giovedì 22 luglio 2010

BASTA INDUGI SUL BENZO(A)PIREN

Lettera aperta. ALTAMAREA ALLE ISTITUZIONI

Il 7 giugno 2010. una delegazione di “AltaMarea contro l’inquinamento – Coordinamento di Cittadini ed Associazioni di Taranto” ha illustrato all’assessore regionale all’ambiente dr. Nicastro, coadiuvato dal responsabile del settore ing. Antonicelli, la diffida già inviata al Presidente Vendola sulla importante questione dello sforamento nel 2008 e nel 2009 dell’obiettivo di qualità di 1 ng/mc fissato per il benzo(a)pirene con normativa nazionale in vigore fin dal 1 gennaio 1999.

Al termine dell’incontro la Regione, con un comunicato stampa, affermò: Nel corso dell’incontro odierno, ai rappresentanti delle associazioni ambientaliste è stato chiarito come non vi siano dubbi in relazione all’esigenza di conseguire la riduzione della concentrazione di benzo(a)pirene ben prima del 31 dicembre 2012, prospettato dal Ministero dell’Ambiente. “Ci siamo impegnati – ha detto Nicastro - a promuovere presso il Ministero, responsabile del procedimento per il rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale per lo stabilimento ILVA, una forte azione di sollecitazione volta alla definizione delle misure necessarie per ridurre il contributo emissivo”. “Tali misure - ha precisato - potranno e dovranno essere anche più stringenti di quelle previste dalle BAT, come peraltro stabilito dalla norma in casi limite come questo. Questo assessorato ritiene che considerata la situazione ambientale che si è determinata nella città di Taranto l’accoglimento di tale richiesta sia doveroso da parte del Ministero dell’Ambiente”. In parallelo la Regione si è attivata per la redazione di un piano di azione finalizzato all’immediato rientro nei limiti previsti dalla legge nel benzo(a)pirene già nel 2010.

Mentre AltaMarea attendeva fiduciosa di conoscere il piano di azione della Regione per l’immediato rientro del benzo(a)pirene già nel 2010, il giorno 1 luglio 2010 il responsabile Ilva per i problemi dell’ambiente, in apposita conferenza stampa ha dichiarato “Sulla cokeria siamo in regola con la legge. Le emissioni sono state abbattute del 50%. Ci difenderemo contro ogni tipo di ricorso”. A tale tracotante affermazione, priva di riscontri oggettivi e certificati, Altamarea ha contrapposto il fatto incontrovertibile che la concentrazione di benzo(a)pirene misurata nella centralina di via Machiavelli come media di parte del 2008 e di tutto il 2009 supera del 30% l’obiettivo di qualità di 1 ng/mc. ARPA Puglia, che è un Ente tecnico pubblico certificato, ha accertato che oltre il 90% del benzo(a)pirene che arriva nella suddetta centralina proviene dai “processi produttivi condotti dall’area a caldo dello stabilimento siderurgico Ilva e, in modo maggioritario, all’interno di tale area, l’impianto di distillazione del carbon fossile per la produzione di coke metallurgico (cokeria).” Se gli “impianti a norma” di Ilva producono tanto benzo(a)pirene da far sì che la parte che arriva alle centraline è “fuori norma” spetta al gestore ridurre la propria produzione di benzo(a)pirene di modo che la parte che arriva alle centraline della città rispetti l’obiettivo di qualità fissato dalla legge.

Il 12 luglio 2010 ARPA Puglia ha comunicato al Comune e alla Provincia di Taranto nonché alla Regione Puglia che nei primi cinque mesi del 2010 il valore medio mensile di benzo(a)pirene nel quartiere Tamburi di Taranto è salito a circa 3 nanogrammi a metro cubo. Il valore di legge da non superare per il benzo(a)pirene, lo ripetiamo ancora una volta, è di 1 nanogrammo a metro cubo con concentrazione calcolata su base annua come media di tutte le rilevazioni mensili. Il dato comunicato da ARPA Puglia, relativo ai mesi da gennaio a maggio 2010, non è quello definitivo del 2010, ovviamente. Tuttavia, pur ipotizzando per assurdo che nei successivi 7 mesi da giugno a dicembre le immissioni di benzo(a)pirene nella centralina di via Machiavelli risultassero zero, la media annuale del 2010 sarebbe comunque pari a 1,25 ng/mc. E’ lapalissiano, quindi, affermare già oggi, senza tema di smentite, che il valore di legge fissato dalla normativa vigente sarà superato anche nel 2010, come si temeva.

A fronte di questa situazione assolutamente inaccettabile e insopportabile, ci sembra di capire che la Regione Puglia, anziché operare con l’urgenza promessa, intende avviare il cosiddetto “monitoraggio diagnostico” che, secondo noi, sarà solo un procrastinare, ingiustamente e per un tempo indefinibile, l’attivazione di provvedimenti seri ed efficaci per abbattere le immissioni di benzo(a)pirene, terribile cancerogeno, nell’area urbana di Taranto.

A tal proposito avevamo concordato un incontro urgente con il settore ambiente della Regione Puglia e con l’ARPA da tenersi prima del “tavolo tecnico” con Ilva. Tale incontro, programmato per le 12,30 di lunedì 19 è stato rinviato con sms delle ore 22 di domenica 18 luglio e non più riprogrammato, nonostante l’impegno preso dalle Regione e le nostre reiterate sollecitazioni, cui non è seguito neanche un segnale di buona creanza.

AltaMarea ribadisce ancora una volta che la normativa vigente dal 1° gennaio 1999 stabilisce che l'obiettivo di qualità per il benzo(a)pirene è di 1 nanogrammo a metro cubo e che le concentrazioni rilevate nell’area urbana di Taranto devono rimanere assolutamente al di sotto di tale valore. Tale norma ha valore cogente e si applica ad un inquinante che è classificato dallo IARC (Agenzia Internazionale Ricerca sul Cancro) al vertice della pericolosità in quanto è sicuramente cancerogeno (classe 1).

AltaMarea ritiene che nessun cavillo giuridico possa confutare la verità conclamata che la responsabilità dello sforamento del benzo/a)pirene rilevato nella centralina di via Machiavelli sia della cokeria Ilva e ribadisce, pertanto, che è l’azienda che ha il dovere di dichiarare cosa intende fare per far sì che per il benzo(a)pirene sia rispettato finalmente l’obiettivo di qualità di 1 ng/mc nelle centraline urbane. Tocca ai dirigenti Ilva, che non sono privi di conoscenze siderurgiche, trovare a qualunque costo i rimedi per abbattere le proprie emissioni di benzo(a)pirene in quantità tale che la concentrazione rilevata in tutte le centraline dell’area urbana di Taranto sia al massimo uguale all’obiettivo di qualità di 1 ng/mc. E se l’Ilva non è in grado di trovare provvedimenti e tecniche idonee a rispettare tale obiettivo di qualità, deve rassegnarsi a fermare la cokeria.

La proiezione matematica dei morti collegati alla quantità di benzo(a)pirene presente nell’atmosfera e rilevata nella centralina urbana con valori superiori all’obiettivo di qualità, numero di morti evincibile dalla relazione di ARPA Puglia del 4 giugno 2010, non consente a nessuno, e innanzitutto a nessuna delle Amministrazioni Pubbliche coinvolte, di tergiversare o eludere provvedimenti su fatti così gravi ed urgenti.

Sulla questione benzo(a)pirene la Regione e gli Enti locali hanno compiti precisi da concertare sinergicamente: la Regione Puglia ha il dovere ineludibile di intervenire sul piano di azione immediato e sul piano di risanamento dell’atmosfera; il Comune di Taranto ha il dovere di tutelare la salute dei cittadini; la Provincia ha il dovere di adempiere ai compiti delegati dalla Regione in termini di controlli e verifiche.

Di contro, il Ministero dell’ambiente deve emettere l’Autorizzazione Integrata Ambientale con prescrizioni severe a tutela dell’ambiente e conseguentemente della salute di cittadini e di lavoratori, a conclusione di un procedimento fortemente e colpevolmente già in ritardo di 3 anni.

Alle Autorità Pubbliche spetta operare con severità e tempestività, lungi dalle “cerimonie” degli atti di intesa, dei tavoli tecnici, dei permessi e di altre pastoie burocratiche, ricorrendo se del caso anche ai Carabinieri del NOE, per fare quello che non hanno saputo finora: adoprarsi e controllare che quell’obiettivo di qualità a Taranto, non rispettato dal 1 gennaio 1999, sia finalmente rispettato, ad ogni costo.

Se non accadrà nulla di tutto ciò, saremo costretti a bussare a porte dove non si dovrebbe mai bussare quando sono in campo le Amministrazioni Pubbliche.

lunedì 19 luglio 2010

Ceneri, rifiuti e politici

Si intorbidiscono le acque, entrano in gioco le procure e i politici perdono il loro potere di "mediare"... che danno... vero Vico?


domenica 18 luglio 2010

Rifiuti tossici “targati” Casoria

...e dove vanno a finire i rifiuti tossici? a Taranto, ovviamente!

