mercoledì 13 gennaio 2010

Polveri rosse e polveri nere





Monnezza nazionale

AMIU... nessun rispetto neanche per i morti!

- Taranto, 13 gen. - I carabinieri del Noe, il nucleo operativo ecologico, di Lecce hanno sequestrato a Taranto l'impianto di termodistruzione dei rifiuti cimiteriali, all'interno del locale cimitero, gestito dalla "Amiu spa". Il provvedimento e' scaturito a seguito di un controllo ambientale, effettuato dal Noe dopo diverse segnalazioni pervenute in relazione ad esalazioni maleodoranti avvertite in zona, e durante il quale i carabinieri hanno accertato che l'impianto era sprovvisto delle autorizzazioni provinciali al trattamento ed all'incenerimento dei rifiuti e di quelle relative alle emissioni in atmosfera. Nella circostanza, anche un locale di pertinenza del termodistruttore, utilizzato per il deposito di resti non umani derivanti dalla esumazione, costituiti da addobbi funebri ed indumenti, e' stato sequestrato. Il legale rappresentante della societa' che gestisce l'impianto e' stato segnalato alla procura della repubblica di Taranto per le ipotesi di reato che vanno dalla gestione di rifiuti pericolosi non autorizzata all' esercizio d'impianto che provoca emissioni in atmosfera in assenza delle prescritte autorizzazioni. (AGI)

Incontro con Gioacchino Genchi

Sabato 23 gennaio 2010, alle ore 11,30, a San Giorgio Jonico (TA), GIOACCHINO GENCHI terrà un incontro con i giovani e gli studenti universitari, sui temi della legalità e della giustizia e sui contenuti del libro "Il caso Genchi", presso il "Caffè Kalua" in Via Marche (angolo Via Campania).

Cittadinanza Attiva Palagianello, domenica 24 gennaio 2010, h. 19.00, ripropone l'incontro nell'AUDITORIUM "DON VINCENZO PARADISO" presso la parrocchia Regina del S. Rosario, Palagianello (TA) .
Durante l'incontro saranno raccolte le firme per la ripubblicizzazione dell'acqua!

Per chi volesse sapere chi è(anche se è un protagonista della storia italiana moderna legata alle indagini per le Stragi dei primi anni '90) qui la biografia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Gioacchino_Genchi

Incontro con Piero Ricca

Cittadinanza Attiva Palagianello, venerdì 22 gennaio 2010, h. 19.00, nell'AUDITORIUM "DON VINCENZO PARADISO" presso la parrocchia Regina del S. Rosario, Palagianello (TA), organizza un incontro con Piero Ricca.

martedì 12 gennaio 2010

TARANTO SPOT...

Tre video dalla rete sulla questione ambientale e le sostanze tossiche industriali





Porto: operazione verità

A Roma una notte per raccontare...

GIOVEDÌ 28 GENNAIO, DALLE 17,30 ALLA MEZZANOTTE, A ROMA, CASA DELLA PACE, Via di Monte Testaccio 22, (metro Piramide)

TESTIMONI DEL NOSTRO TEMPO RACCONTANO FATTI CENSURATI, DISTORTI O DIMENTICATI

ANTONELLA BECCARIA: Servizi segreti e condizionamento dell’informazione
PAOLO BOLOGNESI: Bologna, 2 agosto 1980
ANTONELLO CAPORALE: Sondaggi e deformazione dell’opinione pubblica
AMALIA DE SIMONE: Napoli tra paradossi e alibi
STEFANIA DIVERTITO: Amianto, storia di un serial killer
GIANNI LANNES: Mediterraneo, discarica criminale
ALESSANDRA MAGRINI: Cronache dai centri d’identificazione e espulsione
MIGUEL MORA: Angelica e Carmen, discriminazione e flamenco
MONI OVADIA: Democrazia nell’era dell’oligopolio
EMANUELE PANTANO: Fenomenologia mafiosa
ROBERTO SCARDOVA: L'omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin
ROMOLO STICCHI: Guarda le mani
MAURIZIO TORREALTA: Nuove armi nucleari
FRANCESCO TRENTO: 11 settembre 2001, informazione ZERO
ETTORE ZERBINO: Medici contro la tortura

AFFIANCATI da Elisa Alessandro, Giorgio Caputo, Karen Di Porto, Ketty Di Porto, Michael Schermi

CON L’AIUTO DELLE NOTE di Andrea Alberti, Nicola Alesini, Paolo Congi, Tullio Visioli e Giovanni Sorgente

CON UNO SPECIALE SALUTO IN MUSICA di Claudio Lolli

CONDUCONO Pierpaolo Benigni e Fabio Morìci

INGRESSO LIBERO

Amianto militare, il processo

Alla sbarra otto alti ufficiali della Marina.
Padova, 12 gen. - Avrebbe dovuto aprirsi oggi a Padova il processo per la morte dei militari a bordo delle navi da guerra italiane imbottite d'amianto che, secondo l'accusa, avrebbe causato numerosi decessi. Sotto processo otto alti ufficiali. L'udienza è però stata rinviata per un cosiddetto inconveniente formale, ossia l'incompatibilità del giudice. Casualmente è lo stesso che aveva già avuto parte nel procedimento come giudice delle udienze preliminari. Sono stati 500 negli ultimi dieci anni le morti accertate per cancro o mesotelioma tra il personale di bordo della marina militare italiana per non ipotizzare una relazione con l'amianto usato anche nella costruzione di navi da guerra fino al 1992 quando in Italia fu messo fuorilegge. I magistrati di Padova, i pm Maurizio Block e Sergio Dini hanno ottenuto il rinvio a giudizio di otto alti ufficiali: due ammiragli, sei generali. Le accuse sono di omicidio colposo e amianto-marinainosservanza delle norme sicurezza negli ambienti di lavoro. Il procedimento si svolge a nni Padova perché qui che colpiti da tumore hanno finito di vivere il maresciallo Giovanni Baglivo a 50 anni e il comandante Giuseppe Calabrò a 61. E' un progetto pilota per il coinvolgimento delle Forze Armate. A Padova la Cassazione ha concentrato tutti i casi di malattia e morte di marinai riconducibili all'avvelenamento contenuto nelle fibre di amianto: dalla base navale di Taranto a quella di La Spezia e Monfalcone. Nel frattempo la Marina militare ha risarcito le famiglie di Vaglivo e Calabrò, rispettivamente con 800mila e 850mila euro. (Apcom)

Riflessioni alla finestra...

La social community è un luogo virtuale dove i pensieri reali diventano riflessioni condivise...
Tratto da Facebook:
"il terribile e lacerante "spettacolo" cui spesso la sera assisto, impotente e incazzata, dalla mia camera (ben "lontana" dall'Ilva perchè in zona giardini Virgilio) e mi chiedo, con un misto di amarezza, tristezza e rabbia, se stiamo davvero facendo TUTTO il possibile perchè questo scempio abbia fine...!!! E inesorabilmente la mia risposta si confonde con quelle nuvole e diventa un NO!!"

Foto di R.B.

Dissenso musicale

Un breve video sulla questione Ilva, presentato durante il NoBerlusconiDay.
Richiama la questione ambientale ed i suoi rapporti con il futuro del nostro paese.

lunedì 11 gennaio 2010

Taranto e l'immigrazione: un seminario importante!

“IO NON HO PAURA” Immigrazione, accoglienza, diritti – Una strategia d’ascolto
Seminario per approfondire la conoscenza della realtà provinciale e riflettere sulla normativa vigente, considerando i punti di vista e le esperienze dei soggetti coinvolti, venerdì 15 gennaio 2010 ore 16.30, Liceo scientifico “Galileo Ferraris” Via Luigi Mascherpa 10 – Taranto

Obiettivo del seminario: Creazione di una consulta territoriale sull’immigrazione.

