader regionali di Cgil, Cisl, Uil (Gianni Forte, Giulio Colecchia, Aldo Pugliese) e i rappresentanti locali e di categoria. Fermare l’Ilva significa far mancare l’acciaio all’intera produzione nazionale. E mandare in fumo 18mila posti di lavoro (tra diretti, indiretti e indotto). Ma restare inerti, di fronte alla compromissione ambientale, non si può. «Con i sindacati - dice Vendola - condividiamo l’apprensione per le sorti dell’Ilva. Perciò abbiamo mobilitato il tavolo nazionale: perché la risposta dello Stato per la bonifica di Taranto sia forte e chiara. L’Ilva è stata una chance ed è un problema, è arricchimento e anche un fattore di pregiudizio per la salute. Con i sindacati condividiamo una strada: mettere in equilibrio lavoro e salute, industria e ambiente. Al governo consegniamo un problema storico, giacché Taranto significa anche Arsenale, siderurgia di Stato, polo chimico. Ora il governo intervenga». In questo clima di ristrettezze? «Sarebbe un investimento e poi se si ferma l’Ilva, si ferma l’industria meccanica in Italia». La Regione, intanto, ci mette del proprio. Vendola ha incontrato il sindaco Ezio Stefàno per concordare il «patto per Taranto», analogo a quello che arriverà per ogni capoluogo. È il progetto «smart city»: investimenti massicci per la riqualificazione urbana, le opere pubbliche e lo sviluppo sostenibile.
Francesco Strippoli (CdM)

giovedì 12 luglio 2012

Con "I trafficanti": Andrea Palladino a Taranto- evento rimandato

 L' Evento  ( la presentazione del libro) è rimandato a data  da destinarsi per motivi di salute dell'autore. L'iniziativa si svolgerà comunque: sarà questa occasione presentare la Rete dei Beni Comuni. Resta anche la cena popolare!


E' un'iniziativa itinerante, che nel tour regionale organizzato dalla Rete dei Beni Comuni si ferma anche a Taranto.Esattamente alle ore 20 di venerdì, Andrea Palladino presenterà il suo libro "I trafficanti" presso il Comitato di quartiere Città Vecchia di Taranto.

Il Libro: “Trafficanti. Sulle piste di veleni, armi, rifiuti”, edito da Laterza.



"Per parlare di beni comuni bisogna comprendere i meccanismi e le dinamiche politiche e/o malavitose (e i loro intrecci) che minacciano i beni comuni e che, di fatto, rappresentano un ostacolo a una gestione trasparente, efficace e partecipata" si legge nel sito della rete dei beni comuni.
Il libro di Palladino in effetti spiega e descrive molto bene cosa c'è dietro il traffico europeo di rifiuti. Rifiuti che diventano veri e propri veleni da disseminare nei territori più fragili, da affondare in fondo al mare. E questo spesso con la connivenza di importanti  settori deviati dello Stato, imprenditori, esperti di marketing e della finanza. Il libro è il resoconto dettagliato di intricati casi irrisolti corredato e supportato da rivelazioni inedite di trafficanti e di collaboratori che vivono ancora oggi sotto copertura. Gli eventi narrati in questo libro sono stati inoltre spesso oggeto di inchieste da parte della magistratura, e nella maggior parte dei casi queste inchieste si sono concluse positivamente per le persone a diverso titolo coinvolte, con archiviazioni e assoluzioni.
Palladino si domanda ad esempio: che fine hanno fatto i 41 bidoni di diossina provenienti da Seveso?dove sono finite le scorie dell'Icmesa?
Il viaggio di Palladino parte proprio da Seveso per percorrere diverse tappe dei lunghi e misteriosi viaggi di veri e propri veleni, che quasi sempre hanno "un minimo comun denominatore": l'Africa.
Ed è l'Africa in cui si è conclusa tragicamente la vita di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, ma anche l'Africa di un territorio che oggi conosciamo solo perchè laggiù è stata sequestrata la cooperante sarda Rossella Urru: le navi dei veleni cambiano rotta, prendono la via della terra del popolo Saharawi. Lontani abbastanza da occhi indiscreti.
Il libro di Palladino mostra uno "squarcio denso di dettagli su un vasto gruppo di trafficanti, che hanno stretto accordi per riempire il continente africano di rifiuti e armi".



"È una storia di crimini rimasti senza un colpevole. È la storia del traffico europeo dei rifiuti, di chi è stato ucciso per averla raccontata e di chi ha individuato la ragnatela tessuta dalla malavita e il ruolo che ha giocato la politica. Protagonista è l'Italia, diventata una gigantesca piattaforma logistica di veleni."

L'autore
Andrea Palladino, giornalista e documentarista, ha vissuto a lungo in America Latina, occupandosi di diritti umani, comunicazione e cultura popolare. Ha realizzato inchieste sulle ecomafie e sulla criminalità organizzata per "il manifesto", "Il Messaggero", "l'Unità", "Diario" e il sito web tedesco stern.de. Ha pubblicato: Evelina e Marcelino (con altri autori, Sensibili alle foglie 1995), racconto sulla vita dei bambini di strada brasiliani; Bandiera nera. Le navi dei veleni (manifestolibri 2010); Die Müllmafia: Das kriminelle Netzwerk in Europa (con S. Mattioli, Herbig 2011), inchiesta sull'intreccio tra le mafie italiane e le organizzazioni criminali europee per la gestione delle scorie industriali.