Nove persone arrestate ed altre 21 indagate a piede libero, per un presunto traffico di rifiuti tossici tra la nostra zona (Casoria) e la provincia di Macerata. Le indagini sono partite due anni fa: i carabinieri del Noe hanno scoperto che ogni camion che partiva da una ditta di Casoria che in media trasportava 23 tonnellate di rifiuti pericolosi, raccolti in vari siti italiani. Secondo l’accusa con una documentazione falsa
per attestare il trattamento più costoso, in realtà mai eseguito. Le miscele di scarti finivano in varie discariche: a Macerata, a Canosa di Puglia, a Taranto e Dresda in Germania. (corriere di Aversa)

sabato 17 luglio 2010

Il resoconto dell'incontro ai Tamburi

Da un commento di una delle organizzatrici:

La serata è stata molto semplice basata sull'informazione. Abbiamo trascorso tutto il tempo (dalle 18,30 alle 22 circa) nello "stare" con le mamme, parlare con loro, informare, rispondere alle loro domande.... Si è riscontrato nella maggior parte di loro diffidenza e scoraggiamento ma al termine della serata quasi tutte ci hanno chiesto di tornare e di voler far qualcosa di concreto per i loro figli.... E' un terreno "non facile" perchè è gente che ha le ferite "aperte" e credo che la loro "paventata indifferenza" nasca solo dalla paura e dalla voglia di difendersi... della serie "non guardo, non voglio sapere...per non soffrire di più... "
Ieri sera abbiamo anche letto e firmato 2 differenti lettere (1 delle mamme e 1 dei bambini, indirizzate entrambe al sindaco) ... certo non abbiamo avuto molte firme... una quindicina di mamme e altrettanto dei bambini... ma si continuerà con determinazione e pazienza.... :-) appena avremo raggiunto un numero di firme "utile" porteremo le 2 lettere in delegazione (alcune mamme e alcuni bambini ci hanno già detto che vogliono venire con noi)
Noi siamo convinte che se "quella gente" si "sveglia dal torpore della paura" si potrà davvero fare una rivoluzione... ed è per questo che, pensiamo utile continuare in questa opera d'informazione e sensibilizzazione. Anche se con questo caldo vorremmo tutti andare a mare...
Non abbiamo voluto informare stampa e tv locali perchè vogliamo che la gente non si senta strumentalizzata e, soprattutto, vogliamo che queste "mamme" si fidino di noi, che è la cosa per noi più importante!
Ci auguriamo che altre "donne" di Taranto si uniscano a noi e altri "uomini" ci sostengano e ci aiutino così come loro credano opportuno poter fare...

venerdì 16 luglio 2010

Ilva, tamburi e sindaco...

Riqualificazione, bonifica, soldi e chiacchiere

Bella differenza tra il titolo positivo e il contenuto dell'articolo che si chiude, giustamente, con questa lucida osservazione:
"Sembra surreale lo scenario: caratterizzando le zone residenziali, presumibilmente verranno sempre fuori i metalli, si disporranno sempre gli appalti delle bonifiche, i tempi della resurrezione del quartiere si dilateranno, e poi nuovi metalli arriveranno a sedimentarsi nei terreni in un circolo vizioso di polveri rosse. Intanto, alle soglie della stagione delle bonifiche e di un nuovo ciclo di appalti mirati, alla Regione con urgenza si chiederà di iniziare a sbloccare altri milioni di quei presunti 78 (meno i primi 10 spesi), promessi in un avvenire non definibile al rione Tamburi."

"Nuova" vertenza Taranto?

...in pratica, nella più "floridiana" delle intenzioni, si tratta di aggirare tutte le piaghe e il malaffare fatto di speculazioni e corruzioni che affliggono da sempre (niente di "nuovo" infatti!) la città, e sventolare la solita richiesta di soldi a stato, regione ed enti da sborsare per opere più o meno fantasiose...

Dal sito della Provincia:
La bozza della Nuova Vertenza Taranto elaborata dalla Consulta per lo Sviluppo è pronta. Adesso parte la fase del confronto con i rappresentanti istituzionali di Terra Ionica e il mondo economico e sociale. Le proposte elaborate dalla Consulta verranno infatti discusse in due distinti momenti. Domani, venerdì 16 luglio, la prima riunione nel salone degli Stemmi di Palazzo del governo con i consiglieri regionali, l’assessore regionale Pelillo, i parlamentari ionici, la giunta e i consiglieri provinciali.
Per il 23 luglio, invece, la Consulta ha convocato l’assemblea del partenariato socioeconomico della provincia ionica di cui fanno parte, tra gli altri, associazioni dei consumatori, sindacati, organizzazioni di rappresentanza delle imprese. I due incontri avranno inizio alle ore 17.
“Da più parti si rileva la necessità di fare squadra sui temi dello sviluppo – commenta il presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido – ed è esattamente ciò che stiamo tentando di fare. Personalmente sono fiducioso, anche perché l’unico modo per immaginare un futuro diverso è di riconoscerci in un progetto di rilancio economico condiviso”.
Della Consulta per lo Sviluppo fanno parte Comune e Provincia di Taranto, Autorità portuale di Taranto, Camera di commercio, Assindustria, Cgil, Cisl e Uil.
Nuova Vertenza Taranto 682 News Nvt.22.6

Sintesi del Documento 'Nuova Vertenza Taranto'

Il documento sulla “Nuova Vertenza Taranto”, predisposto dalla Provincia di Taranto d’intesa con il Comune di Taranto, la Camera di Commercio, l’Autorità Portuale, Confindustria, le Confederazioni Sindacali, Confcommercio ed altre associazioni di categoria, rappresenta una analisi, non certo esaustiva, dei fabbisogni dell’area di crisi tarantina, con la previsione degli interventi prioritari e delle azioni che, a livello istituzionale ed a livello socio-economico, sono ritenute assolutamente necessarie.
A livello istituzionale, oltre alla attuazione di una nuova fase di concertazione operosa tra gli Enti Locali, viene considerata come necessaria ed indifferibile la interlocuzione con gli Organismi decisionali regionali, con l’ausilio della struttura di “Sviluppo Puglia” già sezione pugliese della società Sviluppo Italia; mentre, a livello nazionale, il Documento auspica forme dirette di interlocuzione con il Ministero dell’Economia (attraverso il Nucleo di Valutazione per gli investimenti pubblici) e con il Ministero delle Regioni per riprendere il “dialogo” sulle criticità dell’area tarantina, avviato con la delibera CIPE n° 155 del 21 dicembre 2000 e non più ripreso, se non per deliberazioni circoscritte al contratto di programma TCT (delibera CIPE n° 101/2000) ed alla piastra portuale di Taranto con la “legge obiettivo” (delibera CIPE n° 74/2003, che tuttora non trova attuazione per carenza di risorse statali integrative).

Leggi tutta la sintesi su Puglialive

Oggi donne in piazza ai Tamburi!

Ecco il programma dell'iniziativa delle donne di Altamarea per la sensibilizzazione delle famiglie del quartiere Tamburi presentato da una coordinatrice:

1 - ci si incontra in piazza Masaccio verso le 18,30 si incomincia a parlare con le persone e si definiscono le ultime cose
2 - l'incontro sarà presentato da Mariaelena Leone (del teatro del mare) la quale leggerà nel corso della serata anche dei brani scelti da lei, inerenti l'argomento.
3 - La serata ha la finalità di sensibilizzare le persone sul problema inquinamento e informare della bonifica e dell'ordinanza sindacale (che verrà consegnata a tutti). La gente deve capire che noi siamo con loro, che non siamo degli extraterrestri ma viviamo o abbiamo vissuto situazioni di dolore simili a molti di loro. Interverrà Paola D'andria dell'AIL.
4 - Saranno date indicazioni molto semplici e chiare sulla bonifica e soprattutto saranno lette delle semplici regole da adottare per ridurre i rischi ai bambini (nell'attesa di redigere un vademecum di comportamento)
5 - proporremo delle azioni concrete da "chiedere al sindaco" al fine di ridurre nei bambini l'esposizione agli inquinanti:
a) portare i bambini durante il periodo estivo a mare (a spese del comune o ancor meglio dell'ILVA: chi inquina paga...!)
b) all'apertura delle scuole chiedere che i bambini frequentino l'anno scolastico fuori dal rione Tamburi (con bus-navetta pubblico)
Per far questo verrà firmata dai genitori una lettera che porteremo in delegazione al sindaco (stampa presente) nel minor tempo possibile.
Anche i bambini firmeranno domani un'altra lettera da consegnare al Sindaco lo stesso giorno.
Queste 2 proposte saranno sostenute dai pediatri
6 - quella di oggi è solo la prima di una serie di iniziative da portare avanti affiancando e sostenendo la popolazione dei Tamburi.

giovedì 15 luglio 2010

Facciamo chiarezza!

Troppe concessioni al siderurgico, si chiuda la cokeria!

COMUNICATO STAMPA DI TARANTO LIBERA

E’ ancora allarme. I superamenti registrati da ARPA Puglia nei primi mesi del 2010 sono risultati 3 volte superiori al valore obiettivo di 1 ng per metro cubo. Questi dati confermano le nostre perplessità in merito alle dichiarazioni fatte dall’Ilva secondo le quali le cokerie risponderebbero in
pieno a quanto previsto negli atti di intesa e sarebbero pertanto realizzate e funzionanti nel rispetto delle Migliori Tecnologie Disponibili.
Il Sindaco, secondo l’Ilva, avrebbe dunque emanato un’ordinanza ‘inutile’.
Ebbene, alla luce degli ultimi dati, viene da chiedersi quanto efficaci siano
davvero queste MTD e soprattutto quanto sia utile pretendere ancora monitoraggi e campionamenti in continuo da un’azienda, l’Ilva, che prima si dichiara pronta a collaborare e poi in extremis rispedisce al mittente un’ordinanza sindacale.
Il 98% del benzo(a)pirene, prodotto nell’area industriale, proviene dalle cokerie dell’Ilva. Questo quanto sentenziato dall’ARPA. L’Ilva invece con ostinazione ribadisce che le ragioni degli sforamenti del valore obiettivo di benzo(a)pirene sono da ricercarsi in altre sorgenti emissive (quali ad esempio?).
L’Ilva lo dimostri. L’Ilva dimostri che tutti gli IPA provenienti dalla zona industriale non provengono dal polo siderurgico.
L’Ilva, invece, si arroga il diritto di calpestare Taranto e l’ordinanza emanata dal Sindaco secondo la quale l’Ilva avrebbe dovuto presentare un piano di ottimizzazione degli impianti, applicando le migliori tecnologie disponibili (BAT), finalizzato alla limitazione/minimizzazione delle ricadute in ambito urbano. Nell’ordinanza non c’è alcun riferimento al rispetto del valore obiettivo di 1 nanogrammo per metro cubo né cenni sulle misure da adottare in caso di mancato rispetto dei termini di 30 giorni. Se l’Ilva dovesse poi procedere con un ricorso contro l’ordinanza sindacale si potrebbero creare i presupposti per una battaglia senza fine.
Un comportamento da parte dell’Ilva che il comitato Taranto libera aveva previsto e che l’aveva portato a definire quell’ordinanza ‘approssimativa’. Ancora una volta numerose voci si levano invocando il rispetto. Un concetto che l’Ilva ha abbondantemente dimostrato di non conoscere.
Quante volte ancora dovremo gridare all’allarme? Quando Sindaco e Giunta comunale si decideranno a salvaguardare in primis la salute dei cittadini prendendo provvedimenti drastici ma necessari? Non c’è più tempo per il dialogo e per le richieste.
E’ arrivato il momento di fare fronte unico, si ordini, quindi, la chiusura della cokeria.

mercoledì 14 luglio 2010

Riva, se non pulisci, paga!!!