Relazioni:
Franca Di Lecce - Servizio migranti e rifugiati della Federazione delle chiese evangeliche italiane: Il DDL sicurezza e le sue conseguenze sui migranti e rifugiati
Livia Cantore – Responsabile richiedenti asilo e rifugiati politici ARCI nazionale: Come lo Stato italiano risponde con le sue leggi e strutture
Vivian Wivoloku – Associazione “Pellegrino della terra”: Il recupero dallo sfruttamento della prostituzione
Marisa Metrangolo – Direttrice diocesana Ufficio Migrantes: La realtà della provincia di Taranto
Vojsava Caushaj – Sportello Immigrati CGIL Taranto: Il rapporto con il sindacato: quali bisogni, quali risposte

Interventi programmati alla luce della normativa attuale:

Esperienze dell’istituzione scolastica: Prof. Ada Ruggieri - Docente della Scuola media statale “G. Bettolo”
Esperienze dell’istituzione sanitaria: Dott. Cosimo Nume – Presidente Ordine dei medici di Taranto
Esperienze del volontariato: Don Mimino Damasi - Caritas parrocchiale Regina Pacis - Lama
Considerazioni della magistratura: Dott. Daniela Putignano – Sostituto procuratore
Interventi del pubblico
Conclusioni: Tonio Dell’Olio – Responsabile Libera Internazionale

Addio, piccolo!


Nei giorni scorsi, passeggiando sulla spiaggia della litoranea manduriana, abbiamo fatto uno spiacevole incontro: tra gli scogli invasi da spazzatura giaceva senza vita un piccolo delfino. Da un’analisi più attenta si è risaliti benissimo alla tenera età dell’esemplare, che mostrava sul dorso e in particolar modo sulla testa vari graffi e ferite.
Sono stati immediatamente sollecitati telefonicamente gli enti competenti e dopo pochi minuti è giunto sul posto un rappresentante della capitaneria di porto, che ha avviato tutte le procedure del caso.
Dopo qualche giorno, ancora tristi per l’episodio del delfino, la dura realtà ci ha nuovamente riportati sullo stesso lato di costa dove, incredibilmente, il mare e lo stesso litorale erano invasi da schiuma. E’ stato possibile venire a conoscenza di questo allarme ambientale grazie alla denuncia di un cittadino che ha portato alla luce il problema attraverso alcune testate giornalistiche.
La sensibilità e l’interesse del signor Giovanni Buccolieri sulla questione della “schiuma” presente sul nostro litorale, ha interessato anche alcuni organi competenti e venerdì scorso c’è stato il sopralluogo dei funzionari medici dell’ARPA di Taranto i quali hanno effettivamente riscontrato la presenza di questa sostanza lungo le nostre coste.
I tecnici hanno naturalmente preso dei campioni d’acqua per poter effettuare i vari esami di tipo chimico e batteriologico, non potendo ancora esprimersi in merito alla possibile natura di questa sostanza. Si sono limitati, momentaneamente, a prendere atto della situazione rimandando a dopo l’esito degli esami la risposta al quesito loro sottoposto.
Tutte le ipotesi sono valide: da quella che vede la causa in una microalga le cui tossine, in particolari condizioni climatiche, producono questa schiuma in superficie che poi inevitabilmente si deposita sulle coste, all’altra, di uno sversamento di sostanze chimiche in mare aperto da parte di qualche grossa nave in transito nel golfo. Allo stato attuale si possono fare solo ipotesi, in attesa del responso dell’ ARPA; da parte della stessa c’è stata piena disponibilità a ritornare sul luogo nel caso il fenomeno perduri o si ripresenti in maniera ancora più evidente. Da loro anche la promessa di effettuare altre campionature al largo, per poter approfondire la questione.
Non ci resta che attendere sperando di avere al più presto i risultati degli esami.
Il circolo Legambiente Manduria

Valorizzazione del patrimonio? Si, con la monnezza!

L'articolo riporta un'inesattezza:
"Per ora, sia chiaro, non è stata assunta alcuna decisione. Solo «voci» ed incontri informali. "
Non è vero, ci sono già due delibere di giunta comunale, 147/09 e 167/09 (che parla anche di un secondo centro a Paolo VI), rispettivamente di fine ottobre e fine novembre.
Si veda l'articolo di Giulio Farella su TarantOggi, cliccando qui.

«Raccolta differenziata? Facciamo il centro nel parco archeologico di Taranto»

Un centro di raccolta rifiuti («differenziati») a due passi dal parco archeologico di via Blandamura. E il fatto che il parco sia off limits ormai da anni non attenua le preoccupazioni dei residenti e della circoscrizione Tre Carrare-Solito. Anzi, paradossalmente, alimenta le polemiche ed i rimpianti per quel poteva essere (un parco archeologico attrezzato e visitato da studenti e turisti) e la amara realtà (finanziamenti comunitari sprecati).
Per ora, sia chiaro, non è stata assunta alcuna decisione. Solo «voci» ed incontri informali. Ma tanto è stato sufficiente, evidentemente, a mettere in allarme il presidente della circoscrizione. Da quel che risulta alla «Gazzetta», infatti, Adriano Tribbia ha inviato una nota al sindaco di Taranto, al presidente dell’Amiu ed agli assessori all’Ambiente ed ai Lavori pubblici. Tribbia scrive: «La localizzazione di questo centro comunale di raccolta arrecherà prevedibili disagi d’ordine vario in una zona che, negli ultimi decenni, ha avuto un miglioramento ambientale per non considerare poi il fatto che a pochi metri dal sito individuato insiste un asilo».
Esattamente l’Amministrazione comunale, d’intesa con l’azienda d’igiene urbana, avrebbe pensato di realizzare questo struttura nel piazzale Federico Fellini, area confinante col parco archeologico di via Blandamura. Questo piazzale, da diversi anni, è stato trasformato in un parcheggio libero ma originariamente nel progetto di riqualificazione dell’area avrebbe dovuto ospitare le auto di chi andava a vedere i resti archeologici. Ma perchè Amiu e Comune avrebbero scelto quel punto? Quel piazzale è a pochi metri dall’isola ecologica di via Blandamura in cui i cittadini conferiscono carta, plastica, vetro e metalli. La scelta deriva, dunque, da motivi strettamente logistici.
Ma, esattamente, cosa intendono Amiu e Comune quando parlano di centro comunale di raccolta? Lì, di fatto, dovranno appunto essere raccolti i rifiuti «differenziati» (carta, plastica, vetro, cartone, metalli e multimateriale). E secondo le stime iniziali, la struttura dovrebbe estendersi per 2mila metri quadrati ed avere un bacino di 50mila utenti. «Nel centro - si riporta da una relazione tecnica - sarà effettuata l’attività di raccolta mediante raggruppamento differenziato dei rifiuti per frazioni omogenee conferiti dai cittadini per il successivo trasporto agli impianti di recupero e trattamento. La struttura sarà gestita dall’Amiu. Un manufatto già esistente - si legge dalla relazione - sarà utilizzato come ufficio, magazzino e guardiania a disposizione del personale». Verrà potenziata l’illuminazione esistente e realizzato un impianto di videosorveglianza che potrà essere collegato con le centrali operative delle forze dell’ordine. Ed infine, «per educare anche i più piccoli all’importanza della raccolta differenziata» verrà realizzata un’area a verde che potrà essere attrezzata anche a parco giochi. Ma questo non basta ad attenuare una polemica pronta ad esplodere. (F. Venere - GdM)

Un commento "vernacolare"...

Mobility manager? A Taranto un posto libero per un altro raccomandato inetto

Capofila nella mobilità sostenibile sono le città settentrionali di Parma e Brescia, sul fronte dei Comuni, ed Emilia Romagna e Piemonte come Regioni

Crescono in Italia i mobility manager, gli esperti della mobilità sostenibile che, nelle aziende e nelle pubbliche amministrazioni, studiano come gestire gli spostamenti di cittadini e merci con un occhio ben attento alle esigenze di clima e ambiente. Secondo dati Euromobility, infatti, nel 2009 i mobility manager delle nostre aziende sono arrivati a 850, mentre l'incremento di uffici d'area di mobility management nella P.A., dal 2003 ad oggi, è stato pari al 55,8%. Fra Comuni e Province, più un'area industriale, infatti, in sei anni gli uffici sono passati da 43 a 67.
«Il Mobility Management nel panorama nazionale -afferma il direttore scientifico di Euromobility, Lorenzo Bertuccio - è costantemente cresciuto in Italia ed ha dimostrato di poter essere una valida risposta alle emergenze ambientali che le aree urbane si trovano ad affrontare».
«Nel nostro paese - continua Bertuccio - la trasformazione della struttura urbana e metropolitana degli ultimi 50 anni ha creato un imponente cambiamento che ha fatto acquisire al mezzo privato un ruolo di primo piano, sia in termini di status symbol sia come strumento per rispondere alle nuove esigenze di spostamento. È da qui che nasce, sempre più prepotentemente, l'esigenza di intervenire con un Mobility manager per dare contemporaneamente risposta - prosegue il direttore scientifico di Euromobility - sia al diritto alla mobilità dei cittadini, sia al diritto di vivere in un territorio di qualità».
Secondo il Terzo Rapporto sulla Mobilità Sostenibile in 50 città italiane firmato da Lorenzo Bertuccio, che ha guidato il gruppo di lavoro composto da Emanuela Cafarelli, Aldo Berardino e Federica Parmagnani, i mobility manager italiani sono attualmente presenti in 41 città. Ma la crescita è a due velocità. Nel Centro-Sud, infatti, ci sono intere aree urbane in cui manca questa figura professionale, come a Campobasso, Cagliari, Catanzaro, L'Aquila, Latina, Pescara, Livorno, Sassari e Taranto dove non si conta nemmeno un mobility manager che gestisca la sostenibilità degli spostamenti di persone o merci.
Mentre ci sono amministrazioni del Nord del Paese leader per best practices. Capofila nella mobilità sostenibile sono infatti le città settentrionali di Parma e Brescia, sul fronte dei Comuni, ed Emilia Romagna e Piemonte come Regioni. Si tratta di aree in cui sono state messe in campo politiche forti per convincere i propri cittadini a lasciare a casa l'auto privata.
«Ci vuole un interesse reale dell'Amministrazione locale per far funzionare bene il mobility management in mancanza di un serio input normativo a livello nazionale» conclude Bertuccio. Che però non tralascia di ricordare che è al Centro-Nord «la più alta concentrazione di imprese e istituzioni». Così come è a Nord «che si registra uno tra i più alti tassi di inquinamento europei». Come dire che, forse, di necessità virtù. (Villaggio Globale)

domenica 10 gennaio 2010

Se questo è spreco...

Comunicato dall'Unione degli universitari

"Io non sono uno spreco" Arriva nelle Facoltà di Taranto

Il sindacato studentesco Link udutaranto, da il via alla campagna informativa 'IO NON SONO UNO SPRECO.Studenti non voci di bilancio' per denunciare i tagli previsti ai servizi degli studenti a causa dei 52 milioni di euro di buco delle casse dell'Università degli studi di Bari. Con questa protesta vogliamo ribadire la nostra più netta contrarietà ad un aumento della contribuzione studentesca rafforzata da un taglio del 40% ai servizi dei studenti.
La protesta si svolgerà inizialmente nella sede di Via Acton 77, che ospita la II Facoltà di Giurisprudenza e i corsi di laure di Lettere e Filosofia l'11 e 12 Gennaio 2010 per tutta la giornata. Poi proseguirà nella II Facoltà di Scienze e in tutte le altre sedi tarantine.
Vi aspettiamo numerosi.
LINK Udutaranto

La Cisl si preoccupa per l'ambiente?

sabato 9 gennaio 2010

I Risanati di Blandino & co.

Mentre i palazzi crollano in Città Vecchia, ecco, in termini di vite umane, di famiglie, di cultura dell'antica e città di Taranto, forse chiassosa, rozza e popolare, ma autentica, dove sono stati deportati molti dei tarantini "risanati" dal "celebre" Piano di Risanamento della Città Vecchia dell'arch. Franco Blandino!
Quello che ancora oggi riceve le lodi sperticate dell'intellighenzia locale...
Qui, da 40 anni, neanche il lavoro rende liberi!

Francesco Boccia sull'acquedotto pugliese: sarà una SpA aperta ai privati

Comunicato Stampa

Apprendiamo dalla stampa la notizia che “l’esploratore-candidato” della coalizione di centro-sinistra, Francesco Boccia, rispetto all’acqua dice a chiare lettere che l’acquedotto deve rimanere una società per azioni (dunque, un’impresa finalizzata al profitto) che dovrà essere aperta ai privati.
Questa dichiarazione è agli antipodi del processo di ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese in corso, voluto da una grande parte della cittadinanza pugliese e avviato dal Governo regionale, con la delibera approvata all’unanimità lo scorso 20 ottobre e, dunque, approvata anche da quei partiti (PD e Verdi) che oggi, stando alle dichiarazioni di F. Boccia, sembrano appoggiare una coalizione pronta a riportare l’acquedotto pugliese esattamente nella situazione di 10 anni fa, quando nel 1999 fu trasformato dal Governo D’Alema in una società per azioni. Analogamente dicasi per gli altri partiti (indicati tra quelli della coalizione) che hanno sostenuto con forza il processo di ripubblicizzazione in corso (Pdci e IdV, ma anche i Giovani Socialisti) e le attività del Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”. E come si può, non ricordare l’impegno di Enzo Divella, Presidente della Provincia di Bari nella scorsa legislatura, che ha guidato il Coordinamento pugliese degli Enti Locali per la Ripubblicizzazione dei Servizi Idrici (primo in Italia) chiedendo (e ottenendo) un’audizione alla Commissione Ambiente della Camera per esprimere la contrarietà alla privatizzazione e il sostegno alla legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dei servizi idrici, sottoscritta con delibera da circa 50 Comuni pugliesi (fra cui il Comune di Bari)?
Non intendiamo entrare nelle vicende dei partiti ma, viste le dichiarazioni, ci sentiamo in dovere di manifestare la nostra forte preoccupazione rispetto al fatto che i gruppi politici di cui sopra possano sostenere una posizione contraria a quanto da loro fino ad oggi espresso. Ricordiamo che il processo di ripubblicizzazione in corso è frutto non solo del lavoro assiduo e della tenacia delle tante (180) associazioni e realtà (del mondo cattolico e ambientalista, dell’associazionismo e del volontariato) che compongono il Comitato “Acqua bene comune” quanto e soprattutto dell'impulso forte e chiaro proveniente da una parte cospicua della cittadinanza pugliese che è convinta della necessità ormai improrogabile di riappropriarsi, in quanto collettività, di un bene comune quale l'acqua, sottraendolo al pericolo di farne una merce a disposizione di qualche multinazionale (come altrove, in questa stessa Italia, è avvenuto e sta tuttora avvenendo...). Ricordiamo che oggi, più di ieri, l’attenzione e il dibattito su questo tema è vivo. Infatti, risalgono ad appena qualche settimana fa le delibere del Comune di Taranto e del Comune di Terlizzi che sanciscono i servizi idrici, come servizi di interesse generale, privi di rilevanza economica; le dichiarazioni pubbliche dei Missionari Comboniani di Lecce e dei Sacerdoti di Altamura contro la privatizzazione dei servizi idrici e a sostegno del processo di ripubblicizzazione in corso; la campagna “Salva l’acqua” con la quale è partita da novembre una petizione popolare per chiedere ai Comuni di sancire nei rispettivi Statuti l’acqua come diritto e i servizi idrici privi di rilevanza economica, che ha già raccolto decine di migliaia di firme.
È per questo ed anche a nome dei 30.000 cittadini pugliesi che hanno firmato della legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dei servizi idrici, che il Comitato “Acqua bene comune”
Chiede a tutti coerenza
esprimendo con altrettanta chiarezza che sosterremo con forza e determinazione SOLO
­i partiti e i candidati che confermano (NEI FATTI) i contenuti della delibera dello scorso 20 ottobre
­le coalizioni che mettono fra i punti fondanti del loro programma la ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese e una politica partecipata al governo dei beni comuni.
Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia

Bari, 9 gennaio 2010 Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune”

Cambio Prefetto!

Il prefetto pironti lascia la città di Taranto
Il prefetto Alfonso Pironti lascia Taranto.Dopo due anni e mezzo a capo dell'ufficio governativo provinciale, andra' a roma a ricoprire l'incarico di presidente della commissione nazionale per il riconoscimento dei rifugiati politici. Un incarico di prestigio e quanto mai attuale. Prima di lasciare la provincia ionica, ha incontrato i giornalisti per un tracciare un consutivo alla fine del mandato."Quando arrivai a taranto, due anni e mezzo fa -ha detto il prefetto- trovai una citta' in ginocchio. C'era una depressione diffusa, generale, anche tra le istituzioni, a causa soprattutto del dissesto finanziario del comune. In questi periodo ho riscontrato un certo miglioramento, anche grazie all'intervento concreto dello stato nel risanamento economico.” “lascio una situazione migliore di quella che ho trovato -ha concluso pironti- ma certo non ottimale. Non c'e' allarme sociale per l'ordine pubblico, ma ci sono segnali preoccupanti. Va meglio sul fronte dell'ambiente, dove molto e' stato fatto, cosi' come nel settore occupazionale. Abbiamo tamponato situazioni che rischiavano di degenerare". (Telenorba)

giovedì 7 gennaio 2010

Città Vecchia: e se la bombardassimo?

Ci risiamo con la scoperta dell'acqua calda.
E' possibile che ogni "geniale" idea del primo scaldapoltrone che spara la sua balla sulla Città Vecchia di Taranto e disegna scenari da sogno utopistici, debba essere osannata da quattro giornali che non sanno neanche dove sta di casa l'urbanistica?
Andiamo con ordine.
Qualche mattina fa, il neoassessore alla Città Vecchia si sveglia e decide che regalerà il patrimonio del comune ai privati. Un ottimo ex-comunista, non c'è che dire, di quelli che si sono venduti oltre agli ideali anche la ragione e ora, come le Di Bello di un tempo e il Berlusconi-D'Alema di oggi, invocano il "buon privato" come grande soluzione di tutto!
Secondo la teoria del nostro bravo assessore, io, privato danaroso, dovrei prendere un rudere nel quartiere più abbandonato e pericoloso d'Italia, lo dovrei poi restaurare come un bene culturale di pregio (cosa che costerebbe un occhio della testa se fatto seriamente, ma pochi euro se invece di restaurare si fanno le porcate alla tarantina con tanto di moltiplicazione di livelli e volumetrie a base di laterocementone!) e poi, dopo 20 anni, andrei a bussare al municipio per restituirne le chiavi al primo sindaco che incontro??? Una stretta di mano ed amici come prima...
Peccato che siamo nella città dove le barriere sociali si possono tracciare con il bisturi sulla maglia ortogonale. Peccato che a Taranto esistano due appartamenti per abitante (nonostante la giunta comunista si stia dando da fare a rinnegare ogni promessa di riqualificazione e a dare via libera ai palazzinari alla Salinella e Paolo VI...). Peccato che la città vecchia sia un ridente mostro in putrefazione a 200 metri in linea d'aria dalle fabbriche pestilenziali. E lo spaccio? E gli impianti?
La realtà è che l'elefante del menefreghismo e dell'ignoranza goffa ha partorito per l'ennesima volta il topolino, e lo ha tirato fuori dal cilindro dell'ultimo politico senza coscienza e senza il senso della storia. Se solo Nistri avesse letto almeno un libro del padre...(cui dobbiamo sicuramente, però, il merito di un tale assessore...).
Per tornare al nostro giornalista "colto" che ha scritto questo bell'articolo. Se solo avesse letto il piano Blandino che tanto osanna, si renderebbe conto che la "boutade" di Nistri è in assoluto contrasto con la logica di piano che vedeva nell'intervento pubblico l'unica affidabilità in termini di restauro degli immobili di pregio e non. Non a caso fu proprio il "tanto studiato piano" (se solo il giornalista sapesse che Blandino al contrario di quanto si continua a millantare, non se lo caga proprio nessuno nelle università italiane e figurarsi in quelle straniere! c'è giusto un rigo in qualche enciclopedia tuttologica, ma non di più del rituale di accoppiamento dell'opossum, e solo perchè nel resto del sud non arrivavano i soldi industriali...) che, nell'intento di strappare di mano ai privati un bene così rilevante sul piano storico-urbanistico, lo spezzettò in stralci senza senso e deportò tutti i veri tarantini nelle eterne case parcheggio, a marcire là per sempre con la loro incantevole cultura materiale e insediativa millenaria, persa irrimediabilmente! Soldi di esproprio, di costruzioni di case di cartone, di spopolamento e demolizioni, betoniere di cemento hanno stravolto, scrostandola fino nelle pietre più intime, la meraviglia che affascinò i viaggiatori sette-ottocenteschi e i dotti Benedetto Croce, Cesare Brandi, Roberto Pane (già affranti per i primi scempi...).
Basta con il clichè del premio olandese, basta con il piano esemplare: quello è un frutto inacidito di cinquanta (50) anni fa!!! Ma chi di voi si farebbe costruire una casa con un progetto di 50 anni fa??? l'urbanistica da allora è infinitamente cambiata, nuovi strumenti sono a disposizione e nuovi metodi di approccio scientifico ma anche architettonico e soprattutto sociologico al delicatissimo tema della complessità urbana. Nuovi si, ma a Taranto ancora avveniristici. Ad Amsterdam, dai tempi del premio Blandino, per fare una metafora, oggi usano l'Iphone. A Taranto, con questo piano, siamo fermi al telefono con la manovella di Totò!
Per favore, giornalisti, se proprio non ne capite una mazza di urbanistica, limitatevi alla cronaca e non dite "ingenuità"!


Per non parlare della Gru killer... a Firenze Pacciani, a Taranto la gru! Ognuno ha i suoi mostri! Se solo si avesse il coraggio di dare un nome a chi ammazza gli operai!