Taranto, la rivolta delle famiglie: basta veleni dell'Ilva

«Viviamo ai Tamburi dagli anni ’50 e siamo davvero stanchi di respirare tutti i giorni le polveri dell’Ilva mettendo a rischio la salute nostra e dei nostri figli e nipoti». E’ questa la motivazione che ha spinto Alfonso Tranquillino e sua moglie Francesca Viesti, residenti in via Merodio ai Tamburi, a denunciare l’Ilva di Taranto per getto pericoloso di polveri e minerali. E il sostituto procuratore Daniela Putignano (si veda la «Gazzetta» di ieri ha raccolto questa denuncia e quella di altre due famiglie e ha indagato Emilio Riva . Lo stabile in cui vive la famiglia Tranquillino appare sporco e danneggiato anche se è già stato sottoposto ad un radicale intervento di ristrutturazione negli anni ’90 come raccontano gli stessi inquilini. «Il materiale proveniente dal siderurgico - spiega Tranquillino - si deposita sulle ringhiere e sui pavimenti dei nostri balconi e finisce in tutte le stanze, dalla camera da letto alla cucina. Non ne possiamo davvero più, ecco perchè abbiamo deciso di prendere provvedimenti legali».
La famiglia Tranquillino non è stata la sola ad imbarcarsi in quest’avventura. Anche altre due famiglie di via Manzoni e di via Mar Piccolo hanno deciso di rivolgersi alla Magistratura per far valere i loro diritti. Si tratta di tre famiglie che si sono stabilite nel rione Tamburi quando era una zona residenziale della città. E invece si sono ritrovate a dover convivere con l’inquinamento, indipendentemente dall’esposizione dei loro appartamenti. Via Merodio e via Mar Piccolo, ad esempio, si trovano in due traverse opposte di via Galeso. Via Manzoni, invece, è nei pressi del cimitero. Ma tutti devono quotidianamente affrontare gli stessi problemi. «Parlando con altri residenti del rione - dice Tranquillino -, anche distanti da casa nostra, abbiamo appreso della loro intenzione di presentare ricorso. Così, condividendo l’iniziativa, ci siamo informati da un avvocato, il quale ci ha consigliato di sottoscrivere la denuncia personalmente in quanto questi reati possono essere contestati all’Ilva solo se viene presentata querela da parte della persona offesa. E noi non abbiamo avuto dubbi a firmare quella denuncia».
Eppure, le perplessità cominciano ad affiorare proprio ora che il sostituto procuratore, Daniela Putignano, ha dato loro ragione contestando a Emilio Riva, che dell’Ilva è stato presidente sino a maggio scorso (ora gli è succeduto il figlio Nicola), che «mediante l’immissione dell’ambiente di fumi, minerali e polveri prodotti dallo stabilimento, gettava cose idonee ad offendere, imbrattare e molestare persone perché deturpava ed imbrattava le unità abitative dei denuncianti, tutte ubicate nel quartiere Tamburi, nelle immediate vicinanze del parco minerali e fossili».
«L’avvocato - dice Francesca Viesti - ci ha informato dell’esito del ricorso, ma chissà se davvero cambierà qualcosa. Sono anche anni che ci viene promessa la riduzione dell’inquinamento ma finora senza esito. Perché mai questa volta dovrebbe essere diversa dalle altre?» Il marito è più ottimista: «Noi ci abbiamo messo tutta la buona volontà esponendoci in prima persona in questa battaglia giudiziaria e abbiamo già superato un primo ostacolo. Del resto, nessun giudice avrebbe potuto darci torto. I cattivi odori provenienti dall’Ilva si sentono fino a Castellaneta». (GdM)

Sono oltre 110 le denunce disposta una super-perizia
L’inchiesta sull’imbrattamento di alcune abitazioni del rione Tamburi, chiusa nei giorni scorsi - come rivelato ieri dalla Gazzetta - dal sostituto procuratore Danie - la Putignano con la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini al patron dell’Ilva Emilio Riva, non rappresenta un fatto isolato. Sono, infatti, ben 110 le denunce, presentata da un anno a questa parte, dagli avvocati Aldo Condemi e Vincenz o Montefor te, alla Procura della Repubblica per conto di residenti del quartiere Tambu ri. Tutte le denunce sono racchiuse in un fascicolo aperto dal procuratore capo Franco Sebastio che ha ipotizzato il reato di getto pericoloso di cose e ha disposto lo svolgimento di una perizia per accertare e quantificare il danno subito dai residenti nella zona che si trova a poche centinaia di metri dallo stabilimento siderurgico.
Ma qual è il senso di questa azione collettiva? «Per conto dei cittadini - spiegano gli avvocati Condemi e Monteforte - chiediamo il risarcimento, il giusto risarcimento, del ridotto valore patrominiale degli immobili. Cosa significa? Se si è proprietari di un appartamento di 100 metri quadri al rione Tamburi e si decide di venderlo, bisogna mettere in conto di ricavare non più di 4-500 euro a metro quadro, lo dicono le perizie che abbiamo allegato a tutte le denunce, perché sui Tamburi non vi è domanda alcuna di acquisto di abitazioni, per via dell’inquinamento, delle polveri di ferro. Non lo diciamo noi, d’altronde, ma lo ha detto la sentenza della Cassazione del 2005 nel processo sui parchi minerari che ha quantificato in 21.360 tonnellate all’anno le polveri sversate sul quartiere Tamburi. Il 94,9% di queste polveri, lo dice sempre la Cassazione, proviene dall’Ilva, quindi è giusto che sia l’Ilva a risarcire i proprietari degli immobili per il ridotto valore delle loro casa. Dal 2005 ad oggi - spiegano i due legali - la situazione ai Tamburi non è cambiata e dunque abbiamo deciso di tutelare i residenti nelle sedi competenti, facendo valere i loro diritti che riteniamo sacrosanti. Non abbiamo voluto pubblicizzare la nostra iniziativa ma ora che la Gaz- zetta ha raccontato ai suoi lettori dell’esito delle prime tre denunce che abbiamo presentato, vogliamo spiegare cosa ci spinge a seguire una via giudiziaria che per Taranto costituisce una assoluta novità. Ovviamente, non pensiamo solo al danno prettamente patrimoniale, ma riteniamo che la magistratura dovrà valutare necessariamente anche il danno biologico e quello esistenziale potenziale, derivato dal vivere quotidianamente in un quartiere letteralmente assediato dalle polveri e dai fumi provenienti dalla zona industriale». (GdM)

martedì 13 luglio 2010

Giochi velenosi...

Rischio cancro a Taranto: vietate le aree di gioco ai bambini

Berillio e policlorobifenili sopra i valori di legge. Scatta un'ordinanza sindacale firmata da Ippazio Stefanò nel quartiere Tamburi vicino all'area industriale TARANTO - Questa estate i bambini del quartiere Tamburi di Taranto non potranno giocare nelle loro aree verdi perché inquinate da sostanze cancerogene. A stabilirlo è stata un'ordinanza del sindaco Ippazio Stefàno. Vicino al quartiere Tamburi sorge l'area industriale di Taranto. A seguito di analisi condotte sui terreni del quartiere, è stata riscontrata una contaminazione chimica che oltrepassa i valori di legge per il berillio e i Pcb, sostanze cancerogene. A questo proposito la relazione tecnica del Progetto Coordinato per il risanamento del Quartiere Tamburi è chiara nel definire che "i risultati dell'analisi di rischio hanno evidenziato un rischio totale non accettabile per le sostanze cancerogene” in relazione allo “scenario bambini”. Alla luce della relazione tecnica il pericolo per i più piccoli è riferito a due inquinanti in particolare: i Pcb (policlorobifenili) e il berillio.
I bambini potrebbero infatti inconsapevolmente ingerirli o anche, nel caso dei PCB, venire contaminati per via del solo contatto dermico.
Altamarea, un coordinamento di cittadini e associazioni locali, ha già scritto al direttore generale dell'Arpa, Giorgio Assennato, affinché chiarisca la provenienza delle sostanze che hanno inquinato il suolo del quartiere Tamburi. Sulla base delle ricerche dello IARC (Agenzia Internazionale Ricerca sul Cancro, Monografia Volume N. 58) il berillio “fin dai primi anni del ventesimo secolo, è stato prodotto e utilizzato in una varietà di applicazioni come metallo in leghe”. I lavoratori delle aziende siderurgiche possono essere esposti “ad elevati livelli di berillio, soprattutto nella raffinazione e lavorazione dei metalli”.
Il quartiere Tamburi è già noto per essere sottoposto alla pressione di inquinanti come la diossina e il benzo(a)pirene, entrambi cancerogeni. Quest'ultimo ha superato nel 2008 e nel 2009 il valore fissato dalla legge. L'Arpa (Agenzia Regionale Protezione Ambiente) ha indicato nella cokeria dell'Ilva la sorgente del 98% di tale emissione cancerogena, fornendo al sindaco di Taranto gli elementi per emanare un mese fa un'altra ordinanza finalizzata a ridurre le emissioni e a tutelare la salute della popolazione. La Regione Puglia ha già disposto attorno all'area industriale una fascia di 20 chilometri in cui è fatto divieto di pascolo per le aree incolte, a causa della contaminazione da diossina. Il Dipartimento di Prevenzione della Asl di Taranto, da parte sua, ha inoltre disposto per i prossimi giorni l'abbattimento di altri mille capi di bestiame nelle cui carni è stata rinvenuta una concentrazione di diossina superiore ai limiti di legge. Erano già stati abbattuti in precedenza 1.200 capi di bestiame per la stessa ragione. (dm) (Diritti globali)

Benzoapirene: almeno una volta al mese!

LETTERA APERTA AL PROF. GIORGIO ASSENNATO D.G. ARPA PUGLIA - QUANDO CONOSCEREMO I DATI MENSILI DEL BENZO(A)PIRENE E DEGLI ALTRI INQUINANTI IN VIA MACHIAVELLI?


Egregio Professor Assennato,
in seguito alla recente caratterizzazione del suolo e delle falde acquifere si evince una situazione drammatica nel rione Tamburi di Taranto. Il 23 giugno è stata emanata dal sindaco di Taranto un’ordinanza con la quale si vieta ai bambini del quartiere Tamburi di giocare negli spazi verdi per via degli inquinanti riscontrati. Ordinanza quanto mai "singolare" visto che, oltre a non essere stata "informata" adeguatamente la popolazione del rischio in cui versa, non sono state prese a tutt'oggi le indispensabili azioni cautelari per impedire ai bambini di entrare in contatto con sostanze altamente pericolose per la loro salute.
Le scriviamo perché riteniamo giusto e importante per tutti sapere, anzitutto, quali misure concrete si stanno adottando per mettere in sicurezza la salute dei bambini visto che dalla relazione tecnica è emerso un rischio sanitario per sostanze cancerogene e non cancerogene nello scenario bambini. Le chiediamo, inoltre, di conoscere la fonte delle sostanze che hanno inquinato il suolo del quartiere Tamburi, primo e indispensabile passo da compiere in vista della ipotizzata bonifica: ha senso bonificare senza accertarsi che gli inquinatori smettano di inquinare?
La relazione tecnica del Progetto Coordinato per il risanamento del Quartiere Tamburi è chiara nel definire che "i risultati dell'analisi di rischio hanno evidenziato un RISCHIO TOTALE NON ACCETTABILE per le sostanze cancerogene” in relazione allo “scenario bambini”. Il rischio è riferito al PCB (ingestione e contatto dermico) e Berillio (Ingestione).
Chiediamo che ARPA Puglia, massimo organo tecnico regionale per la protezione dell'ambiente, approfondisca le indagini, se non lo ha già fatto, per comprendere meglio le dinamiche attraverso le quali sia stato possibile un tale inquinamento solo della superficie a verde del quartiere Tamburi (cosa veramente difficile da comprendere da chi utilizza il solo buon senso). E' assolutamente indispensabile, inoltre, definire una volta per tutte da dove provengono questi altri inquinanti trovati nel terreno del martoriato quartiere Tamburi, che si aggiungono al dramma della diossina e soprattutto del benzo(a)pirene.
Le è ben nota, egregio Professore Assennato, la drammatica situazione dell'inquinamento di origine industriale a Taranto. Dall'esterno, di giorno e di notte, non si percepisce alcun miglioramento, come pù volte dichiarato dalle aziende, senza una seria e certificata quantizzazione del presunto miglioramento o dell'essere gli impianti "a norma". Da quello che vediamo direttamente e sentiamo attraverso alcuni "sensori" interni alle aziende, comprensibilmente anonimi, riteniamo che con la ripartenza della produzione a livelli superiori a quelli degli anni più duri della crisi internazionale ancora in corso, le emissioni di inquinanti in atmosfera e quindi nel terreno siano in aumento. Siamo particolarmente preoccupati, lo ripetiamo, per i dati sul benzo(a)pirene rilevati da ARPA Puglia per gli anni 2008 e 2009, a fronte dei quali non si intravede alcun provvedimento incisivo.
Al momento l'opinione pubblica è all'oscuro di quanto sta accadendo o sta per accadere intorno a quel terribile cancerogeno. Nella drammatica situazione attuale siamo certi che ARPA Puglia sta effettuando le rilevazioni mensili del benzo(a)pirene ma non capiamo perchè questi dati non vengano resi pubblici. Oltretutto la Regione Puglia è impegnata a emettere subito il piano di azione per evitare che lo splafonamento del benzo(a)pirene registrato nel 2009 si verifichi anche nel 2010, come purtroppo temiamo che stia accadendo.
In relazione a tutto questo, Le chiediamo pubblicamente di rendere note le rilevazioni mensili del benzo(a)pirene nella centralina di via Machiavelli nel rione Tamburi di Taranto per il periodo da gennaio a giugno 2010.
Le chiediamo inoltre che la popolazione sia costantemente informata, a partire da subito, mese dopo mese, sui livelli non solo del benzo(a)pirene ma anche degli altri inquinanti cancerogeni e non cancerogeni presenti nell'atmosfera e sul terreno del quartiere Tamburi e chiediamo di acquisire in fase i dati del 2010 relativi alle analisi di laboratorio che sicuramente ARPA Puglia sta effettuando.
Nessuno comprenderebbe e/o giustificherebbe il perpetuarsi dell'infelice prassi di rendere noti questi dati solo a livello annuale o, come suol dirsi, a babbo morto.

Sicuri di un Suo immediato interessamento inviamo distinti saluti.

AltaMarea contro l'inquinamento - Coordinamento di Cittadini e Associazioni di Taranto

Il petrolio "italiano" ecco i siti


Tutti i numeri sull' estrazione di petrolio in Italia
“100 nuove trivelle ipotecano il futuro del mare e del territorio italiano”. Legambiente presenta il dossier Texas Italia

La folle corsa all’oro nero made in Italy. Ad oggi nel Belpaese sono stati rilasciati 95 permessi di ricerca di idrocarburi, di cui 24 amare, interessando un’area di circa 11 mila chilometri quadrati (kmq), e 71 aterra, per oltre 25 mila kmq. A queste si devono aggiungere le 65 istanze presentate solo negli ultimi due anni, di cui ben 41 amare per una superficie di 23 mila kmq.
Sono solo alcuni dei numeri del dossier nazionale Texas Italia di Legambiente, presentato oggi da Goletta Verde a Monopoli (Ba), in occasione della Tavola Rotonda “La minaccia del petrolio sul futuro sostenibile della Puglia”. A parlare di tutti i dati e i rischi connessi all’estrazione del petrolio italiano sono stati: Stefano Ciafani, Responsabile Scientifico Legambiente, Francesco Tarantini Presidente Legambiente Puglia, Simone Andreotti, Responsabile Protezione Civile Legambiente, Fabiano Amati, Assessore Protezione Civile della Regione Puglia, e Emilio Romani,Sindaco di Monopoli.


Rilanciata in nome di una presunta indipendenza energetica, la corsa all’oro nero italiano, stando alla localizzazione delle riserve disponibili, riguarda in particolare il mare e non risparmia neanche le Aree Marine Protette. Sono interessati il mar Adriatico centro-meridionale, lo Ionio e il Canale di Sicilia.
Tra le ultime istanze presentate c’è la richiesta della Petroceltic Italia di permessi di ricerca nell’intero specchio di mare compreso tra la costa Teramana e le isole Tremiti. Queste ultime in particolare sono minacciate anche da un’altra richiesta per un’area di mare di 730 kmq a ridosso delle isole. Sotto assedio anche mare e coste sarde, sulle quali pendono due recenti istanze della Saras e due più vecchie della Puma Petroleum, per un totale di 1.838 kmq nel golfo di Oristano e di Cagliari; la stessa società detiene una richiesta anche nello splendido specchio di mare tra l’isola d’Elba e quella di Montecristo, 643 kmq in pieno Santuario dei Cetacei all’interno del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.
È delle scorse settimane, infine, la notizia della partenza di una nave commissionata dalla Shell, che ha il compito di eseguire studi e prospezioni per individuare quello che viene considerato, usando le parole della stessa Shell Italia “un autentico tesoro” che porterebbe l’Italia a confermarsi “il Paese con più idrocarburi dell’Europa continentale”. Peccato che anche in questo caso le attività estrattive mal si combinerebbero con l’Area Marina Protetta delle isole Egadi e con un’economia basata prevalentemente su turismo e pesca.
Nei nostri mari oggi operano 9 piattaforme per un totale di 76 pozzi, da cui si estrae olio greggio. Due sono localizzate di fronte la costa marchigiana (Civitanova Marche - MC), tre di fronte quella abruzzese (Vasto - CH) e le altre quattro nel canale di Sicilia di fronte il tratto di costa tra Gela e Ragusa.
Passando dal mare alla terra, le aree del Paese interessate dall’estrazione di idrocarburi sono la Basilicata, storicamente sede dei più grandi pozzi e dove si estrae oltre il 70% del petrolio nazionale proveniente dai giacimenti della Val d’Agri (Eni e Shell), l’Emilia Romagna, il Lazio, la Lombardia, il Molise, il Piemonte e la Sicilia.
Complessivamente lo scorso anno in Italia sono state estratte 4,5 milioni di tonnellate di petrolio, circa il 6% dei consumi totali nazionali di greggio. Ma la quantità rischia di aumentare, perché stanno aumentando sempre di più le istanze e i permessi di ricerca di greggio nel mare e sul territorio italiano.
Una ricerca forsennata per individuare ed estrarre le 129 milioni di tonnellate che, secondo le stime del Ministero dello sviluppo economico, sono ancora recuperabili da mare e terra italiani. Ma il gioco non vale la candela. Infatti, visto che il Paese consuma 80 milioni di tonnellate di petrolio l`anno, le riserve di oro nero made in Italy agli attuali ritmi di consumo consentirebbero all’Italia di tagliare le importazioni per soli 20 mesi. Ma estrarre il greggio nostrano fino all’ultimo barile sarebbe un’ipoteca sul nostro futuro.
Nonostante ciò è già partita una “lottizzazione” senza scrupoli del mare italiano, che per ironia della sorte avanza inesorabilmente proprio quando l’attenzione internazionale è concentrata sul disastro ambientale nel Golfo del Messico causato dalla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon della BP (British Petroleum).
“In seguito a questo gravissimo incidente – commenta Stefano Ciafani, Responsabile scientifico Legambiente - sono state davvero propagandistiche le risposte date dal nostro governo. Il 3 maggio scorso, l'ex ministro Scajola ha convocato i rappresentanti degli operatori offshore per avere notizie sui sistemi di sicurezza ed emergenza senza risultati concreti. È importante notare che il risanamento per un incidente come quello americano nel nostro paese non sarebbe risarcito in maniera adeguata dai responsabili. Infatti ancora oggi le nostre leggi non hanno ancora risolto il problema del risarcimento in caso di disastro ambientale e inoltre le piattaforme non sono coperte dalle convenzioni internazionali. Altrettanto propagandistico ci è sembrato il provvedimento preso dal governo italiano a tutela di mare e coste nello schema di decreto di riforma del codice ambientale, approvato in Consiglio dei ministri su proposta del ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo”.