Blob marino


Schiuma imbianca il litorale, è allarme
La denuncia di un gruppo di ecologisti. Emergenza inquinamento tra Campomarino e San Pietro in Bevagna


Una sostanza schiumosa, di colore bianco e di consistenza molto compatta, sta coprendo intere scogliere e tratti di arenile lungo il litorale ionico salentino. La maggiore concentrazione si registra in un tratto di circa dieci chilometri di costa che va dalla località turistica di Campomarino di Maruggio sino a San Pietro in Bevagna. Una presenza costante lattiginosa che resiste alle forti mareggiate e che comincia a preoccupare i residenti. Un gruppo di ambientalisti che si definisce «senza etichetta», sta raccogliendo una documentazione fotografica che invieranno agli organi locali e provinciali preposti al controllo.
Il sospetto è che tale sostanza schiumosa che da lontano può essere confusa per neve, possa essere il risultato della presenza in mare di grosse concentrazioni di liquido inquinante. Si pensa agli idrocarburi, dispersi in mare dalle grosse navi commerciali che solcano il Golfo dirette o in partenza dal porto mercantile di Taranto, oppure allo sversamento di depuratori che non funzionano o ancora liquami privati o scarichi di detergenti in quantità industriale da natanti. Altra ipotesi, non così pericolosa come i precedenti, ma altrettanto preoccupante per l’ecosistema marino, è che l’accumulo schiumogeno possa essere prodotto dalla iper produzione di alghe o mucillagini. «In ogni caso un fenomeno da studiare», affermano gli autori della denuncia che chiedono alle istituzioni locali l’interessamento del caso. «Non è semplice schiuma - dichiara Giovanni Buccolieri, rappresentante degli ambientalisti, tra i primi a segnalare il problema - ma qualcosa di diverso poichè non viene assorbita dalla sabbia ed è resistente alla naturale diluizione con l’acqua».
L’insolito paesaggio di «finta neve» in quel tratto di costa, dura da diversi giorni ma sino a ieri nessuna segnalazione ufficiale era pervenuta agli uffici provinciali dell’Arpa, l’agenzia regionale per l’ambiente che è deputata al controllo anche delle acque. Non è la prima volta che l’Arpa interviene in questo versante di mare per prelevare campioni da analizzare. L’estate scorsa fu ancora la zona tra San Pietro in Bevagna e Campomarino a destare sospetti d’inquinamento per la presenza in superficie di ampie macchie oleose e maleodoranti. Gli esami effettuati sui campioni rilevarono la presenza di idrocarburi in quantità elevata. Anche in quel caso ad essere accusati dell’inquinamento marino furono le navi cisterna che durante il transito sottocosta lavano le stive svuotando in mare i liquami di risulta. I controlli successivi effettuati a stagione balneare già conclusa, dimostrarono un rientro nella normalità dei valori degli inquinanti. (Corriere del Mezzogiorno)

Vendola alla gogna di Vulpio

Per dovere di cronaca e imparzialità dell'informazione pubblichiamo stralci dell'analisi devastante che Vulpio fa del "vendolismo" pugliese tenendo conto di molte questioni che riguardano proprio la nostra città.
La vendola connection pare interessare una sfera di intrighi di potere, dai brogli elettorali alla sanità, alle poltrone...
La penna caustica di Vulpio ha già in più occasioni dimostrato di andare a fondo nelle questioni rivelando spesso risvolti celati e scomodi anche per chi lo aveva incaricato di scrivere...
Pur senza contraddire la tesi di fondo del potere che salva sé stesso, siamo però per l'assunzione cum grano salis di tutto questo scenario, riportandolo al confronto con le alternative reali.
La percezione della gestione Puglia è che, in ogni caso, ciò che va male può essere forse, con una forte volontà dal basso, emendato e migliorato. Ciò che è guasto e corrotto all'origine, invece, non può che generare guasti e corruzioni. E abbiamo ancora fresca la memoria dei 5 anni "scandalosi" del governo Fitto!
A ciascuno l'ardua sentenza


Come Giano bifronte, Nicola Vendola manovra e Vendola Nicola dice bugie. Mentre con Michele Emiliano si gioca al tiro a segno come sull’orso del Luna park: tre palle un soldo.
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Vendola non è il solo a essersi dimostrato attaccato al potere, è vero. Ma Vendola è peggiore degli altri perché giura e spergiura di non essersi fatto “stravolgere, né mangiare il cuore dal potere”. Lui, il più pagato presidente di giunta regionale d’Italia, con i suoi 25 mila euro al mese. Lui, “l’ambientalista” che vende come una conquista la legge-truffa sui limiti di emissione della diossina a Taranto (come ho dimostrato nel mio libro “La città delle nuvole”), dove si produce il 93 per cento della diossina italiana e dove ogni due settimane un bambino si ammala di leucemia. Lui, che ha firmato sei contratti ventennali per altrettante discariche con la Cogeam, in cui spiccano il gruppo Marcegaglia e la Tradeco, società, quest’ultima, leader nella raccolta e nello smaltimento dei rifiuti al Sud, ma anche grande elettrice di Vendola e dell’ex assessore regionale alla Sanità, Alberto Tedesco (Pd, indagato per gravi reati), e soprattutto società i cui vertici sono inquisiti in blocco per quella connection rifiuti-sanità che è il cuore nero delle inchieste sulla Sanità in Puglia.
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E che anche don Luigi Verzè, il prete fondatore dell’ospedale San Raffaele di Milano, grande amico ed estimatore di Vendola, abbia fatto salti di gioia nonostante i suoi novant’anni?
Don Verzè, un paio di mesi fa, a Milano, dichiarò che i pugliesi avrebbero dovuto votare Vendola, perché, “come Silvio Berlusconi , è una di quelle poche persone che hanno un fondo di santità”.

Se non sarà così, aggiunse il vegliardo, chiamerò Vendola a fare il presidente del nuovo ospedale San Raffaele. Il prete – del quale papa Paolo VI disse che doveva stare un po’ più vicino a Dio e un po’ più lontano dagli affari (che infatti lo hanno portato spesso ad avere a che fare con la giustizia) – non parla tanto per parlare.
Il San Raffaele a cui si riferisce don Verzé è un nuovo ospedale, un affare da 300 milioni di euro, da costruire, guarda un po’, a Taranto, per farne “il San Raffaele del Mediterraneo”.
Come mai, se a Taranto di ospedali ce ne sono già due (grandi e nuovi, ma lasciati andare in malora)? Per farne un centro oncologico – azzarda qualcuno –, così l’acciaieria Ilva e il polo industriale preparerebbero i morti e l’oncologico, alla fine della triste filiera, li accoglierebbe, prima di passarli al camposanto.
Ma no, scemini, no. Il “nuovo San Raffaele”, con i rimborsi per i malati terminali, ci farebbe gli spiccioli per la birra. Il nuovo ospedale invece punterebbe alle protesi (sì, proprio le protesi degli scandali recenti), che sono la vera, nuova frontiera del business sanitario.
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Minervini, come assessore regionale alla Trasparenza, si è distinto, nonostante i circa 20 mila euro al mese di stipendio per garantire, appunto, trasparenza, per aver sempre fatto orecchio da mercante (come Vendola) con le ventiquattro associazioni di Taranto che gli chiedevano di pubblicare online i risultati delle analisi (autofinanziate) sul latte e sul formaggio contaminati dalla diossina.
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Sentenze eterne...

MORTE OPERAI: PROCESSO ILVA A TARANTO

SECONDA UDIENZA IN CORTE DI APPELLO A TARANTO DEL PROCESSO PER LA MORTE DI DUE OPERAI DELL'ILVA, RIMASTI SCHIACCIATI DA UNA GRU UTILIZZATA PER IL CARICO E SCARICO DI MINERALI.
L'INCIDENTE RISALE AL 12 GIUGNO DEL 2003.
ASSOLTO, IN PRIMO GRADO, IL PATRON DEL SIDERURGICO, EMILIO RIVA, FURONO INVECE CONDANNATI IL DIRETTORE DELLO STABILIMENTO, IL RESPONSABILE DELLA MANUTENZIONE E QUELLO DEL PARCO MINERARIO, NONCHE' L'AMMINISTRATORE E DUE TECNICI DELLA DITTA CEMIT, DITTA PROPRIETARIA E UTILIZZATRICE DELLA GRU.
LA PENA MAGGIORE PER IL PRIMO, AD UN ANNO E 4 MESI, UN ANNO A TESTA PER GLI ALTRI.
TUTTI RISPONDONO DI CONCORSO IN OMICIDIO COLPOSO PLURIMO E VIOLAZIONE DELLA NORMATIVA SULLA PREVENZIONE DEGLI INCIDENTI.
PER UNA QUESTIONE TECNICA SOLLEVATA DALLA DIFESA LA CORTE HA RINVIATO LA DISCUSSIONE AL PROSSIMO 9 FEBBRAIO. (Telenorba)

Capodanno tarantino...