Le attività di ricerca ed estrazione di petrolio verrebbero vietate nella fascia marina di 5 miglia lungo l'intero perimetro costiero nazionale, limite che sale a 12 miglia per le Aree Marine Protette. Al di fuori di queste aree, le attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi verrebbero sottoposte a valutazione di impatto ambientale (Via). La norma si applicherebbe anche ai procedimenti autorizzativi in corso.
“Si tratta di un provvedimento dall'efficacia davvero relativa – prosegue Stefano Ciafani -. La norma non si applica infatti a pozzi e piattaforme esistenti. E poi cosa cambierebbe se un incidente avvenisse in un pozzo o una piattaforma localizzata al di là di 5 o 12 miglia dalle coste? In caso di incidente sarebbe comunque un dramma per i nostri mari e per il Mediterraneo. Se spostassimo, infatti, la marea nera che sta inquinando il Golfo del Messico nell`Adriatico la sua estensione si spingerebbe da Trieste al Gargano”.
Si tratta poi di una norma che contraddice quanto lo stesso governo Berlusconi aveva approvato con la legge Sviluppo del luglio 2009 quando aveva invece semplificato le procedure di Via rendendo la corsa all'oro nero più semplice.
Le istanze e i permessi di ricerca vengono poi valutati secondo un procedimento unico che coinvolge i diversi soggetti interessati. Se l’area in questione è su terra oltre lo Stato vengono coinvolti anche gli Enti locali (Regioni, Province e Comuni), mentre se il permesso è per eseguire ricerche sul sottofondo marino è previsto solo il parere da parte dello Stato e gli Enti locali sono esclusi dalle procedure, anche quando si tratta di aree a ridosso della costa, in cui un’attività di questo tipo modificherebbe non poco le attività economiche, turistiche e di altro tipo svolte dalle comunità che vivono sul mare.
Proprio la facilità delle procedure e il mancato coinvolgimento delle comunità locali sono, insieme ad un costo del barile che è tornato a livelli importanti (tra 75 e 80 dollari per barile), tra le cause principali della proliferazione delle istanze per i permessi di ricerca in mare. Richieste avanzate nella maggior parte dei casi, da imprese straniere come la Northern Petroleum (UK) e la Petroceltic Elsa, che da sole rappresentano circa il 50% delle istanze presentate negli ultimi due anni per un totale di 11mila kmq, che rischiano di essere ceduti in nome del petrolio e di una fantomatica indipendenza energetica, che di certo non si ottiene attraverso un rilancio dell’estrazione petrolifera in Italia, sa maggior ragione se a farla sono le imprese straniere.
Il gioco non vale la candela neanche dal punto di vista occupazionale. Le ultime stime di Assomineraria quantificano la rilevanza economica e occupazionale del settore estrattivo in Italia come segue: un risparmio di 100 miliardi di euro nelle importazioni di greggio dall’estero nei prossimi 25 anni e la creazione di 34mila posti di lavoro. Numeri che non reggono se confrontati con un investimento nel settore della green economy e delle rinnovabili. Anziché investire nella folle corsa all’oro nero e all’atomo si dovrebbe puntare con decisione sullo sviluppo di efficienza energetica e fonti pulite, un settore capace di creare solo in Italia dai 150 ai 200 mila posti di lavoro entro il 2020 e capace di traghettare il paese verso un’econoomia a basso tenore di carbonio, una trasformazione necessaria, visti gli obiettivi vincolanti degli accordi internazionali sui cambiamenti climatici, a partire da quello Europeo fissato per il 2020 (20% risparmio energetico, 20% produzione da fonti rinnovabili, 20% riduzione emissioni di CO2).
Dossier Legambiente - Texas Italia.0000001368

Tarantini da leggere: merita una pagina intera di Blog!


"L'eroe dei due mari" di Giuliano Pavone in libreria in autunno con Marsilio. L'incipit in anteprima
L'estate scorsa Tommaso Labranca ha letto il manoscritto e se n'è innamorato. A distanza di mesi, "L'eroe dei due mari" di Giuliano Pavone è diventato prima un caso nel web e poi ha trovato un editore: Marsilio lo pubblicherà in autunno. In anteprima su Affaritaliani.it leggi l'incipit del romanzo fanta-calcistico più atteso dell'anno e scopri tutti i particolari...

Tutto è partito nel luglio scorso, quando Tommaso Labranca, nella sua rubrica su FilmTv, ha elogiato un manoscritto che aveva avuto modo di leggere: “Pavone (l'autore, ndr) descrive mirabilmente l’entusiasmo calcistico eccessivo, quasi irritante, di alcuni accidiosi personaggi che si muovono sullo sfondo delle decadenze, delle mollezze e dei veleni italsiderei tarantini. Un atteggiamento che potrebbe essere facilmente pantografato su tutto il Paese”. Peppe Fiore (apprezzato autore Minimum Fax), a sua volta ha scritto, sempre a proposito de "L'eroe dei due mari", il romanzo di Giuliano Pavone diventato un autentico caso nella rete già da alcuni mesi e che a ottobre 2010, finalmente, un editore importante, Marsilio, porterà in libreria: “Sembra scritto per essere un film. Nessuna concessione allo stiloso fine a se stesso, e un sacco di trovate molto divertenti anche per chi, come me, non ama il calcio”. Jacopo De Michelis, editor di narrativa italiana di Marsilio, così lo ha presentato ad Affaritaliani.it: "Si tratta di un esordio che riteniamo davvero notevole, una spassosa commedia di costume sull’Italia di oggi in uno stile tra gli ultimi romanzi di Gaetano Cappelli e 'Che la festa cominci' di Ammaniti". Insomma, alla fine, soprattutto grazie alle parole di Labranca, Pavone ha trovato un editore. Ora possiamo solo aspettare di leggere il suo libro, per capire se effettivamente merita tanta attenzione.

giuliano pavone
Giuliano Pavone
Ma di cosa parla "L'eroe dei due mari"? Luís Cristaldi, attaccante brasiliano dell’Inter, è uno dei migliori calciatori del mondo. In ossequio a un insolito voto annuncia di voler giocare una stagione gratis nel Taranto, squadra di serie C1. Taranto, la città dei due mari, dei tre ponti e dei mille problemi. La città della Marina Militare e dello stabilimento siderurgico più grande d’Europa, con record in fatto di inquinamento e morti bianche. La città che ha prodotto il fenomeno Cito e il dissesto finanziario più grave d’Italia. Taranto, periferia da sempre, viene portata dal clamoroso evento sportivo al centro dell’attenzione mondiale, dibattendosi fra velleitari sogni di riscatto e l’immagine inevitabilmente folkloristica che ne danno i mass media. Cristaldi afferma che Egidio Cardellicchio, discusso santone-predicatore assurto a glorie televisive, l’ha guarito da un male che i medici avevano definito incurabile. “Fratello Egidio”, tarantino, aveva poi chiesto come ricompensa a Cristaldi di giocare nella squadra della sua città. Il Taranto viene ripescato in serie B e grazie alle prestazioni del suo campione sogna di essere promosso in A per la prima volta nella sua storia.

Una narrazione in stile cinematografico segue i personaggi che si muovono attorno alle vicende calcistiche. Una ragazza che viene da un quartiere popolare sta per sposare un “buon partito”, ma non ne è convinta fino in fondo. Paradossalmente lei che è un’accesa tifosa è fidanzata con uno dei pochi uomini che disprezzano il calcio. Il sindaco, progressista e donchisciottesco, elegge a suo consigliere un usciere comunale grasso e scansafatiche il quale, dal “basso” della sua esperienza, gli darà delle salutari lezioni di comunicazione di massa. Un trentaquattrenne disoccupato che vive ancora con i suoi e non esce quasi più di casa, ritrova nel calcio e in una tormentata storia d’amore la voglia di sperare. Un giornalista locale e l’inviato di un grande quotidiano sportivo si guardano in cagnesco, si contendono la stessa donna, ma finiscono per diventare grandi amici. Infine lo stesso Cristaldi, campione dalla personalità debole, che ha un solo slancio di coraggio quando sprona i tarantini a protestare contro l’acciaieria inquinante e pericolosa. E, forte del potere mediatico del calcio, riesce dove la politica e la società civile avevano fallito. Incontri segreti e misteriose conversazioni telefoniche danno alla storia una spruzzata di giallo, tenendo il lettore sulla corda fino alla sorprendente conclusione. Lo stile, scorrevole e leggero, predilige la chiarezza della narrazione al compiacimento letterario, ed è vivacizzato da “inserti” originali come articoli di giornale e testi di intercettazioni telefoniche. Un lavoro corale, dove comicità e sprazzi di poesia si alternano a ritmo serrato. Una favola paradossale, ma allo stesso tempo realistica, sui meccanismi dell’informazione, i rapporti fra Nord e Sud, il calcio moderno e quello di provincia. Una storia che diverte, commuove e fa riflettere.

L'AUTORE - Giuliano Pavone (1970) è nato a Taranto e vive a Milano. Giornalista, ha pubblicato libri sul calcio, sul cinema e umoristici. Con Giovannona Coscialunga a Cannes. Storia e riabilitazione della Commedia all’italiana anni 70 (Tarab, 1999) ha anticipato, fra il serio e il faceto, la moda dei vecchi film comico-sexy con Lino Banfi, Edwige Fenech & C. Pallafatù. Il calcio visto da Taranto (Teseo, 2005), antologia benefica di cui è stato ideatore, realizzatore e co autore, si è rivelato un caso editoriale su scala locale. Interesse e consensi ha raccolto anche Camera con svista. Mirabolanti offerte e colossali bufale del mercato della casa (BUR 2007, scritto con sua moglie Lucia Tilde Ingrosso e Mario Bianco).
(Affaritaliani)

lunedì 12 luglio 2010

Salute, inquinamento e informazione

L’I N I Z I AT I VA : «TARANTO LIBERA» INCONTRA LA COMMISSIONE AMBIENTE DEL COMUNE E PROPONE UNA CAMPAGNA INFORMATIVA SULLA CONTAMINAZIONE DA INQUINANTI.