Fuochi al cielo

Inciviltà in terra

Vergogna

mercoledì 6 gennaio 2010

Cambiano colore... ma restano palazzinari!

Rifiuti: ecco "chi fa cosa" in Puglia

Promulgata la LEGGE REGIONALE 31 dicembre 2009, n. 36 “Norme per l’esercizio delle competenze in materia di gestione dei rifiuti in attuazione del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152” . Il nuovo testo di legge infatti, emanato in attuazione del decreto legislativo n. 152 del 3 aprile 2006, considera la gestione dei rifiuti attività di pubblico interesse, che come tale coinvolge i pubblici poteri con regole di organizzazione da questi determinate nel rispetto del principio di responsabilità sussidiaria e con l’obbligo della chiusura del ciclo. La Regione Puglia, in linea con le più avanzate politiche ambientali recepite nelle direttive europee, persegue i seguenti obiettivi: a) ridurre la produzione e la commercializzazione di beni privi della caratteristica di ecosostenibilità; b) ridurre drasticamente lo smaltimento dei rifiuti urbani in discarica promuovendo sistemi di raccolta che privilegiano la separazione dei rifiuti a monte; c) realizzare il recupero di materia organica. La nuova legge, dichiarata urgente, entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 1 del 04 gennaio 2010. (Quiregione)

L R 31/12/09 n. 36, Puglia, Gestione dei rifiuti

La città della monnezza!

Relazione di progetto per la realizzazione del Centro Comunale di Raccolta Rifiuti in via Blandamura, quartiere Tre Carrare Solito a Taranto

Si dimostra l'assoluta assenza di senso urbanistico e di una visione sana della città in questa proposta che, oltre ai cosiddetti rifiuti ingombranti ed apparecchiature elettroniche ed elettriche, prevede il conferimento anche di olii esausti, pile, batterie, vernici, acidi, solventi, in un'area adiacente ad una scuola materna, una scuola media, ad un parco giochi ed a soli 10 metri da palazzi per civili abitazioni!
Particolarmente significativa è la quantificazione dell'utenza (50.000), della tipologia di rifiuti, nonchè dei mezzi pesanti che graviteranno costantemente in zona, con le evidenti implicazioni di carattere ambientale in una strada che già presenta problemi di viabilità.
Bisogna contrastare questo progetto scellerato

Centro Raccolta Rifiuti Tre Carrare Solito Taranto

martedì 5 gennaio 2010

Cosa sa l'Europa di noi?

A grande sorpresa... manca l'ILVA!!!

Registro europeo su emissioni degli impianti industriali in Europa

E’ accessibile al pubblico e contiene informazioni sulle emissioni di sostanze inquinanti nell’aria, nell'acqua e nel suolo rilasciate da complessi industriali in tutta Europa. Vi figurano i dati annuali relativi a 91 sostanze e ad oltre 24 000 complessi operanti in 65 attività economiche. Vi si trovano anche altre informazioni, come la quantità e il tipo di rifiuti trasferiti negli impianti preposti al loro trattamento, sia all’interno che al di fuori di ciascun paese.
La Commissione europea e l'Agenzia europea dell'ambiente (Aea) hanno inaugurato, pochi giorni fa, un nuovo registro integrato delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti (E-Prtr). Il registro contiene informazioni sulle emissioni di sostanze inquinanti nell’aria, nell'acqua e nel suolo rilasciate da complessi industriali in tutta Europa. Vi figurano i dati annuali relativi a 91 sostanze e ad oltre 24 000 complessi operanti in 65 attività economiche. Vi si trovano anche altre informazioni, come la quantità e il tipo di rifiuti trasferiti negli impianti preposti al loro trattamento, sia all’interno che al di fuori di ciascun paese.
Per riuscire ad ottenere la partecipazione pubblica, uno degli obiettivi della convenzione di Århus, occorre innanzitutto che i cittadini sappiano cosa succede all'ambiente che li circonda e qual è la posta in gioco. Questo nuovo registro costituisce un importante passo avanti in tal senso, in quanto mette a portata di mano un maggior numero di informazioni sull’ambiente. Chiunque può ora vedere quanto inquinamento è prodotto nell'aria e nell'acqua dagli impianti della propria zona o regione.
Il commissario per l'Ambiente Stavros Dimas, ha dichiarato: "La trasparenza è uno strumento di vitale importanza per migliorare l’ambiente. L'istituzione di questo registro permetterà ai cittadini di accedere direttamente alle informazioni sulle emissioni rilasciate dai complessi industriali in tutta Europa e li aiuterà a partecipare in prima persona alle decisioni che si ripercuotono sull’ambiente. È segno della reale volontà delle autorità pubbliche e del settore di divulgare le informazioni ai cittadini e assumere una maggiore apertura."
La professoressa Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell'Agenzia europea dell'ambiente, ha dichiarato che "per riuscire ad ottenere la partecipazione pubblica, uno degli obiettivi della convenzione di Århus, occorre innanzitutto che i cittadini sappiano cosa succede all'ambiente che li circonda e qual è la posta in gioco. Questo nuovo registro costituisce un importante passo avanti in tal senso, in quanto mette a portata di mano un maggior numero di informazioni sull’ambiente. Chiunque può ora vedere quanto inquinamento è prodotto nell'aria e nell'acqua dagli impianti della propria zona o regione."
Per favorire l'accesso del pubblico alle informazioni sull'ambiente è stato creato il nuovo registro E-PRTRen, alimentato con i dati trasmessi dai singoli impianti industriali ed accessibile alla pagina http://prtr.ec.europa.eu/Home.aspx. Le informazioni del registro, che riguardano le sostanze inquinanti rilasciate nell'aria, nell'acqua e nel suolo dai singoli impianti nel 2007, coprono il 30 % delle emissioni totali di ossidi di azoto (NOx), ovvero la maggior parte delle emissioni provenienti da tutte le fonti tranne i mezzi di trasporto, e il 76 % delle emissioni totali di ossidi di zolfo (SOx) rilasciate nell'aria nei 27 paesi dell'UE e in Norvegia. Il registro informa anche sulla quantità di acque reflue e rifiuti trasferiti, compresi i trasferimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi, e fornisce i primi dati sulle sostanze inquinanti rilasciate nell’acqua da fonti diffuse, come le perdite di azoto e fosforo in agricoltura.
Il sito web ha un potente motore di ricerca che consente ai visitatori di impostarlo in base ad uno o più criteri e di avvalersi di una carta geografica. È possibile, ad esempio, ricercare la quantità di rifiuti pericolosi e non pericolosi trasferiti in un dato paese (ricerca in base ai rifiuti), oppure le emissioni rilasciate da un determinato sito industriale, interrogando il registro in base al nome o alla località (ricerca per impianto).
Il registro E-PRTR rivela, ad esempio, che: spesso pochi impianti contribuiscono in ampia misura al totale delle sostanze inquinanti emesse in Europa: è il caso di cinque grandi impianti di combustione, che insieme sono stati responsabili di oltre il 20 % degli ossidi di zolfo emessi nell'aria nel 2007 e indicati nel registro E-PRTR. Gli ossidi di zolfo concorrono sia all'acidificazione dell'ambiente che alla formazione di particolato nocivo; o che oltre 54 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi sono stati trasferiti da complessi industriali presenti nel registro. La maggior parte dei rifiuti sono raccolti e smaltiti all'interno del paese che li ha prodotti e solo una piccola porzione (circa il 6 %) è trasferita oltre frontiera.
La convenzione della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale (la cosiddetta "convenzione di Århus") riconosce al pubblico il diritto di accedere alle informazioni sull'ambiente.
Nel 2003 le parti della convenzione di Århus hanno adottato il protocollo sui registri delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti (Prtr), entrato in vigore l'8 ottobre 2009. La Comunità europea l'ha sottoscritto ed ha adottato il regolamento (Ce) n. 166/2006 per la sua attuazione. Il regolamento definisce i livelli minimi di attività e di inquinamento oltre i quali i complessi industriali devono fornire informazioni e su questo aspetto è più rigoroso del protocollo Prtr, in quanto prescrive agli Stati membri di trasmettere dati su cinque ulteriori sostanze inquinanti e impone obblighi di comunicazione più stringenti per altre sei.
A partire dal 2010 i dati contenuti nel registro saranno aggiornati ogni anno in aprile. Oltre ai dati dei 27 Stati membri dell’Unione europea, vi figurano quelli dell'Islanda, del Liechtenstein e della Norvegia. Il sito web, che già include le informazioni sulle emissioni da fonti diffuse, sarà progressivamente migliorato nei prossimi mesi. (Agricoltura italiana online)