La presenza di sostanze inquinanti al quartiere Tamburi, pericolose per la salute, è arcinota. Informare la popolazione dei rischi derivanti dalla contaminazione, accertata in alcune zone del quartiere e per la quale il Comune procederà alla bonifica, diventa una priorità «democratica». La commissione Ambiente del Comune ha accolto la proposta dell’associazione «Taranto libera» di promuovere una campagna d’informazione che diffonda la conoscenza sulle sostanze inquinanti e sui rischi per la salute dei cittadini. A muovere «Taranto libera», si legge in una nota, l’idea che «le amministrazioni pubbliche ed in particolare i servizi che si occupano di prevenzione hanno la fondamentale funzione di garantire che tale processo comunicativo avvenga senza discriminazioni senza allarmismi e secondo criteri di interesse generale. Emerge la necessità di dotarsi di una strategia di comunicazione che diventa fondamentale per campagne di informazione del pubblico sui rischi o per cercare di modificare comportamenti che possono incidere sulla salute». La commissione Ambiente tornerà a riunirsi nei prossimi giorni e tornerà ad ascoltare «Taranto libera» di cui ha apprezzato l’iniziativa e lo spirito che l’anima. A questo punto agli ambientalisti toccherà mettere a punto un progetto e presentarlo all’organismo comunale guidato da Gabriele Pugliese. Alla riunione di venerdì scorso era presente la responsabile di Arpa Taranto, Maria Spartera, che ha confermato la presenza degli inquinanti rilevati ai Tamburi. L’iniziativa di «Taranto libera» prevede il coinvolgimento delle scuole e di eventuali sponsor e c’è il sostegno e la disponibilità a collaborare al progetto dell’Associazione culturale pediatri nella persona di Anna Maria Moschetti. Gli obiettivi sono molteplici: «Informare e migliorare le conoscenze – spiegano gli ambientalisti in una nota – per dare facoltà di scelta. Promuovere la salute. Modificare o rinforzare i comportamenti non a rischio. Negoziare su questioni controverse o su punti di vista diversi. Comunicare l’incertezza e favorire la partecipazione e il processo di corre sponsabilità. Valutare il ritorno da parte del pubblico per essere sicuri che il messaggio sia stato capito, monitorare l’esito della campagna informativa». Sullo sfondo, ma in realtà è centrale, rimane la questione di quanto e come la presenza industriale possa aver contribuito all’inquinamento dei terreni. Sarebbe interessante sapere, a questo punto, cosa pensino proprio le industrie circa l’opportunità di informare la popolazione sui rischi per la salute derivanti dalle sostanze ritrovate nei terreni ai Tamburi. E se fosse poi peregrino pensare anche a un loro contributo sulla delicata questione. In fondo quando si parla di «responsabilità sociale» si allude anche a questo.

Fulvio Colucci , Gazzetta del Mezzogiorno, 12 luglio 2010.

Rifiuti, discariche e sindaci

Comunicato stampa Associazione di Cittadini Attiva Lizzano

Si è svolta il 12 Luglio 2010, presso la Regione Puglia a Bari, la Conferenza dei Servizi, convocata per discutere la richiesta di deroga per l’ampliamento e la riclassificazione della discarica da parte della ditta Vergine s.p.a.
I comuni di Taranto, Lizzano, Monteparano, Faggiano insieme all’associazione AttivaLizzano e al comitato per l’ambiente di Fragagnano ribadiscono il proprio NO alla deroga. Nuovamente assente il Comune di Fragagnano, malgrado il sindaco, prof.ssa Alfonso, abbia imperniato la propria campagna elettorale proprio sulla difesa dell’ambiente e della salute dai danni della dicarica.
Nel precedente incontro, il parere negativo rispetto alla richiesta di deroga era stato motivato: dalla non conformità della discarica alla normativa di settore per quanto riguarda il confinamento inferiore della discarica; dalla necessità di un nuovo iter procedimentale stante la richiesta di riclassificazione della discarica e l’avvio di una nuova procedura di Valutazione di Impatto Ambientale; dall’incremento delle esalazioni maleodoranti e dal conseguente disagio per gli abitanti dei paesi vicini, che sarebbero ancor più esposti al rischio di danni alla salute dell’uomo per la possibile presenza di sostanze tossiche disperse dal biogas.
A tali motivazioni, in questa sede, ne sono state aggiunte altre molto rilevanti. L'ARPA ha registrato sforamenti di acido solfidrico intorno alla discarica "Palombara" e ha fatto notare la frequente presenza di un fango proveniente dalla centrale di Brindisi con codice CER100120 non presente nel precedente sito "Mennole".
Le note di chiarimento fornite dalla Vergine s.p.a. hanno messo in evidenza che non esiste un sistema di combustione del biogas con la conseguenza che,
L’assenza di suddetto sistema costituisce una violazione essenziale delle prescrizioni all'esercizio della discarica e alla richiesta di deroga; tale grave violazione riguarda tanto il futuro quanto il passato. I comuni ribadiscono il parere negativo considerando non solo la tutela della salute dei cittadini, ma anche il danno ambientale che queste discariche hanno creato nel corso degli anni.
L’associazione AttivaLizzano si oppone alla deroga e avvalora la propria posizione mettendo agli atti centinaia di esposti sottoscritti dai cittadini lizzanesi che lamentano la ripetuta presenza di esalazioni maleodoranti ed i conseguenti danni per la salute.

domenica 11 luglio 2010

Basta velENI!

COMUNICATO STAMPA SU CENTRALE ENIPOWER E METANODOTTO

Il “NO” al potenziamento della centrale termoelettrica dell’ENIPOWER rientrava tra i punti della piattaforma di AltaMarea in sostegno della quale circa 20 mila cittadini hanno manifestato lo scorso 28 novembre per le vie della città. AltaMarea quindi nel ribadire la sua opposizione al progetto nella sua attuale formulazione, ritiene che la Regione Puglia abbia la piena legittimazione popolare per poter inoltrare il suo ricorso amministrativo avverso la concessione della v.i.a. per la nuova centrale. AltaMarea inoltre ritiene che il consiglio comunale debba a sua volta confermare la sua opposizione al progetto.
Di recente il Ministero dell’ambiente ha anche rilasciato l’AIA alla vecchia centrale termoelettrica. Scandalosamente sono state ritenute idonee tutte le sue componenti. Anche quelle più inquinanti, nei confronti delle quali non è stato prescritto alcun procedimento di chiusura, né nei tempi stretti, né ad avvenuta costruzione della nuova centrale. Non solo. Le prescrizioni imposte risultano del tutto blande.
Va ribadito come la nuova centrale termoelettrica non sostituisca quella già in esercizio all’interno della raffineria. Se non in alcune delle sue parti più obsolete realizzate negli anni ’60 e funzionanti ad olio combustibile. Rimangono invece in esercizio caldaie e turbine per una potenza di circa 67 MW che, sommata ai 240 MW della nuova, portano il polo energetico da 87 a circa 307 MW. Si tratta quindi di un’operazione soprattutto di ordine commerciale e poco caratterizzata come risanamento ambientale. L’ENI punta non già a soddisfare il fabbisogno energetico della raffineria ma ad una diversificazione produttiva delle sue attività sul territorio jonico, affiancando alla raffinazione del greggio la produzione di energia.
Molte le ambiguità, infine, sulla vicenda metanodotto. Questa condotta dovrebbe servire l’impianto di produzione idrogeno (ausiliario rispetto al nuovo impianto di idrocracking) e la nuova centrale termoelettrica in una diramazione del tronco principale. Si tratta di due distinti progetti rispetto ai quali sussistono molti aspetti da chiarire nelle procedure sin qui espletate ed alcune perplessità per quanto riguarda la V.I.A. dei progetti di cui sono parte integrante.
AltaMarea resta vigile in attesa dei chiarimenti che saranno fatti in sede di Consiglio Comunale.

Taranto, 10 Luglio 2010
"AltaMarea contro l’inquinamento – Coordinamento di Cittadini e Associazioni di Taranto”:

L'Ilva di dentro...

Foto da Luigi Surdo

Fatti, Presidente!

Signor Presidente Vendola,

Lei ha più volte dichiarato di avere compreso davvero lo spessore della situazione di Taranto, creata dall'inquinamento di origine industriale, attraverso le letterine e le parole che i bambini di Taranto Le hanno fatto giungere. Il Suo dolore per quelle creature innocenti e la Sua solidarietà verso i loro genitori sono stati sinceri ed hanno indotto Lei ad assumere decisioni coraggiose contro l'apatia e l'indifferenza delle Istituzioni nazionali. Qualcosa è cambiato, ma il "maligno" che sovrasta questo territorio è sempre presente ed imperante. Esso si manifesta ogni giorno sotto abiti diversi: avantieri indossava quelli della polvere dai parchi primari, ieri quelli della diossina dall’agglomerato, oggi si presenta con quelli del benzo(a)pirene dalla cokeria e dei metalli pesanti dalle emissioni convogliate, diffuse e fuggitive. Ma i bambini dei Tamburi quel "maligno" così vestito non lo riconoscono, nè saprebbero evitarlo. I loro genitori in questi giorni saranno alle prese con le loro domande: Perchè ora non posso più andare a giocare giù in giardino? ma fino a ieri ci andavo! quando potrò tornarci? e ora che faccio?
Da genitori e nonni immaginiamo le risposte che quei genitori daranno ai loro figli, avendo anche l'angoscia di non possedere nessuna speranza a cui attaccarsi per infondere un pò di fiducia e indurre un sorriso.
"Altamarea contro l'inquinamento - Coordinamento di Cittadini ed Associazioni di Taranto", avverte la fortissima preoccupazione presente in "AIL - Sezione di Taranto" e in "Bambini contro l'inquinamento" che sono a contatto diretto e quotidiano con casi drammatici e constatano la propria impotenza e l'inadeguatezza dei provvedimenti che di volta in volta vengono adottati dall’Autorità competente.
Altamarea, in questi giorni, ha manifestato, inascoltata, le perplessità suscitate dalla misconosciuta vicenda della caratterizzazione e bonifica del quartiere Tamburi. A pelle si sente che le cose stanno ancor peggio di come sono state comunicate. Si possono comprendere le motivazioni di tanta prudenza, ma nel contempo è certo che, se non si hanno le idee chiare su come stiano le cose veramente, si rischia di rinviare i provvedimenti risolutori e, nel frattempo, di sprecare risorse, il che non è poco in periodo di vacche magrissime com'è quello che si vive a Taranto.
Caro Presidente, questa di Taranto non è solo un'emergenza cittadina, è un dramma regionale, nazionale ed europeo: venga subito a Taranto, faccia chiarezza su quello che sta accadendo, imprima un'accelerata sui provvedimenti, incontri i cittadini e non solo le Istituzioni, faccia sentire che lo Stato c'è anche qui. Il Presidente Napolitano, a dei ragazzini di una scuola della provincia di Taranto andati a trovarLo al Quirinale, ha manifestato il Suo dolore e rammarico per non avere conosciuto a suo tempo cosa avrebbe provocato di male ai cittadini di Taranto l'industrializzazione decisa a fin di bene. A quel rammarico, però, non è seguito nulla. E qui c'è qualcuno che, in questa situazione drammatica, ha l'impudenza di festeggiare i "50 anni di acciaio a Taranto", che oltretutto non sono neanche tutti suoi.