Nella storia dei lavoratori

"...
[Dall'Italsider di Taranto]

All'Italsider ogni giorno
noi diciamo di non far ritorno
c'è il rimborso per la salute
ma la vita chi ce la ridà

Ama chi ti ama
non amare chi ti vuol male
specialmente il caporale
e i padroni che sfruttano te
..."

Giovanna Marini canta nella serata di sostegno alla lista PerUnaltracittà Ornella De Zordo Sindaco a Settignano (FI) il 15 maggio 2009

Università allo sbando...

lunedì 4 gennaio 2010

Inquinamento: test per 200!



Ecco l'articolo di Gubitosa citato da Colucci

Quando si ribellano perfino le macchine, la situazione e' grave. Un'esclusiva di mamma.am
Gli elettrofiltri Ilva: "basta con l'esibizionismo dei camini"
Nella citta' piu' inquinata d'Europa per le emissioni industriali, tutti se la prendono con i comignoli che sputano diossina: ma gli elettrofiltri non sono d'accordo e rivendicano un ruolo da protagonisti nell'inquinamento di Taranto.

5 novembre 2009 - Carlo Gubitosa

Le "sigarette" dei fumi Ilva respirati in Puglia sono con l'elettrofiltro? A quanto pare si', visto che questi macchinari si sono ribellati per ottenere il giusto credito di fronte agli ambientalisti.
Per una macchina non c'e' niente di peggio che essere ignorata, trattata come una cosa inutile, gettata nel dimenticatoio: e' quello che e' capitato agli elettrofiltri dell'Ilva di Taranto, da sempre all'ombra dei camini molto piu' visibili e vanitosi, ormai diventati il simbolo dell'industria (e del conseguente inquinamento) nella citta' dei due mari.
"Ma davvero pensate che possano fare tutto questo da soli?" ci ha raccontato un elettrofiltro intervistato in esclusiva per www.mamma.am. "Loro sono li' a fare sfoggio delle loro belle strisce biancorosse, nemmeno fossero tifosi del Bari, e noi qui sotto lavoriamo come matti senza che nessuno si accorga di noi. Dispersioni, fughe, fuoriuscite: dobbiamo inventarci di tutto per far uscire schifezze inquinanti dai nostri meccanismi".
A questo punto la faccenda si fa interessante, e domandiamo all'elettrofiltro se puo' darci delle prove ufficiali del suo impegno a sostegno delle emissioni industriali. "Il bello e' proprio questo! - ci spiega l'elettrofiltro - non ci sono misurazioni, ma si sa per certo che ci possono essere delle dispersioni. Solo che noi non interessiamo a nessuno, le misurazioni le fanno sui camini dopo che noi abbiamo gia' disperso sostanze nell'ambiente. Perfino l'Autorizzazone Integrata Ambientale valuta solo le emissioni convogliate (il fumo che esce enorme e maestoso dai camini) ignorando quelle diffuse e fuggitive (le nostre magnifiche e microscopiche scoreggine alla diossina)"
Di fronte a questa situazione, e' comprensibile tutta l'amarezza di questi dispositivi, cosi' importanti per mantenere il primato di Taranto sulle emissioni europee di agenti inquinanti, ma al tempo stesso cosi' ignorati e sottovalutati dagli ambientalisti e dagli stessi cittadini.
E' cosi' che per cercare la gloria negata da sempre, gli elettrofiltri dell'Ilva si sono organizzati e autofotografati per mostrarsi in tutto il loro splendore, circondati da fumi che non si vedono nemmeno ai concerti dei Pooh. Per fare il loro debutto in societa' hanno scelto Mamma! perche' sapevano che solo noi saremmo stati abbastanza pazzi da metterci a parlare con un elettrofiltro.
"Camini, camini, sempre e solo camini. - si sfoga l'elettrofiltro - mai una volta che i gruppettari si ricordino anche di noi. Ci basterebbe poco per essere felici: un comunicato del Wwf, un assalto di Greenpeace, una manifestazione di protesta... ma niente. Come se non esistessimo".
Ma da oggi gli elettrofiltri possono stare tranquilli: se queste foto e i fumi che contengono arriveranno dove devono arrivare, di loro si parlera' tanto, e molto presto.

Class action contro l'Ilva? Niente: morite e basta!

Arriva la class action. Boccia: ma non per l'Ilva di Taranto

L'anno nuovo ha portato grandi novità per i consumatori italiani. Dal primo gennaio, infatti, possono esercitare la class action, ossia l’azione collettiva a tutela dei propri diritti per danni o inadempienze contrattuali da parte delle aziende. Si tratta di una innovazione introdotta dalla Legge Sviluppo per tutelare i consumatori e gli utenti, sostituendo così integralmente l’analoga disciplina, prevista dalla legge finanziaria per il 2008, ma mai entrata in vigore perchè ritenuta carente sia sotto l’aspetto procedurale che sostanziale.
«Anche in Italia diventa finalmente operativo uno strumento di civiltà, essenziale per la tutela dei consumatori, già attivo in altri paesi sviluppati», ha detto Claudio Scajola, Ministro dello Sviluppo Economico, ricordando che «da ora è più semplice, concreto ed effettivo l’esercizio dell’azione collettiva, poichè questa può essere avviata anche da singoli consumatori o utenti, anzichè solo dalle loro associazioni, e viene semplificato il meccanismo di liquidazione del danno». In sostanza la nuova disciplina consente a consumatori o utenti, i quali abbiano patito danni derivanti da prodotti difettosi o pericolosi, oppure da comportamenti commerciali scorretti o contrari alle norme sulla concorrenza, di unire le proprie forze per ottenere il risarcimento in ipotesi in cui il ricorso al giudice sarebbe troppo oneroso per un singolo individuo: ad esempio quando la controparte è molto più forte sul piano economico, e può quindi avvalersi in giudizio di strumenti di difesa più efficaci; ovvero quando i comportamenti illeciti di quest’ultima, pur avendo grande rilevanza nel loro complesso, arrecano al singolo un pregiudizio di lieve entità.
Con le nuove norme, in vigore dal 1° gennaio 2010, tutti coloro che si trovino nella stessa situazione di chi ha promosso la causa, nelle ipotesi suddette, potranno aderire all’azione, facendo valere i propri diritti, anche attraverso il promotore e senza bisogno di ricorrere autonomamente ad un avvocato. Il procedimento, si legge in una nota, sarà snello e consentirà di avere una sentenza immediatamente esecutiva e non una mera sentenza di principio che poi costringe ad instaurare un successivo giudizio. Per assicurare una piena tutela dei consumatori che aderiscono, è previsto il preventivo esame da parte del giudice per verificare l'adeguatezza di chi ha instaurato il giudizio a curare l'interesse della classe, cioè del gruppo di consumatori o utenti che versino nella medesima situazione, e per accertare l’assenza di conflitti di interesse.
Inoltre, è assicurata la piena trasparenza e pubblicità di tutte le fasi del procedimento, compresa la pubblicità sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico. È anche prevista la notifica al pubblico ministero, garantendo così la possibilità di una presenza imparziale nella fase preliminare, preordinata a valutare adeguatezza ed assenza di conflitti d’interesse. È pure contemplata, prosegue la nota, l’eventuale sospensione del giudizio quando sui fatti rilevanti è in corso un’istruttoria davanti a un’autorità indipendente, ovvero un giudizio dinnanzi al giudice amministrativo. Si è predisposta così una procedura economica, snella e veloce, trasparente, garantita ed efficace. Sono interessati dal provvedimento gli illeciti commessi successivamente alla entrata in vigore della Legge Sviluppo, cioè successivamente al 15 agosto 2009.

Attenendosi ai principi generali, in base ai quali di norma le nuove leggi si applicano solo per l’avvenire, nell’attuale quadro economico finanziario si è così inteso mantenere immutato per il passato il quadro di riferimento, evitando di interferire con le eventuali strategie aziendali relative alla gestione dei contenziosi, nella consapevolezza che una tale scelta avrebbe potuto indurre potenziali ricadute anche sulla stabilità delle imprese e sui relativi livelli occupazionali.

BOCCIA, E' INCOMPLETA, SCAJOLA SPIEGHI PERCHE'
«Come sempre, il governo vende slogan e titoli. La class action in Italia è una parente povera delle richieste collettive di risarcimento che caratterizzano le economie dei principali Paesi occidentali. Scajola ci spieghi perchè il governo Berlusconi non ha introdotto la class action sui prodotti finanziari e sulle vicende riguardanti l'inquinamento ambientale dei grandi siti industriali». E' quanto dice il parlamentare del Pd Francesco Boccia.
«Nonostante la propaganda del primo gennaio fatta dal ministro – sottolinea – , gli italiani devono sapere che il governo ha preferito tutelare ancora una volta gli operatori finanziari pregiudicati e i siti industriali inquinanti. In altre parole, ancora oggi un risparmiatore Parmalat (non a caso lo conferma lo stesso sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, smentendo il suo ministro) non potrebbe utilizzare la class action, come non potrebbero utilizzarla i tanti cittadini che vivono a ridosso dei maggiori siti inquinanti d’Italia. Il caso dell’Ilva di Taranto è il più emblematico ed è quello che meglio chiarisce le bugie di Scajola». (GdM)

Ecco come si sdoganano gli inceneritori!

Copenhagen?

"Cittadini in marcia"? Benvenuti!

Una nuova (?) associazione per chiedere più controlli a Taranto

L’associazione tarantina «Cittadini in marcia» ha avviato una campagna di sensibilizzazione rivolta agli organismi politici e sanitari dell’area jonica e della Regione Puglia per un studio di ricerca della diossina nel sangue.
«I quantitativi di diossina immessi nell’ aria di Taranto e provincia e la contaminazione dei terreni e del bestiame, ma anche di taluni alimenti – scrive l’associazione in una lettera inviata stamani agli uffici interessati – inducono a ritenere che la popolazione possa aver assorbito negli anni dosi significative di diossina e che la presenza e i livelli della stessa possano essere individuati nel sangue attraverso un adeguato studio scientifico. Rimaniamo ancora perplessi – continua la nota – come tale ricerca non solo non sia stata ancora attuata ma non venga neanche proposta a livello istituzionale per dare risposte, quantomeno dovute, all’intera cittadinanza. In altre aree del Paese a rischio diossina, come Brescia e Mantova – continua -, sono state avviate da diversi anni indagini nel sangue della popolazione per ricercare la presenza e i livelli della sostanza incriminata, e tali indagini hanno costituito una prima base su cui lavorare per avviare successive azioni sanitarie, qualora ritenute necessarie. Il caso da inquinamento produttivo di Taranto e provincia non solo richiede, per la storia industriale nota, una adeguata attenzione ma l’impegno della ricerca scientifica dovrebbe essere maggiore in ordine all’effetto moltiplicativo degli altri numerosi inquinanti industriali che hanno svolto una sinergica azione insieme alla diossina. Vi invitiamo a non aspettare oltre avviando da subito un confronto costruttivo con tutti i soggetti sociali per condividere insieme gli obiettivi e i contenuti della ricerca».
La richiesta è stata trasmessa al presidente della giunta regionale Nichi Vendola, all’assessore regionale alla Sanità Tommaso Fiore, al presidente dell’amministrazione provinciale di Taranto Gianni Florido, al sindaco di Taranto Ippazio Stefano, al sindaco di Statte Angelo Miccoli, al direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato, al direttore della Asl Domenico Angelo Colasanto.
(La voce di Manduria)

sabato 2 gennaio 2010

Reati ambientali: delinquere paga!

Impunità per chi truffa e inquina con i soldi pubblici... La prescrizione ripulisce il reato ambientale... ma lascia sporco l'ambiente e condanna i cittadini alla malattia!
E soprattutto, come si vede dalle bugie che ancora si dicono, invita a rifarlo!





All'Ilva riparte l’altoforno numero 1

Dal 18 gennaio all’Ilva riparte l’altoforno 1, ma il peso della crisi economica e le sue incertezze non mollano la presa. Dal 7 dicembre sono in cassa integrazione straordinaria diverse migliaia di unità. Il mercato dell’accio non è ripartito come speravano gli analisti del Gruppo Riva e per il 2010 l’incertezza regna ancora come ha ricordato il direttore generale delle relazioni industriali Ilva Pietro De Biasi qualche mese fa. La produzione non dovrebbe superare, almeno al momento, il 50 per cento dopo essere calata lo scorso anno addirittura del 70 per cento.
Con la ripartenza dell’altoforno numero 1 (fermo da un anno) sarà completa anche la ripresa delle attività all’acciaieria 2, mentre l’acciaieria 1 marcerà ancora parzialmente con un convertitore e una colata continua. Sono i chiaroscuri della crisi se si pensa che con la riapertura dell’altoforno 1 rientreranno al lavoro centinaia di dipendenti fermi da mesi. Ma, come dicevamo, le incognite restano perché, per esempio, da qualche giorno c’è una fermata che interesserà per un mese uno dei treni nastri. Ai sindacati spetta affrontare un passaggio delicato e sono previsti nuovi incontri nei prossimi giorni. L’Ilva infatti, per razionalizzare gli organici, starebbe spostando lavoratori dall’acciaieria 1 alla 2. Questo comporterebbe disagi per i dipendenti che, operando da anni su impianti diversi, sarebbero costretti a una rapida «riconversione» in termini di formazione e adattamento. Qualche mugugno sarebbe stato registrato dai sindacati che si troverebbero così a fronteggiare una delicata fase di «addestramento». [f.col.- GdM]