Venga subito Presidente.

"Altamarea contro l'inquinamento - Coordinamento di Cittadini ed Associazioni di Taranto"

venerdì 9 luglio 2010

Basta pirateria con i rifiuti!

COMUNICATO STAMPA Cittadinanza attiva Lizzano: DISCARICA VERGINE LE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE E I COMUNI SUL PIEDE DI GUERRA – ADESSO TOCCA ALLA PROVINCIA

La ditta Vergine s.p.a., proprietaria della discarica per rifiuti non pericolosi in località Palombara, nell’isola amministrativa di Taranto B, ha richiesto alla Regione Puglia la deroga per lo smaltimento di rifiuti in discarica ai sensi degli artt. 7 e 10 del D.M. 3/08/2005, in pratica:
la deroga a poter accettare i rifiuti con concentrazioni nell’eluato dei parametri indicati nella Tab. 5 del suddetto decreto fino a 3 volte i valori limite riportati, per tutti i rifiuti non pericolosi che la discarica è autorizzata a smaltire;
ai sensi dell’art. 7 comma 1 e 2 del D.M. 3/08/2005 la deroga a poter accettare i rifiuti con concentrazioni nell’eluato del parametro DOC con valori illimitato, per alcune tipologie di rifiuti.
Si tratta in definitiva di una richiesta di riclassificazione della discarica che diventerebbe “Discarica per rifiuti misti non pericolosi con elevato contenuto sia di rifiuti organici o biodegradabili che di rifiuti inorganici con recupero di biogas”.
Nella seduta della Conferenza di Servizio del giorno 25/06/2010 presso l’Assessorato all’Ambiente della Regione Puglia ha visto partecipare:
l’Associazione di Cittadini AttivaLizzano e il Comitato per l’Ambiente di Fragagnano, i Comuni di Taranto, Lizzano Monteparano e Faggiano. Assente ingiustificato il Comune di Fragagnano (si auspica la sua presenza nel prossimo incontro della Conferenza di Servizi prevista per il 12 Luglio).
E’ stato redatto un documento congiunto nel quale i Comuni presenti hanno espresso il loro motivato parere negativo rispetto alla richiesta di ampliamento, hanno denunciato la non conformità della discarica alla normativa di settore per quanto riguarda il confinamento inferiore della discarica, e infine, hanno evidenziato la necessità di un nuovo iter procedimentale stante la richiesta di riclassificazione della discarica e l’avvio di una nuova procedura di Valutazione di Impatto Ambientale. Il parere negativo, inoltre, è motivato dall’incremento delle esalazioni maleodoranti e dal conseguente disagio per gli abitanti dei paesi vicini, che sarebbero ancor più esposti al rischio di danni alla salute dell’uomo per la possibile presenza di sostanze tossiche disperse dal biogas.
E’ stato presentato, inoltre, un documento congiunto delle associazioni ambientaliste nel quale si evidenzia l’impraticabilità della richiesta di deroga e, quindi, di riclassificazione della discarica per molteplici incoerenze della stessa alle norme di settore, nonché la mancanza di garanzie dell’analisi di rischio presentata dalla ditta in quanto “di parte” e effettuata con dati sottostimati. Anche in questo caso, sono stati espressi particolari dubbi riguardo alla conformità della barriera impermeabile inferiore.
L’ Associazione di Cittadini AttivaLizzano ha denunciato la presenza di odori malsani e maleodoranti in diverse ore del giorno, in antitesi a quanto riportato dall’ARPA che attesta dati al di sotto della soglia olfattiva, ed a riprova ha presentato circa trecento denunce di cittadini che lamentano oltre alla presenza di cattivi odori, anche i conseguenti problemi di salute.
Il Comune di Taranto, sul cui territorio insiste la discarica, ha richiesto l’istituzione di un tavolo tecnico che valuti l’effettiva conformità della discarica alla normativa.
Purtroppo la Provincia di Taranto, attraverso un fax, ha espresso parere favorevole all’ampliamento della discarica.
E’ proprio contro tale parere espresso dalla Provincia che giovedì 8 Luglio è stata protocollata una nota diretta al dirigente del settore ambiente, all’Assessore Provinciale, al Presidente della Provincia e al Presidente della Commissione Ambiente, con la quale le Associazioni ambientalistiche denunciano la superficialità e lo scarso approfondimento dell’Ente provincia su tale argomento che interessa la salute pubblica e l’inquinamento ambientale. La gravità è evidenziata, inoltre, dalla particolare funzione di organo di controllo che l’Ente Provincia riveste.
Le Associazioni evidenziano come, fino ad oggi, l’azione esercitata dalla Provincia non abbia permesso ai cittadini di sentirsi tutelati e garantiti in merito al rispetto dei procedimenti autorizzativi e delle norme tecniche che disciplinano una fattispecie rilevante per la qualità della vita e per la salute quale quella in esame. Pertanto, le Associazioni chiedono alla Provincia di:
revocare il parere espresso nella seduta del 25/06/2010, in via cautelare e di autotutela, di annullare tutte le autorizzazioni e/o i pareri comunque espressi su tale discarica in contrasto con la normativa di settore, di revocare, quale Ente competente al controllo, l’autorizzazione allo smaltimento dei rifiuti non pericolosi in discarica non avendo, a loro avviso, la discarica i requisiti di legge previsti (neanche per i rifiuti inerti).

giovedì 8 luglio 2010

Compleanno o trigesimo?

50° compleanno dell'Ilva, ma Taranto non festeggia
I retroscena di 50 anni fa: Napolitano grande sponsor


«Sono stato assunto il primo settembre del 1960, cartellino numero sette, in ordine alfabetico. Provenivo dai cantieri navali. In 15 siamo partiti per Cornegliano per la formazione. Poi sono arrivati gli altri e in 40 dovevamo partire per gli Stati Uniti per addestrarci nel laminatoio di una fabbrica nell’Utah, ma io rimasi a casa, sapevano che ero del sindacato. La grande fabbrica apriva orizzonti, cambiava la storia, come si diceva». Cosimo D’Andria, 76 anni, ex operaio Ilva, dirigente sindacale della Cisl, è un testimone di 50 anni (la prima pietra fu posta il 9 luglio 1960).
«C’era un clima di festa, eravamo orgogliosi di far parte di un progetto», ricorda. «Eravamo tanto poveri che la fabbrica l’avremmo costruita anche in piazza della Vittoria» rivelò qualche anno fa, prima di morire, Angelo Monfredi, all’epoca sindaco di Taranto.
Piazza della Vittoria è il salotto della città, a pochi passi dal ponte girevole, circondata dai palazzi di fine Ottocento. Invece, il quarto centro siderurgico a ciclo integrale, che con il raddoppio doveva diventare il più grande d’Europa, fu realizzato tra gli ulivi e i vigneti a Nord della città, oltre il Mar Piccolo e con una parte degli impianti sul Mar Grande, con l’attracco per le navi che trasportano materiali ferrosi e carbon fossile. Cinque altiforni, tra i quali l’Afo5, tra i più alti al mondo, due laminatoi, due treni nastri, in un’area di 15 chilometri quadri, due volte e mezzo la città, attaccati al rione Tamburi.
Giuseppe Carucci, 36 anni, quattro figli (due gemelli nati ieri), perito elettrotecnico, 13 anni in Ilva, assunto con la gestione Riva : «Lavoro al treno nastri uno, dove le bramme diventano rotoli di acciaio destinati all’industria automobilista. All’inizio ero disorientato: tutto era enorme, alle prese con macchine mai viste. Poi la tua vita cambia, entra nelle macchine e queste penetrano nella tua esistenza. Fai parte del ciclo vitale della fabbrica, malgrado la fatica pensi insieme ai suoi ingranaggi e ai suoi ritmi. Anzi, fai di tutto per aumentarli questi ritmi. Di questa energia Taranto ha bisogno».
Oggi l’Ilva funziona al 50 per cento, con tre altiforni, un laminatoio e un treno nastri. Da 18 mesi c’è la recessione. Dei 12mila operai diretti e dei 5mila dell’indotto, la metà è in cassa integrazione. Taranto è in simbiosi con la siderurgia. Più che con l’Arsenale, con i cantieri navali e le altre fabbriche. Una simbiosi, però, da separati in casa, che si disarticola in un rapporto di amore e odio. Amore perché dà lavoro a migliaia di persone (nel 1982, il record di 29.459), odio per i guasti ambientali e i danni alla salute, a causa delle emissioni di metalli pesanti, polveri sottili, diossina e altro ancora.
D’Andria e Carucci sono portatori di due visioni distanti. Due idee di fabbrica opposte. D’Andria e la sua generazione parlano della classe operaia che dal ‘68 determinò molte riforme, dallo statuto dei lavoratori alla riforma sanitaria. Il siderurgico, non solo come luogo di lavoro, ma di cambiamento della società. Una classe capace di egemonia che eleggeva sindaci e parlamentari, sia nella Dc che nel Pci, e promotrice di solidarietà. Walter Tobagi, il giornalista ucciso dalle Brigate Rosse, nel 1979 venne a Taranto e scrisse un articolo per il Corriere della Sera sui «metalmezzadri» e sul fondo sociale con il quale si comprarono i pullman per i pendolari. Un vecchio mondo venuto meno.
«Ciascuno pensa a se stesso», dice invece Carucci. «Il nostro pensiero è alla rata del mutuo per la casa, alle bollette, all’auto, alla famiglia». In fabbrica si lavora e basta. Non c’è la classe operaia. Forse non ci sono neanche gli operai. Tutto evaporato, dai partiti ridotti a comitati elettorali ai sindacati e alle organizzazioni collettive.
Taranto, in cuor suo, vorrebbe superare la siderurgia, o almeno ridurne la dimensione. Ma ci vorrebbero idee e progetti, risorse culturali e tecnologiche. Cose che latitano, con la classe politica post- dissesto finanziario costretta al basso profilo. In alternativa, valgono le scarne parole di Giuse Alemanno, operaio-scrittore della grande officina: «Qui lavorano più di 11mila persone. E’ una verità insopprimibile. Occorre ridurre l’inquinamento e migliorare la fabbrica. Il resto è fantasia». (GdM)

mercoledì 7 luglio 2010

Emorragia d'arte, zona castello..

A Taranto, nel prestigioso Castello Aragonese è aperta l’altra sezione di "Intramoenia Torna Intramoenia Extra-Art" rassegna itinerante d'arte
nei castelli della Puglia. Gli spazi profondi di ombre e di persistenze archeologiche hanno favorito interventi di misticismo hi-tech .
La monumentale «porta del cielo» di Giulio De Mitri, che erge polittici e distende bronzi trasfigurati in luce azzurra, duetta a distanza con gli ieratici tableaux vivants di fredda nitidezza del duo Corpicrudi. Metafisici, come sono in sostanza i giochi percettivi di specchi nei quali ci coinvolge il lettone Gints Gabrans. Volgono invece al drammatico i nervosi filamenti al laser rosso con i quali Ada Costa, evocando in un tunnel rovinoso «La caduta dell’Angelo» rompe le sue esatte architetture di vetri e luci.
Rivivono in epos contemporaneo le «Nike di Samotracia» (molto ammirate nella Biennale di Venezia 2009) che il russo Andrei Molodkin fa pulsare di sangue e di petrolio. Natura ed artificio, biogenetica ed elettronica giocano una complessa partita a scacchi nella installazione del brasiliano Eduardo Kac. Così questioni dell’oggi si fanno varco nel Castello. Sino alla operazione compiuta da Stefano Cagol con la collaborazione di Valentina Vetturi: per mesi la gente di Taranto è stata sollecitata a donare oggetti e pezzi comunque luccicanti, dal vetro ai metalli, per opporre bagliori vitali alle ceneri mortali diffuse dall’Ilva. Questi reperti umili ora traboccano, come opera collettiva della gente di Taranto, da una bocca di lupo nel castello.
Fuori sventola una bandiera bianca con la scritta «Cenere»: riconoscimento della vittoria di un’arte al servizio del pubblico. Buona conclusione per l’impresa avviata cinque anni fa da Giusy Caroppo e dal suo giovane team pugliese. (GdM)

Malore?

Taranto, malore all'Ilva. Muore operaio di 34enne

Era appena entrato in fabbrica, dopo due settimane di cassa integrazione. Luca Dagri, 34 anni, di Manduria, stava parlando con alcuni colleghi del reparto “Pla 2” dell’Ilva di Taranto.
Dallo spogliatoio, con il pullmino interno aveva raggiunto la mensa.
Erano ancora le 7, di lunedì mattina. Non aveva ancora iniziato a lavorare, quando all’improvviso si è sentito male. Gli operai che erano con lui hanno chiamato i soccorsi.
È stato trasportato nell’infermeria del siderurgico ma le sue condizioni sono apparse subito preoccupanti ed è stato trasferito all’ospedale “San Giuseppe Moscati”.
Poco dopo il giovane è morto per un arresto cardio circolatorio. Una morte improvvisa, avvenuta quando Luca era tranquillo, stava chiacchierando senza alcun problema con gli amici. Quel pallore improvviso, il vomito e il malore che lo ha stroncato sono arrivati in pochi istanti, in un uomo che non aveva patologie, in un giovane sano.
L’operaio, che non era sposato e viveva a Manduria, lavorava come addetto alle pulizie della Torneria cilindri ed era rientrato proprio l’altro ieri in servizio.
Sembra che a causare il decesso siano cause naturali ma gli investigatori vogliono comunque fugare ogni dubbio e capire quale sia stata la causa della morte. E per escludere che l’accaduto possa in qualche modo essere riconducibile all’attività lavorativa. Per questo motivo il pubblico ministero presso la Procura della Repubblica, Daniela Putignano, ha disposto l’autopsia.
L’esame necroscopico sarà effettuato oggi pomeriggio dal medico legale, Marcello Chironi.(Quotidiano)

lunedì 5 luglio 2010

Io sono di Lizzano, i rifiuti no!!!

Da Cittadinanzattiva Lizzano

"Condividila. Aiutaci a combattere questa battaglia. C'è bisogno di persone che ci mettano la faccia. Il testo della lettera è su http://amezzogiorno.wordpress.com. Registrane una anche tu e caricala su youtube e su facebook."

Ilva/Italsider: 50 anni di favole per un presente di crisi e malattia

Comunicato dell'Associazione Tamburi "9 Luglio 1960"
venerdì 9 luglio 2010, dalle 9 alle 12, sit-in davanti alla portineria Ilva di via Appia

Cinquant’anni sono troppi. Sono la certezza costante di un futuro in bilico. Alcuni lo ricordano ancora. Altri, oggi, non ci sono più. Hanno pagato con la vita l’avvento dell’industria a Taranto. Hanno lasciato ai propri cari le foto custodite gelosamente di un passato che non tornerà più. Il 9 luglio 1960 la posa della prima pietra. L’Italsider arriva a Taranto promettendo un lavoro sicuro, un futuro migliore. Cinquant’anni dopo ha già cambiato il suo nome. Ha cambiato la città che la ospita. Ha cambiato il futuro dei suoi lavoratori. Ha cambiato l’avvenire dei residenti di un intero quartiere. L’Associazione Tamburi “9 Luglio 1960” Anno Zero non abbandona le vittime dell’inquinamento industriale e del lavoro. Sarà un compleanno amaro da ricordare con un sit-in organizzato nella giornata di venerdì 9 luglio dalle ore 9.00 alle ore 12.00, nei pressi della portineria di Via Appia dello stabilimento siderurgico Ilva. Un incontro in cui saranno commemorate le vittime di oggi, e di ieri, di un’industria che non deve dimenticare le vite sacrificate tra le proprie mura e del futuro interrotto dei malati di neoplasia. La partecipazione al sit-in è estesa a tutte le associazioni e i cittadini che vorranno intervenite.

venerdì 2 luglio 2010

Ilva: chiacchiere e distintivo!

ALTAMAREA - COMUNICATO STAMPA DEL 2 LUGLIO 2010
SIAMO STUFI DI SENTIR DIRE CHE L’ILVA E’ A POSTO CON LE NORME

L’Ilva continua a non rispettare questo territorio, la sua gente e il comune sentire.

Nella conferenza stampa del 1 luglio 2010 il responsabile aziendale per i problemi dell’ambiente ha dichiarato “Sulla cokeria siamo in regola con la legge. Le emissioni sono state abbattute del 50%. Ci difenderemo contro ogni tipo di ricorso”. Noi diciamo semplicemente che questa affermazione non ci interessa e non dovrebbe interessare neanche le Autorità Pubbliche. La questione è un’altra.
Secondo le rilevazioni di ARPA Puglia la concentrazione di benzo(a)pirene misurata nella centralina di via Machiavelli come media di parte del 2008 e di tutto il 2009 supera del 30% l’obiettivo di qualità di 1 ng/mc. ARPA Puglia, che è un Ente tecnico pubblico certificato, ha accertato che oltre il 90% del benzo(a)pirene che arriva nella suddetta centralina proviene dai “processi produttivi condotti dall’area a caldo dello stabilimento siderurgico Ilva e, in modo maggioritario, all’interno di tale area, l’impianto di distillazione del carbon fossile per la produzione di coke metallurgico (cokeria).” Se impianti “a norma” producono tanto benzo(a)pirene da far sì che la parte che arriva alle centraline è “fuori norma” spetta al gestore ridurre la propria produzione di diossina di modo che la parte che arriva alle centraline della città rispetti l’obiettivo di qualità fissato dalla legge.
Noi riteniamo che nessun cavillo giuridico possa confutare la verità conclamata che la responsabilità dello sforamento del benzo/a)pirene rilevato nella centralina di via Machiavelli sia della cokeria Ilva.
Noi invitiamo il Sindaco di Taranto e qualunque altro “mediatore” a non accettare il confronto con Ilva sul piano dei provvedimenti tecnici o gestionali che l’azienda ha il dovere di prendere per far sì che sia rispettato immediatamente per il benzo(a)pirene l’obiettivo di qualità di 1 ng/mc nelle centraline urbane: su nessun ring del mondo si permetterebbe il combattimento tra un peso supermassimo contro un peso mosca, per di più cieco.
Tocca ai dirigenti Ilva, che non sono privi (ciechi) di conoscenze siderurgiche, trovare a qualunque costo i rimedi per abbattere le proprie emissioni di benzo(a)pirene in quantità tale che la concentrazione rilevata in tutte le centraline dell’area urbana di Taranto sia al massimo uguale all’obiettivo di qualità di 1 ng/mc. E se l’Ilva non è in grado di trovare tecniche idonee a raggiungere e mantenere tale obiettivo di qualità, deve rassegnarsi a chiudere la cokeria. La proiezione matematica dei morti collegati alla quantità di benzo(a)pirene presente nell’atmosfera e rilevata nelle centraline urbane con valori superiori all’obiettivo di qualità, numero di morti evincibile dalla relazione di ARPA Puglia del 4 giugno 2010, non consente a nessuno, e innanzitutto a nessuna delle Amministrazioni Pubbliche coinvolte, di cincischiare o eludere fatti così gravi.
Alle Autorità pubbliche spetta l’importantissimo compito di fare controlli severi e tempestivi, lungi dalle “cerimonie” dei permessi e di altre pastoie burocratiche, ricorrendo se del caso anche ai Carabinieri del NOE. Le Autorità Pubbliche, però, hanno anche il dovere civico di chiedere scusa ai cittadini di Taranto per non aver saputo controllare che quell’obiettivo di qualità a Taranto fosse rispettato dal 1999.
Le scuse alla città dovrebbe farle anche l’Ilva, che non poteva non sapere avendo vissuto molti anni fa un’analoga vicenda a Genova, se non vuole smentire il principio della responsabilità sociale cui talvolta ha fatto riferimento nei rapporti con il territorio.
Se non accadrà nulla di tutto ciò, saremo costretti a bussare a porte dove non si dovrebbe mai bussare tra persone per bene.

Benzoapirene, da dove?

Relazione_BaP Taranto_4 Giugno 2010